Il calendario del 23 Marzo

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Eventi

▪ 1775 - Patrick Henry, protagonista della rivoluzione americana, pronuncia il celebre discorso Datemi la libertà o la morte a Williamsburg, Virginia

▪ 1839 - Il primo uso di cui si ha notizia della locuzione OK (oll korrect) viene fatto sul giornale Boston Morning Post

▪ 1848 - Il Regno di Piemonte dichiara guerra all'impero austriaco: è l'inizio della prima guerra di indipendenza del Risorgimento

▪ 1849

  1. - A Brescia inizia la rivolta antiaustriaca
  2. - Novara: l'esercito sardo di Carlo Alberto viene sconfitte dagli austriaci, nella cosiddetta Battaglia della Bicocca

▪ 1857 - Installazione da parte di Elisha Otis del primo ascensore (all'indirizzo 488, Broadway, New York)

▪ 1868 - Viene fondata a Oakland l'Università della California

▪ 1903 - I fratelli Wright presentano il brevetto (US821393, poi GB6732/1904) per un velivolo a motore

▪ 1919 - Benito Mussolini fonda a Milano i Fasci italiani di Combattimento

▪ 1921 - Alle 23:30 esplode una bomba al cinema Diana di Milano, durante la proiezione del film Mazurka Blu: 21 morti e 100 feriti. Verranno perseguiti gli anarchici Giuseppe Mariani, Ettore Aguggini e Giuseppe Boldrini

▪ 1933 - Il governo tedesco conferisce ad Adolf Hitler poteri dittatoriali sulla legislazione tedesca dopo aver cacciato tutti i parlamentari comunisti, accusati dell'incendio del palazzo del Reichstag.

▪ 1935 - Firma della Costituzione del Commonwealth delle Filippine

▪ 1942 - Seconda guerra mondiale: nell'Oceano Indiano le forze dell'Impero giapponese conquistano le Isole Anadaman

▪ 1944 - Seconda guerra mondiale: intorno alle tre del pomeriggio esplode una bomba in Via Rasella a Roma, uccidendo 33 soldati tedeschi in transito. Per rappresaglia il giorno dopo (vedi 24 marzo) le truppe tedesche compiranno l'eccidio delle Fosse Ardeatine

▪ 1945 - Il generale Patton oltrepassa il Reno ad Oppenheim, sbaragliando le difese tedesche

▪ 1950 - Sanguinaria Rivoluzione proletaria a San Severo repressa nel sangue con diverse vittime. Il 23 marzo 1950 i lavoratori di San Severo insorsero contro le forze di polizia, alzando barricate e assaltando le armerie e la sede del MSI.
Gli scontri causarono un morto e circa quaranta feriti tra civili e militari, e l'esercito occupò coi carri armati le principali vie della città. Nei giorni seguenti, coll'accusa di insurrezione armata contro i poteri dello Stato, furono arrestate centottantaquattro persone, assolte e rilasciate dopo il processo, un anno dopo.

▪ 1956 - Il Pakistan si dichiara indipendente, diventando la prima repubblica islamica. Resta però all'interno del Commonwealth

▪ 1965 - La NASA lancia Gemini 3, il primo velivolo spaziale USA in grado di trasportare due persone (l'equipaggio è formato da Gus Grissom e John Young)

▪ 1983 - Il presidente USA propone lo studio di un sistema di difesa atto ad intercettare missili nemici. Il piano viene rinominato dalla stampa "Star Wars" (o "Scudo spaziale")

▪ 1989 - Stanley Pons e Martin Fleischmann annunciano il raggiungimento della fusione fredda all'Università dello Utah - Spedizione alla Fossa delle Marianne

▪ 1994 - A Tijuana, Messico il candidato alle elezioni presidenziali Luis Donaldo Colosio viene assassinato. L'uccisore, Mario Aburto Martínez, arrestato il medesimo giorno, confessa il crimine

