Il calendario del 12 Giugno

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Eventi

▪ 1099 - I comandanti Crociati visitano il Monte degli Olivi, dove incontrano un eremita, che li incita a portare l'assalto a Gerusalemme

▪ 1381 - Rivolta dei contadini, Inghilterra - i ribelli arrivano a Blackheath

▪ 1523 - Viene arrestato Jancko Douwama, leader dei ribelli indipendentisti della Frisia

▪ 1665 - L'Inghilterra installa un governo municipale a New York

▪ 1667 - La prima trasfusione di sangue su un umano viene eseguita dal Dottor Jean Baptiste. Egli trasfuse con successo del sangue di pecora in un ragazzo di 15 anni

▪ 1812 - Guerre napoleoniche: Napoleone inizia l'invasione della Russia

▪ 1817 - Il Papa Pio VII pubblica la Lettera Enciclica Vineam quam plantavit, sulle nuove sedi episcopali in Francia

▪ 1830 - Con lo sbarco di 34.000 soldati lungo la costa nei pressi del villaggio di Sidi Ferruch, inizia l'occupazione francese dell'Algeria.

▪ 1849 - La maschera antigas viene brevettata da L.P. Haslett

▪ 1898 - Il Generale Emilio Aguinaldo dichiara l'indipendenza delle Filippine dalla Spagna

▪ 1900 - Il Reichstag approva una seconda legge che permette l'espansione della Marina tedesca

▪ 1901 - Cuba accetta di diventare un protettorato statunitense accettando il Primo Emendamento

▪ 1918 - Prima guerra mondiale: Primo bombardamento aereo da parte di un'unità americana sul fronte occidentale, in Francia

▪ 1926 - Il Brasile esce dalla Società delle Nazioni per protesta contro il progetto di ammettere la Germania

▪ 1931 - Al Capone e 68 dei suoi accoliti vengono incriminati per violazione delle leggi sul Proibizionismo

▪ 1937 - L'Unione Sovietica di Joseph Stalin giustizia otto comandanti dell'esercito

▪ 1940 - Seconda guerra mondiale: 54.000 soldati inglesi e francesi si arrendono al Maresciallo di campo Erwin Rommel, a St. Valery-en-Caux

▪ 1941 - Si tiene a Londra la Conferenza Interalleata nella quale vengono gettate le basi per la fondazione delle Nazioni Unite

▪ 1942 - Anna Frank riceve un diario come regalo per il suo tredicesimo compleanno

▪ 1944 - Il leader comunista cinese Mao Tse-tung annuncia che appoggerà il capo del Kuomintang, Chiang Kai-shek, nella guerra contro l'Impero giapponese

▪ 1954 - Esce negli USA la celebre canzone Rock Around the Clock di Bill Haley.

▪ 1963 - Il leader del diritti civili Medgar Evers viene ucciso con colpi di arma da fuoco, davanti alla sua casa di Jackson (Mississippi).

▪ 1964 - Il Sudafrica condanna Nelson Mandela all'ergastolo

▪ 1965 - Il generale vietnamita Nguyen Cao Ky viene eletto da un gruppo di alti ufficiali Primo ministro del Vietnam del Sud dopo le dimissioni del suo predecessore Phan Huy Quat.

▪ 1967

  1. - A Milano vengono scacciati via ben 1.392 "barboni" ed il loro accampamento abusivo viene disinfestato e distrutto.
  2. - La sonda Venera 4 viene lanciata e diventa la prima sonda spaziale ad entrare nell'atmosfera di un altro pianeta e a restituire dei dati.
  3. - Le leggi statali che vietano i matrimoni misti, vengono dichiarate incostituzionali dalla Corte Suprema degli Stati Uniti

▪ 1975 - Il Primo Ministro indiano Indira Gandhi viene trovata colpevole di brogli elettorali nelle elezioni del 1971

▪ 1979 - Bryan Allen fa volare il Gossamer Albatross, azionato dalla sola forza umana, attraverso il Canale della Manica

▪ 1981 - Nel paese africano del Gibuti il candidato unico, Hassan Gouled Aptidon, vince le elezioni presidenziali.

▪ 1982
  1. - 750.000 persone manifestano contro le armi nucleari, nel Central Park di New York. Jackson Browne, James Taylor, Bruce Springsteen, e Linda Ronstadt sono presenti
  2. - Nella guerra delle Falkland importante vittoria britannica nella battaglia di Mount Longdon

▪ 1984 - È convertito in legge dal Governo Craxi il decreto di febbraio che abolisce 4 punti della scala mobile

▪ 1985 - La camera degli Stati Uniti approva un aiuto di 27 milioni di dollari ai Contras del Nicaragua

▪ 1986 - Il Sudafrica dichiara lo stato di emergenza nazionale. Un potere virtualmente illimitato viene dato alle forze di sicurezza e vengono posti limiti sulla copertura stampa delle rivolte

▪ 1987
  1. - Il Presidente americano Ronald Reagan sfida pubblicamente Mikhail Gorbachev ad abbattere il Muro di Berlino.
  2. - L'ex Imperatore della Repubblica Centrafricana, Jean-Bedel Bokassa, viene condannato a morte per i crimini commessi durante i 13 anni del suo regno

▪ 1990 - Il parlamento della Federazione Russa dichiara formalmente la sua sovranità

▪ 1991
  1. - I russi eleggono Boris Yeltsin come presidente della repubblica
  2. - A Toronto, Ontario, si aprono i colloqui del NAFTA

▪ 1992 - In una lettera al senato statunitense, il presidente russo Boris Yeltsin dichiara che nei primi anni cinquanta l'Unione Sovietica aveva abbattuto nove aerei americani e trattenuto 12 sopravvissuti

▪ 1994 - Nicole Brown Simpson e Ronald Goldman vengono assassinati nella casa di lei a Los Angeles, California. O. J. Simpson verrà in seguito scagionato degli omicidi, ma ritenuto responsabile in una causa civile

▪ 1996
  1. - A Filadelfia, un gruppo di giudici federali blocca la legge contro l'indecenza su internet. I giudici sostengono che il Communications Decency Act del 1996 violerebbe i diritti alla libertà di parola degli adulti
  2. - A Marge Schott, presidente della squadra di baseball dei Cincinnati Reds viene impedito di esercitare pubblicamente la sua carica per le sue continue espressioni a favore di Adolf Hitler e per i suoi commenti dispregiativi contro negri, ebrei e gay.

