Il calendario del 9 Aprile

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Eventi

▪ 193 - Settimio Severo viene proclamato imperatore romano

▪ 475 - L'imperatore romano d'oriente Basilisco promulga una lettera circolare a tutti i vescovi dell'impero, l'Enkyklikon, in cui richiede di aderire alle posizioni monofisiste

▪ 1241 - Battaglia di Liegnitz: le forze mongole sconfiggono le armate polacche e tedesche

▪ 1454 - Pace di Lodi. La guerra di successione per il Ducato di Milano si conclude con un accordo di pace stipulato tra Francesco Sforza, Firenze, Genova e Mantova da un lato, e Venezia, re di Napoli, duca di Savoia e marchese del Monferrato dall'altro

▪ 1682 - L'esploratore Robert de LaSalle scopre la sorgente del fiume Mississippi

▪ 1809

  1. - In Tirolo Andreas Hofer guida la rivolta contro l'occupazione napoleonica
  2. - Napoleone Bonaparte, con un decreto emesso dal Palazzo delle Tuileries, concede ai Fiorentini di poter parlare la lingua italiana

▪ 1815 - Guerra austro-napoletana: Gioacchino Murat è sconfitto nella battaglia di Occhiobello e il suo tentativo di attraversare il Po fallisce.

▪ 1848 - Il Ducato di Parma adotta la bandiera italiana

▪ 1864 - A Trieste l'arciduca Massimiliano d'Austria firma la rinuncia al trono d'Austria e d'Ungheria per sé e per i suoi eredi.

▪ 1865 - Ad Appomattox, il generale Lee, comandante in capo dell'esercito della Confederazione del Sud, firma l'atto di resa al generale Grant: è la fine della guerra di secessione americana

▪ 1867 - Gli Stati Uniti ratificano un trattato con la Russia per l'annessione dell'Alaska

▪ 1868 - Bologna: Giosuè Carducci, titolare della cattedra di letteratura italiana all'università, viene sospeso per 75 giorni, per aver sottoscritto una lettera diretta a Mazzini e Garibaldi

▪ 1916 - Prima guerra mondiale: terza offensiva tedesca nella Battaglia di Verdun

▪ 1917 - Prima guerra mondiale: inizia Battaglia di Arras

▪ 1940 - Seconda guerra mondiale: la Germania invade la Danimarca e la Norvegia nell'ambito dell'Operazione Weserübung. La Gran Bretagna invia un corpo di spedizione a sostegno dell'esercito norvegese. Il colonnello norvegese Eriksen, comandante la fortezza di Oscarborg nell'Oslofjord, fa aprire il fuoco su navi tedesche introdottesi nel fiordo, e affonda l'incrociatore pesante Blücher

▪ 1942 - Seconda guerra mondiale: Battaglia di Bataan - le forze statunitensi circondano la Penisola di Bataan

▪ 1944 - Papa Pio XII pubblica la sesta enciclica, che prende il nome di Orientalis Ecclesiae

▪ 1945 - Seconda guerra mondiale: a Flossenbürg, l'ex capo dell'Abweher Wilhelm Canaris, viene impiccato ad un gancio da macellaio, in seguito all'attentato ad Hitler del 20 luglio 1944. Era stato denunciato da Walter Schellenberg, capo delle rivali SS

▪ 1948 - Massacro di Deir Yassin: su ordine del futuro primo ministro israeliano Menahem Begin, l'organizzazione paramilitare Irgun, attacca il villaggio arabo di Deir Yassin uccidendo 250 persone.

▪ 1959 - USA/Programma Mercury: la NASA annuncia la selezione dei primi sette astronauti (per i media, i Mercury Seven)

▪ 1967 - USA: Battesimo dell'aria per il Boeing 737, il più diffuso aereo di linea del mondo; entrerà in servizio per la Lufthansa nel febbraio del 1968

▪ 1968 - Valdagno: gli operai degli stabilimenti Marzotto in sciopero resistono alle cariche della polizia e danno vita a una battaglia in tutto il paese che si conclude con 42 arresti. La statua del fondatore della fabbrica, il conte Gaetano Marzotto, viene abbattuta

▪ 1970- Italia: Genova, la nave London Valour, battente bandiera inglese, carica di greggio, naufraga a causa di una violenta mareggiata a poche decine di metri dal porto: venti marinai morti, per lo più indiani e filippini

▪ 1975 - Los Angeles: Federico Fellini vince il suo quarto Oscar con il film Amarcord

▪ 1977
  1. - La Repubblica di Gibuti entra a far parte della Lega Araba
  2. - Italia: a Firenze viene fondato il Partito Marxista Leninista Italiano
  3. - Spagna: il governo di Madrid legittima la ricostituzione del Partito Comunista di Spagna

▪ 1979 - Italia: La RAI manda in onda i primi episodi dei cartoni animati giapponesi Capitan Harlock e Atlas Ufo Robot. Entrambe le serie erano state censurate

▪ 1980 - L'esercito israeliano invade il Libano

▪ 1986 - Francia: il governo fissa regole contro la privatizzazione della casa automobilistica Renault

▪ 1989 - Italia: Eugenio Scalfari e Carlo Caracciolo vendono il pacchetto azionario dell'Editoriale L'Espresso alla Mondadori di Carlo De Benedetti. Comincia uno scontro con l'azionista Silvio Berlusconi per il controllo della casa editrice. La partita si concluderà due anni dopo, il 30 aprile 1991

▪ 1991 - La Georgia dichiara la sua indipendenza dall'Unione Sovietica

▪ 1992 - Manuel Noriega, capo militare de facto di Panama, viene arrestato e trasferito negli USA per essere processato a Miami (Florida) tre mesi dopo

▪ 1999
  1. - Gibuti: Ismail Omar Guelleh viene eletto presidente
  2. - Nigeria: assassinato il presidente Ibrahim Baré Maïnassara

▪ 2000 - Viene beatificata Mariam Thresia Chiramel Mankidyan

▪ 2002 - Regno Unito: funerali nell'Abbazia di Westminster della Regina madre Elizabeth Bowes-Lyon

▪ 2003
  1. - Baghdad/Iraq: Seconda guerra del golfo, la città è sotto controllo delle forze angloamericane: di fatto Saddam Hussein è deposto con la fine del regime del Partito Ba'ath. Viene abbattuta la statua del dittatore da un carro armato
  2. - Cuba: Fidel Castro ordina la condanna a morte tre dirottatori che il 2 aprile avevano tentato di sequestrare un traghetto. La sentenza verrà eseguita l'11 aprile

▪ 2004 - Iraq: ad un anno dalla liberazione della città, si scatena la rivolta dei ribelli, coalizzando le due fazioni: sciiti e sunniti

▪ 2005 - Il principe del Galles Carlo sposa Camilla Parker Bowles

▪ 2006 - Italia: elezioni politiche con sistema proporzionale: si afferma la coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi

Anniversari

▪ 1374 - Il Beato Antonio Pavoni (Savigliano, 1325 – Bricherasio, 9 aprile 1374) è stato un sacerdote italiano. Nel 1856 è stato proclamato beato da papa Pio IX.
Nacque da una nobile famiglia. A 15 anni, invece di prepararsi per una professione redditizia, decise di farsi frate domenicano nel convento di Savigliano, presso Cuneo.
In convento continuò a studiare e dieci anni più tardi fu ordinato sacerdote.
A 39 anni divenne "Inquisitore Generale per la Lombardia, la Liguria e il Piemonte", succedendo a Pietro Cambiani; in un territorio come il Piemonte questa carica era molto importante: nelle valli alpine vivevano numerose comunità eretiche, e i loro rapporti con la Chiesa cattolica erano assai tesi. Pavoni s'illuse di poter risolvere queste lotte con la sola parola e il solo zelo apostolico: ottenne non pochi successi, ma inevitabilmente si attirò contro i nemici della religione cattolica che più volte lo minacciarono[senza fonte] di morte.
Venne ucciso a Bricherasio da alcuni eretici nella piazza del paese, appena uscì dalla chiesa nella quale aveva celebrato la messa.
Sulla sua sepoltura a Savigliano i suoi devoti credono che si siano verificati diversi miracoli. Il suo corpo è conservato nella chiesa domenicana di Racconigi e nel 1856 venne beatificato da papa Pio IX.
La memoria liturgica del beato è collocata al 9 aprile.

