Il calendario del 31 Agosto

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Eventi

* 1056 - L'Imperatrice Bizantina Teodora muore senza figli, ponendo fine alla dinastia macedone

* 1864 - Guerra di secessione americana: Le forze dell'Unione guidati dal Generale William T. Sherman lanciano l'assalto ad Atlanta, Georgia, difeso dalle truppe confederate del Generale John Bell Hood

* 1897 - Thomas Edison brevetta il Kinetoscopio, la prima cinepresa

* 1907 - Regno Unito, Russia e Francia formano la Triplice Intesa

* 1920 - Il primo giornale radio viene trasmesso da Detroit (Michigan)

* 1939 - Truppe tedesche, travestite con delle divise polacche, attaccano la stazione radiofonica di Gleiwitz.Hitler usa questo finto attentato come pretesto per la Seconda guerra mondiale.

* 1942 - L'SS tedesca, attua la prima deportazione degli ebrei (5000 circa) dal ghetto di Ternopil al campo di sterminio di Belzec.

* 1943 - Bombardamento alleato su Pisa, dai 900 ai 2000 morti, oltre a 2500 case distrutte.

* 1945 - Fu fondato il primo Partito Liberale dell'Australia, grazie a Robert Menzies.

* 1957 - La Malesia ottiene l'indipendenza dal Regno Unito

* 1962 - Trinidad e Tobago diventa indipendente

* 1967 - viene chiusa la Ferrovia della Valle Seriana collegante Bergamo a Clusone

* 1978 - I fondatori dell'Esercito di Liberazione Simbionese: William ed Emily Harris, vengono ritenuti colpevoli di aver rapito nel 1974 Patricia Hearst, erede di un impero editoriale

* 1980 - In Polonia viene fondato il sindacato Solidarność

* 1991 - Il Kirghizistan dichiara l'indipendenza dall'Unione Sovietica

* 1994 - L'IRA dichiara la "completa cessazione di tutte le operazioni militari"

* 1997 - Diana, Principessa del Galles muore in un incidente stradale a Parigi.

* 1998 - La Corea del Nord lancia Kwangmyongsong, il suo primo satellite

* 1999 - Il primo di una serie di attentati a Mosca uccide una persona e ne ferisce 40

* 2004 - La passione di Cristo di Mel Gibson viene pubblicato su DVD e VHS negli Stati Uniti, vendendo circa 4.1 milioni di copie in un giorno

Anniversari

* 1240 -Raimondo Nonnato (Portell, 1204 – Cardona, 31 agosto 1240) è stato un religioso spagnolo dell'Ordine dei Mercedari: è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.
Raimondo, detto Nonnato (cioè "non nato", per il fatto di non essere stato partorito, ma estratto dal corpo dalla madre che era appena morta), fu tra i primi compagni di san Pietro Nolasco nell'Ordine della Beata Vergine della Mercede, fondato nel 1218.
Svolse la sua missione in Africa, dove si consacrò alla liberazione e alla conversione degli schiavi: egli stesso venne ridotto in schiavitù, ma venne liberato e nel 1239 venne creato cardinale da papa Gregorio IX. Morì mentre si recava a Roma per ricevere la berretta.

Il culto
Il culto tributatogli dai fedeli sin dalla morte, ottenne l'approvazione pontificia solo con Urbano VIII (9 maggio 1626); il 7 agosto 1657 Alessandro VII ordinò che il suo nome venisse incluso nel Martirologio Romano e Clemente IX volle che il suo culto vennisse esteso a tutta la cattolicità (13 agosto 1669).
Il 10 marzo 1681 papa Innocenzo XI fissò la sua memoria liturgica al 31 agosto.

* 1864 - Ferdinand Lasalle (Breslavia, 11 aprile 1825 – Carouge, 31 agosto 1864) è stato uno scrittore, politico e agitatore tedesco.
Di inclinazione democratica, passò poi al socialismo. Prese parte attiva nella rivoluzione del 1848-49 e conobbe Marx e Engels, con i quali ebbe uno scambio epistolare fino al 1862. Inizialmente discepolo di Marx, ebbe poi forti divergenze su diverse questioni anche teoriche (come ad esempio sulla "legge bronzea del salario"). Nel 1863 fondò l'Associazione generale degli operai tedeschi. Marx condannò l'associazione che aveva obiettivi molto più moderati rispetto alle sue idee rivoluzionarie. Lassalle era infatti convinto che il miglioramente delle condizioni del proletariato potesse essere raggiunto attraverso il suffragio universale maschile che avrebbe permesso alle classi sociali diseredate di prendere il controllo dello Stato borghese dal suo interno senza la necessità di rovesciarlo con la rivoluzione. Intrattenne anche rapporti politici con Bismarck. Anche per questo legame Marx lanciò aspre invettive: Lassalle infatti sosteneva la causa dell'unificazione della Germania e vedeva in Bismarck, per il quale nutriva una grandissima stima, l'uomo più adatto. Ciò era in forte opposizione con le idee marxiane che condannavano l'adesione a qualunque istanza nazionalista, contraria alla causa del proletariato. Invece Lassalle inizialmente riuscì anche a raggiungere un accordo con il primo ministro cercando per l'appunto di ottenere in Prussia il suffragio universale, che lo stesso Bismarck vedeva comunque come strumento utile per indebolire la classe borghese liberale, nemica sia degli junker reazionari (almeno in questi primi anni di governo) sia dei socialdemocratici. Tuttavia l'accordo non si concretizzò anche per la morte precoce di Lassalle, morto in duello

* 1867 - Charles Pierre Baudelaire (Parigi, 9 aprile 1821 – Parigi, 31 agosto 1867) è stato un poeta, scrittore, critico letterario e traduttore francese. È considerato uno dei più celebri e importanti poeti del XIX secolo, esponente chiave del simbolismo e grande innovatore del genere lirico. I fiori del male, la sua opera maggiore, è considerata uno dei classici della letteratura francese e mondiale.