▪ 1998 - La Compaq Computer paga 9 miliardi di dollari per l'acquisto della Digital Equipment Corporation, nella più grande acquisizione del settore high-tech

▪ 1999 - La forza di mantenimento della pace delle Nazioni Unite (Kfor), a guida NATO, entra nella provincia del Kosovo nella Repubblica Federale di Jugoslavia

Anniversari

▪ 1853 - Gaspare Bertoni (Verona, 9 ottobre 1777 – Verona, 12 giugno 1853) è stato un presbitero italiano, fondatore della Congregazione delle Sacre Stimmate di Nostro Signore Gesù Cristo (Stimmatini). È venerato come santo dalla Chiesa cattolica.
Gaspare Bertoni nacque il 9 ottobre 1777 dal notaio Francesco e da Brunora Ravelli. Venne battezzato nella parrocchia di San Paolo Campo Marzo dal prozio Giacomo. La sua gioventù fu segnata dalla morte della sorella Matilde nel 1786 e dalla separazione dei genitori.
Dopo il suo ingresso in seminario nel 1795 assistette nel 1797 all'invasione della città di Verona da parte di Napoleone Bonaparte e ai continui scontri tra Francesi ed Austriaci che portarono alla divisione della città in due parti.
Ancora prima di essere ordinato sacerdote il 20 settembre 1800 Gaspare si dedicò all'assistenza dei malati e dei feriti nella Evangelica Fratellanza degli Spedalieri.
Negli anni successivi, dopo essere stato incaricato dal parroco di dedicarsi ai giovani e aver fondato un oratorio, fu scelto nel 1808 per la direzione spirituale della nuova Congregazione delle Figlie della Carità, fondata da Santa Maddalena di Canossa, e nel 1810 venne incaricato dal Vescovo della direzione spirituale dei chierici del Seminario.
Nel 1816 aprì una scuola per la formazione di sacerdoti, presso un palazzo ricevuto con donazione, "le Stimate", e vi fondò l'istituto religioso "Missionari Apostolici in aiuto dei Vescovi", poi chiamati "Stimmatini". Tale congregazione, ideata per essere in stretta collaborazione con i vescovi, prendeva spunto dall'espressione di Gaspare Bertoni «Euntes, docete in diocesi et mundo» («Andate e predicate nella diocesi e nel mondo»), tratta a sua volta dalle parole di Gesù Cristo riportate nel vangelo di Matteo: «Andate e predicate» (Matteo 28,19) Dopo la caduta di Napoleone, il 20 dicembre 1817 venne nominato "missionario apostolico" da papa Pio VII.
Nonostante una grave malattia continuò a lavorare fino alla morte, benché per molti anni, perlomeno dal 1843, fosse praticamente a letto per l'impossibilità di stare in piedi; riceveva infatti i confratelli e ogni genere di persone bisognose dei suoi consigli spirituali, e veniva regolarmente consultato dal Vescovo di Verona per ogni genere di problema dottrinale e disciplinare, per un giudizio su libri da permettere o no, su iniziative ecclesiastiche da promuovere o da interrompere. Le grandi sofferenze della malattia e del decubito furono da lui accettate con eccezionale spirito ascetico.
Morì il 12 giugno 1853, in fama di santità.
Scrissero sue biografie don Gaetano Giacobbe, Padre Giuseppe Stofella, Padre Nello Dalle Vedove.
Il suo corpo è conservato presso un'urna in vetro situata in un altare laterale della Chiesa delle Stimmate a Verona.

Il processo di beatificazione e canonizzazione
Il 1 novembre 1975 fu proclamato beato dal Papa Paolo VI, che di lui disse:
«Vediamo in questa mite e preveggente figura l'apostolo dei giovani, che anche oggi indica la via da seguire per un avvenire sicuro della società.» (Omelia di papa Paolo VI nella messa di Canonizzazione di San Gaspare Bertoni)
Il 1 novembre 1989 fu proclamato santo dal Papa Giovanni Paolo II, spiegando che:
«Egli appartiene a quella schiera di santi, di beati, di servi di Dio, che prodigiosamente si sviluppò in terra veneta all’inizio del secolo scorso, in mezzo a gravissime vicende di guerre, devastazioni e povertà. Consapevole, come altre anime elette di quell’epoca, che si stava scrivendo una nuova pagina di storia e che era in formazione una nuova cultura , si prodigò per una rinnovata evangelizzazione tra il popolo.» (Omelia di papa Giovanni Paolo II nella messa di Canonizzazione di Gaspare (Omelia di papa Giovanni Paolo II nella messa di Canonizzazione di Gaspare Bertoni e Riccardo Pampuri])

▪ 1936 - Bruno Misèfari conosciuto anche con lo pseudonimo anagrammatico Furio Sbarnemi (Palizzi, 17 gennaio 1892 – Roma, 12 giugno 1936) è stato un anarchico, filosofo, poeta e ingegnere italiano.
Fratello di Enzo (politico calabrese del P.C.I., storico e poeta), di Ottavio (calciatore reggino tra i più conosciuti nei primi anni del secolo; giocò nella Reggina e nel Messina) e di Florindo (biologo, attivista della Lega Sovversiva Studentesca e del gruppo "Bruno Filippi").

Il pensiero
Bruno Misefari, ancora ragazzo, studente, cominciò a ribellarsi contro l'ingiustizia del mondo che lo circondava: Palizzi Superiore, un paese tra i monti dove il castello fedudale dei signori locali dominava la valle, dove si ammucchiavano piccole e povere case desolate di contadini. E si ribellò a quel mondo, costruito secondo quell'immagine topografica che portava impresso nella memoria: sopra, chi comanda e non lavora, sotto, chi subisce e lavora. E ancora ragazzo cominciò a sognare un mondo in cui quella gerarchia fosse sovvertita prima, distrutta poi. Poteva scegliere di ispirarsi al socialismo marxistico o al socialismo libertario. Del primo apprezzava l'analisi dell'antagonismo tra le classi, ma mostrava perplessità circa i mezzi proposti dalla diagnosi marxistica per fronteggiare il pericolo di una rivincita dell'avversario di classe. Inclinò perciò verso il socialismo libertario.
«Nel comunismo libertario io sarò ancora anarchico? Certo. Ma non di meno sono oggi un amante del comunismo. L'anarchismo è la tendenza alla perfetta felicità umana. esso dunque è, e sarà sempre, ideale di rivolta, individuale o collettivo, oggi come domani.» (Bruno Misefari - Taccuino personale)
La scelta della diserzione fu coerente con il suo obiettivo di combattere non la guerra degli stati, ma a fianco degli oppressi di tutto il mondo contro il loro nemico, tenendo alta la bandiera dell'internazionalismo. Pur sottoposto senza tregua alla persecuzione della polizia e all'inquisizione della magistratura, fu sempre al suo posto accanto a coloro che lavoravano e soffrivano. Come ogni rivoluzionario sincero e coerente, pagò col carcere e col confino la sua fede in un ideale.

