Il calendario del 26 Settembre

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Eventi

▪ 46 a.C. - Giulio Cesare inaugura il tempio a Venere Genitrice nel foro di Cesare, in seguito a un voto fatto prima della battaglia di Farsalo.

▪ 1181 - Nasce San Francesco D'Assisi.

▪ 1580 - Sir Francis Drake circumnaviga il globo.

▪ 1687 - Il Partenone di Atene viene parzialmente distrutto da un'esplosione causata dal bombardamento condotto dalle forze Veneziane guidate da Francesco Morosini, che stavano assediando i Turchi ottomani.

▪ 1777 - Truppe britanniche occupano Filadelfia durante la Rivoluzione americana.

▪ 1789 - Thomas Jefferson viene nominato come primo Segretario di Stato degli Stati Uniti; John Jay è il primo Giudice Capo della Corte Suprema degli Stati Uniti; Samuel Osgood è il primo Direttore Generale del servizio postale statunitense; Edmund Randolph è il primo Procuratore Generale degli Stati Uniti.

▪ 1810 - Un nuovo Atto di successione viene adottato dal Parlamento Svedese e Jean-Baptiste Jules Bernadotte diventa l'erede al trono di Svezia.

▪ 1907 - La Nuova Zelanda diventa un dominion.

▪ 1918 - Battaglia della Mosella.

▪ 1934 - Viene varata la RMS Queen Mary.

▪ 1944 - Fallisce l'Operazione Market Garden.

▪ 1950 - Truppe delle Nazioni Unite riconquistano Seul dalla Corea del Nord.

▪ 1957 - Debutta a Broadway West Side Story di Leonard Bernstein.

▪ 1959 - Ucciso Solomon Bandaranaike, primo ministro di Ceylon.

▪ 1961 - Bob Dylan debutta in pubblico.

▪ 1962 - Proclamazione della Repubblica Araba dello Yemen.

▪ 1968 - Italia: l'Edilnord Sas, di proprietà del 32enne Berlusconi acquista dal conte Bonzi, per 3 miliardi di lire (pari a 25 milioni di euro del 2005), l'area dove sorgerà Milano2.

▪ 1980 - Una bomba fatta esplodere vicino all'ingresso dell' Oktoberfest di Monaco di Baviera dal neonazista Gundolf Köhler uccide 13 visitatori e ne ferisce altri 200.

▪ 1983 - L'ufficiale sovietico Stanislav Petrov evita una guerra nucleare mondiale.

▪ 1986 - Viene pubblicato il primo numero di Dylan Dog.

▪ 1997 - Terremoto in Umbria e nelle Marche.

▪ 2002 - Il Joola, un traghetto senegalese sovraccarico affonda nell'oceano al largo della costa del Gambia; più di 950 morti.

▪ 2005 - Silvio Berlusconi e tre dirigenti della Fininvest vengono assolti dalle accuse del processo All Iberian, in quanto il fatto non è più reato, in seguito alla legge sul falso in bilancio approvata. Grazie alla legge sull'assoluzione in primo grado approvata nei giorni precedenti, non sarà possibile ricorrere in appello.

▪ 2006

  1. - Silvia Baraldini, ai domiciliari per motivi di salute dal 2001, viene scarcerata a seguito dell'indulto approvato nel corso del 2006.
  2. - A pochi chilometri da Kabul, in un attentato contro le forze di pace in Afghanistan, una bomba uccide l'alpino Giorgio Langella. Nello scoppio resta ucciso anche un bambino, e sono stati feriti alcuni civili e altri 5 militari, tra cui la prima donna italiana ferita in azione Pamela Rendina.
  3. - Il Vaticano scomunica l'arcivescovo Mons. Emmanuel Milingo insieme ai quattro vescovi da lui ordinati, in quanti sposati.

▪ 2008 - Fallimento della banca statunitense Washington Mutual

Anniversari

▪ 46 a.C. - Vercingetorige (latino: Vercingetorix, "Il grandissimo re dei guerrieri"; 80 a.C. – Roma, 26 settembre 46 a.C.) è stato un principe e condottiero gallo. Figlio del nobile Celtillo, fu re degli Arverni, influente popolo gallico insediato nell'attuale regione dell'Alvernia. Nel suo disegno di respingere l'invasione romana, riuscì a coalizzare la maggioranza dei popoli gallici e dei loro comandanti.
Vercingetorige è stato uno dei primi capi in grado di federare una parte importante dei popoli gallici, vincendo le tradizionali divisioni storiche. Di fronte ad uno dei più grandi strateghi di sempre, mise in mostra i suoi eccellenti talenti militari.
Fu sconfitto nell'assedio di Alesia nel 52 a.C. Catturato, fu imprigionato a Roma per 5 anni. Nel 46 a.C. fu trascinato in catene per ornare la celebrazione del trionfo di Cesare. Immediatamente dopo fu mandato a morte.
Nei secoli XVIII e XIX la sua figura, insieme a quella di Ambiorige, conobbe una riscoperta in chiave nazionalista. Con Napoleone III, la sua figura di rappresentante della civiltà gallo-romana fu largamente messa in rilievo. In seguito, nel clima della rivalità franco-tedesca, ha incarnato la figura mitica di eroe nazionale per una parte importante della storiografia francese del XIX secolo. Negli anni dal 1870 al 1950, l'insegnamento della storia per generazioni di studenti lo presenterà come il primo capo dei francesi.

▪ 1830 - Teresa Casati (Milano, 17 settembre 1787 – Buccinigo, 26 settembre 1830) è stata una nobildonna italiana, figlia primogenita di Gaspare Casati e di Maria dei marchesi Orrigoni da Ello (1765-
Il 14 ottobre 1806 sposò Federico Confalonieri, detto il "Conte Aquila". In seguito divenne dama di Corte al servizio della viceregina d'Italia Augusta di Baviera, figlia del Duca Massimiliano IV Giuseppe di Zweibrücken.
Le sue simpatie iniziali per il regime napoleonico si andarono via via spegnendo per influenza del marito, del quale condivideva le posizioni liberali.
Dopo la condanna capitale di Federico, nel 1823 Teresa si recò più volte a Vienna dalla coppia imperiale Francesco I d'Asburgo e Maria Teresa di Borbone-Napoli per impetrare la grazia sovrana. Nel 1824 la condanna di Federico Confalonieri fu commutata nel carcere a vita nello Spielberg.
Negli anni seguenti Teresa si prodigò per ottenere una diminuzione della pena del marito. Nel 1829, fallito il progetto di evasione che aveva ordito, si rivolse ad Alessandro Manzoni perché componesse una supplica a Francesco I.
Lo scritto manzoniano, composto il 12 febbraio 1830 non ricevette risposta e dopo qualche mese Teresa morì nel palazzo dei marchesi Vidiserti, già Carpani presso Erba, sfibrata dai vari tentativi di soccorrere il consorte allo Spielberg.
▪ Il suo dramma ispirò Alessandro Manzoni nella creazione del personaggio di "Ermengarda" nell'Adelchi. Allo scrittore si deve anche la stesura del suo epitaffio tombale, collocato sulla parete posteriore del tempietto dorico, presso il monumentale Mausoleo Casati Stampa di Soncino nel cimitero urbano di Muggiò (Monza e Brianza).

▪ 1868 - August Ferdinand Möbius (Schulpforta, 17 novembre 1790 – Lipsia, 26 settembre 1868) è stato un matematico e astronomo tedesco, la cui notorietà è dovuta principalmente alla scoperta del nastro di Möbius, una superficie bidimensionale che, immersa in uno spazio tridimensionale euclideo, presenta una sola linea di bordo e una sola faccia.
Era discendente di Martin Lutero per parte di madre. Nel 1803 iniziò a frequentare la scuola secondaria di Schulpforta dove iniziò a manifestare i suoi interessi per la matematica. Diplomatosi nel 1808, si iscrisse all'Università di Lipsia, all'inizio seguendo i corsi di legge secondo i desideri della famiglia, poi seguendo la sua inclinazione, frequentando corsi di matematica, astronomia e fisica. In questo periodo fu marcatamente influenzato dall'astronomo Karl Mollweide, il quale peraltro aveva forti interessi per la matematica.
Nel 1813 si trasferì a Gottinga per studiare astronomia con Gauss nel suo osservatorio e successivamente si recò ad Halle per studiare matematica con Johann Friedrich Pfaff. Nel 1815 Möbius scrisse la sua tesi dottorale sulla Occultazione delle stelle fisse e quindi la sua tesi di abilitazione sulle equazioni trigonometriche.
Nel 1816 divenne, molto giovane, professore straordinario su una cattedra di astronomia e meccanica superiore all'Università di Lipsia, ma, a causa della sua scarsa capacità di attrarre studenti, divenne ordinario su una cattedra di astronomia solo nel 1844.
Möbius fu il primo matematico ad introdurre le coordinate omogenee in geometria proiettiva. La trasformazione di Möbius, significativa nella geometria proiettiva, non deve essere confusa con la trasformata di Möbius relativa alla teoria dei numeri, che porta anch'essa il suo nome.
Möbius condusse infatti studi nel campo della teoria dei numeri, introducendo l'importante funzione di Möbius μ(n) e la formula di inversione di Möbius con il suo articolo dal titolo Über eine besondere Art von Umkehrung der Reihen.
Egli manifestò interesse per quelli che ora, seguendo Listing, chiamiamo problemi di topologia. Si era posto, prima di Francis Guthrie, il problema delle colorazioni delle mappe risolvendo il problema dei cinque colori, in effetti molto più semplice di quello dei quattro colori. Inoltre in una memoria presentata alla Académie des Sciences riguardante proprietà dei poliedri, aveva discusso le caratteristiche di quello che ora è noto come nastro di Möbius. Va però rilevato che questa superficie era stata scoperta in modo indipendente poco tempo prima da Johann Benedict Listing.
In suo onore l'asteroide 2000 DQ3 fu chiamato 28516 Möbius.

