Il calendario del 16 Giugno

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Eventi

▪ 1487 - Battaglia di Stoke Field, l'ultima della Guerra delle due rose

▪ 1586 - Maria I di Scozia riconosce Filippo II di Spagna come suo erede

▪ 1654 - La regina Cristina di Svezia abdica

▪ 1779 - La Spagna dichiara guerra al Regno Unito ed inizia l'assedio di Gibilterra

▪ 1815 - Battaglia di Ligny e di Quatre Bras, due giorni prima della Battaglia di Waterloo

▪ 1836 - La formazione della London Working Men's Association dà il via al Movimento Cartista

▪ 1846 - Pio IX viene eletto papa

▪ 1871 - Lo University Tests Act permette agli studenti di iscriversi alle università di Oxford, Cambridge e Durham senza passare prima esami di religione, ad eccezione che per i corsi di teologia

▪ 1903 - La Ford motor company diventa una società per azioni

▪ 1904 - Giornata di ambientazione dell'Ulisse di James Joyce (Bloomsday)

▪ 1915 - Fondazione del British Women's Institute

▪ 1922 - Elezioni generali nello Stato Libero Irlandese: ampia maggioranza per il Sinn Fein

▪ 1940

  1. - seconda guerra mondiale: il Maresciallo Henri Philippe Pétain diventa Premier della Francia di Vichy.
  2. - Un governo comunista viene instaurato in Lituania

▪ 1952 - La Camera dei deputati Italiana approva l'adesione alla CECA con 275 sì e 96 no

▪ 1955 - Papa Pio XII scomunica Juan Domingo Perón

▪ 1961 - Rudolf Nureyev chiede asilo all'aeroporto Le Bourget di Parigi

▪ 1963 - Valentina Tereshkova diventa la prima donna nello spazio

▪ 1972
  1. - Dei ladri vengono presi mentre cercano di entrare nella sede del Partito Democratico degli Stati Uniti, nel palazzo Watergate.
  2. - Ulrike Meinhof, membro della Rote Armee Fraktion, viene catturata dalla polizia a Langenhagen.

▪ 1976 - Apartheid: rivolte studentesche a Soweto, Sudafrica

▪ 1977 - Leonid Brežnev diventa presidente dell'URSS

▪ 1981 - Ken Taylor viene decorato per aver aiutato la fuga di sei americani dall'Iran, durante la crisi degli ostaggi

▪ 1983 - Yuri Andropov diventa presidente dell'URSS

▪ 1996 - Prima tornata delle elezioni presidenziali in Russia

▪ 1999 - Thabo Mbeki viene eletto Presidente del Sudafrica

▪ 2000 - a Roma parte l'hackmeeting 2000

▪ 2002 - Papa Giovanni Paolo II proclama Padre Pio santo con il nome di San Pio da Pietralcina

▪ 2006 - Viene arrestato, su ordine della procura di Potenza, con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, alla prostituzione e al falso, Vittorio Emanuele di Savoia (primogenito maschio dell'ultimo Re d'Italia Umberto II di Savoia)

Anniversari

▪ 1944 - Marc Léopold Benjamin Bloch (Lione, 6 luglio 1886 – Lione, 16 giugno 1944) è stato uno storico francese del Medioevo, fondatore della Scuola delle Annales.
Nato a Lione, figlio di un professore di storia antica, Gustave Bloch, Marc studiò alla École Normale Supérieure e alla Fondazione Thiers a Parigi, poi a Berlino e a Lipsia. Fu ufficiale di fanteria durante la Grande Guerra, terminando il conflitto come capitano premiato con la Legion d'onore. Dopo la guerra, insegnò all'università di Strasburgo. Nel 1929 fondò, con Lucien Febvre, l'importante rivista Annales d'histoire économique et sociale (dal 1994 chiamata Annales. Économies, Sociétés, Civilisations) dove venivano presentati gli studi degli storici della Scuola delle Annales. Gli studi di Bloch erano centrati soprattutto sul feudalesimo. Inoltre fu uno dei primi storici francesi a interessarsi allo studio comparato delle civiltà e alla storia del pensiero (vista anche come storia antropologica). Studiò a lungo (soprattutto nella prima parte della sua vita) le campagne ed i rapporti di produzione (economici e quindi anche sociali) che le caratterizzavano. nel 1936 successe a Henri Hauser alla cattedra di storia economica alla Sorbona. Una parte dell'Università di Strasburgo è ora intitolata a lui (Università Marc Bloch).
Non fece domanda per l'avanzamento di grado e partecipò alla seconda guerra mondiale (dal 1939 al 1940) come capitano addetto ai rifornimenti. Partecipò poi (dopo il 1942) alla resistenza francese a Lione. Grandissimo fu il suo sconforto verso la borghesia francese, che a suo avviso aveva contribuito in maniera determinante alla sconfitta, e si era poi alleata al fascismo, collaborando attivamente con i tedeschi; inoltre le sue origini ebraiche lo rendevano inviso ad un regime che si era, autonomamente, allineato alle leggi razziali italiane e tedesche. Per la sua enorme fama europea il governo di Vichy non lo allontanò inizialmente dall'insegnamento, nonostante le sue origini ebraiche, anche se lo trasferì in un'università meno "prestigiosa". La sua biblioteca privata parigina, ricca anche di libri rari e antichi, fu razziata dalle SS e in buona parte è andata dispersa.
Durante l'occupazione tedesca della Francia, per le sue azioni nella resistenza, dopo un periodo di prigionia durato qualche mese (durante il quale fu sottoposto a torture), Marc Bloch fu fucilato presso Lione dalla Gestapo, gridando «Vive la France!» al plotone di esecuzione.
Bloch ha lasciato una grandissima influenza nel campo della storiografia attraverso la sua opera incompleta Apologia della storia (o Mestiere di Storico), dedicata all'amico e collega Lucien Febvre, alla quale stava ancora lavorando quando fu ucciso dai tedeschi.
Il libro di Bloch e Che cos'è la Storia? di Edward Carr sono considerate oggi tra le più importanti opere di teoria storiografica del XX secolo.
L'ultimo libro di Bloch (pubblicato postumo), La strana disfatta, era una breve valutazione del rapido fallimento del tentativo dell'esercito francese di contrastare la Blitzkrieg dei tedeschi nel 1940. Nelle pagine è possibile rilevare l'invettiva contro la classe dirigente francese. L'accusa è quella di combattere una guerra sostanzialmente nuova con strategie e mezzi (che nel 1914-18 assicurarono la vittoria alla Francia) ormai superati dai progressi tecnologici, mentre "i tedeschi facevano la guerra del 1940".