▪ 1492 - Lorenzo di Piero de' Medici, detto Lorenzo il Magnifico (Firenze, 1º gennaio 1449 – Firenze, 9 aprile 1492), fu signore di Firenze nella seconda metà del Quattrocento, grande letterato e mecenateappartenente alla dinastia dei Medici.
Lorenzo era nipote di Cosimo de' Medici, detto il Vecchio, fondatore della signoria medicea e figlio di Piero di Cosimo de' Medici e di Lucrezia Tornabuoni. Ricevette una profonda educazione umanistica ed una accurata preparazione politica che gli permise, giovanissimo nel 1466, di far parte della balia e del Consiglio dei Cento, predisponendosi così alla successione del padre che era di salute cagionevole. Prima di assumere la signoria di Firenze ebbe modo di mostrare la sua abilità diplomatica in occasione delle missioni che gli furono affidate appena sedicenne a Napoli, Roma e Venezia. Riuscì, inoltre, con l'offerta di onori ed oro, a portare dalla parte dei Medici Luca Pitti, il più grande alleato dei loro avversari politici. Nel 1468, grazie al diretto interessamento di sua madreLucrezia Tornabuoni, si fidanzò con Clarice Orsini, che sposò l'anno successivo e che gli diede i figli Piero, Giovanni (il futuro Leone X), Giuliano e quattro figlie (Lucrezia,Maddalena, Luisa e Contessina). Per la prima volta un Medici sposava una donna di famiglia nobile, stabilendo un'alleanza tra Medici e Orsini che sarà la chiave per l'arrivo della prima porpora cardinalizia in famiglia, quella proprio di suo figlio Giovanni.
Alla morte del padre, avvenuta lo stesso anno del matrimonio, Lorenzo, appena ventenne, insieme al fratello Giuliano, assunse il potere su Firenze. Giuliano, riconoscendone le qualità superiori, lasciò immediatamente i compiti di governo al fratello ventenne. Lorenzo non accettò ufficialmente il potere, volendo essere considerato un semplice cittadino di Firenze pur praticamente accentrando nelle proprie mani il potere della città e dello stato. Nel periodo dal1469 al 1472 riformò completamente le istituzioni statali, sopì tutte le rivalità tra famiglie e risolse tutti i problemi familiari in modo da diventare supremo arbitro in ogni questione. Con piccole modifiche alla costituzione comunale, si assicurò il potere senza perdere il favore popolare: vennero conservate le magistrature comunali le quali, private tuttavia di autonomia, furono semplici strumenti nelle sue mani.
Lorenzo compendiava in sé potere politico ed economico, amore per l'arte e per la cultura rappresentando l'incarnazione ideale del principe rinascimentale e divenendo il vero e proprio arbitro della città: era pronto a regnare come signore assoluto. Assicurò, inoltre, un periodo di equilibrio fra le varie potenze italiane, tanto da meritarsi l'appellativo di "ago della bilancia italiana".
Dopo aver domato le ribellioni di Prato e di Volterra, dopo dieci anni di governo, i fratelli Medici dovettero fronteggiare la recrudescenza degli attacchi delle famiglie rivali, prima fra tutte quella dei Pazzi, che organizzò la celebre "Congiura dei Pazzi" con lo scopo di uccidere i fratelli. Il 26 aprile 1478, mentre ascoltavano la messa in Santa Maria del Fiore, i due fratelli furono aggrediti. Giuliano fu colpito a morte dal sicario Bernardo Bandini, mentre Lorenzo, ferito in modo lieve, si salvò riparandosi in sagrestia aiutato da alcuni amici tra cui il Poliziano.
I congiurati furono esposti a crudeli vendette e rappresaglie, ma Lorenzo non poté raggiungere i veri organizzatori: il Papa Sisto IV e suo nipote Girolamo Riario, allora signore di Imola e, di lì a poco, anche di Forlì. Girolamo, fallito questo primo tentativo, organizzò altri due complotti per toglierlo dalla scena politica: uno diretto, per assassinarlo; ed uno indiretto, volto a presentarlo come mandante di un tentativo di avvelenamento nei confronti dello stesso Riario. Entrambi fallirono. Va notato che, negli anni successivi, i rapporti tra i due appaiono, dalla corrispondenza, sempre formalmente buoni: Lorenzo chiede a Girolamo vari interventi in favore della sua famiglia presso il Papa Sisto IV, e il Riario risponde accontentandolo con benevolenza.
Fallita dunque la congiura dei Pazzi, il Papa, sdegnato dal trattamento riservato ai congiurati, scomunicò Lorenzo, si alleò con Ferdinando I di Napoli e con la Repubblica di Siena contro la stessa Firenze, alleata di Milano e di Venezia. L'alleanza fiorentina fu sconfitta dal Re di Napoli nella cosiddetta Guerra de' Pazzi (che seguì l'omonima congiura). Nel 1479, immediatamente dopo la fine dell'Assedio di Colle Val d'Elsa (che di fatto concluse le operazioni belliche), Lorenzo si recò coraggiosamente a Napoli di propria persona per trattare con Ferdinando I, riuscendo nell'impresa di convincerlo delle sue ragioni e ottenendo il ritiro delle sue truppe dalla Toscana, staccandolo dalla lega con il Papa.
Al ritorno in città, Lorenzo fu salutato dai fiorentini come salvatore della patria. Nel 1480 Sisto IV, rimasto isolato, offrì la pace a Firenze, mentre Girolamo Riario, sfumata l'ipotesi di impadronirsi del potere a Firenze, ottenne la signoria di Forlì.
Forte di questi successi Lorenzo, approfittando del momento favorevole, strinse il potere nelle sue mani istituendo il Consiglio dei settanta, organo di governo formato da fedelissimi della famiglia che diminuì l'autorità dei Priori e del Gonfaloniere di giustizia. Con il nuovo pontefice, Innocenzo VIII, i Medici si legarono ancora di più al papato, visto che Il Magnifico era convinto che l'alleanza tra Firenze, Napoli e lo Stato della Chiesa avrebbe tenuto gli stranieri lontani dal suolo italiano.
Lorenzo il Magnifico, indicato come il moderatore della politica italiana, seppe creare quell'equilibrio che fu apportatore di una pace fra gli Stati Italiani durata fino alla sua morte, avvenuta il 9 aprile 1492. Appresa la sua morte, Caterina Sforza, Signora di Forlì ed Imola, vedova del Riario, commentò: "Natura non produrrà mai più un simile uomo".
Nel 1494, al ricomparire delle discordie tra stati, Carlo VIII invase la penisola.

▪ 1552 - Leandro Alberti (Bologna, 12 dicembre 1479 – Bologna, 9 aprile 1552) è stato uno storico, filosofo e teologo italiano.
Nato da Francesco Alberti, di origine fiorentina, studiò umanità con il noto medico e umanista Giovanni Garzoni. Entrato nell'Ordine domenicano nel 1493, studiò teologia e filosofia con Silvestro Mazzolini da Prierio continuando tuttavia a coltivare con il Garzoni i propri interessi umanistici e storici.
Il primo risultato dei suoi studi fu il contributo che egli diede, in soli 18 giorni, alla stesura dei De viris illustribus Ordinis Praedicatorum libri sex in unum congesti, opera collettiva - con il Garzoni, il Castiglioni, il Flaminio e altri - di biografie di domenicani, stampata a Bologna nel 1517. Nel 1521 tradusse dal latino in volgare la Vita della Beata Colomba da Rieto di Sebastiano Bontempi
Tenuto al dovere della predicazione, fu «provinciale di Terra Santa» - cioè compagno nelle predicazioni itineranti - del maestro generale dell'Ordine, Tommaso De Vio e del successivo maestro Francesco Silvestri: con quest'ultimo percorse tutta l'Italia - nell'ottobre del 1525 era a Palermo - e la Francia dove, a Rennes, il 19 settembre 1528 morì il Silvestri. È poi attestato, a Roma, prendere parte al capitolo generale nel giugno del 1530.
Negli immediati anni successivi rimase nel convento di Bologna, dove commissionò a fra' Damiano Zambelli le decorazioni da eseguirsi nella cappella dell'Arca di san Domenico e i bassorilievi eseguiti da Alfonso Lombardi, questi ultimi pagati dalla città dopo la richiesta in tal senso avanzata dall'Alberti. In quest'occasione scrisse un opuscolo sulla morte e la sepoltura del Santo, il De divi Dominici Calaguritani obitu et sepultura, pubblicata nel 1535. Un'altra sua operetta, la Chronichetta della gloriosa Madonna di San Luca, fu pubblicata nel 1539 ed ebbe altre edizioni accresciute dal contributo di altri autori anonomi.
Il 20 gennaio 1536 fu nominato vicario del convento romano di Santa Sabina, un incarico che non dovette prorogarsi per più di due anni, giacché dal 1538 è sempre documentato a Bologna. Fu anche inquisitore di Bologna probabilmente dal 1550 al 1551 o al 1552, anno della sua morte.
L'opera più importante dell'Alberti, dedicata ai sovrani francesi Enrico II e Caterina de' Medici, è senz'altro la Descrittione di tutta Italia, pubblicata a Bologna nel 1550. Ad essa seguirono in ottanta anni altre dieci edizioni a Venezia e due traduzioni latine a Colonia: nell'edizione veneziana del 1561 si aggiungono per la prima volta le Isole pertinenti ad essa, mentre quella del 1568 è arricchita dalle incisioni di sette carte geografiche. Opera di geografia e di storia, ricalca in gran parte la Italia illustrata di Flavio Biondo, ampliandola e migliorandola nell'esposizione e nella citazione delle fonti, ma mostrando scarso spirito critico, attenendosi egli «ai dati dei geografi antichi o, per la parte storico-antiquaria, ad autori moderni di dubbia attendibilità come Raffaele Volterrano o Annio da Viterbo: e solo quando vengono a mancare testi precedenti ricorre a elementi di più diretta esperienza [...] parimenti nella critica storica preferisce riferire insieme le differenti versioni, anche di tempi e di valore molto diversi, senza prendere posizione».

* 1553 - François Rabelais (Chinon, 1483 o 1494 – Parigi, 9 aprile 1553) è stato uno scrittore e umanista francese del XVI secolo, considerato uno dei più importanti protagonisti del Rinascimento francese, noto soprattutto per il Pantagruel (1532) e il Gargantua (1534). Rabelais è uno degli umanisti più noti del Rinascimento, che lottano con entusiasmo per rinnovare, alla luce del pensiero degli antichi, l'ideale filosofico e morale del loro tempo. La sua opera viene inserita nell'Index Librorum Prohibitorum.
È considerato dalla critica, in particolare dopo il saggio di Michail Bachtin, L'opera di Rabelais e la cultura popolare (trad. it. 1979), come il maggior esponente di quel particolare filone della cultura rinascimentale definito come Anticlassicismo o Antirinascimento, che rifiutando le norme tematiche e linguistiche, dei generi "alti" come la lirica amorosa petrarchista o l'epica cavalleresca, sceglie invece come argomento tutto ciò che è "basso", come il corpo e le sue funzioni, il cibo, il vino, il sesso, contraddistinguendosi, sul piano linguistico, per una grande ricchezza e creatività verbale.

Fonti e genesi
Rabelais, per scrivere i suoi primi testi, si ispira direttamente al folklore e alla tradizione orale popolare. Nel 1534 viene pubblicato a Lione Grandes et inévitables chroniques de l'énorme géant Gargantua, una raccolta anonima di racconti popolari in forma epica e comica. Questi racconti a loro volta derivano dal romanzo cavalleresco del Medioevo, in particolare dal ciclo arturiano. La raccolta ottiene un notevole successo.
Rabelais si mette a scrivere un testo che riprende la trama narrativa delle Chroniques raccontando la storia di Pantagruel, figlio di Gargantua.[senza fonte] Pantagruel ha quindi le sue radici nella tradizione popolare.
Forte del successo di Pantagruel, Rabelais inizia a riscrivere a suo modo la storia di Gargantua e allontanandosi dalle fonti popolari iniziali, descrive un Gargantua letterariamente molto più segnato dall'umanesimo del suo predecessore.