▪ 1940 - Walter Benjamin (Charlottenburg, 15 luglio 1892 – Portbou, 26 settembre 1940) è stato un filosofo, scrittore e critico letterario tedesco.
Benjamin nasce a Berlino il 15 luglio del 1892, in una famiglia ebraica. Il padre, Emil, era un ricco antiquario e la madre, Paula Schönflies, proveniva da un'agiata famiglia di commercianti. A Benjamin seguono altri due figli: Dora (che morirà a Zurigo nel 1946) e Georg (futuro dirigente del Partito Comunista Tedesco, che morirà nel 1942 nel campo di concentramento di Mauthausen).
Nel 1902 Walter frequenta a Berlino il Friedrich-Wilhelm Gymnasium dal quale verrà trasferito per motivi di salute nel 1905 e presso il quale tornerà nuovamente nel 1907 per terminare gli studi liceali con la maturità nel 1912. Nello stesso anno si iscrive al corso di filosofia dell'Università di Berlino. Alterna la frequenza a questi corsi con quella presso l'Università di Friburgo in Brisgovia. In questi anni intensifica la sua attività nella Jugendbewengung, un'organizzazione universitaria giovanile con la quale aveva iniziato a collaborare fin dai primi mesi universitari. Degli anni 1914-1915 è anche il manoscritto incompiuto di Metafisica della gioventù.
Il 21 luglio 1915, a Berlino, avviene il primo incontro con Gershom Scholem, col quale stringerà una profonda amicizia e un saldo legame intellettuale. Scholem, che abbandonerà poco dopo gli studi di matematica e filosofia per dedicarsi allo studio della mistica ebraica, favorirà l'avvicinamento di Benjamin agli studi sull'ebraismo e un'analisi approfondita del rapporto tra l'ebraismo e la filosofia. A tale proposito si veda il libro di Gershom Sholem: Walter Benjamin. Storia di un'amicizia, Adelphi, Milano, 1992.
Nel 1917 sposa Dora Kellner, già sposata con Max Pollak e da questo divorziatasi per la relazione con Benjamin. Nel 1918 nasce il suo unico figlio, Stefan (che morirà a Londra nel 1972).
Il 27 giugno del 1919 si laurea summa cum laude in filosofia discutendo una tesi su Il concetto di critica nel primo romanticismo tedesco. Tutt'altro che opera immatura, questo lavoro legge in modo del tutto originale la critica letteraria dei fratelli Schlegel, concentrandosi sul concetto di rispecchiamento (Wiederspiegelung), cioè di un'opera letteraria che sia commento e riflessione sulla letteratura stessa, anticipando così temi propri della letteratura postmoderna.
Gli anni dal 1920 al 1927 sono anni di grande impegno intellettuale; scrive, in ordine cronologico, Per la critica della violenza, Il compito del traduttore, Saggio su Le affinità elettive di Goethe e la complessa opera Il dramma barocco tedesco. In questi anni conosce Ernst Bloch, Franz Rosenzweig, Theodor W. Adorno, Erich Fromm. Nel 1924 aveva conosciuto Asja Lacis, una regista rivoluzionaria lettone con la quale inizierà un rapporto intellettuale e sentimentale che sarà determinante per la sua decisa svolta in senso marxista e comunista. Nello stesso anno fallisce il tentativo di ottenere l'abilitazione presso l'Università di Francoforte ed entrare così nel mondo accademico. La dissertazione presentata da Benjamin in quest'occasione è il fondamentale saggio che oggi conosciamo come Il dramma barocco tedesco.
Nel 1928 stringe un'altra importante amicizia anch'essa determinante per la sua ulteriore evoluzione intellettuale: incontra e si lega a Bertolt Brecht. A partire dagli anni trenta si avvicina all'Istituto per la ricerca sociale diretto da Max Horkheimer, con il quale i rapporti si faranno più intensi a partire dal 1934-1935. Negli stessi anni si impegna sempre più, oltre che in saggi letterari densi di riflessioni filosofiche (il Leskov, il saggio su Kafka, quello su Baudelaire e il saggio L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica), in un'opera filosofica che, contenuta nelle intenzioni, lo accompagnerà, incompiuta ed estremamente vasta, fino alla morte: il Passagen-Werk.
Ormai stabilitosi a Parigi, nel settembre del 1939, allo scoppio della guerra, viene internato in un campo di lavori forzati in quanto cittadino tedesco. Tra la fine del 1939 e il maggio del 1940 scrive le Tesi sul concetto di storia, il suo ultimo lavoro e testamento spirituale. Le Tesi avrebbero dovuto essere l'introduzione del Passagen-Werk, che Benjamin non poté completare; gli abbozzi sono stati pubblicati in Italia da Einaudi, prima nel 1986 col titolo Parigi, capitale del XIX secolo e poi nel 2000 col titolo I «passages» di Parigi.
Il 14 giugno del 1940 Parigi è occupata dai tedeschi. Benjamin fugge verso la Spagna nel tentativo di varcare il confine per raggiungere una località di mare e imbarcarsi verso gli USA dove già si erano rifugiati i suoi amici dell'Istituto per la ricerca sociale, tra cui Theodor W. Adorno.
Nella notte del 25 settembre del 1940, presso la località di Port Bou nella Catalogna spagnola, nel tentativo di sfuggire alla probabile cattura da parte della polizia di frontiera spagnola e alla conseguente espulsione dalla Spagna verso il territorio francese, ormai saldamente nelle mani dell'esercito nazista, Benjamin decide di togliersi la vita ingerendo della morfina. Aveva con sé una valigia nera che custodiva gelosamente, in cui erano contenuti probabilmente dei manoscritti o delle pagine incompiute. Il giorno dopo ai suoi compagni di viaggio sarebbe stato permesso di proseguire per la loro destinazione. Altri suoi amici — tra cui Henny Gurland, futura moglie di Erich Fromm — provvidero alla sua tumulazione nel cimitero di Port-Bou, pagando il fitto del loculo per soli cinque anni. Dopo tale periodo non si sa dove possa essere finito il suo corpo, né la sua valigia nera fu mai più ritrovata. Oggi a Portbou esiste un memoriale che ricorda la figura di Walter Benjamin.

Opere di Walter Benjamin in italiano
▪ Walter Benjamin, Umberto Gandini (a cura di) Tre drammi radiofonici, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1978.
▪ Walter Benjamin, Avanguardia e rivoluzione. Saggi sulla letteratura, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1979. ISBN 88-06-36772-2
▪ Walter Benjamin, Critiche e recensioni. Tra avanguardie e letteratura di consumo, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1979. ISBN 88-06-26443-5
▪ Walter Benjamin, Uomini tedeschi. Una scelta di lettere, con un saggio di Theodor Adorno, Milano, Adelphi, 1979.
▪ Walter Benjamin, Giulio Schiavoni (a cura di) Orbis pictus. Scritti sulla letteratura infantile, Milano, Emme Edizioni, 1981.
▪ Walter Benjamin, Gary Smith (a cura di) Diario moscovita, prefazione di Gershom Scholem, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1983. ISBN 88-06-56044-1
▪ Walter Benjamin, Giorgio Agamben (a cura di) Parigi, capitale del XIX secolo. Progetti appunti e materiali 1927-1940, traduzione di Gianni Carchia, Massimo De Carolis, Antonella Moscati, Francesco Porzio, Giuseppe Russo, Renato Solmi, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1986.
▪ Walter Benjamin, Giulio Schiavoni (a cura di) Burattini, streghe, briganti. Illuminismo per ragazzi (1929-1932), Genova, il melangolo, 1989.
▪ Walter Benjamin, Giorgio Agamben (a cura di) Ombre corte. Scritti 1928-1929, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1993. ISBN 88-06-13253-9
▪ Walter Benjamin, Sull'hascisch, traduzione di Giorgio Backhaus, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1996. ISBN 88-06-14115-5
▪ Walter Benjamin, Il concetto di critica nel romanticismo tedesco. Scritti 1919-1922, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1997. ISBN 88-06-54973-1
▪ Walter Benjamin, Giorgio Agamben (a cura di) Metafisica della gioventù. Scritti 1910-1918, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1997. ISBN 88-06-52969-2
▪ Walter Benjamin, Giorgio Agamben (a cura di) Strada a senso unico. Scritti 1926-1927, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1997. ISBN 88-06-56259-2
▪ Walter Benjamin, Gianfranco Bonola e Michele Ranchetti (a cura di) Sul concetto di storia, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1997. ISBN 978-88-06-14394-7
▪ Walter Benjamin, Il dramma barocco tedesco, nuova edizione, introduzione di Giulio Schiavoni, traduzione di Flavio Cuniberto, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1999. ISBN 978-88-06-15213-0
▪ Walter Benjamin, Renato Solmi (a cura di) Angelus Novus, con un saggio di Fabrizio Desideri, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2006. ISBN 978-88-06-18274-8
▪ Walter Benjamin, Giulio Schiavoni (a cura di) Strada a senso unico, nuova edizione accresciuta, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2006. ISBN 88-06-17627-7
▪ Walter Benjamin, L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, traduzione di Enrico Filippini, prefazione di Cesare Cases, Torino, Giulio Einaudi editore [1955 (posth.)], 2000. ISBN 88-06-15443-5
▪ Walter Benjamin, Rolf Tiedemann (a cura di) Opere complete - Vol. IX - I "passages" di Parigi, edizione italiana a cura di Enrico Ganni, traduzione di Elena Agazzi, Giorgio Backhaus, Gianni Carchia, Massimo De Carolis, Fabrizio Desideri, Anna Maria Marietti, Antonella Moscati, Francesco Porzio, Giuseppe Russo, Renato Solmi riveduta da Hellmut Riediger, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2000. ISBN 978-88-06-13313-9
▪ Walter Benjamin, Rolf Tiedemann e Hermann Schweppenhäuser (a cura di) Opere complete - Vol. II - Scritti 1923-1927, edizione italiana a cura di Enrico Ganni, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2001. ISBN 978-88-06-14029-8
▪ Walter Benjamin, Rolf Tiedemann e Hermann Schweppenhäuser (a cura di) Opere complete - Vol. IV - Scritti 1930-1931, edizione italiana a cura di Enrico Ganni con la collaborazione di Hellmut Riediger, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2002. ISBN 978-88-06-16169-9
▪ Walter Benjamin, Rolf Tiedemann e Hermann Schweppenhäuser (a cura di) Opere complete - Vol. V - Scritti 1932-1933, edizione italiana a cura di Enrico Ganni con la collaborazione di Hellmut Riediger, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2003. ISBN 978-88-06-16575-8
▪ Walter Benjamin, Rolf Tiedemann e Hermann Schweppenhäuser (a cura di) Opere complete - Vol. VI - Scritti 1934-1937, edizione italiana a cura di Enrico Ganni con la collaborazione di Hellmut Riediger, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2004. ISBN 978-88-06-17083-7
▪ Walter Benjamin, Rolf Tiedemann e Hermann Schweppenhäuser (a cura di) Opere complete - Vol. VII - Scritti 1938-1940, edizione italiana a cura di Enrico Ganni con la collaborazione di Hellmut Riediger, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2006. ISBN 978-88-06-18216-8
▪ Walter Benjamin, Rolf Tiedemann e Hermann Schweppenhäuser (a cura di) Opere complete - Vol. I - Scritti 1906-1922, edizione italiana a cura di Enrico Ganni, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2008. ISBN 978-88-06-19329-4
▪ Walter Benjamin, Rolf Tiedemann e Hermann Schweppenhäuser (a cura di) Opere complete - Vol. III - Scritti 1928-1929, edizione italiana a cura di Enrico Ganni, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2010. ISBN 978-88-06-19684-4
▪ Walter Benjamin, Enrico Ganni (a cura di) Infanzia berlinese intorno al Millenovecento, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2007. ISBN 978-88-06-18850-4
▪ Walter Benjamin, Enrico Ganni (a cura di) Immagini di città, traduzione di Giorgio Backhaus, Marisa Bertolini, Gianni Carchia, Enrico Ganni e Hellmut Riediger, prefazione di Claudio Magris, con un scritto di Peter Szondi, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2007. ISBN 978-88-06-18917-4
▪ Walter Benjamin, Rolf Tiedemann (a cura di) I "passages" di Parigi (2 voll.), edizione italiana a cura di Enrico Ganni, traduzione di Elena Agazzi, Giorgio Backhaus, Gianni Carchia, Massimo De Carolis, Fabrizio Desideri, Anna Maria Marietti, Antonella Moscati, Francesco Porzio, Ginevra Quadrio Curzio, Giuseppe Russo e Renato Solmi riveduta da Hellmut Riediger, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2007. ISBN 978-88-06-18672-2

▪ 1944 - Modesta Rossi (Bucine, 1914 – Solaia di Monte San Savino, 26 settembre 1944) è stata una partigiana italiana, Medaglia d'oro al valor militare (alla memoria).
Nata a Bucine (Arezzo) nel 1914, fa la contadina e diviene madre di 5 figli, dopo l'8 settembre 1943 insieme al marito Dario Polletti prende parte alla Resistenza nella formazione partigiana Banda Renzino.
Il 29 giugno 1944 i tedeschi scatenano feroci eccidi in quella parte della provincia di Arezzo dove abitava: imprigionata durante un'azione di rastrellamento mentre si trova in casa insieme ai figli, il maggiore dei quali aveva 7 anni, si rifiuta di dare informazioni ai rastrellatori che cercavano il marito e gli altri partigiani. Dopo aver assistito impotente all'uccisione del figlio di 13 mesi, che teneva stretto in braccio, lei stessa fu uccisa a pugnalate. Il suo corpo, con il bambino ancora al seno, fu poi ritrovato assieme a quelli di altre 4 vittime in una capanna data alle fiamme.
Alla sua memoria è stata conferita la Medaglia d'oro al valor militare.