Chi sono gli anarchici
Secondo Bruno Misefari, essere anarchici voleva dire per prima cosa proclamare, contro ogni violenza, l'inviolabilità della vita umana. Inoltre significava lottare contro l'abolizione della proprietà privata e a favore della socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio. Proprio per questo gli anarchici sono, di fondo, dei socialisti. A questo esperimento di vita sociale andava affiancata la lotta contro lo Stato, che ne impediva la realizzazione. E la lotta contro lo Stato non poteva essere vittoriosa se non con la rivoluzione. Dunque gli anarchici sono socialisti, antistatali e rivoluzionari. Elemento fondamentale della lotta, secondo Misefari, era l'allargamento di essa alla sfera internazionale. È comunque una lotta che non si fa violenza. Misefari è fortemente pacifista, contrario all'uso della forza e della violenza armata. L'anarchico è inoltre antireligioso: la religione infatti è considerata "fattore di abbruttimento per l'umanità".

Antimilitarismo
Per Misefari la guerra è pura barbarie, speculazione capitalistica consumata in nome dello Stato.
«L'esistenza del militarismo è la dimostrazione migliore del grado di ignoranza, di servile sottomissione, di crudeltà, di barbarie a cui è arrivata la società umana. Quando della gente può fare l'apoteosi del militarismo e della guerra senza che la collera popolare si rovesci su di essa, si può affermare con certezza assoluta che la società è sull'orlo della decadenza e perciò sulla soglia della barbarie, o è una accolita di belve in veste umana.»

Religione
La religione è considerata come un anestetico delle facoltà critiche della mente umana. Sarebbe proprio la religione a imprigionare le energie morali dell'uomo, a inebetire lo spirito critico e di riflessione. Perciò i popoli più religiosi sarebbero i meno progrediti ed i più afflitti dalla tirannia, mentre, laddove la religione sparisce, lì è florida la libertà e il benessere.
«È il più solido puntello del capitalismo e dello Stato, i due tiranni del popolo. Ed è anche il più temibile alleato dell'ignoranza e del male.»

La Donna
È forte nel pensiero di Misefari la volontà di sottolineare l'uguaglianza sociale tra uomo e donna. In anni difficili e lontani dalle battaglie del femminismo di metà Novecento, egli afferma che la donna nobilita e abbelisce la condizione di vita umana. È dovere della donna lottare per risollevarsi da una condizione di inferiorità, che è tale in virtù di un "delitto sociale" e non dovuta a leggi di natura.
«Donne, in voi e per voi è la vita del mondo: sorgete, noi siamo uguali!»

Arte
Misefari vive di sogni, di ideali. Nella sua concezione non esiste un artista, che sia poeta, filosofo, persino scienziato, che si sia mai messo al servizio della menzogna. Se tutti potevano essere vili, un artista non poteva.
«Un poeta o uno scrittore, che non abbia per scopo la ribellione, che lavori per conservare lo status quo della società, non è un artista: è un morto che parla in poesia o in prosa. L'arte deve rinnovare la vita e i popoli, perciò deve essere eminentemente rivoluzionaria.»

Poesia composta nel 1912 da Bruno Misefari:

FALCO RIBELLE
«Un giovane falco che drizza
il libero volo
Ne l'alto, ove sono i fulgori

di soli immortali

Un giovane falco ribelle

o piccoli, io sono.

Mi spinge ne' campi ignorati, 

un acre desio

Di sante ideali battaglie,

di luce e di gloria.

Mi splende nell'occhio la speme

di certa vittoria,

Mi parla nel core la voce

sinfonica, dolce

D'un caro sublime Pensiero,

ch'è Bene ed Amore.

Ho giovini l'ale e robuste,

o venti, o cicloni,

O fulmini immani feroci,

vi lancio la sfida.

Voi soli potete pugnare

col giovine falco,

Chè Luce, chè Forza, chè Vita
multanime siete.
Ma voi, piccoli, no. Coi vermi
guazzate nel fango,
Dal fango mirate del falco
il libero volo. »

Frammenti
«Prima di pensare di rivoluzionare le masse, bisogna essere sicuri di aver rivoluzionato noi stessi»
«Ogni uomo è figlio dell'educazione e della istruzione che riceve da fanciullo»
«Gli Anarchici non seguono le leggi fatte dagli uomini - quelle non li riguardano - seguono invece le leggi della natura»
«Prima l'educazione del cuore, poi l'educazione della mente»
«Socialismo vuol dire uguaglianza, vuol dire libertà. Ma l'uguaglianza non può essere senza libertà; come la libertà non può essere senza l'uguaglianza: dunque socialismo e anarchia sono due termini dello stesso binomio, sono i due inseparabili fattori della redenzione proletaria.»
«Quando la giustizia non sarà la durda infame delle tirannidi, quando l'amore non sarà deriso, quando il ferro non sarà legge e l'oro non sarà dio, quando la libertà sarà religione e sola nobiltà il lavoro, allora, solo allora, il mio rifiuto della guerra sarà benedetto.»
«M'è questa notte eterna assai men grave del dì che mi mostrò viltà dei forti e pecorilità di plebi schiave. Lungi da quì il pianto: sto ben coi morti!» (epitaffio)


▪ 1944
- Anna Maria Enriques Agnoletti (Bologna, 1907 – Sesto Fiorentino, 12 giugno 1944) è stata una partigiana italiana, fucilata dai nazisti e insignita di Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.
Figlia di un docente universitario ebreo, trascorse la giovinezza tra le città di Napoli, Sassari e Firenze, seguendo gli spostamenti del padre dovuti ai susseguenti incarichi di docenza. Dopo essersi laureata in storia medievale, trovò impiego presso l'Archivio di Stato di Firenze, ma fu sollevata dall'incarico a causa della promulgazione delle famigerate "leggi razziali".
Su probabile consiglio della madre, di fede cattolica, si fece battezzare e venne assunta dalla Biblioteca Vaticana, in qualità di paleografa. È a Roma che, dopo l'8 settembre, aderì al Movimento Cristiano Sociale, seguendo l'esempio del fratello Enzo (esponente del Partito d'Azione e futuro senatore della Repubblica). Vista la sua conoscenza dell'ambiente, fu inviata a Firenze per collaborare con il Partito d'Azione toscano.
Presi contatti con gruppi antifascisti operanti nel Livornese, in Lucchesia, nella Val di Chiana e in Val d'Orcia, partecipò ad un'organizzazione di spionaggio (Radio CORA) destinata a raccogliere informazioni da trasmettere, via radio, agli Alleati.
In seguito all'arreso, a Roma, di alcuni esponenti del movimento cristiano sociale che svelarono l'attività spionistica della Agnoletti, il controspionaggio fascista decise di inviare un falso ufficiale sbandato a chiederle aiuto, allo scopo di smantellare l'organizzazione partigiana. La Agnoletti fu arrestata, assieme alla madre, il 12 maggio e trasferita a Villa Triste il 15 maggio 1944.
Dopo essere stata interrogata dagli aguzzini della "banda Carità", venne condotta sul greto del torrente Mugnone, in località Cercina di Sesto Fiorentino e fucilata il 12 giugno 1944, insieme al capitano Italo Piccagli (uno dei fondatori di Radio CORA), quattro paracadutisti alleati ed un partigiano cecoslovacco, rimasto ignoto.

