Il calendario del 24 Marzo

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Eventi

▪ 1603 - Giacomo I d'Inghilterra viene proclamato re

▪ 1849 - Novara: l'ex re di Sardegna Carlo Alberto fugge all'una del mattino diretto in Portogallo, dopo aver abdicato in favore del figlio Vittorio Emanuele II

▪ 1871 - A Marsiglia viene proclamata la Comune

▪ 1878 - Naufragio della fregata inglese "Eurydice": muoiono trecento marinai

▪ 1882 - il biologo tedesco Robert Koch annuncia la scoperta del batterio responsabile della tubercolosi (mycobacterium tuberculosis, TBC)

▪ 1940 - Papa Pio XII concede l'indulgenza plenaria via etere

▪ 1944

  1. - Eccidio delle Fosse Ardeatine: 335 prigionieri sono fucilati per rappresaglia all'attacco di via Rasella del 23 marzo
  2. - Eccidio di Chigiano - Valdiola: 7 partigiani vengono barbaramente uccisi dalle SS sui monti di San Severino Marche (MC)

▪ 1969 - Viene lanciata la sesta sonda diretta verso Marte, nell'ambito della missione americana Mariner 7: raggiungerà il pianeta il 5 agosto dello stesso anno

▪ 1976 - Argentina: forze militari depongono il presidente Isabel Perón

▪ 1980 - L'arcivescovo di El Salvador Oscar Romero viene ucciso mentre celebra una messa

▪ 1983 - Negli Stati Uniti muore il primo uomo al quale è stato impiantato un cuore artificiale (dopo 112 giorni dal trapianto)

▪ 1998 - A Jonesboro (Arkansas), due ragazzi rispettivamente di 11 e 13 anni sparano sugli studenti della "Westside Middle School": quattro studenti ed una insegnante rimangono uccisi

▪ 1999
  1. - Jugoslavia: inizio dei bombardamenti da parte delle forze NATO
  2. - Italia/Francia - Nel tunnel del Monte Bianco un incidente scatena un incendio che causa 39 morti

▪ 2001 - La Apple Computer distribuisce il Mac OS X versione 10.0

▪ 2003
  1. - Viene mostrato il controverso video in cui si vedono cadaveri dei soldati americani e i prigionieri USA interrogati in Iraq.
  2. - La Lega araba vota pressoché all'unanimità una risoluzione con cui chiede un immediato e incondizionato ritiro delle forze alleate dall'Iraq.

▪ 2008 - Presso il sito archeologico di Olimpia, in Grecia, è stata accesa la fiaccola olimpica di Pechino 2008; durante l'evento non sono mancate contestazioni, ma in seguito all'intervento della Polizia, la situazione è stata regolarmente ripristinata.

Anniversari

▪ 1381 - Catarina Ulfsdotter, meglio conosciuta col nome di Caterina di Svezia, era la secondogenita degli otto figli di S. Brigida, la grande mistica svedese che molta influenza ebbe nella storia, nella vita e nella letteratura del suo Paese, assai più della regale compatriota Cristina, che riempì delle sue stranezze le cronache mondane della Roma rinascimentale. Anche Brigida e la figlia Caterina legarono il loro nome alla città di Roma, ma con ben altri meriti.

Caterina, nata nel 1331, in giovanissima età si era maritata con Edgarvon Kyren, nobile di discendenza e soprattutto di sentimenti, poiché acconsentì al desiderio della giovane e graziosa consorte di osservare il voto di continenza, anzi, con commovente emulazione nella pratica della cristiana virtù della castità, si legò egli stesso a questo voto. Caterina, non certo per rendere più agevole l'osservanza del voto, all'età di diciannove anni raggiunse la madre a Roma, in occasione della celebrazione dell'Anno santo.
Qui la giovane apprese la notizia della morte del marito.
 Da questo momento la vita delle due straordinarie sante scorre sullo stesso binario: la figlia partecipa con totale dedizione all'intensa attività religiosa di S. Brigida. Questa aveva creato in Svezia una comunità di tipo cenobitico, nella cittadina di Vadstena, per accogliervi in separati conventi di clausura uomini e donne sotto una regola di vita religiosa ispirata al modello del mistico S. Bernardo di Chiaravalle. Durante il periodo romano che si protrasse fino alla morte di S. Brigida, il 23 luglio 1373, Caterina fu costantemente accanto alla madre, nei lunghi pellegrinaggi intrapresi, spesso tra gravi pericoli, dai quali le due sante non sarebbero uscite indenni senza un intervento soprannaturale.

S.Caterina viene spesso rappresentata accanto a un cervo, che, secondo la leggenda, più volte sarebbe comparso misteriosamente per trarla in salvo. Riportata in patria la salma della madre, nel 1375 Caterina entrò nel monastero di Vadstena, di cui venne eletta badessa, nel 1380. 
Era rientrata allora da Roma da un secondo soggiorno di cinque anni, per seguire da vicino il processo di beatificazione della madre, che si concluse positivamente nel 1391. 