La giovinezza
Charles Baudelaire nacque a Parigi, in Francia, nel 1821. Suo padre si chiamava Joseph-François Baudelaire, si trattava di un ex-sacerdote e capo degli uffici amministrativi del Senato, amante della pittura e dell'arte in genere; come prima moglie ebbe Jeanne Justine Rosalie Jasminla, dal quale ebbe Claude Alphonse Baudelaire, fratellastro del poeta. La madre era la ventisettenne Caroline Archimbaut-Dufays, sposata da Joseph-François dopo la perdita della prima moglie, il 9 aprile 1821 in una casa del quartiere latino, in rue Hautefeuille n°13. All'età di sei anni Baudelaire restò orfano del padre, allora sessantenne, sepolto nel cimitero di Montparnasse. Caroline, l'anno successivo, decise così di sposarsi con Jacques Aupick, un tenente colonnello che, a causa della sua rigidità, si guadagnò ben presto l'odio del giovane Charles.
Nel 1833 viene iscritto dal padre al Collegio reale di Lione, città dove si trasferì la famiglia a causa del lavoro del padre. Al gennaio 1836 risale il ritorno a Parigi, dove Aupick ricevette una promozione a colonnello; all'età di 14 anni Baudelaire inizierà a frequentare il collegio "Louis-le Grand", con risultati altalenanti. Ne fu espulso nel 1839, nonostante il suo buon profitto (nel 1837, infatti, ottenne il secondo premio di composizione in versi latini), per indisciplina: si era infatti rifiutato di consegnare al professore un biglietto che un compagno gli aveva passato in classe. Nonostante questo inconveniente, Baudelaire riesce pochi mesi dopo a conseguire il diploma "baccalauréat", al lycée Saint-Louis.
Dopo aver ottenuto la laurea, il giovane si mostra indeciso sul proprio futuro ed insofferente alle scelte che Aupick aveva in mente per lui; si appassiona però alla carriera letteraria, che lo porta a conoscere artisti e scrittori dediti ad uno stile di vita bohémien, che lo spinse per altro ad accumulare debiti. Durante questo periodo comincia inoltre a frequentare prostitute e contrae presumibilmente la gonorrea e la sifilide. Nel 1841, a causa della frequentazione di cattivi ambienti e del suo stile di vita dissoluto, su decisione del consiglio di famiglia fu imbarcato su una nave diretta in India, la Paquebot des Mers du Sud. Nonostante ciò il giovane Baudelaire decise di non portare a termine il viaggio e quindi si imbarcò sulla nave Alcide facendo ritorno in Francia. Da questa esperienza nacque la passione per l'esotismo che si rifletterà in seguito nella sua opera di maggior successo: I fiori del male.
Dieci mesi dopo la sua partenza per l'India, una volta rientrato a Parigi, Baudelaire comincerà a svolgere una vita da bohemien grazie all'eredità paterna, proseguendo la sua vita all'insegna della carriera letteraria. È in questo periodo che comincia a scrivere le prime composizioni de I fiori del male, affermandosi inoltre come critico d'arte e giornalista. Nel 1842 si avvicinò alla figura di Gautier, prendendolo a modello sia nell'ambito spirituale che in quello artistico, e nello stesso periodo incontrò Jeanne Duval, "La Venere Nera", figlia illegittima di una prostituta di Nantes, con la quale visse un'appassionata storia d'amore che diverrà per il poeta fonte di notevoli spunti letterari. Il lussuoso stile di vita portò Baudelaire nel frattempo a prendere alloggio al centralissimo Hotel de Pimodan sull'isola di Saint-Louis dove, nello studio, teneva il proprio ritratto, opera di Pierre Dufay, frutto della sua repentina celebrità come dandy; le tende oscuravano solo la parte inferiore della finestra sulla Senna, così da lasciar vedere esclusivamente il cielo.

La carriera
Nonostante non avesse pubblicato ancora nessuna opera, già nel 1843 Baudelaire era conosciuto nei circoli letterari Parigini come un dandy dedito a spese e lussi che spesso non poteva neppure permettersi, circondandosi di opere d'arte e libri; i generosi dispendi economici del suo tenore di vita intaccarono rapidamente la metà del patrimonio paterno costringendo la madre, dietro consiglio del patrigno, ad interdire il giovane ed affidare il suo patrimonio ad un notaio. In questo periodo conobbe Balzac, e continuò a produrre alcuni dei componimenti de I fiori del male. Al 1845 risale la prima pubblicazione, la recensione critica del Salon del 1845; il lavoro di Baudelaire si guadagnò parecchie attenzioni in campo artistico, per l'audacia delle idee esposte e per la competenza dimostrata dall'autore.
A questo primo "successo" personale faceva contrasto però il suo stile di vita: sempre più pressato da debiti, dubbioso sul proprio futuro, solo e con una condizione psicologica precaria, Baudelaire tentò per la prima volta il suicidio. Si ferì soltanto lievemente e superò il trauma fisico con una convalescenza relativamente breve; la madre, nonostante il figlio stesse vivendo un periodo evidentemente disastroso, non lo andò mai a visitare ignorando le sue richieste, probabilmente per ordine di Aupick.
Nel 1846 Baudelaire si occupa nuovamente del Salon, collaborando con riviste e giornali attraverso articoli, saggi e critiche d'arte. Allo stesso anno risale anche l'importante esordio come poeta con l'opera A una signora creola, mentre l'anno successivo pubblicherà la novella La Fanfarlo. Nel 1848 prende parte ai moti rivoluzionari parigini, seppure la sua posizione politica non fosse radicata e difesa con convinzione, quanto spinta dalla foga del momento e dalla situazione storico-sociale parigina.
La vita di Baudelaire nei primi anni della seconda metà del '800 permaneva nelle medesime condizioni di precarietà provate nei periodi passati, tra alloggi momentanei, debiti pressanti, lavori altalenanti ed una salute cagionevole. Inizia ad amare la musica di Richard Wagner (dopo aver ascoltato il preludio del Lohengrin e del Tannhäuser) e lo scrittore Edgar Allan Poe, a cui dedicherà diversi articoli e personali traduzioni in francese; queste ultime raggiungeranno un discreto successo, venendo pubblicate su Le Pays.
La prima edizione de I fiori del male, con le note di Baudelaire.
Poe ed il romanzo gotico rappresenteranno per Baudelaire una potente influenza, che risulterà più evidente in svariati componimenti de I fiori del male. Il suo impegno giornalistico si determinò inoltre nelle varie critiche d'arte, pagine di grande modernità ed originalità che si fondono profondamente con l'estetica del tempo e con la poetica dei suoi versi.

I fiori del male
Fleurs du Mal: il titolo di quest'opera riassume a pieno l'idea di bellezza propria del poeta francese. Il male, come il bene, ha i suoi fiori, le sue bellezze. Il male risulta però più attraente e più accattivante. Quest'opera evoca il "viaggio" immaginario, tipico della concezione di vita di Baudelaire. Si parte infatti dall'angoscia di vivere (Spleen), al quale si contrappone da una parte un ideale divino (Idéal), fatto di corrispondenze naturali (voyage artistique par les correspondences), d'amore e bellezza (voyage d'amour dans un monde idéal), al quale si può arrivare solo tramite la bellezza ideale, LUXE CALME VOLUPTE' (Invitation au voyage). Dall'altra parte abbiamo poi la morte, altra fonte di salvezza. Ci arriviamo attraverso il male, la ribellione contro tutto ciò che ci circonda, con l'utilizzo di droghe e alcol (Enivrèz Vous).
I fiori del male esprimono dunque la vita secondo Baudelaire, divisa nelle seguenti sezioni: Spleen et Idéal, Tableaux Parisiens, Le Vin, Fleurs du Mal, Révolte, La Mort. Nel 1857 l'editore Poulet-Malassis pubblica in 500 copie la raccolta di cento poesie intitolata I fiori del male (Les fleurs du mal) che verrà sequestrata qualche mese dopo, facendo finire Baudelaire e l'editore sotto processo con l'accusa di pubblicazione turpe e oltraggiosa. L'esito del processo porterà alla censura di sei poesie (verranno pubblicate a parte a Bruxelles col titolo I relitti) e ad una pena pecuniaria di 300 franchi poi ridotta a 50 franchi grazie all'intervento dell'imperatrice Eugenia.