▪ 2001 - La stazione spaziale MIR viene fatta precipitare sulla terra

▪ 2002 - Manifestazione a Roma organizzata dalla CGIL in difesa dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori

▪ 2003
  1. - Slovenia: Si svolge il referendum per l'adesione all'Unione Europea e alla NATO. Quasi il 90% dei votanti vota a favore dell'UE e circa il 66% a favore della NATO.
  2. - Guerra in Iraq: le truppe americane incontrano forte resistenza a Nassiriya

▪ 2007 - Lancio PlayStation 3 in Europa, Medio Oriente, Australia, Asia, America Latina e Nord Africa

Anniversari

▪ 1603 - Elisabetta I Tudor (Greenwich, 7 settembre 1533 – Londra, 23 marzo 1603) fu regina d'Inghilterra e d'Irlanda dal 17 novembre 1558 fino alla sua morte.
Talvolta chiamata la Regina Vergine, Gloriana o la buona regina Bess (e inoltre, in modo spregiativo, la regina bastarda), Elisabetta fu la quinta ed ultima monarca della dinastia Tudor e succedette alla sorellastra, Maria Tudor che morì lo stesso anno in cui Elisabetta fu liberata dalla prigionia, alla quale era stata sottoposta per evitare che prendesse il potere nel 1558, quando Maria si ritrovò senza eredi.
Il suo regno fu lungo e segnato da molti avvenimenti importanti. La sua politica di pieno sostegno alla Chiesa d'Inghilterra, dopo i tentativi di restaurazione cattolica da parte di Maria Tudor, provocò forti tensioni religiose nel regno e vi furono parecchi tentativi di congiure contro di lei, in cui fu coinvolta anche la cugina Maria Stuart che ella fece giustiziare. Coinvolta a più riprese nei conflitti religiosi della sua epoca, uscì vittoriosa dalla guerra contro la Spagna; sempre durante il suo regno furono poste le basi della futura potenza commerciale e marittima della nazione ed iniziò la colonizzazione dell'America settentrionale.
La sua epoca, denominata età elisabettiana, fu anche un periodo di straordinaria fioritura artistica e culturale: William Shakespeare, Christopher Marlowe, Ben Jonson, Edmund Spenser, Francesco Bacone sono solo alcuni degli scrittori e pensatori che vissero durante il suo regno.

▪ 1606 - Turibio de Mogrovejo (Mayorga, 16 novembre 1538 – Saña, 23 marzo 1606) è stato un arcivescovo cattolico spagnolo. Fu professore di giurisprudenza a Salamanca, inquisitore a Granada e arcivescovo di Lima per volere di Filippo II: nel 1726 è stato proclamato santo da papa Benedetto XIII.
Figlio di Luis Alfonso de Mogrovejo e Ana de Robles y Moran, studiò diritto canonico a Valladolid e presso l'Università di Salamanca, dove rimase come docente anche dopo la laurea. Filippo II, nonostante fosse ancora un laico, nel febbraio del 1571 lo mise a capo del tribunale dell'Inquisizione di Granada.
Nel maggio del 1579 il sovrano lo designò arcivescovo di Lima, chiamata allora Ciudad de Los Reyes, la città fondata da Francisco Pizarro nel 1535 nella colonia spagnola del Perù, e papa Gregorio XIII confermò la nomina eleggendolo successore di Jerónimo de Loayza.
Ricevuta a Siviglia la consacrazione episcopale, il 12 maggio del 1581 Turibio de Mogrovejo prese possesso della sua sede vescovile.
La sua opera pastorale si svolse nella sua vasta diocesi (circa 450.000 chilometri quadrati), che egli visitò interamente circa tre volte, imparando la lingua locale, promuovendo l'evangelizzazione e l'istruzione delle popolazioni indigene. Curò la pubblicazione del catechismo in spagnolo, quechua e aymara (1552) e fondò a Lima il primo seminario di tutta l'America Latina (1591).
Nel 1605, durante una visita pastorale a Pacasmayo, contrasse la febbre che l'anno successivo lo portò alla morte, presso la sua residenza di Saña, presso Lima, nel giorno di Giovedì santo.
Proclamato beato da papa Innocenzo XI il 2 luglio 1679, fu canonizzato da papa Benedetto XIII il 10 dicembre 1726.
Patrono dei vescovi sudamericani, la sua memoria liturgica, già fissata al 27 aprile, fu poi spostata al 23 marzo.

