Il calendario del 27 Giugno

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Eventi

▪ 1512 - Con il Giuramento di Teglio la Valtellina viene ufficilmente annessa ai Grigioni. Vi rimarrà fino al 1797

▪ 1709 - Pietro il Grande sconfigge Carlo XII di Svezia nella battaglia di Poltava

▪ 1721 - Il medico inglese Zabdiel Boylston adotta per la prima volta un vaccino contro il vaiolo su 180 pazienti a Boston

▪ 1759 - Il generale inglese James Wolfe dà inizio all'assedio della città di Québec

▪ 1833 - L'insegnante quacchera Prudence Crandall viene arrestata per aver aperto a studenti di colore la sua scuola privata a Canterbury nel Connecticut

▪ 1857 - In India durante la rivolta dei Sepoy avviene il massacro di Satichaura Ghat.

▪ 1871 - Lo yen diventa la moneta corrente del Giappone

▪ 1893 - Crollo della borsa di New York

▪ 1894 - Carl Benz riceve il suo brevetto per il motore a combustione interna

▪ 1898 - Joshua Slocum completa la prima circumnavigazione in solitario del globo

▪ 1900 - Il medico militare statunitense Walter Reed inizia le sue ricerche per debellare la febbre gialla

▪ 1905 - (14 giugno secondo il calendario giuliano) Ammutinamento dell'equipaggio della corazzata Potëmkin

▪ 1917 - La Grecia interviene nella Prima guerra mondiale

▪ 1944 - Nella battaglia di Cherbourg le forze alleate occupano l'importante nodo navale durante le operazioni militari previste dalla Operazione Overlord

▪ 1950 - Gli Stati Uniti decidono l'invio di truppe in Corea

▪ 1950 - Viene giustiziata a Praga, Milada Horáková, oppositrice del regime comunista cecoslovacco.

▪ 1954 - La prima centrale nucleotermoelettrica del mondo viene messa in funzione a Obninsk, nei pressi di Mosca

▪ 1957 - L'uragano Audrey uccide 500 persone in Louisiana e Texas

▪ 1967 - Il primo bancomat viene installato a Enfield Town, Londra, presso la Barclays Bank

▪ 1969 - A New York avvengono una serie di manifestazioni di omosessuali, chiamate Moti di Stonewall.

▪ 1977 - La Francia garantisce l'indipendenza a Gibuti

▪ 1980 - Il DC9 I-TIGI Itavia IH870, in volo da Bologna a Palermo, partito con due ore di ritardo, esplode nei cieli a nord di Ustica, 81 le vittime, di cui 13 bambini

▪ 1984 - Pierre Elliott Trudeau vince il Premio Albert Einstein per la pace

▪ 1991 - La Slovenia, che due giorni prima aveva dichiarato l'indipendenza, viene invasa da truppe, carri armati e aerei della Jugoslavia. Ha inizio la guerra dei dieci giorni

▪ 1997 - Andrew Wiles si aggiudica il Premio Wolfskehl di 75000 DM per aver risolto l'ultimo teorema di Fermat

▪ 2006 - Gianluca Pessotto precipita da un abbaino con un rosario tra le mani

▪ 2007 - Tony Blair rassegna formalmente le sue dimissioni da primo ministro del Regno Unito nelle mani della regina Elisabetta II e lascia la sua abitazione a Downing Street. Gli succede Gordon Brown.

▪ 2008 - Bill Gates dà le dimissioni da presidente della Microsoft Corporation lasciando il suo posto a Steve Ballmer