Onorificenze
Medaglia d'oro al valor militare
«Seguiva il marito nelle impervie montagne dell’Appennino Tosco-emiliano e con lui divideva i rischi, i pericoli e i disagi della vita partigiana, animata e sorretta dalla fede e dall’amore per la Patria. Incaricata di umili mansioni assistenziali, chiedeva ed otteneva di prendere parte attiva alla lotta rifulgendo con le armi in pugno per coraggio e sprezzo del pericolo. Arrestata dai tedeschi resisteva eroicamente a torture e lusinghe e, senza proferire parola che potesse essere rivelazione, affrontava il plotone di esecuzione che spietatamente stroncò, insieme alla sua, l’esistenza di un figlioletto di appena un anno che, quale giovane virgulto, era avvinto al seno materno.» — Zona di Solaia (Arezzo), 11 settembre 1943 -29 giugno 1944.

▪ 1945 - Béla Viktor János Bartók (Nagyszentmiklós, 25 marzo 1881 – New York, 26 settembre 1945) fu un compositore, pianista ed etnomusicologo ungherese. Studioso della musica popolare dell'Europa orientale e del Medio Oriente, fu uno dei pionieri dell'etnomusicologia.

Infanzia e giovinezza
Béla Bartók nacque a Nagyszentmiklós, oggi Sânnicolau Mare, in Transilvania, allora parte dell'impero austro-ungarico. Dopo la morte di suo padre (1888) sua madre, slovacca, si trasferì dapprima in Ucraina a Vynohradiv e, successivamente, a Bratislava, nel suo Paese d'origine, destinato nel 1918 a divenire parte della Cecoslovacchia.

Gli inizi della carriera musicale
Venne sin da piccolo educato alla musica, dapprima dalla madre che gli insegnò i rudimenti del pianoforte, in seguito (a soli dodici anni) dal maestro L. Erkel che lo iniziò alla composizione.
Più tardi studiò pianoforte con István Thoman e composizione con János Koessler all'Accademia Reale della Musica di Budapest. Lì incontrò Zoltán Kodály e insieme raccolsero musica popolare dalla regione. Questo ebbe molta influenza sul suo stile. Precedentemente, l'idea che Bartók aveva della musica popolare ungherese derivava dalle melodie gitane che potevano essere ascoltate nei lavori di Franz Liszt, e nel 1903 Bartók scrisse un grande lavoro orchestrale, Kossuth, in onore di Lajos Kossuth, eroe della rivoluzione ungherese del 1848, contenente melodie gitane di quel tipo. Da questo poema sinfonico lavorò per estrarre una marcia funebre pianistica che rese celebre Bartók come pianista-concertista-compositore per lo stile "nazional-ungherese" che prende come modello le Rapsodie ungheresi di Liszt, in particolare la celebre Seconda. Il mondo in cui Bartók si era spinto come pianista-compositore era quello capeggiato da Paderewsky, Busoni, d'Albert e l'ungherese Ernő Dohnányi.

Influenze sulla musica di Bartok
Dopo aver scoperto le musiche contadine dei magiari, che erano le autentiche musiche popolari ungheresi, Bartók cominciò a includere canzoni popolari nelle proprie composizioni e a scrivere temi originali con caratteristiche simili, oltre ad usare frequentemente figure ritmiche di matrice folklorica.
La musica di Richard Strauss, che incontrò alla prima di Also sprach Zarathustra a Budapest nel 1902, lo influenzò molto (ha trascritto ed eseguito più volte a memoria il poema sinfonico Vita d'Eroe di Strauss). Questo nuovo stile emerse durante gli anni seguenti. Bartók stava costruendo la sua carriera pianistica, quando nel 1907 ottenne il posto di professore di pianoforte all'Accademia Reale. Questo gli permise di rimanere in Ungheria e di non girare l'Europa come pianista, e gli lasciò più tempo per raccogliere altre canzoni popolari, soprattutto in Transilvania. Intanto la sua musica cominciava ad essere influenzata da questi interessi e dalla musica di Claude Debussy che Kodály aveva portato da Parigi. I suoi lavori orchestrali erano ancora scritti alla maniera di Johannes Brahms o Richard Strauss, ma scrisse numerose composizioni brevi per pianoforte che mostrano il suo crescente interesse per la musica tradizionale. Probabilmente il primo brano che mostrava chiaramente i suoi nuovi interessi è Quartetto per archi n. 1 (1908), che contiene vari rimandi alla musica folklorica. Nel 1908 scrive anche le 14 bagatelle per pianoforte, in cui comincia a delineare il suo stile che appunto parte dal pianoforte, distaccandosi dal romanticismo, basandosi su procedimenti armonici basati su intervalli diminuiti ed eccedenti, sulla bitonalità e su una ritmicità timbrica e barbarica. La percussività di Bartók la troviamo anche in Prokofiev e Stravinskij. Altre composizioni pianistiche importanti in Bartók sona la Rapsodia Op.1 e i Quattro pezzi per pianoforte, ricchi di influenze Brahmsiane, (in cui il primo è uno studio per la mano sinistra risultato essere un abbozzo di sonata), più altri lavori da camera quali la Sonata per violino e pianoforte e il Quintetto per pianoforte ed archi.
La carriera concertistica di Bartók non riuscì però mai a ricevere onorificenze, nemmeno in campo esclusivamente compositivo, come pianista-compositore al contrario di altri come Rachmaninov (che aveva composto in quegli anni il Secondo concerto per pianoforte e orchestra) o come Dohnányi che fece fortuna col suo Concerto per pianoforte e orchestra e come lo svedese Stenhammar. Questo scarso successo internazionale lo costrinse ad accontentarsi di un posto come insegnante di pianoforte all'Accademia Musicale di Budapest.
Le prime influenze popolari nelle sue composizioni cominciarono quando iniziò a raccogliere melodie popolari con Zoltán Kodály: nel 1907 compose le Tre canzoni popolari del distretto di Cisk, due semplici melodie ascoltate da un pastore che suonava un flauto primitivo. Qui si dimostra la tenacia di Bartók che nonostante gli insuccessi continua a cercare un connubio tra la musica popolare e le sale da concerto nello stile pianistico, cominciando con le Due Elegie Op.8b, influenzate dallo stile pianistico delle Elegie di Busoni, e con le Quattro Nenie Op.9 che risentono invece dello stile di Debussy, che troviamo anche nelle Burlsesche Op.8c. Le Nenie sono basate sul canto popolare ungherese e c'è l'uso delle scale modali, non presenti nella musica occidentale, armonizzate in maniera semplice e quasi impressionistica. Lo stile di Bartók comincia a uscire dalle influenze di Busoni e Debussy con le Due danze rumene Op.8a per pianoforte, in cui la strumentazione diventa decisamente percussiva e di avanguardia, però ancora non riuscì a trovare il modo di proporre i suoi lavori come recital pianistico se non negli anni Venti, sfruttando anche l'ingigantimento delle capacità tecnico-stilistiche e timbriche del pianoforte che già presso Paderewsky e Rachmaninov avevano raggiunto apici ragguardevoli. Con Bartók non si esplora il delicato mondo timbrico-impressionista di Ravel e Debussy affidato al tocco dei martelletti ma si guarda piuttosto avanti alla percussività che troveremo nell'Allegro Barbaro del 1911, parallelamente alla Toccata Op.11 di Prokof'ev e alla Danza Rituale del Fuoco di Manuel De Falla in cui il pianista rende l'effetto percussivo anche con una gestualità particolare per trovare l'approccio giusto sui tasti.