Onorificenze
Medaglia d'oro al valor militare
«Immemore dei propri dolori, ricordò solo quelli della Patria; e nei pericoli e nelle ansie della lotta clandestina ricercò senza tregua i fratelli da confortare con la tenerezza degli affetti e da fortificare con la fermezza di un eroico apostolato. Imprigionata dagli sgherri tedeschi per lunghi giorni, superò con la invitta forza dell’animo la furia dei suoi torturatori che non ottennero da quel giovane corpo straziato una sola parola rivelatrice. Tratta dopo un mese dal carcere delle Murale, il giorno 12 giugno 1944, sul greto del Mugnone, in mezzo ad un gruppo di patrioti, cadeva uccisa da una raffica di mitragliatrice: indimenticabile esempio di valore e di sacrificio.» — Firenze, 15 maggio - 12 giugno 1944.

- Riccardo Fedel (Gorizia, 23 agosto 1906 – Romagna, 12 giugno 1944) è stato un partigiano italiano, noto col nome di battaglia di Libero Riccardi (Comandante Libero).
Fu confinato politico, antifascista, sottufficiale del Regio Esercito e, dall'8 settembre 1943, partigiano. Dall'inizio di dicembre 1943 alla fine di marzo del 1944 fu comandante della Brigata Garibaldi Romagnola e, nel febbraio '44, del Dipartimento del Corniolo. Fu ucciso da una fazione di partigiani romagnoli in circostanze e per motivazioni mai del tutto chiarite.
Da anni sul personaggio è vivo un dibattito tra chi sostiene la sua responsabilità storica rispetto alle accuse rivoltegli e chi, invece, lo ritiene vittima di una epurazione o di un colpo di mano e di una successiva damnatio memoriae.

Aprile e maggio 1944
I rastrellamenti

Ai primi di aprile, Libero sarebbe stato autorizzato dal Comando a raggiungere la Toscana per contattare dei partigiani desiderosi di costituire una nuova Brigata. Il 3 e 5 aprile ebbero luogo nella zona appenninica degli aviolanci da parte degli Alleati (precedentemente concordati con Libero): fu in questa occasione che Libero, sempre stando a quanto riportato da Tabarri nel suo "rapporto generale", si sarebbe appropriato, informandone Tabarri, di uno dei due milioni di lire che si afferma siano stati inviati dagli Alleati.
Tabarri avrebbe reagito inviando un gruppo di partigiani per recuperare il denaro ed esortare Libero a ritornare alla base per incontrarsi con lui, ottenendone però un rifiuto.
Di lì ad una settimana, un vasto e prolungato rastrellamento nazifascista produsse il disfacimento della Brigata (i. e. del costituendo Gruppo Brigate romagnole), mentre di Libero si perse ogni traccia.

Le accuse a Libero
A rastrellamenti esauriti e dopo la riorganizzazione delle forze partigiane avvenuta ai primi di maggio del '44, Tabarri inviò in pianura (giugno 1944) un "rapporto generale", secondo l'ufficiale di collegamento del CUMER autoapologetico, nel quale egli mosse a Libero gravi accuse. Già in precedenza, il 21 aprile 1944, un "comitato di partito" interno alla Brigata, formato da Pietro (Ilario Tabarri), Savio (Luigi Fuschini), Paolo (Guglielmo Marconi), Lino (Angelo Guerra) e Jader (Jader Miserocchi) decise di chiedere al Comando centrale di pianura di autorizzare la condanna a morte di Libero. Savio venne inviato in pianura per riferire al comando delle difficoltà in cui versava la Brigata e dei motivi e delle circostanze che avevano portato alla rimozione di Libero dal Comando (rimozione che dunque non risulterebbe concordata in precedenza con la pianura, come invece contraddittoriamente affermato nello stesso Rapporto generale di Tabarri): ed infatti Boldrini registra nel suo Diario di Bulow in data 27 aprile 1944: "(...) Intanto Savio ci raggiunge. Dalla sua informazione risulta che si sono costituite, alla fine di marzo, tre brigate (...). Non è stato facile sostituire Libero che comandava con metodi autoritari. Il comando del gruppo brigate romagnole è stato assunto da Pietro (...) capo di stato maggiore Libero (...). Dalle notizie che ci fornisce Savio, sembra che Libero abbia in passato trattato col nemico per una tregua concordata e che sia scappato prelevando alcuni fondi. Rimaniamo costernati. È il primo caso di un così alto tradimento!". Nel frattempo, stando ad una testimonianza rilasciata a Jader Miserocchi nel 1966 da Feder (Federico Meldolesi), Libero sarebbe passato per il Ravennate: "A Castiglione [di Ravenna] presso la famiglia del compagno Alfredo trovai Libero e la Zita (...) conoscevo il furto di un milione e altro. (...) Volevo eliminarlo e mandai una staffetta da Pini (Umberto Macchia) a Forlì per essere autorizzato, ma la staffetta tardò una settimana a tornare e per questo feci il possibile per trattenere Libero; egli partì la notte precedente l'arrivo della staffetta che portava l'ordine di ucciderlo per alto tradimento."
Stando a quanto invece annota Bulow nel suo diario, in data 11 maggio 1944, la "questione Libero" sarebbe stata definita in maniera completamente opposta, addirittura con un suo ritorno al comando della Brigata: "(...) raggiungo 'casa Spada d'Oro' per discutere di Zita -la compagna che convive con Libero- e del comportamento di Libero. Apprendiamo dai compagni (...) che Libero è transitato in bicicletta per raggiungere il Ferrarese o il Veneto. (...) Dopo lunga e animata discussione, convinciamo Zita a mettersi in contatto con Libero per un suo ritorno al comando dell'8ª Brigata. Speriamo che le cose procedano come abbiamo deciso." Che nessun ordine di uccisione di Libero sia mai stato emanato dalla Pianura è peraltro confermato dallo stesso Tabarri, il quale nel suo "rapporto generale" afferma: "Il 21 [aprile 1944] fu decisa la partenza di Savio per la pianura onde fare un rapporto sulla situazione e sulle prospettive oltre a chiarire la questione di Libero e prendere le misure del caso [...]. Savio deve rientrare entro il 5 maggio al fine di poter prendere tutte quelle decisioni che, in base alle disposizioni che avrebbe portato dal Comando centrale, si rendevano necessarie. La questione di Libero doveva essere regolata secondo il sistema da operare per i traditori ed in base a quello che risulta dal presente rapporto. La condanna a morte era il meno da farsi soprattutto per il pericolo che rappresentava per essere a conoscenza di troppe cose dell'organizzazione [...]. Io non rilascio a Savio nessun rapporto scritto perché ne mancava il tempo [...] e perché non potevo non aver fiducia nel Commissario il quale condivideva pienamente i nostri punti di vista e prospettive. Non potevo neppure dubitare che non ritrasmettesse abbastanza fedelmente il contenuto della riunione [...]. Savio non ritorna nel tempo previsto e risulta che non ha fatto nemmeno quello che era suo dovere e si era assunto di fare."