A Roma, narra una tradizione leggendaria, Caterina avrebbe prodigiosamente salvato la città dalla piena del Tevere, che aveva già abbattuto gli argini. 
L'episodio è raffigurato in un dipinto conservato nella cappella a lei dedicata nell'abitazione di piazza Farnese. Papa Innocenzo VIII ne permise la solenne traslazione delle reliquie; ma sarà l'unanime e universale devozione popolare a decretarle il titolo di santa e a festeggiarla nel giorno anniversario della morte, avvenuta il 24 marzo 1381. (Piero Bargellini)

▪ 1794 - Jacques-René Hébert (Alençon, 15 novembre 1757 – Parigi, 24 marzo 1794) è stato un giornalista e politico francese ghigliottinato durante il Regime del Terrore.
Jacques-René Hébert era il figlio del gioielliere Jacques Hébert, morto nel 1766, e di Marguerite Beunaiche de La Houdrie (1727-1787).
Lanciò nel 1790 Le père Duchesne, giornale degli estremisti rivoluzionari. Partecipò, nel 1792, alla caduta della monarchia nel ruolo di accusatore pubblico e, nel 1793, a quella dei girondini. Con i suoi sostenitori, gli hébertisti (Chaumette, Chabot, Collot d'Herbois ed altri), influenzò fortemente il club dei Cordiglieri ed il Comune insurrezionale. Maximilien de Robespierre, di cui lui aveva denunciato la moderazione, lo fece arrestare e giustiziare nel 1794.

Creatore di Le père Duchesne
Provinciale che aveva studiato il diritto, Hébert giunge a Parigi. L’anno 1789 non portò dei cambiamenti notevoli nella sua condizione: il dottor Boisset, suo conterraneo, accettò ospitarlo a condizione che redigesse al suo posto una brochure, La Lanterna magica o la Peste degli Aristocratici che segnò l'inizio della sua carriera di libellista. Redasse in seguito alcuni opuscoli mentre la sua situazione economica diventava sempre più precaria.
La pubblicazione dei primi numeri di Le père Duchesne, a partire dal settembre 1790, avrebbe aperto un nuovo periodo nella sua vita.
Molti pamphlets erano stati pubblicati sotto questo nome, ma quelli di Hébert, che i venditori pubblicizzavano urlando: "È proprio in collera oggi le père Duchesne!", si distinguevano per la violenza che caratterizzava il suo stile.
Dal 1790 al 1791, il père Duchesne era costituzionale e ancora favorevole al re e a La Fayette, biasimando Maria Antonietta e Marat e riservando le critiche più aspre per l’abate Maury grande difensore dell’autorità pontificia contro la costituzione civile del clero.
Il tono si indurì decisamente con l’avvento della Repubblica. Il governo fece stampare nel 1792 alcuni dei suoi numeri a spesa della Repubblica per farli distribuire negli eserciti per svegliare i soldati da un torpore giudicato pericoloso per la salvezza della cosa pubblica.

Rivoluzionario radicale
Nel 1791 ruppe con i moderati che sognavano un compromesso con gli aristocratici. Il 17 luglio 1791, firmò la petizione del Campo di Marte e la fucilazione dei "patrioti" lo gettò in prima fila fra i rivoluzionari. Aveva ormai trovato il suo tono sciatto, quello stile così volontieri osceno, tutto teso a conservare una sorta di eleganza, che lo posizionava nella stirpe dei grandi libellisti del XVIII secolo. Le père Duchesne attaccava senza mezzi termini La Fayette, Mirabeau, Bailly: dopo fuga mancata del re, se la prese con Luigi XVI e lo stesso papa. Innanzitutto, le père Duchesne era patriottico: divenne ben presto il portavoce dei sanculotti e delle sezioni, denunciando le manovre dei seguaci degli inglesi, dei tedeschi e degli immigrati.
Membro del club dei Cordiglieri, Hébert sedette alla Comune insurrezionale dove fu inviato durante la notte tra il 9 e il 10 agosto 1792 dalla sezione Bonne-Nouvelle. Approvò apertamente i massacri di settembre ai quali peraltro non aveva partecipato. Il 22 dicembre 1792, fu nominato secondo sostituto del Procuratore della Comune. Fino all'agosto 1793, sostenne con vigorei montagnardi contro i girondini. I suoi amici e lui stesso si preoccuparono di continuare a non tradire gli interessi profondi della borghesia e disapprovarono i sanculotti quando questi cominciarono a predicare delle misure estremiste in materia economica. Tra l'aprile e il maggio 1793, Hébert fu fra quelli che consegnaronoi girondini alla vendetta popolare. La retata tentata dalla Convenzione Nazionale, che fece arrestare Hébert il 24 maggio 1793, con Morineau, Brichet e Varlel, fallì davanti alla reazione minacciosa delle sezioni. La popolarità di Hébert ne fu considerabilmente rinforzata. Fu da allora uno dei capi della Rivoluzione in corso.