Gli anni centrali
Nel 1909 Bartók sposò Márta Ziegler. Il loro figlio, anch'egli di nome Béla, nacque nel 1910.
L'avvicinamento alla musica popolare di Bartók (su esempio di Franz Liszt) è stato compiuto in maniera scientifica, influenzando in maniera metodica il suo stile, ricco di richiami alla musica popolare di molti popoli dell'area europea orientale e medio-orientale (uso di scale pentatonica e modale) ma contemporaneamente aggiornato anche sulle innovazioni ritmiche e armoniche portate dai contemporanei come Igor Stravinskij.
Nel 1911, Bartók scrisse quella che sarebbe stata la sua unica opera, Il castello del principe Barbablù, dedicata a sua moglie, Márta, ancora ricca di influenze stilistiche derivanti da Strauss e Debussy. Con questa composizione partecipò a un concorso indetto dalla Commissione Ungherese per le Belle Arti, ma questi dissero che era insuonabile, e la respinsero. L'opera rimase ineseguita fino al 1918, quando il governo fece pressione su Bartók perché togliesse il nome del librettista, Béla Balázs, dal programma a causa delle sue convinzioni politiche. Bartók si rifiutò, e alla fine ritirò il lavoro. Per il resto della sua vita, Bartók non si sentì molto legato al governo o alle istituzioni ungheresi, pur continuando la sua passione per la musica popolare.
Di questo periodo sono anche i Due ritratti Op.5 (1907-08) e i Due quadri Op.10 (1910) per orchestra, l'Allegro barbaro (1911) per pianoforte (che ebbe molto successo per le sue timbriche appunto barbariche e per la sua melodia semplice), prima geniale sintesi del suo stile, la Suite per pianoforte Op.14 (1916), le due Sonate per violino e pianoforte (1921 e 1923) e le Sette danze popolari rumene per orchestra. I lavori di questo periodo sono caratterizzati da un'energia ritmica basata sull'ossessione percussiva e una ricerca timbrica molto fine immersa in un'armonia ai limiti dell'atonalità in cui l'influenza popolare viene immessa attraverso rielaborazione e reinvenzione. le Melodie di Canzoni natalizie rumene sono dello stesso periodo delle Danze popolari rumene (1915) che raggiunsero abbastanza successo da essere pubblicate dalla Universal di Vienna nel 1918. Tuttavia le Danze rumene non sono pensate come brani da concerto come la Suite Op.14, in cui Bartók dichiara di voler superare lo stile accordale tardoromantico a favore di una strumentazione "fatta di ossa e muscoli", trasparente e semplice come quella dell'Allegro barbaro, ma alleggerita dall'assenza dei raddoppi. Questa suite viene collegata da molti critici alla Sonata No.2 Op.14 di Prokofiev (1912), alla Sonatina ad usum infantis di Busoni (1916) e al Tombeau di Couperin di Ravel (1914-17) e rappresenta quel percorso di distacco dal tardoromanticismo che troverà le sue propaggini nella Sonata Op.1 di Berg (1908) e dai Tre pezzi Op.11 di Shoenberg del 1909. Un altro aspetto che colpisce di questa suite è la drammaturgia nei contrasti tra i movimenti, legabile al conflitto bellico, che trova prodromi già nella Sesta sinfonia di Čajkovskij e nella Grande Sonata Op.33 di Alkan. nell'ultimo movimento (Sostenuto) vengono usate le quarte giuste con finalità ritmico-timbriche. La simbologia bartokiana è di difficile interpretazione, comunque si ritiene che la presenza di un valzer sia riferita a Vienna. La armonizzazione delle melodie popolari presenti nella Suite è ingegnosa e si basa sulla presenza palese del tritono ottenuto dividendo l'ottava in due parti uguali per armonizzare in maniera del tutto nuova, al contrario della maniera ottocentesca. Nel primo movimento vengono accostati accordi di Sib maggiore e Mi maggiore e l'accordo di settima di dominante è costruito con la settima maggiore anzi che minore.
Questa suite è interessante per capire le posizioni di Bartók nell'ambito formale: all'inizio al secondo posto doveva esserci un Andante in Fa# maggiore che avrebbe reso la suite simmetrica ma Bartók lo elimina. Tuttavia vengono rispettate le forme dei tempi secondo la tradizione occidentale (primo tempo in forma tripartita, secondo in rondò, terzo tripartito e quarto monotematico con intermezzo). Per quanto riguarda la ritmica abbiamo un'accelerazione del tempo nei primi tre movimenti e una brusca caduta nel quarto.
Dopo il disappunto causato dal premio della Commissione per le Belle Arti, Bartók scrisse molto poco per due o tre anni, preferendo concentrarsi sulla raccolta e l'arrangiamento di musica tradizionale (in Europa Centrale, i Balcani e la Turchia). Comunque, lo scoppio della prima guerra mondiale lo costrinse ad interrompere queste spedizioni, e ritornò a comporre, scrivendo il balletto Il principe di legno nel 1914-16 e il Quartetto per archi n. 2 nel 1915-17. Fu Il principe di legno a dargli un certo grado di fama internazionale.
Bartók successivamente lavorò ad un altro balletto, Il mandarino meraviglioso, con uno stile più moderno del Castello del principe Barbablù influenzato in particolare dall'Uccello di fuoco di Igor Stravinsky e dal primo Arnold Schoenberg.
Il mandarino meraviglioso fu iniziato nel 1918, ma non fu eseguito fino al 1926 a causa dell'argomento trattato: una storia che parla di prostituzione, furto e omicidio con un rapporto molto violento tra i due sessi. L'introduzione di personaggi fiabeschi nel teatro musicale fu invece un punto che trovò come sostenitore Ferruccio Busoni.
Bartók divorziò da Márta nel 1923, e sposò una studentessa di pianoforte, Ditta Pásztory. Il suo secondogenito, Péter, nacque nel 1924.
Nel 1918 portò a termine anche i Tre studi per pianoforti in cui più che il virtuosismo emergono le idee creative e bizzarre. Sono vicini all'atmosfera dei Tre pezzi op.11 di Schoenberg ma anche alla forma di trittico-sonata che troviamo in Debussy (Images, Estampes) e in Ravel (Gaspard de la Nuit). Nel primo studio si trovano accenti in controtempo che anticipano leggermente gli Studi per pianoforte di György Ligeti, specialmente il primo del Libro I. nel 1920 scrisse su commissione della Revue musicale di Parigi le Serre improvvisazioni su canti di contadini ungheresi (Op.20). Gli venne commissionato un solo pezzo (che fu poi la settima improvvisazione) da pubblicare in un supplemento chiamato Tombeau de Debussy, a cui contribuirono anche De Falla, Stravinsky, G.F. Malipiero, Dukas e altri.

La seconda guerra mondiale e gli ultimi anni di vita
Negli anni venti intraprende una serie di tournée concertistiche in giro per l'Europa che gli procurarono simpatie ma pochi compensi; i suoi pezzi furono quindi accettati nei recital solo i pezzi piccoli (quindi non la Suite né la Rapsodia) come pezzi di carattere alla Grieg.
Nel 1926 ricomincia a scrivere alcune composizioni, dopo un periodo infecondo di qualche anno: abbiamo così i Quartetti per archi nn. 3 e 4 (1927 e 1928), in particolare il terzo quartetto è ricordato per essere stato scritto contemporaneamente al terzo quartetto di Schoenberg a cui è legato per l'evasione tematica, mentre la ritmica è più vicina a Stravinskij, e troviamo in esso anche un embrione della micropolifonia di Ligeti chiamato da alcuni micromelodia, le due Rapsodie per violino e pianoforte o orchestra (1928), la Cantata profana (1930), lavoro vocale con trama fantastica su una fiaba rumena, il primo e il monumentale secondo concerto per pianoforte e orchestra (1926 e 1930-31), la Sonata per pianoforte del '26, legata ancora alle composizioni giovanili ma con una struttura decisamente Beethoveniana anche se manca una contrapposizione dialettica tra i temi. Bartók definisce la tonalità di Mi maggiore, anche se essa rappresenta solo una tonica polarizzante all'ascolto (in origine nell'ultimo movimento c'era un tema Moderato che è stato poi rimosso per il suo contrastante aspetto barocco e messo come Musette della Suite All'aperto).
Verso gli anni trenta Bartók abbandona la composizione pianistica da concerto per dedicarsi a brani didattici e per dilettanti, soprattutto grazie alla composizione dei 153 brani che compongono i 6 libri del Mikrokosmos, iniziato nel 1926, in cui il compositore parte da brani semplicissimi fino ad arrivare a notevoli virtuosismi, delineando in maniera progressiva e crescente il suo stile (contemporanei al Mikrokosmos sono i 9 Piccoli pezzi per pianoforte). L'interesse nel pedagogico di Bartók è stato molto presente ed è testimoniato dai numerosi pezzi infantili su melodie popolari che sono stati scritti nel corso della vita.
Negli anni trenta nasce invece una serie di composizioni più mature e soprattutto più equilibrate (definite da alcuni come il periodo neoclassico di Bartók in quanto si riscontrano ascendenze Beethoveniane): Quartetto per archi n°5 (1934), Musica per archi, percussioni e celesta (1936) e la Sonata per due pianoforti e percussioni (1937, di cui esiste anche la forma in concerto con orchestra), composizioni particolarmente legate dal tono lamentoso e macabro degli adagi "notturni" in contrasto con la vivacità ritmica dei momenti più veloci in cui il pianoforte esprime il massimo grado di percussività che possiamo trovare in Bartók, specialmente nella sonata, con i timpani che anticipano i pianoforti con una scansione ritmica tribale (i pianoforti si scambiano spesso in passaggi imitativi e nell'ultimo movimento c'è anche la presenza dell'hoquetus; poi abbiamo ancora i Contrasti per violino, clarinetto e pianoforte (1938, dedicati al clarinettista jazz Benny Goodmann), il Concerto per violino e orchestra (1938) e il Divertimento per archi (1939), più il Quartetto per archi n°6 (1939), i 44 Duetti per due violini (1931) e la difficile Sonata per violino solo (1944, composta già negli Stati Uniti per Yehudi Menuhin) in cui Bartók porta a compimento i propositi stilistici avviati in questi anni.
Nel 1940, dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, e con il peggioramento della situazione politica in Europa, Bartók si convinse che doveva andarsene dall'Ungheria.
Bartók si oppose fortemente ai nazisti. Dopo che ebbero preso il potere in Germania, non vi tenne più concerti e lasciò il suo editore tedesco. Le sue vedute liberali (che sono evidenti nell'opera Il castello del principe Barbablù e nel balletto Il mandarino meraviglioso) gli causarono una gran quantità di guai da parte della destra ungherese.
Dopo aver spedito i suoi manoscritti all'estero, Bartók si trasferì con riluttanza negli USA con Ditta Pásztory. Péter Bartók li raggiunse nel 1942 e più tardi si arruolò nella Marina degli Stati Uniti. Béla Bartók Jr. rimase in Ungheria.
Bartók non si sentì a suo agio negli USA, e trovò molto difficile comporre. Inoltre, non era molto conosciuto in America e c'era poco interesse nella sua musica. Lui e sua moglie Ditta avrebbero dato concerti; per qualche tempo, ebbero una borsa di studio per lavorare su una collezione di canzoni tradizionali iugoslave, ma le loro finanze rimasero precarie, come la salute di Bartók.
Il suo ultimo lavoro sarebbe potuto essere il Sesto quartetto per archi, lavoro interessante per la sua tonalità aleggiante e polimodale e per la ricchezza degli assoli di viola e violini in sordina nei movimenti lenti e mesti (vicinanza con altre composizioni come i Contrasti per violino, clarinetto e pianoforte ma anche a modelli come la Grande fuga per quartetto d'archi di Beethoven) se non fosse stato per Serge Koussevitsky che gli commissionò di scrivere il Concerto per orchestra, che divenne il lavoro più popolare di Bartók e che risollevò le sue finanze; anche se scritto con minor sentimento interiore si può notare come il compositore abbia accentuato molto gli elementi coloristici e timbrici che ritroviamo anche nel Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 (1945), un lavoro arioso e quasi neo-classico, e nel suo incompiuto Concerto per viola e orchestra, completato più tardi dal suo allievo, Tibor Serly.
Nel Concerto per orchestra Bartók mantiene nei cinque movimenti una struttura circolare con una costruzione strutturata a linee di intensità timbrica e atonale con un uso accostato di omofonia e polifonia. Una struttura simile ma rimpicciolita la troviamo nei quartetti (furono anch'essi composizione molto discusse per la loro percussività e contrapposti per esempio ai limpidi quartetti di Shostakovich) dove viene proprio definita una struttura ad arco o a ponte.
Béla Bartók morì a New York di leucemia nel 1945.
Fu sepolto al cimitero Ferncliff ad Hartsdale, New York, ma dopo la caduta del comunismo in Ungheria nel 1988, i suoi resti furono portati a Budapest per i funerali di stato il 7 luglio 1988 e in seguito fu sepolto al cimitero Farkasreti di Budapest.