▪ 1842 - Stendhal (pseudonimo di Henri-Marie Beyle; Grenoble, 23 gennaio 1783 – Parigi, 23 marzo 1842) è stato uno scrittore francese.
È ricordato soprattutto per due suoi romanzi, Il rosso e il nero e La Certosa di Parma, e per la sindrome che porta il suo nome, appunto la Sindrome di Stendhal.
«Eh, signori, un romanzo è uno specchio che uno porta lungo una strada maestra. Ora riflette l'azzurro dei cieli, ora il fango dei pantani.» (Il rosso e il nero)
Beyle nacque a Grenoble in Via dei Vecchi Gesuiti (oggi Jean-Jacques Rousseau) in una famiglia borghese; la madre, alla quale era molto legato, morì quando lui aveva appena sette anni. Il padre invece venne imprigionato nel 1794 durante il Terrore e lo affidò ad un precettore, l'abate Raillane. Nel 1796 entrò alla scuola di Grenoble e nel 1799 si recò a Parigi dove ottenne un impiego presso il Ministero della Guerra, dove lavorava anche il cugino Pierre Daru.
L'anno successivo partì per l'Italia, come sottotenente nei Dragoni. Il soggiorno italiano gli dette l'opportunità di conoscere la musica di Domenico Cimarosa e di Gioachino Rossini (del quale scrisse una celebre biografia, Vita di Rossini) nonché le opere di Vittorio Alfieri; nel 1801 partecipò alla campagna d'Italia nell'esercito napoleonico, servendo nello Stato maggiore del generale Stéphane Michaud. Fu a Brescia per tre mesi come aiutante di campo di Michaud, ospite nei palazzi delle maggiori famiglie nobiliari. Del suo soggiorno manterrà un ricordo profondo. La coinvolta partecipazione alla vita mondana dei salotti bresciani rimane testimoniata nei suoi diari, nei quali compare anche il racconto della violenta gelosia d'un conte bresciano. In quegli anni Beyle entrò in contatto con gli intellettuali della rivista Il Conciliatore, e si avvicinò alle esperienze romantiche.
Nel 1802 si congedò dall'esercito assumendo la posizione di funzionario dell'amministrazione imperiale in Germania, Austria e Russia, ma senza partecipare alle battaglie dell'esercito napoleonico. Nello stesso anno divenne amante di Madame Rebuffel, la prima della decina di amanti delle quali si conobbe nome e cognome, e la seguì a Marsiglia dandosi al commercio, senza grandi motivazioni e con scarsi risultati. Ma questi anni di apprendistato ebbero una grande influenza sul personaggio di Julien Sorel ne Il rosso e il nero. Fu nominato revisore al Consiglio di Stato il 3 agosto 1810. Nel 1812 lavorò a Storia della Pittura in Italia. In agosto fu inviato a Mosca dove fu testimone dell'incendio che rase la città dopo l'entrata della Grande armata in settembre. A novembre, durante la ritirata russa, perse il manoscritto.
In questo periodo Beyle cambiò il suo nome in "Stendhal", scegliendolo tra più di altre 100 alternative. Le interpretazioni sull'origine del nome sono divergenti: secondo Georges Perec sarebbe l'anagramma di "Shetland", mentre molti studiosi di Stendhal ritengono più verosimilmente che lo scrittore scelse lo pseudonimo come omaggio a Johann Joachim Winckelmann, fondatore della moderna storia dell'arte, nato a Stendal in Sassonia-Anhalt (Germania).
Nel 1814, con la caduta di Napoleone, partì alla volta dell'Italia e, istallatosi a Milano, si ritrovò trentunenne con l'amante Angéla Pietragrua. Visitò per la prima volta Parma, la città che ispirò il suo celebre romanzo La Certosa di Parma. Due anni dopo pubblicò Roma, Napoli e Firenze, un inno di simpatia per l'Italia. Nel 1817 scrisse A Milano e sui laghi lombardi, decantando il Lago di Como come uno dei paesaggi più belli del mondo.
Nel 1818 lavorò alla Vita di Napoleone; fu anche l'anno del grande incontro con Mathilde Dembowski (Métilde), della quale fu infelicemente innamorato. Nel 1821, accusato di simpatia per i Carbonari (strettamente collegata alla simpatia verso Vanina Vanini) fu espulso da Milano. Nel 1823 visitò la Cella del Tasso a Ferrara.
Fu il periodo delle opere sull'Italia e sull'amore. Roma, Napoli, Grenoble, Parigi, e poi per la prima volta, Londra: delinearono quasi un vagabondaggio per l'Europa. A Parigi iniziò la collaborazione ad un giornale, attraverso il quale poté delineare il suo programma essenzialmente romantico, caratterizzato ed avvalorato dal riconoscimento della storia quale componente fondamentale della letteratura.
Dopo la morte del padre, entrò a far parte dei migliori circoli letterari fintanto ad averne uno proprio con seguaci come lo scrittore Prosper Mérimée. Nel 1827 pubblicò il suo primo romanzo, Armance, poi, nel 1830 Il rosso e il nero, influenzato dalla rivoluzione di luglio. Nel 1831 fu a Trieste poi fu nominato console a Civitavecchia e reiniziò i suoi viaggi.
Nel 1833 Stendhal discese il Rodano da Lione a Marsiglia in compagnia di George Sand e di Alfred de Musset.
Quindi, si spostò in Italia, e verso la fine del 1837, effettuò due lunghissimi viaggi nella madrepatria. Nel 1839 si recò a Napoli accompagnato dall'amico Mérimée. Nel 1841 ebbe un primo colpo apoplettico e fece rientro nella capitale francese; morì dopo aver terminato il suo capolavoro La Certosa di Parma, nella notte tra il 22 e il 23 marzo 1842 di un attacco cardiaco. Riposa al cimitero di Montmartre a Parigi; la dicitura sulla tomba reca l'iscrizione "Henry Beyle milanese scrisse amò visse".
Stendhal fu un appassionato fumatore di sigari toscani: un altro segno, se si vuole, dell'attaccamento alle tradizioni italiane.