Temi
Rabelais racconta i fatti e le gesta di due giganti, Pantagruel et Gargantua, dalla nascita alla maturità. Non sono giganti crudeli ma bonaccioni e ingordi.
Il gigantismo di questi personaggi permette a Rabelais di scrivere scene di banchetti burleschi. L'ingordigia infinita dei due giganti fa scaturire numerosi episodi comici: per esempio il primo urlo di Gargantua alla nascita è «Da bere! Da bere !».
Il ricorrere ai giganti permette anche di sconvolgere la percezione abituale della realtà. Sotto questi aspetti, l'opera di Rabelais s'inscrive nello stile grottesco che appartiene alla cultura popolare e carnevalesca.
Tuttavia, il tema del gigante non viene sfruttato solo per l'aspetto comico ma simboleggia l'ideale umano del Rinascimento: è la trasposizione fisica dell'immenso appetito intellettuale dell'uomo rinascimentale. Rabelais si sforza dunque, attraverso i suoi testi, di conciliare la cultura alta e quella popolare.
Di fronte a questa oscillazione tra la fantasia a briglie sciolte e il simbolismo intellettuale, come interpretare l'opera di Rabelais? Le sue intenzioni restano piuttosto enigmatiche. Nell'"Avviso al lettore" del romanzo di Gargantua, afferma innanzitutto di voler far ridere. Poi, nel "Prologo", con un paragone a Silene e Socrate , egli suggerisce un'intenzione seria e un significato profondo sotto l'aspetto fantastico e grottesco. Ma nella seconda metà del prologo, critica i commentatori che cercano significati nascosti nelle opere degli altri. Rabelais ama lasciar apertamente aleggiare l'ambiguità e turbare il suo lettore.
Scrittore pittoresco, manifesta inoltre di possedere un talento sorprendente per l'invenzione verbale.

La religione de Rabelais: un dibattito storiografico
La personalità di Rabelais coinvolge un dibattito tra storici sulla questione sulla miscredenza nel Sedicesimo secolo. Abel Lefranc, autore della prima edizione critica di Rabelais nel Ventesimo secolo (1912–1930), sostiene in una serie di articoli introduttivi la tesi dell'ateismo del suo autore. Egli si basa su estratti di opere, in particolar modo da Gargantua e Pantagruel, e sulle accuse fattegli da Calvino (Des scandales, 1550) e Robert Estienne (prefazione del vangelo secondo Matteo, 1553).
La tesi inversa è sostenuta nel 1924 dal teologo cattolico Étienne Gilson in De la Bible à François Villon: Rabelais Franciscain ("Dalla Bibbia a François Villon: Rabelais francescano") e soprattutto dallo storico degli annali Lucien Febvre ne Le problème de l'incroyance au XVIe siècle, la religion de Rabelais (1942) ("Il problema della miscredenza nel XVI secolo, la religione di Rabelais").
Per quest'ultimo, le accuse di ateismo nei confronti di Rabelais non devono essere interpretate alla luce del razionalismo moderno ma devono essere collocate nel contesto dell'epoca. In effetti, erano considerate atee tutte le religioni che non si conformano alla religione dominante, o per lo meno alla religione di chi accusa. Questo dibattito, basandosi inizialmente sull'analisi dell'opera di Rabelais, apre anche la vista ad una riflessione più generale sulle rappresentazioni mentali dell'epoca.

Lo humour di Rabelais
Diversi tipi di humour sono disseminati nell'insieme dell'opera di Rabelais ma egli li metteva tutti in pratica nella vita di tutti i giorni. Un giorno, senza soldi, si trovava a Lione e desiderava recarsi a Parigi. Lasciò in bella mostra una serie di sacchetti di zucchero sui quali aveva scritto: «Veleno per il re». A quel punto viene arrestato e condotto a Parigi dai gendarmi ma gratuitamente. Il re Francesco I° rise talmente tanto che si dica abbia pagato il conto senza discutere. Questo è all'origine dell'espressione: «il quarto d'ora di Rabelais», che designa il momento in cui si deve pagare il conto.

▪ 1626 - Sir Francis Bacon, italianizzato in Francesco Bacone (Londra, 22 gennaio 1562 – Londra, 9 aprile 1626), è stato un filosofo, politico e saggista inglese.
«Il dominio dell’uomo consiste solo nella conoscenza: l’uomo tanto può quanto sa; nessuna forza può spezzare la catena delle cause naturali; la natura infatti non si vince se non ubbidendole»
Formatosi con studi di legge e giurisprudenza, divenne un sostenitore e strenuo difensore della rivoluzione scientifica senza essere uno scienziato. Vissuto alla corte inglese, fu nominato Lord Cancelliere sotto il regno di Giacomo I Stuart, ma in seguito a una condanna per corruzione fu costretto a ritirarsi a vita privata e dedicarsi esclusivamente ai suoi studi. Morì infatti di polmonite, proprio mentre si dedicava ad esperimenti naturalistici riguardanti gli effetti del rigido freddo invernale. Nei suoi scritti filosofici si dipana una complessa metodologia scientifica, spesso indicata con il suo nome (metodo baconiano).
Sir Francis Bacon è il filosofo empirista della rivoluzione scientifica che ha incentrato la sua riflessione nella ricerca di un metodo di conoscenza della natura che possiamo definire scientifico, nel senso che vuole essere ripetibile, parte dall'osservazione della natura e come la scienza è volto al suo dominio per ricavarne applicazioni utili per il genere umano come erano quelle dell'età industriale.
Riprendendo le idee dei pensatori del '400 italiani (fra i quali Leonardo da Vinci), Francis Bacon teorizza che l'osservazione della natura deve essere praticata compilando una tabula presentiae e una tabula absentiae in proximitate in cui si mettono per iscritto i dati di temperatura, oggetti anche nel dettaglio di sostanze chimiche e altri fattori ambientali presenti e assenti in un dato momento in cui si è ottenuto un fenomeno di cui si cerca di scoprire i fattori favorevoli e poi la causa determinante.
Se il fenomeno si manifesta sia in presenza che in assenza di un dato fattore presunto, allora il fattore che è rilevato nel contesto è ininfluente. Se il fenomeno muta d'intensità, in presenza del fattore, ma si manifesta anche in sua assenza, ciò significa che il fattore condiziona il fenomeno ma non ne è ancora la causa.
L'obiettivo dell'analisi è trovare quel fattore la cui presenza è condizione necessaria (anche se non sufficiente) del fenomeno stesso, almeno questo è quanto si direbbe oggi.
La filosofia naturale si distingue in due parti: quella speculativa, che riguarda la ricerca delle cause dei fenomeni naturali, e quella pratica che si occupa della produzione degli effetti. La parte speculativa, a sua volta, si divide in fisica e metafisica: la fisica "indaga e tratta le cause materiali ed efficienti; la metafisica studia le cause finali e formali".
Senza conoscere una causa sufficiente non si potrà riprodurre il fenomeno e nemmeno conoscerlo: un attributo se sarà presente in un oggetto, non necessariamente diventerà visibile e conoscibile, stimolato l'oggetto con la causa necessaria di quell'attributo; altrimenti se non si manifesta, ciò non vorrà dire che l'oggetto non possiede tale attributo.
Con una causa sufficiente (anche se non necessaria) si può replicare il fenomeno e se non si manifesta nell'oggetto stimolato da quella causa escluderne la possibilità in quel caso. Bacone passò la vita a cercare un esperimento che chiamò "istanza cruciale" (experimentum crucis), tale da interrogare la natura in modo da costringerla a risponderci sì o no, come dicevano i naturalisti italiani.
Il suo metodo anticipa quello galileiano che dimostrerà come occorra un approccio quantitativo con equazioni e misure per trovare delle condizioni necessarie e/o sufficienti per conoscere i fenomeni e replicare quelli a noi più utili (e non soltanto qualitativo con tabule presentiae ed absentiae, ancora oggi utilizzate negli esperimenti dove è importante indicare le condizioni ambientali in cui avviene la misura).

Il Nuovo Organo
Nella pars construens del "Novum Organum", Bacone cerca di fornire una teorizzazione del ragionamento induttivo, più definita e rinnovata rispetto a quella già accennata da Aristotele. Infatti, l'induzione aristotelica, o induzione per enumerazione semplice, passa troppo presto dai casi particolari ai princìpi generali. Conclude, cioè, troppo precipitosamente, procedendo per semplice enumerazione. Ad es., dalle osservazioni particolari che questo cigno è bianco, che quest’altro è bianco, e che quest’altro ancora è sempre bianco, passa subito alla conclusione generale che tutti i cigni sono bianchi. Ma i dati raccolti per enumerazione semplice possono essere sempre falsificati da esempi successivi (per es., nel nostro caso, dalla constatazione futura dell'esistenza di un cigno nero).
Il superamento di questa falsa o impropria induzione passa secondo Bacone per l'instaurazione di una nuova metodologia scientifica che conduca all'induzione vera, non più per enumerazione semplice ma per esclusione degli elementi inessenziali a un fenomeno, e per scelta di quelli essenziali. Quello che Bacone vuole scoprire con l'induzione vera è la legge dei fenomeni. Sennonché questa legge è ancora concepita da Bacone aristotelicamente come "forma" (o "essenza", o "causa", o "natura") del fenomeno studiato, e non, come farà Galileo, come relazione quantitativa, di tipo matematico. In altre parole, la forma di un fenomeno (per es., del calore) è intesa, più o meno alla maniera di Aristotele, come il complesso delle qualità essenziali del fenomeno stesso, ossia come ciò che lo fa essere quello che è. Più precisamente, Bacone intende per forma il principio interno che spiega la costituzione, la struttura del fenomeno, ma che spiega anche il suo sviluppo, cioè la sua generazione e produzione. Il grave limite di Bacone consiste dunque nel fissare la sua attenzione sugli aspetti qualitativi del fenomeno studiato, mentre la scienza moderna si interessa solo dei suoi aspetti quantitativi, di quelli, cioè che, appunto perché quantitativi, possono essere espressi in una formula matematica.

