Il calendario del 2 Febbraio

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Eventi

▪ 962 - Ottone I del Sacro Romano Impero è incoronato da papa Giovanni XII.

▪ 1032 - Corrado II del Sacro Romano Impero diventa re di Borgogna

▪ 1536 - Lo spagnolo Pedro de Mendoza fonda Buenos Aires, in Argentina

▪ 1703 - Terremoto a L'Aquila

▪ 1709 - Alexander Selkirk viene salvato dal naufragio su un'isola deserta, ispirerà il libro Robinson Crusoe di Daniel Defoe

▪ 1744 - Papa Benedetto XIV pubblica l'enciclica Inter omnigenas, su i cristiani che occultano la propria fede

▪ 1797 - Si combatte la battaglia di Faenza fra le milizie pontificie del generale Colli e l'esercito di Napoleone

▪ 1808 - Le truppe francesi di Napoleone occupano Roma

▪ 1831 - Elezione di papa Gregorio XVI

▪ La firma del trattato di Guadalupe Hidalgo pone fine alla Guerra messicano-statunitense.

▪ Corsa all'oro in California: la prima nave di emigranti cinesi in cerca di fortuna in California arriva a San Francisco

▪ 1878 - La Grecia dichiara guerra alla Turchia

▪ 1897 - Il campidoglio della Pennsylvania viene distrutto dal fuoco

▪ 1899 - La Conferenza dei Premier australiani tenutasi a Melbourne concorda che la capitale australiana (Canberra) dovrà essere collocata tra Sydney e Melbourne

▪ 1920- L'Estonia sigla con la Russia il trattato di Tartu, con cui le viene riconosciuta l'indipendenza.

▪ 1924 - Nel corso dei I Giochi olimpici invernali, a Chamonix-Mont-Blanc (Francia) viene fondata la Federazione Internazionale Sci

▪ 1925 - Una slitta trainata da cani arriva a Nome (Alaska) per consegnare del siero anti-difterite, ispirando la famosa gara Iditarod

▪ 1933 - Adolf Hitler scioglie il parlamento tedesco

▪ 1943 - Seconda guerra mondiale: con la resa della VI armata del feldmaresciallo Friedrich Paulus ha termine la Battaglia di Stalingrado

▪ 1944 - Resistenza italiana: i partigiani istituiscono la Repubblica del Corniolo.

▪ 1945 - Seconda guerra mondiale: il presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt e il Primo Ministro britannico Winston Churchill partono per incontrare il leader sovietico Josif Stalin nella Conferenza di Yalta

▪ 1962 - Per la prima volta in 400 anni Nettuno e Plutone si allineano

▪ 1972 - L'ambasciata britannica a Dublino viene distrutta per protesta contro la Domenica di sangue

▪ 1973 - Italia: viene fondata la Italcantieri S.r.l., di proprietà di Silvio Berlusconi

▪ 1989 - Invasione sovietica dell'Afghanistan: l'ultima colonna blindata dell'Unione Sovietica lascia Kabul, ponendo fine a nove anni di occupazione militare

▪ 1990

  1. - Apartheid: in Sudafrica il presidente Fredrik Willem De Klerk permette all'African National Congress di tornare a funzionare legalmente e promette di liberare Nelson Mandela.
  2. - Viene ucciso a Roma il boss della Banda della Magliana Enrico De Pedis

▪ 2003 - Václav Havel termina il secondo mandato come presidente della Repubblica Ceca

▪ 2007 - Durante il derby Catania-Palermo di Serie A, avvengono tragici scontri tra tifosi e forze dell'ordine, in cui perde la vita Filippo Raciti, ispettore capo della Polizia. Il commissario straordinario della FIGC, Luca Pancalli, annuncia lo stop per una settimana di tutte le competizioni calcistiche, 12 anni dopo la tragedia che colpì Vincenzo Spagnolo