Radicalizzazione
L’attitude di Hébert cambiò dopo la morte di Jean-Paul Marat (13 luglio 1793) e la crisi dell'estate, poiché tese a radicalizzarsi sempre di più. Le giornate del 4 e 5 settembre 1793, in cui i sanculotti invasero la Convenzione e le imposero l’applicazione del Terrore, furono un successo personale per Hébert. Dal settembre 1793 al gennaio 1794, sottomise la Convenzione ad una pressione continua (legge dei sospetti, legge del massimo generale).

Campagne contro la Regina e contro la Chiesa
La campagna che condusse contro Maria Antonietta non fu completamente estranea alla condanna a morte della regina.
Con Chaumette e i suoi amici, fu anche uno dei principali animatori della politica di decristianizzazione. Nonostante fosse violentemente anticlericale e ostile al cattolicesimo, si difendeva contro l’accusa di ateismo, chiamando Gesù "il miglior Giacobino che ci sia mai stato in terra" e riscrivendo i vangeli a modo suo in le père Duchesne: "quando il bravo sanculotto di nome Gesù apparve, predicò la benevolenza, la fratellanza, la libertà, l’uguaglianza, il disprezzo della ricchezza. Tutti i sacerdoti bugiardi (...) caddero nel disprezzo generale. È vero che gli scellerati si vendicarono proprio bene, d'accordo con i giudici e l'Ugo Capeto dell'epoca, facendo perdere il povero sanculotto Gesù. Hébert fa marcia indietro davanti a Maximilien de Robespierre, quando quest'ultimo, il I frimaio del II anno, denunciò l'ateismo, decretando la libertà di culto. Nei primi mesi del 1794, Hébert sfruttò il malcontento popolare nato dall'aumento generale dei prezzi.

Arresto, condanna ed esecuzione
Imprudentemente, non si accontentò di attaccare gli Indulgenti (gli ex-membri del partito dei Cordiglieri, chiamati così da Robespierre, tra cui vi erano Danton e Camille Desmoulins), ma se la prese anche con Robespierre, ormai troppo moderato ai suoi occhi. Il governo rivoluzionario decise infine di agire e fece arrestare nella notte dal 13 al 24 ventoso del II anno Hébert e i capi principali dei Cordiglieri. Furono tutti condannati a morte e uccisi dieci giorni dopo, il 4 germinale del II anno.
Aveva sposato il 7 febbraio 1792 Maria Margherita Françoise Hébert (nata Goupil), ex-suora del convento della Concezione (in rue Saint-Honoré a Parigi) sotto il nome di "Sorella della Provvidenza", ghigliottinata il 13 aprile 1794. Da questa unione era nata una figlia, Scipion-Virginie (7 febbraio 1793-13 luglio 1830).

* 1816 - Carlo Amoretti (Oneglia, 13 marzo 1741 – Milano, 24 marzo 1816) è stato uno scienziato, poligrafo italiano.
Appartenente a una famiglia di mercanti, studiò presso gli Scolopi di Oneglia (attuale Imperia). Nel 1756 entrò nell'ordine agostiniano. L'anno successivo si recò a Pavia per completare i suoi studi, rivolti soprattutto verso la fisica e la teologia. Nel 1761 andò per la prima volta a Milano, dove si trattenne per un anno, e l'anno successivo a Parma. A Parma perfezionò la conoscenza delle lingue antiche (latino, greco, ebraico) e moderne (francese, inglese, tedesco, spagnolo). Nel 1769, in conseguenza dell'abolizione del convento degli agostiniani nel ducato di Parma, Amoretti divenne prete secolare. Lo stesso anno ottenne la cattedra di Giurisprudenza ecclesiastica all'Università di Parma.
A Parma Amoretti divenne sostenitore dei progetti riformistici di Guillaume du Tillot, primo ministro dal 1749 al 1771. Le riforme del Tillot non ebbero tuttavia successo e, alla sua caduta, Amoretti perse la cattedra. Ritornò dapprima nella città natale e alla fine del 1772 a Milano.
Iniziò una intensa attività di traduttore e scrittore di guide turistiche. In collaborazione con il padre Francesco Soave dal 1775 cominciò a pubblicare la rivista Scelta di opuscoli sulle scienze e sulle arti.
Nel 1797 divenenne bibliotecario dell'Ambrosiana e raggiunse fra l'altro una particolare competenza nel campo delle scienze agrarie ed economiche, cui dedicò numerosi scritti. Nel 1797 scoprì all'Ambrosiana il manoscritto italiano, che si credeva perduto, di Antonio Pigafetta sul viaggio di Ferdinando Magellano.
Dal 1778 al 1807 curò da solo una Nuova scelta d'opuscoli interessanti sulle scienze e sulle arti. Nel 1779 una edizione italiana della Geschichte der Kunst des Altertums di Johann Joachim Winckelmann col titolo Storia delle arti del disegno presso gli antichi, e nel 1804 una edizione del Trattato della pittura di Leonardo da Vinci, preceduta da importanti Memorie storiche su la vita, gli studi e le opere di Leonardo da Vinci. Nel 1808 fu consigliere delle miniere del Regno Italico. Fra gli studi scientifici occorre ricordare Della raddomanzia ossia elettrometria animale, ricerche fisiche e storiche (1808), Elementi di elettrometria animale (1816), e il Viaggio da Milano ai tre laghi Maggiore, di Lugano e di Como e ne' monti che li circondano (1814).