Gli Idola: la pars destruens
Bacone presuppone l'esistenza di idola, cioè di pregiudizi che impediscono una reale concezione della natura. Egli identifica cinque tipi di idola:
▪ Idola tribus, condizionamento sociale, comuni a tutta la specie.
▪ Idola specus, pregiudizi che appartengono al nostro inconscio, propri di ciascun individuo, dipendenti dalla sua educazione, dal suo stato sociale, dalle sue abitudini e dal caso; siamo portati a proiettare negli altri noi stessi, non siamo obbiettivi.
▪ Idola fori, derivanti dalla "piazza", cioè dal linguaggio e dai suoi equivoci; molte parole non hanno alcun significato, non corrispondono a nulla di reale (quasi tutte quelle usate dai filosofi come P.M.I ecc.).
▪ Idola Theatri, pregiudizi che derivano dalle dottrine del passato (paragonate a mondi fittizi o a scene teatrali). Bacone ripensando alla storia della filosofia li suddivide in tre specie: sofistica, empirica e superstiziosa.
▪ Idola scholae, consistenti nel porre cieca fiducia in regole come il sillogismo a scapito del giudizio personale.
Della filosofia sofistica egli attacca Aristotele perché cercò di dare più una descrizione delle cose che andare alla ricerca della loro verità; della filosofia empirica egli attacca Gilbert e gli alchimisti, perché spiegano le cose per mezzo di ristretti esperimenti; della filosofia "superstiziosa", cioè quella che si fonde con la teologia, egli attacca Pitagora e Platone.

Il metodo delle Tabulae: la pars costruens
L'induzione vera proposta da Bacone può anche definirsi la "dottrina delle tavole". Secondo Bacone, infatti, quando vogliamo studiare la natura di un certo fenomeno fisico, dobbiamo far uso di tre tavole: la tavola della presenza (tabula praesentiae), la tavola dell'assenza (tabula absentiae in proximitate) e la tavola dei gradi (tabula graduum).
▪ Nella tavola della presenza sono raccolti tutti i casi positivi, cioè tutti i casi in cui il fenomeno si verifica (per es., tutti i casi in cui appare il calore, comunque prodotto, dal sole, dal fuoco, dai fulmini, per strofinamento, ecc).
▪ Nella tavola dell'assenza sono raccolti tutti i casi in cui il fenomeno non ha luogo, mentre si sarebbe creduto di trovarlo (per es. nel caso dei raggi della luna, della luce delle stelle, dei fuochi fatui, dei fuochi di Sant’Elmo, che sono fenomeni di fosforescenza marina, ecc.).
▪ Nella tavola dei gradi, infine, sono presenti i gradi in cui il fenomeno aumenta e diminuisce (ad es., si dovrà porre attenzione al variare del calore nello stesso corpo in ambienti diversi o in particolari condizioni).
Dopo aver effettuato l'analisi e la comparazione dei risultati segnati nelle tre tavole, possiamo senz’altro tentare una interpretazione iniziale o vindemiatio prima, ossia "prima vendemmia"; in altre parole, le tavole consentono una prima ipotesi sulla forma cercata. Questa prima ipotesi procede per esclusione e per scelta. Lo scienziato esclude (cioè scarta) come forma del fenomeno le caratteristiche mancanti nella prima tavola, presenti nei corpi nella seconda, e che non risultano decrescenti col decrescere dell'intensità del fenomeno, o viceversa. Lo scienziato, invece, sceglie come causa del fenomeno una natura sempre presente nella prima tavola, sempre mancante nella seconda, e con variazioni correlate a quelle del fenomeno nella terza. Nel caso del calore, si può ipotizzare che la causa del fenomeno sia il movimento, non di tutto il corpo, ma delle sue parti, e piuttosto rapido. Il movimento, infatti, si trova quando il caldo è presente, manca quando il caldo è assente, aumenta o diminuisce a seconda della maggiore o minore intensità del calore. La causa del calore non può essere, invece, la luce, perché la luce è presente nella tavola dell'assenza.
L'ipotesi va poi verificata con gli esperimenti. Bacone propone ben 27 tipi diversi di esperimenti e pone al culmine l'esperimento cruciale ("experimentum crucis"), il cui nome deriva dalle croci erette nei bivi. Quando, dopo aver vagliato le tavole, ci troviamo di fronte a due ipotesi ugualmente fondate, l'esperimento cruciale ci toglie dall'incertezza, perché dimostra vera una delle due ipotesi, e falsa l'altra. Esempi di problemi che richiedono l'esperimento cruciale sono la teoria della rotazione o meno della Terra intorno al Sole, le teorie sul peso dei corpi, ecc. Consideriamo, per es., quest’ultimo problema. Ecco il bivio: o i corpi pesanti tendono al centro della Terra per la loro stessa natura, cioè per una qualità intrinseca, come voleva Aristotele, o sono attratti dalla forza della massa terrestre. Se fosse vera la prima ipotesi, un corpo dovrebbe avere sempre lo stesso peso; invece, se fosse vera la seconda ipotesi, un corpo dovrebbe pesare di più avvicinandosi al centro della Terra, e di meno allontanandosene. Ed ecco l'esperimento cruciale: si prendano due orologi, uno con contrappesi di piombo e l'altro a molla. Si accerti che le loro lancette si muovano alla stessa velocità. Si ponga il primo in cima a un luogo altissimo, e l'altro a terra. Se è vera l'ipotesi che il peso dipende dalla forza di gravità, l'orologio piazzato in alto si muoverà più lentamente, a causa della diminuita forza di attrazione terrestre.

▪ 1754 - Christian Wolff (Breslavia, 24 gennaio 1679 – Halle sul Saale, 9 aprile 1754) è stato un filosofo tedesco.
Wolff fu il più eminente filosofo tedesco nel periodo tra Leibniz e Kant. La sua opera riguarda praticamente ogni aspetto della dottrina filosofica del suo tempo, esposta e spiegata con il suo metodo matematico dimostrativo-deduttivo che probabilmente rappresenta il picco della razionalità illuministica in Germania.
Wolff introdusse il tedesco come lingua scolastica e di ricerca, sebbene scrivesse spesso anche in latino, allo scopo di essere letto e compreso dagli studiosi internazionali.
Fu padre fondatore, tra l'altro, dell'economia e della pubblica amministrazione come discipline accademiche. In questi due campi ebbe particolare interesse, fornendo suggerimenti su argomenti pratici come il governo e sostenendo la natura professionale dell'istruzione universitaria. Sebbene fosse sostanzialmente un pensatore dell'Europa continentale, sia per la forma che per i contenuti, si dice che la sua opera abbia avuto un forte impatto sulla Dichiarazione di indipendenza americana.

Pensiero
Il pensiero di Wolff si caratterizza per essere una sorta di sintesi del pensiero filosofico del tempo, sistematizzato e razionalizzato in un'ottica prevalentemente leibniziana.
Secondo Wolff la filosofia è scienza, intesa come scienza del possibile: ma possibile è solo ciò che è pensabile, e ogni verità di fatto, seguendo la distinzione di Leibniz, va ricondotta entro le verità di ragione. Preliminare a questa operazione è la fondazione di una logica rigorosa, la quale deve essere basata sul principio di non contraddizione e sul sillogismo, come metodo rigoroso e deduttivo. Rispetto a questa fondazione logica, la filosofia si divide in teorica e pratica.

Filosofia teorica
La filosofia teorica è costituita anzitutto dall'ontologia come metafisica generale, che per Wolff coincide interamente con quella di Aristotele e della Scolastica. Essa si pone come preliminare rispetto alla distinzione delle tre metafisiche speciali su anima, mondo e Dio: psicologia razionale, cosmologia razionale e teologia razionale.[1][2][3] Le tre scienze sono dette razionali in quanto né empiriche né dipendenti dalla rivelazione. Riprendendo la monadologia di Leibniz, Wolff interpreta il mondo come un orologio automatico impostato in modo definitivo e irrevocabile, all'atto della creazione, da Dio, in base al criterio della necessità che determina in modo permanente la relazione fra le monadi. Secondo questa necessità, ossia l'armonia prestabilita proposta da Leibniz, si svolge anche la relazione fra anima e corpo.

Filosofia pratica
Quanto poi alla filosofia pratica, Wolff fonda la sua etica sull'intellettualismo socratico: la volontà non può volere che il bene, laddove lo conosce, e ideale morale è quello della perfezione.
In ambito economico, Wolff contestò il liberismo e propugnò l'intervento dello stato secondo un'ottica di dispotismo illuminato.

* 1804 - Jacques Necker (Ginevra, 30 settembre 1732 – Coppet, 9 aprile 1804) è stato un politico ed economista svizzero naturalizzato francese. È stato banchiere, uomo di stato e ministro delle finanze del re di Francia Luigi XVI.