Anniversari

* 619 - Lorenzo di Canterbury (... – Canterbury, 2 febbraio 619) fu un santo britannico, secondo arcivescovo di Canterbury..
Giunse nell'isola di Thanet nel 597 come membro della missione guidata Agostino di Canterbury e inviata da papa Gregorio I, su richiesta del sovrano pagano del Kent, Ethelbert, che aveva sposato la principessa cristiana Berta, figlia del re dei Franchi merovingio, Cariberto.
Fece quindi ritorno a Roma per riferire al Papa sui successi ottenuti nell'evangelizzazione di questo regno. Successe ad Agostino nel 604 e alla sua morte fu sostituito da San Mellito, vescovo di Londra.
Il figlio e successore di Ethelbert (che si era fatto battezzare), Eadbald, ritornò alle vecchie credenze pagane e per questo molti missionari fuggirono in Gallia. Lorenzo, allora, si impegnò nel riconvertirlo al cristianesimo: secondo la leggenda, Lorenzo stava per desistere, quando, nel corso di una visione, gli sarebbe comparso san Pietro, che lo punì frustandolo: i segni della punizione rimasero e servirono a convertire Eadbald.
Fu sepolto nell'abbazia-chiesa di san Pietro, poi dedicata a sant'Agostino.

* 1446 - Vittorino de' Rambaldoni, conosciuto come Vittorino da Feltre (Feltre, 1373 o 1378 – Mantova, 2 febbraio 1446), è stato un umanista e educatore italiano.
Vittorino de' Rambaldoni, detto "da Feltre" nacque nel 1378 o, più probabilmente, nel 1373. Era figlio di uno scrivano di nobili origini essendo stati i Rambaldoni i possessori del castello di Fianema, nella pieve feltrina di Cesio.
Ben presto dimostrò di avere una mente molto aperta ed una insaziabile fame di apprendere: compì i primi studi nella città natale con grandi difficoltà, per la povertà del padre, ma ciò contribuì in modo molto importante a forgiare in lui un carattere forte e deciso che lo avrebbe aiutato a continuare gli studi e lo avrebbe poi sostenuto in ogni sua iniziativa. Proprio a causa di queste difficoltà, Vittorino lasciò Feltre e scese a Padova per frequentare l'"Università", dove le lezioni erano gratuite ed aveva modo di ascoltare tutti i più grandi " dottori " del suo tempo.
Ma anche a Padova, si trovò nuovamente in difficoltà per il prezzo dei libri, allora costosissimi e benché avesse un appoggio nei suoi stretti parenti Enselmini, che erano agiati, preferì sopperire alle proprie necessità da solo, facendo il " magister puerorum ", il maestro di grammatica, occupazione privata per la quale non occorrevano gradi universitari.
E quando, dopo aver appreso le discipline letterarie e la filosofia, volle approfondire anche la conoscenza della matematica, Vittorino si trovò di fronte a tali difficoltà che solo il suo carattere poté affrontare: Biagio Pelacani, illustre matematico si faceva pagare assai care le lezioni che dava in privato, e Vittorino, pur di apprendere, si abbassò anche a fare il lavapiatti al maestro. Presto, però, stanco delle vessazioni del Pelacani, decise di abbandonarlo e trovò un nuovo maestro in Jacopo della Torre da Forlì, sotto la cui guida apprese anche la fisica e l'astrologia.
Soggiornò a Padova per più di un ventennio, il periodo certo più proficuo per la formazione integrale del suo spirito e per l'affermarsi della vocazione che renderà così illustre il suo nome: l'insegnamento.
Subì l'influsso di Pier Paolo Vergerio il vecchio, il primo pedagogista dell'Umanesimo, di Giovanni Conversini da Ravenna, di Gasparino Barzizza, il più grande latinista del suo tempo, e di Paolo Nicoletti per la dialettica, la filosofia morale e la teologia.
Quando il Guarino, di ritorno da Costantinopoli, aprì una scuola di greco a Venezia, egli vi si recò subito (1415), e fu proprio là che, accostandosi al patrizio veneziano, ebbe inizio la sua carriera di maestro. Tenne a sua volta scuola a Venezia per qualche anno e fu molto apprezzato. Tornò così a Padova con una grossa fama, ed aprì una scuola convitto, con organizzazione di tipo familiare, per i giovani che abitavano lontano dalla città, e continuò a curarla anche dopo che nel 1421 ebbe accettato la cattedra di retorica. Nel 1422 lasciò la cattedra e tornò a Venezia dove aprì un'altra scuola convitto con studenti di tutta Italia. Tale sistemazione, che dovette sembrargli definitiva, non era invece destinata a durare a lungo, perché l'arresto del suo cugino padovano Enselmino degli Enselmini per reati politici, lo indusse ad accettare l'invito del signore di Mantova Gian Francesco I Gonzaga che gli offriva l'incarico di precettore dei suoi figli. Subito (1423) fondò, lungi dalle agitazioni della corte, in una villa che il Gonzaga, valido collaboratore, gli mise a disposizione, la prima scuola realizzatrice degli ideali umanistici fusi con lo spirito cristiano, a cui diede il nome di "Ca' Gioiosa ".