Gli ultimi anni
Nel 1860 venne colto da una prima crisi cerebrale e nel 1861 tentò per la seconda volta il suicidio. Nel 1864 dopo essere stato rifiutato all'Acadèmie française decise di recarsi a Bruxelles con la speranza di ricavare del denaro per mezzo di alcune conferenze. La monotonia e la noia di questo periodo rivivono nei pessimistici pensieri di Il mio cuore messo a nudo e nella ferocia delle Amenità belgiche, opere a cui lavora con crescente disperazione e che rimarranno soltanto abbozzate.
Nel 1866 a causa di un attacco di emiplegia e di afasia rimase paralizzato nel lato destro del corpo; ormai malato, cercò sollievo nelle droghe ma nel 1867, dopo una straziante agonia, morì a soli 46 anni. Venne sepolto a Parigi nel cimitero di Montparnasse nella tomba di famiglia senza alcun particolare epitaffio, insieme al padre adottivo ed, in seguito, alla madre. Nel 1949 la Corte di Cassazione francese decise di riabilitare opere e memoria del poeta scomparso.

Il personaggio
Il personaggio "Charles Baudelaire" ha alimentato il mito del bohemien, lo studente povero o presunto tale, amante dei piaceri notturni, dell'assenzio e delle novità in fatto di costumi e di arte. Generazioni di studenti e di poeti si sono ispirati e ancora oggi si ispirano al poeta parigino. Figura in parte contrapposta in parte collocata al fianco del dandy e dell'esteta, Baudelaire incarna quella visione di gioventù romantica dedita all'eccesso e alla poesia, un po' cupa e rivoluzionaria.
Da sempre l'autore dei "Fiori del male" è stato assunto a vessillo antiborghese della contrapposizione produttiva, di quel mito romantico che vede nel giovane che si allontana dalla famiglia e che si dedica a droghe, all'alcol e all'arte non un problema della "societas" ma un portatore del nuovo ed un artista all'avanguardia. Baudelaire infatti con i suoi scritti e la sua vita rappresenta tuttora l'artista e il poeta maledetto, figura iconografica che segna ancora profondamente la visione dell'intellettuale e del poeta ai giorni nostri.

Simbolismo e allegorismo
Il senso di disagio provocato dalla violenta trasformazione socio-economica dell'Ottocento si è manifestato in due diverse poetiche nell'opera di Baudelaire. La prima, quella del simbolismo, è generata da un grande desiderio di ritrovare quel forte legame tra la società pre-industriale e la natura. Sono poste in risalto le analogie tra uomo e natura e sono accostati i diversi messaggi sensoriali provenienti dal mondo naturale, espressi attraverso la figura retorica della sinestesia.
La seconda, l'allegorismo, deriva dal tentativo di sottolineare il profondo distacco della vita rispetto alla nuova realtà industriale, proponendo al lettore spunti di riflessione che richiedono un'attività razionale per essere compresi. Però il suo allegorismo rappresenta anche il rifiuto dell'oggettivismo scientifico, che tarpa la fantasia per richiuderla entro regole logiche, con ciò privando l'uomo del suo bene più prezioso.

* 1895 - Ely Samuel Parker (Indian Falls (New York), 1828 – Fairfield (Connecticut), 31 agosto 1895) è stato un militare e politico nativo americano, che ricoprì importanti incarichi nell'esercito e nel governo degli Stati Uniti. Nato Hasanoanda, in seguito noto come Donehogawa, era un irochese della tribù Seneca e nacque ad Indian Falls (New York) (allora parte della Riserva Tonawanda). Durante la Guerra di secessione americana, scrisse la bozza finale delle condizioni di resa dei Confederati ad Appomattox. In seguito, nel corso della sua carriera, Parker salì fino al grado di brigadiere generale, una promozione che fu retrodatata al giorno della resa.

Carriera
Parker iniziò la sua carriera nel servizio statale lavorando come traduttore per i capi Seneca nei loro rapporti con le agenzie del governo. Nel 1852 fu proclamato sachem dei Seneca con il nome di Donehogawa, "Custode della Porta Occidentale". Parker studiò legge lavorando per i consueti tre anni in uno studio legale ad Ellicottville (New York) e fece poi domanda per sostenere l'esame di abilitazione. Non gli fu però permesso di sostenerlo perché non era un bianco,[2] sebbene altre fonti dicano che la ragione addotta fosse che non era un cittadino statunitense.[3] (Tutti gli Indiani americani non ricevettero la cittadinanza fino all'Indian Citizenship Act del 1924.)[4] Studiò poi ingegneria al Rensselaer Polytechnic Institute di Troy (New York) e lavorò come ingegnere civile fino alla Guerra di secessione. All'approssimarsi della guerra, Parker tentò di radunare un reggimento di volontari irochesi per combattere nelle file dell'Unione, ma fu respinto dal governatore di New York Edwin D. Morgan. Cercò poi di arruolarsi nell'esercito dell'Unione come ingegnere, ma gli fu detto dal segretario alla guerra Simon Cameron che non poteva poiché era indiano.[5] Intervenne allora Ulysses S. Grant, amico di vecchia data di Parker, le cui forze soffrivano di una penuria di ingegneri; Parker si unì a Grant a Vicksburg. Fu nominato capitano nel 1863 e salì poi al grado di brigadiere generale. Parker divenne l'aiutante di Ulysses S. Grant ed era presente quando il generale conferato Robert E. Lee si arrese nella Battaglia di Appomattox nell'aprile 1865. I documenti della resa furono vergati con la sua calligrafia. Durante questa resa, Lee scambiò Parker per un nero, ma si scusò dicendo: "Sono contento di vedere qui un vero americano". A quanto si dice, Parker rispose: "Siamo tutti americani, signore". Dopo la Guerra di secessione, nel 1869 Grant, divenuto nel frattempo Presidente degli Stati Uniti, chiamò Parker a ricoprire l'incarico di capo dell'Ufficio per gli affari indiani (Bureau of Indian Affairs), che mantenne fino al 1871. Lasciato il servizio del governo, Parker si dedicò al mercato finanzario, ma alla fine perse la fortuna che aveva accumulato. Visse i suoi ultimi anni in povertà morendo a Fairfield (Connecticut) il 31 agosto 1895. Il suo corpo fu esumato e trasferito al Forest Lawn Cemetery a Buffalo (New York), per riposare insieme ad altri notabili della parte occidentale dello stato di New York, il 20 gennaio 1897. La carriera di Parker e la sua influenza sui Nativi americani contemporanei sono ben descritte nel capitolo 8 del volume Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, di Dee Brown. Si dice anche che egli abbia contribuito ad iniziare la costruzione della città di Parker, in Arizona, che sarebbe stata chiamata così in suo onore. Tuttavia, si dovrebbe notare che vi è un altro individuo con il cognome di Parker cui è ugualmente attribuito questo riconoscimento.