Gli inizi da banchiere
Jacques Necker è il secondo figlio di Charles Federico Necker, avvocato a Küstrin, in Pomerania, diventato cittadino della Repubblica di Ginevra il 28 gennaio 1726.
Intraprende una carriera nella Banca Thellusson e Vernet dove è un semplice commesso a Ginevra, poi a Parigi, dove tiene i libri contabili. Rivela tutte le sue competenze quando un giorno sostituisce il primo commesso incaricato dei negoziati alla borsa per una importante operazione. La conduce a buon termine procurando alla banca un beneficio di 500 000 lire. Acquista così la fiducia dei banchieri Thellusson e Vernet di cui diventerà il socio nel 1756 in seno alla banca Thellusson, Vernet e Necker.
Nel 1762, Giorgio-Tobia di Thellusson gli propone di diventare socio al 50%, dopo la partenza di suo zio Isaac Vernet. Creano così la banca Thellusson, Necker & Co. che gestirà i depositi e i conti correnti di circa 350 clienti stranieri, per la maggior parte impegnati nei prestiti alla monarchia francese. Fanno velocemente fortuna speculando sui titoli del Tesoro francese e sui fondi inglesi al momento della pace del 1763 di cui si sono stati informati di anticipo, speculando sui cereali e prestando denaro al Tesoro pubblico. Rappresentante della Compagnia delle Indie, è l'artefice della sua rinascita (1764), ma non può impedire il suo scioglimento nel 1770, sotto l'influenza dei brutali attacchi del suo nemico personale, Morellet. A più riprese, particolarmente nel 1772, Necker presta delle somme importanti al Tesoro reale, e per questo verrà notato da Choiseul e dall'abate Terray.
Dopo aver fatto sufficientemente fortuna ed avendo altre ambizioni, Jacques Necker si ritira nel 1772, cedendo tutti i suoi affari a suo fratello Louis, conosciuto sotto il nome di M. di Germany, e socio di Girardot. La sua riuscita splendente come banchiere gli ha permesso di accumulare una notorietà ed un fortuna considerable.

L'arrivo al potere
Nel 1764, Necker sposa Suzanne Curchod che avrà su lui un grande ascendente.
Incoraggiato da sua moglie tenta di entrare in politica. Il 19 aprile 1775 pubblica il suo "Saggio sulla legislazione ed il commercio dei grani" in cui denuncia al primo posto la libertà del commercio dei cereali, raccomandati da Morellet e Turgot. Il testo ha enorme successo in libreria.
L'ascensione di Necker è sostenuta attivamente dai frequentatori abituali del salone della Sig.ra Necker e, più largamente, dal partito filosofico di cui Necker ha baciato parecchi delle dottrine: nell'elogio di Colbert, ha criticato vivamente la proprietà che accusa, nella linea di Rousseau, di essere non un diritto naturale ma una "legge degli uomini" fondati con la forza su un "trattato e di costrizione"; parimenti, è per il suo ruolo sociale che giustifica la religione, non riconoscendo la necessità della morale che "per contenere il popolo" e la superiorità della morale cristiana che perché è "l'unica che possa persuadere con celerità perché commuove nello stesso momento in cui illumina".
Necker è, inoltre, appoggiato da Maurepas, principale consigliere di Luigi XVI, dal marchese di Pezay, amante di Sig.ra di Montbarrey, amica intima della Sig.ra di Maurepas, e dalla cugina del ministro, la duchessa di Enville.

Il primo ministero Necker (1776-1781)
Il decesso del controllore generale Clugny di Nuits che è successo a Turgot, dà a Necker l'opportunità di accedere al governo. Essendo di religione protestante, non può essere nominato controllore generale delle finanze perché questa funzione porta di diritto l'accesso al Consiglio. Il 22 ottobre 1776, a quarantaquattro anni, è quindi nominato consigliere delle Finanze e "direttore generale del Tesoro reale". Il 21 ottobre Louis Gabriele Taboureau dei Réaux, è nominato ufficialmente controllore generale, ma in pratica, è Necker che esercita il potere. Taboureau dei Réaux, dopo parecchi tentativi di dimissioni, finisce per partire il 29 giugno 1777 senza essere sostituito del resto: per segnare meglio la sua importanza, Necker riceve allora il titolo di "direttore generale delle Finanze".
Arrivato al ministero, Necker si impegna immediatamente a stilare delle riforme, ma in modo molto meno brutale e precipitoso di Turgot. Queste riforme riguardano al tempo stesso la situazione amministrativa, sociale e finanziaria dello stato.

Le riforme amministrative
Sul piano amministrativo, Necker rinforza il potere del controllo generale delle finanze: sopprime i sei uffici di amministratore delle finanze e gli amministratori del commercio, i 48 ricevitori generali delle finanze stabilite in precedenza e 27 tesorieri generali e controllori generali della Guerra e della Marina (novembre 1778). Al posto di questi ufficiali inamovibili e remunerati sono installati degli impiegati revocabili su commissione e che percepiscono un trattamento finale.
Riduce la competenza della fattoria generale alle gabelle, al tabacco, ai diritti delle tratte e delle entrate di Parigi, e riduce da 60 a 40 il numero dei fattori generali.
Per limitare il potere extra-giudiziale dei parlamenti, come quello degli amministratori, Necker crea delle assemblee provinciali di cui espone il principio nel suo Esposto al Re sullo stabilimento delle amministrazioni provinciali (1776). A differenza di quelle che Turgot aveva immaginato, queste assemblee riposano sulla distinzione dei tre ordini. Hanno competenza per ripartire e sollevare le tasse, dirigere la costruzione delle strade e fare al Re delle rappresentazioni in vista del bene della provincia. Quattro sono le province che cominciano subito a funzionare: Berry, Alto-Guyenne, Dauphiné e Bourbonnais.
Necker cerca infine di introdurre della trasparenza nel funzionamento dello stato. Pubblica in questo spirito nel gennaio 1781 il suo Resoconto al Re in cui dettagliatamente spiega il funzionamento delle finanze reali, i principi della sua amministrazione e la situazione finanziaria del paese.

Le misure sociali
Necker ha una concezione attiva del ruolo dello stato nel campo economico e sociale che l'annette direttamente a Colbert. Non crede che lasciare libera l'economia possa creare spontaneamente il bene dei cittadini. Per rinforzare l'equilibrio della società, lo stato deve esercitare pienamente la sua funzione di assistenza: "Appartengono al governo, interprete e depositario dell'armonia sociale, tocca a lui fare per questa classe diseredata tutto questo che l'ordine e la giustizia permettono".
Mette in opera una commissione degli ospedali di Parigi ed una commissione di riforma delle prigioni. Queste gettano le basi di riforme ambiziose di queste istituzioni: distruzione delle prigioni del For l'Évêque e del Piccolo Châtelet a Parigi; costruzione di una nuova prigione riservata ai prigionieri per debiti in via del Re di Sicilia; creazione alla fine del 1778 del nuovo ospizio della parrocchie Saint-Sulpice e della Grosso-sasso, grazie alla generosità della Sig.ra Necker.

Le misure finanziarie
La nomina di Necker al ministero era stata indicata specialmente dalla necessità di finanziare la guerra di America di cui i preparativi avevano esordito nel giugno 1776. Guerra costosa, al tempo stesso marittima e terrestre, su dei teatri di operazioni lontane, assorbiva fin da 1777 150 milioni di soccorsi straordinari, e si stimò che costò in totale alla Francia un miliardo di lire.
In materia finanziaria, la politica di Necker tiene pochi principi. Egli stima che lo stato può chiedere in prestito tanto di quanto egli desideri dal momento che il bilancio ordinario è equilibrato. Siccome è fuori questione l'aumento delle tasse, al tempo stesso per politica e per principio, ne bisogna migliorare il rendimento, particolarmente riformando l'amministrazione finanziaria, e riducendo le spese.
Per raggiungere tali risultati, le misure sono le più classiche: riduzione delle spese della Casa del Re, revisione delle pensioni per cacciare i cumuli e gli abusi, verifiche delle dichiarazioni di redditi e revisione degli abbonamenti dei paesi di stati che producono un reddito supplementare di 1,6 milione di livres.
Per finanziare lo sforzo di guerra, Necker però prende in prestito dalle somme considerevoli, circa 530 milioni di lire, a tassi elevati.

Il rinvio
Queste misure suscitano, nell'immediato, lo stupore e l'ammirazione:
"È straordinario, scrive il barone di Besenval che ciò che non ha osato intraprendere più che i Ministri, il Re stesso, sia appena stato effettuato da un semplice cittadino di Ginevra, M. Necker, […] occupante precariamente un posto di cui la sua religione, la sua nascita straniera e le prevenzioni della Nazione sembravano escluderlo."
L'opinione pubblica applaude al miracolo di un ministro che è riuscito a finanziare la guerra senza aumentare le tasse.
Ma Necker si è fatto anche numerosi nemici: riformando la fattoria generale, si è messo a schiena il mondo della finanza; le sue assemblee provinciali gli hanno alienato i parlamenti; la riduzione delle spese della Corte, denunciate con compiacenza nel Resoconto al Re di gennaio 1781, gli ha creato anche numerosi e potenti avversari.
Nella primavera del 1781, alcuni esponenti del partito della Croce si sono messi iniziano a tramare per ottenere la testa di Necker.
Alla fine del mese di aprile, il Parlamento di Parigi nega di registrare l'editto di creazione di una nuova assemblea provinciale in Bourbonnais. La creazione di queste assemblee rispondeva all'obiettivo di privare i parlamenti di una parte delle loro prerogative extra-giudiziali. Necker l'aveva esposto in un manoscritto rimesso confidenzialmente al Re nel 1776 che a causa di un tradimento di un suo collaboratore arrivò a conoscenza del Parlamento, scatenando le ire dei suoi membri.
Il 16 maggio, Necker domanda al Re la registrazione dell'editto, la sua entrata al Consiglio e la direzione dei mercati della Guerra e della Marina. Tre giorni più tardi, Luigi XVI oppone a queste tre domande un rifiuto categorico. Necker, deluso, si licenzia subito, 19 maggio 1781. La notizia provoca la costernazione in Parigi: gli abitanti della capitale si affrettano al Castello di Santo-Ouen, residenza di campagna di Necker, per salutare il ministro decaduto che può così misurare ciò che gli resta della popolarità.
Necker si ritira a Santo-Ouen, soggiorna in Svizzera nel 1784, per fare dei lavori nel suo castello di Coppet e viaggia in Francia nel 1785. Pubblica trattato completo un nuovo libro, Dell'amministrazione delle finanze, che ottiene un enorme successo.
Nel 1787, Charles Alexandre de Calonne, davanti all'assemblea dei notabili, accusa Necker di avere ingannato l'opinione pubblica stampando false informazioni nel suo Resoconto al Re. Necker replica contestando le cifre di Calonne. Questa risposta gli vale di essere esiliato fuori da Parigi ed è all'origine di un vivo dibattito pubblico tra i due uomini.