La morte
In ogni caso, è certo che l'epilogo della vicenda sia stata la uccisione di Libero da parte di alcuni partigiani. Anche se le fonti sono molto contraddittorie circa le modalità con cui si arrivò a questo esito.

Attorno al 21 maggio 1944, Angelo Giovannetti (Il Moro), in un suo scritto al Comitato Militare Provinciale di Ravenna, segnala che Libero è tenuto isolato, nella zona di Cervia, per essere al più presto sottoposto ad un interrogatorio "stringente e duro", prima che "abbia la sensazione di essere in disgrazia presso il Prov.le". Lo stesso Giovannetti osserva che "la polizia lo cerca e, se cadesse nelle sue mani, sarebbe un serio pericolo per l'organizzazione; con questo elemento bisogna andarci molto cauti come con la dinamite..."
Secondo la ricostruzione effettuata attraverso testimonianze orali dalla ricerca di N. Graziani, Libero sarebbe stato ucciso con una sventagliata di mitra ai primi di giugno del 1944. Tuttavia, rimasti ignoti luogo e data dell'uccisione, il suo corpo non fu mai ritrovato e Riccardo Fedel fu ufficialmente dato per disperso, come militare. Nel 1945, dopo la Liberazione, Bulow affermò in una lettera alla famiglia di Riccardo Fedel di non avere più avuto notizie sulla sua sorte dopo la primavera del '44, riconfermando i suoi sentimenti di amicizia verso Libero, e confermando quindi, indirettamente, che della morte o condanna di Libero nulla sapeva. Fu solo nel dopoguerra che Ilario Tabarri comunicò alla famiglia di Riccardo Fedel (in via privata) l'esistenza di una "sentenza di morte" emessa nei suoi confronti per diserzione e disobbedienza. Nel 2008, la figlia di Tabarri, Bruna, ha reso noto che, dalle carte del padre in suo possesso, risulterebbe come data di morte di Libero il 12 giugno 1944.

Dibattito aperto
Sul personaggio è ancora vivo un dibattito storiografico tra un'interpretazione "colpevolista", basata su quanto narrato nel rapporto Tabarri, e una interpretazione "innocentista", che considera invece la fonte Tabarri inattendibile per quanto non confermato da fonti "neutrali" e comunque contraddittoria rispetto a quanto sta emergendo dagli archivi tedeschi e britannici. Al dibattito si è unito, da ultimo, Giampaolo Pansa.

Versioni contrastanti
Secondo alcuni interpreti, le accuse mosse nei confronti di Libero da Tabarri (Pietro) sarebbero da considerarsi false e costruite a posteriori per giustificarne "la purga" (così ad es. Natale Graziani; Giampaolo Pansa ed altri ex partigiani della Brigata quali il comandante Umberto Fusaroli Casadei, scomparso nel 2008, o ancora -a suo tempo- Falco, Dinòla ed altri).

Altre fonti (sito web dell'Istituto Storico della Resistenza ravennate o pubblicazioni dell'ISR forlivese), si limitano a registrare le divergenze al comando tra i due personaggi, sottolineando come il dibattito interno alla Resistenza su come portare avanti la lotta fosse, all'epoca, la normalità: dividendosi i pareri tra la necessità di una guerra "convenzionale" (cui si ispirava, forse, Libero) e la necessità di una guerra di guerriglia (cui si ispirava, stando alle sue parole, Pietro).
Altre interpretazioni ancora sostengono senz'altro la versione "colpevolista" [32], considerando la versione di Tabarri (e di Marconi) sui fatti del tutto credibile ed anche suffragata dalla lettura di quanto accaduto negli anni '20.
Rispetto alla presunta collaborazione di Riccardo Fedel col Regime negli anni '20, inserendosi nel dibattito generato nel febbraio 2008 da "Il Calendario del Popolo", Mimmo Franzinelli (in un articolo apparso su Il Sole 24 Ore intitolato "Fedel, né eroe né traditore") l'ha definita "abborracciata" e "viziata (...) con provocazioni sgradite persino al capo della polizia Bocchini, che difatti riassegna Fedel al confino e lo mantiene nell'elenco dei sovversivi, in quanto 'giovane esaltato' (...) incapace di 'serio ravvedimento'".
Nel dibattito si è inserita direttamente anche la famiglia di Riccardo Fedel la quale, negando la veridicità della lettura fornita dal "Calendario", in risposta ad un articolo di Maria R. Calderoni su Liberazione che riprendeva -con intento anti-Pansa- quanto sostenuto dal Calendario del Popolo, ha ottenuto che la stessa Calderoni, il 24 aprile 2008, in un articolo dal titolo "Riccardo Fedel, una complessa, contraddittoria vicenda che ha bisogno di essere ancora indagata, forse" rendesse noto che "i (...) familiari (...), addolorati e offesi (...) hanno inviato (una lettera che) accompagna una voluminosa documentazione sulla innocenza del loro congiunto(...).
Nella loro lettera impugnano la validità della sentenza emanata da un tribunale partigiano, giudicata praticamente un falso, costruito ad hoc e in data posteriore; contestano gli elenchi dell'Ovra; sottolineano i due provvedimenti di confino subito dal congiunto in quanto 'pericoloso elemento comunista'; accusano il 'Calendario' di manipolazione. E vorrebbero che l'Anpi nazionale promovesse la riapertura del crudele caso Fedel, approfondendo tutte le carte, nessuna esclusa (...)". La Calderoni chiude l'articolo affermando che "La contraddittoria vicenda di Riccardo ha bisogno di essere ancora indagata, forse.".