▪ 1905 - Jules Verne, spesso italianizzato in Giulio Verne (Nantes, 8 febbraio 1828 – Amiens, 24 marzo 1905), è stato uno scrittore francese.
È oggi considerato tra i più influenti autori di storie per ragazzi e, con i suoi romanzi scientifici, uno dei padri della moderna fantascienza.
Il successo giunse nel 1863, quando si dedicò al racconto d'avventura. Tra i suoi numerosissimi romanzi vi sono Viaggio al centro della Terra, Dalla Terra alla Luna, L'isola misteriosa, Ventimila leghe sotto i mari e Il giro del mondo in ottanta giorni. Alcuni di questi sono poi divenuti film.
Jules Verne, con i suoi racconti ambientati nell'aria, nello spazio, nel sottosuolo e nel fondo dei mari, ispirò scienziati ed applicazioni tecnologiche delle epoche successive.
Le sue opere sono note in tutto il mondo ed è il terzo autore più letto in lingua straniera.

I viaggi straordinari
Il romanzo Cinque settimane in pallone era ispirato alle imprese pionieristiche dell'amico fotografo Nadar, che proprio nel 1863 aveva costruito un enorme pallone aerostatico, Le Géant ("Il gigante"); il fallimento del progetto convinse Nadar che il futuro dell'aeronautica sarebbe appartenuto ai mezzi più pesanti dell'aria, istituendo un'associazione per la loro promozione, della quale Verne era segretario. Lo scrittore si ispirò all'amico Nadar per il personaggio di Michel Ardan del romanzo Dalla Terra alla Luna (1865).
Nel 1864 Jules Verne consacrò un tributo a Edgar Allan Poe (Edgar Poe et ses œuvres).
Il 16 marzo 1867, in compagnia del fratello Paul, si imbarcò sul piroscafo Great Eastern (la più grande nave del mondo) a Liverpool, esperienza da cui ricavò il romanzo Una città galleggiante (1870). Nello stesso anno termina uno dei suoi romanzi più famosi 20.000 leghe sotto i mari. Nel 1873 pubblicò il romanzo Il giro del mondo in 80 giorni, grazie al quale acquistò l'anno successivo il Saint-Michel II. Nel 1878 navigò da Lisbona ad Algeri sul Saint-Michel III.
Meticoloso nel lavoro di ricerca a tavolino, fra le sue molteplici attività letterarie e di viaggio Verne riuscì a trovare anche il tempo per completare un'opera geografica; raccolse inoltre dati scientifici sempre nel campo della geografia, della zoologia, della fisica, della chimica e della tecnologia: il suo indice a schede arrivò a comprendere più di ventimila voci.

La biografia di Colombo
Appassionato di viaggi e di vicende esotiche, Verne è stato autore anche di una sorta di romanzo-verità, più che di una biografia, sulla figura di Cristoforo Colombo. Il libro, intitolato semplicemente con il nome del grande navigatore, fu pubblicato nel 1882 sempre dall'editore Hetzel.
Verne - di cui era nota la simpatia per figure leggendarie come quella di Colombo - dipinse il navigatore genovese in maniera epica alla stregua di un valoroso (e anticipatore) Capitano Nemo; non rinunciò però ad una documentazione storico-scientifica assolutamente all'altezza della situazione.
Per ricostruire i quattro viaggi di Colombo alla scoperta dell'America poté usufruire della collaborazione di Gabriel Marcel, geografo della Biblioteca nazionale di Francia. Questa amicizia consentì a Verne di attingere abbondantemente dai documenti originali e dalle riproduzioni di lettere e dispacci dello stesso Colombo (va ricordato che il diario originale del navigatore, andato perduto, fu riscritto da monsignor Della Casa).