Il secondo ministero Necker (1788-1789)
Dopo l'insuccesso dell'esperienza Calonne, la monarchia si trova in uno stato di fallimento. La necessità di trovare dei fondi costrette allora Luigi XVI a richiamare Necker che è chiamato "direttore generale delle finanze" il 25 agosto 1788. Due giorni più tardi, Necker riceve il titolo di ministro di stato che gli dà accesso ai Consigli.
Queste nuove posizioni gli permettono di sostenere un ruolo politico di primo piano. Egli avanza la data di convocazione degli Stati generali. Riunisce nel novembre 1788 l'assemblea dei notabili per deliberare sulle modalità dell'elezione dei deputati, particolarmente la domanda del voto per testa o per ordine che non fu troncato, e quella del raddoppio della rappresentazione del terzo stato. Su questo ultimo punto, siccome era prevedibile, l'assemblea dei notabili si pronuncia sfavorevolmente ma Necker decide di sostenere il raddoppio del terzo stato: è considerato oramai come un "ministro patriota."
Di fronte ad una grave penuria di grano, Necker abroga le misure liberali stimate da Loménie di Brienne in materia di commercio dei grani: vieta l'esportazione dei cereali (7 settembre 1788) così come l'acquisto dei grani all'infuori dei mercati (23 novembre 1788); fa acquistare dei grani all'estero accordando dei premi alle importazioni.
In materia finanziaria, Necker revoca la cessazione dei pagamenti decretati da Brienne ed utilizza degli espedienti per riunire i 70 milioni necessari per assicurare i pagamenti fino alla riunione degli Stati generali.
All'apertura degli Stati generali, il discorso di Necker, centrato sulle domande finanziarie mentre i deputati non hanno in testa che la domanda del voto, è male accolto. Necker nega di assistere alla seduta reale del 23 giugno 1789 nella quale Luigi XVI fissa i limiti delle concessioni che è pronto ad accordare ai deputati del terzo stato. Preparandosi a prendere delle misure di fermezza al riguardo dell'assemblea nazionale, il Re licenzia Necker l'11 luglio 1789 a causa della sua "degnazione estrema" al riguardo degli Stati generali. Il ministro lascia subito la Francia e raggiunge poi Bruxelles, 13 luglio, Basilea, 20 luglio. Una volta noto, questo rinvio è una delle cause determinanti del sollevamento popolare del 14 luglio.

Il terzo ministero Necker (1789-1790)
Necker viene richiamato, come primo ministro delle finanze, dal re ma solo a seguito della presa della Bastiglia (14 luglio 1789) poiché la sommossa popolare era stata causata anche dal suo precedente licenziamento.

▪ 1921 - Ernesto Nathan (Londra, 5 ottobre 1845 – 9 aprile 1921) è stato un politico italiano, sindaco di Roma dal novembre 1907 al dicembre 1913. Ebreo di origine inglese, cosmopolita, repubblicano-mazziniano, massone dal 1887, laico e anticlericale, Ernesto Nathan fu il primo sindaco di Roma estraneo alla classe di proprietari terrieri (nobili e non) che aveva governato la città fino al 1907, anche dopo l'unità d'Italia.
Ricoprì la carica di Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia dal 1896 al 1904 e dal 1917 al 1919.

Sindaco di Roma (1907-1913)
La sua amministrazione, durata fino al 1913, fu improntata ad un forte senso d'etica pubblica di dichiarata ispirazione mazziniana, ed ebbe come baricentro principalmente due questioni: lo sforzo di governare la gigantesca speculazione edilizia che si era aperta con il trasferimento della capitale a Roma, e un vasto piano d'istruzione per l'infanzia e il sostegno alla formazione professionale pensati e realizzati in chiave assolutamente laica.
Si approvò, quindi, nel 1909 il primo piano regolatore della città che definì le aree da urbanizzare fuori le mura, tenendo conto del fatto che il 55% delle aree edificabili era in mano a soli otto proprietari.
Si avviò anche una politica di opere pubbliche. Come si legge nel sito del comune di Roma,
“Il cinquantenario dell'Unità d'Italia, nel 1911, fu l'occasione per Roma di avviare un programma urbanistico rinnovatore. Ernesto Nathan, sindaco in quegli anni, sfrutta tutti i finanziamenti possibili per realizzare edifici e opere che diventano i simboli di Roma capitale del regno. Sono inaugurati in quell'anno il Vittoriano, il Palazzo di Giustizia - che i romani battezzano subito il "palazzaccio" -, la passeggiata archeologica (un grande comprensorio di verde pubblico, oltre 40.000 metri quadrati tra l'Aventino e il Celio) e lo stadio Nazionale, l'attuale Flaminio, il primo impianto moderno per manifestazioni sportive.”

Durante l'amministrazione Nathan furono inoltre aperti circa 150 asili comunali per l'infanzia, che fornivano anche la refezione. Un numero più che rispettabile, se si pensa che Roma ha, oggi, non più di 288 scuole materne comunali.
Un aneddoto ormai famoso narra che, neoeletto sindaco, a Nathan venne sottoposto il bilancio del comune per la firma. Nathan lo esaminò attentamente e, quando lesse la voce "frattaglie per gatti", chiese spiegazioni al funzionario che gli aveva portato il documento. Egli rispose che si trattava di fondi per il mantenimento di una nutrita colonia felina che serviva a difendere dai topi i documenti custoditi negli uffici e negli archivi capitolini. Nathan prese la penna e cancellò la voce dal bilancio, spiegando al suo esterrefatto interlocutore che d'ora in avanti i gatti del Campidoglio avrebbero dovuto sfamarsi con i roditori che avevano lo scopo di catturare e, che nel caso di topi non dovessero trovarne, sarebbe venuto a cessare anche lo scopo della loro presenza. Da questo episodio deriverebbe il detto romanesco Nun c'è trippa pe' gatti.

Gli ultimi anni
Tornò a ricoprire la carica di Gran maestro del Grande Oriente d'Italia dal 1917 al 1919.
Ernesto Nathan morì nel 1921, a 76 anni.

▪ 1945 - Dietrich Bonhoeffer (Breslavia, 4 febbraio 1906 – campo di concentramento di Flossenbürg,9 aprile 1945) è stato un teologo luterano tedesco, protagonista della resistenza al Nazismo.

La giovinezza
Figlio di un eminente psichiatra di origine berlinese e di una insegnante, Bonhoeffer nacque nel 1906 a Breslavia, l'attuale Wrocław, in Polonia, da una famiglia dell'alta borghesia molto in vista, con relazioni anche col mondo politico e culturale.
Benché inizialmente avesse intenzione di seguire le orme paterne, manifestò fin da ragazzo la volontà di diventare un pastore evangelico: i suoi genitori, che pur frequentando la chiesa evangelica erano profondamente laici, decisero di sostenerlo.
Studiò teologia a Tubinga e a Berlino, dove conseguì, nel 1927 a soli 21 anni, il dottorato, difendendo una tesi in ecclesiologia sulla Comunione dei Santi (“Sanctorum Communio”, pubblicato nel 1930).
Per la sua formazione spirituale risultarono fondamentali i suoi numerosi soggiorni all'estero: prestò dapprima servizio pastorale presso la chiesa luterana delle comunità tedesca di Barcellona e, nel 1929, si trasferì a New York, per specializzarsi all'Union Theological Seminary (della confessione metodista), dove iniziò a frequentare le chiese della comunità afro-americana nel quartiere di Harlem; nel 1930 si spostò a Londra: qui iniziò un rapporto epistolare con Gandhi, che sognò sempre di incontrare, senza mai riuscirci.