▪ 1958 - Imre Nagy (Kaposvár, 7 giugno 1896 – Budapest, 16 giugno 1958) è stato un politico ungherese, primo ministro in due occasioni.
Punto di riferimento di un movimento che - all'interno stesso del Partito Comunista Ungherese - mirava all'apertura del paese all'Occidente (con la proposta uscita dal patto di Varsavia) e ad alcuni principi tipici della liberaldemocrazia, culminato nella rivolta del 1956, fu giustiziato a seguito del fallimento della rivolta dovuto all'intervento delle Forze armate sovietiche.
Nagy nacque da famiglia contadina e fu anche un apprezzato fabbro, prima di essere arruolato nell'esercito austroungarico durante la prima guerra mondiale sul fronte est. Fatto prigioniero nel 1915 dall'esercito russo, scoprì il comunismo nel 1918 e venne quindi arruolato nell'Armata Rossa. Servì in Siberia, dove, sotto il comando del commissario Jakov Jurovskij, probabilmente fece parte del commando che trucidò l'ex-zar Nicola II, la sua famiglia e altri prigionieri del seguito. Nel 1921 tornò in Ungheria, dove prestò servizio nel breve governo di Béla Kun. Nel 1927 ritornò in Ungheria per aiutare il locale partito comunista clandestino, ma dovette presto scappare a Mosca, dove studiò agricoltura nell'Istituto della capitale e lavorò nella sezione ungherese del Comintern.
Durante la permanenza di Nagy in Unione Sovietica, molti comunisti non originari della Russia vennero arrestati, imprigionati e condannati a morte dal governo sovietico. In particolare, Béla Kun che guidava la repubblica sovietica ungherese, scomparso nella metà degli anni '30. Questa tragedia provocò il panico tra gli emigrati ungheresi, come testimoniato da Julius Háy in Born 1900. In questo periodo Nagy divenne un agente dell'apparato di sicurezza dell'Unione Sovietica. Era una pratica comune ed il fatto che sopravvisse alle purghe staliniane degli anni Trenta e Quaranta rafforza questa tesi. Sembra che Nagy abbia smesso di lavorare per lo spionaggio verso la fine degli anni Quaranta, dato che in questo periodo gli vennero affidate posizioni ministeriali nel suo Paese natale, inclusa quella di Ministro dell'Agricoltura e di Ministro degli Interni.
Nel 1949 criticò numerose posizioni della politica agricola dell'Unione Sovietica e come conseguenza venne espulso del Politburo. Venne riammesso nel 1951, solo dopo aver fatto "autocritica", realizzò le idee che aveva tanto osteggiato. Divenne vice primo ministro sotto Mátyás Rákosi, ma fu promosso primo ministro dopo la morte di Stalin, quando Georgij Malenkov, successore di Stalin alla guida del governo dell'URSS, lo preferì agli altri membri del partito.