▪ 1952 - George Santayana, alla nascita Jorge Agustín Nicolás Ruiz de Santayana y Borrás (Madrid, 16 dicembre 1863 – Roma, 26 settembre 1952), è stato un filosofo, scrittore, poeta e saggista spagnolo naturalizzato statunitense. Rappresentante del cosiddetto realismo critico. È considerato a tutti gli effetti un uomo di lettere ed un filosofo statunitense sebbene abbia trascorso negli USA solo ventotto dei suoi ottantanove anni di vita.
Formatosi negli Stati Uniti, al "Boston Latin School" e alla Università di Harvard sotto l'influsso di Josiah Royce e di William James. Proseguì i suoi studi a Berlino e a Cambridge, per ritornare poi ad Harvard, dove iniziò la carriera di docente nel 1898, rimanendovi fino al 1912, quando si trasferì in Europa per trascorrere nel vecchio continente il resto della sua vita. Scrisse diciannove libri e riuscì a centrare un grosso successo editoriale con il romanzo "The Last Puritan". Sostenne, anche economicamente, molti scrittori, tra i quali spicca Bertrand Russell.
È ricordato particolarmente per una citazione spesso discussa e contenuta in Reason in Common Sense, primo volume del suo più complessivo lavoro The Life of Reason:

«Chi non sa ricordare il passato è condannato a ripeterlo»

Le sue opere complete - scritte tutte in lingua inglese - furono pubblicate a New York a partire dal 1936.

Pensiero
Partito da una posizione naturalistica che individua tanto nella storia del soggetto quanto nella storia dell'umanità il progressivo emergere dalla primitiva matrice naturale, della ragione e dello spirito (come fasi successive, cui corrispondono, sul piano della prassi, rispettivamente la vita attiva e la contemplazione), approdò ad un realismo dualistico, distinguendo rigorosamente la sfera dell'esistenza (spazio-temporale, soggetta a divenire, condizionata) da quella dell'essenza (atemporale, aspaziale, non soggetta a condizionamento e divenire).
Le essenze sono riconoscibili sul piano della ragione; ma la fede animale salva l'uomo dallo scetticismo radicale e lo induce a tradurre le essenze stesse in strumenti conoscitivi: di qui la mediazione tra aspetto formale e materiale, fra essenza ed esistenza che rende possibile il conoscere e quindi l'operare umano.
Uno dei temi fondamentali espressi nelle opere di Santayana, è il rapporto ambivalente tra natura e ragione, che lui stesso indicherà come quello tra "forze meccaniche" e ordine della vita oppure tra esistenza ed essenza.
Fra le opere filosofiche e letterarie principali di Santayana sono da ricordare:
▪ The Sense of Beauty (Il significato della bellezza, del 1896)
▪ The Life of Reason, or the Phase of Human Progress (La vita della ragione o le fasi del progresso umano, del 1905-1906, in 5 volumi)
▪ Realms of Being (Sfere dell'essere, pubblicato fra il 1927 e il 1940, in 4 volumi)
▪ The Idea of Christ in the Gospels (L'idea di Cristo nei Vangeli, del 1946)
▪ The Last Puritan (L'ultimo puritano, romanzo del 1935)
The Essential Santayana. Selected Writings Antologia delle opera compilata ed introdotta da Martin A. Coleman. Bloomington: Indiana University Press, 2009.

* 1956 - Lucien Febvre (Nancy, 22 luglio 1878 – Saint-Amour, 26 settembre 1956) è stato uno storico francese, conosciuto soprattutto per il suo ruolo nella fondazione della Scuola delle Annales.
Febvre fu influenzato in un primo tempo da Vidal de la Blache durante il tempo trascorso nella École Normale Supérieure (1899-1902) e conseguì il dottorato in storia nel 1911 dopo aver scritto una tesi su Filippo II e la Franca-Contea. Poco tempo dopo ottenne una cattedra nell'Università di Digione.
Febvre combatté nella Grande Guerra ed ottenne una cattedra nell'Università di Strasburgo nel 1919 quando la provincia ritornò alla Francia. Nel 1929 Febvre e Marc Bloch fondarono il giornale Annales d'histoire économique et sociale, dal quale prese il nome la cosiddetta "scuola degli annalisti" con il suo modo particolare e innovativo di interpretare la storia. Nel 1933 Febvre ottenne una cattedra al Collegio di Francia. Pubblicò svariati studi tra gli anni trenta e i primi anni quaranta, anche se interruppe il lavoro durante la Seconda guerra mondiale. La guerra si risolse con la morte di Marc Bloch e, quindi, fu Febvre a guidare gli Annales nel periodo del dopoguerra. Suo allievo fu anche Fernand Braudel con cui fondò la sesta sezione della Ecole Pratique des Hautes Etudes. Febvre morì nel 1956.

Opere
▪ Martin Lutero
▪ La nascita del libro: l'impatto della stampa 1450-1800.
▪ Il problema dell'incredulità nel secolo XVI: La religione di Rabelais
▪ La terra e l'evoluzione umana. Introduzione geografica alla storia
▪ Problemi di metodo storico
▪ L'Europa. Storia di una civiltà
▪ Il Reno. Storia, miti, realtà
▪ Civiltà. La parola e l'idea
▪ Onore e patria

▪ 1973 - Anna Magnani (Roma, 7 marzo 1908 – Roma, 26 settembre 1973) è stata un'attrice teatrale e attrice cinematografica italiana.
È considerata una delle più grandi attrici della storia del cinema.

«Lei è Roma.» (Federico Fellini)
«Vede... io sono come un cavallo al quale non bisogna metter briglia.»(Anna Magnani)


È figlia di Marina Magnani, una sarta originaria di Fano, comune della provincia di Pesaro e Urbino e di padre ignoto. In realtà, effettuando delle ricerche, Anna scoprirà le sue radici calabresi e quello che sarebbe dovuto essere il suo cognome, Del Duce; dirà poi, con la sua consueta ironia, di essersi fermata nelle ricerche perché non voleva passare come "la figlia del Duce".
Dopo la nascita della bambina, Marina si trasferisce ad Alessandria d'Egitto e sposa un uomo austriaco molto facoltoso. A lungo si credette che Anna Magnani fosse nata in Egitto, ma solo recentemente la verità è venuta a galla, prima per ammissione della stessa attrice, poi tramite le conferme del figlio. Anna viene allevata dalla nonna materna in una casa abitata dalle cinque zie Dora, Maria, Rina, Olga e Italia. L'unica presenza maschile è quella dello zio Romano.
Marina torna a Roma alla fine della Prima guerra mondiale e iscrive la figlia in un collegio di suore francesi, dove però la bambina rimane solo pochi mesi.
Anna si dedica allora allo studio del pianoforte e porta avanti gli studi fino alla seconda liceo. Nel frattempo si reca ad Alessandria in visita alla madre, ma l'esperienza è molto dolorosa in quanto non riesce a farsi amare completamente da Marina.
Rientrata a Roma, Anna decide di studiare recitazione. Nel gennaio del 1927 inizia a frequentare con Paolo Stoppa la scuola di recitazione Eleonora Duse diretta da Silvio D'Amico - trasformatasi nel 1935 in Accademia Nazionale d'Arte Drammatica - avendo come insegnante Ida Carloni Talli.
Tra il 1929 e il 1932 fa parte della compagnia Vergani-Cimara, diretta da Dario Niccodemi. Recita nell'avanspettacolo di Totò e interpreta il ruolo della verduraia romana in Campo de' Fiori con Aldo Fabrizi.
Nel 1932 Anna e Paolo Stoppa si ritrovano a lavorare insieme nella compagnia di Antonio Gandusio, il quale ben presto si innamora della Magnani e apprezza a tal punto le sue qualità da spingerla a tentare anche la strada del cinema.
Nel 1934 passò alla rivista, accanto ai fratelli De Rege, lavorando poi, a partire dal 1941, in una fortunatissima serie di spettacoli con Totò.
In campo cinematografico il suo debutto è segnato dal film del 1934 La cieca di Sorrento di Nunzio Malasomma, nonostante nel 1928 fosse già apparsa, in un ruolo marginale, nella pellicola Scampolo di Augusto Genina.
Il 3 ottobre 1935 sposa il regista Goffredo Alessandrini.
Dopo numerosi film in cui interpreta parti di cameriera o cantante, riesce ad imporsi per le sue eccezionali doti di interprete spiccatamente drammatica. Ed è Vittorio De Sica nel 1941 ad offrirle per la prima volta la possibilità di costruire un personaggio non secondario, quello di Loretta Prima, artista di varietà, nel film Teresa Venerdì.
Il 23 ottobre 1942 dà alla luce il suo unico figlio, Luca, frutto di una relazione col giovane attore Massimo Serato, il quale l'abbandona non appena lei rimane incinta; l'attrice riuscì ad imporre il proprio cognome al figlio, proprio come la madre Marina fece con lei, uno dei pochissimi casi di genealogia matrilineare che si protrae per addirittura tre generazioni.
Raggiunge la fama mondiale nel 1945 e vince il suo primo Nastro d'Argento grazie all'interpretazione nel film manifesto del Neorealismo, Roma città aperta di Roberto Rossellini, con Aldo Fabrizi e Marcello Pagliero. Nel film Anna Magnani è protagonista di una delle sequenze più celebri della storia del cinema: la corsa dietro un camion tedesco, nel quale è rinchiuso il marito, al termine della quale il suo personaggio (la 'Sora Pina', ispirato alla figura di Teresa Gullace) viene ucciso dai mitra nazisti.
Nel 1947 vince il suo secondo Nastro d'Argento e il premio per la miglior attrice alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia per il film L'onorevole Angelina diretto da Luigi Zampa.
Nel 1948 interpreta il suo ultimo film con Roberto Rossellini, prima della rottura della loro relazione: L'amore, diviso in due atti. Il primo (ispirato al dramma in atto unico di Jean Cocteau La voce umana) è un lungo monologo al telefono di una donna abbandonata dal compagno; il secondo è la storia di una popolana che si accoppia con un giovane Federico Fellini credendolo San Giuseppe: per lei è il terzo Nastro d'Argento.
Nel 1951 interpreta la protagonista del film di Luchino Visconti, sceneggiato da Cesare Zavattini, Bellissima con Walter Chiari, Corrado, Alessandro Blasetti, e vince il suo quarto Nastro d'Argento.
Il quinto ed ultimo Nastro d'Argento le sarà conferito per il film Suor Letizia - Il più grande amore.
Il 21 marzo 1956 è la prima interprete italiana nella storia degli Academy Awards a vincere il Premio Oscar come migliore attrice protagonista, conferitole per l'interpretazione di Serafina Delle Rose nel film La rosa tatuata, del 1955, con Burt Lancaster, per la regia di Daniel Mann. Per lo stesso ruolo, vincerà anche un BAFTA quale attrice internazionale dell'anno e il Golden Globe per la migliore attrice in un film drammatico.
La Magnani non presenziò alla cerimonia: l'Oscar venne ritirato da Marisa Pavan, anche lei candidata come migliore attrice non protagonista per lo stesso film, dalle mani di uno dei più grandi attori comici di quegli anni, Jerry Lewis,.
Un altro prestigioso riconoscimento internazionale, miglior attrice al Festival di Berlino, le viene conferito nel 1958 per l'interpretazione del film Selvaggio è il vento di George Cukor. Per lo stesso ruolo, sempre nel 1958, vince anche il suo primo David di Donatello come migliore attrice e verrà nominata per la seconda volta al premio Oscar, che però va a Joanne Woodward per La donna dai tre volti.
Nel 1959 vince il suo secondo David di Donatello per il film Nella città l'inferno con la regia di Renato Castellani, interpretato con l'amica Giulietta Masina: la pellicola è ambientata in un carcere femminile, in cui l'ingenua Lina impara dalla "veterana" Egle i segreti per una vita di successo.
Nel 1962 è la protagonista di Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini, regista con il quale aveva instaurato un rapporto conflittuale. Pasolini, dopo l'esordio del 1961 con Accattone, cercò in ogni modo di lavorare con la grande attrice, ormai sempre più selettiva nello scegliere i ruoli (la sua ultima interpretazione era Risate di gioia al fianco di Totò nel '60); la Magnani accettò, ma entrambi rimasero insoddisfatti dal risultato ottenuto: mentre lei disse: "Pasolini mi ha usata", lui sosteneva che lei era stata "troppo borghese". Comunque, nonostante le loro incomprensioni, che comunque non andarono ad intaccare la stima reciproca, il film ottiene un grande successo di pubblico e di critica, soprattutto in Francia.
Nel 1971 si cimenta con la televisione, fino a quel momento guardata da lei con sospetto. Con la regia di Alfredo Giannetti interpreta un ciclo di tre mini-film intitolato Tre Donne: La Sciantosa, 1943: un incontro e L'automobile. Diverso il discorso per ...Correva l'anno di grazia 1870, sempre per la regia di Giannetti, che viene distribuito nelle sale cinematografiche prima di passare in televisione.
Nel 1972 la sua ultima apparizione cinematografica, nel cameo fortemente voluto da Federico Fellini per il suo film Roma. Di notte una dolente Anna Magnani, attraversa i vicoli di Roma. Risponde a Fellini e, ridendo, chiude il portone davanti alla macchina da presa.
Si spegne a Roma il 26 settembre 1973, all'età di 65 anni, presso la clinica Mater Dei ai Parioli, stroncata da un tumore al pancreas, assistita fino all'ultimo dal figlio Luca e da Rossellini.
Le sue spoglie riposano nel piccolo cimitero di S. Felice Circeo (Latina), nei pressi della sua villa del Circeo che lei amava tantissimo.
Dopo la sua morte, tante le iniziative in Italia e all'estero per ricordare Anna Magnani. Tra le più rilevanti, quella nel 2002 al Museum of Modern Art di New York che le rende omaggio dedicandole una retrospettiva con la proiezione dei 14 film più significativi che l'attrice ha interpretato. Prima di lei poche altre dive del cinema avevano ricevuto un tributo così importante dal MoMA. Pino Daniele le ha inoltre dedicato la canzone Anna verrà, contenuta nel disco Mascalzone latino del 1989; anche Carmen Consoli ha scritto una canzone, intitolata "Anna Magnani", cantata da Adriano Celentano.
Nell'ottobre 2008 il Centro culturale Altinate/San Gaetano di Padova ha dedicato all'attrice una mostra comprendente oltre 500 fotografie ed altri documenti.
Il 20 maggio 2010 nasce l'Associazione Amici di Anna Magnani con sede presso la Casa della Memoria e della Storia di Roma. L'Associazione è presieduta da Massimo Rendina, Vice Presidente Gian Luigi Rondi, Presidente Onorario Franca Valeri. Il motore, e segretario, dell'Associazione è Matteo Persica (classe 1982) che definisce la Magnani << la sua missione >>. Scopo dell'Associazione è far conoscere Anna Magnani ai giovani, per non perdere un patrimonio culturale, una figura di artista e di donna unica al mondo.

