Il calendario del 23 Gennaio

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Eventi

▪ 1556 - Terremoto dello Shaanxi: il più letale terremoto della storia, con epicentro nella provincia dello Shaanxi, in Cina. 830.000 persone potrebbero avervi perso la vita

▪ 1570 - L'assassinio del reggente James Stewart, Conte di Moray getta la Scozia nella guerra civile

▪ 1571 - Apre a Londra la Royal Exchange

▪ 1579 - L'Unione di Utrecht costituisce una repubblica protestante nei Paesi Bassi

▪ 1719 - L'Imperatore Carlo VI decreta che le contee di Vaduz e Schellenberg vengano promosse allo status di Principato con il nome di Liechtenstein, come riconoscimento per i servigi di Anton Florian del Liechtenstein

▪ 1789 - Il Georgetown College di Washington diventa il primo college cattolico degli Stati Uniti

▪ 1799 - Le truppe francesi entrano a Napoli, istituendo la Repubblica partenopea

▪ 1831 - Viene adottata l'attuale bandiera del Belgio, poco dopo l'ottenuta indipendenza dei Belgi dai Paesi Bassi, del 1830

▪ 1896 - Wilhelm Conrad Röntgen esegue per dimostrazione la prima radiografia a raggi x della storia.

▪ 1900 - Viene registrata la massima pressione a livello del mare a Barnual in Siberia: in quell'occasione il barometro segnò 1079 millibar (mb, o ettoPascal hPa).

▪ 1904 - La città costiera norvegese di Ålesund viene devastata dal fuoco, lasciando 10.000 persone senza casa. Il Kaiser tedesco Guglielmo II di Germania aiuta a ricostruire la città in Jugendstil

▪ 1918 - Viene fondata l'Armata Rossa

▪ 1920 - I Paesi Bassi rifiutano di consegnare l'ex Kaiser Guglielmo II di Germania agli Alleati

▪ 1932 - Viene pubblicato il primo numero de La Settimana Enigmistica

▪ 1933 - Nasce l'Istituto per la Ricostruzione Industriale, con decreto regio, a capo del quale Benito Mussolini chiama Alberto Beneduce

▪ 1937 - A Mosca, 17 importanti esponenti comunisti vengono processati con l'accusa di aver partecipato ad un piano guidato da Leon Trotsky per rovesciare il regime di Joseph Stalin e assassinarne i capi

▪ 1941 - Charles Lindbergh testimonia davanti al Congresso degli Stati Uniti e raccomanda che gli USA negozino un patto di neutralità con la Germania Nazista

▪ 1943

  1. - Seconda guerra mondiale: i britannici riprendono ai tedeschi la città di Tripoli
  2. - Seconda guerra mondiale: truppe australiane e statunitensi riescono a sconfiggere i giapponesi a Papua. Questo punto di svolta nella Guerra del Pacifico segna l'inizio della fine dell'aggressione giapponese.


▪ 1950 - La Knesset approva una risoluzione che dichiara Gerusalemme capitale di Israele

▪ 1960 - Il batiscafo USS Trieste stabilisce un record di profondità quando scende a 10.750 metri nell'Oceano Pacifico

▪ 1968 - La Corea del Nord cattura la USS Pueblo, sostenendo che la nave aveva violato le sue acque territoriali in una missione di spionaggio

▪ 1973
  1. - Il presidente statunitense Richard Nixon annuncia che è stato raggiunto un accordo di pace per il Vietnam.
  2. - Presso l' Università Bocconi di Milano a seguito di scontri tra forze dell'ordine e militanti del Movimento studentesco restano feriti lo studente Roberto Franceschi, che morirà qualche giorno dopo in seguito alle ferite riportate, e l'operaio Roberto Piacentini

▪ 1978 - La Svezia diventa la prima nazione a vietare gli spray che si ritiene danneggino lo strato di ozono che protegge la Terra

▪ 1986 - I primi musicisti introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame sono: Chuck Berry, James Brown, Ray Charles, Fats Domino, Everly Brothers, Buddy Holly, Jerry Lee Lewis e Elvis Presley

Anniversari

* 249 - Santa Messalina (Foligno, 235 – Foligno, 23 gennaio 249) fu una vergine e martire cristiana umbra. È venerata come santa da tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi.
Di nobile famiglia, fu discepola di San Feliciano, quando questi fu imprigionato dall'imperatore Decio, persecutore del culto cristiano, non abiurò la fede e non lo abbandonò, anzi portava giornalmente al vescovo incarcerato del cibo; scoperta fu arrestata e martirizzata un giorno prima di san Feliciano, il 23 gennaio 249.
▪ Di lei sarebbero stati conservati i capelli come reliquia. Nel 1599 sarebbero stati rinvenuti i suoi resti in un sarcofago recante la scritta "Hic subtus iacet corpus sanctæ Messalinæ". A questo fatto furono legati vari presunti miracoli e festeggiamenti, al tempo a Foligno fu istituita una processione annuale per la restituzione al culto del corpo di santa Messalina. Il suo culto è tuttora ancora sentito in Umbria.

▪ 619 - San Giovanni l'Elemosiniere Vescovo patriarca di Alessandria d’Egitto
Festeggiato il giorno 11 novembre (Cipro, 556 - Alessandria d’Egitto, 617)
San Giovanni Elemosiniere nasce intorno al 556 nell'isola di Cipro, ad Amatonte. Sin dall'infanzia si manifestarono nel piccolo Giovanni i segni della santità. Ma ubbidendo alle volontà dei suoi genitori, venne avviato agli studi e al matrimonio, sebbene egli fosse riluttante. Ebbe due figli che, però, prematuramente morirono insieme alla moglie. Libero da ogni legame terreno, Giovanni si dedicò a Dio e ai poveri, «i miei padroni e signori». Alla morte del Patriarca di Alessandria d'Egitto, Giovanni, per acclamazione del popolo, salì sulla cattedra vescovile, trasformando la città in un centro di studi e di virtù cristiane. (Avvenire)
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: Ad Limassol nell’isola di Cipro, transito di san Giovanni l’Elemosiniere, vescovo di Alessandria, insigne per la misericordia verso i poveri: pieno di carità verso tutti, fece costruire in gran numero chiese, ospedali e orfanotrofi e si adoperò con somma sollecitudine per alleviare il popolo da ogni miseria, facendo a tal fine uso dei beni della Chiesa ed esortando assiduamente i ricchi alla beneficenza.

* 1002 - Ottone III di Sassonia (Kessel, 980 – Faleria, 23 gennaio 1002) fu re d'Italia e di Germania dal 983 al 1002 e imperatore del Sacro romano impero dal 996 al 1002.
Ottone III di Sassonia nacque nel 980 a Kessel, vicino a Goch, negli attuali Paesi Bassi. Figlio di Ottone II, è stata una delle figure più importanti e controverse del medioevo tedesco.
Venne eletto re a Verona nel 983 all'età di tre anni e in seguito incoronato il 25 dicembre ad Aquisgrana. Suo padre era morto pochi giorni prima, ma la notizia arrivò in Germania solo ad incoronazione avvenuta. Il duca di Baviera Enrico il pacifico, cugino e rivale del padre, rapì Ottone III, tentando di appropriarsi della reggenza ai danni dell'imperatrice Teofano e si fece incoronare nel 984; non fu però in grado di regnare, a causa principalmente dell'opposizione di Gerberto di Aurillac e dell'arcivescovo Adalberto di Reims, e lasciò la reggenza alla madre di Ottone, Teofano che regnò fino alla sua morte (991), coadiuvata da Willigis, l'arcivescovo di Magonza, in seguito la reggenza passò alla nonna, l'imperatrice Adelaide di Borgogna, fino al 995 cioè al raggiungimento dei 15 anni di Ottone.
L'educazione di Ottone III venne effettuata da due dei più importanti e più colti uomini di chiesa del tempo, Bernoardo di Hildesheim e Gerberto d'Aurillac. Questi, insieme alla madre Teofano, principessa bizantina, impartirono al giovane Ottone un'educazione caratterizzata dal culto dei fasti dell'antica Roma e dall'idea di impero come depositario universale. Aveva ricevuto un'educazione più accurata di quella che solevano allora ricevere i principi: parlava latino e greco e non si curava di nascondere il suo disprezzo per i rozzi ed incolti costumi sassoni, cui preferiva di gran lunga le raffinatezze della vita bizantina.
Su Ottone III furono molto importanti anche le influenze culturali bizantine, mediate, oltre che dalla madre, anche da Nilo da Rossano, poi San Nilo di Grottaferrata.
Alla morte delle due, i nobili romani imbaldanzirono e cacciarono Papa Giovanni XV che riparò presso Ugo di Toscana che nel 996 chiamò Ottone III in Italia.