Il ritorno in Germania
Tornò in Germania nel 1931 per dedicarsi all'insegnamento presso l'Università di Berlino. Iniziò anche la sua opposizione attiva al nuovo regime nazista. Appena due giorni dopo la presa del potere di Hitler, dovette tenere una conferenza via etere (dai microfoni della Berliner Funkstunde) sull'idea di Fuhrer. In essa diceva che se il capo «permette al seguace che questi faccia di lui il suo idolo, allora la figura del capo si trasforma in quella di corruttore... Il capo e la funzione che divinizzano se stessi scherniscono Dio».
Sulle prime leggi hitleriane del marzo 1933 non si registrano prese di posizione ufficiali da parte delle chiese evangeliche. Leggi che annientarono la democrazia: l'Ordinanza del Presidente del Reich per la tutela del popolo e dello Stato (offrì giustificazione per misure contro le chiese, rese possibile campi di concentramento, revocò diritto alla libera manifestazione del pensiero, libertà di stampa, diritto di riunione, segreto postale, legalizzò perquisizioni e sequestri). La legge di lesa patria equiparò l'opposizione al governo e al partito ai nemici della nazione; la legge sui pieni poteri dissolse i controlli del Parlamento e della costituzione. Quando la legge sui non ariani estromise dai pubblici uffici gli ebrei che lì erano impegnati, Bonhoeffer fu uno dei primi che affrontò il tema e tenne una conferenza La chiesa di fronte al problema degli ebrei.
Da buon luterano egli riconosce allo Stato il diritto di decidere dal punto di vista legislativo sulla questione ebraica, ma sosteneva che la chiesa dovesse interrogare lo Stato circa il carattere legittimante statale del suo agire, cioè può responsabilizzare lo Stato. La chiesa ha un obbligo incondizionato nei confronti delle vittime dell'ordine sociale, anche se non appartengono alla comunità cristiana. Se la chiesa vede che lo Stato eccede, essa è nella condizione «non soltanto di fasciare le vittime che sono finite in mezzo agli ingranaggi della ruota, ma di arrestare gli ingranaggi stessi».
Non potendo più restare a Berlino, nel 1933 torna a Londra per seguire due comunità evangeliche tedesche. Pacifista convinto, avanzò la proposta di un concilio ecumenico (aperto a tutte le confessioni cristiane) sulla pace:
«Solo il grande concilio ecumenico della santa chiesa di Cristo da tutto il mondo può parlare in modo che il mondo, nel pianto e stridor di denti, debba udire la parola della pace, e i popoli si rallegreranno perché questa chiesa di Cristo toglie, nel nome di Cristo, le armi dalle mani dei suoi figli e vieta loro di fare la guerra e invoca la pace di Cristo sul mondo delirante»
Nel frattempo in Germania gli amici di Bonhoeffer, dal 29 al 31 maggio del 1934, tennero il sinodo confessante di Barmen. 138 delegati di tutte le chiese regionali e provinciali luterane, proclamarono unitamente, sotto le pressioni di Berlino, 6 proposizioni rivolte contro i Cristiani tedeschi e il loro governo ecclesiastico. Redatte da Barth respingevano la falsa dottrina per cui la chiesa deve riconoscere come rivelazione di Dio anche altri eventi e potenze, figure e verità (Solus Christusindirizzata contro pretese di Hitler). Per Bonhoeffer, che era assente a quell'evento, fu la vera data di nascita della Chiesa confessante e significò il conseguimento di ciò per cui aveva lottato lungamente. Rimase in Inghilterra fino al 1935, quando decise di tornare a Berlino. Aderì alla Chiesa confessante, la comunità che si era distaccata dalla Chiesa evangelica ufficiale (che aveva riconosciuto l'autorità del regime) contro la quale aveva scatenato il Kirchenkampf, la "lotta delle chiese". Ne sarà il principale esponente insieme a Martin Niemöller con cui formulò la prima forma di autoimpegno. Quindi parteciparono a una riunione ecumenica nei Balcani per informare le guide del movimento ecumenico sui retroscena degli eventi. Il 2 dicembre 1935 apparve l'ordinanza del Ministro Kerrl per l'applicazione della legge sulla sicurezza della Chiesa evangelica. Essa dichiarava come inammissibile tutte le disposizioni ecclesiastiche emanate da associazioni o gruppi.
Di conseguenza, anche l'esistenza del seminario di predicazione (nella chiesa evangelica è un istituto di preparazione ad un esame e all'ordinazione) di cui Bonhoeffer era la guida, divenne illegale. Soltanto un paio di anni dopo la Gestapo appose i sigilli, quindi Bonhoeffer escogitò un'ulteriore forma di collaborazione coi suoi candidati: quella del vicariato collettivo. In seguito Bonhoeffer ha messo per iscritto Vita comune, esperienza di questa religiosità vissuta comunitariamente.
Il libro, assieme alle lettere dal carcere di Tegel pubblicate con il titolo Resistenza e resa, rappresentò il suo più grande successo editoriale.
La direzione del seminario clandestino di Finkenwalde, sul Mare del Nord, procurò violenti attacchi alla sua reputazione teologica poiché mandò in frantumi l'antica identificazione tra l'incarico del predicatore e quello del pastore, ponendo inequivocabilmente il primo davanti al secondo. Inoltre continuò la sua dura opposizione alla politica antisemita nazista ma, a causa di una recrudescenza delle persecuzioni ai danni della Chiesa confessante, nel 1939 Bonhoeffer dovette accettare un incarico di insegnante negli Stati Uniti. Allo scoppio della guerra, decise però di tornare in patria, per condividere il destino del suo popolo.

La cospirazione
Bonhoeffer fu intensivamente iniziato ai piani della congiura — senza esito — del gruppo Oster, Dohnanyi, Müller, che volevano fermare Hitler prima dell'apertura alla guerra sul fronte occidentale. Qualche tempo dopo subì, da parte della Gestapo, una razzia durante un raduno giovanile in cui teneva un corso biblico per studenti.
Gli fu vietato di parlare a causa della sua "attività di disturbo per il popolo" e gli fu intimato di presentarsi regolarmente presso la stazione di polizia.
L'organizzazione della Abwehr (Servizio segreto militare) sotto la guida di Canaris, liberò Bonhoeffer dall'obbligo di comunicare i propri spostamenti alla stazione di polizia in Pomerania, dichiarandolo indisponibile. Oster e Dohnanyi lo impiegarono come uomo della Abwehr a Monaco, cioè il più lontano possibile dalla Pomerania. In questo modo egli entrava a far parte della cerchia della resistenza militare attiva. Bonhoeffer doveva tuttavia comunicare ancora i suoi spostamenti alla polizia di Monaco. Qui soggiornò nell'abbazia benedettina di Ettal, dove scrisse l'Etica e attese agli incarichi dell'Abwehr con i viaggi all'estero.
Bonhoeffer rimaneva ufficialmente al servizio della Chiesa confessante, però collaborava con alcune commissioni teologiche del sinodo confessante.
I Consigli dei fratelli, "suoi superiori" erano a conoscenza in modo molto vago dei suoi incarichi militari. Questi erano di due tipi: da una parte doveva riportare notizie dall'estero — e questo come camuffamento; dall'altra doveva dare segnali all'estero della perdurante presenza di una resistenza tedesca. Bonhoeffer era cosciente della stranezza della situazione in cui si trovava mettendo a disposizione dei servizi militari tedeschi — cioè nella realtà della resistenza — le sue relazioni ecumeniche. Su incarico dell'Abwehr e grazie alla disponibilità di passaporti e visti intraprese viaggi in Svizzera, Svezia, Norvegia e Italia.
Si svolsero in tre stadi.
1. Nel 1941 portò a conoscenza degli amici all'estero che esisteva e lavorava un'organizzazione politica sotterranea e fornì informazione ai propri gruppi.
2. Ricognizione degli obbiettivi di pace da parte alleata.
3. Nel 1942 incontrò Georg Bell, vescovo di Chichester nonché suo amico, e gli comunicò i singoli dettagli, compresi i nomi, del colpo di Stato che si stava preparando. Il governo inglese avrebbe dovuto appoggiare, in caso di riuscita, gli autori del colpo di Stato così da metterli in condizione di creare un nuovo governo.
Di lì a poco la situazione cominciò a farsi pericolosa.

La prigionia
Col fratello Klaus e il cognato Hans von Dohnani, entrò in contatto con l'ammiraglio Wilhelm Canaris, capo del servizio segreto militare (Abwehr), che con altri ufficiali stava organizzando una congiura per assassinare Hitler (il putsch del 20 luglio 1944), ma il 5 aprile del 1943 il capo del tribunale militare dr. Manfred Roeder e l'agente della Gestapo criminale Sonderegger lo arrestarono. La vita nella cella del carcere di Tegel, nei sobborghi di Berlino, fu all'inizio per Bonhoeffer un tormento. Soffriva dello stretto isolamento poiché ai guardiani era proibito parlare coi "politici".
Il procedimento contro Bonhoeffer si articolò durante la prigionia in tre fasi distinte.
La prima fase, iniziata con l'accusa e terminata con gli interrogatori di Roede (dall'aprile al luglio 1943). Le indagini abbracciavano quattro elementi: 1) l'esenzione al servizio militare disposta dalla Abwehr che aveva permesso a B. di sottrarsi al controllo della polizia di Stato e di svolgere il suo lavoro ecclesiastico; 2) l'«Operazione 7», cioè il trasporto di un gruppo di ebrei in Svizzera; 3) i viaggi all'estero che avevano poco a che fare con compiti militari; 4) la mediazione esercitata dalla Abwehr a favore di alcuni esponenti di spicco della Chiesa Confessante come Niesel, Bethge e altri. Bonhoeffer ha redatto in cella una nutrita serie di resoconti e note su questi interrogatori. Il tentativo di mettere allo scoperto i fatti cospirativi era fallito e per chi conduceva le indagini diveniva impossibile sollevare l'accusa di alto tradimento o di tradimento alla patria. Rimaneva solo l'accusa di "disfattismo in seno alle forze armate" a causa dell'esenzione dal servizio militare.
La seconda fase della prigionia fu caratterizzata alla preparazione al processo (fino all'aprile 1944).
I termini del processo furono spostati ripetutamente,finché gli amici del detenuto vennero a sapere (nell'aprile 1944) che non ci sarebbe stato nessun processo e che non si poteva fare nulla se non lasciare che la cosa venisse "insabbiata" fino al colpo di Stato.
Nella terza fase iniziò in cella il lavoro più fruttuoso. Alcuni teologi considerano le lettere di contenuto teologico che ha spedito dal 30 aprile 1944 come l'inizio di una nuova epoca teologica. Del fallimento del colpo di Stato egli seppe già alla sera del 20 luglio. Così il 21 luglio egli perse ogni speranza e si preparò al peggio.
In questo periodo (un anno e mezzo) produsse una serie di scritti che verrà poi raccolta nel volume Resistenza e resa, la sua opera più famosa, in cui rifletteva sul rapporto tra fede e azione, tra religione e mondo. A un compagno di prigionia italiano, che gli chiese come potesse un sacerdote partecipare a una cospirazione politica che prevedesse anche lo spargimento di sangue, disse:
«Quando un pazzo lancia la sua auto sul marciapiede, io non posso, come pastore, contentarmi di sotterrare i morti e consolare le famiglie. Io devo, se mi trovo in quel posto, saltare e afferrare il conducente al suo volante»
La squadra della Gestapo tardava ad arrivare. Passarono giorni, settimane. In questo periodo prese in considerazione l'idea di fuggire dal carcere. Il suo guardiano, il sottufficiale Knobloch, un operaio di Berlino nord, aveva collaborato nel periodo di prigionia di Bonhoeffer, a far uscire la sua corrispondenza clandestina. Una settimana dopo però il fratello Klaus e Schleicher vennero arrestati a causa della loro partecipazione al complotto, così Bonhoeffer non dette seguito al suo piano di fuga per non compromettere ulteriormente il fratello e i parenti. Nel frattempo la Gestapo aveva trovato dei documenti della Abwehr che dimostravano la partecipazione alla congiura di Bonhoeffer fin dal 1938. Hitler era fuori di sè. Revocò l'ordine di eliminazione immediata dei cospiratori al fine di accertare ulteriori ramificazioni. Questo spiega perché le esecuzioni furono rimandate per lungo tempo. Insieme ad altri congiurati, venne impiccato nel campo di concentramento di Flossenbürg all'alba del 9 aprile 1945, pochi giorni prima della fine della guerra.
Nel 1945 la Chiesa confessante offrì a Stoccarda la famosa ammissione di colpa:
«La chiesa [...] è rimasta muta dove avrebbe dovuto gridare, perché il sangue degli innocenti gridava al cielo... Essa è rimasta a guardare quando sotto la copertura del nome di Cristo si sono compiute violenze ed ingiustizie... La chiesa confessa di aver assistito all'uso arbitrario della forza brutale, alle sofferenze fisiche e spirituali di innumerevoli innocenti, all'oppressione, all'odio, all'assassinio senza levare la propria voce in loro favore, senza aver trovato vie per correre loro in aiuto. Essa si è resa colpevole della vita dei fratelli più deboli e indifesi di Gesù Cristo (gli ebrei)... Lo confessa... Non ha rinfacciato al calunniatore la sua ingiustizia e ha abbandonato il calunniato al suo destino».