Anniversari

* 444 - Cirillo di Alessandria, detto anche Doctor Incarnationis (370 – Alessandria d'Egitto, 27 giugno 444), patriarca di Alessandria e teologo, fu coinvolto nelle dispute cristologiche della sua epoca. Si oppose a Nestorio durante il Concilio di Efeso del 431 (del quale fu la figura centrale). In tale ambito, per contrastare le tesi di Nestorio che negava la maternità divina di Maria, sviluppò una Teoria dell'Incarnazione, che gli valse il titolo di Doctor Incarnationis e che è considerata ancora valida dai teologi cristiani contemporanei. Perseguitò i novaziani, gli ebrei e i pagani, sino a quasi annientarne la presenza nella città.
Il clima di violenza da lui inaugurato ai danni dei pagani, degli ebrei e dei cristiani considerati eretici provocò l'omicidio della filosofa e scienziata pagana Ipazia, trucidata dalla confraternita dei parabolani.
Divenuto Vescovo e Patriarca di Alessandria nel 412, secondo lo storico Socrate Scolastico acquistò «molto più potere di quanto ne avesse avuto il suo predecessore» e il suo episcopato «andò oltre i limiti delle sue funzioni sacerdotali». Queste valutazioni storiche testimoniano il fatto che Cirillo andò oltre i limiti imposti dalla sua funzione di vescovo, giungengo a svolgere anche un ruolo dalla forte connotazione politica e sociale nell'Egitto greco-romano di quel tempo.
Le sue azioni da Patriarca sembrano essersi ispirate al criterio della difesa dell'ortodossia cristiana a ogni costo: espulse gli ebrei dalla città; chiuse le chiese dei novaziani, gruppo scismatico, confiscandone il vasellame sacro e spogliando il loro vescovo Teopempto di tutti i suoi possedimenti; entrò in grave conflitto con il prefetto imperiale Oreste. La celebre filosofa neoplatonica, Ipazia, assai legata al prefetto Oreste, fu crudelmente assassinata in un linciaggio da una folla di fanatici estremisti seguaci di Cirillo sulla scalinata di una chiesa.
Nel 1882 Papa Leone XIII l'ha proclamato dottore della Chiesa. Un suo ritratto, opera del Domenichino, è nella chiesa di Grottaferrata, vicino a Roma; viene sovente ritratto mentre contempla una visione della Vergine Maria, per ricordare la sua difesa del titolo di Madre di Dio durante la polemica con Nestorio.
Nel 403 accompagnò lo zio Teofilo, vescovo di Alessandria, al concilio di Encina, presso Calcedonia. Alla morte dello zio, 15 ottobre 412, fu eletto vescovo di Alessandria, malgrado l'opposizione di molti che lo giudicavano violento e autoritario come lo zio; infatti si mostrò tale contro i novaziani, gli ebrei (fece distruggere la colonia ebraica di Alessandria) e persino col governatore imperiale di Alessandria Oreste.
Si oppose alle tesi cristologiche di Nestorio inviando una lettera pastorale a tutti i fedeli nel 429, una lettera enciclica ai monaci egiziani ed ebbe una corrispondenza con lo stesso Nestorio invitandolo invano a ritrattare le proprie tesi. Nestorio e Cirillo si appellarono a papa Celestino I, che convocò un concilio a Roma, in cui Nestorio fu condannato e minacciato di deposizione se non avesse ritrattato entro dieci giorni le proprie teorie. Cirillo fu incaricato di trasmettere a Nestorio la lettera di diffida del papa, alla quale aggiunse la formula di fede approvata nel 430 in un sinodo ad Alessandria e una lista di dodici anatemi. Di fronte al mancato accordo, l'imperatore Teodosio II convocò nel 431 un concilio a Efeso che dopo varie e opposte decisioni, condannò Nestorio.
È considerato il più importante padre della Chiesa orientale dopo Atanasio di Alessandria, venerato dalla Chiesa ortodossa, dalla Chiesa copta e dalla Chiesa cattolica, che lo proclamò santo e dottore della Chiesa, in particolare Dottore dell'Incarnazione, il 28 luglio 1882.

Uccisione di Ipazia
Secondo il resoconto di Socrate Scolastico (uno scrittore cristiano), nel 414 ci furono delle violenze contro i cristiani ad opera di ebrei, alle quali Cirillo reagì cacciando gli ebrei da Alessandria e trasformando in chiese le sinagoghe: entrò inoltre in conflitto con il praefectus augustalis (prefetto della città), Oreste. Questi era stato assalito da alcuni monaci che lo accusavano di essere un sanguinario e ferito dal tiro di una pietra. Il colpevole venne torturato fino alla morte, ma Cirillo gli tributò solenni onori funebri, attribuendogli il titolo di martire.
Sempre secondo Socrate Scolastico nel marzo del 415 un gruppo di cristiani fanatici, guidati dal lettore Pietro, sorprese Ipazia (filosofa neo-platonica, matematica e astronoma pagana) mentre ritornava a casa, la tirò giù dalla lettiga, la trascinò nella chiesa costruita sul Cesareion e la uccise brutalmente, scorticandola fino alle ossa (secondo alcune fonti utilizzando ostrakois - letteralmente "gusci di ostriche", ma il termine era usato anche per indicare tegole o cocci), e trascinando i resti in un luogo detto Cinarion, dove furono bruciati.
Lo studioso e scrittore francese Lucien Polastron (1944-) sostiene che insieme alle spoglie della filosofa furono bruciate tutte le sue opere, i tredici volumi di commento all'aritmetica di Diofanto, gli otto volumi delle Coniche di Apollonio, trattato sulle orbite dei pianeti, il trattato su Euclide e Claudio Tolomeo, il Corpus astronomicum, i testi di meccanica, gli strumenti scientifici da lei inventati:
«Allo stesso modo Cirillo fa lapidare la filosofa e algebrista Ipazia unica donna nella storia delle matematiche greche, mentre stava rientrando da una conferenza tenuta al Museo. Ipazia era donna di grande bellezza, ma virtuosa, a quanto si dice straordinariamente popolare e non cristiana. Venne quindi spogliata dalla folla e trascinata in chiesa davanti a Pietro il Lettore; poi tagliata a pezzi con gusci d'ostrica e gettata alle fiamme insieme a tutte le sue opere.» (Lucien Polastron. Libri al rogo. Milano, Sylvestre Bonnard, 2006, pagg. 32-3 ISBN 88-89609-13-3)
Cirillo era grandemente apprezzato da Pulcheria, sorella dell'imperatore Teodosio II, ancora minorenne all'epoca dei fatti. L'inchiesta per l'uccisione di Ipazia si risolse con un nulla di fatto, ma i temuti parabolani, chierici "barellieri", che costituivano di fatto una sorta di milizia privata del vescovo, vennero posti sotto l'autorità del prefetto, in seguito ad una richiesta della comunità di Alessandria. (fonte: Codice teodosiano, xvi.2.42). La vicenda si concluse con l’ordinanza imperiale del 3 febbraio 418 con cui i parabolani vennero di nuovo affidati al vescovo di Alessandria, che all'epoca era ancora Cirillo.
Il filosofo pagano Damascio, nella sua Vita di Isidoro, scritta cento anni dopo i fatti, ipotizza che una grande invidia provata da Cirillo verso l'autorevolezza di Ipazia sia la ragione del linciaggio che, sempre secondo Damascio, sarebbe stato organizzato e ordinato da Cirillo.