L'impero
Giunto in Italia, nel 996 Ottone venne incoronato imperatore a Monza. I romani gli mandarono un'ambasceria per dargli il benvenuto e lo accolsero nell'Urbe imbandierata a festa. Nel suo seguito c'era il cugino Bruno di Carinzia, che ne era anche il confessore e che, alla morte di Giovanni XV, fu nominato pontefice con il nome di Papa Gregorio V. La prima visita dell'Imperatore a Roma durò poco ma non fece in tempo a ritornare in Germania che la nobiltà romana, sotto la guida di Giovanni Crescenzio, depose papa Gregorio e ne insediò uno di suo gradimento, l'antipapa Giovanni XVI. Ottone III fu costretto a lasciare il paese, sotto la minaccia degli eserciti slavi e nel 997 ripiombò in Italia in cui Gregorio V lo aspettava a Pavia. Arrivato a Roma, sconfisse i suoi avversari, tranne Giovanni Crescenzio che si barricò in Castel Sant'Angelo. Solo il 29 aprile 998, Giovanni Crescenzio capitolò e subito dopo venne condannato a morte.
Circa un anno dopo, Gregorio V moriva, probabilmente per un infarto, e Roma cominciava di nuovo a tumultuare. L'imperatore rientrò nella città dopo aver compiuto un pellegrinaggio al monastero di San Michele al Gargano, ed impose sul soglio pontificio Gerberto di Aurillac, uno degli uomini più colti del tempo e suo precettore in età adolescenziale (da lui posto sull'importante cattedra vescovile della città imperiale di Ravenna) che assunse il nome di Silvestro II. La scelta del nome pontificale rifletteva la politica di recupero imperiale di Ottone, essendo Silvestro I il papa che tradizionalmente aveva affiancato e battezzato Costantino[2] ed al quale si credeva che l'imperatore avesse effettuato la famosa donazione, rivelatasi poi un falso.
Sotto il suo influsso e a causa dell'influenza bizantina sulla corte che aveva esercitato la madre Teofano, l'Imperatore cominciò a concepire l'idea di ristrutturare il vecchio e glorioso Impero Romano. Il greco e il latino vennero imposte come lingue ufficiali dell'Impero, sostituendo così il tedesco. Completamente soggiogato dai bizantinismi della sua corte e da Gerberto, Ottone III trasferì la capitale del regno a Roma, facendosi chiamare console, senatore e imperatore dei Romani.
L'insurrezione del popolo romano del 1001 a causa della mancata concessione della Villa Adriana di Tivoli, capeggiata da Gregorio I Conte di Tuscolo, lo costrinse a fuggire da Roma, insieme al papa Silvestro II, dove non poté più tornare.
Nonostante il fallimento delle sue politiche di riforma della Chiesa, esse seppero spargere i germi che presto sarebbero germogliati in una nuova azione riformatrice del papato.
Ottone III morì nel 1002, all'età di ventidue anni, a Castel Paterno presso Faleria (Viterbo), mentre la principessa bizantina Zoe, figlia di Costantino VIII, era appena sbarcata in Italia per sposarlo. La morte di Ottone III è stata attribuita a varie cause: le fonti medievali parlano di malaria, che avrebbe contratto nelle malsane e paludose saline di Ravenna. I romani suggeriscono invece che Stefania, la vedova di Crescenzio, l'abbia fatto innamorare di sè e che poi l'abbia avvelenato. Il corpo di Ottone venne riportato dal suo esercito in Germania, dove venne seppellito nella cattedrale di Aquisgrana, vicino a Carlo Magno. La sua tomba, in ogni caso, è andata perduta.
La sua idea di "ripristino del regno romano" (Renovatio Imperii) fallì a causa dell'opposizione interna, ma anche di Roma, è attualmente controverso cosa intendesse per ripristino e, a causa della sua prematura morte, è difficile comprendere quale fosse il suo progetto e quale sarebbe stato lo sviluppo delle sue azioni future.
Gli successe come re di Germania, e successivamente come imperatore, il cugino Enrico, col nome di Enrico II.

* 1744 - Giambattista Vico (Napoli, 23 giugno 1668 – Napoli, 23 gennaio 1744) è stato un filosofo, storico e giurista italiano.
Molte delle notizie riguardanti la vita di Giambattista Vico sono tratte dalla sua Autobiografia (1725-28) scritta sul modello letterario delle Confessioni di Agostino. Da quest'opera Vico cancellerà ogni riferimento ai suoi interessi giovanili per le dottrine atomistiche e per il pensiero cartesiano che avevano cominciato a diffondersi a Napoli ma subito repressi dalla censura delle autorità civili e religiose che le consideravano moralmente perniciose e in violazione dell'Indice dei libri proibiti.
Nato in una famiglia di modeste condizioni - il padre era un povero libraio con otto figli da mantenere - Vico fu un bambino molto vivace che per una grave caduta si procurò una frattura al cranio che gli impedì di frequentare la scuola per tre anni e che, pur non alterando le sue capacità mentali, tuttavia gli cambiò il carattere rendendolo introverso e melanconico.
Studiò filosofia nel collegio dei gesuiti di Napoli. Appassionato di studi giuridici, sempre considerati da lui di grande importanza, spronato dal padre nel 1684 si dedicò alla carriera forense seguendo di malavoglia delle lezioni private. Iscrittosi all'Università di Napoli, si laureò nel 1693 in utroque, cioè in diritto canonico e civile.
Fondamentali per la sua formazione culturale furono gli anni tra il 1686 e il 1695 trascorsi, mentre si dedicava agli studi di diritto, come precettore dei figli del marchese Domenico Rocca nel castello di Vatolla (oggi frazione del Comune di Perdifumo) nel Cilento: qui Vico usufruendo della grande biblioteca padronale, ebbe modo di leggere e studiare le opere di Platone, Aristotele, sant'Agostino, Tacito, Dante, Petrarca e Suárez, tenendosi anche aggiornato sul dibattito filosofico di quel tempo che si svolgeva attorno alla "discussione sul cartesianesimo" tra i sostenitori di Cartesio e i suoi critici.
Di quel periodo di intenso studio da autodidatta ci è pervenuta una canzone da lui composta, dal titolo Affetti di un disperato, ispirata alla poesia di Lucrezio.
Tornato a Napoli ottenne la modesta cattedra universitaria di eloquenza e retorica che mantenne sino al termine della sua vita assieme all'incarico, attribuitogli nel 1732 dal re Carlo III di Borbone, di storiografo regio.
L'arrivo di Carlo III nella Napoli di Giambattista Vico. Dipinto di Antonio Joli (1700 ca.-1770) conservato nel Museo del Prado, Madrid
Nell'ambiente culturale napoletano, molto interessato alle nuove dottrine filosofiche, Vico ebbe modo di entrare in rapporto con il pensiero di Cartesio, Hobbes, Gassendi, Malebranche e Leibniz anche se i suoi autori di riferimento risalivano piuttosto alle dottrine neoplatoniche, rielaborate dalla filosofia rinascimentale, aggiornate dalle moderne concezioni scientifiche di Francesco Bacone e Galileo Galilei e del pensiero giusnaturalistico.
Questa varietà di interessi farebbe pensare alla formazione di un pensiero eclettico in Vico che invece giunse ad una originale sintesi con la formazione di una razionalità sperimentatrice con la tradizione platonica e religiosa.
Tanto nuova era la sua dottrina che la cultura del tempo non poté apprezzarla: così che Vico rimase appartato e quasi del tutto sconosciuto negli ambienti intellettuali, dovendosi accontentare di una cattedra di secondaria importanza all'Università napoletana che lo manteneva inoltre in tali ristrettezze economiche che per pubblicare il suo capolavoro la Scienza Nuova dovette toglierne alcune parti in modo che risultasse meno costoso per la stampa.
A queste difficoltà economiche per la pubblicazione delle sue opere, che influirono certo negativamente sulla sua notorietà nel mondo accademico, va aggiunto il suo stile di scrittura poco lineare che rendeva difficile la lettura del suo pensiero.
Prima della Scienza Nuova Vico aveva scritto la prolusione inaugurale De nostri temporis studiorum ratione (1708), il De antiquissima Italorum sapientia, ex linguae latinae originibus eruenda (1710) ("L'antichissima sapienza delle popolazioni italiche, da rintracciare nelle origini della lingua latina") a cui si devono aggiungere le due Risposte al "Giornale dei letterati di Venezia" (1711 e 1712) che aveva criticato il suo pensiero, il De uno universi iuris principio et fine uno (1720) e il De costantia iurisprudentiae (1721).
Nel 1725 vengono pubblicati i Principj di una Scienza Nuova intorno alla natura delle nazioni, più conosciuta con il titolo abbreviato di Scienza Nuova, opera a cui Vico lavorò per tutto il corso della sua vita, con una edizione integralmente riscritta nel 1730 anche a seguito delle critiche ricevute (cui rispose nelle Vici Vindiciae del 1729) e, infine, rivista completamente, senza grandi modifiche, per la terza edizione del 1744, pochi mesi prima della sua morte.

