Il calendario del 3 Aprile

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Eventi

* 33 - Possibile data della morte di Gesù, secondo i vangeli sinottici.
La data della morte di Gesù non è determinabile con precisione, in quanto le indicazioni presenti nei Vangeli sono scarne e contraddittorie.
I quattro evangelisti concordano nel dire che Gesù morì in giorno di venerdì durante le festività della Pasqua ebraica, ma le indicazioni da essi fornite non sono interamente chiare e univoche (in particolare sembra esserci una discrepanza tra Giovanni e i tre sinottici). Inoltre gli evangelisti non indicano l'anno.
Le date comunemente accettate sono il 7 aprile 30, il 27 aprile 31, o il 3 aprile 33; in particolare, se si accettano le indicazioni di Giovanni, tra queste sembra doversi scegliere la prima.

▪ 1815 - Guerra austro-napoletana: l'esercito napoletano di Gioacchino Murat conquista Bologna e poi sconfigge l'esercito austriaco comandato da Federico Bianchi nella battaglia del Panaro.

▪ 1860 - USA: Prima corsa del Pony Express da Saint Joseph, Missouri a Sacramento, California (sarà completata il 13 aprile)

▪ 1865 - La capitale degli Stati Confederati d'America viene trasferita da Richmond, Virginia, catturata dalle forze nemiche, a Danville

▪ 1879 - Sudafrica: 11.000 Zulu attaccano la guarnigione inglese di Giugolow

▪ 1885 - Gottlieb Daimler brevetta in Germania il progetto di un suo motore a scoppio

▪ 1896 - Esce il primo numero della Gazzetta dello Sport, nata dalla fusione de "Il ciclista" e "La tripletta"

▪ 1936 - Richard Bruno Hauptmann viene giustiziato per il rapimento e l'uccisione del figlio del pioniere del volo Charles Lindbergh

▪ 1939 - Berlino: l'ufficio studi della Wehrmacht riceve l'ordine di studiare l'attacco alla Polonia, il cosiddetto Caso Bianco

▪ 1942 - Seconda guerra mondiale: le forze giapponesi iniziano l'assalto alla Penisola di Bataan controllata da USA e Filippine (Bataan cadrà il 9 aprile; è l'inizio del Baatan Death March)

▪ 1946 - Il generale giapponese Masaharu Homma viene giustiziato fuori Manila (Filippine) per aver guidato la Bataan Death March

▪ 1948 - Il presidente USA Harry Truman firma il Piano Marshall che autorizza aiuti per 5 miliardi di dollari a sedici paesi

▪ 1955 - La American Civil Liberties Union annuncia che difenderà lo scrittore Allen Ginsberg accusato d'oscenità per il libro Urlo

▪ 1961 - Per celebrare il prossimo viaggio del presidente Giovanni Gronchi in America Latina esce il celeberrimo francobollo Gronchi rosa

▪ 1968

  1. - Elvis Presley canta Heartbreak Hotel al "Milton Berle Show": platea stimata, un quarto della popolazione USA
  2. - Simon and Garfunkel distribuiscono il loro poi controverso album Bookends
  3. - Martin Luther King tiene il suo celebre discorso Mountaintop: «Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: "Riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali"»

▪ 1970 - Roma, agenti della polizia rinvengono il cadavere di Carla Gruber nell'appartamento di Via Pallavicini, 52. La scena è agghiacciante e l'odore è insopportabile: in decomposizione giace avvolta tra le lenzuola corpo della donna amante di Luciano Luberti, detto il Boia di Albenga

▪ 1973 - Martin Cooper effettua la prima telefonata con un telefono cellulare portatile.

▪ 1974 - Centoquarantotto tornado colpiscono tredici diversi stati americani in 26 ore, fenomeno record nella storia della meteorologia

▪ 1975 - Lo scacchista Bobby Fischer rinuncia a giocare contro Anatolij Karpov, lasciando a questi il titolo

▪ 1976 - Torino: un incendio doloso devasta l'officina 81 del reparto carrozzeria della FIAT

▪ 1986 - International Business Machines (IBM), primo Laptop computer (PC Convertible)

▪ 1996 - Un aereo della Air Force USA con a bordo il Segretario di stato per il Commercio Ron Brown precipita in Croazia: morti tutti i 35 occupanti l'aereo

▪ 2000 - La Microsoft di Bill Gates viene accusata di violazione delle leggi USA sull'Antitrust per aver occupato una posizione di preminenza rispetto alla concorrenza

▪ 2003
  1. - Guerra d'Iraq: durante la notte forze statunitensi appartenenti alla 3ª Divisione di Fanteria attaccano l'aeroporto di Baghdad.
  2. - Italia: approvato il progetto MOSE per preservare Venezia dall'acqua alta

