Il calendario del 2 Aprile

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Eventi

▪ 568 - I Longobardi, al comando del re Alboino, scendono in Italia dalla Pannonia attraverso il passo del Predil, nelle Alpi friulane

▪ 1507 - All'età di 91 anni muore a Tours (Francia) San Francesco da Paola

▪ 1513 - Juan Ponce de León pone piede - primo europeo - sul territorio della futura Florida

▪ 1767 - Una nave inglese approda su quella che viene chiamata Isola di Giorgio III, nota oggi come Tahiti

▪ 1801 - Guerre napoleoniche - Battaglia di Copenhagen: forze inglesi distruggono la flotta danese

▪ 1865 - Guerra di secessione americana: Assedio di Pettersburg (Virginia); le truppe unioniste guidate dal generale Ulysses S. Grant costringono le forze confederate del generale Robert E. Lee ad una ritirata. Richmond (Virginia), capitale della Confederazione, viene occupata

▪ 1878 - Italia: il ministero della Guerra annuncia che l'esercito italiano è formato da 920.850 uomini, a fronte di una popolazione di circa 29 milioni

▪ 1900 - Luigi Brugnara viene eletto podestà di Trento

▪ 1906 - Dorando Pietri vince la maratona di qualificazione per i Giochi Olimpici intermedi di Atene con il tempo di 2 ore e 48 minuti

▪ 1912 - Sun Yat-sen fonda il Partito nazionalista cinese

▪ 1917

  1. - Prima guerra mondiale: il presidente USA Woodrow Wilson chiede al Congresso di dichiarare guerra alla Germania
  2. - Jeannette Pickering Rankin, rappresentante del Montana è la prima donna eletta al Congresso USA

▪ 1921 - L'Armenia diventa una delle repubbliche sovietiche

▪ 1926 - su proposta del cavalier Benito Mussolini, il Governo italiano vara la legge sull'Opera Nazionale Balilla

▪ 1930 - Haile Selassie è proclamato imperatore dell'Etiopia

▪ 1940 - Italia: parte la campagna di requisizione di tutte le cancellate in ferro per fare scorta in vista della guerra

* 1944 - Francia, Massacro di cittadini francesi ad Ascq per mano nazista.

* 1948 - USA, il Congresso approva il piano Marshall

* 1972
  1. - L'attore Charlie Chaplin ritorna negli Stati Uniti per la prima volta dagli anni cinquanta quando, etichettato come comunista, preferì trasferirsi in Europa
  2. - Guerra del Vietnam: inizia l'Offensiva di Pasqua; le forze nordvietnamite risalgono la parte settentrionale della provincia di Quang Tri

* 1975 - Guerra del Vietnam: migliaia di rifugiati civili lasciano la provincia di Quang Ngai di fronte all'avanzata delle truppe nordvietnamite

* 1977 - Spagna: a Madrid si scioglie il Movimento Franchista

* 1982 - L'Argentina invade le Isole Falkland (o Isole Malvinas o Malvine, a controllo britannico): è l'inizio della Guerra delle Falkland

* 1989
  1. - Il capo dell'Unione Sovietica Mikhail Gorbachev giunge all'Havana, Cuba per incontrare Fidel Castro
  2. - Yasser Arafat è proclamato presidente della Palestina

* 1992- John Gotti, boss mafioso di New York, è condannato per omicidio e gestione del racket. La sentenza di morte è poi commutata in quella di ergastolo

* 1993 - Completata la versione alfa 0.4 del Doom computer game

* 2002 - Forze israeliane circondano la Chiesa della Natività a Betlemme nella quale sono rifugiati circa duecento palestinesi

* 2003 - Guerra in Iraq: unità della Delta Force liberano Jessica, dall'ospedale in cui era ricoverata

* 2004
-
  1. Belgio/Bruxelles: dopo la firma dell'accordo del 29 marzo, primo alzabandiera a Bruxelles delle nuove sette nazioni della NATO: Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia.
  2. - USA, la NASA sperimenta con successo un prototipo di aereo con propulsione scramjet: l'X-43A raggiunge la velocità di Mach 7

* 2005 - Alle 21:37 muore Papa Giovanni Paolo II. Quando viene data la notizia ufficiale, le migliaia di persone raccolte spontaneamente davanti alla Basilica di San Pietro danno vita ad una veglia di preghiera che praticamente si svolge senza sosta fino al giorno del funerale, venerdì 8 aprile

