Dallo Stato Pontificio allo Stato della Città del Vaticano - 12: La situazione attuale

Autore:
Mattioli, Mons. Vitaliano
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Oggi nello scenario internazionale, la personalità dello Stato della Città del Vaticano, quale ente sovrano di diritto pubblico internazionale, distinto dalla Santa Sede, il cui capo è il Sommo Pontefice, è riconosciuta dalla quasi totalità degli Stati. In questi decenni è andato sempre aumentando il numero degli Stati accreditati presso lo S.C.V.
Le relazioni tra la Santa Sede e le Nazioni Unite, iniziate nel 1957, si conclusero in via definitiva nel 1960. A partire dal 1957 nello scenario internazionale è esclusivamente la S. Sede ad assumere la duplice rappresentanza dello Stato della Città del Vaticano e della Chiesa Cattolica.
La Segreteria di Stato di Sua Santità con la Nota n. 6752/57 del 16 ottobre 1957 precisava che le relazioni ch'essa mantiene con la Segreteria delle Nazioni Unite s'intendono stabilite tra la Santa Sede e la Segreteria delle Nazioni Unite e che le delegazioni, che alla Segreteria di Stato è possibile accreditare dinanzi alle Nazioni Unite, sono delegazioni della Santa Sede e come tali devono essere d'ora in poi designate. L'allora Segretario Generale Dag Hammerskjöld con un comunicato (leg. 241/01 del 29 ottobre 1959) ha accolto la Nota.
La rappresentanza fondamentale è quella che appartiene alla Santa Sede in quanto organo della Chiesa cattolica universale. Questo era anche prima della formazione dello S.C.V.
Oggi la S. Sede mantiene osservatori permanenti presso l'O.N.U. Questo status non prevede il diritto di voto, ma ciò non impedisce che essa aderisca a molte importanti convenzioni internazionali ed enti intergovernativi dell'O.N.U., come la F.A.O., l'U.N.E.S.C.O. e presso altri Organismi compreso il parlamento Europeo. E' per questo che ha partecipato alla Conferenza sulla sicurezza e cooperazione in Europa (Helsinki, agosto 1975), e ad altre come quella del Cairo (1994) e di Pechino (1995).
Non sono da trascurarsi infine gli inviti a visitare la sede delle Nazioni Unite rivolti dal Segretario dell'O.N.U. a Paolo VI ed a Giovanni Paolo II. Visite effettuate rispettivamente il 4 ottobre 1965 ed il 2 ottobre 1980.
Al termine del pontificato di Giovanni Paolo II (2 aprile 2005) le rappresentanze pontificie erano in tutto 203 così distribuite: 176 nunziature, 12 delegazioni apostoliche, 15 rappresentanze presso le organizzazioni internazionali.
Il Papa cerca di ottemperare anche alla sua missione pacificatrice. Alcuni esempi: la visita di Pio XII al Quirinale (28 dicembre 1939) per scongiurare i Reali a non entrare in guerra. Pio XII inviò anche una lettera autografa a Mussolini per lo stesso motivo (24 aprile 1940). Da ricordare inoltre l'intervento, questa volta con esito positivo, per la contesa per il canale di Beagle nel 1978-1979, quando l'Argentina e il Cile ricorsero all'arbitrato di Giovanni Paolo II e l'impegno messo dalla stesso Pontefice per evitare la guerra in Iraq inviando due lettere personali al Presidente degli Stati Uniti G. W. Bush ed al Presidente dell'Iraq Saddam Hussein.
Non va neanche trascurato il prestigio morale della S. Sede in riferimento ai Messaggi che il Papa invia ai Capi di Stato per la Giornata mondiale della pace voluta per la prima volta da Paolo VI il 1° gennaio 1968 e per aver lanciato l'idea della 'ingerenza umanitaria', come proposta che il diritto internazionale deve vagliare ed elaborare.
Giovanni Paolo II, nel discorso rivolto al Corpo Diplomatico accreditato presso la S. Sede, 16 gennaio 1993, ha chiarito quali devono essere gli obiettivi della politica internazionale: "L'emergere dell'individuo è alla base di quello che viene chiamato il "diritto umanitario". Esistono degli interessi che trascendono gli Stati: sono gli interessi della persona umana, i suoi diritti. Oggi come ieri, l'uomo e le sue necessità sono, ahimè, tuttora minacciati, a dispetto dei testi più o meno vincolanti del diritto internazionale, a tal punto che un nuovo concetto si è imposto in questi ultimi mesi, quello d'ingerenza umanitaria" (26).
Infine le rappresentanze reciproche da parte degli Stati con le proprie ambasciate e da parte della S. Sede con le proprie nunziature.
Paolo VI istituì la Pontificia Commissione Iustitia et Pax in via sperimentale con Motu Proprio Catholicam Christi Ecclesiam del 6 gennaio 1967 ed in forma definitiva con Motu Proprio Iustitiam et Pacem del 10 dicembre 1976. Giovanni Paolo II con la Costituzione Apostolica Pastor Bonus del 28 giugno 1988 la trasformò in Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.
Giovanni Paolo II per facilitare i rapporti della S. Sede con gli Stati, con la stessa Costituzione Apostolica Pastor Bonus divise la Segreteria di Stato in due Sezioni: la Sezione degli Affari Generali e la Sezione dei Rapporti con gli Stati.
Purtroppo oggi ci sono tentativi contro lo status di osservatore permanente della S. Sede all'O.N.U. Specialmente dopo il 1999 è stata sollecitata una campagna di pressione internazionale all'insegna dello slogan See Change (cambia sede). Questa ed altre campagne però non hanno avuto alcun esito. Anzi in occasione dei 40 anni di presenza della S. Sede all'O.N.U., il 1° luglio 2004 i 191 Paesi membri hanno adottato all'unanimità una risoluzione che riconosce alla S. Sede il diritto ad una più attiva partecipazione ai lavori dell'Assemblea, rafforzando così il suo status di osservatore permanente.