Elia: il Dio nascosto 2

L'incontro con la vedova di Zarepta
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Bernardo Strozzi Il profeta Elia e la vedova di Zarepta

Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non pioveva sulla regione. Il Signore parlò a lui e disse: «Alzati, va’ in Zarepta di Sidone e ivi stabilisciti. Ecco io ho dato ordine a una vedova di là per il tuo cibo»
Il torrente indica che la siccità, e quindi il silenzio di Dio, è giunto all’estremo. A questo punto Elia viene mandato a Zarepta di Sidone. Zarepta, che oggi prende il nome di Sarafand, si trova a metà strada tra Tiro e Sidone (nell’odierno Libano) era una cittadina portuale della antica Fenicia. Proprio a una vedova di qui Elia viene inviato. Gesù stesso sottolineerà questa scelta, certo non casuale, di Dio: C’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia per tutto il paese, ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova di Zarepta di Sidone (Lc 4, 25 - 26).
Perché Sidone? Sidone era una città della Fenicia e la Fenicia era patria di Gezabele. Gezabele infatti, moglie di Acab, era figlia del re di Tiro. Più di Acab ella sarà ritenuta responsabile della perversione del popolo, il suo nome diverrà sinonimo di “donna perversa ed empia che trascina al male”. Anche l’Apocalisse riprenderà la sua immagine per descrivere Babilonia, la grande meretrice. Fu Gezabele la vera nemica di Elia. Proprio nella sua terra Dio manda il suo profeta a trovare cibo.
Conosciamo l’episodio (un brano molto bello e ricco di simboli che andrebbe letto per intero): Elia incontra in Zarepta una vedova che raccoglie legna, le chiede in un primo tempo solo da bere, poi, mentre quella si allontana le ingiunge di portargli anche del pane. Quella rispose: «Per la vita del Signore tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legno per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo.» Elia le disse: «Non temere; su fa’ come hai detto, ma prepara prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché dice il Signore: la farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non si scuoterà finché il Signore non farà piovere sulla terra.» (1 Re 17, 12-14) La donna agirà obbedendo alla parola del profeta e tutto si realizzerà.

Vibra in questo brano la compassione di Dio per i piccoli del suo popolo. Egli nasconde il suo volto nel tentativo di farsi cercare da Israele, tuttavia nella prova, non cessa la sua provvidenza di Padre. Conferisce ad essa anzitutto un termine, una scadenza: tre anni e sei mesi dice Gesù, cioè un tempo sufficiente (tre anni), ma limitato e incompiuto (e mezzo). Si pensi alle scadenze presenti nel libro di Daniele o nell’Apocalisse: un tempo, due tempi e la metà di un tempo, cioè tre tempi e mezzo, tre anni e mezzo. La prova ha una durata, non supera le capacità di sopportazione dell’uomo. Inoltre egli fa risuonare ancora la sua parola là dove l’uomo è veramente affidato alle sue cure di Padre. Elia viene inviato a una vedova e a un orfano, due categorie di persone tutelate dalla legge (Es 22, 21-22; Dt 10, 18; 24,17; 27,19), prototipo dei poveri e degli umili: il Signore è fedele per sempre, rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati […] il Signore protegge lo straniero, sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie degli empi (Sal 146, 9) e ancora: Padre degli orfani e difensore delle vedove è Dio nella sua santa dimora. (Sal 68,6)
Solo chi confida nell’aiuto divino è meglio disposto all’obbedienza della sua parola.
L’ascolto della parola produce il miracolo di una giara e di un orcio che dispensano farina ed olio senza svuotarsi. Farina e olio sono gli elementi dell’oblazione offerta al Signore (Lv 2, 2), sono soprattutto gli alimenti, frutto di una terra fecondata dall’acqua, che Dio, nella seconda sezione dello shemà, promette a Israele se osserverà i suoi comandi:
Ora se obbedirete diligentemente ai comandi che oggi vi do, amando il Signore vostro Dio e servendolo con tutto il cuore e con tutta l’anima, io darò al vostro paese la pioggia al suo tempo, la pioggia d’autunno e la pioggia di primavera, perché tu possa raccogliere il tuo frumento, il tuo vino e il tuo olio… (Dt 11, 14)
La presenza di Dio in mezzo ai suoi poveri è una presenza discreta, il miracolo non è eclatante, il cibo non è sovrabbondante: Dio dona il necessario quotidiano, come fu per gli Israeliti la manna nel deserto.

Eppure anche in questa casa aperta alla grazia di Dio e all’ascolto della sua parola irrompe la sventura. Il figlio della vedova si ammala, la sua malattia è tanto grave che, dice il testo biblico, rimase senza respiro. La donna sgomenta vede in Elia la causa della morte di suo figlio: «Che c’è fra me e te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare il ricordo della mia iniquità e per uccidermi il figlio?» (1 Re 17,18) Emerge anche in questa donna umile e virtuosa l’idea di un Dio che castiga, che purifica l’uomo dal suo peccato attraverso la punizione e la sofferenza. Il midrash mette acutamente in luce questo atteggiamento: «Prima che tu venissi - disse la vedova [a Elia] - Dio mi amava perché ero virtuosa; beh, in confronto agli altri lo ero veramente. Ma in confronto a te? Perciò è a causa tua che Dio non mi ama più. Perché sei venuto qui perché?» Elia girerà la domanda a Dio stesso: «Signore mio Dio, forse farai del male a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?» (v. 20) E preso il bambino si distende tre volte su di lui invocando il Signore. Martin Buber in una sua opera teatrale sul profeta Elia mette in bocca al profeta queste parole: Pregare non posso più. Ho dato tutto, ho esaurito tutto. Non ho più altro che la mia vita. Soffiando poi il proprio fiato nelle nari del fanciullo lo restituisce alla vita e alla madre.
La donna disse a Elia: «Ora so che tu sei uomo di Dio e che la vera parola del Signore è sulla tua bocca» (v. 24)
Questa donna attraverso quella sofferenza supera la sua paura, la sua idea di Dio, per scoprirne in Elia il vero volto.
La farina e l’olio che non si esauriscono, la vita che rifiorisce nelle membra del l’orfano sono il segno della presenza di Dio, della sua Parola, del suo Spirito.
In epoca davidica, fino a Salomone, al costituirsi della monarchia in Israele, era il re colui che possedeva lo spirito del Signore, il consacrato del Signore. Qui invece lo Spirito del Signore, presente nel profeta Elia, si allontana da Acab, sovrano infedele e da Gezabele regina idolatra, per trovare riposo presso un orfano e una vedova, personaggi umili, anonimi del popolo. Come in Davide però anche qui Dio predilige i semplici e umili di cuore.