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Opere
Le sue opere sono raccolte in dieci volumi della Patrologia Greca del Migne (PG 68-77). Sull'adorazione e il culto, 17 libri; Glaphyra, 13 libri; Commento al Vangelo di Giovanni, 12 libri di cui due perduti; Commenti a Isaia e ai dodici profeti minori. Contro gli ariani scrive il Thesaurus de sancta et consubstantiali Trinitate e il De sancta et consubstantiali Trinitate. Contro i nestoriani scrive Adversus Nestorii blasphemias contradictionum libri quinque, Apologeticus pro duodecim capitibus adversus orientales episcopos, Epístola ad Evoptium adversus impugnationem duodecim capitum a Theodoreto editam e la Explicatio duodecim capitum Ephesi pronuntiata; si conservano poi tre lettere a Nestorio, delle quali la seconda e la terza furono approvate nel concilio di Efeso del 431, nel concilio di Calcedonia del 451 e in quello di Costantinopoli del 553; sua è la lettera indirizzata a Giovanni di Antiochia, detta Simbolo efesino, approvata nel concilio di Calcedonia. Degli ultimi anni sono i dieci libri rimastici della Pro sancta christianorum religione adversus libros athei Juliani, contro l'imperatore romano Giuliano (360-63).

Dottrina cristologica e il Concilio di Efeso
Diversamente dai teologi di Antiochia, di scuola aristotelica, che mettono in risalto l'umanità di Cristo e l'unione delle sue due nature, rimaste integre in una sola persona, Cirillo, alessandrino e perciò di scuola platonica, dà l'assoluta precedenza alla divinità di Cristo. Il Logos divino è l'unico vero centro di azione in Cristo. Diversamente dalla scuola antiochena, che accentuava l'autonomia della natura umana, fino a farla diventare un secondo soggetto accanto al Logos, Cirillo non si riferisce mai a un soggetto umano o a un distinto principio operativo.
In Cristo vi è la perfetta unità del Verbo nella carne: l‘uomo è il Verbo, ma il Verbo in quanto unito a un corpo. Per cui, pur rimanendo le due nature distinte e non confuse, in forza dell'unione si può predicare della divinità quanto è dell'umanità e viceversa. È un errore parlare di unione secondo sussistenza (enosis kat' hypostasin) o unione secondo natura (enosis kata physin), dal momento che Cirillo, erroneamente, non pone distinzione tra i due termini; il teologo alessandrino afferma che l'unione delle due nature è un'unione fisica (enosis physikee), non morale.
Per spiegare l'unione delle due nature nell'unica persona di Cristo, Cirillo rifiuta i termini di coabitazione, congiunzione o relazione nonché di avvicinamento e di contatto (synapheia), come dicono gli antiocheni, e giudica insufficiente anche il termine unione (hénosis) perché potrebbe sottintendere che Cristo sia un uomo che porta Dio, un «teoforo» (theophoron anthropon).
La sintesi della cristologia cirilliana è data dalla formula «un'unica natura del Dio Logos incarnata» (mia physis tou Theou logou sesarkomenee), che Cirillo riteneva di Atanasio, ma che in realtà era ripresa dalla lettera di Apollinare a Crioviano.
Confutando Nestorio, si oppone all'espressione di «Maria madre di Cristo» (Christotokos) e sostiene quella di «Maria madre di Dio» (Theotokos) perché equivale ad affermare che in Cristo vi è una sola persona, quella del Figlio di Dio: «Siccome la Vergine generò secondo la carne Dio unito personalmente alla carne, diciamo che ella è madre di Dio, non nel senso che la natura del Verbo prese dalla carne l'inizio della sua esistenza ma nel senso che, avendo il Verbo assunto personalmente la natura umana, accettò di essere generato dal suo seno secondo la carne».
Le due nature, divina e umana, sono in Cristo distinte (e non confuse in una sola persona divina): per cui, possono predicarsi della persona divina di Cristo tutte le proprietà della natura umana e dire anche che Dio nasce, patisce e muore. Se dunque si può dire che Dio nasce, allora Maria è madre di Dio.