Anniversari

▪ 1507 - Francesco di Paola (per il Liber Chronicus Paulanum del 31 dicembre 1499, conosciuto in vita anche come Santo Fratello Ciccio lo Paolano; Paola, 27 marzo 1416 – Tours, 2 aprile 1507) è stato un religioso italiano, proclamato santo da papa Leone X nel 1519. Eremita, è il fondatore dell'Ordine dei Minimi.
È il patrono principale della Calabria, dov'è venerato in innumerevoli santuari e chiese fra i quali, in particolare, quelli di Paola (Cosenza), Polistena (Reggio Calabria), Paterno Calabro (Cosenza), Corigliano Calabro (Cosenza) Marina Grandedi Scilla, Catona di Reggio Calabria e Lamezia Terme-Sambiase (che custodisce la reliquia di un dito di san Francesco). Attualmente, parte delle sue reliquie si trovano presso il Santuario di San Francesco di Paola, meta di pellegrini devoti, provenienti da tutto il mondo.
La sua vita fu uno stupore continuo sin dalla nascita, infatti Francesco nacque il 27 marzo 1416 da una coppia di genitori già avanti negli anni, il padre Giacomo Alessio detto “Martolilla” e la madre Vienna di Fuscaldo, durante i quindici anni di matrimonio già trascorsi, avevano atteso invano la nascita di un figlio, per questo pregavano s. Francesco, il ‘Poverello’ di Assisi, di intercedere per loro e inaspettatamente alla fine il figlio arrivò.

Riconoscenti i giubilanti genitori lo chiamarono Francesco; il santo di Assisi intervenne ancora nella vita di quel bimbo nato a Paola, cittadina calabrese sul Mar Tirreno in provincia di Cosenza; dopo appena un mese si scoprì che era affetto da un ascesso all’occhio sinistro che si estese fino alla cornea, i medici disperavano di salvare l’occhio.
La madre fece un voto a s. Francesco, di tenere il figlio in un convento di Frati Minori per un intero anno, vestendolo dell’abito proprio dei Francescani, il voto dell’abito è usanza ancora esistente nell’Italia Meridionale. Dopo qualche giorno l’ascesso scomparve completamente. 
Fu allevato senza agi, ma non mancò mai il necessario; imparò a leggere e scrivere verso i 13 anni, quando i genitori volendo esaudire il voto fatto a s. Francesco, lo portarono al convento dei Francescani di San Marco Argentano, a nord di Cosenza.

…Trascorso l’anno del voto, Francesco volle tornare a Paola fra il dispiacere dei frati e d’accordo con i genitori intrapresero insieme un pellegrinaggio ad Assisi alla tomba di s. Francesco, era convinto che quel viaggio gli avrebbe permesso d’individuare la strada da seguire nel futuro.
Fecero tappe a Loreto, Montecassino, Monteluco e Roma, nella ‘Città eterna’ mentre camminava per una strada, incrociò una sfarzosa carrozza che trasportava un cardinale pomposamente vestito, il giovanetto non esitò e avvicinatosi rimproverò il cardinale dello sfarzo ostentato; il porporato stupito cercò di spiegare che era necessario per conservare la stima e il prestigio della Chiesa agli occhi degli uomini.

Nella tappa di Monteluco, Francesco poté conoscere in quell’eremo fondato nel 528 da s. Isacco, un monaco siriano fuggito in Occidente, gli eremiti che occupavano le celle sparse per la montagna; fu molto colpito dal loro stile di vita, al punto che tornato a Paola, appena tredicenne e in netta opposizione al dire del cardinale romano, si ritirò a vita eremitica in un campo che apparteneva al padre, a quasi un chilometro dal paese, era il 1429.

Si riparò prima in una capanna di frasche e poi spostandosi in altro luogo in una grotta, che egli stesso allargò scavando il tufo con una zappa; detta grotta è oggi conservata all’interno del Santuario di Paola; in questo luogo visse altri cinque anni in penitenza e contemplazione.

La fama del giovane eremita si sparse nella zona e tanti cominciarono a raggiungerlo per chiedere consigli e conforto; lo spazio era poco per questo via vai, per cui Francesco si spostò di nuovo più a valle costruendo una cella su un terreno del padre; dopo poco tempo alcuni giovani dopo più visite, gli chiesero di poter vivere come lui nella preghiera e solitudine. 

Così nel 1436, con una cappella e tre celle, si costituì il primo nucleo del futuro Ordine dei Minimi; la piccola Comunità si chiamò “Eremiti di frate Francesco”.