Il "periodo nero"
Dal 1886 iniziò per Verne quello che lui stesso indicò come il "periodo nero" della sua vita. Si susseguirono le morti di persone molto vicine a lui, compresa quella dell'editore Hetzel.
Gli scritti di Verne divennero a questo punto meno brillanti; l'inventiva che lo aveva contraddistinto, letterariamente e scientificamente, improvvisamente sembrava averlo abbandonato.

Gli ultimi anni
Nel 1888 Jules Verne divenne consigliere comunale di Amiens. Nel 1903, presiedette il gruppo degli esperantisti della cittadina francese.
Verne morì nel 1905, a settantasette anni di età, ormai quasi cieco, sofferente di diabete e colpito da paralisi, ad Amiens, dove venne sepolto al Cimitero della Maddalena.
Molte sue opere, rimaste inedite, furono fatte pubblicare dopo la sua morte dal figlio Michel, in forma probabilmente riadattata.

▪ 1944 - Ecco un elenco non completo delle vittime alle Fosse Ardeatine
▪ Pilo Albertelli, filosofo e letterato italiano (n. 1907)
▪ Manfredi Azzarita, militare e partigiano italiano (n. 1912)
▪ Ugo Baglivo, avvocato e politico italiano (n. 1910)
▪ Donato Bendicenti, partigiano italiano (n. 1907)
▪ Ilario Canacci, partigiano italiano (n. 1927)
▪ Emanuele Caracciolo, regista italiano (n. 1912)
▪ Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, ufficiale italiano (n. 1901)
▪ Gastone De Nicolò, italiano (n. 1925)
▪ Aldo Eluisi, militare e partigiano italiano (n. 1898)
▪ Alberto Fantacone, militare e partigiano italiano (n. 1916)
▪ Aldo Finzi, militare e dirigente sportivo italiano (n. 1891)
▪ Genserico Fontana, militare italiano (n. 1918)
▪ Gioacchino Gesmundo, docente e partigiano italiano (n. 1908)
▪ Aladino Govoni, partigiano italiano (n. 1908)
▪ Roberto Lordi, generale italiano (n. 1894)
▪ Umberto Lusena, militare e partigiano italiano (n. 1904)
▪ Alberto Marchesi, antifascista italiano (n. 1900)
▪ Sabato Martelli Castaldi, generale italiano (n. 1896)
▪ Placido Martini, avvocato italiano (n. 1879)
▪ Irene Minghini Cattaneo, mezzosoprano italiano (n. 1892)
▪ Sisinnio Mocci, partigiano e antifascista italiano (n. 1903)
▪ Pietro Pappagallo, presbitero e antifascista italiano (n. 1888)
▪ Enrico Pocognoni, presbitero e partigiano italiano
▪ Egidio Renzi, operaio e partigiano italiano (n. 1900)
▪ Romeo Rodriguez Pereira, militare italiano (n. 1918)
▪ Simone Simoni, generale italiano (n. 1880)
▪ Nicola Stame, partigiano italiano (n. 1908)
▪ Orde Charles Wingate, generale britannico (n. 1903)

▪ 1945 - Giacomo Cappellini (Cerveno, 24 gennaio 1909 – Brescia, 24 marzo 1945) è stato un partigiano italiano, decorato di Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.
Di professione maestro nel suo paese (Cerveno in Val Camonica), a seguito dell'armistizio organizzò con alcuni giovani di Cerveno una delle prime formazioni partigiane operanti nella zona.
Operava sul monte Concarena e nella zona di Lozio.
Il 21 gennaio 1945, mentre era alla testa di un battaglione della Brigata Ferruccio Lorenzini della Divisione Fiamme Verdi, venne catturato da truppe della repubblica di Salò. Condotto a Brescia nel Castello, fu fucilato dopo due mesi di prigionia e di sevizie.
Rinchiuso nel torrione detto della Mirabella (oggi contente il Museo del Risorgimento), Cappellini scrisse ai fratelli diverse lettere di seguito raccolte in un volume intitolato proprio Alla Mirabella.

▪ 1976 - Salvatore Toscano detto Turi (Acireale, 8 novembre 1938 – 24 marzo 1976) è stato un politico italiano esponente di rilievo del '68.
Aderisce nel 1957 al Movimento giovanile socialista di Catania e fa riferimento all’insegnamento di Rodolfo Morandi. Quando nel 1963 la sinistra socialista fonda il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP), Toscano si impegna per la sua costruzione e consolidamento dal 1964 al 1967. Dirige dapprima la Federazione di Crotone e poi quelle di Catanzaro e di Frosinone.
Nell'autunno del 1967 si iscrive alla facoltà di filosofia dell’Università Statale di Milano dove vive l’esperienza della contestazione studentesca del '68, diviene dirigente del Movimento Studentesco che contribuisce a sviluppare in maniera decisiva e fonda il Movimento Lavoratori per il Socialismo di cui è segretario fino al 1976.
In netta contrapposizione con altri leader della contestazione, sostenne l’importanza della cultura e dello studio, contro la dequalificazione della scuola, contro il 6 politico e si oppose energicamente alle insorgenti derive del terrorismo.
Morì precocemente, in seguito ad un incidente stradale in Jugoslavia, il 24 marzo del 1976.