Anniversari

* 886 - San Giuseppe l'Innografo (Sicilia, 816 – Costantinopoli, 3 aprile 886) è stato un santo e monaco greco, vissuto nel IX secolo. È considerato uno dei più grandi poeti liturgici e innografici della Chiesa ortodossa. A causa della sua profonda fede nell'Ortodossia, venne soprannominato "la dolce voce d'usignolo della Chiesa".
Giuseppe nacque in Sicilia nell'anno 816 da due fedeli cristiani, Plotino e Agata. Una volta morti i suoi genitori, col sopraggiungere dell'invasione degli Arabi in Sicilia nel 827, egli venne costretto a trasferirsi nel Peloponneso. Nel 831, all'età di quindici anni, si recò a Tessalonica (nell'odierna Salonicco), dove ricevette la tonsura e l'abito religioso all'interno del monastero di Latmo, all'interno del quale si distinse per devozione e ascetismo.
Il vescovo di Tessalonica, ammirando le sue virtù, lo ordinò ieromonaco. La sua profonda umiltà colpì persino Gregorio il Decapolita il quale, durante un suo passaggio da Tessalonica, ammirando il raro comportamento di Giuseppe, lo condusse nel suo monastero a Costantinopoli.
Nel 841, Giuseppe venne inviato a Roma presso il Papa Gregorio IV per chiedere rinforzi nella battaglia contro l'Iconoclastia, eresia sorta per opera dell'imperatore Leone III l'Isaurico nel 726. Tuttavia, nel viaggio di andata, l'imbarcazione cadde nelle mani di alcuni pirati arabi e lo stesso Giuseppe venne catturato e condotto come schiavo a Creta; nell'isola il monaco venne venduto agli Iconoclasti che lo rinchiusero in prigione per sei anni. Durante il suo sesto anno di prigionia, secondo la tradizione, San Nicola apparve a Giuseppe in carcere e lo invitò a cantare nel nome di Dio: in seguito, il santo invitò il monaco a seguirlo e subito, miracolosamente, Giuseppe si ritrovò alle porte di Costantinopoli; secondo la stessa leggenda, tuttavia, all'indomani della sua liberazione, il santo si recò a Roma dove venne accolto con grandi onori, e solo allora ritornò a Costantinopoli.

• 1882 - Jesse James (Contea di Clay, 5 settembre 1847 – Saint Joseph, 3 aprile 1882) è stato un criminale statunitense.
Jesse James nacque il 5 settembre 1847 da Robert Sallee James e Zerelda Cole. Suo padre, Robert - un coltivatore di canapa e pastore battista, migrato nel Missouri dopo il matrimonio con Zerelda Cole - morì, dopo aver intrapreso un viaggio in California, per esercitare il suo ministero fra i cercatori d'oro, quando Jesse aveva soltanto tre anni. Dopo la morte del marito Robert, Zerelda si risposò, una prima volta con Benjamin Simms, quindi con un medico di nome Reuben Samuel. Dopo il loro matrimonio nel 1855, Samuel si è trasferito nella casa di James. Jesse James aveva due fratelli: il fratello maggiore, Alexander Franklin "Frank" e una sorella minore, Susan James Lavenia.
Attivo con la sua banda negli anni appena successivi alla Guerra di secessione in quanto ex soldato confederato. Rapinò banche e impedì la costruzione di una grande ferrovia nel suo paese, il Missouri, diventando un eroe agli occhi dei contadini del Sud, oltraggiati dai soldati dell'Unione.
Famosissimo per la sua proverbiale mira conobbe la vita dura e violenta del Missouri, paese di frontiera in piena guerra di Secessione. Combatté con i confederati, ma divenne famoso compiendo molte rapine a banche, treni unionisti in Missouri,Kentucky, Iowa, Texas, Mississippi, Minnesota insieme al fratello Frank, i fratelli Cole, Jim e Robert Younger, William "Bloody" Anderson, i fratelli Ed e Clell Miller, Quantrill, Archie Clement e Dave Pool. Divenne l'icona del rancore del sud fino alla sua morte avvenuta per tradimento da parte di un neo-membro della sua banda (Robert Ford) nel 1882.