Prima di accoglierli, Francesco chiese il permesso al suo vescovo di Cosenza mons. Bernardino Caracciolo, il quale avendo conosciuto il carisma del giovane eremita acconsentì; per qualche anno il gruppo visse alimentandosi con un cibo di tipo quaresimale, pane, legumi, erbe e qualche pesce, offerti come elemosine dai fedeli; non erano ancora una vera comunità ma pregavano insieme nella cappella a determinate ore.
Fu in seguito necessario allargare gli edifici e nel 1452 Francesco cominciò a costruire la seconda chiesa e un piccolo convento intorno ad un chiostro, tuttora conservati nel complesso del Santuario.

Durante i lavori di costruzione Francesco operò altri prodigi, un grosso masso che stava rotolando sugli edifici venne fermato con un gesto del santo e ancora oggi esiste sotto la strada del Santuario; entrò nella fornace per la calce a ripararne il tetto, passando fra le fiamme e rimanendo illeso; inoltre fece sgorgare una fonte con un tocco del bastone, per dissetare gli operai, oggi è chiamata “l’acqua della cucchiarella”, perché i pellegrini usano attingerne con un cucchiaio.

Ormai la fama di taumaturgo si estendeva sempre più e il papa Paolo II (1464-1471), inviò nel 1470 un prelato a verificare; giunto a Paola fu accolto da Francesco che aveva fatto portare un braciere per scaldare l’ambiente; il prelato lo rimproverò per l’eccessivo rigore che professava insieme ai suoi seguaci e allora Francesco prese dal braciere con le mani nude, i carboni accesi senza scottarsi, volendo così significare se con l’aiuto di Dio si poteva fare ciò, tanto più si poteva accettare il rigore di vita.

La morte improvvisa del papa nel 1471, impedì il riconoscimento pontificio della Comunità, che intanto era stata approvata dal vescovo di Cosenza Pirro Caracciolo; il consenso pontificio arrivò comunque tre anni più tardi ad opera del nuovo papa Sisto IV (1471-1484).

Secondo la tradizione, uno Spirito celeste, forse l’arcangelo Michele, gli apparve mentre pregava, tenendo fra le mani uno scudo luminoso su cui si leggeva la parola “Charitas” e porgendoglielo disse: “Questo sarà lo stemma del tuo Ordine”.

La fama di questo monaco dalla grossa corporatura, con barba e capelli lunghi che non tagliava mai, si diffondeva in tutto il Sud, per cui fu costretto a muoversi da Paola per fondare altri conventi in varie località della Calabria. 

Gli fu chiesto di avviare una comunità anche a Milazzo in Sicilia, pertanto con due confratelli si accinse ad attraversare lo Stretto di Messina, qui chiese ad un pescatore se per amor di Dio l’avesse traghettato all’altra sponda, ma questi rifiutò visto che non potevano pagarlo; senza scomporsi Francesco legò un bordo del mantello al bastone, vi salì sopra con i due frati e attraversò lo Stretto con quella barca a vela improvvisata. 

Il miracolo fra i più clamorosi di quelli operati da Francesco, fu in seguito confermato da testimoni oculari, compreso il pescatore Pietro Colosa di Catona, piccolo porto della costa calabra, che si rammaricava e non si dava pace per il suo rifiuto.

Risanava gli infermi, aiutava i bisognosi, ‘risuscitò’ il suo nipote Nicola, giovane figlio della sorella Brigida, anche suo padre Giacomo Alessio, rimasto vedovo entrò a far parte degli eremiti, diventando discepolo di suo figlio fino alla morte.
Francesco alzava spesso la voce contro i potenti in favore degli oppressi, le sue prediche e invettive erano violente, per cui fu ritenuto pericoloso e sovversivo dal re di Napoli Ferdinando I (detto Ferrante) d’Aragona, che mandò i suoi soldati per farlo zittire, ma essi non poterono fare niente, perché il santo eremita si rendeva invisibile ai loro occhi; il re alla fine si calmò, diede disposizione che Francesco poteva aprire quanti conventi volesse, anzi lo invitò ad aprirne uno a Napoli (un’altro era stato già aperto nel 1480 a Castellammare di Stabia.

A Napoli giunsero due fraticelli che si sistemarono in una cappella campestre, là dove poi nel 1846 venne costruita la grande, scenografica, reale Basilica di S. Francesco da Paola, nella celebre Piazza del Plebiscito.
Intanto si approssimava una grande, imprevista, né desiderata svolta della sua vita; nel 1482 un mercante italiano, di passaggio a Plessis-les-Tours in Francia, dove risiedeva in quel periodo il re Luigi XI (1423-1482), gravemente ammalato, ne parlò ad uno scudiero reale, che informò il sovrano.