▪ 1980 - Mons. Óscar Arnulfo Romero y Galdámez (Ciudad Barrios, 15 agosto 1917 – San Salvador, 24 marzo 1980) è stato un arcivescovo cattolico salvadoregno.
Fu arcivescovo di San Salvador, capitale di El Salvador. A causa del suo impegno nel denunciare le violenze della dittatura del suo paese venne ucciso da un cecchino, mentre stava celebrando Messa.
Nacque da una famiglia di umili origini e manifestato il desiderio di diventare sacerdote, riceve la sua prima formazione nel seminario di San Miguel (1930); i suoi superiori notando la sua predispozione agli studi e la docilità alla disciplina ecclesiastica lo mandano poi a Roma.
Compie la sua formazione accademica nella Pontificia Università Gregoriana negli anni dal 1937 al 1942 nella Facoltà di Teologia conseguendo il Baccellierato, la Licenza e continuando con l’iscrizione ad un anno del ciclo di Dottorato.
Ordinato sacerdote il 4 aprile 1942 svolge il suo ministero di parroco per pochi anni, in seguito, è segretario di mons. Miguel Angel Machado, vescovo di San Miguel. Viene poi chiamato ad essere segretario della Conferenza episcopale di El Salvador fino a quando, il 25 aprile 1970, è nominato vescovo ausiliare di San Salvador ricevendo l'ordinazione episcopale il 21 giugno 1970 da parte di mons. Gerolamo Prigione, nunzio apostolico in El Salvador. Diventa così il collaboratore principale di mons. Luis Chàvez y Gonzàlez, uno dei protagonisti della Seconda conferenza dell'episcopato latinoamericano a Medellín (1968); rispetto al suo vescovo, tuttavia, rappresenta il lato conservatore della Chiesa sudamericana, fedele alla tradizione romana e timoroso di aprirsi al fermento che veniva dalla teologia della liberazione e dai movimenti di base.
La sua fedeltà alla Chiesa più conservatrice gli aveva fatto guadagnare la stima dell'oligarchia del suo Paese, e nel contempo ne alienava le simpatie verso i settori più progressisti del clero, in particolare i gesuiti che reggevano l'Università Centroamericana di San Salvador.

Elezione a vescovo
Il 15 ottobre 1974 viene nominato vescovo di Santiago de María, nello stesso Stato di El Salvador, uno dei territori più poveri della nazione.
Il contatto con la vita reale della popolazione, stremata dalla povertà e oppressa dalla feroce repressione militare che voleva mantenere la classe più povera soggetta allo sfruttamento dei latifondisti locali, provocano in lui una profonda conversione, nelle convinzioni teologiche e nelle scelte pastorali.
I fatti di sangue, sempre più frequenti, che colpiscono persone e collaboratori a lui cari, lo spingono alla denuncia delle situazioni di violenza che riempiono il Paese. La nomina ad arcivescovo di San Salvador, il 3 febbraio 1977, lo trova ormai pienamente schierato dalla parte dei poveri, e in aperto contrasto con le stesse famiglie che lo sostenevano e che auspicavano in lui un difensore dello status quo politico ed economico (rifiuterà, ad esempio, l'offerta della costruzione di un palazzo vescovile, scegliendo una piccola stanza nella sagrestia della cappella dell'Ospedale della Divina Provvidenza, dove erano ricoverati i malati terminali di cancro).
L'episodio della morte di p. Rutilio Grande, gesuita e suo collaboratore, assassinato appena un mese dopo il suo ingresso in diocesi, diventa l'evento che apre pienamente la sua azione di denuncia profetica, che porterà la chiesa salvadoregna a pagare un pesante tributo di sangue. L'esercito, guidato dal partito allora al potere, arriva anche a profanare ed occupare le chiese, come ad Aguilares, dove vengono sterminati più di 200 fedeli lì presenti.
Le sue catechesi, le sue omelie, trasmesse dalla radio diocesana, vengono ascoltate anche all'estero, facendo conoscere a moltissimi la situazione di degrado che la guerra civile stava compiendo nel Paese.
La sua popolarità crescente, in El Salvador e in tutta l'America latina, e la vicinanza del suo popolo, contrastano con l'opposizione di parte dell'episcopato, e soprattutto con la diffidenza della Santa Sede.
Il 24 giugno 1978, in udienza dal papa Paolo VI, denuncia:
«Lamento, Santo Padre, che nelle osservazioni presentatemi qui in Roma sulla mia condotta pastorale prevale un'interpretazione negativa che coincide esattamente con le potentissime forze che là, nella mia arcidiocesi, cercano di frenare e screditare il mio sforzo apostolico » (Nota lasciata a Paolo VI da Romero durante l'udienza concessagli il 24 giugno 1978)
Infatti Romero per le sue posizioni apparentemente vicine alla teologia della liberazione, ebbe sempre un cattivo rapporto con la curia romana, tanto che non riuscì ad ottenere l'appoggio del nuovo papa Giovanni Paolo II.
Il Papa ha sempre tenuto conto delle sue notevoli capacità pastorali e della sua fedeltà al Vangelo, ma la paura di una teologia vicina al marxismo, teologia che apparteneva a dei preti più radicali ma non al vescovo Romero e a tanti altri teologi della liberazione, lo farà procedere molto cauto e metterà ostacoli tra l'America Latina e la Santa Sede.
Il 2 febbraio 1980, a Lovanio, in Belgio, riceve la laurea honoris causa per il suo impegno in favore della liberazione dei poveri.