Primo ministro (1953-1955, 1956)
Nagy cercò di creare un "nuovo corso" nel sistema comunista, moderando il ritmo dell'industrializzazione, permettendo ai contadini di abbandonare la collettivizazione delle fattorie e limitando il regime del terrore. Ma quando, nel 1955, Khruščёv, il vero detentore del potere, spodestò Malenkov, Nagy fu costretto a dimettersi dal suo incarico e fu espulso dal partito comunista.
La rielezione di Rákosi, uno stalinista, ed il "discorso segreto" di Khruščёv al ventesimo Congresso del Partito Comunista Sovietico, contribuì all'inquietudine dell'Ungheria. Per ammansire la diffusa scontentezza popolare, un altro comunista ungherese, Ernő Gerő, fu nominato primo segretario. Ma gli eventi in Polonia, così come quelli in Ungheria, inclusa la riabilitazione delle vittime ungheresi delle purghe staliniste condussero ad agitazioni molto estese. Il 23 ottobre, dimostrazioni studentesche nel centro di Budapest e gli spari, non autorizzati, sulla folla, portarono al caos. Il Comitato Centrale, riunitosi in emergenza la notte del 23 ottobre, nominò Nagy primo ministro, una posizione che detenne poco meno di 10 giorni.
Durante il suo breve mandato come il primo ministro durante la rivoluzione ungherese, Nagy tentò di tenere gli eventi sotto controllo, cercando di mediare le condizioni imposte dai sovietici con i desideri del suo popolo. Propose l'amnistia per i dimostranti, abolì il sistema monopartitico e iniziò a negoziare il ritiro delle truppe sovietiche dall'Ungheria. Il primo novembre Nagy sfidò ulteriormente il Cremlino dichiarando la neutralità del proprio Paese e domandando alle Nazioni Unite di prenderne atto, richiesta che non venne mai considerata.
Nagy era consapevole di aver giocato il tutto per tutto: già dal giorno precedente, in numerose parti del Paese era stata segnalata la presenza di truppe sovietiche e la capitale era accerchiata. Nonostante questo, il generale Pál Maléter, Comandante in capo dell'esercito magiaro, continuava a negoziare il ritiro dell'Armata Rossa, finché nella notte tra il 3 ed il 4 novembre 1956 venne arrestato da un commando del generale Serov durante le trattative nella caserma Kilián con la delegazione sovietica guidate dal generale Malinin. All'alba del 4 novembre la radio trasmise un comunicato di un ministro filosovietico, János Kádár, il quale dichiarava che, non essendo possibile combattere i "sussulti controrivoluzionari" del governo in carica, proponeva di crearne uno nuovo, sotto la propria presidenza, con l'aiuto di Mosca. Kádár aveva dichiarato a Jurij Andropov, appena due giorni prima: «Se i vostri carri armati entrano a Budapest, scenderò in strada e a mani nude mi batterò contro di voi» (T. Meray, Imre Nagy).

L'intervento sovietico e la morte
I sovietici invasero Budapest il 4 novembre 1956 e Nagy si rifugiò nell'ambasciata jugoslava, dove gli era stata offerta protezione e dal quale lanciò un accorato messaggio captato dalle radio occidentali: " Qui parla il primo ministro Imre Nagy. Oggi all'alba le truppe sovietiche hanno aggredito la nostra capitale con l'evidente intento di rovesciare il governo legale e democratico d'Ungheria. Le nostre truppe sono impegnate nei combattimenti. Il governo è al suo posto. Comunico questo fatto al nostro paese e al mondo intero ". Khruščёv sapeva di correre pochi rischi assaltando Budapest, era certo dell'appoggio del mondo comunista, in particolare di Mao e Tito, e sapeva che il mondo occidentale era alle prese con la crisi di Suez e con le elezioni presidenziali negli Stati Uniti.
Il 22 novembre 1956, dopo diciotto giorni di permanenza nell'ambasciata jugoslava di Budapest, Nagy e numerosi suoi collaboratori, assieme alle famiglie, ne furono fatti uscire dal regime filosovietico di Kádár con la promessa scritta, consegnata al viceministro jugoslavo Vidić, che sarebbero potuti tornare alle loro case. Appena fuori, però, furono tutti costretti a salire su un autobus e trasportati nel quartier generale del KGB, alla periferia della città. Da lì il giorno dopo furono caricati su due aerei e fatti proseguire per Snagov, una località vicino a Bucarest, in Romania, dove vennero accolti in un complesso riservato ai dirigenti di partito; furono sistemati e trattati con cura, ma fin dal primo istante fu chiaro che erano prigionieri.
Le autorità comuniste romene, sempre in contatto con i sovietici e gli ungheresi, ebbero cura di separarli in gruppi e di isolare Nagy dagli altri, per poi esercitare pressioni continue, tese a convincerli a firmare dimissioni retrodatate a prima dell'invasione sovietica, e dichiarazioni di condanna della "controrivoluzione" di ottobre-novembre. Dopo qualche settimana, divenne sempre più chiaro a tutti i reclusi che le strade erano due: o si faceva quello che veniva richiesto, e prima o poi si sarebbe tornati a casa, oppure si teneva duro e si andava incontro a guai seri.
Nel corso del vertice dei «Paesi socialisti» tenutosi a Budapest dall'1 al 4 gennaio 1957, infatti, si parlò per la prima volta ufficialmente di "tradimento" di Imre Nagy. Nel corso dell'anno tre reclusi - tra cui il filosofo György Lukács - decisero di cedere al ricatto dei loro carcerieri: scrissero lettere in cui approvavano l'intervento sovietico e l'operato del governo Kádár, rinunciando a fare politica, e poterono, chi prima chi poi, tornare a casa indisturbati. Nagy e gli altri invece decisero di tenere duro, guadagnando così l'equivalenza morale con gli eroici combattenti morti sulle barricate.
Il 17 giugno del 1958 un comunicato del ministro ungherese della giustizia informava che Nagy, Maléter e due collaboratori erano stati condannati a morte e immediatamente giustiziati, per "aver complottato contro la Repubblica Popolare". I capi di tutti i partiti comunisti del mondo erano stati invitati a pronunciarsi sul verdetto e soltanto Gomułka si era astenuto, mentre Maurice Thorez e Palmiro Togliatti - cui Nagy aveva scritto una lettera, peraltro mai recapitata - avevano ritenuto più opportuno votare sì.