Il re inviò subito un suo maggiordomo in Calabria ad invitare il santo eremita, affinché si recasse in Francia per aiutarlo, ma Francesco rifiutò, nonostante che anche il re di Napoli Ferrante appoggiasse la richiesta.

Allora il re francese si rivolse al papa Sisto IV, il quale per motivi politici ed economici, non voleva scontentare il sovrano e allora ordinò all’eremita di partire per la Francia, con grande sgomento e dolore di Francesco, costretto a lasciare la sua terra e i suoi eremiti ad un’età avanzata, aveva 67 anni e malandato in salute.
Nella sua tappa a Napoli, fu ricevuto con tutti gli onori da re Ferrante I, incuriosito di conoscere quel frate che aveva osato opporsi a lui; il sovrano assisté non visto ad una levitazione da terra di Francesco, assorto in preghiera nella sua stanza; poi cercò di conquistarne l’amicizia offrendogli un piatto di monete d’oro, da utilizzare per la costruzione di un convento a Napoli.

Si narra che Francesco presone una la spezzò e ne uscì del sangue e rivolto al re disse: “Sire questo è il sangue dei tuoi sudditi che opprimi e che grida vendetta al cospetto di Dio”, predicendogli anche la fine della monarchia aragonese, che avvenne puntualmente nei primi anni del 1500.

Sempre vestito del suo consunto saio e con in mano il rustico bastone, fu ripreso di nascosto da un pittore, incaricato dal re di fargli un ritratto, che è conservato nella Chiesa dell’Annunziata a Napoli, mentre una copia è nella Chiesa di S. Francesco da Paola ai Monti in Roma; si ritiene che sia il dipinto più somigliante quando Francesco aveva 67 anni.
Passando per Roma andò a visitare il pontefice Sisto IV (1471-1484), che lo accolse cordialmente; nel maggio 1489 arrivò al castello di Plessis-du-Parc, dov’era ammalato il re Luigi XI, nel suo passaggio in terra francese liberò Bormes e Frejus da un’epidemia.

A Corte fu accolto con grande rispetto, col re ebbe numerosi colloqui, per lo più miranti a far accettare al sovrano l’ineluttabilità della condizione umana, uguale per tutti e per quante insistenze facesse il re di fare qualcosa per guarirlo, Francesco rimase coerentemente sulla sua posizione, giungendo alla fine a convincerlo ad accettare la morte imminente, che avvenne nel 1482, dopo aver risolto le divergenze in corso con la Chiesa.

Dopo la morte di Luigi XI, il frate che viveva in una misera cella, chiese di poter ritornare in Calabria, ma la reggente Anna di Beaujeu e poi anche il re Carlo VIII (1470-1498) si opposero; considerandolo loro consigliere e direttore spirituale.

Giocoforza dovette accettare quest’ultimo sacrificio di vivere il resto della sua vita in Francia, qui promosse la diffusione del suo Ordine, perfezionò la Regola dei suoi frati “Minimi”, approvata definitivamente nel 1496 da papa Alessandro VI, fondò il Secondo Ordine e il Terzo riservato ai laici, iniziò la devozione dei Tredici Venerdì consecutivi.

Francesco morì il 2 aprile 1507 a Plessis-les-Tours, vicino Tours dove fu sepolto, era un Venerdì Santo ed aveva 91 anni e sei giorni.

Già sei anni dopo papa Leone X nel 1513 lo proclamò beato e nel 1519 lo canonizzò; la sua tomba diventò meta di pellegrinaggi, finché nel 1562 fu profanata dagli Ugonotti che bruciarono il corpo; rimasero solo le ceneri e qualche pezzo d’osso.

Queste reliquie subirono oltraggi anche durante la Rivoluzione Francese; nel 1803 fu ripristinato il culto. Dopo altre ripartizioni in varie chiese e conventi, esse furono riunite e dal 1935 e 1955 si trovano nel Santuario di Paola; dopo quasi cinque secoli il santo eremita ritornò nella sua Calabria di cui è patrono, come lo è di Paola e Cosenza.
Nel 1943 papa Pio XII, in memoria della traversata dello Stretto, lo nominò protettore della gente di mare italiana. Quasi subito dopo la sua canonizzazione, furono erette in suo onore basiliche reali a Parigi, Torino, Palermo e Napoli e il suo culto si diffuse rapidamente nell’Italia Meridionale, ne è testimonianza l’afflusso continuo di pellegrini al suo Santuario, eretto fra i monti della costa calabra che sovrastano Paola, sui primi angusti e suggestivi ambienti in cui visse e dove si sviluppò il suo Ordine dei ‘Minimi’.

