Intervista al metropolita Kirill di Smolensk

Responsabile del Dipartimento per i rapporti con l'estero della Chiesa Ortodossa russa.
Fonte:
Izvestija 26 giugno 2006
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D. Al nostro tempo la coscienza comune della gente lega il terrorismo all’islam. Che ne pensa lei del ruolo di questa religione nello sviluppo della civilizzazione europea contemporanea?

R. Nei paesi europei si fa molto perché i musulmani godano del diritto di libertà, compreso il diritto della libertà religiosa. Sappiamo che esistono europei che si fanno maomettani e questo non viene contestato dalla società europea. Ma da noi, nei confronti del comportamento dei musulmani, ci sono dei problemi che ci fanno pensare. Perché ciò che da noi è permesso viene proibito nei paesi musulmani? Perché una persona che vuol farsi cristiana è in pericolo di venir uccisa, come è successo in Afganistan? Penso che dal dialogo politico dobbiamo passare ad un dialogo concreto con l’islam. Ora non funziona più un dialogo politicamente corretto, quando si riuniscono le conferenze interreligiose semplicemente per dire: “Cerchiamo di vivere amichevolmente”, “La religione non è fonte di terrorismo” ecc. Occorre un dialogo molto serio, aperto e onesto senza del quale non si può concludere nulla. Anche sul tema della missione, della testimonianza e della libertà religiosa. Proprio questo mi sembra essere importante e positivo nella sfera dei rapporti fra cristiani e musulmani. Noi apparteniamo ad un determinato sistema di valori etici. Io pongo la domanda: come possiamo usare questo fattore. Nell’attuale discussione interreligiosa attualmente questo è assente. E’ ancor più assente nella discussione politica la quale accentua i diritti e le libertà, e dimentica totalmente il tema dell’etica. Ma proprio in questo settore possiamo trovare un alto livello di accordo con i musulmani.
Come è possibile entrare in contatto nel mondo della globalizzazione con i vari modelli di civilizzazione? C’è il modello laico, secolarizzato dell’Europa occidentale e dell’America settentrionale, c’è il modello musulmano, ebraico, buddista, induista ecc.. Come tutto questo deve essere elaborato nelle condizioni della globalizzazione? Alcuni credono che sia molto semplice: c’è il modello occidentale e questo dovrebbe diventare universale. Ma difficilmente i musulmani saranno d’accordo nell’assumerlo. Ognuno vuol vivere secondo le proprie leggi e tradizioni. Ma è forse possibile trovare fra tutti questi modelli quello che nel linguaggio della cosmonautica si chiama il nodo congiunto. Penso che anche in questo nodo debba trovare posto un’etica comune. Se noi troviamo un accordo sui comuni valori etici, possiamo accordarci anche sui modelli di civilizzazione. Proprio per questo occorre equilibrare l’idea dei diritti e delle libertà con l’idea della responsabilità morale. Se a base del sistema globale poniamo soltanto i diritti e le libertà, se dimentichiamo la dimensione etica comune a tutto il mondo, non riusciamo a risolvere i problemi dei rapporti con i musulmani e con molte altre religioni.

D. Negli ultimi 10 -15 anni da parte del Patriarcato di Mosca è cambiato il giudizio sull’ecumenismo e sul dialogo fra i cristiani?

R. Il problema del dialogo ecumenico non è soltanto un problema interno che riguarda la Chiesa ortodossa russa. E in particolare non è un problema legato all’unione con la Chiesa ortodossa russa all’estero. In realtà, oggi all’interno della Chiesa ortodossa russa esiste un rapporto critico riguardo all’ecumenismo, ma per quanto io sappia questa è una caratteristica che riguarda molte altre chiese ortodosse. Noi tutti dobbiamo seriamente pensare perché il movimento ecumenico si trovi in una crisi così profonda, perché non esiste nessun risultato pratico di avvicinamento sulle posizioni teologiche, ma al contrario si rafforzano le tendenze di reciproco allontanamento. Vorrei richiamarmi alle recenti dichiarazioni del cardinale Kasper a riguardo del giudizio sulle prospettive dei rapporti fra Chiesa cattolica e quella anglicana. Lui ha descritto molto chiaramente la prospettiva che anche la chiesa ortodossa è disposta a sottoscrivere qualora gli anglicani fossero disposti ad acconsentire l’ordinazione vescovile alle donne. Potrei continuare a fare un elenco delle nuove richieste del movimento ecumenico. Dobbiamo riconoscere chiaramente che questo movimento si torva in crisi. Esiste un problema critico importante: è in grado il Consiglio ecumenico delle chiese di far superare questa crisi? Nello stesso tempo esiste un’enorme quantità di stimoli che sollecitano ad intensificare la collaborazione tra i cristiani. E il principale di questi: la conservazione dei valori cristiani nella vita della moderna civilizzazione. Come pure il dialogo con l’islam e con le altre principali tradizioni religiose. In questo momento in cui, mai come ora, abbiamo bisogno di solidarietà e collaborazione noi stiamo attraversando una crisi di rapporti fra i cristiani. Questa dialettica può essere creativa? Per il momento non so dare una risposta.

D. Eminenza, nel maggio scorso lei è stato ricevuto in Vaticano. Che impressione le ha fatto il nuovo Papa Benedetto XVI?

R: A dirla in breve, positiva. Io penso che il Papa sia una persona di grande valore, spiritualmente integra, profondo teologo, il cui fare corrisponde a quello che pensa. Con questo leader religioso si può lavorare, forse non sarà semplice, ma bene in prospettiva. Noi applaudiamo a questo stile di collaborazione reciproca con la direzione della Chiesa cattolica romana.
Il santo Padre ha altamente apprezzato i risultati della riunione di Vienna fra i teologi ed i rappresentanti della chiesa cattolica e della chiesa ortodossa russa (3 - 5 maggio 2006). Durante questo incontro abbiamo scoperto molto di comune. Il santo Padre (In questo io sono molto d’accordo con lui e lo ringrazio) sottolineò l’importanza di ciò che è successo a Vienna e ha detto: cerchiamo di sviluppare ulteriormente quello che è stato detto. Esiste un dialogo teologico fra cattolici ed ortodossi che ebbe inizio nel 1980 ed ha lo scopo di risolvere i problemi puramente religiosi. E’ molto importante continuare questo dialogo. Ma se volessimo interrogare il russo medio su quello che pensa dell’importanza del dialogo fra cattolici ed ortodossi sul tema del ‘filioque’, si può prevedere una risposta muta. Anzitutto nessuno sa che cosa sia questa ‘filiovka’, nessuno sarebbe in grado di sapere quanto sia importante. Ma se volessimo domandare se sia importante che i cattolici, i protestanti, gli ortodossi, gli ebrei e i musulmani potessero indirizzare una poderosa missiva alla civilizzazione attuale per unire l’idea di libertà con l’idea responsabilità morale, per rinnovare la comprensione della solidarietà, non so se si troverebbe una persona che fosse contraria. Fino dall’inizio del dialogo, inoltrandoci in questa via dobbiamo intraprenderla insieme. Dobbiamo approfondire e sviluppare le nostre relazioni. Quando hanno chiesto al Patriarca Alessio sulla possibilità dell’incontro con il Papa, egli rispose che questa possibilità non l’aveva mai esclusa. Vorrei confermare ancora una volta che il santissimo Patriarca, anche oggi, conserva questo pensiero.