Curiosità
▪ Sophia Loren, Anna Magnani, Renata Tebaldi (celebre soprano italiano), Arturo Toscanini, direttore d'orchestra italiano, Rodolfo Valentino, Bernardo Bertolucci, Enrico Caruso e Andrea Bocelli risultano essere le uniche personalità italiane ad avere una stella nella celebre Hollywood Walk of Fame, la famosa strada di Hollywood dove sono incastonate oltre 2000 stelle a cinque punte che recano i nomi di celebrità onorate per il loro contributo - diretto o indiretto - allo star system e all'industria dello spettacolo.
▪ Il 20 maggio 2010 è nata l'Associazione Amici di Anna Magnani, con lo scopo di divulgare e conservare i valori e la figura che Anna Magnani personifica, sia come attrice che come donna.

Riconoscimenti
Oscar 1956 per la migliore attrice protagonista (La rosa tatuata)
David di Donatello
▪ 1958: miglior attrice protagonista (Selvaggio è il vento)
▪ 1959: miglior attrice protagonista (Nella città l'inferno)
▪ Le è stato dedicato un cratere di 26 km di diametro sul pianeta Venere.

▪ 1988
- Mauro Rostagno (Torino, 6 marzo 1942 – Valderice (TP), 26 settembre 1988) è stato un sociologo e giornalista italiano. È stato uno dei fondatori del movimento politico Lotta Continua. Muore a 46 anni in Sicilia, vittima di un agguato mafioso.

Le prime esperienze
Figlio di genitori piemontesi, entrambi dipendenti Fiat. Cresciuto a Torino, in una casa popolare nella zona di corso Dante, nel 1960, a diciott'anni, si sposa con una ragazza poco più giovane di lui, dalla quale ha una bambina. Non riuscì per tale motivo a conseguire la ormai prossima maturità scientifica.
Dopo pochi mesi lascia la moglie e la figlia e si allontana dall'Italia. Si reca prima in Germania, poi in Inghilterra, dove svolge mestieri umili. Tornato in Italia con il proposito di fare il giornalista, a Milano è coinvolto in un clamoroso gesto di protesta, rischiando di essere investito da un tram mentre protestava sotto il consolato spagnolo per la morte di un ragazzo ucciso in Spagna dal regime franchista.
Emigra nuovamente, questa volta in Francia, e si stabilisce a Parigi. L'esperienza transalpina, tuttavia, dura poco. Nel corso di una manifestazione giovanile, infatti, viene fermato dalla Polizia e successivamente espulso dalla Francia.

Le contestazioni del '68
A Trento si iscrive alla neonata facoltà di Sociologia, divenendo ben presto uno dei leader di punta del movimento degli studenti attivi a Trento. Insieme ad altri studenti quali Marco Boato, Renato Curcio, Mara Cagol, Marianella Pirzio Biroli, dal 1966 anima il movimento degli studenti dell'Università di Trento, e che culminerà nel 1968 con una pesante stagione di contestazioni. Da un lato si verificherà una esperienza irripetibile nel panorama accademico italiano, determinando una clamorosa rottura dei vecchi schemi didattici, d'altro lato condurrà molti dei suoi protagonisti all'estremismo di sinistra ed alla drammatica esperienza della lotta armata.
A confrontarsi con gli studenti del Movimento sono professori come Francesco Alberoni, Giorgio Galli, Beniamino Andreatta. Non mancano i momenti di tensione, le occupazioni della Facoltà, gli scontri con i missini e le Forze dell'ordine. La fase più creativa della contestazione lascia dunque ben presto il posto a momenti molto aspri.
Marxista libertario, fu tra i fondatori del movimento Lotta Continua insieme ad Adriano Sofri, Guido Viale, Marco Boato, Giorgio Pietrostefani, Paolo Brogi, Enrico Deaglio nel 1969.
Nel 1970 Rostagno si laurea in sociologia con una tesi di gruppo su Rapporto tra partiti, sindacati e movimenti di massa in Germania, con una provocatoria discussione nonostante la quale consegue il massimo dei voti e la lode.

L'esperienza di Lotta Continua
Dopo l'arresto di Marco Boato in seguito ad alcuni scontri con la Polizia (successivamente verrà assolto con formula piena), Rostagno intensifica la propria attività di leader politico di estrema sinistra.
Si trasferisce a Palermo tra il 1972 e il 1975, dove gli viene conferito l'insegnamento presso la cattedra di sociologia dell'Università e dove si occupa di diffondere il movimento politico di Lotta Continua essendone il responsabile regionale.
Dopo lo scioglimento di Lotta Continua, alla fine del 1976, da lui fortemente voluto, ritorna a Milano ed è fra i fondatori del locale Macondo, un centro culturale che divenne punto di riferimento per l'estrema sinistra alternativa, fino a quando non venne chiuso dalla polizia nel febbraio 1978, per le attività legate a spaccio di sostanze stupefacenti.

Dagli "arancioni" alla Saman
Chiuso il centro culturale Macondo, decide di recarsi in India con la compagna Chicca Roveri, conosciuta all'università di Milano. A Poona si unisce agli "arancioni di Bhagwan Shree Rajneesh (Osho)", prendendo nel 1979, dal suo Maestro il nome di Swami Anand Sanatano.
Nel 1981 fonda vicino a Trapani la “comunità Saman”, unito a Francesco Cardella e Chicca Roveri. All'inizio si tratta di una comune arancione, Centro di Meditazione di Osho, e successivamente diviene comunità terapeutica che si occupa tra l'altro del recupero di persone tossicodipendenti. Durante questo periodo si avvicina al leader socialista Bettino Craxi, che sostiene le attività di “Saman” e degli amici di Rostagno e Cardella.

Dal giornalismo di denuncia alla morte
A metà degli anni '80 inizia a lavorare come giornalista e conduttore anche per l'emittente televisiva locale Radio Tele Cine (RTC), dove inserisce anche alcuni ragazzi della Saman. Attraverso la TV denuncia le collusioni tra mafia e politica locale. Il 26 settembre 1988 paga la sua passione sociale e il suo coraggio con la vita: viene infatti assassinato per mano mafiosa, una sera, in un agguato in contrada Lenzi, a poche centinaia di metri dalla sede della Saman, all'interno della sua auto, una Fiat Duna DS bianca. Rostagno muore così all'età di 46 anni. Il delitto è rimasto impunito fino al maggio 2009, quando Vincenzo Virga, boss di secondo piano del trapanese, è stato arrestato con l'accusa di esserne il mandante. Bettino Craxi e Claudio Martelli, quest'ultimo presente al funerale di Rostagno, avevano indicato subito la responsabilità della mafia nell'omicidio, ma nel 1996 la procura di Trapani reagì all'indicazione della pista mafiosa, accusando i due esponenti socialisti di voler depistare le indagini.