La "Ca' Gioiosa" era posta presso un lago, circondata da splendidi panorami; era davvero un soggiorno ideale. La sua fama si diffuse con grande velocità e di pari passo aumentarono anche le richieste di ammissione, a tal punto che si rese necessaria la costruzione di un secondo edificio, per far fronte alle iscrizioni. Anche nell'accettare nuovi alunni, il Vittorino non si smentì: preferì studenti poveri, accettati per carità, a figli di signori che dimostrassero un carattere superbo e caparbio. Questo proprio perché la "Ca' Gioiosa" era organizzata in modo tale da mantenere una disciplina di uguaglianza per tutti, di rispetto della personalità, di fraternità, di ordine, in cui il castigo stesso, del resto rarissimo, era riportato all'interiorità della coscienza.
Alla "Ca' Gioiosa" la giornata trascorreva in un intenso lavoro, in cui l'esercizio mentale si alternava alle pratiche ginniche. Proprio in questo sta uno dei meriti più grandi di Vittorino: essere stato uno dei primi a realizzare un tentativo di armonico sviluppo mentale e corporeo.
L'insegnamento si basava ancora sulle arti del trivio e quadrivio, ma Vittorino lo curava moltissimo soprattutto nell'approfondimento delle conoscenze. Nondimeno, egli voleva che terminato lo studio, questo fosse lasciato da parte, di modo che la mente potesse ritemprarsi: per questo motivo egli si curava molto anche degli esercizi ginnici, della lotta, delle escursioni al vicino lago di Garda, alle stesse Alpi.
Gli svaghi quindi non mancavano, ma non mancava neppure una rigida disciplina, di cui Vittorino si mostrava custode, ottenuta con mezzi semplici, primo fra tutti la religiosità. Infatti Vittorino si preoccupò moltissimo di formare non solo giovani eruditi, ma soprattutto anime rette ed integre, per cui aggiungeva alla preparazione scolastica in cui era coadiuvato da maestri scelti da lui stesso, una intensa pratica religiosa, basata soprattutto sulla Messa e, sulla preghiera.
Coerentemente con questa sua figura, Vittorino aveva praticamente abolito ogni punizione corporale, limitando i castighi alla perdita della benevolenza o del sorriso del maestro. Si mostrava inesorabile solo con la bestemmia e il turpiloquio: a tal punto che non esitò a schiaffeggiare pubblicamente il duca Carlo Gonzaga, che, giocando alla palla, aveva bestemmiato. Chiunque altro avrebbe pagato uno scotto assai grave per una tale imprudenza, Vittorino non ne subì mai le conseguenze, né il giovane Carlo si dimostrò mai astioso col maestro.
Del resto Vittorino fu un personaggio molto particolare nella sua vita privata; di carattere facile all'ira, pretendeva da se stesso ancor più che dai suoi alunni, perché conscio del fatto che per ottenere dal prossimo, bisogna innanzitutto ottenere da se stesso. Vittorino non cercava né d'incantare, né d'intimorire: solo metteva in soggezione tutti coloro che alla sua presenza si sentivano in errore. Egli non conosceva che cosa fosse l'ozio, occupando ogni istante del suo tempo con azioni che riuscissero di comune utilità. In due cose dovette lottare particolarmente con se stesso: da giovane contro i suoi desideri più intimi, in ogni età contro la naturale iracondia. Non si volle mai sposare, quantunque gli si fosse presentato un partito assai ambito, per potersi dedicare completamente ai suoi figli: gli alunni. Tuttavia dal fatto che acconsentì a educare le figlie e la cognata del Gonzaga, possiamo facilmente capire che egli non considerava la donna un essere inferiore, né era misogino, semplicemente riteneva che alla sua missione di educatore convenisse il celibato, per una maggiore libertà di azione.
Nella vita privata egli manteneva il suo contegno, cercando di sanare le inimicizie, facendosi promotore di una lotta costante contro le ingiustizie, e non esitava nemmeno a dar torto allo stesso Gonzaga, se aveva compiuto alcuni atti riprensibili.
Da tutto questo quadro generale ne risulta una persona estremamente coerente e capace che seppe affermare la propria personalità e la propria volontà anche a costo di grandi sacrifici. In fondo, il segreto che sostenne per tanti anni Vittorino, è da ricercarsi proprio in quel suo profondo spirito di sacrificio, spirito che lo accompagnò fino alla morte, avvenuta a 68 anni, il 2 febbraio 1446.

