Il calendario del 14 Gennaio

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Eventi

• 1526 - Carlo V d'Asburgo impone a Francesco I di Valois, in cambio della sua liberazione, di firmare il trattato che prevedeva la rinuncia da parte della Francia al Regno di Napoli, al Ducato di Milano e alla Borgogna, oltre alla concessione dei suoi due figli come ostaggi agli austro-spagnoli.

• 1690 - A Norimberga in Germania, viene inventato il clarinetto

• 1731 - A Goteborg viene fondata la Compagnia svedese delle Indie Orientali

• 1784 - Il Congresso degli Stati Uniti ratifica il Trattato di Parigi che sancisce la fine della Guerra di indipendenza americana

• 1814 - La Danimarca cede la Norvegia alla Svezia

• 1858 - Un repubblicano italiano, Felice Orsini, attenta alla vita di Napoleone III di Francia

• 1897 - Una spedizione raggiunge per la prima volta la vetta del Cerro Aconcagua in Argentina

• 1907 - Un terremoto a Kingston, Giamaica, uccide più di 1.000 persone

• 1923 - In Italia il regime fascista costituisce la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale

• 1939 - La Norvegia rivendica la Terra della regina Maud in Antartide

• 1943 - Franklin Delano Roosevelt è il primo presidente degli Stati Uniti a viaggiare in aeroplano, si reca a Casablanca per incontrare Winston Churchill

• 1954 - Marilyn Monroe sposa Joe Di Maggio

• 1968 - La notte tra il 14 ed il 15 gennaio, nella Sicilia occidentale si verifica il terremoto del Belice, che provoca vittime, ingenti danni, e la distruzione parziale o totale di alcuni paesi, come nel caso di Gibellina, Salaparuta, Poggioreale e Montevago, che verranno poi ricostruiti

• 1990 - I Simpson debuttano sul canale televisivo FOX come serie regolare

• 1994 - Il presidente statunitense Bill Clinton e quello russo Boris Yeltsin firmano gli Accordi del Cremlino che fermano il puntamento preprogrammato dei missili nucleari e provvedono per lo smantellamento dell'arsenale nucleare dell'Ucraina

• 1996 - Jorge Sampaio viene eletto presidente del Portogallo

• 1998 - Ricercatori di Dallas presentano prove della scoperta di un enzima che rallenta l'invecchiamento e la morte delle cellule (apoptosi)

• 2000 - Un tribunale delle Nazioni Unite condanna cinque croati bosniaci con sentenze fino a 25 anni di carcere per l'uccisione di oltre 100 musulmani in un villaggio bosniaco, avvenuta nel 1993

• 2003 - La collaborazione giapponese SPring-8 osserva con certezza il primo pentaquark, la notizia verrà annunciata ufficialmente il 4 luglio

• 2004 - La bandiera nazionale della Georgia, la così detta bandiera delle cinque croci, viene riportata ufficialmente in uso dopo circa 500 anni

• 2005 - La sonda europea Huygens atterra su Titano, il più grande delle lune di Saturno, dopo un viaggio di 7 anni

Anniversari


* 313 - Felice di Nola (Nola, III secolo – Nola, 14 gennaio 313) anche detto "in Pincis", fu un sacerdote cristiano ed è venerato dalla Chiesa cattolica come santo.
Le poche notizie circa la sua esistenza ci vengono fornite da San Paolino di Nola nei suoi "carmi natalizi”, scritti dal 395 al 409 raccogliendo per iscritto la tradizione orale appresa nel territorio nolano.
Secondo la fonte, Felice nacque a Nola nella seconda metà del III secolo, figlio di un ricco siro trasferitosi in Italia per lavoro. Divenne sacerdote e stretto collaboratore di Massimo, vescovo di Nola. Fu imprigionato e torturato nel corso delle persecuzioni cristiane. Secondo la tradizione fu liberato da un Angelo e poi prestò le cure al malato vescovo che intanto si era rifugiato in un luogo segreto. Quando ricominciarono le persecuzioni, anche Felice sfuggì alla cattura rifugiandosi all'interno di una cisterna. Nel 313 fece ritorno a Nola, dove rifiutò l'episcopato e trascorse il resto dei suoi giorni in assoluta povertà.