▪ 1944 - Giuseppe Morosini (Ferentino, 19 marzo 1913 – Roma, 3 aprile 1944) è stato un presbitero e partigiano italiano.
Entrò giovane nella Congregazione dei Signori della Missione e fu ordinato sacerdote a San Giovanni in Laterano nel 1937.
Nel 1941 fu cappellano militare del 4° reggimento d'artiglieria di stanza a Laurana, ora in Croazia ma all'epoca in provincia di Fiume. Nel 1943 fu trasferito a Roma. Qui assisteva i ragazzi sfollati dalle zone colpite dal conflitto che erano alloggiati nella scuola elementare Ermenegildo Pistelli, situata nel quartiere Della Vittoria.
Dopo l'8 settembre entrò nella resistenza romana principalmente come assistente spirituale, ma riuscì anche ad aiutare procurando armi e vettovagliamenti. Era in contatto con la "banda Fulvi", comandata da un ufficiale dell'esercito italiano, il tenente Fulvio Mosconi, gruppo che era attivo a Monte Mario, e dipendeva da Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo.
Ottenne da un ufficiale della Wehrmacht il piano delle forze tedesche sul fronte di Cassino, ma, segnalato da un delatore (un certo Dante Bruna, infiltrato dalla Gestapo tra i partigiani di Monte Mario, che fu ricompensato con 70.000 lire), fu arrestato dalla Gestapo il 4 gennaio del 1944 mentre raggiungeva il Collegio Leonianoin via Pompeo Magno 21, in Prati insieme all'amico Marcello Bucchi. Fu detenuto a Regina Coeli nella cella n. 382. Morosini venne accusato oltre che di aver passato agli Alleati la copia della mappa del settore difensivo tedesco davanti a Cassino, anche del possesso di una pistola, rinvenuta tra la biancheria, e del deposito di armi ed esplosivi nascosto nello scantinato del Collegio Leonino.
Nel carcere era ospitato, nella stessa cella, Epimenio Liberi, un commerciante 23enne nativo di Popoli che aveva partecipato ai combattimenti di Porta San Paolo e che era entrato nelle resistenza nelle file del Partito d'Azione. La moglie era in attesa del terzo figlio. I due strinsero amicizia e don Morosini scrisse in carcere per il bambino che doveva nascere, una celebre "Ninna Nanna per soprano e pianoforte". Liberi fu fucilato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo.
Sottoposto a torture perché riveli i nomi dei suoi complici, Morosini non solo non parlò ma, con Bucchi, cercò anzi di addossarsi ogni colpa del movimento. Il 22 febbraio il tribunale tedesco lo condanna a morte. Nonostante le pressioni esercitate dal Vaticano, fu fucilato il 3 aprile 1944 a Forte Bravetta. Nel plotone di esecuzione composto da 12 militari della PAI (Polizia Africa Italiana), all'ordine di "fuoco!", 10 componenti spararono in aria. Rimasto ferito dai colpi degli altri 2, don Morosini fu ucciso dall'ufficiale fascista che comandava l'esecuzione con due colpi di pistola alla nuca.
Fu accompagnato al patibolo dal vescovo monsignor Luigi Traglia, che l'aveva ordinato sacerdote sette anni prima.
Sandro Pertini, che era allora detenuto al carcere di Regina Coeli, lo incontrò dopo un interrogatorio delle SS. Pertini lasciò questa testimonianza:
«Detenuto a Regina Coeli sotto i tedeschi, incontrai un mattino don Giuseppe Morosini: usciva da un interrogatorio delle S.S., il volto tumefatto grondava sangue, come Cristo dopo la flagellazione. Con le lacrime agli occhi gli espressi la mia solidarietà: Egli si sforzò di sorridermi e le labbra gli sanguinarono. Nei suoi occhi brillava una luce viva. La luce della sua fede.
Benedisse il Plotone di esecuzione dicendo ad alta voce: "Dio, perdona loro: non sanno quello che fanno", come Cristo sul Golgota. Il ricordo di questo nobilissimo martire vive e vivrà sempre nell'animo mio» (Roma, 30 giugno 1969)


▪ 1990 - Mario Pomilio (Orsogna, 14 gennaio 1921 – Napoli, 3 aprile 1990) è stato uno scrittore, giornalista e politico italiano.
Trascorse l'infanzia prima a Orsogna e poi ad Avezzano dove frequentò il liceo classico. Nel 1945 si laureò in Lettere alla Scuola Normale di Pisa, con una tesi sulla narrativa di Luigi Pirandello. Proseguì quindi i suoi studi all’estero specializzandosi nelle università di Bruxelles e Parigi. Ebbe infine la nomina come insegnante di Lettere in un liceo napoletano.
Un breve soggiorno a Teramo, in veste di Commissario agli Esami di Stato, gli ispirò il suo primo romanzo, L'uccello nella cupola, pubblicato nel 1954, che lo porrà subito all'attenzione della critica e del grande pubblico con la vittoria nel Premio Marzotto, opera prima.
Ancora a Teramo sarà ambientato, dieci anni dopo, La compromissione, romanzo dal forte contenuto politico, non privo di contenuto autobiografico, che in qualche modo racconterà della sua crisi di intellettuale di sinistra di fronte alle vicende politiche del 1948; il romanzo accese un ampio dibattito che provocò l'intervento degli intellettuali degli opposti schieramenti. L'impegno politico lo portò anche a un periodo di militanza nel Partito socialista.
La conversione di Pomilio alla fede cattolica lo portò a schierarsi in politica su questo fronte. Va ricordato al riguardo che fu anche deputato al Parlamento europeo eletto come indipendente nelle liste della Democrazia cristiana.
Intensa fu l'attività di saggista, di critico e di storico della letteratura con la pubblicazione di studi su Italo Svevo, Luigi Pirandello, Benvenuto Cellini, Edoardo Scarfoglio.
Con Michele Prisco e Domenico Rea fondò a Napoli, nel 1960, la rivista Le ragioni narrative. Fu redattore del giornale Il Mattino di Napoli.
Nel corso della sua attività ricevette numerosi premi. A sua volta fu membro di numerose giurie di premi letterari.
Si spense nell'aprile del 1990 dopo una lunga malattia.