Autore: Antonio Borrelli

▪ 1634 - Virginia Galilei (Padova, 13 agosto 1600 – Arcetri, 2 aprile 1634) era la figlia primogenita di Galileo Galilei.
Nacque dalla relazione di Galilei con una donna veneziana, Marina Gamba, che mise poi al mondo un'altra figlia di Galileo, Livia, e un figlio, Vincenzo. Sembra certo che la Gamba non vivesse nella casa di Galileo in via Vignali fino alla nascita del terzogenito.
Fu lo stesso Galileo a fare l'oroscopo alla figlia:
«laborum et molestarum patientem, solitariam, taciturnam, parcam, propri comodi studiosam, zelopitam». Un oroscopo fatto da Galileo per la figlia Virginia è visibile presso il Museo di Storia della Scienza di Firenze.
Virginia fu portata a Firenze dalla madre di Galileo, Giulia Ammannati; Galileo la raggiunse più tardi, nel 1610, quando si trasferì a Firenze come "matematico del Granduca". Non potendo o non volendo prendersi direttamente cura delle due figlie, Galileo ottenne nel 1613, grazie all'interessamento del Cardinale Francesco Maria Del Monte, che Virginia fosse accolta nel Convento delle Clarisse di San Matteo in Arcetri, dove il 4 ottobre 1616, appena sedicenne, prese i voti come monaca diclausura con il nome di suor Maria Celeste: lì condusse tutta la sua breve esistenza.
Fino al 1632 Galileo viveva nella Villa Il Gioiello a Arcetri, dunque vicinissimo alle figlie. Il convento era poverissimo, le monache avevano a malapena di che sfamarsi, lo stesso spazio era ristrettissimo: ma tutto questo non intaccò mai la serenità e la fede con cui Virginia visse la propria esistenza, né il profondo affetto verso il padre. Alla figlia primogenita Galileo restò estremamente legato fino alla morte della giovane, avvenuta nel 1634.
Di Virginia rimangono 124 lettere scritte al padre e da questi gelosamente conservate (in una di esse Virginia si dice commossa che il padre conservi le sue lettere); la prima è del 1623, l'ultima del dicembre 1633, quando Galileo rientrò da Siena per scontare gli arresti domiciliari inflittigli dal Sant'Uffizio al termine del notoprocesso.
Galileo viveva all'epoca nella Villa "Il Gioiello", a poche decine di metri dal Convento dove si trovava la figlia: venne dunque meno l'esigenza di un rapporto epistolare. Di contro, non ci è pervenuta nessuna lettera scritta da Galileo alla figlia, probabilmente perché, alla sua morte, le lettere furono distrutte perché erano pur sempre di un sospettato di eresia.
Virginia scrive pagine piene di toccanti parole di amore per il padre, e in particolare di forte sostegno in occasione del processo a Roma, e ci fanno intravedere una giovane donna, che, pur dalla sua clausura, si adopera per aiutare, in cose pratiche come la ricerca di una casa, il celebre scienziato: la stessa Villa Il Gioiello fu segnalata a Galileo appunto dalla figlia.
Nella prima lettera suor Maria Celeste ringrazia il padre perché le ha inviato in visione riservata addirittura la lettera che egli ha ricevuto dal nuovo Papa, Urbano VIII. In altre troviamo accenni ad aspetti umanissimi, ad esempio apprendiamo dell'invio di frutta candita (di cui Galileo pare fosse particolarmente ghiotto), la raccomandazione filiale di andarci piano con il vino (raccomandazione di cui non sempre Galileo teneva conto), e apprendiamo anche che Galileo, uno dei massimi scienziati di tutti i tempi, aveva personalmente riparato l'orologio del convento.
Le lettere sono contenute nell'epistolario completo di Galileo pubblicato ad opera di Antonio Favaro.

▪ 1657 - Jean-Jacques Olier (Parigi, 20 settembre 1608 – Parigi, 2 aprile 1657) è stato un sacerdote francese, fondatore della Compagnia dei Sacerdoti di San Sulpizio.
Jean-Jacques Olier de Verneuil nacque a Parigi il 20 settembre 1608 in una nobile famiglia appartenente all'alta magistratura. Dopo gli studi di teologia in Sorbona, maturò la vocazione religiosa sotto la guida spirituale di san Vincenzo de' Paoli: entrò nella congregazione dell'Oratorio e venne ordinato sacerdote il 21 maggio del 1633.
Dopo aver predicato per qualche tempo le missioni popolari in Alvernia, nel 1641 fondò a Vaugirard un seminario destinato alla formazione sacerdotale della gioventù: quando, nel 1642, Olier venne nominato parroco di Saint-Sulpice, la sede del suo istituto fu trasferita nei pressi della parrocchia, dove diede vita ad una compagnia di sacerdoti (detta di San Sulpizio) destinata alla direzione dei seminari.
Nel 1652 lasciò il ministero pastorale per motivi di salute, pur mantenendo la direzione del seminario parigino. Morì a Parigi il 2 aprile 1657. Fu autore di numerosi scritti catechistici ed altre opere d'ispirazione ascetica e mistica.

