La primogenitura carpita

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Hermess, La benedizione di Giacobbe

La primogenitura carpita
Possiamo dire dunque che il destino di Giacobbe è segnato da una lotta che si presenta come lotta contro il peccato. Egli è più piccolo, svantaggiato dal punto di vista umano, eppure soppianta il male per la forza che gli viene da Dio.
Questa lotta comincia nel seno della madre e si perpetua nel tempo tanto che la stessa Rebecca tutelerà il diritto alla primogenitura del minore attraverso un inganno tramato ai danni di Isacco, anziano e cieco. Isacco dunque sancirà, contro la sua volontà, ma certo per volontà di Dio, la vittoria di Giacobbe sul fratello nel momento in cui gli conferirà la benedizione sacra della primogenitura:
Giacobbe si avvicinò a Isacco suo padre, il quale lo tastò e disse:«La voce è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esaù» Così non lo riconobbe, perché le sue braccia erano pelose, come le braccia di suo fratello Esaù, e perciò lo benedisse:
«Ecco l’odore del mio figlio
come l’odore di un campo che il Signore ha benedetto.
Dio ti conceda rugiada del cielo e terre grasse
e abbondanza di frumento e di mosto.
Ti servano i popoli e si prostrino davanti a te le genti.
Sii il signore dei tuoi fratelli
e si prostrino davanti a te i figli di tua madre.
Chi ti maledice sia maledetto e chi ti benedice sia benedetto!»
(Gn 27,22-23; 27b - 29).

La lotta che segna la vita di Giacobbe e di Esaù è anche riflesso ed espressione di una lotta tra popoli: uno pacifico e dedito alla pastorizia, l’altro bellicoso e cacciatore; è espressione cioè dell’inimicizia tra Israele e Edom. Si guarda pertanto alla vita dei padri, a partire dalla vita dei figli, dei discendenti.
A Esaù Isacco non potrà rivolgere che una benedizione secondaria, la quale esprime in modo sintetico il destino del popolo degli edomiti:
«Ecco lungi dalle terre grasse sarà la tua sede
e lungi dalla rugiada del cielo dall’alto.
Vivrai della tua spada e servirai il tuo fratello;
ma poi ti riscuoterai, spezzerai il suo giogo dal tuo collo»
(Gn 27, 38b - 40).
La menzione delle terre grasse e della rugiada rendono le due benedizioni parallele e nel contempo contrapposte. Esse si differenziano totalmente dal tipo di benedizioni incontrate fin qui, mentre, soprattutto quella di Giacobbe, si collegano a benedizioni più tardive che si ritrovano nel libro dei Numeri, in particolare al cap. 24. Il profeta Baalam, chiamato per maledire Israele, guidato da Dio pronuncia oracoli di benedizione contro la sua stessa volontà:
«Oracolo di Balaam, figlio di Beor,
oracolo dell’uomo dall’occhio penetrante;
oracolo di chi ode le parole di Dio
e conosce la scienza dell’Altissimo
di chi vede la visione dell’Onnipotente,
e cade ed è tolto il velo dai suoi occhi.
Come sono belle le tue tende Giacobbe, le tue dimore Israele!
Sono come torrenti che si diramano,
come giardini lungo il fiume,
come àloe, che il Signore ha piantati.
Fluirà acqua dalle sue secchie
e il suo seme come acqua copiosa»
(Nm 24, 3-7).

Notiamo inoltre come sia importante in questa fase della storia della salvezza la realtà della primogenitura. Il padre, in questo caso Isacco, aveva una sola benedizione da concedere, la quale era concepita come emanazione stessa dello spirito del padre, per questo motivo egli poteva darla una volta sola e nel pieno delle forze. Isacco quindi richiede del cibo sostanzioso prima di benedire il primogenito e una volta effusa la benedizione su Giacobbe resta privo di qualunque altra possibilità per Esaù.
Giacobbe non si comporterà così con i suoi figli. Tutti i figli di Giacobbe infatti riceveranno una benedizione concepita però come la quintessenza del destino di ciascun figlio, anzi di ciascuna tribù.

Nel ciclo di Giacobbe l’obiettivo dell’agiografo si sposta continuamente tra il singolo e la moltitudine, ciò che è detto dell’individuo è in realtà riferibile al popolo intero. Se Giacobbe è il primogenito i figli nati da lui sono tutti fratelli e al primogenito Ruben non viene assegnato alcun ruolo particolare all’interno della storia della salvezza.