Opere
* L'uccello nella cupola, Milano, Bompiani, 1954, Premio Marzotto “opera prima”, 1954;
* Il testimone, Milano, Massimo, 1956, Premio Napoli, 1956;
* Il nuovo corso, Milano, Bompiani, 1959, Premio Napoli 1959;
* La compromissione, Firenze, Vallecchi, 1965, Premio Campiello, 1965;
* Contestazione, Milano: Rizzoli
* Il cimitero cinese, Milano, Rizzoli, 1969;
* Il quinto evangelista, Milano, Rusconi, 1974, Premio Flaiano, 1974;
* Il quinto evangelio, Milano, Rusconi, 1975, Premio Napoli, 1975
* Il cane sull'Etna, frammenti d'una enciclopedia del dissesto, Milano, Rusconi, 1978;
* Scritti cristiani, Milano, Rusconi, 1979;
* La formazione critico-estetica di Pirandello, L'Aquila, M. Ferri, 1980;
* Opere saggistiche di Mario Pomilio, L'Aquila, M. Ferri, 1980;
* Il Natale del 1833, Roma, Gabriele e Mariateresa Benincasa, 1983, Premio Strega e Premio Fiuggi 1983;
* Edoardo Scarfoglio, Napoli, Guida, 1989;
* Una lapide in via del Babuino, con un saggio di Giancarlo Vigorelli, Milano, Rizzoli, 1991;
* Emblemi, poesie 1949-1953, a cura di Tommaso Pomilio, Napoli, Cronopio, 2000;
* Abruzzo la terra dei santi poveri, raccolta di scritti abruzzesi, a cura di Dora Pomilio e Vittoriano Esposito, L'Aquila, Ufficio stampa del Consiglio regionale dell'Abruzzo, 1997;