Le ipotesi sull'omicidio
Il delitto mafioso fu la pista percorsa immediatamente dagli inquirenti (carabinieri e polizia) e dal magistrato Franco Messina. Sembrò suffragata dal ritrovamento, otto mesi dopo, del cadavere di un tecnico dell’Enel, Vincenzo Mastrantoni: costui era l’autista del boss mafioso Vincenzo Virga. Mastrantoni aveva tolto l'energia elettrica nella zona, la notte del delitto. Dopo anni, però, non essendoci stati riscontri attendibili, Messina ed il suo successore all'inchiesta, Massimo Palmeri, abbandonarono la pista mafiosa.
Fu percorsa una nuova strada e formulata una nuova ipotesi connessa al delitto del commissario Luigi Calabresi (vedi più avanti il paragrafo "Il perché dell'ipotesi Calabresi"). Anche in questo caso non si raccolsero prove certe.
La procura di Trapani, nel 1996, ipotizzò ancora che il delitto potesse essere maturato all'interno di Saman, per traffico di stupefacenti nella comunità, suscitando forti polemiche. Inviò mandati di cattura ad alcuni ospiti della comunità, individuati come esecutori materiali del delitto, a Cardella come mandante (che si rifugiò in Nicaragua) e alla Roveri, compagna di Rostagno, accusata di favoreggiamento. Anche questa pista fu poi abbandonata.
Francesco Cardella, in seguito, fu indicato come trafficante di armi. Una inquietante teoria, che vedrebbe la morte di Rostagno legata alla scoperta di un traffico d'armi con la Somalia, attraverso due ex dragamine della marina svedese acquistati dal Cardella per la Saman come sede "marina" della comunità, ma che spesso furono visti a Malta e, sembra, nel corno d'Africa. A Pizzolungo, a pochi chilometri da Trapani, nel 1985, tre anni prima della morte di Rostagno, il giudice Carlo Palermo, da pochi mesi in quella procura, dopo essere stato trasferito da Trento, dove indagava su un traffico d'armi, sfuggì a un attentato dinamitardo dove morirono una donna e i suoi due gemellini. Una pista che porta anche alla guerriglia Somala, ad Ilaria Alpi e all'agente del SISMI (i Servizi segreti militari italiani), il maresciallo Vincenzo Li Causi. Quest'ultimo operò in quegli anni per l'organizzazione Gladio a Trapani. Nel 1991 il Sismi lo aveva poi inviato ripetutamente in Somalia dove il 12 novembre 1993 morì in un agguato compiuto da banditi, come successe anche alla Alpi il 20 marzo 1994. In sintesi, l'ipotesi suggerisce che Rostagno avesse scoperto un traffico di armi in cui fosse coinvolto Cardella ed i Servizi deviati e volesse farne pubblica denuncia. Non furono mai trovate prove e si tornò nel 1998 ad indagare su Cosa nostra siciliana, ma non più al Palazzo di Giustizia trapanese, bensì alla DDA della Procura antimafia di Palermo, che iscrisse nel registro degli indagati l'allora latitante Vincenzo Virga.
Nel gennaio 2007 il giudice Antonio Ingroia ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta inerente alla pista mafiosa.
A fine 2007, appena trascorso il diciannovesimo anniversario dalla sua uccisione, uno spiraglio di luce iniziò a riflettere sull'oscurità dell'omicidio, infatti, varie associazioni promossero una raccolta di firme da inviare al Presidente della Repubblica per chiedere la riapertura delle indagini. Sono state raccolte 10.000 firme.
Il delitto è rimasto impunito fino al maggio 2009, quando a Vincenzo Virga, boss di primo piano del trapanese, è stato inviato un mandato di custodia cautelare in carcere, con l'accusa di esserne il mandante.

Il perché dell'ipotesi Calabresi
Gli ultimi mesi di Rostagno: all'inizio del 1988 era andato a Trento per il ventennale della "rivoluzione studentesca del '68" e si era incontrato con alcuni ex compagni di militanza. Poi aveva ricevuto una comunicazione giudiziaria a suo carico. Il pentito "politico" Leonardo Marino, che si era allora autoaccusato dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi, aveva tirato in ballo i dirigenti di Lotta Continua come mandanti dell’assassinio. Lotta Continua, nata da Potere Operaio nel 1969, fu costituita da un gruppo dirigente omogeneo fino al novembre del 1976, quando fu sciolta. I principali esponenti furono Rostagno, Adriano Sofri, Luigi Bobbio, Guido Viale, Marco Boato e poi Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani. La guerra tra Lotta Continua ed il commissario Luigi Calabresi era cominciata con la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli (detto "Pino"), precipitato dalla finestra dell’ufficio del commissario la notte del 15 dicembre del 1969. La versione ufficiale fu "suicidio", ma Lotta Continua indicò come assassino Calabresi.
Ci fu un processo, intentato da Calabresi contro Lotta Continua, che non ebbe vincitori. Lotta Continua si schierò apertamente contro la lotta armata, ma agli occhi della sinistra extraparlamentare Calabresi incarnava l'assassino protetto dal Sistema che non solo rimaneva impunito ma, anzi, faceva carriera. Un buon movente per l'omicidio nel maggio del 1972.
Comunque, quell'estate del 1988, poco prima di essere ucciso, Rostagno ricevette un avviso di comparizione davanti ai giudici che indagavano sulla morte del commissario. Come reazione, si arrabbiò molto. Corse in redazione e dalla sua televisione trasmise un editoriale in cui, tirandosi fuori da ogni responsabilità, promise che avrebbe raccontato ai telespettatori del suo telegiornale, per filo e per segno, i termini dell'interrogatorio non appena il giudice lo avesse sentito. 
Commentò con amici e colleghi, con rabbia, più volte: "Marino è uno che nell'organizzazione non ha mai contato un ca..o. Ci perseguitano. È manovrato. Gli fanno dire quello che vogliono". "Anche i Servizi continuano a perseguitarmi". Poi la frase chiave che avrebbe portato i magistrati a valutare l’ipotesi Calabresi: "Mi hanno rotto i cogl....! Non vedo l’ora di andare a raccontare un bel po’ di cosette".

Filmografia
Documentario su Mauro Rostagno: "Una voce nel vento" regia di A.Castiglione, 2005

- Paolo Spriano (Torino, 8 novembre 1925 – Roma, 26 settembre 1988) è stato uno storico e scrittore italiano.
Partigiano combattente nella Resistenza italiana, aderì al movimento Giustizia e Libertà e fu colonnello nella guerra di liberazione. Nel dopoguerra collaborò con il quotidiano l'Unità e nel 1946 s’iscrisse al Partito Comunista Italiano, nel cui Comitato centrale entrò al termine del XIII congresso.
Tutta la sua produzione storiografica è incentrata in momenti e figure del movimento operaio italiano e internazionale, dalla Storia di Torino operaia e socialista (1965) ai cinque volumi della Storia del Partito Comunista Italiano (1967-1975), certamente la sua opera più celebre: nel monumentale testo, rifuggendo dai toni giustificazionisti, Spriano affrontò luci e ombre della storia dei comunisti italiani, basandosi sulle dirette fonti d’archivio.
Le altre opere di Spriano che ebbero risonanza nazionale furono: Gramsci e Gobetti; I comunisti europei e Stalin; L'occupazione delle fabbriche e Le passioni di un decennio: 1946-1956, l’ultimo suo lavoro, uscito nel 1986.
Negli ultimi anni della sua vita fu professore ordinario di Storia dei partiti politici all’Università La Sapienza di Roma.

▪ 1990 - Alberto Moravia (pseudonimo di Alberto Pincherle) (Roma, 28 novembre 1907 – Roma, 26 settembre 1990) è stato uno scrittore italiano. Considerato uno dei più importanti romanzieri italiani del XX secolo, ha esplorato nelle sue opere i temi della sessualità moderna, dell'alienazione sociale e dell'esistenzialismo.

«Soprattutto quando ero bambino, la noia assumeva forme del tutto oscure a me stesso e agli altri, che io ero incapace di spiegare e che gli altri, nel caso di mia madre, attribuivano a disturbi della salute o altri simili cause.»(Alberto Moravia, La noia, 1960)

Salì alla ribalta nel 1929 con il romanzo Gli indifferenti, e pubblicò nella sua lunga carriera più di trenta romanzi. I temi centrali dell'opera di Moravia sono l'aridità morale, l'ipocrisia della vita contemporanea, e la sostanziale incapacità degli uomini di raggiungere la felicità nei modi tradizionali. La sua scrittura è rinomata per lo stile semplice e austero, caratterizzato dall'uso di un vocabolario comune inserito in una sintassi elegante ed elaborata.

▪ 1996 - Nicu Ceauşescu (Bucarest, 1º settembre 1951 – Vienna, 26 settembre 1996) è stato un politico rumeno. È stato il terzo figlio del dittatore della Romania Nicolae Ceauşescu e di sua moglie Elena. Stretto collaboratore del padre Nicolae, era considerato suo futuro successore alla guida della Romania.
Diplomatosi alla Jean Monnet High School di Bucarest, Nicu ha successivamenbte conseguito la laurea in fisica presso l'Università degli Studi della medesima città. Ha fatto parte della federazione giovanile comunista dell'università, diventandone primo segretario, per poi essere eletto al comitato centrale del Partito comunista rumeno nel 1982. È stato anche presidente dell'Unione dei Giovani Comunisti
A metà degli anni ottanta è stato nominato membro del comitato esecutivo del Partito comunista rumeno, e, nel 1987, capo del distretto di Sibiu.
Ha avuto una lunga relazione con la campionessa olimpica Nadia Comăneci, in merito alla quale si è parlato di abusi e violenze che la stessa ha preferito non confermare.

Vita dopo il Comunismo
Nicu aveva una reputazione di essere un forte bevitore ed un playboy fin dal liceo. Ione Mihai Pacepa dichiarò che lui scandalizzò Bucarest per i suoi stupri ed incidenti automobilistici. Ceauşescu padre fu d'accordo sul suo problema di bere, ma la sua soluzione era quella stabilita per ogni problema rumeno: Gli consigliò di lavorare sodo. Fu conosciuto anche per il fatto di perdere delle grandi somme di denaro al gioco d'azzardo in tutto il Mondo. Il 22 dicembre 1989, a seguito della caduta del regime dopo la rivoluzione rumena, Nicu Ceauşescu viene arrestato con le accuse di crimini contro lo stato e distruzione dell'economia nazionale. Condannato a vent'anni di carcere, viene tuttavia rilasciato nel novembre 1992 a causa della cirrosi, malattia che lo ucciderà nel 1996.