Note
1. ^ Ely Samuel Parker
2. ^ Dee Brown, Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, Milano, Mondadori, 1994. ISBN 978-88-04-42383-6
3. ^ Seneca Chief Fought Greed, Injustice, di Gerry J. Gilmore, American Forces Press Service
4. ^ The Indian Citizenship Act (1924) (43 Stat. 253, ante, 420)
5. ^ Arthur Parker, The Life of General Ely S. Parker, Buffalo Historical Society, 1919. 102-3 (ristampa 2005, ISBN 1-889246-50-6)

* 1920 - Wilhelm Maximilian Wundt (Mannheim, 16 agosto 1832 – Lipsia, 31 agosto 1920) è stato uno psicologo e fisiologo tedesco.
È divenuto per la storia della psicologia "il padre fondatore" della disciplina (Blumenthal, 1979), grazie al suo contributo teorico e sperimentale. Secondo Wundt la psicologia deve usare il metodo sperimentale per studiare le funzioni elementari della mente (come sensazione e percezione), per conferire oggettività alla psicologia. Per quanto riguarda quella che Wundt chiama la "psicologia dei popoli" (Völkerpsychologie), ovvero lo studio del ruolo della cultura nella costruzione delle funzioni psicologiche superiori (memoria volontaria, ragionamento, linguaggio, apprendimento), la psicologia deve però servirsi dell'osservazione.
Viene ricordato principalmente per la fondazione del primo laboratorio di psicologia sperimentale (a Lipsia, nel 1879), ma anche per l'immensa produzione scritta; si stima infatti che egli abbia scritto o rivisto in media 2,2 pagine al giorno tra il 1853 ed il 1920.
Wundt fu uno dei primi scienziati a tentare di stabilire dei criteri oggettivi riguardo al comportamento umano. A tale scopo fondò un Laboratorio di Psicologia a Lipsia nel 1879 per raccogliere i dati empirici delle sue ricerche ed analizzarne i risultati secondo i criteri delle scienze naturali. Il "Laboratorio di Wundt", composto da tre stanze e dotato di un'attrezzatura all'inizio piuttosto "povera", divenne in breve tempo il luogo dove si formò la prima generazioni di psicologi sperimentali europei, alla fine dell'Ottocento. La data del 1879 è tradizionalmente considerata la "data di nascita" della Psicologia, intesa nella sua accezione moderna e sperimentale.
Il suo metodo è chiamato strutturalista perché cercava la struttura latente della mente, valutando per mezzo di test la percezione soggettiva degli stimoli provenienti dall'esterno. Wundt è definito un "elementarista", poiché scompone le funzioni psichiche in elementi singoli che possono essere presi in esame attraverso un approccio analitico.
La metodologia di ricerca utilizzata dallo psicologo tedesco, detta introspezione, era basata sullo studio descrittivo delle sensazioni che il soggetto sperimentale provava durante le fasi dell'esperimento. A tal proposito venivano eseguiti esperimenti su persone preparate a eseguire tale metodologia; il soggetto veniva sottoposto ad uno stimolo che lo psicologo poteva controllare, e poi il soggetto aveva il compito di descrivere i processi sensoriali esperiti con minuziosa cura.
L'opera di Wundt esercitò una notevole influenza sullo psichiatra tedesco Emil Kraepelin (1856-1926), creatore della prima classificazione dei disturbi mentali.

* 1941 - Marina Ivanovna Cvetaeva, o Svetaeva, pronunciato Zvetàieva (Mosca, 8 ottobre 1892 – Elabuga, 31 agosto 1941), è stata una poetessa e scrittrice russa.
Nata a Mosca, fu una delle voci più originali della poesia russa del XX secolo e l'esponente più di spicco del locale movimento simbolista; il suo lavoro non fu ben visto dal regime staliniano, anche per via di opere scritte negli anni venti che glorificavano la lotta anticomunista dell'"armata bianca", in cui il marito Sergej Jakovlevič Efron militava come ufficiale; quest'ultimo, insieme al figlio e alla stessa Cvetaeva lasciarono Parigi per Mosca nel 1939, per poi venire arrestati e sparire. La poetessa rimasta sola, smarrita, una domenica d'estate del 1941 s'impicca nella camera che ha affittato nella casetta di due pensionati. La riabilitazione della sua opera letteraria avvenne solo a partire dagli anni sessanta, vent'anni dopo la sua morte.
La poesia della Cvetaeva unisce l'eccentricità a un rigoroso uso della lingua, non priva di metafore paradossali. Se durante la prima fase creativa, la Cvetaeva risentì dell'influenza di Majakovskij e del suo vigore poetico, in seguito se ne distaccò grazie alla sua cultura basata sui romantici tedeschi, e quindi si accostò maggiormente sia a Pasternak sia all'animo poetico di Puskin.
Tra i suoi temi rientrano l'emotività e la sessualità femminili, malviste dalla rigorosa censura staliniana.

* 1948 - Andrej Aleksandrovič Ždanov (Mariupol' , Ucraina, 26 febbraio secondo il calendario gregoriano, 14 febbraio secondo il calendario giuliano 1896 – Mosca (Russia), 31 agosto 1948) è stato un politico sovietico. Nel periodo staliniano fu l'arbitro della linea culturale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica e Presidente del Presidio del Soviet Supremo dell'URSS (1945-1948). Morì nel 1948 in circostanze oscure e misteriose.
Ždanov fu inflessibile nell'imporre il cosiddetto realismo socialista e nel liquidare ogni fermento di libertà essendo promotore di una serie di azioni atte a censurare la produzione artistica e letteraria in Unione Sovietica. Le opere non ritenute conformi agli ideali del partito venivano accusate di "formalismo" e censurate; gli autori di queste "deviazioni" venivano ammoniti pubblicamente; l'opera Lady Macbeth del distretto di Mzensk, del celebre compositore Dmitrij Šostakovič venne pesantemente accusata nel gennaio del 1936 tramite un articolo apparso sulla Pravda, intitolato Caos anziché musica. Il triennio detto Ždanovščina ("Era di Ždanov", 1946-48) segna il culmine di questa situazione di controllo e repressione.
Solo dopo anni, con Nikita Khruščёv, si venne a sapere della tragica fine riservata a scrittori ed artisti che intesero difendere la libertà della cultura dal regime. Dal 1948 e fino al 1989 la sua città natale in suo onore ha preso il nome Ždanov.