* 1991 - Henry Graham Greene (Berkhampsted, 2 ottobre 1904 – Corsier-sur-Vevey, 3 aprile 1991) è stato uno scrittore, drammaturgo romanziere, scrittore di romanzi brevi, drammaturgo, sceneggiatore cinematografico, autore di libri di viaggi e critico inglese.
Le sue opere esplorano la morale ambivalente e le questioni politiche del mondo moderno. Greene è stato uno scrittore impegnato ma ha conosciuto anche grande popolarità.
Anche se Greene rifiutava di essere definito un romanziere cattolico piuttosto che un romanziere che era anche cattolico, i temi religiosi cattolici sono alla radice di molti suoi scritti, specialmente i quattro romanzi cattolici maggiori: La rocca di Brighton, Il nocciolo della questione, Fine di una storia e Il potere e la gloria. Opere come Un americano tranquillo, Il nostro agente all'Avana e Il fattore umano mostrano anche un grande interesse per le operazioni di politica internazionale e spionaggio.
Greene soffriva di un disturbo bipolare, che ebbe una profonda influenza sulla sua scrittura e lo portò a degli eccessi nella vita privata. In una lettera a sua moglie Vivien, Green le diceva che lui aveva «un carattere profondamente incompatibile con la vita domestica quotidiana» e che «sfortunatamente, la malattia è anche una parte rilevante di una persona».
Nacque nel 1904 a Berkhampsted, nei pressi di Londra, quarto di sei figli. Suo fratello minore Hugh Greene diventò direttore generale della BBC; suo fratello maggiore Raymond Greene diventò un famoso fisico e alpinista.
I suoi genitori, Charles e Marion Greene (nata Raymon), erano cugini di primo grado, appartenenti a una grande e influente famiglia che comprendeva i Greene King, proprietari di un birrificio, banchieri e uomini d'affari. Charles Greene era vicedirettore alla Berkhamsted School, il cui direttore era Thomas Fry (sposato a una cugina di Charles). Un altro cugino era il pacifista di destra Ben Greene, internato durante la seconda guerra mondiale a causa delle sue idee politiche.
Nel 1910 Charles Greene assunse la direzione della Berkhamsted School, che Graham frequentava. Vittima di bullismo e profondamente depresso come convittore, tentò il suicidio diverse volte, alcune delle quali alla roulette russa, come lui stesso affermò (il biografo Micheal Shelden non dà credito a tale affermazione). Nel 1920, all'età di 16 anni, fu seguito da uno psicoanalista per sei mesi, dopodiché tornò a scuola ma non come convittore. Tra i suoi compagni di scuola ci furono Claud Cockburn e Peter Quennel. Mentre frequentava il Balliol College di Oxford, nel 1925, fu pubblicata la sua prima opera, Babbling April, un volume di poesia che non ricevette una grande accoglienza.
Dopo la laurea in storia, Greene intraprese con successo la carriera di giornalista, prima al Nottingham Journal, e poi come redattore del The Times. Quando era a Nottingham cominciò una corrispondenza con Vivien Dayrell-Browning, una convertita al cattolicesimo che gli aveva scritto per correggerlo circa un aspetto della dottrina cattolica. Greene si convertì al cattolicesimo nel 1926 (episodio descritto in A Sort of Life) e fu battezzato nel febbraio dello stesso anno. Sposò Vivien nel 1927 ed ebbero due figli, Lucy (1933) e Francis (1936). Nel 1948 Greene lasciò Vivien per Dorothy Glover. Ebbe relazioni con numerose donne, ma rimase sposato.
Dal 1930 al 1935 si dedicò unicamente alla narrativa, pubblicando un libro all'anno. Nel 1935 tornò al giornalismo diventando critico cinematografico per lo Spectator fino al 1939.
Per tutta la vita Greene intraprese viaggi che lo portarono lontano dall'Inghilterra, in posti che lui definiva selvaggi e remoti. I viaggi portarono al suo reclutamento nel MI6 da parte di sua sorella, Elisabeth, che lavorava per l'organizzazione, e durante la seconda guerra mondiale fu inviato in Sierra Leone. Kim Philby, che in seguito si scoprì essere una spia sovietica che faceva il doppio gioco, era supervisore e amico di Greene al MI6. Come romanziere, Greene utilizzava i personaggi che incontrava e i posti in cui viveva per creare il tessuto dei suoi romanzi.
Greene lasciò l'Europa per la prima volta all'età di 31 anni, nel 1935, per un viaggio in Liberia da cui scaturì il libro di viaggio Journey Without Maps. Il suo viaggio in Messico nel 1938, per vedere gli effetti della campagna governativa di secolarizzazione forzata, fu pagato dalla casa editrice Longman, grazie alla sua amicizia con l'editore Tom Burns. Da quel viaggio scaturirono due libri, la relazione The Lawless Roads (pubblicata su Another Mexico negli U.S.A.) e il romanzo Il potere e la gloria.
Nel 1953 la congregazione per la Dottrina della Fede informò Greene che Il potere e la gloria stava danneggiando la reputazione del clero, ma in seguito, in una udienza privata con Greene, Papa Paolo VI gli disse che, sebbene parti del suo romanzo offendevano alcuni cattolici, non avrebbe dovuto fare attenzione alle critiche.
Greene si recò ad Haiti, governata da François Duvalier, alias "Papa Doc", dove è è ambientata la storia di I commedianti (1966). Il proprietario dell'Hotel Oloffson a Port-au-Prince, dove Greene andava spesso, chiamò una stanza con il suo nome, in suo onore.
«C'è tanta stanchezza e disappunto nei viaggi che le persone devono aspettarsi – nelle stazioni, sui ponti dei traghetti, sotto le palme nel cortile degli alberghi in un giorno di pioggia. Devono passare il tempo in qualche modo, e possono passarlo solo con se stesse. Come i personaggi di Chekhov esse non hanno riserve; si vengono a sapere i segreti più intimi. Si riceve l'impressione di un mondo popolato da eccentrici, di strane professioni, di stupidità quasi incredibili e, per riequilibrarle, di sopportazioni sorprendenti.»
(Graham Greene)

Nel 1966 Greene si trasferì ad Antibes, per essere vicino a Yvonne Cloetta, che conosceva sin dal 1959, una relazione che durò fino alla morte di Greene. Nel 1981 gli fu conferito il Jerusalem Prize, assegnato agli scrittori per il loro impegno relativo alla libertà dell'individuo nella società.
Una delle sue ultime opere, il J'Accuse – The Dark Side of Nice (1982), riguardava una questione legale in cui erano coinvolti lui e la sua famiglia allargata a Nizza. Greene dichiarò che il crimine organizzato era fiorente a Nizza, perché i vertici delle autorità cittadine avevano protetto la corruzione di magistratura e polizia. L'accusa provocò un processo per diffamazione che Greene perse.
Nel 1994, dopo la sua morte, Greene fu vendicato perché l'ex sindaco di Nizza, Jacques Médecin, fu incarcerato per corruzione e crimini correlati.
Greene visse gli ultimi anni della sua vita a Vevey, sul Lago di Ginevra, in Svizzera. Il suo libro Il Dottor Fisher a Ginevra, ovvero la cena delle bombe (1980) è basato su tematiche e influenze filosofiche e geografiche. Greene aveva smesso di partecipare alla Messa e di confessarsi negli anni '50, ma ricevette i sacramenti da Padre Leopaldo Durán, un prete spagnolo che diventò suo amico. Morì all'età di 86 anni nel 1991 e fu sepolto nel cimitero di Corsier-sur-Vevey.
Il suo biografo ufficiale, Norman Sherry, pubblicò il terzo e ultimo volume de La vita di Graham Greene nell'ottobre del 2004. Sherry seguì i passi di Greene, soffrendo talvolta per le stesse malattie di Graham e nello stesso luogo.
La biografia rivela che Greene continuò a informare l'intelligence britannica fino alla sua morte, cosicché studiosi e lettori hanno a lungo dibattuto l'interessante questione se Graham Greene fosse un romanziere che era anche una spia, o una spia per cui una carriera di scrittore durata tutta la vita fosse una copertura perfetta.

