Dallo Stato Pontificio allo Stato della Città del Vaticano - 4: La Legge delle 'guarentigie'

Autore:
Mattioli, Mons. Vitaliano
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Ormai il Papa, dopo il 20 settembre 1870, non aveva più un 'suo' territorio. Gli era stato sottratto 'tutto'. Si trovava 'rinchiuso' nei palazzi del Vaticano, in territorio italiano.
Pio IX espresse questi suoi sentimenti nella enciclica Respicientes ea omnia del 1° novembre 1870. Questo documento conteneva una protesta contro la presa di Roma da parte delle truppe italiane con una dettagliata e documentata esposizione dei fatti. Il Papa si considera un prigioniero di fatto.
Il nuovo Stato si rese subito conto della difficoltà nella quale si era messo e tentò, a modo suo, di tamponare la ferita aperta. Per questo pensò opportuno di regolare in qualche modo la nuova situazione che si era creata dopo il 20 settembre 1870. Così formulò, in modo del tutto unilaterale, una legislazione che regolasse i nuovi rapporti tra lo Stato italiano ed il Sommo Pontefice: la Legge delle guarentigie (13 maggio 1871, n. 214).
"La legge delle guarentigie…, esprime assai bene la sostanza dei rapporti tra Stato e Chiesa, che durarono fino ai Patti lateranensi del 1929, poiché appunto in essa si scorge l'armonizzazione del principio di preminenza dello Stato, tanto da assoggettare la Chiesa al una sua particolare giurisdizione, con l'altro principio della insopprimibile realtà storica dell'istituzione della Chiesa cattolica… Questa legge… sia nella sua ideazione, che nei suoi contenuti e, soprattutto alla prova dei fatti, dimostrò le sue gravi carenze e la mancanza di originalità" (6).
Il testo fu inviato a Pio IX nella speranza che potesse firmarlo, accettando così la nuova relazione con lo Stato italiano.
Le riflessioni sopra esposte, confermate ancora oggi, non permisero a Pio IX di accettare questa legislazione. Spiegò i motivi del rifiuto nella enciclica Ubi nos arcano del 15 maggio 1871. Riporto le espressioni principali: "Con severe proposte abbiamo chiaramente fatto intendere con quanta amarezza i fedeli subiscano la situazione che Ci affligge, e quanto siano lontani dal farsi ingannare da quelle menzogne che si nascondono sotto il nome di 'guarentigie', tuttavia riteniamo sia dovere del Nostro ufficio apostolico dichiarare solennemente a tutto il mondo che non solo le cosiddette 'guarentigie' malamente coniate dal governo subalpino, ma anche titoli, onori, immunità, privilegi e qualunque altra offerta fatta sotto il nome di garanzie o 'guarentigie' non possono avere alcun valore per dichiarare sicuro e libero l'uso del potere a Noi affidato da Dio e per difendere la necessaria libertà della Chiesa".
Dunque Pio IX non firmò in quanto la frase "nel territorio del Regno" non garantiva ai Pontefici quella totale autonomia della quale avevano assolutamente bisogno.
Su questo già aveva espresso precedentemente la sua opinione nella Allocuzione Maxima Quidem del 9 giugno 1862: "Questo principato civile è necessario affinché lo stesso Romano Pontefice a nessun principe o civile potestà soggetto giammai, possa con pienissima libertà esercitare il supremo potere ed autorità, ricevuta divinamente dallo stesso Cristo, di pascere e di governare per l'universa Chiesa l'intero gregge del Signore e di provvedere così al maggior bene della Chiesa e dei fedeli" (7).
Da ciò emerge che l'unica preoccupazione che angustiava il Pontefice era il timore, trovandosi nella situazione di ospite in uno Stato straniero (il nuovo Regno d'Italia), di non poter godere di quella libertà ed autonomia indispensabili per l'esercizio del ministero petrino. Dunque: unico intento era quello spirituale, molto alieno da calcoli e vantaggi politici.
Il Papa ormai si considera prigioniero dello Stato italiano.
"In sostanza…, dal 1870 al 1929 il Pontefice visse in territorio italiano, sottomesso come qualsiasi cittadino italiano alla legge comune" (8).
Tuttavia la legislazione, riconosciuta solo dallo Stato italiano, non limitò l'attività della S. Sede, non segnò un punto di arresto nelle sue iniziative e nell'esercizio delle sue funzioni. Anzi vide accrescere gradualmente la sua influenza e prestigio anche in ambito politico.
Durante l'intervallo della Questione Romana (1870-1929) la Santa Sede, pur mancante di un territorio e di sudditi propri, si è presentata alla comunità internazionale quale soggetto di pieno diritto. Stanno a conferma le visite ufficiali di numerosi Capi di Stato al Sommo Pontefice, che in tal modo gli hanno riconosciuto la sua sovranità.
Oltre a questo è interessante notare gli interventi fatti in questo periodo dai Pontefici su quesiti internazionali. Sembra che tra il 1870 ed il 1914 vennero effettuati non meno di 13 interventi di ordine internazionale. Uno dei più importanti è il messaggio appassionato di Benedetto XV (1 agosto 1917) per porre fine alla "inutile strage" della prima guerra mondiale.