La morte
Il 24 marzo 1980, mentre sta celebrando la Messa nella cappella dell'ospedale della Divina Provvidenza, viene ucciso da un sicario. Nell'omelia aveva ribadito la sua denuncia contro il governo di El Salvador, che aggiornava quotidianamente le mappe dei campi minati mandando avanti bambini che restavano squarciati dalle esplosioni.
L'assassino sparò un solo colpo, che recise la vena giugulare mentre Romero elevava l'ostia della comunione.
Giovanni Paolo II non presenziò al funerale (in cui avvenne un nuovo massacro di fedeli da parte dell'esercito) ma delegò a presiedere la celebrazione il cardinal Ernesto Corripio y Ahumada, arcivescovo di Città del Messico; il 6 marzo 1983 si recò a rendere omaggio a mons. Romero (riconosciuto e venerato già come un santo dal suo popolo) sulla sua tomba, nonostante le pressioni del governo salvadoregno affinché non compisse il viaggio.

La beatificazione
La Chiesa anglicana, la Chiesa luterana e la Chiesa vetero-cattolica lo commemorano come martire il 24 marzo.
Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, nel 1997 fu aperta la causa di beatificazione e gli venne attribuito il titolo di Servo di Dio; il postulatore della causa è mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni-Narni-Amelia.
Giovanni Paolo II, in occasione del Giubileo del 2000, ha inserito quindi Romero nel testo della "celebrazione dei Nuovi Martiri", riprendendo quasi integralmente quanto aveva scritto il giorno della sua morte alla Conferenza Episcopale salvadoregna:
«Il servizio sacerdotale della Chiesa di Oscar Romero
ha avuto il sigillo immolando la sua vita
mentre offriva la vittima eucaristica. »
(Giovanni Paolo II)
A Roma, dal 22 al 29 marzo 2009 si sono tenute le Celebrazioni Romane in onore di Monsignor Romero, cominciate il 22 marzo, al Convento di Santa Sabina, con una conferenza di Dom Tomás Balduino OP dal titolo Oscar Romero, il coraggio della parola e terminate domenica 29 con una processione e concelebrazione solenne nella chiesa di Santa Maria della Luce a Trastevere.
« In memoria del vescovo Romero
In nome di Dio vi prego, vi scongiuro,

vi ordino: non uccidete!

Soldati, gettate le armi...

Chi ti ricorda ancora,
 fratello Romero?

Ucciso infinite volte 
dal loro piombo
e dal nostro silenzio.

Ucciso per tutti gli uccisi;

neppure uomo,
 sacerdozio che tutte
le vittime 
riassumi e consacri. 

Ucciso perché fatto popolo: 

ucciso perché facevi
 cascare le braccia

ai poveri armati,
 più poveri degli stessi uccisi:

per questo ancora e sempre ucciso.

Romero, tu sarai sempre ucciso,

e mai ci sarà un Etiope

che supplichi qualcuno
 ad avere pietà.