Le obiezioni a Cartesio
Il principio del verum ipsum factum non era una nuova ed originale scoperta di Vico ma era già presente nell' occasionalismo, nel metodo baconiano che richiedeva l'esperimento come verifica della verità, nel volontarismo scolastico che, tramite la tradizione scotista, era presente nella cultura filosofica napoletana del tempo di Vico.
Vico però si serve di quel principio per avanzare in modo originale le sue obiezioni alla filosofia cartesiana trionfante in quel periodo. Il cogito cartesiano infatti potrà darmi certezza della mia esistenza ma questo non vuol dire conoscenza della natura del mio essere, coscienza non è conoscenza: avrò coscienza di me ma non conoscenza poiché non ho prodotto il mio essere ma l'ho solo riconosciuto.
«L'uomo, egli dice, può dubitare se senta, se viva, se sia esteso, e infine in senso assoluto, se sia; a sostegno della sua argomentazione escogita un certo genio ingannatore e maligno...Ma è assolutamente impossibile che uno non sia conscio di pensare, e che da tale coscienza non concluda con certezza che egli è. Pertanto Renato (René Descartes) svela che il primo vero è questo: "Penso dunque sono" »
(Giambattista Vico, De antiquissima Italorum sapientia in Opere filosofiche a cura di P.Cristofolini, Firenze, Sansoni 1971, p.70)
Il tanto celebrato criterio del metodo cartesiano dell'evidenza mi procurerà dunque una conoscenza chiara e distinta ma che non è scienza se non è capace di produrre ciò che conosce.
Dell'essere umano e della natura solo Dio, creatore di entrambi, possiede la verità.
Mentre quindi la mente umana procedendo astrattamente nelle sue costruzioni, come accade per la matematica, la geometria crea una realtà che le appartiene, essendo il risultato del suo operare, giungendo così a una verità sicura, la stessa mente non arriva alle stesse certezze per quelle scienze di cui non può costruire l'oggetto come accade per la meccanica, meno certa della matematica, la fisica meno certa della meccanica, la morale meno certa della fisica.
«Noi dimostriamo le verità geometriche poiché le facciamo, e se potessimo dimostrare le verità fisiche le potremmo anche fare »
(Ibidem pag.82)


Se l'uomo non può considerarsi creatore della realtà naturale ma piuttosto di tutte quelle astrazioni che rimandano ad essa come la matematica, la stessa metafisica, vi è tuttavia un'attività creatrice che gli appartiene
«questo mondo civile egli certamente è stato fatto dagli uomini, onde se ne possono, perché se ne debbono, ritruovare i principi dentro le modificazioni della nostra medesima mente umana» (Giambattista Vico Scienza Nuova, 3a ediz., libro I, sez. 3)

La storia creatrice
L'uomo è dunque il creatore, attraverso la storia, della civiltà umana. Nella storia l'uomo verifica il principio del verum ipsum factum creando così una scienza nuova che avrà un valore di verità come la matematica. Una scienza che ha per oggetto una realtà creata dall'uomo e quindi più vera e, rispetto alle astrazioni matematiche, concreta.
La storia rappresenta la scienza delle cose fatte dall'uomo e, allo stesso tempo, la storia della stessa mente umana che ha fatto quelle cose.

Le leggi della 'scienza nuova'
Compito della 'scienza nuova' sarà quello di indagare la storia alla ricerca di quei principi costanti che, secondo una concezione per certi versi platonizzante, fanno presupporre nell'azione storica l'esistenza di leggi che ne siano a fondamento com'è per tutte le altre scienze:
La storia quindi, come tutte le scienze, presenta delle leggi, dei principi universali, di un valore ideale di tipo platonico, che si ripetono costantemente allo stesso modo e che costituiscono il punto di riferimento per la nascita e il mantenimento delle nazioni.
La storia umana in quanto opera creatrice dell'uomo gli appartiene per la conoscenza e per la guida degli eventi storici ma nel medesimo tempo lo stesso uomo è guidato dalla Provvidenza che prepone alla storia divina.