* 1963 - Georges Braque (Argenteuil, 13 maggio 1882 – Parigi, 31 agosto 1963) è stato un pittore e scultore francese, che assieme a Pablo Picasso è stato l'iniziatore del cubismo.
Georges Braque passò l'infanzia e la prima giovinezza a Le Havre. Frequentò i corsi serali alla scuole di belle arti dal 1897 al 1899. Si trasferì poi a Parigi, dove fu apprendista presso un maestro decoratore ed ottenne l'abilitazione nel 1901. L'anno seguente si iscrisse all'Academie Humbert che frequentò fino al 1904, e dove incontrò Marie Laurencin e Francis Picabia.
Durante l'inverno del 1905-1906, dopo essersi formato all'École des Beaux-Arts di Parigi e subendo l'influenza dell'opera di Henri Matisse, cominciò a dipingere alla maniera dei fauves, ricorrendo all'uso di colori brillanti e sfruttando la libertà della composizione: fanno parte di questo periodo opere quali Paysage à l'Estaque (1906, Museo dell'Annonciade, Saint-Tropez).
Il 1907 fu un anno determinante nella formazione dell'artista che visitò la retrospettiva su Paul Cézanne presentata in occasione del Salon d'automne, venne in contatto con Picasso impegnato nella realizzazione di "les madamoiselles d avignon" e cominciò a nutrire un considerevole interesse per l'arte primitiva. Ricorrendo a volumi geometrici e riducendo la tavolozza alle tonalità del verde e del bruno, Braque cercò di dare forma e di costruire lo spazio esistente tra i volumi della composizione senza l'ausilio di artifici quali la prospettiva e il chiaroscuro. In Grand Nu (1908, collezione privata, Parigi) egli costruisce l'anatomia con ampie e brevi pennellate che suggeriscono i volumi chiusi in una spessa e nera linea di contorno. Applicò questi stessi principi di costruzione geometrica sia ai paesaggi sia alle nature morte.
Tra il 1909 e il 1914 i progressi nell'arte plastica di Braque e Picasso furono favoriti da una proficua amicizia. Da questo stimolante connubio nacque una nuova visione dello spazio pittorico, che presenta oggetti smembrati e sfaccettature creati dallo spezzettarsi dei piani: è la fase del cosiddetto cubismo analitico. In Violon et Palette (1909, Guggenheim Museum, New York), la rappresentazione così creata di un violino ne sottolinea i contrasti della composizione; allo spettatore vengono in questo modo offerti tutti i piani di una visione prospettica ridotta alla superficie del quadro e chiusa in uno stesso e coerente volume. La parte superiore del dipinto, dove appare raffigurato un chiodo che sostiene una tavolozza, simboleggia ironicamente le due possibilità della ricerca pittorica. Nello sforzo di rappresentare volumi sempre più complessi per renderli in ogni loro sfaccettatura, le tele di Braque divennero pressoché indecifrabili, a dispetto dell'astrazione che tanto aveva ricusato. Per questo, nell'autunno del 1911, egli introdusse nei suoi quadri segni riconoscibili quali lettere e cifre stampate (Le Portugais, 1911, Kunstmuseum, Basilea) e, l'anno seguente, sperimentò la tecnica del collage che gli consentì di creare una sintesi di elementi diversi per descrivere con chiarezza un oggetto attraverso la dissociazione di forme e colori. La proficua collaborazione tra Braque e Picasso si interruppe nel 1914, quando Braque fu chiamato alle armi.
Dopo la prima guerra mondiale,durante la quale rimase ferito, lavorò autonomamente e sviluppò uno stile più personale, caratterizzato da colori vivaci e superfici a trama e, dopo il suo trasferimento sulla costa della Normandia, dalla ricomparsa della figura umana. Ritrasse anche nature morte, vedute d'interni e paesaggi marini: sono di questo periodo le serie degli Ateliers (1948-1955) e degli Uccelli (1955-1963). Nel 1948 ottenne il primo premio per la pittura alla XXIV

* 1969 - Rocky Marciano, pseudonimo di Rocco Francis Marchegiano (Brockton, 1 settembre 1923 – Newton, 31 agosto 1969), è stato un pugile statunitense.
È stato un pugile italo-americano e il campione del mondo di pugilato dei pesi massimi dal 23 settembre 1952 al 30 novembre 1956. L'unico a ritirarsi imbattuto.

* 1973 - John Martin "Jack" Feeney, più noto come John Ford, ma anche come Jack Ford (Cape Elizabeth, 1 febbraio 1894 – Palm Desert, 31 agosto 1973), è stato un regista e attore statunitense, famoso soprattutto per l'imponente produzione di film western e il record di 4 Oscar alla regia.
Attivo fin dagli anni del cinema muto, John Ford è unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi registi della storia del cinema: registi quali Akira Kurosawa, Martin Scorsese, Sam Peckinpah, Peter Bogdanovich, Sergio Leone, Clint Eastwood, Wim Wenders, Francois Truffaut, hanno apertamente ammesso la notevole influenza che i film di Ford hanno avuto sulle loro opere. Orson Welles lo ha considerato a più riprese come «...il più grande regista di sempre.»: della sua prolifica opera si sono occupati grandi critici, da Truffaut a Jean-Luc Godard. Alla fama e al successo di Ford, a cui la cinematografia western è indissolubilmente associata, contribuì anche la collaborazione con attori di grande successo popolare, in particolare John Wayne (insieme girarono 21 film), ma anche Henry Fonda, John Carradine e Lee Marvin.