▪ 1594 - Giovanni Pierluigi da Palestrina (Palestrina, 1525 – Roma, 2 febbraio 1594) è stato un compositore italiano del rinascimento.
Giovanni Pierluigi nasce a Palestrina, cittadina nei pressi di Roma, all'epoca parte dello Stato Pontificio.
Svolse la maggior parte della sua carriera a Roma. Le fonti storiche suggeriscono che visitò la città per la prima volta nel 1537, anno in cui risulta nel registro dei coristi della basilica di Santa Maria Maggiore. Studiò con Robin Mallapert e Firmin Lebel.
Paolo IV costrinse alle dimissioni tutti i cantori sposati o che avessero composto opere di musica profana, e Palestrina rientrava in tutte e due le categorie. Dovette dunque abbandonare il Vaticano, ma ottenne immediatamente la direzione musicale di San Giovanni in Laterano (dal 1555) e, successivamente, della Basilica di Santa Maria Maggiore (dal 1561). Rientrò a San Pietro nel 1571.
Nel 1580, alla morte della amata moglie, Lucrezia Gori, chiese e ottenne di prendere i voti. La sua vocazione sfumò comunque presto, perché poco dopo sposò una ricca vedova romana, Virginia Dormoli.
Giovanni fu uno dei pochi e fortunati musicisti della sua epoca a vantare una brillante carriera pubblica. La sua fama venne riconosciuta universalmente dai colleghi del tempo, ed i suoi servigi furono richiesti da diversi dei potenti d'Europa.
Alla sua morte, avvenuta nel 1594, Giovanni venne inumato nella Basilica di San Pietro durante una cerimonia funebre a cui partecipò una gran folla di musicisti e di persone comuni.
Palestrina mostra il carattere che viene associato al genio: pienamente consapevole delle sue capacità e forte della popolarità guadagnata dalle sue composizioni, non fu mai costretto ad accettare incarichi non gratificanti per sopravvivere. Al contrario, seppe farsi ricompensare generosamente da tutti i suoi protettori, tanto che lo Stato Pontificio si trovò costretto ad aumentare continuamente il suo onorario annuo per trattenerlo a Roma, tali e tante furono le proposte che ricevette.
Fu un uomo volitivo, ma con forti impulsi che lo portarono a scelte improvvise ed inaspettate, come le seconde nozze, celebrate dopo aver ricevuto gli ordini religiosi minori. Compositore prolifico, pubblicò molto in vita e le sue opere non conobbero mai l'oblio, ma vennero sempre apprezzate come capolavori della polifonia.
Il corpus musicale palestriniano fu scritto prevalentemente a Roma e per Roma soltanto, ad uso principalmente liturgico: per la Messa e l'Ufficio. Una buona parte della sua produzione viene fatta risalire al periodo del suo ultimo incarico nella Basilica di San Pietro in Vaticano.
L'organico Vocale della cappella vaticana era al tempo più vasto di quello di altre chiese (nel 1594 era composto in tutto da 24 cantori), ma non si adottò l'uso di strumenti, fatta eccezione per l'organo.
Il linguaggio polifonico di Palestrina non si discosta tanto dalla maniera tradizionale dei maestri franco fiamminghi (nordici furono i suoi primi maestri a Roma).
L'arte contrappuntistica di Palestrina si sviluppa soprattutto in direzione dell'intelligibilità delle parole e di una sonorità ordinata in maniera da evitare l'enunciazione simultanea di testi diversi.
Per quanto riguarda l'andamento delle linee melodiche, è evidente l'influsso del canto gregoriano. In questo senso, si può dire che il compositore applica le regole del Concilio di Trento.
Nella grande mole dei mottetti palestriniani spicca tra tutti, per la sua intensa espressività, l'intonazione del salmo 137 Super Flumina Babylonis.
Tra i compositori della cerchia romana che colsero il rigorismo tecnico del contrappunto di Palestrina vanno ricordati il suo discepolo Giovanni Maria Nanino (1543-1607), Francesco Soriano (1548-1621) e Felice Anerio (1560-1614). Per l'alta qualità della sua produzione spicca tra tutti lo spagnolo castigliano Tomás Luis de Victoria (1548-1611), mentre tra i più autorevoli interpreti di Palestrina ancora oggi in vita è considerato il Maestro Domenico Bartolucci (1917).