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Vedi anche il magistrale articolo di Enzo Bettiza per i 50 anni

* 1977 - Wernher Magnus Maximilian Freiherr von Braun (Wirsitz, 23 marzo 1912 – Alexandria, 16 giugno 1977) è stato uno scienziato e ingegnere tedesco naturalizzato statunitense, una delle figure principali nello sviluppo della missilistica in Germania e negli Stati Uniti, dove è ritenuto il capostipite del programma spaziale americano. Prima e durante la Seconda guerra mondiale ha lavorato allo sviluppo dei razzi in Germania, campo in cui ottenne successi senza precedenti.
Wernher Barone von Braun nacque a Wirsitz in Prussia (oggi in Polonia). Dopo che la madre gli regalò un telescopio, iniziò ad appassionarsi di astronomia e di spazio, il che segnò tutta la sua vita. Dopo l'annessione di Wirsitz alla Polonia nel 1920 (secondo il trattato di Versailles), la sua famiglia, come molte altre di origine tedesca, migrò in Germania, trovando casa a Berlino. Wernher non andava molto bene né in fisica, né in matematica, finché non acquistò un libro dal titolo Die Rakete zu den Planetenräumen (Il missile nello spazio interplanetario) scritto dal pioniere della missilistica Hermann Oberth. Da quel momento in poi si applicò talmente tanto alla matematica, che arrivò ad eccellere in quel campo. All'età di 12 anni causò dei danni notevoli, a seguito dell'esplosione di un vagone giocattolo a cui aveva attaccato dei fuochi d'artificio. Il giovane von Braun venne preso in custodia dalla polizia finché non arrivò il padre.
Nel 1930 iniziò a frequentare l'istituto di Tecnologia di Berlino e successivamente entrò nel Verein für Raumschiffahrt (Società dei voli spaziali) dove assistette Hermann Oberth negli esperimenti sui razzi a motore con combustibile liquido. Dopo aver ricevuto il diploma entrò all'Università di Berlino.

La carriera in Germania
Sotto il capitano Walter Dornberger, fu assicurata a von Braun una concessione di ricerca presso il reparto di artiglieria dove si stavano sviluppando le ricerche del razzo a combustibile solido di Dornberger, a Kummersdorf. Il trattato di Versailles aveva posto severe limitazioni a carico della Germania in relazione agli armamenti ed in particolare alla dotazione di artiglieria pesante, ma nulla era stato disposto in relazione ai razzi. Da qui l'interesse della Reichswehr per gli studi sulla propulsione a razzo. Successivamente von Braun ricevette un dottorato in fisica. Alla fine del 1934 l'equipe di von Braun riuscì a lanciare due missili che percorsero 2,4 km.
A quel tempo, tuttavia, non esistevano più società missilistiche tedesche, a causa del fallimento del Verein für Raumschiffahrt e i test sui razzi erano stati proibiti dal nuovo regime nazista. I militari monopolizzarono lo sviluppo e la ricerca missilistica costruendo una grande industria nei pressi del villaggio di Peenemünde nel nord-est della Germania, sul Mar Baltico. Dornberger divenne comandante e von Braun nominato suo direttore tecnico. In collaborazione con la Luftwaffe, il gruppo di Peenemuende sviluppò i propulsori a combustibile liquido sia per i caccia che per i jet. Svilupparono anche il missile balistico a lungo raggio A-4, e il missile supersonico anti-aereo Wasserfall. A causa di forti pressioni, von Braun nel novembre 1937 entrò nel Partito Nazista e nel mese di maggio del 1940 diventò un ufficiale delle SS. Iniziò come Untersturmführer (sottotenente) e Himmler lo promosse tre volte, l'ultima come Sturmbannführer (maggiore) nel giugno del 1943.
Nel novembre del 1942, Adolf Hitler approvò la produzione degli A-4 come "arma di rappresaglia". Il gruppo di lavoro comprese che la si sviluppava per bombardare Londra con esplosivi. Ventidue mesi dopo venne messo a punto il primo A-4, ora denominato V2 (Vergeltungswaffe 2, o "arma di rappresaglia 2"), un nome inventato da Joseph Goebbels. Il missile venne lanciato verso l'Europa occidentale il 7 settembre 1944.
I razzi V2 furono per la maggior parte fabbricati in circostanze terribili: la produzione principale infatti, ha avuto luogo nei sotterranei di una fabbrica del campo di concentramento di Mittelbau-Dora, riducendo in schiavitù i prigionieri lavoratori. I sotterranei vennero scavati nella dura roccia della montagna di Harz. Lo scopo era nascondersi alla ricognizione alleata, per evitare un possibile bombardamento, avendo così la sicurezza che il V2 sarebbe stato costruito nella quantità sufficiente per arrivare alla cosiddetta Endsieg (la vittoria finale della Germania). La fabbrica era diretta dalle SS, e come operai venivano usati i cittadini stranieri detenuti nel campo, principalmente francesi ed europei dell'est. L'indebolimento della manodopera, causato dal massacrante lavoro nel campo di concentramento provocò, si stima, almeno 20.000 morti, tra coloro che lavorarono al progetto. Alcuni vennero uccisi mentre tentavano di sabotare i missili. Non ci sono prove che von Braun abbia protestato per tali uccisioni, anche se successivamente disse di provare vergogna per quanto successe a Dora.
Nel marzo 1944 la Gestapo arrestò von Braun per crimini contro lo stato a causa della sua continua pubblicità sulla possibile costruzione di missili capaci di andare nello spazio. Ma le accuse caddero dato che era in costante crescita il suo coinvolgimento nella costruzione di macchine da guerra. Infatti Dornberger e il Ministro degli Armamenti Albert Speer riuscirono a convincere Hitler che senza von Braun la produzione di V-2 era a rischio.
Nella primavera del 1945, con l'Armata Rossa giunta a 160 km da Peenemünde, von Braun riunì i suoi collaboratori e chiese loro a chi avrebbero voluto consegnarsi. Molti scienziati erano impauriti dai russi e temevano processi o rappresaglie da parte degli inglesi (le cui città avevano subito il maggior numero di attacchi con armi-razzo). Così, salendo su un treno con documenti falsi, von Braun condusse 500 persone attraverso la Germania distrutta dalla guerra per consegnarsi agli statunitensi. Le SS avevano avuto l'ordine di uccidere gli ingegneri tedeschi in fuga, nonostante questo von Braun e gli altri riuscirono a consegnarsi agli Stati Uniti.
Gli americani, appena capirono di avere di fronte degli ingegneri di primissimo piano, mandarono subito l'esercito a Peenemünde e Nordhausen per requisire tutto ciò che restava dei V2 e distruggere entrambe le fabbriche, riuscendo a stipare in 300 treni le parti dei V2 rimaste, ma buona parte della produzione dell'équipe di von Braun venne requisita dai russi.
In Gran Bretagna i missili V-2 causarono 2500 morti e circa 6000 feriti, e da parte della popolazione von Braun fu considerato come criminale di guerra. Lo stesso numero di morti ci furono in Belgio, soprattutto nella città di Anversa.