* 1974 - Gianna Manzini(Pistoia, 24 marzo 1896 – Roma, 31 agosto 1974) è stata una scrittrice italiana.
Nasce a Pistoia il 24 marzo 1896, da una agiata famiglia della borghesia locale, i genitori dopo alcuni anni decidono di separarsi a causa di contrasti tra le idee anarchiche del padre e il perbenismo conservatore della madre. La separazione dei genitori lascia nell'animo sensibile della bambina un segno indelebile, che viene ancora più acuito quando dopo alcuni anni, già giovane donna, nel suo animo s'instaurano sensi di colpa e il rimorso per non essere stata vicina al padre quando, per avere partecipato ad alcune cospirazioni al regime fascista instaurato da poco, e consigliato da Mussolini in persona di ritirarsi in volontario esilio in un piccolo paese di montagna, dopo alcuni anni di confino nell’Appennino Pistoiese Cutigliano, muore nel 1925 in seguito ad una premeditata aggressione fascista.
Dopo la separazione dei genitori, all'inizio dell'autunno del 1914 si sposta con la mamma a Firenze, per completare gli studi, città di cui rimane colpita ed entusiasta. Si iscrive e frequenta con grande profitto i corsi di Letteratura all'università di Firenze partecipando al vivace dibattito culturale nato tra la fine della Prima guerra mondiale e l'insorgere del Fascismo. Mentre sta preparando la tesi di laurea, sulle opere ascetiche di Pietro l'Aretino,conosce Bruno Fallaci, responsabile della terza pagina del quotidiano la Nazione: è il classico colpo di fulmine, in breve tempo, nei giorni di Natale del 1920, si sposano. Il quotidiano nella edizione serale nell'estate dello stesso anno aveva già pubblicato un racconto, il primo di una lunga serie nei quali si notano in modo sempre più evidente la qualità e le ragioni della sua prosa.
Nel 1928 pubblica il suo primo romanzo Tempo innamorato accolto come una ventata di novità dalla critica, recensito da Emilio Cecchi, si merita anche l'attenzione di André Gide e Valery Larbaud. Incomincia a collaborare alla rivista letteraria Solaria, e in questo ambiente colto e attento alle nuove proposte conosce Arturo Loria, Alessandro Bonsanti, Prezzolini, De Robertis e il giovane Montale che a proposito del primo libro della Manzini scrive "ha fatto già molto e molto ancora può fare per il romanzo italiano".
Nel 1930 è l'unica donna scelta da Enrico Falqui e da Elio Vittorini per l'antologia Scrittori Nuovi, ma con il successo e l'apertura verso la narrativa europea arriva la crisi coniugale, nel 1933 si separa definitivamente dal marito, lascia la tanto amata Firenze, da un taglio al suo passato e insieme ad Enrico Falqui si trasferisce a Roma. La città in un primo momento le si dimostra ostile, la sua relazione amorosa è tempestosa, ma trova con il tempo un equilibrio sentimentale e il luogo dove mettere definitivamente le radici.
Nell'immediato dopoguerra proprio con Falqui fonda la rivista Prosa: l'avventura editoriale durerà poco, la rivista svolgeva un ruolo di primo piano nel dibattito spinoso sulla narrativa, ospitando gli scritti di Virginia Woolf, Thomas Mann, Jean-Paul Sartre e Paul Valéry.
In concomitanza con il suo impegno letterario incomincia per la Manzini a Roma anche una frivola e lunga attività di cronista di moda, prima sul quotidiano Giornale d'Italia, poi su il settimanale Oggi. Più tardi sulla rivista La Fiera Letteraria tiene una rubrica fissa che firma con gli pseudonimi di Pamela e Vanessa, scrive articoli scanzonati, pensieri estrosi, distrazioni che concede ad un impegno sempre stato tirannico e assoluto.
Dopo la stesura tormentata e lunga del racconto Lettera all'Editore nel 1945 che segna il punto più alto dei suo lirismo estetico, alcuni anni più tardi, nel 1953, conosce il giovane Pasolini il quale la sottrae ad una narrativa alquanto provinciale; prepara un nuovo romanzo La Sparviera che nel 1956 si aggiudica il prestigioso Premio Viareggio. La vicenda nel romanzo si dipana senza soffermarsi troppo in intrusioni memoriali, così compiaciute nei racconti degli anni quaranta: è la storia della malattia polmonare che aveva contratto da bambina e che la perseguiterà fino alla morte. Gli spettri dell'infanzia tornano nell'ultimo romanzo Ritratto in piedi (1971), con il quale vince il Premio Campiello e una notorietà tardiva, e l'ultimo volume di racconti Sulla soglia che viene pubblicato nel 1973. Muore a Roma, sola, pochi mesi dopo la scomparsa del suo convivente e grande amore Enrico Falqui il 31 agosto 1974.

La tematica
La prosa della Manzini, come la definiva già al suo esordio il critico Emilio Cecchi "complicata e un po' abbagliante" ha sempre cercato di costruire il racconto secondo angolature e piani diversi, per il continuo spostamento la narrazione assume delle volte un ritmo affannoso, prezionismi lessicali, metaforici e lo stile diventa spesso acrobazia. Il critico Giacomo Debenedetti scrisse "certamente la Manzini è riuscita e riesce a pronunciare parole che, fino all'attimo precedente, avevamo creduto impronunciabili [.....]in tal modo [...] ci può descrivere un visibile che anche noi dovremmo vedere, ma da soli non vedremo mai".
Nei suoi due ultimi libri oltre che la notorietà e la fama sono per la scrittrice un ritorno doloroso alle origini; il ricordo del padre amatissimo, i sensi di colpa , ripresi dopo un oblio di ben sessantanni, necessari per sviscerare tutto il suo vissuto, la dolorosa vicenda di un padre ricco che lascia tutto anche la famiglia per correre dietro ad un ideale e ad un destino tragico, e una madre ricca borghese conservatrice e reazionaria, è uno scontro di scelte diverse e inconciliabili .
La Manzini si rivela un'intellettuale raffinata, autrice di frammenti lirici e sperimentatrice di forme aperte del testo. Il suo è un percorso originale e innovativo, che si pone al di là delle tendenze letterarie, spesso precorrendo i tempi con tecniche nuove e personalissime.
La sua opera, è stata da subito apprezzata dalla critica e da grandi intellettuali, sebbene sia rimasta per troppo tempo confinata all'interno di un pubblico ristretto. Oggi sembra che possa finalmente essere illuminata da una nuova rilettura delle sue opere anche grazie allo straordinario apporto del suo archivio personale, capace di aprire nuove prospettive di ricerca sui suoi testi.