• 1867 - Jean-Auguste-Dominique Ingres (Montauban, 29 agosto 1780 – Parigi, 14 gennaio 1867) è stato un pittore francese.
L'artista nelle sue tele darà maggiore importanza ai valori lineari e di superficie, una pittura a cui guarderà, negli anni '60 del XIX secolo, il giovane Édouard Manet.

• 1898 - Lewis Carroll, pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson (Daresbury, 27 gennaio 1832 – Guildford, 14 gennaio 1898), è stato uno scrittore, matematico, fotografo e logico britannico.
È celebre soprattutto per i due libri Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, opere che sono state apprezzate da una straordinaria varietà di lettori, dai bambini a grandi scienziati e pensatori. Fra gli autori che hanno apertamente dichiarato di considerare Alice una fonte di ispirazione per le loro opere si possono ricordare James Joyce, Jorge Luis Borges e John Lennon. In molti paesi del mondo esistono club e società di estimatori di Carroll.
A Lewis Carroll è dedicato un importante premio per la letteratura per ragazzi, il Lewis Carroll Shelf Award.
Fra il 1854 e il 1856 Dodgson iniziò a pubblicare poesie e racconti su riviste a tiratura nazionale come The Comic Times e The Train, e su giornali locali come la Whitby Gazette o lo Oxford Critic. In genere, si trattava di lavori comici, talvolta satirici. La sua ambizione andava molto al di là di questi risultati; nel luglio 1855 scrisse "non credo di aver ancora scritto alcunché degno di una vera pubblicazione (ed escludo quindi la Whitby Gazette o l'Oxonian Advertiser), ma non dispero di poterci riuscire in futuro."
Diversi anni prima di Alice iniziò a pensare come realizzare libri per bambini che potessero vendere bene; fra i suoi progetti comparivano libri di Natale e manuali pratici per la costruzione di marionette.
Nel 1856 pubblicò con lo pseudonimo "Lewis Carroll" una poesia romantica non particolarmente originale dal titolo Solitude, pubblicata su The Train. Il nome Lewis Carroll era una deformazione giocosa del suo vero nome: Lewis è infatti la versione inglese di Ludovicus, da cui deriva Lutwidge; Carroll è l'anglicizzazione di Carolus, il latino per Charles.
Nello stesso anno giunse alla Christ Church un nuovo rettore, Henry Liddell. Dodgson divenne ottimo amico di famiglia di Liddell e in particolare della signora e dei figli. Con le tre figlie Ina, Alice e Edith era solito fare giri in barca e pic-nic, arrivando fino a Godstow e Nuneham.
Fu durante una di queste gite, nel 1862, che Dodgson inventò le linee generali di una storia fantastica per divertire le tre bambine. Alice Liddell lo pregò di metterla per iscritto. Ne nacque un manoscritto intitolato Alice's Adventures Under Ground ("Le avventure di Alice sotto la terra"), che si trova oggi nella British Library (sebbene sia naturale ritenere che la Alice del titolo sia Alice Liddell, pare che ciò sia stato smentito da Dodgson). In seguito Dodgson si decise a sottoporre il libro all'editore MacMillan, che lo apprezzò molto. Furono necessarie diverse revisioni (fra i titoli alternativi che furono considerati ci sono Alice Among the Fairies, "Alice tra le fate" e Alice's Golden Hour, "L'ora dorata di Alice"), finché nel 1865 vide finalmente la luce Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie (Alice in Wonderland), firmato da "Lewis Carroll" (lo pseudonimo usato nove anni prima per Solitude), con illustrazioni di John Tenniel.
Il libro ebbe un successo immediato e travolgente, e "Lewis Carroll" divenne presto un amatissimo e famosissimo personaggio pubblico, quasi un alter ego che conduceva una vita propria, parallela a quella di Dodgson. Al nome "Lewis Carroll" vennero associati gradualmente una serie di miti, incentrati sull'idea che si trattasse di un personaggio bizzarro, quasi venuto da un mondo fatato fatto di bambine e magia.
Dodgson continuò a insegnare (fino al 1881) e rimase alla Christ Church fino alla morte, conducendo la sua solita vita; ma Carroll continuò a scrivere. Nel 1872 pubblicò Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò (Through the Looking-Glass and what Alice Found There); nel 1876 Caccia allo Snark (The Hunting of the Snark), un breve poema epico nonsense dedicato a un'altra bambina, Gertrude Chataway; nel 1889 e nel 1893 i due volumi del suo ultimo romanzo, Sylvie e Bruno (Sylvie and Bruno).
Produzione meno nota è, certamente, quella che riguarda la sua passione per la logica e per la matematica. Con il suo vero nome fece pubblicare una serie di trattati di logica di cui si ricordano, tra gli altri, Euclide ed i suoi rivali moderni (1879), Il gioco della logica (1887), Che cosa disse la tartaruga ad Achille (1894) e La logica simbolica, pubblicato nel 1894.
L'intelligenza fuori dal comune di Dodgson è dimostrata anche da alcune sue invenzioni. Nel 1891 creò un sistema di scrittura detto nyctografia che consentiva di scrivere al buio, usando un codice di segni su una griglia rettangolare dotata di buchi quadrati. Inventò anche un gioco di carta e matita, il word ladder (la "scala delle parole"). Sebbene pochissimi conoscano l'inventore e l'origine di questo gioco, esso è piuttosto diffuso in tutto il mondo.