Il realismo
I temi principali della sua produzione letteraria furono una marcata sensibilità romantica ed un fervido spirito critico, che dettero vita alla filosofia della Chasse au bonheur, egotismo tipico di tutti i suoi personaggi. L'analisi delle passioni, dei comportamenti sociali, l'amore per l'arte e per la musica, nonché la ricerca epicurea del piacere, venivano espressi attraverso una scrittura personalissima, nella quale il realismo dell'osservazione oggettiva ed il carattere individuale della sua espressione si fondevano in maniera armonica. Per tutti questi motivi Stendhal fu quasi ignorato dai suoi contemporanei, con l'eccezione di Honoré de Balzac, ma venne poi adorato dai posteri.
Miscelando sapientemente l'ambientazione storica e l'analisi psicologica, i suoi romanzi descrivevano il clima morale ed intellettuale della Francia. Stendhal fu considerato l'iniziatore del romanzo moderno, che ispirò la grande narrativa di costume dell'Ottocento. Tra gli scrittori moderni, viene considerato l'autore meno invecchiato dell'Ottocento. Il suo positivismo, non contaminato dalle ideologie, volge al lettore un linguaggio di estrema modernità. Il Rosso e il Nero e Lucien Leuwen sono un disegno crudo della società della Restaurazione, come indica il sottotitolo nel primo, Cronaca del 1830. Lucien Leuwen è il racconto della Monarchia di Luglio francese. La Certosa di Parma è ambientata tra i disegni politici delle monarchie italiane del XIX secolo. Sono quindi romanzi politici non per la presenza di riflessioni, ma per l'ambientazione dei fatti.
La rappresentazione dei costumi di Stendhal non è motivata da una volontà sociologica, ma per far cadere le falsità e mostrare la «verità» del suo tempo. Nonostante il suo realismo, Stendhal non entra nei dettagli dei luoghi, poco si sa dell'Hôtel de la Mole o di Milano o del castello del Marchese del Dongo, ma narra lo stretto necessario per l'azione. La prigione di Fabrizio nella Certosa è descritta con cura perché essenziale nel contesto del racconto.
Anche i personaggi sono descritti sommariamente, ma sono figure romantiche. L'eroe Julien è intelligente, nutre profondo odio per i suoi contemporanei ed è ambizioso fino alla follia. Fabrizio è un giovane esaltato e passionale.
Lucien è idealista e sicuro di se stesso.
Inoltre la politica nella Certosa è sicuramente meno importante che nel Rosso e il nero o nel Lucien Leuwen. È soprattutto la storia che gioca un ruolo importante: Waterloo, l'arrivo delle truppe francesi a Milano nel 1796.