Per dirimere la disputa teologica fu convocato il Concilio di Efeso (431) dove vennero invitati i vescovi di Oriente e di Occidente. Alla data fissata per il Concilio non erano ancora giunti ad Efeso alcuni vescovi orientali, sia i legati del papa. Nonostante questo Cirillo premette affinché venisse aperto il Concilio questo contro la volontà del rappresentante imperiale.
Così lo storico del Cristianesimo Salvatore Pricoco sugli avvenimenti del Concilio di Efeso:
«Vi si sarebbero dovute confrontare e discutere le due tesi in contrapposizione, di Nestorio e di Cirillo, in realtà non ci fu nessuna discussione e non furono rispettate le più elementari garanzie di equità e collegialità. Cirillo presiedette e pilotò il Concilio con grande abilità e non senza intimidazioni e corruzioni. Alle porte della chiesa grande, intitolata a Maria, dove si svolgevano i lavori conciliari, e nella città stazionavano i parabolani, i quali ufficialmente erano infermieri al servizio dei poveri negli ospizi ecclesiastici, ma di fatto costituivano la guardia del vescovo alessandrino ed esercitavano una minaccia costante contro i suoi oppositori. Estromesso il legato imperiale e constatato che Nestorio si rifiutava di presentarsi, il giorno successivo all'apertura, il 22 giugno del 431, Cirillo lesse le proprie tesi e chiamò i vescovi, per appello nominale, a dichiararle consone al Credo di Nicea; lesse le lettere sinodali concordate con Celestino per mostrare che Roma ed Alessandria erano solidali nell'azione contro Nestorio; di quest'ultimo fu letta la seconda e più polemica tra le risposte a Cirillo e alcuni estratti. Alla fine della giornata Nestorio fu condannato e deposto, con un atto sottoscritto da 197 vescovi, per "aver profferito blasfemia contro il Signor nostro Gesù Cristo". Il giorno dopo gli fu recapitata una notifica nella quale veniva apostrofato "nuovo Giuda".» (Salvatore Pricoco. Da Costantino a Gregorio Magno, in Storia del cristianesimo. Vol.I a cura di Giovanni Filoramo e Daniele Menozzi. Bari, Laterza, 2008, pag. 346-7. ISBN 978-88-420-6558-6)

Bibliografia
Charles Diehl, Figure bizantine, introduzione di Silvia Ronchey, 2007 (1927 originale), Einaudi, ISBN 978-88-06-19077-4
Storia del cristianesimo. Vol.I (a cura di Giovanni Filoramo e Daniele Menozzi). Bari, Laterza, 2008 ISBN 978-88-420-6558-6

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▪ 1066 - Sant'Arialdo (Cucciago, 1010 ca – Isolino Partegora, 27 giugno 1066) è stato un santo italiano, nonché un diacono che nel 1057 contribuì al sorgere del movimento della pataria, sviluppatosi per l'esigenza di una spinta moralizzatrice all'interno del clero.
In seguito all'elezione a vescovo di Milano di Guido da Velate, voluto dall'imperatore Enrico il Nero (1017 – 1056), i quattro candidati non eletti Anselmo da Baggio, Landolfo Cotta, Attone e lo stesso Arialdo incitarono, con successo, la popolazione a rifiutare i sacramenti dai sacerdoti corrotti e nicolaiti, chiedendone l'allontanamento.
Nel 1060 Niccolò II mandò a Milano una delegazione che, sotto il controllo di Pier Damiani e di Anselmo da Baggio, riportò la calma in città. Dopo la morte di Landolfo Cotta nel 1061, Arialdo nominò capo militare dei patarini Erlembaldo Cotta, fratello di Landolfo.
Nel 1066, quando il papa consegnò ad Erlembaldo il Gonfalone della Chiesa e due bolle di richiamo al clero milanese e di scomunica per Guido da Velate, questi si ribellò e nei durissimi scontri del 4 giugno furono feriti Erlembaldo, Arialdo e Guido, che lanciò l'interdetto su Milano finché Arialdo non ne fosse uscito.
Arialdo lasciò la città, ma fu catturato dagli uomini di Guido e portato nel castello di Arona per essere interrogato. Qui fu mutilato, torturato a morte e, il 27 giugno, gettato nelle acque del Lago Maggiore.
Fu canonizzato da papa Alessandro II.