* 1949 - Herbert "Harry" Stack Sullivan (Norwich, 21 febbraio 1892 – Parigi, 14 gennaio 1949) è stato uno psichiatra e psicoanalista statunitense.
Avvicinatosi alla psicoanalisi, creò la scuola di psichiatria interpersonale. Ha lavorato con altri noti psicoanalisti americani, quali: Clara Thompson, Karen Horney, Erich Fromm, Erik H. Erikson e Frieda Fromm-Reichmann.
Sullivan postula che tutti i comportamenti sono la somma delle varie motivazioni che influiscono sulla persona in ogni momento specifico. Il senso della scelta è un riflesso nella coscienza della convergenza di vari motivi che si riconducono ai bisogni di soddisfacimento e di sicurezza.
Fu uno dei fondatori del William Alanson White Institute, uno dei principali Istituti psicoanalitici Statunitensi, e della rivista scientifica Psychiatry. Diresse la Washington School of Psychiatry dal 1936 al 1947.
Il suo contributo sulle tecniche del colloquio clinico, in cui delineava un approccio meno nosografico e più interpersonale rispetto ai modelli classici, ha avuto molta influenza nella psichiatria statunitense degli anni '40 e '50. Nel suo approccio, il colloquio diviene uno strumento non solo anamnestico, ma anche di analisi delle dinamiche relazionali usate dal soggetto, e di cui questi non è sufficientemente consapevole. Il superamento di tali "disattenzioni selettive" nei confronti dei propri stessi processi relazionali diviene quindi parte del processo terapeutico.
Tra i suoi contributi principali, hanno avuto una rilevante importanza anche i tentativi di estendere alla schizofrenia le forme del trattamento psicoanalitico, la gestione dei reparti psichiatrici basata su processi relazionali e non solo autoritativi, la riflessione sulla comunicazione paratassica (ovvero influenzata dalle rappresentazioni precedenti dell'altro), e l'analisi della centralità delle forme di interazione interpersonale nella costruzione e nel mantenimento dei disturbi psicologici e psichiatrici; da questo punto di vista, la sua lezione è stata importante sia per i successivi sviluppi della scuola sistemica che, per certi versi, della psicoanalisi relazionale ed intersoggettiva.