Non ci sarà un potente, mai,

che abbia pietà
 di queste turbe, Signore?

nessuno che non venga ucciso?
Sarà sempre così, Signore?» (David Maria Turoldo)

▪ 2005
- Maria Bonino (Biella, 9 dicembre 1953 – Luanda, 24 marzo 2005) è stata un medico italiano, attiva nel campo della pediatria.
È ricordata per la sua attività di assistenza pediatrica in diversi paesi dell'Africa, nel contesto dei progetti della organizzazione non governativa Medici con l'Africa Cuamm.
Maria Bonino risiedeva ad Aosta. Aveva conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia nel 1978 presso l’Università degli Studi di Torino e il diploma di Medicina Tropicale ad Anversa nel 1984. Fino al 1980 è medico interno presso l'ospedale infantile Regina Margherita di Torino e quindi presso la USL 1/23 di Torino fino al giugno 1981.
Alle spalle una lunga esperienza di cooperazione e volontariato nei paesi in via di sviluppo con l'organizzazione non governativa Medici con l'Africa Cuamm, per un periodo complessivo di 10 anni e 8 mesi.
Dopo un corso preparatorio, presso Medici con l'Africa, dal luglio 1981 al settembre 1983 ha prestato servizio presso l'Ospedale di Ikonda (Tanzania) come responsabile del reparto pediatrico e nell’annesso reparto per la riabilitazione dei bambini malnutriti, con la responsabilità del Servizio Mch (Mother and Child Health, prevenzione materna ed infantile).
Ritorna in Europa per diplomarsi in medicina tropicale nel febbraio 1984 e rimane in Italia fino al febbraio 1986 come pediatra presso l'ospedale di Varallo. Nuovamente in Africa dal 1986 al luglio 1988 come responsabile del reparto di pediatria ed unità bambini malnutriti presso l’ospedale regionale di Tenkodogo in Burkina Faso. Al suo ritorno in Italia lavora come assistente di pediatria presso l'ospedale di Moncalieri e quindi come dirigente medico di primo livello presso l'Unità operativa di pediatria e neonatologia dell'ospedale regionale di Aosta, sempre intervallandosi in periodi di attività medica in Africa.
Dal novembre 1992 all'ottobre 1994 è responsabile di pediatria nell’ambito del programma di "Medici con l’Africa" presso l’ospedale regionale di Iringa in Tanzania. Dal gennaio 2001 al gennaio 2002 ha prestato servizio con la qualifica di medico come assessore coordinatore alla direzione sanitaria del distretto di Arua, in Uganda, quindi fino al febbraio 2003 ha lavorato in Uganda in qualità di responsabile del dipartimento di Pediatria dell'ospedale St. Mary's – Lacor, a Gulu.
Nel marzo 2003 inizia il suo ultimo incarico come medico pediatra presso il reparto di pediatria dell’ospedale provinciale di Uige in Angola. Nell'ottobre 2004 osserva e denuncia morti sospette per febbre emorragica nell'ospedale, ma solamente nel febbraio 2005 riceverà il permesso delle autorità locali per aprire due locali di isolamento infettivo, dopo una recrudescenza mortale di questa febbre (più di novanta morti, soprattutto bambini). Il 16 marzo si diagnostica un rialzo febbrile, con nausea e vomito.
Morirà il 24 marzo 2005 a Luanda, in Angola, colpita dal virus di Marburg, una malattia simile al virus Ebola che si propaga attraverso i fluidi delle persone contagiate. È sepolta in Africa, in un cimitero angolano, come da lei richiesto.

- Jader Jacobelli (Bologna, 1918 – Roma, 24 marzo 2005) è stato un giornalista italiano, della radio e della televisione.
Dopo gli studi in filosofia con Ugo Spirito, si avvicinò al giornalismo radiofonico. Nel 1943 fu cofondatore di Radio Sardegna Libera. Passò presto alla RAI e si occupò della rubrica radiofonica Oggi a Montecitorio (denominata poi Oggi al Parlamento) per la quale seguì i lavori parlamentari dal 25 giugno 1946, prima seduta dell'Assemblea Costituente, al 1968. Negli stessi anni fu anche direttore del settimanale di informazione radiotelevisiva Radiocorriere.
Dal 1964 fu nominato direttore di Tribuna politica, trasmissione di approfondimento politico che prevedeva la presenza di un moderatore (spesso lo stesso Jacobelli) e uno o più giornalisti esterni alla RAI che, ammessi alla trasmissione per sorteggio, rivolgevano domande ai politici presenti in studio. Nello svolgimento del delicato incarico gli venne riconosciuta da più parti una conduzione equilibrata e imparziale, e un garbo che conservò anche quando si trovò a gestire i dibattiti più accesi.
Sotto la sua direzione, la trasmissione ebbe un successo che travalicava l'impatto nel dibattito politico, e il giornalista divenne molto popolare. Grazie a questo, e al lieve difetto di pronuncia della lettera S che lo contraddistingueva, negli anni settanta Alighiero Noschese gli dedicò una fortunata imitazione.
Jacobelli lasciò la RAI nel 1986, con il pensionamento. Divenne quindi consulente della Commissione parlamentare di vigilanza della RAI. Fu coordinatore della Consulta sulla qualità della RAI e presidente del Centro Culturale di Saint-Vincent. In occasione delle elezioni del 1996 fu chiamato nuovamente chiamato in RAI coordinatore dell'Unità di garanzia elettorale.