▪ 1851 - Stefano Pelloni detto il Passatore (o, secondo la definizione di Pascoli, il Passator cortese) (Boncellino di Bagnacavallo, 4 agosto 1824 – Russi, 23 marzo 1851) è stato un brigante italiano, attivo nella Romagna di metà Ottocento. Il soprannome gli viene dal mestiere di traghettatore (o "passatore") sul fiume Lamone esercitato dal padre; viene chiamato anche Malandri, dal cognome della donna che sposò un suo bisavolo.

▪ 1943 - Pier Federico Giuseppe Celestino Mario Martinetti (Pont-Canavese, 21 agosto 1872 – Cuorgnè, 23 marzo 1943) è stato un filosofo italiano.
Fu professore di filosofia, in particolare filosofia teoretica, e si distinse per essere uno dei docenti universitari che rifiutarono il giuramento di fedeltà al Fascismo.

Pier Federico Giuseppe Celestino Mario Martinetti nasce a Pont Canavese (allora in provincia di Aosta, oggi di Torino) mercoledì 21 agosto 1872 dall'avvocato Francesco e da Rosalia Bertogliatti, di famiglia notarile, fervente anticlericale.
È il primo di cinque figli: due morranno in tenera età, Lorenzo (1882-1946) diverrà avvocato a Torino, e Teresa (1875-1954), insegnante di tedesco, rimarrà accanto al fratello fino alla morte. Dopo aver frequentato il liceo di Ivrea, si iscrive alla Regia Università degli Studi di Torino, dove si laurea in filosofia nel 1893 con una tesi indologica su "Il sistema Sankhya" (99/110: in commissione v'erano Arturo Graf, Pasquale D'Ercole e Giuseppe Allievo; ma 101/110 secondo [BS] 14), che verrà pubblicata nel 1897 e che riceverà il Premio Gautieri.
Dopo un soggiorno all'Università di Lipsia, inizia a lavorare come insegnante di filosofia nei licei di Avellino, Vigevano e Ivrea. Nel 1902 riesce a dare alle stampe un suo lavoro monumentale, la prima parte di una "Introduzione alla metafisica" (Premio Gautieri ex-aequo con gli "Elementi di filosofia per le scuole secondarie"), lavoro che gli permetterà di concorrere e di vincere le cattedre di Filosofia teoretica e morale all'Accademia scientifico-letteraria di Milano, dove lo troviamo ininterrottamente dal 1906 al 1931 (dal 1923 verrà denominata Università Statale).
Nel 1926 presiede, sempre a Milano e non senza riluttanza, visto il suo carattere schivo e riservato, il VI Congresso Nazionale di Filosofia, o almeno tenta di farlo, dato che, per alcune polemiche sorte con agitatori politici fascisti (Armando Carlini) e cattolici (padre Agostino Gemelli, rettore dell'Università Cattolica), è costretto a ritirarsi e a sciogliere il congresso dopo soli due giorni (al congresso avrebbe dovuto partecipare anche padre Ernesto Buonaiuti, al centro delle polemiche moderniste e macchiato dalla scomunica maggiore vietando il 25 gennaio di quell'anno).