* 1872 - Samuel Finley Breese Morse (Charlestown, 27 aprile 1791 – New York, 2 aprile 1872) è stato un pittore, inventore e storicostatunitense. È ricordato per aver inventato insieme (o in competizione?) con un altro inventore americano, Alfred Vail, iltelegrafo elettrico e il relativo alfabeto (detto Codice Morse) che da lui prende il nome. Compì anche esperimenti di telegrafiasottomarina via cavo.

▪ 1879 - Abbondio Sangiorgio (Milano, 16 luglio 1798 – Milano, 2 aprile 1879) è stato uno scultore italiano, a cavallo tra neoclassicismoe verismo..
Abbondio Sangiorgio studiò all'accademia di Brera, dove continuò a collaborare contribuendo alla realizzazione nel 1833 di un monumento a Vincenzo Monti nel cortile del palazzo omonimo (di cui si è salvato solo una copia in gesso, realizzata probabilmente dallo stesso artista).
A Milano collaborò nella Fabbrica del Duomo e per l'Arco della Pace realizzò il grandioso gruppo scultoreo in bronzo detto"Sestiga della Pace" composto da sei cavalli che trainano un carro finemente decorato su cui si erge Mainerva con i simboli della Pace.
Altre sue opere si conservano a:
• Torino - Castore e Polluce presso il Palazzo reale
• Brescia
• Casale Monferrato - statua equestre di Carlo Alberto.
Nel suo ampio numero di ritratti scultorei, predilesse un realismo che seppe superare il neoclassicismo.
La città di Milano gli ha dedicato una via.

▪ 2000
- Tommaso Buscetta, detto anche il boss dei due mondi[1] e don Masino[2] (Palermo, 13 luglio 1928 – New York, 2 aprile2000), è stato un criminale italiano, membro di Cosa Nostra e successivamente collaboratore di giustizia.
È stato un affiliato della mafia e successivamente ha collaborato con Giovanni Falcone alla ricostruzione giudiziaria dell'organizzazione e della struttura di Cosa nostra.

- Livio Paladin (Trieste, 30 novembre 1933 – Padova, 2 aprile 2000) è stato un giurista e politico italiano.
Professore di diritto costituzionale all'Università di Trieste e di Padova, della quale è stato anche il preside; ministro per gli affari regionali (VI Governo Fanfani) e ministro per il Coordinamento delle politiche comunitarie nel Governo Ciampi.
Allievo all'università di Trieste del costituzionalista Vezio Crisafulli, nonché a Roma di Carlo Esposito. Nel 1958pubblica una delle sue prime monografie: "La potestà legislativa regionale", che gli varrà a soli 26 anni l'abilitazione all'insegnamento universitario.
Nei suoi primi anni di insegnamento segue in particolare l'elaborazione dello statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia, con ben due edizioni di un noto e molto apprezzato commento allo stesso.
Nominato giudice costituzionale dal Presidente della Repubblica Italiana il 23 giugno 1977, giura il 1 luglio 1977. È eletto presidente della Corte Costituzionale il 3 luglio 1985 e cessa dalla carica l'1 luglio 1986.
È stato socio dell'Accademia Nazionale dei Lincei dal 1999.

▪ 2005 - Papa Giovanni Paolo II, nato Karol Józef Wojtyła[?·info] (in latino: Ioannes Paulus II;Wadowice, 18 maggio 1920 – Città del Vaticano, 2 aprile 2005), è stato il 264° vescovo di Roma epapa della Chiesa cattolica (il 263° successore di Pietro) e sovrano dello Stato della Città del Vaticano (accanto agli altri titoli connessi al suo ruolo).

«Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l'uomo. Solo lui lo sa!» (Papa Giovanni Paolo II. Omelia della messa di inaugurazione del pontificato, 22 ottobre 1978)

Primo papa non italiano dopo 455 anni, cioè dai tempi dell'olandese Adriano VI (1522 - 1523), è stato inoltre il primo pontefice polacco, e slavo in genere, della storia.
Karol Józef Wojtyła, divenuto Giovanni Paolo II con la sua elezione alla Sede Apostolica il 16 ottobre 1978, nacque a Wadowice, città a 50 km da Kraków (Polonia), il 18 maggio 1920. Era l’ultimo dei tre figli di Karol Wojtyła e di Emilia Kaczorowska, che morì nel 1929. Suo fratello maggiore Edmund, medico, morì nel 1932 e suo padre, sottufficiale dell’esercito, nel 1941. La sorella, Olga, era morta prima che lui nascesse.
Fu battezzato il 20 giugno 1920 nella Chiesa parrocchiale di Wadowice dal sacerdote Franciszek Zak; a 9 anni ricevette la Prima Comunione e a 18 anni il sacramento della Cresima. Terminati gli studi nella scuola superiore Marcin Wadowita di Wadowice, nel 1938 si iscrisse all’Università Jagellónica di Cracovia.
Quando le forze di occupazione naziste chiusero l’Università nel 1939, il giovane Karol lavorò (1940-1944) in una cava ed, in seguito, nella fabbrica chimica Solvay per potersi guadagnare da vivere ed evitare la deportazione in Germania.
A partire dal 1942, sentendosi chiamato al sacerdozio, frequentò i corsi di formazione del seminario maggiore clandestino di Cracovia, diretto dall’Arcivescovo di Cracovia, il Cardinale Adam Stefan Sapieha. Nel contempo, fu uno dei promotori del "Teatro Rapsodico", anch’esso clandestino.
Dopo la guerra, continuò i suoi studi nel seminario maggiore di Cracovia, nuovamente aperto, e nella Facoltà di Teologia dell’Università Jagellónica, fino alla sua ordinazione sacerdotale avvenuta a Cracovia il 1̊ novembre 1946, per le mani dell’Arcivescovo Sapieha.
Successivamente fu inviato a Roma, dove , sotto la guida del domenicano francese P. Garrigou-Lagrange, conseguì nel 1948 il dottorato in teologia, con una tesi sul tema della fede nelle opere di San Giovanni della Croce (Doctrina de fide apud Sanctum Ioannem a Cruce). In quel periodo, durante le sue vacanze, esercitò il ministero pastorale tra gli emigranti polacchi in Francia, Belgio e Olanda.
Nel 1948 ritornò in Polonia e fu coadiutore dapprima nella parrocchia di Niegowić, vicino a Cracovia, e poi in quella di San Floriano, in città. Fu cappellano degli universitari fino al 1951, quando riprese i suoi studi filosofici e teologici. Nel 1953 presentò all’Università cattolica di Lublino la tesi: "Valutazione della possibilità di fondare un'etica cristiana a partire dal sistema etico di Max Scheler". Più tardi, divenne professore di Teologia Morale ed Etica nel seminario maggiore di Cracovia e nella Facoltà di Teologia di Lublino.
Il 4 luglio 1958, il Papa Pio XII lo nominò Vescovo titolare di Ombi e Ausiliare di Cracovia. Ricevette l’ordinazione episcopale il 28 settembre 1958 nella cattedrale del Wawel (Cracovia), dalle mani dell’Arcivescovo Eugeniusz Baziak.
Il 13 gennaio 1964 fu nominato Arcivescovo di Cracovia da Papa Paolo VI, che lo creò e pubblicò Cardinale nel Concistoro del 26 giugno 1967, del Titolo di S. Cesareo in Palatio, Diaconia elevata pro illa vice a Titolo Presbiterale.
Partecipò al Concilio Vaticano II (1962-1965) con un contributo importante nell’elaborazione della costituzione Gaudium et spes. Il Cardinale Wojtyła prese parte anche alle 5 assemblee del Sinodo dei Vescovi anteriori al suo Pontificato.
I Cardinali, riuniti in Conclave, lo elessero Papa il 16 ottobre 1978. Prese il nome di Giovanni Paolo II e il 22 ottobre iniziò solennemente il ministero Petrino, quale 263° successore dell’Apostolo. Il suo pontificato è stato uno dei più lunghi della storia della Chiesa ed è durato quasi 27 anni.
Giovanni Paolo II ha esercitato il suo ministero con instancabile spirito missionario, dedicando tutte le sue energie sospinto dalla sollecitudine pastorale per tutte le Chiese e dalla carità aperta all’umanità intera. I suoi viaggi apostolici nel mondo sono stati 104. In Italia ha compiuto 146 visite pastorali. Come Vescovo di Roma, ha visitato 317 parrocchie (su un totale di 333).