I corsi storici
Secondo Vico il metodo storico dovrà procedere attraverso l'analisi delle lingue dei popoli antichi «poiché i parlari volgari debono essere i testimoni più gravi degli antichi costumi de' popoli che si celebrarono nel tempo ch'essi si formarono le lingue», e quindi tramite lo studio del diritto, che è alla base dello sviluppo storico delle nazioni civili.
Questo metodo ha fatto identificare nella storia una legge fondamentale del suo sviluppo che avviene evolvendosi in tre età:
1. l'età degli dei, «nella quale gli uomini gentili credettero vivere sotto divini governi, e ogni cosa esser loro comandata con gli auspici e gli oracoli»;
2. l'età degli eroi dove si costituiscono repubbliche aristocratiche;
3. l'età degli uomini «nella quale tutti si riconobbero esser uguali in natura umana».
La storia umana, secondo Vico, inizia con il diluvio universale quando gli uomini, giganti simili a primitivi bestioni, vivevano vagando nelle foreste in uno stato di completa anarchia.
Questa condizione bestiale era la conseguenza del peccato originale, attenuata dall'intervento benevolo della Provvidenza divina che immise, attraverso la paura dei fulmini, il timore degli dei nelle genti che «scosse e destate da un terribile spavento d'una da essi stessi finta e creduta divinità del cielo e di Giove, finalmente se ne ristarono alquanti e si nascosero in certi luoghi; ove fermi con certe donne, per lo timore dell'appresa divinità, al coverto, con congiungimenti carnali religiosi e pudichi, celebrarono i matrimoni e fecero certi figlioli, e così fondarono le famiglie. E con lo star quivi fermi lunga stagione e con le sepolture degli antenati, si ritrovarono aver ivi fondati e divisi i primi domini della terra»
L'uscita dallo stato di ferinità quindi avviene:
▪ per la nascita della religione, nata dalla paura e sulla base della quale vengono elaborate le prime leggi del vivere ordinato,
▪ per l'istituzione delle nozze che danno stabilità al vivere umano con la formazione della famiglia e
▪ per l'uso della sepoltura dei morti, segno della fede nell'immortalità dell'anima che distingue l'uomo dalle bestie.
Della prima età Vico sostiene di non poter scrivere molto poiché mancano documenti su cui basarsi: infatti quei bestioni non conoscevano la scrittura e, poiché erano muti, si esprimevano a segni o con suoni disarticolati.
L'età degli eroi ebbe inizio dall'accomunarsi di genti che trovavano così reciproco aiuto e sostegno per la sopravvivenza. Sorsero le città guidate dalle prime organizzazioni politiche dei signori, gli eroi che con la forza e in nome della ragion di stato, conosciuta solo da loro, [11] comandavano su i servi che, quando rivendicarono i propri diritti, si ritrovarono contro i signori che, organizzati in ordini nobiliari, diedero vita agli stati aristocratici che caratterizzano il secondo periodo della storia umana.
In questa seconda, dove predomina la fantasia, nasce il linguaggio dai caratteri mitici e poetici.
Infine la conquista dei diritti civili da parte dei servi dà luogo alla età degli uomini e alla formazione di stati popolari basati sul «diritto umano dettato dalla ragione umana tutta spiegata». Sorgono quindi stati non necessariamente democratici ma che possono essere pure monarchici poiché l'essenziale è che rispettino «la ragione naturale, che eguaglia tutti».
La legge delle tre età costituisce la «storia ideale eterna sopra la quale corrono in tempo le storie di tutte le nazioni».
Tutti i popoli indipendentemente l'uno dall'altro hanno conformato il loro corso storico a questa legge che non è solo delle genti ma anche di ogni singolo uomo che necessariamente si sviluppa passando dal primitivo senso nell'infanzia, alla fantasia, nella fanciullezza, e infine alla ragione, nell'età adulta.

Verità e storia
La sapienza antica ha per contenuto principi di giustizia e ordine necessari per la formazione di popoli civili. Questi contenuti si esprimono in modi diversi a seconda che siano formati dal senso o dalla fantasia o dalla ragione.
Questo vuol dire che la sapienza, la verità, si manifesta in forme diverse storicamente ma che essa come verità eterna è al di sopra della storia che di volta in volta la incarna.
La verità della storia è una verità metafisica nella storia.
Nella storia si attua la mediazione tra l'agire umano e quello divino:
▪ nel fare umano si manifesta il vero divino
▪ e il vero umano si realizza tramite il fare divino: la Provvidenza, legge trascendente della storia, che opera attraverso e nonostante il libero arbitrio dell'uomo.
Questo non comporta una concezione necessitata del corso della storia poiché è vero che la Provvidenza si serve degli strumenti umani, anche i più rozzi e primitivi, per produrre un ordine ma tuttavia questo rimane nelle mani dell'uomo, affidato alla sua libertà.
La storia quindi non è determinata come sostengono gli stoici e gli epicurei che «niegano la provvedenza, quelli facendosi strascinare dal fato, questi abbandonandosi al caso», ma si sviluppa tenendo conto della libera volontà degli uomini che, come dimostrano i ricorsi, possono anche farla regredire:
«Gli uomini prima sentono il necessario; dipoi badano all'utile; appresso avvertiscono il comodo; più innanzi si dilettano nel piacere; quindi si dissolvono nel lusso; e finalmente impazzano in istrapazzar di sostanze »(Giambattista Vico, Scienza Nuova, Degnità LXVI)
A questa dissoluzione delle nazioni pone rimedio l'intervento della Provvidenza che talora non può impedire la regressione nella barbarie, da cui si genererà un nuovo corso storico che ripercorrerà, a un livello superiore, poiché dell'epoca passata ne è rimasta una sia pur minima eredità, la strada precedente.
La filosofia
Paradossalmente la criticità del progresso storico appare proprio con l'età della ragione, quando cioè questa invece dovrebbe assicurare e mantenere l'ordine civile.
Accade infatti che la tutela della Provvidenza che si è imposta agli uomini nei precedenti due stadi, ora invece deve ricercare il consenso della «ragione tutta spiegata» che si sostituisce alla religione:
«così ordenando la provvedenza: che non avendosi appresso a fare più per sensi di religione (come si erano fatte innanzi) le azioni virtuose, facesse la filosofia le virtù nella lor idea»
La ragione infatti, pur con la filosofia, custode della legge ideale del vivere civile, con il suo libero giudizio, può tuttavia incorrere nell'errore o nello scetticismo per cui «si diedero gli stolti dotti a calunniare la verità».
La ragione non crea la verità, poiché non può fare a meno dal senso e dalla fantasia senza le quali appare astratta e vuota.
Il fine della storia infatti non è affidato alla sola ragione ma alla sintesi armonica di senso, fantasia e razionalità.
La ragione poi è ispirata dalla verità divina per cui la storia è sì opera dell'uomo, ma la mente umana da sola non basta poiché occorre la Provvidenza che indichi la verità.
La filosofia è succeduta alla religione ma non l'ha sostituita anzi essa deve custodirla:
«Da tutto ciò che si è in quest'opera ragionato, è da finalmente conchiudersi che questa Scienza porta indivisibilmente seco lo studio della pietà, e che, se non siesi pio, non si può daddovero esser saggio» (Giambattista Vico Scienza Nuova, Conclusione)

▪ 1750 - Ludovico Antonio Muratori (Vignola, 21 ottobre 1672 – Modena, 23 gennaio 1750) è stato uno storico, scrittore, erudito ed ecclesiastico italiano. Fu personaggio di primo piano nella costellazione dell'intellettualità settecentesca italiana. Dal carattere buono, moderato, pio e signorile nonostante le umili origini, profuse il suo impegno in quasi tutti i campi della conoscenza, applicandosi ed esprimendosi sempre con impegno, vigore e responsabilità. Ciò gli permise di non guadagnarsi mai violente inimicizie, nonostante le numerose dispute in cui incorse. Viene ad oggi considerato il padre della storiografia italiana.

▪ 1883 - Paul Gustave Doré (Strasburgo, 6 gennaio 1832 – Parigi, 23 gennaio 1883) è stato un pittore e incisore francese.
Illustratore di straordinario valore, disegnatore e litografo, è noto soprattutto per le sue illustrazioni della Divina Commedia di Dante (1861 - 1868), ma questa opera è solo una delle molte che ha illustrato.
Le sue incisioni rispecchiano un gusto romantico, accostato a una visione epica, drammatica e a un grande virtuosismo tecnico. (n. 1869)

▪ 1926 - Desiré-Félicien-François-Joseph Mercier (Braine-l'Alleud, 21 novembre 1851 – Bruxelles, 23 gennaio 1926) è stato un cardinale, arcivescovo cattolico e filosofo belga.
Nacque a Braine-l'Alleud il 21 novembre 1851.
Fu arcivescovo di Malines-Bruxelles dal 1906 al 1926.
Papa Pio X lo elevò al rango di cardinale nel concistoro del 15 aprile 1907.
Fu uno dei maggiori rappresentanti del neotomismo dei primi decenni del Novecento e si contrappose apertamente al positivismo attraverso le pagine del periodico La revue néoscolastique.
Fu anche uno dei pioneri del dialogo ecumenico. A lui si deve l'esperienza dei Colloqui di Malines nei quali, dal 1921 al 1926, si incontrarono teologici cattolici e anglicani.
Morì a Bruxelles il 23 gennaio 1926 all'età di 74 anni.