* 1640 - Jeanne (Giovanna) de Lestonnac (Bordeaux, 27 dicembre 1556 – Bordeaux, 2 febbraio 1640) è stata una religiosa francese, fondatrice nel 1607 dell'Ordine della Compagnia di Maria Nostra Signora: nel 1949 è stata proclamata santa da papa Pio XII.
Proveniva da una nobile famiglia francese: il padre, Richard, era consigliere del parlamento di Parigi; la madre, di fede ugonotta, era sorella del filosofo Michel Eyquem de Montaigne. Nel 1573 sposò Gaston de Montferrand, barone di Landiras, da cui ebbe sette figli. Vedova nel 1595, cercò di essere ammessa tra le fogliantine del monastero di Tolosa, ma dovette rinunciare per motivi di salute.
Ritiratasi a Bordeaux, dove si distinse per la sollecitudine verso i malati dimostrata durante l'epidemia di peste del 1605, consigliata dai Gesuiti F. Raymond e J. de Bordes e prendendo a modello proprio la Compagnia di Gesù, progettò di fondare la Compagnia di Maria Nostra Signora, per l'educazione delle ragazze del popolo: l'ordine venne approvato a Bordeaux dall'arcivescovo François d'Escoubleau de Sourdis il 25 marzo del 1606 e poi a Roma, il 7 aprile del 1607 da papa Paolo V.
Quando morì nel 1640, all'età di 84 anni, il suo istituto contava già 30 case.
Venne beatificata da papa Leone XIII nel 1900 e canonizzata il 15 maggio del 1949 da papa Pio XII.
Il Martirologio Romano fissa per la memoria di santa Giovanna de Lestonnac la data del 2 febbraio.

* 1660 - Gastone di Borbone (Fontainebleau, 25 aprile 1608 – Blois, 2 febbraio 1660) fu duca d'Orléans e fratello di Luigi XIII di Francia.
Terzo figlio maschio del re di Francia e di Navarra, Enrico IV, e di Maria de' Medici, fu cognato del re d'Inghilterra, Carlo I e del re di Spagna, Filippo IV. Egli ebbe dalla nascita al 1640 il titolo di duca d’Angiò, poi dal 1626 quelli di duca d'Orleans e di Chartres e di conte di Blois, dal 1627 quello di duca di Montpensier e Saint-Fargeau, dal 1630 quello di duca di Valois e dal 1646 quelli di duca d'Alençon e barone di Amboise. Era chiamato Monsieur, poi Grand Monsieur in contrapposizione con Petit Monsieur, cioè Filippo I d'Orleans (1640 – 1701), suo nipote e fratello del re Luigi XIV.
Gastone era una persona colta e raffinata (fu collezionista appassionato di antiche statue e dipinti, di monete e rarità) ma di volontà debole e piuttosto volubile.