Il Culto
La sua festa ricorre il 27 giugno.

▪ 1574 - Giorgio Vasari (Arezzo, 30 luglio 1511 – Firenze, 27 giugno 1574) è stato un pittore, architetto e storico dell'arte italiano. Fu fortemente influenzato da Michelangelo e da Andrea del Sarto.
La sua formazione artistica fu composita, basata sul primo manierismo, su Michelangelo, su Raffaello e sulla cultura veneta. Come architetto fu la figura chiave delle iniziative promosse da Cosimo I de' Medici, contribuendo, grazie anche alla protezione di Sforza Almeni, a grandi cantieri a Firenze e in Toscana, tra cui spiccano la costruzione degli Uffizi, la ristrutturazione di Palazzo Vecchio e molto altro.

▪ 1844 - Joseph Smith Jr. (Sharon, 23 dicembre 1805 – Carthage, 27 giugno 1844) fu il fondatore e primo Presidente della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, conosciuta anche come chiesa mormone.

▪ 1936 - Antonio Locatelli (Bergamo, 17 aprile 1895 – Lekempti (Etiopia), 27 giugno 1936) è stato un aviatore, giornalista e politico italiano.
Figlio di Samuele e di Anna Gelfi, durante la prima guerra mondiale si distinse come pilota dell'aviazione militare e le sue audaci imprese lo resero celebre. Abbattuto e fatto prigioniero il 15 settembre 1918, riuscì a fuggire travestito da soldato austriaco dopo poche settimane. Alla fine della guerra ricevette la medaglia di bronzo al valor militare, poi commutata in oro.
Sotto il comando di Gabriele D'Annunzio partecipò al celebre volo su Vienna.

Le imprese
Il 2 giugno 1919 partì a bordo di uno SVA da Buenos Aires per raggiungere Valparaíso trasvolando le Ande ma fu fermato da un uragano. Ritentò il 30 luglio e dopo aver sorvolato la Cordigliera delle Ande a 6.500 metri di quota atterrò a Viña del Mar, presso Valparaíso.
Nel 1924 col Tenente Crosio a bordo di un idrovolante Dornier Wal tentò di aprire la rotta commerciale aerea dell'Atlantico del Nord, ma dopo aver toccato la Scozia e l'Islanda dovette ammarare in pieno oceano al largo di Capo Farewell (Groenlandia) e venne recuperato quattro giorni dopo dall'incrociatore americano Richmond.

La politica
Dal 1924 al 1928 fu deputato al parlamento nella XXVII legislatura e nel biennio 1933-34 fu podestà di Bergamo.
Dal 1929 fu direttore della Rivista di Bergamo.

La scomparsa
Come pilota nella campagna d'Etiopia del 1935-1936, guadagnò una seconda medaglia d'oro. Il 26 giugno comandava il secondo dei due Caproni Ca.133 della spedizione del generale di brigata aerea Vincenzo Magliocco diretta a Lekempti. I due equipaggi organizzarono un campo intorno ai due velivoli, ma la notte vennero assaliti da un gruppo di ribelli. Tutti i membri della spedizione, tranne il tenente cappellano Marco Borello e i due interpreti indigeni, rimasero uccisi e i due aerei incendiati. A Locatelli e agli altri componenti dei due equipaggi fu concessa la medaglia d'oro al Valor Militare. Con questa terza onorificenza, Locatelli rimane l'unico militare della Regia Aeronautica per tre volte decorato con la massima medaglia al valore.
Gabriele D'Annunzio volle che fosse sepolto al Vittoriale e per questo mise a disposizione un'arca funeraria. I resti di uno dei due Ca.133 furono trasformati successivamente in un monumento ai caduti.