Martinetti rappresenta, nei tormentati anni '20, una singolare figura di intellettuale "laico", distante tanto dalla filosofia accademica ufficiale, l'attualismo di Giovanni Gentile, quanto dalla caleidoscopica mappa politico-religiosa imperante, ovvero la Chiesa cattolica da una parte, i neonati fascisti e le opposizioni socialiste e comuniste dall'altra. Egli non si preoccupa di apparire favorevole all'uno o all'altro schieramento in campo. Si occupa solo di filosofia "teoretica", in particolare "religiosa", ma con un détachement cosmopolitico e razionalistico che non può trovare compromessi con qualsivoglia "fede", materialistica come irrigidita dalla tradizione dogmatica ecclesiastica.
E fu così che, quando il ministro dell'educazione nazionale Balbino Giuliano nel dicembre 1931 impose ai professori universitari il giuramento al regime fascista, Martinetti fu tra i dodici che si rifiutarono recisamente fin dal primo momento (su 1225: Ernesto Buonaiuti, Mario Carrara, Gaetano De Sanctis, Giorgio Errera, Giorgio Levi Della Vida, Fabio Luzzatto, Bartolo Nigrisoli, Edoardo e Francesco Ruffini, Lionello Venturi, Vito Volterra; ricordiamo che Benedetto Croce non insegnava e che si ritirò da ministro della pubblica istruzione nel 1921 proprio per non aderire al fascismo, posizione rinsaldatasi ancora maggiormente dopo il delitto Matteotti del 1924; a Pisa nel 1933 Gentile impone la tessera ad Aldo Capitini, segretario della Scuola Normale: egli rifiuta e viene cacciato), ed egli "per un motivo religioso, per non subordinare le cose di Dio alle cose della terra: dove sta per andare il rispetto della coscienza? Ciò è triste ed annunzia oscuramente un avvenire triste per tutti, anche per i persecutori" (da una lettera ad Adelchi Baratono).
"Ho sempre ritenuto assurdo giurare fedeltà alla Chiesa; a maggior ragione non giurerò fedeltà a un regime politico".
Così può essere espressa la motivazione profonda che spinse Piero Martinetti, nel 1931, a non piegarsi al nuovo regolamento universitario voluto dal fascismo. Pare che abbia anche accennato al fatto di non essersi sposato per lo stesso motivo: che il giuramento implicito nel matrimonio, di fedeltà e di amore eterno, è paradossale e impronunciabile quanto gli altri due. Ma questo forse fa solo parte di quel poco di leggenda che si è tramandata su di lui.

"Io non ho voluto giurare […] - scrive in una lettera a un amico - per un motivo religioso, per non subordinare le cose di Dio alle cose della terra". Al contrario di altri tipi di giuramento, attinenti alla sfera giuridica, "inammissibile", immorale e indice di una religiosità immatura, è infatti giudicato quel tipo di giuramento "per cui l'uomo si impegna a regolare la propria condotta secondo la volontà altrui, cioè a non tenere conto dei comandamenti della propria coscienza".