Conclusioni
Al di là delle polemiche storiche, di certo v'è che quel che viene da molti considerato "l'antagonista" di Riccardo Fedel -Ilario Tabarri, nell'immediatezza degli eventi (tra la fine di giugno e i primi di agosto del 1944) ebbe l'opportunità di muovere a Libero (prima tramite Savio e poi nel suo "rapporto generale") accuse e critiche molto gravi, quando verosimilmente Libero era già stato ucciso. Il "rapporto generale" di Tabarri -nel quale, nonostante la data di redazione, nulla si dice della condanna o uccisione di Riccardo Fedel- è rimasto a lungo l'unica fonte sulla cui base è stata ricostruita la storia di Libero. Infatti, nessun altro documento dell’attività della 8ª Brigata Garibaldi Romagna è sopravvissuto al rastrellamento dell'aprile 1944, perché distrutto da Tabarri stesso. Peraltro, fu proprio Tabarri a curare, nel dopoguerra, l’archiviazione dei documenti della Brigata depositati all’Istituto Storico Provinciale della Resistenza di Forlì. Tale lacuna non aveva, finora, consentito di giudicare l'operato di Libero al comando della Brigata alla luce di fonti "neutrali". Oggi però, sulla base di quanto sta emergendo dalle fonti d'archivio tedesche, britanniche e fasciste dell'epoca -finalmente consultabili e rese pubbliche dalle ricerche di Giorgio e Nicola Fedel- si potrà, probabilmente, fare luce su alcune circostanze. Per esempio, sembra ormai pacifico che Libero fosse considerato dai nazifascisti un grave pericolo da eliminare appena possibile, tra i "banditi" romagnoli più ricercati, assieme a Silvio Corbari.
Già nel 1984, Lorenzo Bedeschi notava come -in certa memorialistica- si tendesse a far iniziare "la 'vera storia' della resistenza [...] con la defenestrazione di Libero" ignorando "tutto quanto s'era compiuto in vari modi nei cinque mesi precedenti dai partigiani operanti in queste colline appenniniche; [trascurando] il ruolo avuto dal Fronte nazionale di liberazione romagnolo che aveva conferito a Libero il comando degli uomini [...]; [disattendendo] le varie espressioni d'antifascismo nel frattempo sviluppatesi non solo fra i ribelli di Libero ma anche nel movimento dell'Uli e di altri orientamenti riflettenti altrettante radici ideologiche e politiche -dai repubblicani ai cattolici- mai spente nel Forlivese.
È ben vero che i primi rastrellamenti tedeschi [...] nonché gli orientamenti internazionali facevano ormai pendere la bilancia verso l'interventismo guerreggiato, ma non per questo sotto il profilo storico appare legittimo addossare a Libero tutti gli errori, le incertezze e perfino i lutti causati dal devastante rastrellamento nazifascista sull'Appennino centrale [...] mentre inspiegabilmente non pare attribuirsi un adeguato rilievo ad azioni compiute [...] prima dell'investimento di Tabarri, quali l'occupazione del Corniolo sulla strada per la Campigna o il disarmo dei militi della caserma di Galeata. Donde il sospetto [...] di una certa unilateralità". Tra le "problematiche ormai apertamente dibattute nelle sedi scientifiche" Bedeschi indica oltre "la incerta fine di Libero (...), il significato e il valore della sua opera di primo comandante dei ribelli in questa zona dell'Appennino se si pensa che la struttura fondamentale della futura 8ª brigata coi suoi quadri militari migliori risulta essere la stessa costituita a suo tempo [da Libero]." Simile considerazione potrebbe farsi circa la 28ª Brigata GAP, i cui fondatori ed animatori furono in gran parte espressione dei quadri dirigenti della Brigata Garibaldi Romagnola di Libero (si veda, per tutti, Falco).
Sempre a proposito di Libero, Dino Mengozzi afferma che "si è forse eccessivamente insistito, nel passato, su incapacità e deficienze del comandante di quella prima formazione per spiegare la disgregazione delle forze partigiane verificatasi in aprile. Pare più accettabile (...) l'ipotesi che vada messo l'accento sull'importanza delle retrovie romagnole per il Comando tedesco. Con tutta probabilità, a ciò si deve la notevole mobilitazione di uomini e mezzi militari per tenerle sgombre".
Il dibattito e la ricerca storica sul personaggio e la sua vicenda (anche pre-resistenziale) stanno comunque, tuttora, proseguendo e la sua figura appare, in un certo senso, paradigmatica di tutto un periodo storico.

- Italo Piccagli (Firenze, 26 novembre 1909 – Cercina, 12 giugno 1944) è stato un militare e partigiano italiano,fu capitano dell'Aeronautica Militare, medaglia d'oro al valor militare alla memoria. Insieme ad Enrico Bocci, Piccagli animò e fondò il servizio informazioni di Radio CORA[1]del quale fecero parte anche il fisico Carlo Ballario, lo studente d'ingegneria Luigi Morandi e molti altri che si occupavano dell'organizzazione

Villa Triste
Italo Piccagli fu portato a Villa Triste, a Firenze, dove subì interrogatori e sevizie Piccagli, insieme a Bocci, si assunse la responsabilità di tutta la organizzazione. Nella notte tra l'11 e il 12 giugno vennero a prenderlo per portarlo alla fucilazione

Fucilazione
Italo Piccagli fu fucilato insieme ad Anna Maria Enriques Agnoletti, a quattro paracadutisti, fatti arrivare a Firenze da Radio Cora, il sergente Pietro Ghergo di Recanati, il caporale Dante Romagnoli di Macerata, il soldato Ferdinando Panerai di Firenze, F.Franco e un partigiano cecoslovacco rimasto sconosciuto, perché il suo nome con l'indirizzo, scritto sui muri di Villa Triste, fu cancellato , dopo la liberazione, dai proprietari della casa.

Ruth Weidenreich
Ruth Weidenreich, moglie di Italo Piccagli e figlia del celebre anatomista-paleoantropologista Franz Weidenreich, fu deportata ad Auschwitz. Ruth era israelita. La moglie di Piccagli resterà ad Auschwitz fino al luglio 1945.