* 1950 - Milada Horáková (Praga, 25 dicembre 1901 – Praga, 27 giugno 1950) è stata una giurista e politica cecoslovacca divenuta simbolo della resistenza anti nazista e anti comunista del suo Paese, del coraggio e della dignità umana.
Nasce nel 1901 come Milada Králová in una famiglia della media borghesia Praghese. Fin dall'adolescenza si distingue per il carattere impavido e per le sue idee progressiste. A 16 anni viene espulsa dal liceo per avere partecipato ad una manifestazione pacifista. Grazie alle nuove leggi seguite all'indipendenza (1918) della Cecoslovacchia dall'Austria-Ungheria, può iscriversi all'Università e, nel 1926 laurearsi in giurisprudenza alla Univerzita Karlova di Praga. Nello stesso anno aderisce al Partito socialista nazionale cecoslovacco, divenendo attivista nel campo dei diritti civili e dei diritti delle donne. Nel 1927 sposa il compagno di partito Bohuslav Horak ed inizia a lavorare per il dipartimento alle attività sociali della municipalità di Praga. Nel 1934 nasce sua figlia Jana.
Dopo l'occupazione della Cecoslovacchia da parte della Germania nel 1939, diviene uno dei membri più importanti del movimento clandestino di resistenza. Viene arrestata dalla Gestapo nel 1940 e condannata a morte. Successivamente la sua condanna viene trasformata nell'ergastolo e la Horáková è inviata nel campo di concentramento di Terezín e successivamente, come il marito, in altre prigioni tedesche, dove trascorre quasi cinque anni.
Dopo la liberazione nel maggio 1945, riforma il suo partito e viene eletta parlamentare, svolgendo un ruolo fondamentale in seno alla Commissione per l'assistenza ai rifugiati. Viene anche eletta presidente del Consiglio Nazionale delle donne cecoslovacche, la più importante organizzazione femminile del paese.
Dopo il colpo di stato comunista del febbraio 1948 si dimette per protesta dal parlamento, continuando però ad avere stretti contatti con l'opposizione al nuovo regime. Inutilmente invitata dai suoi amici a lasciare la Cecoslovacchia, sceglie di rimanere nel suo paese continuando a fare opposizione politica. Il 27 settembre 1949 viene arrestata con l'accusa di spionaggio e cospirazione al fine del rovesciamento del regime comunista. Il marito riesce a riparare all'estero.

Il processo
Durante la prigionia subì torture sia fisiche che psicologiche affinché confessasse, ma sempre senza alcun risultato.
Il 31 maggio 1950 iniziò il processo a lei e ad altri dodici suoi compagni, colleghi e collaboratori. Ampi stralci del processo furono trasmessi per radio ed usati come forma di propaganda ed intimidazione verso la popolazione.
La Horakova si difese con dignità e senza il minimo cedimento, rivendicando di fronte ai giudici i suoi incrollabili princìpi: “Mentirei dicendo che sono cambiata, che la mie convinzioni siano mutate. Non sarebbe né vero, né onesto”. La sua condotta processuale costituì una assoluta eccezione nei processi che si svolsero in quegli anni nei paesi comunisti. Naturalmente la Horakova era ben cosciente di quali sarebbero state le conseguenze del suo atteggiamento.
Sobillati dalla propaganda, più di seimila consigli di fabbrica inondarono i giudici di lettere sprezzanti e denigratorie nei confronti dell'imputata e dei suoi compagni di processo, chiedendo punizioni durissime ed esemplari.
L'8 giugno 1950 la Horakova fu condannata a morte con tre dei suoi coimputati. La gravità della condanna colpì l'opinione pubblica mondiale. Era la prima volta che una donna, madre d'un'adolescente di sedici anni veniva condannata all'impiccagione.
Da tutto il mondo giunsero appelli e petizioni perché la sua vita fosse fatta salva: Albert Einstein, Winston Churchill ed Eleanor Roosevelt si prodigarono perché venissero accolti il ricorso in appello (subito respinto) e la domanda di grazia presentata al presidente cecoslovacco Gottwald. Tutto fu inutile.
Alle sei del mattino del 27 giugno 1950, Milada Horakova, all'età di 48 anni, fu impiccata nel cortile del carcere di Pankrác a Praga, unica donna fra le 234 vittime politiche giustiziate in Cecoslovacchia dal 1948 al 1960.

La riabilitazione postuma
Il verdetto di colpevolezza venne annullato nel giugno 1968 nel quadro della "primavera di Praga" ma a causa dell'invasione della Cecoslovacchia da parte degli eserciti del Patto di Varsavia e della successiva restaurazione, si è dovuto attendere fino al 1990 perché lo Stato cecoslovacco si pronunciasse per la riabilitazione completa della sua memoria.
Solo allora sono state consegnate ai parenti le lettere piene di serenità e di incoraggiamento per la figlia, da lei scritte quaranta anni prima, durante la prigionia e la notte prima di morire.
Nel 2005 sono stati ritrovati i verbali originali, non censurati, del processo, dai quali è emerso con chiarezza quanto già apparso chiaro all'epoca e cioè la deformazione del processo ai fini propagandistici e la prefabbricazione dei verdetti.
Il 7 novembre 2007, Ludmila Brožová Polednová, accusatrice al processo di Milada Horáková, che, dopo la condanna, aveva chiesto che l'impiccagione avvenisse con lentezza, per soffocamento, è stata condannata ad otto anni di prigione per partecipazione ad un quadruplo assassinio. Per ragioni di salute, la vecchia procuratrice, di 86 anni ha evitato la prigione. Il 10 febbraio 2008, il tribunale di seconda istanza di Praga ha annullato la condanna, constatando l'avvenuta prescrizione del crimine.