* 1944 - Edvard Munch (Løten, 12 dicembre 1863 – Ekely, 23 gennaio 1944) è stato un pittore norvegese. Uno dei massimi esponenti del Decadentismo e dell'espressionismo, visse fra l'Ottocento ed il Novecento.
L'urlo (1893) è probabilmente la sua opera più conosciuta. Come in molti casi delle sue opere, ne ha dipinte molte versioni (tra cui una esposta alla Galleria Nazionale di Oslo ed una al Museo di Munch (Oslo), ambedue i quadri sono stati rubati e poi ritrovati, e nelle medesime occasioni anche uno dei tanti dipinti di una rappresentazione chiamata Madonna sono stati rubati insieme all'Urlo. L'autore stesso sostiene di aver concepito l'opera mentre camminava al tramonto da un punto panoramico chiamato Ekeberg a Oslo, con due amici. Di colpo, fermandosi, immerso in quell'atmosfera rosso sangue, ebbe un attacco di panico.

▪ 1956 - Alexander Korda, pseudonimo di Sándor Laszlo Kellner (Pusztatúrpásztó, 16 settembre 1893 – Londra, 23 gennaio 1956), è stato un regista e produttore cinematografico ungherese naturalizzato inglese.

▪ 1964 - Benedetta Bianchi Porro (Dovadola, 8 agosto 1936 – Sirmione, 23 gennaio 1964) è stata una studentessa italiana. È venerabile per la Chiesa Cattolica, per il comportamento e la fede mantenuti in vita nonostante le sofferenze.
Fu inizialmente padre David Maria Turoldo a curare l'edizione degli scritti di Benedetta Bianchi Porro, che in genere non vanno oltre a brevi appunti, ma in epoca successiva persino dei cardinali hanno dedicato introduzioni e commenti. L'attenzione dedicata da alcuni ambienti cattolici, ben documentata da una ricca bibliografia di opere a lei dedicate, supera infatti di gran lunga gli attuali riconoscimenti ufficiali.
Per approfondire vedi il sito a lei dedicato

* 1980 - Carmelo Ottaviano (Modica, 18 gennaio 1906 – Terni, 23 gennaio 1980) è stato un filosofo e accademico italiano.
Diplomatosi presso il Liceo Classico Tommaso Campailla di Modica, si laureò presso l'Università Cattolica di Milano a 21 anni.
Fu ordinario di Storia della filosofia presso le università di Napoli (sede tra le più importanti in Italia, dove vinse la sua prima cattedra a soli 36 anni), Cagliari e Catania. In quest'ultima sede fondò e diresse l'Istituto Universitario Parificato di Magistero, ed insegnò, oltre a Storia della filosofia, anche Pedagogia e Psicologia.
Nel 1933 fondò la rivista internazionale di filosofia Sophia; nel 1939 ottenne la libera docenza in Storia della filosofia.
Grande conoscitore della filosofia medievale, di cui ritrovò e studiò molte opere, elaborò un suo sistema filosofico profondamente permeato di Cattolicesimo. I titoli dei principali lavori sono: Kritik der Idealismus (Critica dell'Idealismo, Napoli, 1936 e Münster, 1941) e Metafisica dell'Essere parziale; il primo, tra i pochissimi lavori italiani ad avere l'onore di una sollecita traduzione in tedesco, in un palcoscenico di enorme rilievo, fu pubblicato nella Germania nazista, ben presto censurato e poi bruciato pubblicamente a causa della sua demolizione dell’Idealismo di Giovanni Gentile.
Questa sua opposizione a Gentile e sue critiche a Benedetto Croce gli valsero durissime vessazioni accademiche da parte dei due cattedratici. Fu inoltre l’ultimo studioso ad aver scritto da solo e completamente un enciclopedico manuale di storia della filosofia (Napoli, 1970-‘71).

* 1989 - Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí Domènech, marchese di Pùbol (Figueres, 11 maggio 1904 – Figueres, 23 gennaio 1989), è stato un pittore, scultore, scrittore, cineasta e designer spagnolo.
Dalí era un abile disegnatore tecnico, ma è celebre soprattutto per le immagini suggestive e bizzarre delle sue opere surrealiste. Il suo peculiare tocco pittorico è stato spesso attribuito all'influenza che ebbero su di lui i maestri del Rinascimento. Realizzò la sua opera più famosa, La persistenza della memoria nel 1931. Il talento artistico di Dalì ha trovato espressione in svariati ambiti, tra cui il cinema, la scultura e la fotografia, e lo ha portato a collaborare con artisti di ogni tipo.
Faceva risalire il suo "amore per tutto ciò che è dorato ed eccessivo, la mia passione per il lusso e la mia predilezione per gli abiti orientali" ad una auto-attribuita "discendenza araba", sostenendo che i suoi antenati discendevano dai Mori.
Dalì fu un uomo dotato di una grande immaginazione ma con il vezzo di assumere atteggiamenti stravaganti per attirare l'attenzione su di sé. Tale comportamento ha talvolta irritato coloro che hanno amato la sua arte tanto quanto ha infastidito i suoi detrattori, in quanto i suoi modi eccentrici hanno in alcuni casi catturato l'attenzione del pubblico più delle sue opere.

▪ 1991 - Herman Northrop Frye (Sherbrooke Quebec, 14 luglio 1912 – Toronto, 23 gennaio 1991) insignito dell'«Order of Canada» e membro della Royal Society of Canada, è stato un teorico della letteratura e critico letterario canadese, tra i maggiori del ventesimo secolo.
Cresciuto a Moncton, nel New Brunswick, è entrato nel Victoria College nel 1929, laureandosi con lode in filosofia nel 1933, per poi passare alla facoltà di teologia ed essere ordinato pastore della Union Church of Canada nel 1936. Ha poi proseguito gli studi presso il Merton College di Oxford.
Dal 1940 ha poi insegnato letteratura inglese all'Emmanuel College della Victoria University di Toronto, di cui è stato anche rettore dal 1959 al 1966.
Nell'anno accademico 1974-1975 è stato Norton professor alla Harvard University.
Ha sposato Helen Kemp, anche lei insegnante, nel 1937 e, rimasto vedovo nel 1984, ha sposato Elizabeth Brown nel 1986.
Morti nel 1991, è sepolto nel Mount Pleasant Cemetery di Toronto, in Ontario.
Nel 2000 il Canada ha stampato un francobollo con la sua immagine.
La sua opera più famosa è Anatomia della critica, uscita in prima edizione nel 1957, ma anche i suoi studi sulla Bibbia e su William Blake sono molto importanti e hanno avuto successo tra gli studiosi a cavallo tra letteratura e religione.
Tra gli argomenti di indagine figurano anche Percy Shelley, George Byron, John Milton, William Shakespeare e gli archetipi mito-poietici della letteratura.