* 1983 - Marcello Candia (Portici, 27 luglio 1916 – Milano, 31 agosto 1983) è stato un imprenditore e missionario italiano.
Dopo tre lauree (chimica, farmacia, biologia), e dopo una venticinquennale attività di industriale, vendette la sua brillante azienda, leader nella produzione di anidride carbonica, per costruire un ospedale a Macapá, sul Rio delle Amazzoni, e iniziare un'intensa attività caritativa e missionaria che lo portò a fondare e finanziare 14 opere: ospedali, lebbrosari, centri sociali nelle favelas, due conventi di clausura, una scuola per infermiere e un centro di accoglienza per handicappati. Nel 1991 è iniziato il processo di beatificazione. Postulatore della causa è il padre missionario e giornalista Piero Gheddo.
Marcello Candia nasce a Portici, presso Napoli, dove la famiglia si era temporaneamente trasferita da Milano per lavoro, terzogenito di cinque figli. Dal padre Camillo, spirito laico ma tollerante, eredita le capacità imprenditoriali, dalla madre, Luigia (Bice) Mussato, la fede cattolica e l'amore per il prossimo. È la madre che da bambino lo accompagna in chiesa e talvolta lo porta con sé nella sua opera di assistenza ai poveri, nell'ambito della San Vincenzo. Nel 1933 mamma Bice muore prematuramente, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore del figlio diciassettenne.
Marcello consegue tre lauree, in chimica, farmacia e biologia, e inizia l'apprendistato nell'azienda paterna. La seconda guerra mondiale lo vede chiamato alle armi, al ritorno si prodiga in numerose iniziative missionarie, con l'instancabile zelo che lo accompagnerà per tutta la vita. Dopo avere aiutato gli ebrei e i perseguitati politici, nel 1945 accoglie i deportati che rientrano dalla Germania; nello stesso anno collabora con Elda Scarzella Mazzocchi alla creazione del “Villaggio della madre e del fanciullo”, poi fonda la rivista La missione e successivamente, con monsignor Giovanni Battista Montini e Giuseppe Lazzati, collabora alla nascita del Collegio degli studenti d'Oltremare. Nel 1947 fonda a Milano l'Unione Medici Missionari italiani e, successivamente, l'Associazione Laici in Aiuto delle Missioni.
Negli anni cinquanta matura in lui la decisione di diventare missionario laico; nel 1961 vende l'azienda ereditata dal padre e, insieme a Monsignor Aristide Pirovano, vescovo del luogo, inizia la costruzione di un grande ospedale a Macapà, in Brasile, sul Rio delle Amazzoni, dove si trasferisce definitivamente nel 1965. L'ospedale, intitolato a San Camillo e a San Luigi per onorare la memoria dei genitori, inaugurato ufficialmente nel 1970, è la prima di numerose opere, comprendenti ospedali, lebbrosari, centri sociali e di accoglienza, oltre a conventi e scuole: è in queste strutture che la gente bisognosa di assistenza vede la possibilità di una salvezza prima negata. Ricordiamo tra gli altri: il Centro Sociale e la casa di preghiera “Nossa Senhora da Paz” per il lebbrosario di Marituba; il Centro Sociale per il lebbrosario di Prata; i Carmeli di Macapà e Belo Horizonte.
Nel 1975 il più diffuso settimanale illustrato brasiliano, Manchete, gli dedica un articolo dal titolo L'uomo più buono del Brasile. Nello stesso anno dona l'ospedale di Macapà ai Camilliani, per garantirne la continuità dopo la sua morte. Nel 1980 avviene l'incontro con papa Giovanni Paolo II, durante la visita del Pontefice al lebbrosario di Marituba. Nel 1982 istituisce la “Fondazione Dottor Marcello Candia”, tuttora operante. Nel 1983 rientra molto malato dal Brasile e muore il 31 agosto a Milano, circondato dall'affetto dei familiari. La tomba, inizialmente collocata nel cimitero di Chiaravalle alle porte della città, si trova ora nella chiesa milanese degli Angeli Custodi, che fu la sua parrocchia.
Il 12 gennaio 1991 il cardinale Carlo Maria Martini apre il processo di canonizzazione del Servo di Dio Marcello Candia, chiuso l'8 febbraio 1994; nel 1998 viene depositata la “Positio super virtutibus”, ultimo passo prima della beatificazione.
Alcune sue espressioni tipiche: '“Io non sono nulla. Sono solo un modesto strumento della Provvidenza”; “Non sono io che ho dato qualcosa, ma loro, i poveri, che danno a me”; “Chi ha molto ricevuto dalla vita deve dare molto”.
Dal 1983 viene assegnato il premio internazionale “Marcello Candia”.
Il poeta Alberto Mario Moriconi gli dedicò un'ode.

Bibliografia
* Marcello Candia, Lettere dall'Amazzonia, San Paolo Edizioni, 1996
* Piero Gheddo, Marcello dei lebbrosi, De Agostini, 1994
* Giorgio Torelli, Da ricco che era. La frontiera del dottor Candia sul Rio delle Amazzoni, EMI, 1992
* Giorgio Torelli, Marcello Candia, che straordinaria persona, Ancora, 2006

* 1997 - Diana Mountbatten-Windsor, Principessa del Galles, nata Diana Frances Spencer (Sandringham, 1º luglio 1961 – Parigi, 31 agosto 1997), fu dal 1981 al 1996 consorte dell'erede al trono del Regno Unito, il principe Carlo. Dopo il divorzio dal coniuge ottenne il privilegio di Principessa del Galles, ma senza l'onorifico di SAR.
Diana era figlia di Edward John Spencer (1924-1992), Visconte di Althorp e della prima moglie Frances Ruth Burke-Roche (1936-2004), Viscontessa di Althorp, figlia a sua volta di Ruth Roche e di Edmond Burke Roche, quarto Barone Fermoy. Nacque a Park House, nei pressi della residenza reale di Sandringham in Norfolk e lì venne battezzata nella Chiesa di Santa Maria Maddalena.
Era la quarta di cinque figli:
* Lady Sarah Spencer (19 marzo 1955);
* Lady Jane Spencer (11 febbraio 1957);
* Hn. John Spencer (nato e morto il 12 gennaio 1960);
* Charles Spencer (20 maggio 1964).
La madre Lady Frances lascia la famiglia quando Diana ha solo sei anni e va a vivere con un facoltoso proprietario terriero, Peter Shand Kydd. Prende poi con se i suoi due figli più piccoli, ma, nonostante la richiesta di affido, i bambini tornano dal padre che ottiene la custodia.
Nel 1975, alla morte del nonno Albert Spencer, 7° Conte Spencer, il padre di Diana diventa l'8º Conte Spencer: lei prende il titolo di Lady Diana Spencer e si trasferisce nel castello seicentesco di Althorp nella contea del Northamptonshire.
Un anno dopo Lord Spencer sposa Raine McCorquodale, figlia della scrittrice Barbara Cartland.

Origine "multietnica"
Diana era nata in una famiglia aristocratica con origini reali. Da sua madre Frances traeva origini irlandesi, scozzesi, inglesi e americane (la nonna era Frances Ellen Work, ereditiera americana). Il padre discendeva dal Re Carlo II d'Inghilterra della famiglia Stuart, tramite quattro figli illegittimi:
* Henry Fitzroy, I Duca di Grafton, figlio di Barbara Villiers, Duchessa di Cleveland;
* Charles Lennox, Duca di Richmond e Lennox, figlio di Louise de Kérouaille, Duchessa di Portsmouth;
* Charles Beauclerk, figlio di Nell Gwyn;
* James Crofts Duca di Monmouth, figlio di Lucy Walter;
* Henrietta Fitzjames, figlia di Arabella Churchill, sorella di John Churchill Duca di Marlbourgh.
Tra gli antenati di Diana: Roberto I di Scozia, Maria I di Scozia, Maria Bolena, Lady Catherine Grey, Maria di Salinas, John Egerton II duca di Bridgewater, James Stanley VII duca di Derby, Georgiana Cavendish, duchessa del Devonshire.
La nonna materna di lady Diana, Ruth Lady Fermoy, fu per molto tempo dama di compagnia della Regina Madre Elisabetta.