Temi
«Il ruolo dello scrittore è quello di suscitare nel lettore la simpatia verso quei personaggi che ufficialmente non hanno diritto alla simpatia»
, così Graham Greene definiva il suo ruolo di artista.
Il contrasto dell'anima, le contraddizioni dei sentimenti, sono i temi su cui fa leva fin dal suo primo romanzo, L'uomo dentro di me, dove il giovane contrabbandiere che ne è il protagonista, è in continua lotta con il suo doppio onesto e saggio. I personaggi di Greene sono peccatori che sembrano vivere in un mondo abbandonato da Dio: alcolizzati, lussuriosi, assassini e suicidi sembrano trovare nella sofferenza quasi una consolazione.
Il treno d'Istanbul è il primo di quei romanzi che Greene definisce «divertimenti»; racconti caratterizzati dal ritmo incalzante del thriller, dalla descrizione d'ambiente e dall'attenzione all'intreccio. Nei divertimenti sperimenta l'intuizione creativa che si perfeziona nei romanzi, che tendono invece a concentrarsi sul protagonista e sulle sue problematiche.
Del 1938 è il primo romanzo del ciclo cattolico, La roccia di Brighton, in cui Pinkie è un delinquente poco più che adolescente, devastato da un'infanzia infelice ed orgogliosamente votato al male. Da un viaggio in Messico nel 1939, dove è in corso una feroce persecuzione religiosa, trae lo spunto per uno dei suoi capolavori, Il potere e la gloria, nel quale l'ultimo prete sopravvissuto, un uomo indegno ed impuro, tormentato dal peso delle sue colpe, cerca di sfuggire ad una spietata caccia all'uomo. Il suicidio è il tema de Il nocciolo della questione, incentrato sul tormento del commissario Scobie, diviso tra la rigida morale ufficiale e la pietà provata per Elena.
I toni drammatici si attenuano nelle opere successive, che arrivano a sfiorare la commedia con Il nostro agente all'Avana, l'ultimo dei divertimenti, e il tragicomico nei suoi lavori teatrali.
Contemporaneamente inizia la serie dei romanzi politici con Un americano tranquillo (1955), in cui prevede la svolta interventista dell'amministrazione statunitense.
La società convenzionale, il sesso, il gioco d'azzardo e l'avventura convivono tra farsa e dramma ne I commedianti (1966), mentre i viaggi in Sudamerica ispirano il divertente In viaggio con la zia e Il console onorario.
Nel 1978 scrive la storia di spionaggio Il fattore umano, probabilmente suggerita dal tradimento dell'agente doppiogiochista Kim Philby, che fu suo superiore ai tempi della guerra e che nel 1963 fuggì in Unione Sovietica. Il Dottor Fisher a Ginevra, ovvero la cena delle bombe è una satira sul capitalismo. Nella Spagna post franchista Greene ambienta Monsignor Chisciotte, in cui trasporta personaggi ed episodi del libro di Cervantes.

Cinema
Graham Greene è probabilmente uno degli autori contemporanei a cui più spesso si è rivolta l'industria cinematografica; sono infatti circa cinquanta i film tratti dai suoi romanzi, racconti e commedie, dei quali ha spesso curato personalmente la sceneggiatura. La prima trasposizione del 1934, Orient Express, è tratta da Il treno d'Istanbul. Molti dei suoi romanzi sono diventati film di successo anche grazie agli attori che li hanno interpretati; fra questi vanno certamente ricordati il giovanissimo Richard Attenborough in Brighton Rock (1947), lo sfuggente Orson Welles ne Il terzo uomo (1949, nato come sceneggiatura e poi trasformato in romanzo), il britannico aplomb di Alec Guinness ne Il nostro agente all'Avana (1959), Richard Burton, Elizabeth Taylor, Alec Guinness e Peter Ustinov ne I commedianti (1967), ancora il freddo Richard Attenborough ne Il fattore umano (1979) diretto da Otto Preminger, fino ai più recenti Il console onorario (1983) con Richard Gere e Michael Caine, Fine di una storia (1999) con Julianne Moore, e The Quiet American (2002), ancora con Michael Caine.
Il racconto di Greene, I Distruttori, è inoltre citato nel film Donnie Darko .