▪ 2000 - Luigi Gedda (Venezia, 23 ottobre 1902 – Roma, 26 settembre 2000) è stato un medico e attivista italiano, carismatico dirigente del movimento cattolico italiano a cavallo fra fascismo e postfascismo e, soprattutto, nel cruciale biennio 1946/'48.
Medico ed insigne genetista, spese la sua vita tra la fede e l'impegno sociale e politico.
Laureato in Medicina a Torino nel 1927, insegnò all'università di Roma. Nel 1960 ottenne la cattedra di Genetica medica presso la stessa università.
Fu presidente centrale della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC) dal 1934 al 1946, presidente degli Uomini di Azione Cattolica dal 1946 al 1949, presidente generale di tutta l'associazione dal 1952 al 1959.
Nel 1938 fu tra i 360 intellettuali e personalità che aderirono pubblicamente al manifesto in difesa della razza.[1] [2]
Il 3 settembre 1942 fondò la Società Operaia, associazione laicale avente per scopo "la santificazione personale dei suoi membri attraverso l'approfondimento del Mistero dell’Agonia di Cristo nel Getsemani". L'associazione verrà eretta ad associazione di diritto pontificio con decreto del Pontificio Consiglio per i Laici del 19 marzo 1981.
Nell'agosto del 1943 propose ufficialmente a Pietro Badoglio che la direzione degli enti e delle organizzazioni di massa create dal fascismo passasse nelle mani di personale proveniente dall'Azione Cattolica. La proposta fu superata dall'incalzare degli avvenimenti che portarono all'armistizio dell'8 settembre.
Caduto il fascismo, nel 1946 venne proclamata la Repubblica e nel 1948 si tennero le prime elezioni del Parlamento. Si fronteggiarono due blocchi: uno cristiano, guidato dalla Democrazia cristiana, ed uno social-comunista (Fronte Democratico Popolare). Gedda ebbe l'intuizione, rivelatasi decisiva, di organizzare i "Comitati Civici", per mobilitare gli iscritti dell'Azione Cattolica a sostegno della Democrazia cristiana. Alle Elezioni politiche del 18 aprile la DC stravinse con oltre il 48% dei voti.
Nel 1952 fu la volta delle elezioni al Comune di Roma. Il Papa temeva che la capitale della cristianità finisse in mano alle forze social-comuniste. Così Gedda, ancora in prima linea, lanciò l'idea di un'alleanza politica tra DC, MSI e partito monarchico, una coalizione guidata da don Luigi Sturzo. Ma l'operazione Sturzo fallì soprattutto per la ferma opposizione di Alcide De Gasperi. La coalizione a guida democristiana uscì comunque vittoriosa dalle urne senza l'apparentamento con l'MSI, caldeggiato dagli ambienti più fortemente anticomunisti e conservatori.
Nel 1972 fu tra i promotori dell'iniziativa referendaria volta ad abrogare la legge sul divorzio. Il referendum, che si tenne nel 1974, confermò invece la legge in vigore.
Come studioso di gemellologia fondò nel 1952 la rivista Acta Geneticae Medicacae et Gemellologiae; due anni dopo fondò l'Istituto di Genetica Medica e Gemellologia Gregorio Mendel, nel quale rimarrà impegnato fino al 1999.
Si spense a Roma il 26 settembre 2000 all'età di 98 anni.
In data 24 ottobre 2003 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali riconobbe di notevole interesse storico il suo archivio personale.

Note
1. ^ Elenco di personalità italiane che pubblicamente si schierarono a favore dei provvedimenti razzisti del Regime, dal sito dell'associazione Associazione Nazionale Miriam Novitch
2. ^ Le leggi razziali, dal sito dell'ANPI di Roma

Bibliografia
M. Casella, L' Azione cattolica nell'Italia contemporanea : 1919-1969, Roma, A.V.E., 1992

▪ 2008 - Paul Leonard Newman (Shaker Heights, 26 gennaio 1925 – Westport, 26 settembre 2008) è stato un attore, regista e produttore cinematografico statunitense.
Cresciuto a Shaker Heights, nei pressi di Cleveland (Ohio), figlio del proprietario di un grande negozio di articoli sportivi (a sua volta figlio di emigranti, madre slovacca e padre tedesco ebreo) e di madre emigrante slovacca, si arruolò, appena dopo la High School nella U.S. Navy Air Corps, l'aviazione della Marina, sperando di diventare pilota, ma un problema alla vista glielo impedì; durante la seconda guerra mondiale prestò servizio nel Pacifico meridionale come marconista (1943-1946).
Nella ripresa economica del dopoguerra, si occupò della gestione della ditta paterna; nel 1949 sposò Jackie Witte e decise di intraprendere la carriera cinematografica; dal matrimonio nacquero tre figli: Scott Allan (1950-1978), Susan Kendall (1953) e Stephanie (1954). Dopo aver frequentato per meno di un anno la scuola d'arte drammatica della Yale University, si iscrisse all'Actor's Studio di New York e debuttò nel 1953 in teatro a Broadway in Picnic, opera poco dopo resa famosa da un omonimo film.
Il 1954 segnò il suo esordio cinematografico ne Il calice d'argento, ma la sua interpretazione non raccolse grandi lodi. Il The New Yorker, ad esempio, scrisse di lui: "recita la sua parte con il fervore emotivo di un autista di autobus che annuncia le fermate locali". Paul Newman comprò una pagina di un quotidiano Nazionale per chiedere scusa per la sua interpretazione. Due anni più tardi fu meglio accolta la sua interpretazione del pugile Rocky Graziano in Lassù qualcuno mi ama, che lo impose all'attenzione di critica e pubblico.
Il 29 gennaio 1958, a Las Vegas, convolò in seconde nozze con l'attrice Joanne Woodward, con la quale rimase sposato fino alla morte; insieme ebbero tre figlie: Elinor "Nell" Teresa (8 aprile 1959), Melissa "Lissy" Stewart (17 settembre 1961), e Claire "Clea" Olivia (1965). Lo stesso anno la Woodward riceveva il suo premio Oscar come migliore attrice per il suo ruolo in La donna dai tre volti e recitava con il marito in Missili in giardino e La lunga estate calda: avrebbero interpretato ancora insieme i film Dalla terrazza (1960), Paris Blues (1961), Il mio amore con Samantha (1963), Indianapolis, sfida infernale (1969), Un uomo oggi (1970), Detective Harper: acqua alla gola (1975, sequel di Detective's Story una decina di anni dopo), Mr. and Mrs. Bridge (1990) e la miniserie televisiva Empire Falls - Le cascate del cuore (2005), mentre Newman diresse poi la moglie da regista nei film La prima volta di Jennifer (1968), Gli effetti dei raggi gamma sui fiori di Matilde (1972), Harry & Son (1984), Lo zoo di vetro (1987) e nell'adattamento televisivo del testo teatrale di Michael Cristofer The Shadow Box (Prima dell'ombra, 1980).
Tra la fine degli anni cinquanta e la metà degli anni settanta fu protagonista di alcuni fra i più grandi successi della storia di Hollywood (La gatta sul tetto che scotta, Lo spaccone, Hud il selvaggio, Intrigo a Stoccolma, Il sipario strappato, Nick mano fredda, Butch Cassidy, La stangata, L'inferno di cristallo), diventandone una delle stelle più famose di sempre, al punto da essere spesso definito una "leggenda del cinema".
Gli fu assegnato l'Oscar alla carriera nel 1986 e, nel 1987, vinse quello al miglior attore protagonista per Il colore dei soldi, sequel dello Spaccone. Non ritirò personalmente il premio, avendo deciso di non presenziare la cerimonia, tante erano state le volte in cui era stato candidato e mai premiato.
Nel 1994 ha ricevuto il premio umanitario Jean Hersholt, un particolare premio Oscar attribuito per eccezionali contributi a cause umanitarie.

Le corse
Una sua grande passione sono state le corse automobilistiche: nel 1979 partecipò con una sua scuderia alla 24 ore di Le Mans, con una Porsche 935 guidata insieme a Rolf Stommelen e Dick Barbour che si classificò seconda.[4] In seguito corse lungamente per il Bob Sharp Racing Team, al volante per lo più di auto Nissan; fu anche testimonial per questa marca.
Nel 1995 vinse la 24 Ore di Daytona per la classe GT1, risultando il più anziano pilota di un team vincente per la competizione; l'orologio vinto[5] è stato battuto all'asta nel 1999 e venduto per 39.000 dollari donati in beneficenza.
Insieme a Carl Haas, nel 1983 ha costituito la Newman/Haas/Lanigan Racing, per corse in formula Indy, mentre per le corse nel Champ Car Atlantic Championship ha fondato insieme a Eddie Wachs la Newman Wachs Racing, le cui vicende sono narrate nel film-documentario Super Speedway.

La beneficenza
Insieme allo scrittore Aaron Edward Hotchner, nel 1982 ha fondato la "Newman's own", un'azienda alimentare specializzata in produzioni biologiche i cui ricavati (più di 250 milioni di dollari al 2008) vengono devoluti in beneficenza per scopi umanitari ed educativi. Con il PEN American Center, la Newman's Own ha finanziato peraltro sino al 2006 un premio annuale di 20.000 dollari riservato al cittadino statunitense che abbia più coraggiosamente difeso il "primo emendamento" della costituzione statunitense, relativo alla libertà di espressione, di culto e di stampa.

Ultime interpretazioni
Nel 1994 è tornato sulle scene cinematografiche col personaggio del cinico industriale di Mister Hula Hoop dei fratelli Coen e, da sempre impegnato sul fronte della beneficenza con la Newman's Own, nello stesso anno è stato premiato nella notte degli Oscar per il suo impegno umanitario. Nel 1995, invece, è stato premiato al Festival di Berlino con l’Orso d'argento per La vita a modo mio di Robert Benton. Nel 1999 è stato fra gli interpreti del film Le parole che non ti ho detto di Luis Mandoki, l'anno seguente è stato diretto da Marek Kanievska in Per amore dei soldi, e nel 2002 ha interpretato Era mio padre, di Sam Mendes.
Il 25 maggio 2007 l'attore ha dichiarato in un'intervista alla rete televisiva ABC la sua decisione di ritirarsi dalle scene, considerandosi troppo vecchio per continuare a recitare.

Attivismo politico
Sostenne negli anni sessanta il senatore democratico Eugene McCarthy (da non confondere con il Joseph McCarthy del maccartismo). Per questo attivismo, caratterizzato anche dalla sua partecipazione a messaggi televisivi di propaganda, fu in seguito incluso da Richard Nixon nella sua "lista di nemici".
È stato un sostenitore del Partito Democratico statunitense. Ha supportato nel 2006 la campagna di Ned Lamont (non eletto) e ha finanziato quella presidenziale di Chris Dodd, poi ritiratosi.

In Italia
In Italia, l'attore è venuto solo nel 1988, per partecipare a due programmi di Canale 5 a Il pranzo è servito con Corrado e al Raffaella Carrà Show con Raffaella Carrà, e nel 2006 per inaugurare la sezione italiana della fondazione "Dynamo Camp" a Limestre, in provincia di Pistoia.

La malattia e la morte
Il 31 luglio 2008 è stata data ufficialmente notizia di una diagnosi di cancro ai polmoni, effettuata dallo Sloan-Kettering Cancer Center di New York, uno dei maggiori centri negli Usa per la lotta ai tumori. Secondo il Sun e altre testate, l'attore sarebbe vissuto solo poche settimane, dopo l'ultimo ciclo di chemioterapia presso il Weill Cornell Medical Center di New York. Dopo aver scelto di smettere le cure, si è ritirato a vita privata per passare gli ultimi giorni di vita con la famiglia. Il 26 settembre 2008 l'attore è morto all'età di 83 anni nella sua casa di Westport (Connecticut).