"Ieri sono stato chiamato dal Rettore di questa Università che mi ha comunicato le Sue cortesi parole, e vi ha aggiunto, con squisita gentilezza, le considerazioni più persuasive. Sono addolorato di non poter rispondere con un atto di obbedienza. Per prestare il giuramento richiesto dovrei tenere in nessun conto o la lealtà del giuramento o le mie convinzioni morali più profonde: due cose per me egualmente sacre. Ho prestato il giuramento richiesto quattro anni or sono, perché esso vincolava solo la mia condotta di funzionario: non posso prestare quello che oggi mi si chiede, perché esso vincolerebbe e lederebbe la mia coscienza. Ho sempre diretta la mia attività filosofica secondo le esigenze della mia coscienza, e non ho mai preso in considerazione, neppure per un momento, la possibilità di subordinare queste esigenze a direttive di qualsivoglia altro genere. Così, ho sempre insegnato che la sola luce, la sola direzione ed anche il solo conforto che l'uomo può avere nella vita, è la propria coscienza; e che il subordinarla a qualsiasi altra considerazione, per quanto elevata essa sia, è un sacrilegio. Ora col giuramento che mi è richiesto, io verrei a smentire queste mie convinzioni ed a smentire con esse tutta la mia vita; l'Eccellenza Vostra riconoscerà che questo non è possibile. Con questo io non intendo affatto declinare qualunque eventuale conseguenza della mia decisione: soltanto sono lieto che l'Eccellenza Vostra mi abbia dato la possibilità di mettere in chiaro che essa procede non da una disposizione ribelle e proterva, ma dalla impossibilità morale di andare contro ai princìpi che hanno retto tutta la mia vita". (lettera al ministro Giuliano, in "Il Ponte", VII, Nuova Italia, Firenze 1951: 342-3).
Dal 1932 fino alla morte Martinetti si dedica esclusivamente allo studio personale della filosofia, ritirandosi nella casa di Spineto di Castellamonte (sul cancello v'era scritto: "Piero Martinetti agricoltore"), collaborando con vari articoli alla "Rivista di Filosofia", traducendo i suoi classici preferiti (Kant, Schopenhauer, lo storico della filosofia Harald Höffding, il premio Nobel Rudolph Eucken), scrivendo i suoi capolavori (la cosiddetta "trilogia" iniziata con l'"Introduzione alla metafisica" e continuata nel 1928 con "La libertà" termina nel 1934 con "Gesù Cristo e il cristianesimo"), ormai tutti afferenti a tematiche filosofico-religiose ("Il Vangelo" è del 1936, "Ragione e fede" viene completata nel 1942; [GC], [V] e [RF] sono all'Indice dei libri proibiti dalla Chiesa cattolica, decreto 3 dicembre 1937, un altro punto di contatto con l'amico Aldo Capitini: anche "Religione aperta" finì all'Indice nel 1955), dedicandosi inoltre ad antologie e compendi su Platone, Spinoza, Kant, Hegel e Schopenhauer. Conosce il carcere dal 15 al 20 maggio 1935 per la sua sospetta corrispondenza con intellettuali invisi al regime, in particolare con alcuni esponenti del movimento clandestino "Giustizia e Libertà" a cui naturalmente non fece mai parte. Solo, ma sorretto dall'amicizia di alcuni ammiratori, colleghi, discepoli ed ex-studenti (oltre che dall'affetto dei suoi numerosi gatti), morì nel vicino ospedale di Cuorgnè martedì 23 marzo 1943 all'età di 70 anni, verosimilmente di polmonite.

▪ 1982 - Mario Praz (Roma, 6 settembre 1896 – Roma, 23 marzo 1982) è stato critico d'arte e di letteratura, ma anche traduttore e giornalista. I suoi studi sono incentrati in particolare sull'Inghilterra fra il seicento e l'epoca vittoriana, ma si è occupato anche di letteratura italiana, francese, spagnola, tedesca, russa.