La carriera nell'esercito americano
Anche nell'America dell'immediato dopoguerra l'odio verso i nazisti era palpabile. Infatti le condizioni offerte al gruppo di ingegneri e scienziati che ora collaboravano con gli americani furono molto dure.
Il 20 giugno 1945, il Segretario di Stato americano Cordell Hull ordinò il trasferimento sul suolo americano degli specialisti tedeschi facenti capo a von Braun ("Operazione Paperclips"). I primi sette arrivarono a Wilmington nel Delaware, il 20 settembre 1945. In seguito, vennero trasferiti a Boston, e successivamente, ad eccezione di von Braun, nel Maryland per classificare i documenti di Peenemünde che avrebbero permesso agli scienziati di continuare gli esperimenti missilistici. Finalmente, von Braun e altri 126 suoi colleghi, si stabilirono a Fort Bliss, nel Texas, in una grande installazione militare a nord di El Paso.
Furono loro imposte condizioni quasi penose: separati dalle famiglie, rimaste in Germania, si trovarono a vivere in baracche dissestate, prive di servizi e sotto costante sorveglianza. Non potevano infatti uscire da Fort Bliss liberamente, ma solo sotto scorta.
A Fort Bliss, lo staff di von Braun addestrò il personale militare, industriale e universitario sulla complessità della missilistica, lanciando nel Nuovo Messico alcuni V-2 arrivati integri dalla Germania. Proseguirono inoltre gli studi sulle future applicazioni dei razzi militari.
In questo periodo, von Braun spedì una proposta di matrimonio alla sua prima cugina, la diciottenne Maria von Quistorp. Il 1º marzo 1947 si sposarono con rito luterano in una chiesa di Landshut, in Germania, dopo aver ottenuto il permesso di tornare nel suo paese natio e di rivedere i propri genitori. Nel dicembre del 1948, nacque la sua prima figlia all'ospedale militare di Fort Bliss.
Nel 1950 von Braun ed il suo staff vennero trasferiti a Huntsville, in Alabama, dove si stabilirono per vent'anni. Nominato direttore della Divisione di Sviluppo dell'ABMA ("Army Ballistic Missile Agency"), condusse fino al 1956 la squadra di sviluppo dell'esercito alla creazione del razzo Redstone. Già nel 1954 il gruppo sarebbe stato in grado di lanciare un satellite in orbita nello spazio. Ma la Casa Bianca si oppose: nel settembre 1956 infatti von Braun fu costretto a zavorrare il razzo perché non entrasse in orbita. I politici preferivano infatti il progetto Vanguard, della Marina militare, che però contava su un missile meno potente e sicuro.
Il 4 ottobre 1957 gli Stati Uniti vennero colti di sorpresa dalla notizia del primo lancio di un satellite sovietico, lo Sputnik 1. Cercando di correre subito ai ripari, venne anticipato il lancio del Vanguard al dicembre 1957 (doveva essere pronto nel 1958). Ma il lancio fallì: il razzo che sosteneva il satellite ricadde a terra e si incendiò.
Così von Braun ebbe finalmente via libera ed in soli tre mesi mise in orbita il primo satellite artificiale USA. Il suo team sviluppò lo Jupiter-C, un Redstone modificato. Il lancio riuscito dello Jupiter-C, che mise in orbita l'Explorer 1, segnò l'inizio del programma spaziale americano. Era il 31 gennaio 1958.
Nel 1962 von Braun presentò il primo progetto per l'esplorazione di Marte e un progetto per una stazione spaziale orbitante, entrambi pubblicati sulla rivista Collier's. Nell'articolo dedicato alla stazione spaziale si leggeva che aveva un diametro di 75 m, la sua orbita era ad una altezza di 1700 Km e girava su se stessa per creare una gravità artificiale.
Dagli articoli di Collier's nacque anche una versione televisiva sull'esplorazione dello spazio, prodotta da Walt Disney, che andò in onda in tre puntate: L'uomo nello spazio, L'uomo e la luna e Marte ed oltre. Von Braun fece da direttore tecnico; inoltre apparve sullo schermo in tutte e tre le puntate. La collaborazione con Disney continuò negli anni seguenti: Disney aveva in mente di costruire un enorme parco di divertimenti, Disneyland. Von Braun aiutò la progettazione della sezione dedicata al futuro, Tomorrowland, la cui attrazione maggiore era il viaggio verso Marte.