Onorificenze
Medaglia d'oro al valor militare
«Ufficiale di elevatissime doti morali e di fermissimo carattere, assunse immediatamente dopo la dichiarazione di armistizio un aperto atteggiamento di ostilità contro i nemici germanici e di assoluta intransigenza verso i collaborazionisti italiani. Dopo avere, nella progressiva organizzazione di una vasta ed efficacissima rete di attività operativa ed informativa, corso per più mesi i più gravi rischi ed essersi esposto ai peggiori disagi materiali, che da soli costituivano un irreparabile danno ed un’acuta minaccia per la sua fibra fisicamente minata, non esitò in seguito alla scoperta da parte delle SS. del centro radiotrasmittente, da lui impiantato e col quale aveva stabilito preziosi collegamenti con l’Italia libera e con gli Alleati, a consegnarsi ai tedeschi per scagionare i compagni che vi erano stati sorpresi. Durante l’interrogatorio, malgrado le sevizie esercitate su di lui e sulla moglie, dichiarò apertamente a fronte alta di essere il Capo e il solo responsabile, di essersi mantenuto fedele al proprio giuramento ed al proprio dovere di soldato e di esserne fiero. Già condannato a morte, ma lieto di avere potuto salvare i compagni ed orgoglioso di avere potuto superare con la volontà quella malattia che gli aveva impedito di offrire per il bene d’Italia la vita come combattente dell’aria, nell’ultimo saluto alla moglie, che stava per essere internata in Germania, ebbe la suprema forza d’animo di nasconderle la decisione che già era stata presa contro di lui. All’atto dell’esecuzione, con lo sguardo sereno, rincuorò alcuni patrioti che dovevano essere con lui fucilati, ed affrontava coraggiosamente la morte. A questo scopo chiese ed ottenne di essere fucilato per ultimo. Dinanzi al plotone pregò che si mirasse a destra perché il polmone sinistro era già invaso dalla morte. Esempio irraggiungibile di purissimo amor di Patria.» — Firenze, 9 settembre 1943 - 9 giugno 1944.

* 1984 - Gino Minucciani (29 maggio 1891 – 12 giugno 1984) è stato un ingegnere italiano delle Ferrovie dello Stato italiane.
Gino Minucciani nacque il 29 maggio del 1891. Il padre era un macchinista ferroviario. Laureatosi negli anni 10 con una tesi sull'impiego del motore termico nella trazione ferroviaria [1]entrò, come spesso accade, a far parte della grande famiglia dei ferrovieri come ingegnere del Reparto Trazione a Benevento. Grande appassionato di locomotive a vapore ebbe tuttavia ad occuparsi in servizio principalmente di trazione elettrica ed apparecchiature.
Geniale progettista ideò il primo sistema italiano di ripetizione dei segnali in macchina il cui primo esperimento venne realizzato a Firenze Campo di Marte utilizzando la locomotiva 685.130; la linea Milano-Bologna fu a partire dal 1927 sede dell'importante esperimento di ripetizione dei segnali in macchina secondo il sistema a boe magnetiche ideato dall' ingegnere Minucciani. Al primo, riuscito, esperimento fece seguito, nel 1928 l'attrezzatura dell'intera linea fino a Bologna per la ripetizione dei segnali a due condizioni: via impedita e via libera con intervento del sistema di frenatura rapida in caso di mancato rispetto da parte del macchinista. Le locomotive del gruppo 690 vennero attrezzate allo scopo con il sistema di sicurezza a bordo. In seguito all'elettrificazione della linea, nel 1938 il sistema di ripetizione segnali Minucciani venne soppresso perché si ritenne troppo costoso installarlo anche sui locomotori elettrici. Venne invece sperimentata su un tratto di linea attorno al km 110 una apparecchiatura di Blocco automatico a conta assi ideata dallo stesso ingegnere Minucciani che pur avendo avuto esito positivo non ebbe seguito a causa delle mutate politiche aziendali di spesa nel periodo che privilegiarono la velocità e la puntualità dei treni, di largo impatto propagandistico più che l'innovazione in dispositivi di sicurezza, di scarso effetto in tal senso. Un'altra sua importante applicazione di tecnica della sicurezza ferroviaria, del periodo anteguerra, fu quella del dispositivo vigilante comunemente detta Pedale dell'uomo morto.
Nonostante tali importanti realizzazioni la sua figura è comunemente associata all'ormai perduto Grande Plastico Ferroviario di Roma Termini, in realtà realizzato da lui alla fine degli anni 30 a scopo dimostrativo dell'applicazione del sistema di manovra a sella di lancio nel grande parco ferroviario di Milano Smistamento.
Gino Minucciani si è spento a Torino il 12 giugno 1984.

* 1994 - Menachem Mendel Schneerson - ‪in ebraico מנחם מנדל שניאורסון‬‎ - (Mykolaiv, 5 aprile 1902 – Brooklyn, 12 giugno 1994) è stato un filosofo, mistico e religioso ucraino, di cultura ebraica.
Rabbino ortodosso e settimo Rebbe (capo spirituale, in questo contesto) del movimento religioso chassidico Chabad-Lubavitch. Noto con l’appellativo di il Rebbe, è stato l’ultimo capo religioso di Chabad, quinto patrilinearmente dal ramo del 3º rebbe, Rabbi Menachem Mendel Schneersohn.
Nel 1950, alla morte di suo suocero, Rabbi Yosef Yitzchok Schneersohn, assunse la guida del movimento Chabad-Lubavitch, che ha diretto fino alla propria morte, avvenuta nel 1994. Ha grandemente allargato le attività internazionali del movimento, e ha fondato una rete di istituti (a fine 2006, in 70 nazioni) per diffondere il Giudaismo ortodosso tra gli ebrei, con l’espresso scopo di una "unità ebraica"

* 1995 - Arturo Benedetti Michelangeli (Brescia, 5 gennaio 1920 – Lugano, 12 giugno 1995) è stato un pianista italiano.
È ritenuto uno dei più raffinati interpreti del pianoforte del XX secolo, al pari di celebrati pianisti come Horowitz e Richter, ed è da molti considerato il più importante pianista italiano insieme a Ferruccio Busoni.