* 2002 - Nunzio Filogamo (Palermo, 20 settembre 1902 – Rodello, 23 gennaio 2002) è stato un conduttore radiofonico e conduttore televisivo italiano.
È stato il primo conduttore televisivo, dell'intrattenimento, che negli anni '50 aveva forme del tutto dissimili dalle attuali; inaugurando la nascente professione del presentatore in tv, più tardi chiamato anche conduttore, nella storia della televisione italiana, con precedenza rispetto ad illustri colleghi e successori come Mike Bongiorno, Corrado e Raimondo Vianello.
«Miei cari amici vicini e lontani buonasera, buonasera ovunque voi siate!»(celebre saluto di Filogamo)

* 2002 - Robert Nozick (New York, 16 novembre 1938 – Cambridge (Massachusetts), 23 gennaio 2002) è stato un filosofo e insegnante statunitense dell’università Harvard.
Formatosi alle università di Columbia e Princeton, fu tra le figure-guida della filosofia contemporanea anglo-americana, apportando un significativo contributo a pressoché ogni principale area della filosofia.
Il suo Anarchia, stato ed utopia (1974) fu una risposta libertaria alla Teoria della giustizia di John Rawls, pubblicato nel 1971.
Sposò la poetessa americana Gjertrud Schnackenberg.
Con Anarchia, stato ed utopia (premiato l’anno seguente con il National Book Award), Nozick sostenne tra l’altro che una distribuzione dei beni è giusta, quando sia ottenuta per liberi scambi tra adulti consenzienti e scaturisca da una giusta posizione di partenza, anche se da tale processo emergano grandi disuguaglianze.
Nozick si richiamava all’idea kantiana secondo cui le persone dovrebbero essere trattate come esseri razionali, non meramente come un mezzo (è il concetto dell’ imperativo categorico in una delle sue più classiche formulazioni).
Per esempio, la redistribuzione del reddito trattava le persone come se fossero pure fonti di denaro. Nozick qui polemizza con le tesi sostenute da John Rawls in Teoria della giustizia, ovvero che soltanto le ineguaglianze nella distribuzione debbano beneficiare gli svantaggiati.
Nozick stesso ritrattò, in seguito, le vedute libertarie all’estremo espresse in Anarchia, stato ed utopia con uno dei suoi ultimi libri, La vita pensata, definendo queste vedute “seriamente inadeguate".
In un'intervista rilasciata nel 2001, tuttavia, chiarì la sua posizione: "Ne La vita pensata stavo veramente dicendo che non ero più un libertario viscerale come ero stato in precedenza. Ma le dicerie sulla mia deviazione (o apostasia!) dal libertarismo erano assai esagerate."
In Spiegazioni filosofiche (1981), Nozick fornisce inedite definizioni di conoscenza, libero arbitrio e della natura del valore.
La vita pensata (1989), intonato ad un pubblico più vasto, esplora amore, morte, fede, realtà, ed il senso della vita.
La natura della razionalità (1993) presenta una teoria che tenta di abbellire la classica teoria della decisione, notoriamente spartana.
I rompicapo di Socrate (1997) è una raccolta di saggi che spaziano da Ayn Rand e l'economia austriaca fino ai diritti degli animali, mentre la sua ultima opera, Invarianze (2001) è uno sforzo introspettivo dalla fisica e biologia a problemi di obiettività in aree quali la natura della necessità e valore morale.
Nozick fu ragguardevole per il suo stile curioso ed esplorativo, e per l'ecumenismo metodologico. Spesso compiaciuto di sollevare tormentose eventualità filosofiche, rimettendone il giudizio al lettore, Nozick fu pure ragguardevole per la sua ingegnosa capacità di trarre materiale dalla letteratura estranea alla filosofia (ad es., economia, fisica, biologia dell'evoluzione) per trasfondere freschezza e rilevanza al suo lavoro.
Morì nel 2002 dopo aver lungamente combattuto un cancro. È sepolto a Cambridge, nel Massachusetts.

Pensiero
Nozick ed il problema di Gettier
Le Spiegazioni filosofiche affrontano molte questioni spinose, fra le quali il problema di cosa definire conoscenza sulla scia dell'opera di Edmund Gettier, che aveva offerto convincenti controesempi della classica definizione di Platone.
Nozick offre una rassegna della letteratura in proposito (già abbondante nel 1981) e poi suggerisce la propria soluzione, chiamata Truth-Tracking (più o meno, in italiano, "seguire la traccia della verità").
Egli afferma che p è un caso di verità quando:
4. p è vero
5. S crede a p
6. se p non fosse vero, S non crederebbe a p
7. se p fosse vero, S crederebbe a p
In altre parole, Nozick sostituisce la giustificazione platonica con la condizionalità congiuntiva.

Anarchia, Stato e Utopia
La prospettiva libertaria di Nozick fa proprie le critiche nei confronti dell’utilitarismo sino a pervenire a esiti normativi contrastanti con la concezione della giustizia come equità.
La controversia con l’egualitarismo democratico tocca concezioni alternative di criteri di giustificazione o legittimazione delle istituzioni e dei processi politici, a partire dalla controversia sui confini stessi del dominio o dell’ambito del politico in una società data.
La teoria libertaria è centrata infatti sull’idea di stato minimo e di massima estensione dell’arena delle scelte individuali. Lo Stato minimo è lo Stato più esteso che possa essere giustificato, qualsiasi stato più esteso viola i diritti delle persone; allo stesso modo “giustizia distributiva” non è un’espressione neutra, quel che ciascuna persona riceve lo deve dagli altri che glielo danno in cambio di qualcosa, oppure in dono: in una società libera persone diverse controllano risorse differenti, e nuovi possessi sorgono dagli scambi e dalle azioni volontari delle persone.
L’opera di Nozick “Anarchia, stato e utopia” è articolata in tre parti:
nella prima si presenta una serie di argomenti a favore dello stato minimo, questione normativa è quella della giustificazione di un’agenzia protettiva dominante e monopolistica in una comunità data che può legittimamente imporre obblighi e costi agli individui per provvedere alla fornitura del bene pubblico della protezione dei diritti individuali;
nella seconda parte viene formulata una teoria della giustizia coerente con la tesi sui diritti inviolabili e sono criticate le tesi sulla giustizia distributiva;
la terza parte si propone di mostrare che la teoria libertaria non è solo l’unica moralmente giustificata, ma tratteggia anche un disegno di vita collettiva attraente non estranea alla costruzione di utopie ragionevoli.
Nozick parte da un postulato secondo cui “gli individui hanno diritti”: tali diritti sono tanto forti e di così vasta portata da sollevare il problema di che cosa lo stato e i suoi funzionari possano fare, se qualcosa possono.
Si può parlare di diritti naturali nel senso di Locke, ci si chiede quindi come è possibile giustificare una preferenza per lo stato politico, sapendo che lo stato politico è legittimo se e solo se la sua insorgenza non implica violazione dei diritti lockeani degli individui.
Nozick mostra quindi che uno stato può insorgere senza che i diritti lockeani di alcuno siano violati ma che questo stato deve essere uno stato minimo e che qualsiasi stato più esteso non supera il test di giustificazione. Lo stato minimo deve essere un “guardiano notturno”, deve solo proteggere e tutelare i diritti fondamentali, il diritto alla vita, alla proprietà, le libertà di scelta, di autodeterminazione sono inalienabili.
Lo stato deve quindi avere il monopolio della forza e deve erogare alcuni servizi, ma è inaccettabile qualsiasi forma di redistribuzione poiché violerebbe la libertà di proprietà. È quindi moralmente condannabile qualsiasi proposta di assetto delle istituzioni politiche che affidi loro agenda miranti a scopi di giustizia distributiva che vadano al di là della provvista del bene pubblico della protezione dei diritti.
I diritti degli individui sono essenzialmente diritti negativi, essi esprimono l’eguale libertà negativa, ne consegue che ciascuno di noi, in quanto individuo autonomo, è proprietario di sé (autoappartenenza).
▪ La teoria libertaria è centrata sul singolo valore intrinseco della libertà negativa.
▪ La teoria è monistica, l’unico parametro rilevante è quello che concerne la libertà negativa, che è valore intrinseco e non strumentale per il libertarismo.
▪ La teoria è deontologica: è esclusa qualsiasi informazione relativa a scopi o concezioni del bene quando ci chiediamo quali siano i criteri morali di giustificazione di istituzioni o scelte o provvedimenti.
▪ La teoria è anticonsequenzialistica: i diritti vanno intesi come vincoli collaterali alle azioni; vengono valutate propriamente classi di azioni accertando se esse siano coerenti con il principio della libertà negativa, indipendentemente dalle conseguenze (non interessa come la gente sta, ma come la gente fa).
▪ La teoria ricorre a una procedura di scelta unanime, chiunque ha potere di veto.
▪ Il libertarismo fornisce una sua versione dell’eguaglianza morale, identificandola nello spazio focale della libertà negativa degli individui.