* 1957 - Humphrey De Forest Bogart, detto anche Bogey (New York, 25 dicembre 1899 – Hollywood, 14 gennaio 1957), è stato un attore statunitense attivo particolarmente fra gli anni trenta e cinquanta.
Bogart, o Bogey come veniva affettuosamente chiamato nell'ambiente cinematografico, è una delle icone del cinema statunitense, in particolare di quello hollywoodiano del suo tempo; a distanza di anni dalla sua morte la sua inconfondibile figura viene ancora ricordata dagli appassionati di cinema. Nel 1999, l'American Film Institute lo ha proclamato la più grande stella maschile di tutti i tempi.

* 1973 - Gigi Monticone (Mongardino, 31 marzo 1925 – Genova, 14 gennaio 1973) è stato un giornalista, scrittore e partigiano italiano.
Per vent'anni fu segretario comunale in vari paesi dell'astigiano e durante la seconda guerra mondiale entrò a far parte delle milizie partigiane. Fu consigliere comunale ad Asti alla fine degli anni sessanta, redattore capo fino al 1965 del settimanale astigiano "Asti sabato" e collaboratore della "Gazzetta del Popolo".
Nel 1961 vinse la prima edizione del "Premio Asti" di giornalismo con l'articolo «La cavalcata di Aleramo».
Era un amante della scrittura di Cesare Pavese ed un suo articolo sullo scrittore santostefanese, gli valse una speciale menzione della giuria nel 1963 al "Premio Canelli-Cesare Pavese".
Nel 1965 si scelse lo pseudonimo Giacomo Crosta e vinse, con il racconto "Il bastardo" e la poesia "A Cesare Pavese, il "Premio Langa d'Oggi".
Dal 1966 al 1972 accettò l'incarico di vice segretario generale al comune di Sanremo e lasciò la terra astigiana alla quale fu sempre legato: « La storia è trascorsa lungo i secoli, ma la gente della terra non ha mai detto nulla: ha fatto la guerra, è morta, ha subito le carestie ed i saccheggi, ha dato l'ultimo fieno ai cavalli del reggimento, l'ultimo grano ai vivandieri, l'ultimo pugno di farina ai saccheggiatori, ma la storia non nomina mai questi uomini, ed essi tacciono nel tempo. »
Il 10 maggio 1980 il comune di Asti gli ha dedicato un convegno sul tema "Letteratura e mondo contadino - Uno scrittore della terra astigiana, Gigi Monticone"

• 1977 - Sir Robert Anthony Eden, conte di Avon (Durham, 12 giugno 1897 – Salisbury, 14 gennaio 1977), è stato un politico britannico nel periodo del gabinetto Churchill, agli inizi della Seconda guerra mondiale; famoso per le dimissioni presentate per il disaccordo con la politica di appeasement propugnata da Neville Chamberlain nei confronti dei regimi nazi-fascisti europei.