* 2004 - Gabriella Ferri, (Roma, 18 settembre 1942 – Corchiano, 3 aprile 2004) è stata una cantante italiana di musica leggera, nota per le interpretazioni delle canzoni popolari romane.
Nata e cresciuta nel quartiere romano del Testaccio, è figlia di Vittorio, un commerciante ambulante di dolci ammiratore della canzone in dialetto romanesco; smette ben presto di studiare a causa di un incidente.
Gabriella ha l'ambizione di diventare una indossatrice e per realizzare questo mestiere svolge tantissimi lavori come l'operaia e la commessa.
Conosce Luisa De Santis (figlia del regista Giuseppe, celebre per Riso amaro) e ne diviene molto amica: insieme danno vita ad un duo, con il nome di Luisa e Gabriella, che cerca di riscoprire il repertorio folk romano.
Iniziano così i primi spettacoli, basati sul repertorio tradizionale della canzone romanesca (come Barcarolo romano) e su canti da osteria (come La società dei magnaccioni), e una sera, all'Intra's Club di Milano (in quel periodo sono ospitate da Camilla Cederna), vengono notate da Walter Guertler, che le mette sotto contratto e pubblica il loro primo 45 giri con la Jolly, una rielaborazione del brano popolare La società dei magnaccioni.
Sempre nel 1963 hanno la prima esperienza in televisione, nella trasmissione La fiera dei sogni presentata da Mike Bongiorno, in cui cantano La società dei magnaccioni che, nei giorni seguenti all'apparizione televisiva, vende più di mezzo milione di copie[senza fonte].
La Jolly immette dunque sul mercato un nuovo singolo delle artiste che attingono questa volta al folk siciliano incidendo una loro personale versione di Sciuri sciuri e Vitti'na crozzà: anche questo secondo singolo riscuote un discreto successo e le artiste incidono un terzo 45 giri composto da La povera Cecilia, una canzone tradizionale spesso cantata dai menestrelli e nel lato B da È tutta robba mia, presa a prestito dallo spettacolo La manfrina e musicata da Ennio Morricone.