▪ 1938 - Kazimierz Jerzy Skrzypna-Twardowski Cavaliere di Ogonczyk (Vienna, 20 ottobre 1866 – Leopoli, 2 febbraio 1938) è stato un filosofo e logico polacco.
Twardowski studiò filosofia a Vienna con Franz Brentano e Robert Zimmermann. Nel 1891 conseguì il dottorato con la sua dissertazione Über den Unterschied zwischen der klaren und deutlichen Perzeption und der klaren und deutlichen Idee bei Descartes ("Sulla distinzione tra la percezione chiara e distinta e l'idea chiara e distinta in Descartes") e nel 1894 scrisse la sua tesi di abilitazione Zur Lehre vom Inhalt und Gegenstand der Vorstellungen (Sulla dottrina del contenuto e dell'oggetto delle presentazioni). Insegnò a Vienna durante gli anni 1894/1895 dopodiché fu nominato professore a Lvov (che allora faceva ancora parte dell'Austria).
Twardowski fondò la Scuola di logica di Lvov-Varsavia e divenne il "padre della logica Polacca", iniziando la tradizione della filosofia scientifica in Polonia. Fra i suoi allievi erano i logici Stanisław Leśniewski, Jan Łukasiewicz e Tadeusz Czezowski, lo storico della filosofia Wladyslaw Tatarkiewicz, lo studioso di fenomenologia ed estetica Roman Ingarden, ed altri filosofi vicini al Circolo di Vienna come Tadeusz Kotarbinski e Kazimierz Ajdukiewicz.

1970 - Bertrand Arthur William Russell, terzo conte Russell (Trellech, 18 maggio 1872 – Penrhyndeudraeth, 2 febbraio 1970), è stato un filosofo, logico e matematico gallese.
Fu anche un autorevole esponente del movimento pacifista e un divulgatore della filosofia. In molti hanno guardato a Russell come a una sorta di profeta della vita creativa e razionale; al tempo stesso la sua posizione su molte questioni fu estremamente controversa.
Bertrand Russell nacque da una famiglia aristocratica. Perse la madre all'età di due anni, il padre a quattro. Fu cresciuto dai nonni: Lord John Russell (ex primo ministro del regno britannico) e la moglie Frances.
L'infanzia e l'adolescenza di Russell, anche a causa di un'oppressiva educazione puritana, non furono felici. L'unica gioia si rivelò per lui, in quegli anni, lo studio della matematica, come egli stesso racconta:
«Io non sono nato felice. Da bambino il mio salmo preferito era: "Stanco della terra e carico dei miei peccati". A cinque anni, mi dissi che, se dovevo vivere fino ai settanta, avevo sopportato soltanto, fino a quel momento, la quattordicesima parte di tutta la mia vita, e, intravedendo davanti a me il tedio che mi attendeva su di un cammino così lungo, lo giudicai insopportabile. Durante l'adolescenza, la vita mi era odiosa e pensavo continuamente al suicidio; ma questo mio proposito era tenuto a freno dal desiderio di approfondire la mia conoscenza della matematica.»
Russell incontrò per la prima volta Alys Pearsall Smith, quacchera americana, all'età di diciassette anni. I due convolarono a nozze nel dicembre del 1894, ma si separarono nel 1911. Russell non fu mai fedele alla prima moglie; ebbe relazioni, tra le altre, con Lady Ottoline Morrell e Constance Malleson.
Dal 1890 studiò filosofia e logica presso l'Università di Cambridge. Nel 1908 divenne assistente al Trinity College sotto la direzione di John Ellis McTaggart.
Allo scoppio della Prima guerra mondiale, le sue idee pacifiste (nel 1916 aveva pubblicato i Principi di riforma sociale) gli costarono l'allontanamento dall'insegnamento e la rottura col Trinity College. Nel 1918, per via di un articolo contro la coscrizione obbligatoria, scontò sei mesi di carcere, durante i quali scrisse l' Introduzione alla filosofia matematica.
Nel 1920 fece un viaggio in Unione Sovietica e successivamente fu invitato per un anno a Pechino.
Nel 1921 divorziò da Alys e sposò Dora Russell. Dal secondo matrimonio ebbe due figli, John e Kathrine. In quegli anni si mantenne scrivendo testi divulgativi su fisica, etica e pedagogia. Insieme alla moglie, nel 1927 fondò la scuola sperimentale per bambini di Beacon Hill.
Dopo avere divorziato da Dora, nel 1936 si sposò per la terza volta con una studentessa di Oxford, Patricia ("Peter") Spence.
Nel 1939 si trasferì negli Stati Uniti per un incarico presso l'UCLA di Los Angeles. Nel 1944 fece ritorno in Inghilterra presso il Trinity College.
Nel 1948, a 76 anni, riuscì a salvarsi a nuoto da un incidente aereo.
Nel 1952 divorziò da Patricia e sposò Edith, la quarta moglie, che conosceva dal 1925. Negli anni sessanta Bertrand Russell scrisse i tre volumi di cui si compone la sua autobiografia che portò a termine prima di morire in Galles nel 1970 per un'influenza.
Al sopraggiungere della morte, Russell era anche una voce autorevole nel campo della morale e dell'etica, conseguentemente alla sua presa di posizione contro le armi nucleari e la guerra americana in Vietnam.
Nel 1950, Russell fu insignito del Premio Nobel per la letteratura "quale riconoscimento ai suoi vari e significativi scritti nei quali egli si erge a campione degli ideali umanitari e della libertà di pensiero".