La figura storica
Milada Horakova è riconosciuta come una martire della resistenza al nazismo ed al comunismo. Il suo coraggio, l'inflessibile coerenza delle proprie convinzioni e la serena consapevolezza di fronte alla morte, ne hanno fatto un simbolo della dignità umana.
Una delle principali arterie della capitale ceca, che unisce il castello di Praga alla zona di Holešovice, è stata ribattezzata con il suo nome

Compagni processati insieme alla Horakova
▪ Jan Buchal (37 anni), ufficiale di Sicurezza dello Stato (condannato a morte e giustiziato)
▪ Vojtěch Dundr (71 anni), ex segretaria del Partito Social Democratico cecoslovacco (condannata a 15 anni)
▪ Jiří Hejda (55 anni), ex proprietario della fabbrica (condannato all'ergastolo)
▪ Bedřich Hostička - segretaria del Partito del popolo cecoslovacco (condannata a 28 anni)
▪ Záviš Kalandra (48 anni), giornalista (condannato a morte e giustiziato)
▪ Antonie Kleinerová (49 anni), ex parlamentare per il Partito Socialista nazionale cecoslovacco (condannato all'ergastolo)
▪ Jiří Křížek (55 anni), avvocato (condannato a 22 anni)
▪ Josef Nestával (50 anni), coordinatore (condannato all'ergastolo)
▪ Oldřich Pecl (47 anni), ex proprietario di miniera (condannato a morte e giustiziato)
▪ Zdeněk Peška (50 anni), professore universitario (condannato a 25 anni)
▪ František Přeučil (43 anni), editore (condannato all'ergastolo)
Bibliografia [modifica]
▪ Z. Dvořáková, Milada Horáková, Praha 1991.
▪ I. Margolius, Reflections of Prague: Journeys through the 20th century, London: Wiley, 2006
▪ S. Tazzer, Praga tragica. Milada Horáková. 27 giugno 1950 , Editrice Goriziana, 2008

▪ 1989 - Alfred Jules Ayer - meglio conosciuto come A. J. Ayer (9 ottobre 1910 – 27 giugno 1989) è stato un filosofo britannico, conosciuto per la sua promozione del positivismo logico, operata soprattutto nei suoi libri Language, Truth and Logic (1936) e The Problem of Knowledge (1956).
Ayer fu professore di filosofia della mente e logica (Philosophy of Mind and Logic) all'University College London dal 1946 al 1959, quando divenne professore di Logica all'Università di Oxford.
Fu nominato cavaliere nel 1970.
Ayer ricevette un'educazione umanistica all'Eton College e servì nell'esercitò britannico durante la Seconda guerra mondiale, lavorando anche per l'intelligence. Era un noto donnaiolo e si sposò quattro volte. Gli piaceva ballare e frequentava dei club a Londra. Era un tifoso del Tottenham Hotspur Football Club ed era conosciuto dagli altri tifosi come 'il professore'.
Era amico di Isaiah Berlin.
Ayer era un ateo dichiarato, vicino al movimento umanista britannico. Fu socio onorario della Rationalist Association dal 1947 fino alla sua morte. Nel 1965 divenne il primo presidente dell'Agnostics' Adoption Society e nello stesso anno prese il posto di Julian Sorell Huxley come presidente della British Humanist Association, incarico che durò fino al 1970. Nel 1968 scrisse "The Humanist Outlook", una raccolta di saggi sul significato dell'umanesimo.
In varie occasioni tenne lezioni negli Stati Uniti, tra l'altro come visiting professor al Bard College nell'autunno del 1987.
Ad una festa organizzata dallo stilista Fernando Sanchez, Ayer, allora settantasettenne, affrontò Mike Tyson che stava importunando Naomi Campbell.
Quando Ayer gli chiese di lasciarla stare, il pugile gli rispose:
"Ma lo sai chi cazzo sono? Sono il campione mondiale di pesi massimi" al che Ayer rispose:
"Ed io sono Wykeham Professor emerito di logica. Siamo entrambi eccellenti nel nostro campo. Propongo di discuterne da uomini razionali".
Ayer e Tyson allora iniziarono a conversare, mentre Naomi Campbell se la dette a gambe.
Poco prima della sua morte, avvenuta nel 1989, ebbe una esperienza pre-morte, che alcuni erroneamente interpretarono come un allontanamento dal suo risaputo scetticismo. Di quest'esperienza Ayer disse "ha leggermente indebolito la mia convinzione che la mia morte... sarà la mia fine, nonostante io continui a sperare che lo sia".

Teoria
Ayer è probabilmente noto per il suo principio di verificazione, così come presentato nel libro Linguaggio, Verità, e Logica del 1936, secondo il quale una proposizione ha significato solo se ha un riscontro verificabile empirico, altrimenti essa deve considerarsi analitica se è tautologica oppure metafisica (ovvero senza significato) se non è né empirica né analitica.