La carriera solista
Il duo però non dura, a causa della timidezza di Luisa che non ama cantare in pubblico; Gabriella continua quindi da sola, incidendo anche un album nel 1966; dello stesso anno è una tournée in Canada, assieme ad altri esponenti del folk come Caterina Bueno, Otello Profazio e Lino Toffolo in uno spettacolo teatrale che ha la regia di Aldo Trionfo.
Dopo gli anni passati a Milano, torna a Roma alla fine del 1966, ed approda al Bagaglino di Roma, di cui diventa la cantante ufficiale; qui conosce Piero Pintucci, che diventerà un suo collaboratore musicale abituale, ed incide un 45 giri nel 1968 per la ARC, È scesa ormai la sera, che in Italia non ha un grosso riscontro commerciale.
Il lato b di questo singolo, Ti regalo gli occhi miei, raggiunge i vertici delle classifiche in Sudamerica e Gabriella lo incide in lingua spagnola con il titolo Te regalo mis ojos vendendo svariati milioni di copie[senza fonte] : intraprende così un tour nei paesi sudamericani con strepitoso successo per poi tornare ad esibirsi al Bagaglino con Enrico Montesano.
Gabriella Ferri, in quel periodo, non disdegna comunque il beat, si esibisce anche al Piper Club: dopo aver firmato un nuovo contratto discografico con la RCA Italiana, partecipa nel 1969 al Festival di Sanremo ma, nonostante presentasse, in coppia addirittura con Stevie Wonder, una bella canzone con sonorità beat e rhythm'n'blues, scritta da Gabriella insieme al padre Vittorio e a Piero Pintucci, intitolata Se tu ragazzo mio, l'artista viene eliminata al primo turno e a Sanremo non tornerà mai più.
Il disco comunque è un successo, e la canzone viene reinterpretata da molti altri artisti (come I Camaleonti e Nada: questo spinge la RCA a pubblicare alla fine del 1969 l'album Gabriella Ferri, in cui canzoni più moderne si affiancano a brani della tradizione come Ciccio Formaggio; il disco è importante anche per il tentativo di creare una nuova canzone romanesca che si riallacci alla tradizione, ed emblematiche in questo senso sono Sor fregnone, scritta dalla Ferri su una musica di Vittorio Nocenzi (il tastierista del Banco del Mutuo Soccorso), e Sinnò me moro, canzone scritta nel 1961 dal regista Pietro Germi su musica di Carlo Rustichelli per il film Un maledetto imbroglio e cantata dalla figlia di Rustichelli, Alida Chelli (Gabriella l'aveva già incisa nel 1963 con Luisa De Sanctis).
Nel corso degli anni il suo fisico, da magro e sottile che era, si è andato via via irrobustendo e questo nuovo aspetto fa parlare di lei come di una mamma Roma che tiene testa (in Tv in una trasmissione che è divenuta culto, più volte trasmessa) a Claudio Villa: stornellando, i due si dicono le cose peggiori e Gabriella ne esce come l'erede di un genere romanesco che non è solo voce, ma anche aspetto.
È così che si appropria delle canzoni, vecchie o nuove non importa, che le diano la possibilità di costruire dei veri e propri numeri, quasi delle «macchiette», nelle quali però non c'è imitazione dei vecchi artisti napoletani ma il filtro di una personalità esuberante e irrefrenabile: così Dove sta Zazà, che nel dopoguerra era stata il simbolo dell'Italia dissolta («Dove sta Zazà/ uh Madonna mia») tornava ad essere nella sua interpretazione un brano intriso di perfidia e di amarezza, e così era per Ciccio Formaggio, vecchio brano cantato da Nino Taranto.
Negli anni '70 aumentano le sue apparizioni in televisione: una serata speciale le era stata dedicata nel 1971, Questa sera... Gabriella Ferri, e verso la metà degli anni '70 aveva condotto per la televisione anche i varietà Dove sta Za Za (dal motivo di successo che aveva contribuito a rilanciare), il Circo delle voci e Mazzabubù.
Dopo l'esperienza televisiva di Giochiamo al varieté (1980) e l'incisione di un disco con alcune canzoni scritte per lei da Paolo Conte (Gabriella, nel 1981, con la celebre Vamp), si trasferì per qualche tempo negli USA, lasciando televisione e cabaret per dedicarsi unicamente alla musica.
Rientrata in Italia, incise nel 1987 la sigla del varietà televisivo Biberon.
La sue due ultime uscite artistiche di rilievo avvennero nel 1996 al Premio Tenco di Sanremo dove si esibì con la Piccola Orchestra Avion Travel e nel luglio del 1997 con un concerto a Parco Celimontana a Roma (inclusa nella manifestazione Voglia Matta Anni 60) davanti 7.000 spettatori (se ne aspettavano un migliaio).
Nel 1997 incide un album, Ritorno al futuro, poi il ritiro definitivo dalle scene, anche a causa di ricadute nella grave depressione che la tormentava a fasi alterne da anni; a parte qualche sporadica apparizione in spettacoli televisivi, scelse di condurre vita ritirata, anche se negli ultimi anni prima della scomparsa aveva riniziato ad apparire in televisione.

La scomparsa e l'eredità artistica
Il 3 aprile 2004 Gabriella Ferri morì, in seguito alla caduta da una finestra della sua casa di Corchiano (Viterbo). Soffriva da tempo di depressione a fasi alterne, e aveva già tentato il suicidio nel 1975 in seguito alla morte del padre Vittorio. Tuttavia la famiglia smentisce ogni ipotesi di suicidio, ipotizzando che si possa essere trattato di un malore, causato magari dai medicinali antidepressivi di cui la cantante faceva uso. La famiglia, inoltre, sostiene che non è stato lasciato nessun biglietto di addio, e che la cantante avrebbe dovuto partecipare, il lunedì successivo alla morte, ad un programma televisivo, al quale non intendeva assolutamente mancare.
Per volontà del sindaco di Roma, Walter Veltroni, la camera ardente venne allestita in Campidoglio, nella Sala Protomoteca, dove migliaia di romani le resero omaggio.
Il suo testamento spirituale è rintracciabile nella lunga raccolta di Canti Di Versi dove, tra ritmi jazz, tanghi e flamenchi, con un incedere interpretativo e voce struggente che ricorda da vicino Amália Rodrigues (Coimbra), interpreta canzoni sue e di autori celebri come Paolo Conte (nell'autoironica Vamp), Luigi Tenco (Lontano lontano), Ennio Morricone (Stornello dell'estate). Ma ancor più in brani come Una donna sbagliata, Sono partita di sera, È scesa ormai la sera, una commovente Via Rasella ("Via Rasella, Via Rasella t'hanno messo a pecorone ... maledetto sto' dolore ..."), ed un altrettanto struggente O sole mio.
Nel 2007 una sua canzone, Remedios, venne usata come colonna sonora del film Saturno contro, e venne inserita nell'album pubblicato a Marzo 2007, Saturno contro soundtrack. Il brano venne suggerito al regista del film Ferzan Ozpetek dal discografico Marco Cestoni. Nella estate dello stesso anno, "Remedios" venne re-mixata da Dj Brizi e ricantata dalla brasiliana Selma Hernades.