La carriera alla NASA
La NASA fu costituita con una legge del 29 luglio 1958. Il giorno dopo, il cinquantesimo razzo Redstone fu lanciato con successo da un'isola del Sud Pacifico. Due anni più tardi la NASA aprì un nuovo centro spaziale, il Marshall Space Flight Center, sempre nella città di Huntsville, in Alabama e trasferì von Braun e il suo staff dall'ABMA alla NASA. Von Braun fu il primo direttore del centro, dal 1960 al febbraio del 1970.
Il primo importante progetto al Marshall Center fu lo sviluppo del Saturn, un razzo in grado di portare astronauti sulla Luna. Il sogno di von Braun di vedere un uomo sulla Luna, si concretizzò il 16 luglio 1969, quando il razzo Saturn V, sviluppato al Marshall, portò l'equipaggio dell'Apollo 11 sulla Luna. Durante il corso del Programma Apollo, sei team di astronauti esplorarono la superficie lunare.
Nel 1970, von Braun venne nominato delegato al NASA's Deputy Associate Administrator for Planning, trasferendosi con la sua famiglia a Washington. Con l'interruzione del programma Apollo, von Braun si accorse di avere una visione del futuro della corsa allo spazio profondamente diversa da quella della NASA, quindi nel giugno 1972 rassegnò le sue dimissioni.

La carriera dopo la NASA
Dopo aver lasciato la NASA divenne vice-presidente delle industrie Fairchild a Germantown, nel Maryland, dove fu attivo nella promozione del National Space Institute. Conobbe Carol Rosin, responsabile corporativa delle industrie Fairchild, nel 1974. Von Braun la rese consapevole del pericolo della proliferazione delle armi spaziali e del perché dovessero essere bandite. La Rosin continuò l'azione di von Braun nella promozione del divieto delle armi spaziali e nella trasformazione del complesso industriale militare in un'industria pacifica di esplorazione dello spazio, co-fondando "l'Institute for Cooperation in Space" (Istituto per la Cooperazione nello Spazio).
Nel 1976 divenne membro del consiglio di amministrazione della Daimler-Benz nonché consulente scientifico di Lutz Kayser, CEO della tedesca OTRAG (Orbital Transport und Raketen), la prima compagnia privata ad occuparsi della produzione di veicoli di lancio.
All'apice della sua attività, von Braun scoprì di soffrire di cancro. Malgrado le cure, il tumore continuò a progredire, costringendolo a lasciare la Fairchild il 31 dicembre 1976. Il 16 giugno 1977, Wernher von Braun morì ad Alexandria, in Virginia, all'età di 65 anni. Fu sepolto all'Ivy Hillside Cemetery.

▪ 2000 - Valentino Gerratana (Scicli, 14 febbraio 1919 – Roma, 16 giugno 2000) è stato un filosofo italiano.
Partecipa giovanissimo alla resistenza a Roma, nelle file dei GAP, legandosi a Carlo Salinari e Giaime Pintor, conosciuto nel 1939 al corso allievi ufficiali di Salerno, e ricordato dopo la morte nell'introduzione a Sangue d'Europa. Dopo la caduta del fascismo prende parte alla ricostruzione del PCI romano e si laurea in giurisprudenza presso l'università della capitale. Collaboratore di numerose riviste politiche e teoriche (Rinascita, Società, Il Contemporaneo, Critica Marxista), diviene caporedattore de l'Unità ed entra in contatto con gli intellettuali legati alla casa editrice Einaudi. Docente all'Università di Salerno dalla fine degli anni '60, passa all'Università di Siena, per tornare nel 1976 alla Facoltà di Lettere dell'Università di Salerno. Studioso sobrio e rigoroso del marxismo, ha curato l'edizione critica degli Scritti politici di Antonio Labriola, ma è ricordato soprattutto per la sua innovativa edizione critica dei Quaderni del carcere di Antonio Gramsci.
La sua edizione, con un'accurata ricostruzione cronologica, archiviò definitivamente l'edizione tematica curata da Palmiro Togliatti e pubblicata dagli Editori Riuniti nella celebre edizione biancorossa. Il lavoro di Gerratana contribuì a mettere in luce lo stile "frammentario" e "antidogmatico" di Gramsci. La sezione italiana della International Gramsci Society bandisce dal 2003 un premio alla sua memoria.

