Amore e dolore in Davide

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Guercino, Saul attacca Davide

Tutto il segreto della vita di Davide è scritto nel suo nome. La radice ebraica dwd indica l’amore appassionato. Nel Cantico dei Cantici sono detti dodîm (cfr. Ct 1,2; 4,10; 5,1; 7,13) tutte quelle effusioni d’amore e quelle tenerezze reciproche che avvolgono gli sposi e che testimoniano la verità e insieme la sacralità del loro amore.
Davide si presenta sulla scena come l’amato: amato da Dio in modo gratuito e misterioso, amato da Gionata il figlio del re e da Mikal altra figlia di Saul (1 Sam 18, 20). Ma amato anche dal popolo: tutto Israele e Giuda amavano Davide (1Sam 18, 16) Tuttavia man mano che cresceva l’amore verso Davide, cresceva parimenti la gelosia di Saul fino a diventare una minaccia per la sua vita. Come nel Cantico dei cantici anche per Davide l’amore è accompagnato dalla minaccia della sofferenza e da un percorso pieno di ostacoli.
Il successo di Davide infatti camminerà parallelamente alle trame e alle persecuzioni, ma Dio userà ogni cosa, e in particolar modo i nemici, per realizzare il suo progetto di elezione su di lui.
Le umili origini di Davide rendevano impossibile la sua ascesa al trono, ma ecco che Dio, servendosi di una macchinazione di Saul fece diventare Davide genero del re. Avendo conosciuto l’amore di Mikal per il figlio di Jesse, Saul volle tendergli un tranello, gli offrì la mano della figlia chiedendogli come dote l’uccisione di 100 Filistei. Sperava infatti che Davide rimanesse ucciso nell’ impresa. Il figlio di Jesse invece la spuntò e divenne genero del re. Saul allora si accorse che il Signore era con Davide e che Mikal sua figlia lo amava. Saul ebbe ancor più paura nei riguardi di Davide e gli fu nemico per tutti i giorni della sua vita (cfr. 1 Sam 18, 28-29). Il re allora decise di ucciderlo, ma Davide, avvertito da Gionata fuggì, mettendosi in salvo e iniziando una vita errante che gli permise di essere ancora più conosciuto e amato da tutto il popolo.
Ciò nonostante Davide fu sempre fedele a Saul e non cercò mai di sostituirsi a lui. Quando, ad esempio, fuggendo giunse presso i Filistei, incontrò il favore dei ministri di Achis, re di Gat, i quali presero ad acclamarlo quale re del paese. Davide allora si finse pazzo pur di sottrarsi a quelle acclamazioni. (cfr. 1 Sam 21, 11-16)
Ma il momento più difficile della vita di Davide fu quando il Signore stesso gli offrì l’occasione di vendicarsi di Saul. Tale momento viene cantato in ben due salmi: il salmo 57 e il salmo 142. Davide viveva con i suoi rifugiato in caverne nel deserto di Engaddi, un giorno Saul mentre lo cercava per ucciderlo entrò senza saperlo in una di queste caverne per un bisogno naturale. Gli uomini di Davide allora dissero: Ecco il giorno in cui il Signore ti dice: «Vedi, metto nelle tue mani il tuo nemico, trattalo come vuoi» Davide si alzò e tagliò un lembo del mantello di Saul senza farsene accorgere. Ma ecco, dopo aver fatto questo, Davide si sentì battere il cuore per aver tagliato un lembo del mantello di Saul. Poi disse agli uomini: «Mi guardi il Signore dallo stendere la mano su di lui, perché è il consacrato [=Unto] del Signore» (1 Sam 24, 5-7).
Emerge qui tutta la fede e l’onestà di Davide, l’espressione del v. 6 sembra descrivere la palpitazione cardiaca che accompagna una forte emozione, e che in questo caso non si può immediatamente identificare con la paura, ma la ingloba. Davide si trova davanti al suo persecutore, ha alle spalle mesi di fuga, una vita da braccato, ed ora sorprende Saul in un frangente di debolezza dalla portata simbolica, ma si rifiuta di infierire, riaffermando l’identità di Saul come Unto del Signore. Egli osa solo tagliare un lembo del mantello regale ed è questo che lo turba tanto profondamente (Bruna Costacurta, La vita minacciata, Ed Pontificio Istituto Biblico Roma 1988).
Davide riconosce nell’unzione di Saul una disposizione divina. Si rifiuta di guardare a lui come a un nemico, ma cerca di cogliere nell’ostilità del consacrato del Signore una misteriosa volontà di Dio. Una volontà che Davide rispetterà fino all’ultimo, agendo persino senza pietà contro coloro che gli portarono la notizia della morte del re e di suo figlio Gionata. Egli piangerà sinceramente la morte di Saul e amaramente quella dell’amico Gionata (naturale erede al trono) componendo un’elegia che è tra i canti più belli di tutta la letteratura del primo testamento:
Il tuo vanto, Israele, sulle tue alture giace trafitto!
Perché sono caduti gli eroi?
[…]
Saul e Gionata amabili e gentili, né in vita né in morte furono divisi;
erano più veloci delle aquile, più forti dei leoni.
[…]
Perché sono caduti gli eroi? […]
Gionata per la tua morte sento dolore,
l’angoscia mi stringe per te, fratello mio Gionata!
Tu mi eri molto caro;
la tua amicizia era per me preziosa più che amore di donna.
Perché sono caduti gli eroi, son periti quei fulmini di guerra?
(2 Sam 1,18)