• 1978 - Kurt Gödel (Brno, 28 aprile 1906 – Princeton, 14 gennaio 1978) è stato un matematico, logico e filosofo statunitense di origine austro-ungarica, noto soprattutto per i suoi lavori sull'incompletezza delle teorie matematiche. Gödel è ritenuto uno dei più grandi logici di tutti i tempi insieme a Frege e Aristotele; le sue ricerche ebbero un significativo impatto, oltre che sul pensiero matematico e informatico, anche sul pensiero filosofico del XX secolo.
Pur pubblicando un numero ridotto di articoli, Gödel riesce ad occuparsi di quasi tutti i settori della logica moderna e l'impatto derivato dalle sue opere sarà enorme e si diffonderà anche al di fuori del mondo accademico matematico.
Gödel ha pubblicato il suo più famoso risultato nel 1931, all'età di venticinque anni, quando lavorava presso l'Università di Vienna.
Tale lavoro conteneva i famosi due Teoremi di incompletezza che da lui prendono il nome, secondo i quali: ogni sistema assiomatico consistente in grado di descrivere l'aritmetica dei numeri interi è dotato di proposizioni che non possono essere dimostrate né confutate sulla base degli assiomi di partenza. Parafrasando, se un sistema formale S è consistente (ossia privo di contraddizioni), allora è possibile costruire una formula F sintatticamente corretta ma indimostrabile in S. Per cui se un sistema formale è logicamente coerente, la sua non contraddittorietà non può essere dimostrata stando all'interno del sistema logico stesso.
I teoremi di Gödel nascevano in relazione alle ricerche volte a realizzare il programma di Hilbert, che chiedeva di trovare un linguaggio matematico che potesse provare da solo la propria consistenza o coerenza. Gödel invece dimostrò che la coerenza di un sistema è tale proprio perché non può essere dimostrata.
Molti non compresero appieno il senso delle affermazioni di Gödel, ritenendo che il suo teorema avesse definitivamente distrutto la possibilità di accedere a verità matematiche di cui avere assoluta certezza.
Gödel invece era convinto di non avere affatto dissolto la consistenza dei sistemi logici, da lui sempre considerati come funzioni reali dotati di pieno valore ontologico, e che anzi il suo stesso teorema di incompletezza aveva una valenza di oggettività e rigore logico. Oltretutto, egli spiegava, la presenza di un enunciato che affermi di essere indimostrabile all’interno di un sistema formale, significa appunto che esso è vero, dato che non può essere effettivamente dimostrato. E proseguiva dicendo:
«Nonostante le apparenze, non vi è nulla di circolare in un tale enunciato, dal momento che esso all'inizio asserisce l'indimostrabilità di una formula ben determinata, e solo in seguito, quasi per caso, risulta che questa formula è proprio quella che esprime questo stesso enunciato.» (Kurt Gödel,)
I due teoremi, il primo in particolare, furono da Gödel interpretati come una conferma del platonismo, corrente filosofica che affermava l'esistenza di formule vere non dimostrabili, e dunque l'irriducibilità della nozione di verità a quella di dimostrabilità. In accordo con questa filosofia, la sua convinzione era che la verità, essendo qualcosa di oggettivo (cioè di indipendente dalle costruzioni effettuate nelle dimostrazioni dei teoremi), non può essere posta a conclusione di alcuna sequenza dimostrativa, ma solo all'origine.
Gödel fu anche autore di un celebre lavoro sull'ipotesi del continuo, dimostrando che essa non può essere confutata dagli assiomi della teoria degli insiemi accettata, assumendo che tali assiomi siano consistenti. Tale ipotesi venne poi ampliata da Paul Cohen il quale, illustrando come a partire dagli stessi assiomi sia indimostrabile, ne provò l'indipendenza.
Gödel vedeva nella teoria degli insiemi, e nella matematica in genere, una forma di conoscenza "reale" e non puramente astratta o concettuale, nonostante prescinda dall'esperienza dei sensi e si basi esclusivamente sull’intuizione mentale. Similmente a Parmenide, egli concepiva la logica "formale" come unita indissolubilmente a un contenuto "sostanziale":
«Nonostante la loro remotezza dall'esperienza dei sensi, noi abbiamo un qualcosa simile a una percezione anche degli oggetti della teoria degli insiemi, come si può vedere dal fatto che gli assiomi stessi ci forzano a considerarli veri. Non vedo motivo perché dovremmo avere una fiducia minore in questo tipo di percezione, vale a dire l'intuizione matematica, piuttosto che nella percezione sensoriale, che ci induce a costruire teorie fisiche e aspettarci che future sensazioni sensoriali si accordino ad esse [...]» (Kurt Gödel)
Un altro risultato, di cui spesso si parla a sproposito, è la dimostrazione nel 1970 dell'esistenza di Dio, inteso come ente che assomma tutte le qualità positive di un dato insieme. Tale teorema deriva dal concetto di ultrafiltro ed ha poco a che vedere con la teologia tradizionale, sebbene nascesse anche da esigenze di carattere esistenziale e religioso. Per comprendere la sua Ontologisches Beweis, ovvero la sua prova ontologica di Dio, occorre tener presente come Gödel avesse sempre avvertito l’urgenza di trovare un ordine logico-matematico da porre a fondamento dell'esistenza dell'universo. Un tale ordine gli sembrava fosse garantito solo dalla necessità logica dell’esistenza di Dio, ossia dalla dimostrazione di un Essere che assommi in sé le qualità positive di tutti gli enti reali. Come nel primo teorema di incompletezza, Dio doveva rappresentare quella Verità che non dipende da calcoli umani, ed è perciò assoluta e non relativa. Riemerge qui l’impostazione platonica di Gödel, nonché la sua forte stima per il filosofo tedesco Gottfried Leibniz, di cui riprende la prova ontologica e la definizione di Dio come la somma perfetta di «ogni qualità semplice che sia positiva e assoluta».
La dimostrazione gödeliana, da lui concepita come un teorema logico-formale assolutamente analogo a quelli suoi precedenti, risulta dal fatto che non è logicamente plausibile ammettere la possibilità di un unico Essere provvisto di tutte le "proprietà positive", tra cui la stessa esistenza, senza attribuirgli una realtà effettiva, perché ciò sarebbe una palese contraddizione in termini. Il passaggio dal piano razionale a quello reale avviene per l’impossibilità di salvaguardare la coerenza del discorso logico qualora si negasse a Dio un’esistenza fattuale. E conclude quindi affermando che «Dio esiste necessariamente, come volevasi dimostrare».
Va inoltre sottolineato che a differenza dell'amico Albert Einstein, che concepiva Dio alla stregua di un’entità impersonale da cogliere con la sola ragione, Gödel era animato anche da sentimenti di venerazione religiosa.
La prova ontologica di Dio non fu mai resa nota dall’autore, probabilmente per timore di essere frainteso; essa rimase sconosciuta fino a quando venne pubblicata postuma negli Stati Uniti, nove anni dopo la sua morte, all’interno di una raccolta contenente altri scritti inediti appartenuti al matematico boemo.