Più di ogni Predecessore ha incontrato il Popolo di Dio e i Responsabili delle Nazioni: alle Udienze Generali del mercoledì (1166 nel corso del Pontificato) hanno partecipato più di 17 milioni e 600 mila pellegrini, senza contare tutte le altre udienze speciali e le cerimonie religiose [più di 8 milioni di pellegrini solo nel corso del Grande Giubileo dell’anno 2000], nonché i milioni di fedeli incontrati nel corso delle visite pastorali in Italia e nel mondo. Numerose anche le personalità governative ricevute in udienza: basti ricordare le 38 visite ufficiali e le altre 738 udienze o incontri con Capi di Stato, come pure le 246 udienze e incontri con Primi Ministri.
Il suo amore per i giovani lo ha spinto ad iniziare, nel 1985, le Giornate Mondiali della Gioventù. Le 19 edizioni della GMG che si sono tenute nel corso del suo Pontificato hanno visto riuniti milioni di giovani in varie parti del mondo. Allo stesso modo la sua attenzione per la famiglia si è espressa con gli Incontri mondiali delle Famiglie da lui iniziati a partire dal 1994.
Giovanni Paolo II ha promosso con successo il dialogo con gli ebrei e con i rappresentati delle altre religioni, convocandoli in diversi Incontri di Preghiera per la Pace, specialmente in Assisi.
Sotto la sua guida la Chiesa si è avvicinata al terzo millennio e ha celebrato il Grande Giubileo del 2000, secondo le linee indicate con la Lettera apostolica Tertio millennio adveniente. Essa poi si è affacciata al nuovo evo, ricevendone indicazioni nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, nella quale si mostrava ai fedeli il cammino del tempo futuro.
Con l’Anno della Redenzione, l’Anno Mariano e l’Anno dell’Eucaristia, Giovanni Paolo II ha promosso il rinnovamento spirituale della Chiesa.
Ha dato un impulso straordinario alle canonizzazioni e beatificazioni, per mostrare innumerevoli esempi della santità di oggi, che fossero di incitamento agli uomini del nostro tempo: ha celebrato 147 cerimonie di beatificazione - nelle quali ha proclamato 1338 beati - e 51 canonizzazioni, per un totale di 482 santi. Ha proclamato Dottore della Chiesa santa Teresa di Gesù Bambino.
Ha notevolmente allargato il Collegio dei Cardinali, creandone 231 in 9 Concistori (più 1 in pectore, che però non è stato pubblicato prima della sua morte). Ha convocato anche 6 riunioni plenarie del Collegio Cardinalizio.
Ha presieduto 15 assemblee del Sinodo dei Vescovi: 6 generali ordinarie (1980, 1983, 1987, 1990; 1994 e 2001), 1 assemblea generale straordinaria (1985) e 8 assemblee speciali (1980, 1991, 1994, 1995, 1997, 1998 [2] e 1999).
Tra i suoi documenti principali si annoverano 14 Lettere encicliche, 15 Esortazioni apostoliche, 11 Costituzioni apostoliche e 45 Lettere apostoliche.
Ha promulgato il Catechismo della Chiesa cattolica, alla luce della Tradizione, autorevolmente interpretata dal Concilio Vaticano II. Ha riformato i Codici di diritto Canonico Occidentale e Orientale, ha creato nuove Istituzioni e riordinato la Curia Romana.
A Papa Giovanni Paolo II, come privato Dottore, si ascrivono anche 5 libri:
“Varcare la soglia della speranza” (ottobre 1994); "Dono e mistero: nel cinquantesimo anniversario del mio sacerdozio" (novembre 1996); “Trittico romano”, meditazioni in forma di poesia (marzo 2003); “Alzatevi, andiamo!” (maggio 2004) e “Memoria e Identità” (febbraio 2005).
Giovanni Paolo II è morto in Vaticano il 2 aprile 2005, alle ore 21.37, mentre volgeva al termine il sabato e si era già entrati nel giorno del Signore, Ottava di Pasqua e Domenica della Divina Misericordia.
Da quella sera e fino all’8 aprile, quando hanno avuto luogo le Esequie del defunto Pontefice, più di tre milioni di pellegrini sono confluiti a Roma per rendere omaggio alla salma del Papa, attendendo in fila anche fino a 24 ore per poter accedere alla Basilica di San Pietro.
Il 28 aprile successivo, il Santo Padre Benedetto XVI ha concesso la dispensa dal tempo di cinque anni di attesa dopo la morte, per l’inizio della Causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II. La Causa è stata aperta ufficialmente il 28 giugno 2005 dal Cardinale Camillo Ruini, Vicario Generale per la diocesi di Roma.
Papa Benedetto XVI lo ha dichiarato "Venerabile" il 19 dicembre 2009.
Fonte: Santa Sede