La teoria libertaria non è una teoria della giustizia distributiva, a differenza dell’utilitarismo e del contrattualismo che forniscono principi differenti per giustificare distribuzioni di utilità o beni primari.
Nozick sostiene che in entrambi i casi si tratta di teorie modellate a stato finale, la teoria della giustizia deve invece essere una teoria storica: i suoi principi devono specificare i requisiti della storia giusta che è alle spalle di una determinata distribuzione; se la catena che porta a una certa distribuzione è giusta, quella distribuzione è giusta, quale che sia, e se una distribuzione è giusta dipende da come si è originata. La teoria libertaria non mira tanto a giustificare una data distribuzione, ma i possessi o le proprietà di cui gli individui possono legittimamente disporre. Per rispondere alla domanda sulla giustizia nella proprietà, occorre verificare se il processo con cui si è giunti ad avere ciò che si ha è un processo giusto, dove “giustizia” equivale a non violazione dei diritti morali negativi di alcuno.
La validità del titolo che qualcuno ha su qualcosa dipende quindi dal fatto che il diritto negativo di nessuno è stato violato nella sequenza temporale di transazioni che hanno fatto sì che qualcuno abbia un titolo su qualcosa.
Sono tre gli argomenti centrali per una teoria storica della giustizia del titolo valido: il primo riguarda il principio di giustizia nell’acquisizione, il secondo concerne la giustizia nel trasferimento e il terzo è invocato nei casi di ingiustizia, in quelle circostanze in cui vi sia stata una violazione dei principi di giustizia nell’acquisizione o nel trasferimento.
“Una distribuzione è giusta se ciascuno ha diritto di possedere le proprietà che possiede con quella distribuzione”
La giustizia nella proprietà è storica in quanto dipende da quanto è legittimamente avvenuto. In casi di ingiustizia dobbiamo ricorrere al principio di rettificazione. Se la proprietà di ciascuno è giusta, allora l’insieme totale, la distribuzione, della proprietà è giusta.
Qualsiasi principio modellato di giustizia distributiva o qualsiasi principio a stato finale implica una violazione dei diritti individuali; l’unico approccio valido risulta quello del titolo valido sulla proprietà entro una teoria storica della giustizia. Un principio a stato finale o un principio di giustizia distributivo interferisce ininterrottamente nella vita della gente, ogni modello per essere mantenuto deve interferire per impedire alla gente di trasferire risorse secondo i loro desideri. I libertari non si limitano a una difesa della libertà negativa e a una critica dell’estensione illegittima della scelta pubblica, riferendosi esclusivamente al mercato. Lo spazio delle scelte individuali è più ampio e inclusivo di quello che ospita le scelte di imprese o consumatori.
L’argomento a favore del mercato è deontologico e anticonsequenzialistico: il mercato non è valutato sulla base delle sue conseguenze in termini di esiti di benessere o di efficienza; il mercato è giustificato perché è l’unica istituzione economica coerente con la tutela della eguale libertà negativa degli individui. Se l’utilitarismo come dottrina morale comprensiva non include alcun principio indipendente o intrinseco di valore politico e mette a fuoco gli aspetti di benessere collettivo delle questioni di giustizia sociale e se il contrattualismo mira a selezionare una classe di bisogni di cittadinanza cui risponde l’eguale diritto di ciascuno a una quota equa di beni sociali primari, il libertarismo fa perno sul valore dei diritti negativi individuali e pone l’accento sull’importanza morale della più ampia restrizione possibile di quanto è affidato alla scelta collettiva, per i suoi effetti oppressivi e dispotici. Benessere, equità e libertà negativa sembrano essere i valori distinti nelle tre concezioni. Le tre concezioni si basano, in diversi modi, su un’assunzione di eguaglianza morale, implicano poi che la virtù della giustizia sia variamente interpretabile grazie a ragioni imparziali o impersonali e neutrali rispetto alle particolari persone che siamo o all’identità collettiva che accade sia la nostra.
Tratto da "La filosofia politica" di Salvatore Veca (Edizioni Laterza)

Invarianze
▪ L'opera più ambiziosa di Nozick, la sua summa filosofica, è Invarianze. Pubblicato poco prima della sua morte, il libro attraversa varie discipline filosofiche, partendo dalla struttura del mondo oggettivo e dalla metafisica per tentare infine un approccio razionale all'etica. Una delle idee centrali del libro è la ricerca di invarianze nel mondo, ciò che in fisica potrebbe essere una legge di conservazione. Uno degli esempi che egli porta è la teoria della relatività ristretta, che si sarebbe potuta più correttamente chiamare secondo lui teoria dell'invarianza della velocità della luce. Sotto questo aspetto il suo approccio si contrappone al relativismo culturale, la ricerca delle invarianze è una ricerca dell'assoluto in un mondo estremamente variabile. Notevole il suo approccio logico, nel canone della filosofia analitica anglosassone. Lapidari sono alcuni suoi commenti sui filosofi della scienza più noti.


* 2004- Vasilij Nikitič Mitrochin in russo Василий Никитич Митрохин[?] (3 marzo 1922 – 23 gennaio 2004) è stato un militare russo.

La carriera fino al 1972
Nato nella Russia centrale nel 1922, iniziò la sua carriera nei servizi d'informazione sovietici (KGB) nel 1948. L'Unione Sovietica era governata da Stalin e il capo supremo della sicurezza staliniana era Lavrentij Berija. Dotati di un potere quasi assoluto, entrambi si erano macchiati di molti crimini. Morirono nello stesso anno, il 1953.
Mitrokhin iniziò a sperare che, dopo gli anni del “terrore staliniano” potesse iniziare una stagione di rinnovamento e di rigenerazione. Ma il famoso discorso, nel 1956, del successore di Stalin, Nikita Krusciov, in cui ripudiava i crimini staliniani, lo deluse. Il suo era stato solo un intervento di facciata, poiché Kruscev era salito al potere proprio grazie a Stalin. Mitrokhin, che non aveva mai manifestato opinioni politiche, espresse per la prima volta una critica sul modo in cui veniva gestito il potere a livello centrale.
In poco tempo fu tolto dal teatro operativo e messo dietro una scrivania. Iniziò a lavorare nel Primo Direttorato Centrale (FCD), sede dei servizi segreti per l'estero, nel palazzo della Lubjanka.

Nell'ottobre 1958 un evento apparentemente distante dai suoi interessi provocò in lui una seconda critica al regime. Quell'anno il Premio Nobel per la letteratura era stato assegnato al connazionale Boris Pasternak per il suo capolavoro Il dottor Zivago. Lo scrittore russo, però, era stato minacciato ed aveva quindi annunciato di non accettare il premio «in considerazione del significato attribuito a questo riconoscimento nella società a cui appartengo».
Mitrokhin, indignato, inviò una lettera anonima al giornale degli scrittori sovietici, la Literaturnaja Gazeta. Per evitare che la sua calligrafia venisse riconosciuta, scrisse la lettera con la mano sinistra. Nonostante ciò, temette per qualche tempo di poter essere identificato.
Mitrokhin riponeva la sua fiducia nella comparsa di un nuovo leader che potesse sostituire Krusciov. Gli sembrò di vederlo in Aleksandr Šelepin, il nuovo presidente del KGB dal 1958. Come aveva sperato, Šelepin diede subito un segnale di cambiamento non appena insediato: sostituì molti veterani stalinisti con giovani laureati. Fu protagonista del colpo di stato che rovesciò Krusciov nel 1964, ma non venne scelto come nuovo capo del partito: gli fu preferito Leonid Breznev, un politico puro. L'astro di Šelepin tramontò nel giro di pochi anni.
Il suo successore alla guida del KGB, nel 1967 fu Jurij Andropov, anch'egli un politico. Nelle intenzioni di Breznev, ciò avrebbe dovuto assicurare al partito il controllo sui servizi segreti.
Nel 1968 Mitrokhin assistette alla Primavera di Praga dalla Germania orientale, dove si trovava in missione. Ebbe occasione di ascoltare le radio occidentali. Ascoltò anche il discorso che Andropov pronunciò davanti a una platea di funzionari del KGB a Berlino Est, ma trasse conclusioni alquanto differenti dal suo capo. La repressione del “socialismo dal volto umano” dimostrava, a suo giudizio, che il sistema sovietico non poteva essere riformato.