▪ 1999 - Georgios Papadopoulos, - in greco Γεώργιος Παπαδόπουλος - (Eleochorion, 5 maggio 1919 – Atene, 27 giugno 1999), è stato un militare e politico greco, promotore del colpo di stato del 21 aprile 1967 in Grecia, a capo della giunta militare nel periodo compreso fra il 1967 e il 1974 ha ricoperto il ruolo di Primo Ministro (1967 – 1973), Reggente della Grecia (1972 – 1973), ed abolita la monarchia, di Presidente della Grecia (1973).

▪ 2001 - John Uhler Lemmon III, in arte Jack Lemmon, (Newton, 8 febbraio 1925 – Los Angeles, 27 giugno 2001), è stato un attore e comico statunitense.

Era figlio di John Uhler Lemmon Jr. e di Mildred Burgess Larue Noel. Il padre di Lemmon era un uomo d'affari di successo della zona di Boston.

▪ 2003 - Giuseppe Pontiggia (Como, 25 settembre 1934 – Milano, 27 giugno 2003) è stato uno scrittore e critico letterario italiano.
Nasce da una madre attrice dilettante e da un padre funzionario di banca, e trascorre l'infanzia a Erba, nella campagna brianzola. In seguito, dopo la morte prematura del padre (1943), la famiglia si sposta a Santa Margherita Ligure e poi a Varese, infine definitivamente dal 1948 a Milano.
Pontiggia, mosso da innata propensione allo scrivere e da un desiderio irrefrenabile di conoscere l'universo attraverso i libri, probabilmente ereditato dal padre bibliofilo, scopre lo stile come felicità del linguaggio attraverso la lettura adolescenziale di Guy de Maupassant. Ultimato il liceo classico con due anni di anticipo, per necessità familiari e con grande senso di sacrificio comincia a lavorare in banca, e al contempo collabora fin dalla sua fondazione (1956) con la rivista d'avanguardia Il Verri diretta da Luciano Anceschi.
Contemporaneamente riesce anche a completare gli studi universitari e nel 1959 si laurea all'Università Cattolica con una tesi sulla tecnica narrativa di Italo Svevo. Lo stesso anno pubblica il suo primo romanzo autobiografico La morte in banca, frutto d'una profonda insoddisfazione per la sua esperienza lavorativa e per un mondo che considera frustrante, pieno di adulti che non sono maturi. Grazie all'incoraggiamento di Elio Vittorini, il quale gli consiglia di dedicare più tempo alla narrativa, nel 1961 lascia l'impiego in banca e si dedica all'insegnamento serale.
Il tempo libero consente a Pontiggia di approfondire letture, interessi ed esperienze in molteplici direzioni, e inizia una collaborazione proficua con alcune case editrici: con Adelphi per la quale pubblica nel 1968 L'arte della fuga, e con la Mondadori per la quale collabora, sin dal primo numero del 1961, alla cura dell'Almanacco dello Specchio, ampliando la sua attività di saggista e di critico e occupandosi di autori classici, quali Ausonio, Macrobio, Sallustio, Lucano, Bonvesin de la Riva, Francesco Guicciardini e anche di autori moderni e contemporanei (come Manzoni, Verga, Collodi, Morselli, Saba, Sinisgalli, Porta, Ruffilli ecc.).
Nel 1978 pubblica da Mondadori il romanzo Giocatore invisibile il cui tema gli era stato suggerito da una lettura su una rivista di studi classici, d'una polemica feroce tra due filologi. Nel 1983 il tradimento di un infiltrato in un gruppo clandestino comunista sarà il filo conduttore del romanzo Il raggio d'ombra.
Pontiggia inizia a pubblicare raccolte di saggi di scrittura piacevole e arguta: Il giardino delle Esperidi (1984), a cui fanno seguito Le sabbie immobili (1991), L'isola volante (1996) e I contemporanei del futuro: viaggio nei classici (1998). Nella narrativa riesce a cogliere brillanti successi, di critica come di pubblico, vincendo tra l'altro il Premio Strega nel 1989 con La grande sera, il Super Flaiano nel 1993 con Vite di uomini non illustri, il Premio Campiello nel 2001 con Nati due volte (romanzo fortemente autobiografico da cui è stato tratto il film Le chiavi di casa) infine il Premio Chiara alla carriera, e nel 1997. Durante questo periodo felice, riesce a prestare attenzione a suoi vecchi lavori, ampliando o ripubblicando alcuni dei suoi precedenti libri.
Oltre al film citato di Gianni Amelio, da Vite di uomini non illustri Mario Monicelli trae il film Facciamo paradiso, mentre nel 1989 il musicista Marco Tutino scrive Due arie per soprano e pianoforte su due testi di Pontiggia.
Tra gli autori stranieri che ha presentato Herman Hesse, Isaac Bashevis Singer, Rex Stout, E.M. Forster, Valery Larbaud, Seamus Heaney ecc.
Muore a Milano il 27 giugno 2003, colpito da collasso circolatorio mentre è ancora in piena attività creativa e umana.