• 1999 - Jerzy Grotowski (Rzeszów, 11 agosto 1933 – Pontedera, 14 gennaio 1999) è stato un regista teatrale polacco, una delle figure di spicco dell'avanguardia teatrale del Novecento.
È ricordato per aver ideato una straordinaria e rivoluzionaria tecnica di "allenamento" per gli attori, innovazione, questa, di importanza tale da aver creato un precedente ancora oggi considerato "necessario", che ha modificato profondamente la figura dell'attore nell'ambito dell'arte teatrale.

• 2006 -Giorgio Spini(Firenze, 23 settembre 1916 – 14 gennaio 2006) è stato uno storico italiano.
Fu professore emerito dell'Università di Firenze e il suo campo di specializzazione fu lo studio del protestantesimo e della storia dell'età moderna.
Esponente del Partito d'Azione, è il padre del politico Valdo Spini.
Ancora studente universitario, si fece conoscere con il romanzo La bottega delle meraviglie un vero e proprio giallo ambientato nella sua città, Firenze, e pubblicato da Mondadori (1936). Conseguita la laurea, diede alle stampe la sua prima ricerca riguardante la figura di eretico del XVI secolo, Antonio Brucioli (1940); successivi suoi studi riguardarono (nel 1945, a seconda guerra mondiale terminata), il principato mediceo e la sua ristrutturazione per opera di Cosimo I.
Spini dedicò quindi le sue ricerche alla presenza protestante, libertina, dissenziente nella vita politica e culturale tanto in Italia quanto all'estero.
Le sue opere principali hanno riguardato i libertini (1950), i protestanti e il Risorgimento italiano (1956), i Padri Pellegrini in America (1968), i puritani e il barocco (1991).
Ha insegnato all'Università di Harvard ed in altri atenei statunitensi.