La costruzione dell'archivio
Tornato in patria, cominciò a leggere la stampa clandestina ed a seguire le lotte dei dissidenti. In poco tempo maturò in lui l'idea di raccogliere documenti che dimostrassero le violazioni dei diritti umani perpetrate dall'intelligence sovietica.
L'occasione giusta arrivò nel giugno 1972, quando il Primo Direttorato Centrale (intelligence estera) avviò il previsto trasloco della propria sede in un nuovo edificio a Jasnevo, a sud-est di Mosca. Mitrokhin ebbe un incarico di massima responsabilità: supervisore del trasloco dell'archivio. Spettava a lui sigillare circa 300.000 documenti, prima che venissero trasferiti nella nuova sede dell'FCD. Il Direttorato più segreto era il Direttorato «S», che riguardava gli “illegali”, cioè gli ufficiali e agenti del KGB che vivevano nei Paesi dell'Europa occidentale sotto copertura, dotati di generalità false. Mentre gli altri Direttorati furono trasferiti nel nuovo quartier generale entro il 1972, il Direttorato «S» restò alla Lubjanka per altri dieci anni. Mitrokhin ebbe così l'opportunità di visionare gli atti che voleva.
Mitrokhin sapeva che il KGB, a differenza dei servizi di informazione di tutti gli altri Paesi, possedeva due strutture, parallele, di ufficiali e agenti esteri. Una era costituita dalle “residenze legali”, sedi che operavano nelle capitali straniere sotto copertura diplomatica; l'altra era formata dalle “residenze illegali”, una rete di spie che avevano accettato di trascorrere l'intera vita sotto falso nome.
Uno degli scopi principali del suo lavoro fu rivelarne la vera identità.
Creò un sistema di scrittura indecifrabile per chiunque: le sue trascrizioni erano “compresse” in una sorta di stenografia personale ricca di abbreviazioni, acronimi, sigle, sia per ridurre il volume del materiale che aveva con grande rischio personale portato fuori dall'ufficio da lui diretto, sia per rendere incomprensibili i suoi appunti e potersi così difendere nel caso che una perquisizione li avesse rivelati. Nascondeva i propri appunti in una delle due dacie di famiglia, situata a 36 km da Mosca. Qui li batteva a macchina, poi li nascondeva sottoterra o in spazi dove fosse improbabile che venissero cercati (come la zangola del latte).
Anche dopo il trasferimento del Direttorato «S» a Jasnovo (1982), Mitrokhin continuò a compilare il suo archivio. Nel 1984 andò in pensione. In tutto, aveva copiato documenti segreti per dodici anni. Essendo a riposo, ebbe tutto il tempo necessario per curare il suo archivio. Passo il primo anno e mezzo a controllare gli appunti, estrapolando il materiale sull'invasione sovietica dell'Afghanistan (1979), e raccogliendolo in un grosso volume secondo una narrazione cronologica.
Mitrokhin non credette mai che il proprio archivio avrebbe potuto essere pubblicato in patria, nonostante nel 1985 il nuovo segretario del PCUS, Mikhail Gorbaciov, avesse inaugurato la nuova politica di trasparenza (glasnost).
Quando il muro di Berlino crollò, nel novembre del 1989, Mitrokhin cominciò a pensare seriamente a come portare il suo archivio nell'Europa occidentale. Nel frattempo continuò ad organizzare il materiale, raccogliendo le informazioni in volumi che riguardavano i singoli Paesi o le aree geografiche.

L'espatrio in Gran Bretagna
Il 22 marzo 1992 Mitrokhin prese un treno notturno da Mosca diretto verso Riga, capitale della Repubblica di Lettonia. Decise di recarsi all'ambasciata USA. Mostrò una cassa di legno in cui aveva nascosto dei documenti e si disse pronto a mostrarne il contenuto, ma il personale non gli diede importanza e gli rispose di ripresentarsi un altro giorno.
Dopo questo tentativo fallito, Mitrokhin si presentò, il giorno dopo (24 marzo 1992), all'ambasciata britannica, da poco riaperta. Qui ebbe l'opportunità di mostrare i documenti che aveva nascosto con sé (una serie di buste, una per ogni singolo Paese, piene di carte scritte di suo pugno e contenenti le informazioni relative a quel Paese) a una funzionaria che, intuendone il potenziale valore, lo invitò a ripresentarsi due settimane dopo. Il 9 aprile ebbe il primo incontro con i Servizi segreti britannici (SIS), cui mostrò oltre duemila cartelle del suo archivio. I funzionari capirono subito di avere di fronte del materiale scottante: profili di centinaia di agenti del KGB, arricchiti con dettagli e particolari tali da consentire l'identificazione di diverse spie sovietiche di stanza in Occidente.
Dopo un terzo incontro con il SIS, nell'autunno dello stesso anno Mitrokhin effettuò un viaggio segreto in Gran Bretagna, per preparare un'eventuale fuoriuscita dalla Federazione Russa.
Dopo che fu informato il capo dei Servizi segreti, Colin McColl, il quale a sua volta riferì al Primo ministro John Major, una prima parte dell'archivio Mitrokhin venne portata in Gran Bretagna. Le autorità britanniche compresero di avere a che fare con una fonte di importanza straordinaria e decisero di proporre all'ex archivista di trasferirsi in Inghilterra in una località segreta. A settembre Mitrokhin accettò la proposta e, a ottobre, il Ministro degli Esteri Douglas Hurd autorizzò l'ingresso nell'isola di Mitrokhin e della sua famiglia, che avvenne il 7 novembre 1992.
Nel frattempo il servizio segreto inglese avviava le proprie indagini per trovare i necessari riscontri oggettivi. Le ricerche si protrassero per tre anni e nel luglio 1995, terminarono con esito positivo.
Il passo successivo fu rendere di pubblico dominio le informazioni raccolte da Mitrokhin. Per questo l'ex funzionario russo venne affiancato da uno storico di professione, il professor Cristopher Andrew, che aveva già lavorato con un dissidente dei servizi segreti sovietici, Oleg Gordievskij. La nomina di Andrew a curatore delle pubblicazioni dell'archivio giunse il 16 marzo del 1996.
Dei molti volumi che Mitrochin e Andrew si prefiggevano di pubblicare, solamente due giunsero alle stampe mentre l'archivista sovietico era ancora in vita. Il terzo è uscito postumo nel 2005.
La documentazione più completa è sul blog di Paolo Guzzanti, presidente della Commissione stessa. Clicca qui.

• 2004 - Helmut Newton, pseudonimo di Helmut Neustädter (Berlino, 31 ottobre 1920 – Los Angeles, 23 gennaio 2004), è stato un fotografo tedesco di moda, famoso in particolare per i suoi studi di nudo femminile.

• 2007 - Leopoldo Pirelli (Velate, 27 agosto 1925 – Portofino, 23 gennaio 2007) è stato un imprenditore italiano.
Ha fatto parte per cinquant'anni della società che porta il suo nome, la Pirelli, una delle maggiore nella storia dell'industria in Italia e colosso nel settore della produzione di gomma, pneumatici e cavi elettrici.
Definito calvinista e strenuo difensore della privacy, appassionato di vela, era figlio di Alberto Pirelli e nipote del senatore Giovanni Battista, che fu nel 1872 fondatore del gruppo. Il fratello Giovanni è stato un esponente del Partito Socialista Italiano.
Ha avuto due figli, Cecilia e Alberto.