Opere principali
▪ L'eresia di Jean-Jacques Rousseau, Roma, editori Riuniti, 1968
▪ Ricerche di storia del marxismo, Roma, Editori riuniti, 1972
▪ Antonio Labriola di fronte al socialismo giuridico, Milano, Giuffre, 1975
▪ Gramsci: problemi di metodo, Roma, Editori riuniti, 1997

▪ 2008 - Mario Rigoni Stern (Asiago, 1º novembre 1921 – Asiago, 16 giugno 2008) è stato uno scrittore italiano, e un grande amante delle montagne dell'Altopiano di Asiago, autentico appartenente alla cultura dei Cimbri.

Il suo nome resta legato a Il sergente nella neve:
«Il momento culminante della mia vita non è stato quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita...» (da Ritratti: Mario Rigoni Stern di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini)


Prima della guerra
Nato ad Asiago, nell'Altopiano dei Sette Comuni, nel 1921 da Giovanni Battista Rigoni e Annetta Vescovi, terzo di sette fratelli, e una sorella, trascorre l'infanzia tra i pastori e la gente di montagna dell'altopiano di Asiago. La famiglia Rigoni soprannominata "Stern" commerciava con la pianura in prodotti delle malghe alpine, pezze di lino, lana e manufatti in legno della comunità dell'Altipiano. Studia fino alla terza avviamento al lavoro, poi lavora presso la bottega di famiglia.
Nel 1938 si arruola volontario alla Scuola Centrale Militare di Alpinismo (ora Centro Addestramento Alpino) di Aosta e, più tardi, combatte come alpino nella divisione Tridentina, nel battaglione Vestone, al confine con la Francia al tempo dell'entrata in guerra dell'Italia, quindi Albania, Grecia, e Russia dove vive l'immane tragedia della ritirata. Fatto prigioniero dai tedeschi allorché l'Italia firma l'armistizio di Cassibile (8 settembre 1943), è trasferito a Hohenstein, oggi Olsztynek, in Prussia Orientale. Rientra a casa a piedi dopo due anni di lager, il 5 maggio 1945.

Durante la campagna di Russia
La sua particolare sensibilità agli altri ed al creato in generale lo ha contraddistinto anche durante la campagna di Russia. Senza nulla togliere al suo coraggio ed all'impegno militare nel quale era coinvolto, come più sopra descritti, Rigoni Stern è ricordato per i suoi interventi in favore di alcuni civili in condizioni disagiate ed incapaci di sostentarsi, che sono sopravvissuti grazie a lui. Ne è un esempio Nikolaj Sanvelian, che da bambino è stato salvato da Mario e che diverrà uno dei più apprezzati scrittori russi.

Il dopoguerra
Finita la guerra Rigoni Stern ritorna ad Asiago da dove non si trasferirà più e dove ha vissuto fino alla morte nella casa da lui stesso costruita. Nel 1946 si sposa con la moglie Anna dalla quale avrà tre figli. Viene assunto presso l’Ufficio imposte del catasto del suo stesso comune. Manterrà questo impiego fino al 1970 quando lo lascerà per ragioni di salute (problemi cardiaci). Da quel momento si dedicherà appieno all'attività di scrittore.

Lo scrittore
« ...Corro e busso alla porta di un'isba. Entro.
Vi sono dei soldati russi, là. Dei prigionieri? No. Sono armati. Con la stella rossa sul berretto! Io ho in mano il fucile. Li guardo impietrito. Essi stanno mangiando attorno alla tavola. Prendono il cibo con il cucchiaio di legno da una zuppiera comune. E mi guardano con i cucchiai sospesi a mezz'aria. - Mnié khocetsia iestj, - dico. Vi sono anche delle donne. Una prende un piatto, lo riempie di latte e miglio, con un mestolo, dalla zuppiera di tutti, e me lo porge. Io faccio un passo avanti, mi metto il fucile in spalla e mangio. Il tempo non esiste più. I soldati russi mi guardano. Le donne mi guardano. I bambini mi guardano. Nessuno fiata. C'è solo il rumore del mio cucchiaio nel piatto. E d'ogni mia boccata. - Spaziba, - dico quando ho finito. E la donna prende dalle mie mani il piatto vuoto. - Pasausta, - mi risponde con semplicità. I soldati russi mi guardano uscire senza che si siano mossi. Nel vano dell'ingresso vi sono delle arnie. La donna che mi ha dato la minestra, è venuta con me come per aprirmi la porta e io le chiedo a gesti di darmi un favo di miele per i miei compagni. La donna mi dà il favo e io esco.
Così è successo questo fatto. Ora non lo trovo affatto strano, a pensarvi, ma naturale di quella naturalezza che una volta dev'esservi stata tra gli uomini. Dopo la prima sorpresa tutti i miei gesti furono naturali, non sentivo nessun timore, né alcun desiderio di difendermi o di offendere. Era una cosa molto semplice. Anche i russi erano come me, lo sentivo. In quell'isba si era creata tra me e i soldati russi, e le donne e i bambini un'armonia che non era un armistizio. Era qualcosa di più del rispetto che gli animali della foresta hanno l'uno per l'altro. Una volta tanto le circostanze avevano portato degli uomini a saper restare uomini. Chissà dove saranno ora quei soldati, quelle donne, quei bambini. Io spero che la guerra li abbia risparmiati tutti. Finché saremo vivi ci ricorderemo, tutti quanti eravamo, come ci siamo comportati. I bambini specialmente. Se questo è successo una volta potrà tornare a succedere. Potrà succedere, voglio dire, a innumerevoli altri uomini e diventare un costume, un modo di vivere...»