▪ 1984 - Peter Kolosimo (pseudonimo di Pier Domenico Colosimo; Modena, 15 dicembre 1922 – Milano, 23 marzo 1984) è stato uno scrittore e giornalista italiano. Noto divulgatore, è considerato uno dei fondatori, assieme ad Erich von Däniken, dell'archeologia misteriosa (anche nota come fanta-archeologia o pseudoarcheologia), un controverso filone che si propone di studiare le origini delle antiche civiltà utilizzando teorie e metodi spesso non accettati dalla comunità accademica.
Sua madre era statunitense e lui aveva studiato e vissuto a lungo a Bolzano, il che gli permise di scrivere indifferentemente in italiano, tedesco o inglese. Iniziò a lavorare come giornalista e come corrispondente estero per l'Unità fu l'unico giornalista italiano presente alla proclamazione della DDR; diventerà quindi direttore della stazione Radio Capodistria, venendo in seguito rimosso dall'incarico dalla autorità iugoslave per le sue simpatie filosovietiche.
Nel 1969 Kolosimo vinse il Premio Bancarella con il libro Non è terrestre. Le sue opere sono state diffuse o tradotte in 60 paesi, tra i quali Russia, Giappone, Cina, e risulta essere uno degli scrittori italiani più conosciuti al mondo.
Kolosimo fu anche coordinatore dell'Associazione Studi Preistorici Italia.

▪ 1992 - Friedrich August von Hayek (Vienna, 8 maggio 1899 – Friburgo, 23 marzo 1992) è stato un economista e filosofo austriaco naturalizzato britannico, tra i più grandi e prolifici economisti del XX secolo.
Esponente storico del liberalismo, è stato uno dei più importanti rappresentanti della scuola austriaca ed uno dei maggiori critici dell'economia pianificata e centralista. Nel 1974 è stato insignito, insieme a Gunnar Myrdal, del Premio Nobel per l'economia "per il lavoro pionieristico sulla teoria monetaria, sulle fluttuazioni economiche e per le fondamentali analisi sull'interdipendenza dei fenomeni economici, sociali e istituzionali". Nel 1991 ha anche ricevuto la Presidential Medal of Freedom.
È considerato uno dei maggiori avversari delle politiche interventiste classiche del pensiero di John Maynard Keynes, nonché uno dei più importanti difensori delle teorie liberali del XX secolo.

▪ 2001 - David Fraser McTaggart (Vancouver, 24 giugno 1932 – Paciano, 23 marzo 2001) è stato un ambientalista canadese, ma trasferitosi in Nuova Zelanda, conosciuto per aver diretto Greenpeace International.
Nel 1972 rispose ad un annuncio su un giornale di una associazione chiamata Greenpeace e mise a disposizione la sua imbarcazione (Vega) per andare a protestare contro i test atomici compiuti dalla Francia nell'Oceano Pacifico nell'atollo di Moruroa. Venne coinvolto in alcuni spiacenti episodi con la marina francese, ma ottene il risultato auspicato quando, nel 1974, la Francia annunciò la fine dei test nucleari in atmosfera. Divenne capo esecutivo e presidente di Greenpeace International nel 1979 e si ritirò nel 1991 andando a vivere in Italia a Paciano in Umbria anche se continuò a partecipare alla vita associativa di Greenpeace. Morì in un incidente stradale nel 2001 e l'artista Te Vaka gli dedicò la canzone Sei Ma le Losa.

▪ 2007 - Paul Joseph Cohen (Long Branch, 2 aprile 1934 – Stanford, 23 marzo 2007) è stato un matematico statunitense, noto per i suoi contributi in logica e analisi matematica.
Diplomato nel 1950 presso la Stuyvesant High School a New York, proseguì gli studi presso il Brooklyn College e nel 1953 conseguì la laurea breve. Infine nel 1954 concluse la laurea e nel 1958 completò il PhD presso la University of Chicago.
Nel 1964 dimostrò uno dei più spettacolari risultati della matematica contemporanea: l'indipendenza dell'ipotesi del continuo dagli assiomi della teoria degli insiemi di Zermelo-Fraenkel. In altre parole, questo sistema assiomatico (adottato come sistema "standard" per la teoria degli insiemi e quindi per tutta la matematica), se coerente, resta coerente con l'aggiunta della negazione dell'ipotesi del continuo. In precedenza Kurt Gödel aveva dimostrato la coerenza dell'ipotesi del continuo.
Per il suo risultato di indipendenza Cohen ricevette nel 1966 la Medaglia Fields.