▪ 1995 - André Frossard (Saint-Maurice-Colombier, 14 gennaio 1915 – Versailles, 2 febbraio 1995) è stato un giornalista e saggista francese, membro dell'Académie française.
Frossard era figlio di Louis-Oscar Frossard, uno dei fondatori del Parti communiste français, del quale fu leader per 31 anni. Cresciuto in una famiglia di atei, a 20 anni si convertì al Cattolicesimo e fu battezzato l'8 luglio 1935 nella Chapelle des religieuses de l’Adoration.
André Frossard fu eletto all'Académie française nel 1987 e andò a occupare il seggio numero 2, rimasto vacante per la morte di René de Castries. Dopo di lui il seggio fu occupato da Hector Bianciotti.

▪ 1996 - Gene Kelly, nome completo Eugene Curran Kelly (Pittsburgh, 23 agosto 1912 – Beverly Hills, 2 febbraio 1996), è stato un ballerino, attore, cantante, regista, produttore cinematografico e coreografo statunitense.

* 2006 - Guglielmo Letteri (Roma, 11 gennaio 1926 – 2 febbraio 2006) è stato un autore di fumetti italiano, noto soprattutto per la sua opera su Tex.
Guglielmo Letteri visse a lungo in Albania con la famiglia. Inizialmente sembrava destinato a svolgere un'attività diversa da quella che avrebbe successivamente intrapreso. Suonò professionalmente per due anni (dal 1945 al 1947) nel trio jazz Crystal Trio.
Nel 1943 tornò nella sua città natale dove frequentò la Facoltà di Ingegneria e poi partì per l'Argentina, nazione un cui avvenne il suo primo incontro professionale con il fumetto. Nel 1949 conobbe Athos Cozzi, un disegnatore che lavorava già in Argentina e lo convinse a dedicarsi al disegno come lavoro. Da qui iniziò una collaborazione che lo portò a collaborare per varie case editrici, fianco a fianco con artisti come Hugo Pratt, Alberto Ongaro e Sergio Tarquinio.