Educazione
Diana frequentò prima la Silfield School a Kings Lynn, Norfolk, poi la Riddlesworth Hall e dopo la West Heath Girls'School a Sevenoaks, nel Kent. A sedici anni frequenta per tre mesi un istituto privato in Svizzera a Rougemont, per la preparazione in attività sociali quali gastronomia, floreale, galateo e altro.
Rientrata a Londra, va a vivere in un appartamento a Earls Court nel Royal Borough of Kensington and Chelsea con tre amiche; s'iscrive all'Accademia di Madame Vacani per la sua grande passione, la danza ma un brutto incidente sugli sci, la fa abbandonare. Iniziò a lavorare part-time all'asilo d'infanzia 'Young England' a Knightsbridge.

Fidanzamento con il principe Carlo
La famiglia di Diana è una delle più ricche famiglie della nobiltà inglese (più antica degli stessi Windsor). Nel 1977, giovanissima, ad una battuta di caccia conosce Carlo, che allora frequentava la sorella Sarah. Nel febbraio del 1978 i due si lasciano, ma il principe Carlo le invita a novembre dello stesso anno per la festa dei suoi trent'anni.
A gennaio del 1979 la Regina invita le due sorelle a una settimana di caccia a Sandringham. Nel mese di luglio vengono invitate in Scozia e a febbraio del 1980, per la prima volta, Diana trascorre un fine settimana a Sandringham senza la compagnia delle sorelle.
Si susseguono una serie di incontri fino a che il 24 febbraio 1981 Buckingham Palace annuncia ufficialmente il loro fidanzamento. Carlo, trentaduenne, e la casa reale avevano trovato una "sposa perfetta": aristocratica, nubile, vergine.

Le nozze
Il matrimonio avviene nella Cattedrale di Saint Paul a Londra, mercoledì 29 luglio 1981, trasmesso in mondovisione. Diana veste un abito con un velo lungo ben sette metri. Alla cerimonia nella cattedrale partecipano 2 mila e 500 invitati. Il viaggio di nozze di Carlo e Diana è una crociera a bordo del panfilo reale Britannia, il più antico della Marina inglese.
Carlo e Diana hanno avuto due figli: William, erede diretto al trono, nato il 21 giugno 1982 e Harry, nato il 15 settembre 1984. Ma il matrimonio non è felice e dopo varie vicissitudini e interviste con dichiarazioni di tradimenti - Carlo confessò a Jonathan Dimbleby il tradimento con Camilla Parker Bowles, sua vecchia fiamma, e Diana a Martin Bashir della BBC, di aver avuto un flirt con l'istruttore James Hewitt - la coppia si separò il 9 dicembre 1992.

Impegno sociale
Dopo il divorzio, avvenuto nel 1996, Diana ritorna al suo appartamento in Kensington Palace e diventa un fenomeno mediatico per la sua eleganza e per il suo carisma. Si adopera nel mondo per aiutare i meno fortunati e si batte nella lotta contro l'AIDS. Decisivo fu il suo contributo alla campagna per la messa al bando delle mine antiuomo; su un invito della leader americana del movimento, Jodie Foster, Diana si fece riprendere dalla stampa mentre ispezionava un campo minato della ex-Jugoslavia.
Con la sua immagine aiutò soprattutto i bambini poveri dell'Africa e fu accanto a personalità come Nelson Mandela, il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso, e Madre Teresa di Calcutta.

La morte
Il 31 agosto 1997 rimane vittima di un incidente automobilistico sotto il Tunnel de l'Alma a Parigi, insieme al suo compagno Dodi al-Fayed, quando la loro Mercedes guidata dall'autista va a sbattere contro il tredicesimo pilastro della galleria.
Sabato 30 agosto, a fine serata, Diana e Dodi partono dall'Hotel Ritz di Parigi, in Place Vendôme, sulla loro Mercedes S280, seguendo la riva destra della Senna. Poco dopo mezzanotte imboccano il Tunnel de l'Alma seguiti da fotografi e da un cronista.
All'entrata del tunnel la vettura urta il muro destro, per poi riprendere la strada e sbattere violentemente sul tredicesimo pilone del ponte, dove ha fine la sua corsa.
Dodi Al-Fayed e l'autista Henri Paul muoiono sul colpo, Trevor Rees-Jones è gravemente ferito ma sopravviverà, Lady D., liberata, è ancora viva, e dopo i primi soccorsi sul posto, l'ambulanza la trasporta all'ospedale Pitié-Salpêtrière, dove arriva alle 2 circa. Per le gravi lesioni interne, viene dichiarata morta due ore più tardi.
La conferenza stampa per l'annuncio ufficiale della morte viene fatta alle 5.30 da un medico dell'ospedale, Jean-Pierre Chevènement, dal Ministro dell'Interno e da Sir Michael Jay, ambasciatore del Regno Unito in Francia.
Verso le 14 il Principe Carlo e le due sorelle di Diana arrivano a Parigi per l'identificazione e ripartono con la defunta 90 minuti dopo.

Il funerale
Il 6 settembre 1997 per le strade di Londra si riversarono circa 3 milioni di persone. Il feretro di Diana fu posto su un affusto di cannone e da Kensington Palace, passò per Hyde Park fino a St James's, dove il principe Carlo, i principi William ed Harry, il principe Filippo, Charles Spencer e i rappresentanti delle tante organizzazioni di cui la principessa era benefattrice, si unirono al corteo dietro la bara. Il pubblico presente al funerale gettò fiori al passaggio del feretro e per tutto il percorso.
I funerali della principessa del Galles furono celebrati nell'Abbazia di Westminster e durante la cerimonia Elton John cantò una versione modificata per l'occasione di Candle in the Wind. Furono seguiti dalle televisioni di tutto il mondo ed oltre un milione di bouquet furono lasciati davanti al suo appartamento a Kensington. Diana venne tumulata ad Althorp in Northamptonshire su un'isola in mezzo al lago dal nome Round Oval.

* 2002 - Lionel Leo Hampton (Louisville, 20 aprile 1908 – New York, 31 agosto 2002) fu un vibrafonista, direttore d'orchestra e percussionista jazz statunitense.