▪ 1953 - Hans Reichenbach (Amburgo, 26 settembre 1891 – Los Angeles, 9 aprile 1953) è stato un filosofo della scienza tedesco.
Diede importanti contributi alla teoria della probabilità e all’interpretazione filosofica della teoria della relatività, della meccanica quantistica e della termodinamica.
Reichenbach dopo aver iniziato gli studi come ingegnere civile presso la Techinsche Hochschule di Stoccarda nel 1910 resosi conto di preferire gli studi teorici decise di studiare fisica, matematica e filosofia a Berlino, Göttingen, Monaco e Erlangen. Ebbe come docenti Ernst Cassirer, David Hilbert, Max Planck, Max Born e Arnold Sommerfeld. Si laureò all'università di Erlangen nel 1915, con una dissertazione sulla teoria della probabilità per la rappresentazione della realtà.
Prese parte alla prima guerra mondiale, sul fronte russo, servendo le forze armate tedesche nei reparti di radio-comunicazione. Fu rimosso dal fronte dopo due anni, per ragioni di salute. Ritornato a Berlino, Reichenbach lavorò come ingegnere capo-reparto in una ditta che produceva apparati audio.
In quegli stessi anni (1917-1920) fu uno dei pochi studenti che seguirono i corsi sulla teoria della relatività tenuti all'università di Berlino da Albert Einstein.
Le tesi relativiste colpirono Reichenbach spingendolo ad allontanarsi dalla visione kantiana, che aveva acquisito dal suo mentore Cassirer, per diventare uno dei principali esponenti del positivismo logico, in una visione volta maggiormente all'empirismo e al rifiuto dell'a priori kantiano. Proprio come maggiore assertore di questa nuova visione filosofica fu tra i fondatori nel 1928 della Berliner Gesellschaft für Empirische (Wissentschaftliche) Philosophie (Società berlinese per la filosofia empirica (scientifica)
L'incontro con la teoria relativistica fu al centro di tutta l'attività intellettuale di Reichenbach, che, in pochi anni, pubblicò quattro libri dedicati all'interpretazione filosofica di tale teoria:
Relativitätstheorie und Erkenntnis apriori (Teoria della relatività e conoscenza a priori) (1920),
Axiomatik der relativistischen Raum-Zeit-Lehre (Assiomatizzazione della teoria della relatività) (1924),
Von Kopernikus bis Einstein (Da Copernico ad Einstein) (1927) e
Philosophie der Raum-Zeit-Lehre (Filosofia dello spazio e del tempo) (1928).
Dal 1920 al 1926 Reichenbach insegnò al Politecnico di Stoccarda; gli argomenti dei suoi corsi comprendevano la teoria della relatività, la telegrafia senza fili, metodiche di misurazione e filosofia. Nel 1926, con l'aiuto di Einstein, Planck e Max von Laue, Reichenbach diventò assistente presso il dipartimento di fisica dell'università di Berlino; fu licenziato da tale incarico nel 1933, dopo la salita al potere di Adolf Hitler, a causa delle origine ebree da parte di padre. Reichenbach emigrò in Turchia, dove ottenne l’incarico di capo del dipartimento di filosofia dell'università di Istanbul. Nell'università turca i corsi, come nel resto d'Europa, erano suddivisi in studi scientifici e letterari e filosofia faceva parte di questa seconda categoria. Approfittando delle profonde rivoluzioni che Atatürk stava imprimendo in tutta la società, Reichenbach riuscì ad ottenere, nel suo piccolo, che gli studenti di filosofia dovessero seguire dei corsi della facoltà di scienze. Questa innovazione durò giusto il tempo della sua permanenza ad Istanbul, ma è indice chiaro di come egli ritenesse fondamentale che la filosofia affrontasse i temi e le questioni messi in campo dalle scienze contemporanee.
Nel 1938 si trasferì negli Stati Uniti, dove ottenne la cattedra di filosofia all’università della California di Los Angeles (UCLA), grazie all’aiuto di Charles Morris e all'interessamento di vari studiosi, tra i quali lo stesso Einstein. Reichenbach insegnò all'UCLA fino alla morte, avvenuta nel 1953, a causa di un infarto. Negli Stati Uniti Reichenbach pubblicò diversi libri, tra i quali:
Fondamenti filosofici della meccanica quantistica (1944),
Elementi di logica simbolica (1947),
Teoria della probabilità (1948),
La nascita della filosofia scientifica (1951).
Postumi sono stati pubblicati:
Leggi, modalità e controfattuali (1954) e
La direzione del tempo (1956).

Pensiero
È stato uno dei pensatori più significativi all'interno della corrente tedesca del neopositivismo.
Le sue opere sono caratterizzate, da un lato da una vena dogmatica scientista e dall'altro da una convinta difesa del sistema probabilistico della scienza.
Non a caso, Reichenbach osteggiò una visione della causalità deterministica applicata alle leggi della natura, appoggiando invece quella probabilistica.
 Indagò a fondo su due aspetti prioritari della scienza: la logica induttiva e la logica deduttiva; quest'ultima, secondo Reichenbach, non è in grado, a causa dei suoi limiti strutturali, di cogliere la realtà, mentre l'induttiva non può soddisfare le necessità.

▪ 1995 - Paola Borboni all'anagrafe Paolina (Golese, 1° gennaio 1900 – Bodio Lomnago, 9 aprile 1995) è stata un'attrice teatrale e attrice cinematografica italiana.
È stata una delle presenze storiche del teatro italiano. Ha partecipato anche a molti film, ha lavorato in radio ed è comparsa spesso in televisione, ma il suo vero mondo era il teatro, come lei stessa ha sempre detto.

▪ 1999 - Livio Labor (Leopoli, 1 luglio 1918 – Roma, 9 aprile 1999) è stato un giornalista, sindacalista e politico italiano, quinto presidente delleACLI , cattolico democratico, e Senatore della Repubblica.
Labor, figlio di genitori triestini nato in Polonia, ebbe incarichi nella presidenza delle ACLI fin dal 1955 come segretario per la formazione. Diventerà vicepresidente nazionale delle ACLI nel 1957, e quinto Presidente dal 10 dicembre 1961 al 22 giugno 1969. Era laureato in filosofia, saggista, giornalista e consulente per l' IRI e l'ENI. Esperto sui temi della formazione e del lavoro. Erano anni in cui si stava esaurendo il cosiddetto “collateralismo” tra il partito della Democrazia Cristiana e il mondo cattolico. Le ACLI si ponevano i problemi della scelta di collocazione culturale e politica dei cattolici di fronte alle scelte della Chiesa maturate con il Concilio Vaticano II e i papi Giovanni XXIII e Paolo VI. Dopo aver contribuito in massima parte alla decisione delle Acli di abbandonare il 'collateralismo' con la DC e stabilire il voto libero per tutti gli aclisti, lasciò l'associazione per non coinvolgerla nelle sue personali scelte politiche e fu sostituito alla presidenza da Emilio Gabaglio.
L'8 marzo 1969 fondò con Riccardo Lombardi, Franco Marini ed altri l'ACPOL (Associazione di cultura politica) che si sciolse alla vigilia delle elezioni del 1972, per partecipare alle quali Labor fondò il MPL (Movimento Politico dei Lavoratori), e un giornale (“Alternativa”).
Il partito di Labor non ebbe successo alle elezioni che erano elezioni anticipate e giunsero troppo presto, e nel 1972 decise di confluire nel PSI, in seno al quale Labor aderì alla corrente di Riccardo Lombardi.
Nel 1976 viene eletto Senatore nelle liste del PSI (collegio di Trento) nella VII Legislatura.
Dal 1982 fu presidente dell'ISFOL (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori).
Negli ultimi anni diede vita e presiedette il Comidan (Comitato di difesa dei diritti degli anziani).

* 2006 - Giuseppe Are (Orani, 1930 – Pisa, 9 aprile 2006) è stato uno storico italiano.
Allievo della Scuola Normale Superiore di Pisa, dove studiò sotto la guida di Delio Cantimori, è stato professore ordinario di Storia contemporanea dal 1971. Ha insegnato all'Università di Pisa e presso il St. Antony's College dell'Università di Oxford.
Ha condotto ricerche presso alcune importanti istituzioni nazionali e internazionali dedicando i suoi studi alle origini dello sviluppo industriale italiano e alla collocazione internazionale dell'economia italiana. Si è occupato principalmente di tre principali filoni di ricerca: le trasformazioni del capitalismo italiano, il Partito Comunista Italiano, l'istruzione superiore universitaria, dedicando a questi argomenti oltre quindici volumi e oltre cento fra saggi scientifici e interventi a convegni.
Collaboratore per trent'anni del Sole 24 Ore e fin dalla sua fondazione del supplemento culturale domenicale della medesima testata, ha collaborato con The Wall Street Journal, il Corriere della Sera, La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Piccolo e con le riviste Affari Esteri, Il Mulino, Il Politico.