Esordisce come scrittore nel 1953, con il libro autobiografico Il sergente nella neve, pubblicato da Einaudi, in cui racconta la sua esperienza di sergente degli Alpini nella disastrosa ritirata di Russia durante la seconda guerra mondiale. Con quest'opera egli si colloca all'interno della corrente narrativa neorealista.
Il libro viene pubblicato su indicazione di Elio Vittorini, conosciuto da Rigoni Stern nel 1951, che suggerì alcune piccole modifiche stilistiche. Il testo è ricco di ricordi, immagini, storie che presentano analogie di situazioni, temi e umanità con i libri scritti da Giulio Bedeschi, Eugenio Corti, Primo Levi e Nuto Revelli, tutti aventi come soggetto gli anni di guerra e le storie degli uomini che vissero quel periodo.
Sul finire degli anni sessanta scrive il soggetto e collabora alla sceneggiatura de I recuperanti, film girato da Ermanno Olmi sulle vicende delle genti di Asiago all'indomani della Grande guerra.
Successivamente pubblica altri romanzi nella sua terra natale e ispirati a grande rispetto e amore per la natura. Sono inoltre ben sottolineati nelle sue storie quei valori ritenuti importanti della vita. Sono questi i temi di Il bosco degli urogalli (1962) e Uomini, boschi e api (1980).
Nel 1999 gira con Marco Paolini un film-dialogo diretto da Carlo Mazzacurati, Ritratti: Mario Rigoni Stern. Nel film Rigoni Stern racconta la sua esperienza di vita, la guerra, il lager e il difficile ritorno a casa, ma anche il rapporto con la montagna e la natura. Il racconto come veicolo della memoria: per il Sergente è doloroso ma fondamentale portare agli altri la propria esperienza.
Per la sua sensibilità verso il mondo della natura e della montagna l'11 maggio 1998 l'Università di Padova gli ha conferito la laurea honoris causa in scienze forestali ed ambientali.
In un'intervista di Giulio Milani nel 2002 vi è una visione quasi profetica da parte di Rigoni Stern:

Difatti io dico sempre: spero di non morire sotto Berlusconi. Non per la mia età, perché potrei andarmene anche domani, ma per il fatto di avere un po’ di speranza sulla vita e sull’umanità. Direi che Berlusconi non è un uomo che dà speranza. Eppure, c’è una poesia di Garcia Lorca che di New York dice: 'Voglio che un bimbo negro annunci ai bianchi dell’oro l’avvento del regno della spiga.' Perché a volte, vede, guardandosi intorno, si dice questo mondo economico dove tutto è virtuale, anche l’economia è virtuale... E allora a un certo punto diciamo: ci vorrebbe una grande crisi per ridimensionare questa cosa. Però, purtroppo, la grande crisi prende sempre di mezzo la povera gente... Ma piuttosto che una guerra, è meglio una grande crisi per stravolgere un po' questo mondo, per metterlo sulla strada giusta, per far capire che non è più la borsa che deve governare...
Nel 2005 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di Montebelluna.
Il 14 marzo 2007 l'Università degli studi di Genova gli ha conferito la laurea honoris causa in scienze politiche.
Oltre a vari premi per i suoi romanzi (v. sotto), nel 1997 ha vinto il Premio Feltrinelli e nel 2003 il Premio Chiara alla carriera.
Tributi gli sono stati riservati da altri noti colleghi:
«Pochi, pochissimi scrittori, e non soltanto in Italia, hanno la castità e la densità della prosa di Rigoni Stern» (Giulio Nascimbeni)
«Dietro il racconto di Rigoni Stern, sembra assurdo, ma si coglie qualcosa dei profondi umori vitali, del fiato epico di Tolstoj» (La Stampa)
«Era uno scrittore grandissimo, aveva la grandezza che hanno i solitari» (Ferdinando Camon)


Opere
▪ Il sergente nella neve (1953) - Premio Bancarellino 1963
▪ Il bosco degli urogalli (1962)
▪ Quota Albania (1971)
▪ Ritorno sul Don (1973)
▪ Storia di Tönle (1978) - Premio Campiello e Premio Bagutta
▪ Uomini, boschi e api (1980)
▪ L'anno della vittoria (1985)
▪ Amore di confine (1986)
▪ Il libro degli animali (1990)
▪ Arboreto salvatico (1991)
▪ Le stagioni di Giacomo (1995) - Premio Grinzane Cavour
▪ Sentieri sotto la neve (1998)
▪ Inverni lontani (1999)
▪ Tra due guerre e altre storie (2000)
▪ L'ultima partita a carte (2002)
▪ Aspettando l'alba e altri racconti (2004)
▪ I racconti di guerra (2006)
▪ Stagioni (2006)
▪ Quel Natale nella steppa, (2006))