Mosè - conclusione

Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Sacra Scrittura: studi"
Sébastien Bourdon, Mosè e il serpente di rame

Raccogliamo brevemente gli spunti già seminati qua e là all’interno del nostro viaggio nell’esperienza di Mosè. Lo facciamo partendo dalla consueta domanda: Quale volto di Dio emerge dalla sua esperienza?

Il Dio vicino
Il Dio di Mosè vede e ascolta i drammi del suo popolo, ma non si limita a guardare, interviene nella storia del popolo e rende favorevoli anche le situazioni avverse. Fu provvidenziale per il popolo l’educazione egiziana di Mosè, ma questa si realizzò attraverso la prova terribile dell’uccisione dei figli maschi. Egli prepara da lontano la salvezza, ma è capace di affrettare i tempi se questo è necessario per l’incolumità del popolo e l’integrità della sua fede.

É un Dio tanto vicino da partecipare alla sofferenza del suo popolo, ma è soprattutto vicino perché entra in relazione con esso. A Mosè Dio rivela il Suo nome, un Nome che esprime la sua presenza di amore e di misericordia nella vita dell’uomo. Una presenza che non si trova in un determinato luogo solo perché impregnato di santità, ma che può essere trovata in ogni luogo e che può fare di ogni luogo il luogo della sua santità. Egli stesso è il Luogo dell’incontro!La tradizione rabbinica sottolinea questa verità chiamando Dio appunto: il Luogo.
É un Dio vicino ad ogni popolo. Se Dio si rivela a Mosè, è perché vuole rivelarsi a tutto il popolo, ma allo stesso modo Israele deve imparare che, se Dio ha fatto di lui una proprietà particolare, è perché attraverso di lui ogni popolo sulla terra scopra di essere proprietà di Dio.

Dio potente
Dio comunica la sua vicinanza per insegnare al popolo a confidare in Lui, perciò si manifesta come un Dio potente. Potente, non in tutto, ma potente nell’amore, nel volgere al bene tutti drammi dell’umanità:
Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi, non guardi al peccato degli uomini in vista del pentimento. Perché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa non l’avresti neppure creata. […]
Una potenza che si manifesta nel piegare al suo volere le forze della natura, mettendole a servizio del bene. Un’azione che egli svolge però soltanto per manifestare al popolo la sua cura paterna.

Il Dio dell’Allenaza, Maestro d’Israele
Il dono della legge rivela un Dio preoccupato di educare il cuore dell’uomo. La Torà infatti, si riassume tutta nell’invito: Shemà! Ascolta!. Se il cuore è incline all’ascolto anche la vita si plasma. Il ritornello dell’ esperienza dell’esodo è espresso nel salmo 94: Non indurite il vostro cuore!
L’alleanza che Dio vuole è un alleanza con il cuore umano, inteso come la sede dei sentimenti più profondi, il centro da cui partono le motivazioni che spingono l’agire. Se l’alleanza stipulata con Abramo fu gratuità qui Dio chiede al popolo una risposta. Non si tratta più di un’elezione, in cui Dio sceglie un popolo in modo gratuito, si tratta invece di una vocazione, di una chiamata ad entrare in alleanza. Per quanto ogni scelta, ogni chiamata di Dio sia all’insegna della gratuità, tuttavia nell’alleanza del Sinai si pone l’accento sulla necessità di educare il popolo a una responsabilità.
Come Mosè fu responsabile del popolo, così Dio volle che Israele si preparasse a sentirsi responsabile di tutti i popoli della terra.
Dio educò il popolo a diventare comunità santa, a prendere coscienza del dono e del valore del tempo, del dono e del valore delle forze della natura. Lo educò a non vivere sulla terra come un predatore, ma a sentirsi responsabile del creato e delle creature, prime fra tutte le creature umane. Nacquero così le leggi alimentari e il Sabato, nacque il senso dei cicli delle stagioni e degli anni, nacque la celebrazione del giubileo come tempo di riposo assoluto e di ritorno agli equilibri naturali e politici.

La portata dell’esperienza di Mosè è incalcolabile, tanto da far dubitare molti studiosi della storicità del personaggio. Mosè è il profeta più citato in tutti libri sacri le scritture ebraiche, quelle cristiane e persino nel Corano. Ma il fondamento più grande della storicità di Mosè lo troviamo proprio sul Tabor, dove apparendo con Elia a Gesù, Figlio del Dio vivente, egli parlò dell’Esodo a cui il Messia andava incontro. Ancora una volta il Padre si è compiaciuto di usarlo come strumento della sua azione nella storia della salvezza, lo ha fatto anche col Figlio, non perché Dio non potesse parlare direttamente con lui degli eventi della passione, ma per significare che il Dio del Sinai e il Dio del Signore Gesù sono lo stesso ed unico Dio che opera meraviglie di grazia in ogni tempo.

Piccola Bibliografia (sono esclusi i testi precedentemente citati)
RIZZI G. Mosè la storia di una vocazione MIMEP-DOCETE Pessano MI 1988
EPSTEIN I. Il Giudaismo Universale Economica Feltrinelli, Milano 1982
NERI U. (a cura) Il Canto del Mare. Midrash sull’Esodo Città Nuova Roma ‘81