Il Tex di Letteri
Dopo altre "emigrazioni" (Letteri amava molto viaggiare e spostarsi) , l'artista si stabilì a Londra, dove collaborò con la Fleetway fino a quando fece ritorno in America Latina. Nel 1963 tornò in Italia e l'anno dopo esordì su Tex con Agguato fra le rocce, una delle ultime storie pubblicate nel formato a striscia e ristampata nei numeri 68 e 69 della serie "gigante" (cioè il formato che è diventato quello tradizionale di Bonelli).
Disegnatore molto amato dai lettori, con il suo stile pulito, preciso e di alta qualità, è stato il primo a fornire un'interpretazione personale di Tex che si discostasse da quella di Galep. Tra i suoi lavori più importanti è doveroso ricordare la caratterizzazione grafica del dotto egiziano El Morisco ed il volume fuori serie Oklahoma, scritto da Giancarlo Berardi e apripista alla successiva pubblicazione della collana Maxi Tex.
All'opera di Letteri su Tex è stata dedicata una mostra nell'edizione del novembre 1998 del Salone del Fumetto di Lucca, da cui è scaturito un prestigioso catalogo intitolato Guglielmo Letteri e Tex corredato di molte immagini e articoli.
La maestria di Letteri si può ammirare nel suo ultimo lavoro, peraltro uscito postumo e terminato da Raffaele Della Monica, presente nel Maxi Tex 2006 ed intitolato Il veleno del cobra.

▪ 2007 - Filippo Raciti (Catania, 17 gennaio 1967 – Catania, 2 febbraio 2007) è stato un poliziotto italiano.
Ispettore capo della Polizia di Stato, è morto in servizio durante gli incidenti scatenati da una frangia di ultras catanesi contro la Polizia intervenuta per sedare i disordini alla fine del derby siciliano di calcio Catania - Palermo.

* 2008 - Michele Ranchetti (Milano, 1925 – Firenze, 2 febbraio 2008) è stato uno storico italiano.
Illustre intellettuale italiano, Ranchetti è uno dei maggiori storici della chiesa e delle religioni, di cui è stato docente universitario a Firenze dal 1973 al 1998; si è anche distinto come poeta, pittore, saggista e traduttore. Nella sua opera di consulente editoriale, ha curato l'edizione italiana delle opere di Wittgenstein, Freud, Celan, Rilke, Benjamin; ha curato inoltre, per la Mondadori, l'edizione della "Bibbia" nella classica traduzione di Giovanni Diodati. Importante è anche la sua partecipazione alla vita della casa editrice "Quodlibet", per la quale negli ultimi anni dirigeva la collana Verbarium, e alla vita culturale italiana e internazionale.
Opere
▪ Cultura e riforma religiosa nella storia del modernismo, Einaudi, Torino 1963;
▪ La mente musicale, Garzanti, Milano 1988;
▪ Gli ultimi preti. Figure del cattolicesimo contemporaneo, Edizioni Cultura della Pace, S. Domenico di Fiesole (FI) 1997;
▪ (con Mauro Bertani, curr.), La psicoanalisi e l'antisemitismo, Einaudi, Torino 1999;
▪ Scritti diversi. Vol. 1: Etica del testo, a cura di Fabio Milana, Edizioni di Storia e Letteratura, 1999;
▪ Scritti diversi. Vol. 2: Chiesa cattolica ed esperienza religiosa, a cura di Fabio Milana, Edizioni di Storia e Letteratura, 2000;
▪ Scritti diversi. Vol. 3: Lo spettro della psicoanalisi, a cura di Fabio Milana, Edizioni di Storia e Letteratura, 2000;
▪ Verbale, Garzanti, Milano 2001 (vincitore del premio "Viareggio-Repaci", 2001);
▪ Scritti in figure, Edizioni di Storia e Letteratura, 2002;
▪ Non c'è più religione. Istituzione e verità nel cattolicesimo italiano del Novecento, Garzanti, Milano 2003.
▪ Poesie ultime e prime, Quodlibet, Macerata 2008;
* AA. VV., Anima e paura. Studi in onore di Michele Ranchetti, Quodlibet, Verbarium, Macerata 1998.