Nasce da genitori umbri trasferitisi da poco a Brescia. Il padre Giuseppe, laureato in Legge e in Filosofia, esercita la professione di avvocato e nel tempo libero impartisce lezioni di storia della musica, di teoria e di armonia, avendo conseguito anche il diploma in composizione e pianoforte. La madre, Angela Paparoni, è appassionata di musica; diplomatasi all’istituto magistrale, intraprende senza concluderli gli studi universitari di lettere e di matematica. Tra le mura di casa, in un ambiente caratterizzato da un vivo interesse per la musica, il piccolo Arturo inizia a studiare il pianoforte all’età di tre anni.
A quattro anni Arturo Benedetti Michelangeli entra al Civico Istituto Musicale Venturi, dove studia con Paolo Chimeri. Successivamente, all'età di undici anni, prosegue gli studi presso il Conservatorio di Milano, ove si diploma tre anni più tardi sotto la guida di Giovanni Anfossi. Nel 1938, all'età di diciotto anni, dà inizio alla sua carriera internazionale partecipando al Ysaÿe International Festival di Bruxelles, dove si classifica al settimo posto (un breve resoconto di quel concorso, vinto da Emil Gilels, lo si deve a Arthur Rubinstein, che era in giuria. Secondo Rubinstein, Benedetti Michelangeli "fece un'esecuzione insoddisfacente, tuttavia diede ampia dimostrazione della sua impeccabile tecnica"). L'anno successivo vince il Concorso di Ginevra, e Alfred Cortot membro della commissione, presieduta da Ignacy Jan Paderewski, esclama in quell'occasione: "È nato il nuovo Liszt!".
Il 20 settembre del 1943 si sposa con Giulia Linda Guidetti. La sua carriera concertistica sfolgorante non è arrestata neanche dalla Seconda Guerra Mondiale, suona infatti in quasi tutti i continenti. Nel 1968, a causa del fallimento di una casa discografica (la BDM), viene disposto il sequestro conservativo dei beni dei soci, tra i quali figura Benedetti Michelangeli; in seguito a questo fatto il maestro si ritira sino alla morte in un volontario auto-esilio in Svizzera: tornò a dar concerti in Italia solo in occasione di due recital in Vaticano, presso la Sala Nervi (1977 e 1987) ed uno di beneficenza a Brescia (1980). In precedenza era stato protagonista di memorabili concerti tenuti alla Scala di Milano, al Maggio Musicale Fiorentino, alla Fenice di Venezia, al San Carlo di Napoli e all'Accademia di Santa Cecilia a Roma.

Carriera e tecnica pianistica
La perfezione della sua arte è riconosciuta da ogni critico e appassionato di musica. Le note sbagliate sono rarissime, la ricerca del suono è portata a livelli estremi, la compostezza e l'armonia delle sue esecuzioni sono proverbiali. Le registrazioni di Benedetti Michelangeli sono pressoché unanimemente ritenute di eccezionale livello, tanto da essere considerate un punto di riferimento, si tratti delle opere di Debussy, Scarlatti, Chopin, Ravel, Schumann o Beethoven, o delle variazioni su un tema di Paganini di Brahms.
Gli furono a volte contestate una certa ritrosia nel concedersi al pubblico (i suoi recital si sono fatti sempre più rari col passare degli anni) e la limitatezza del repertorio;[senza fonte] questo perché ridotto fu il repertorio che eseguì e registrò per il pubblico, ma sappiamo attraverso diversi suoi allievi che egli dominava gran parte del repertorio pianistico.
Le sue scelte esecutive furono in effetti dettate dall'esigenza di approfondire la partitura, in modo da restituirla rispettandone gli elementi strutturali in modo scrupoloso, e di trovare un equilibrio espressivo unitario. Durante lo studio, Benedetti Michelangeli non eseguiva mai esercizi tecnici ripetitivi, al contrario rieseguiva una frase diverse volte in modo da trovare equilibrio nelle dinamiche, nella qualità del suono, nella pedalizzazione (magistrale in Debussy);[senza fonte] questo lo portava ad un'intensa attività di ricerca che sarebbe riduttivo definire "eccesso di perfezionismo". Oltre alla discografia ufficiale, sono reperibili numerose registrazioni dal vivo, anche non autorizzate (e spesso di scadente valore dal punto di vista della qualità della registrazione), a testimonianza di come ogni esecuzione del pianista fosse considerata un evento straordinario.
Grandi furono anche le sue doti di didatta: nel 1940 gli venne conferita una cattedra per "chiara fama" presso il Liceo Musicale di Bologna; in seguito insegnò anche ai conservatori di Venezia e Bolzano. Celebri furono i suoi corsi di perfezionamento pianistico tenuti nel castello di Paschbach ad Appiano sulla strada del vino (Bolzano), ad Arezzo, a Moncalieri ed a Castagnola (Lugano). Tra i suoi migliori allievi ricordiamo in particolare Ivan Moravec, Alberto Neuman, Lodovico Lessona e, per brevi periodi, Jörg Demus, Adam Harasiewicz, Martha Argerich e Maurizio Pollini. A lui si deve anche la riscoperta di alcune opere del compositore catalano Federico Mompou, dei cui lavori scongiurò la perdita. Ha inciso dischi con le migliori orchestre sinfoniche europee e mondiali; splendide rimarranno le sue interpretazioni concertistiche del Concerto per pianoforte e orchestra in La minore, Op. 54 di Robert Schumann, con Antonio Pedrotti alla direzione dell'orchestra del Teatro alla Scala di Milano e del Concerto per pianoforte e orchestra in La minore, Op. 16 di Edvard Grieg, diretto da Alceo Galliera con la stessa Orchestra scaligera. Sublimi le interpretazioni del Concerto in Sol di Ravel con Sergiu Celibidache e del Quinto concerto di Beethoven al fianco di Carlo Maria Giulini.
Fra le sue migliori incisioni discografiche vanno incluse la registrazione dal vivo (autorizzata) a Londra del Gaspard de la nuit di Ravel, della Sonata no. 2 in Si bemolle minore di Chopin, e del Carnaval e della Faschingschwank aus Wien di Robert Schumann. Il "Gaspard", così come l'esecuzione del Concerto in Sol maggiore di Ravel, hanno stabilito uno standard esecutivo per quelle opere, e la sua interpretazione del Concerto per pianoforte n. 4 di Sergei Rachmaninoff con la londinese Philharmonia Orchestra diretta da Ettore Gracis è comparabile a quella dell'autore stesso. Famosa la sua serie delle opere di Debussy per la Deutsche Grammophon, considerata una pietra miliare dagli appassionati del compositore francese.

La musica corale
Benedetti Michelangeli fu un grande appassionato di etnomusicologia ed estimatore del canto popolare proveniente dalla tradizione orale, in particolare, vista la sua passione per la montagna, dell'area alpina soprattutto trentina. Le diciannove armonizzazioni di canti popolari che dedicò al coro della S.A.T. di Trento rappresentano la sua unica attività come compositore: una piccola produzione, nella quale è però racchiusa tutta l'incommensurabile eleganza stilistica che lo ha sempre contraddistinto.

Personalità
Benedetti Michelangeli fu un pianista e un uomo dalla personalità molto interessante. Fu un grandissimo conoscitore della meccanica del pianoforte, e pretendeva che gli strumenti da concerto da lui utilizzati fossero in condizioni perfette. Arrivò a portare con sé in tournée due dei suoi pianoforti, e spesso si rifiutava ugualmente di suonare, poiché non erano stati a suo giudizio accordati correttamente, oppure perché nella sala c'era troppa umidità. In alcune occasioni i concerti furono annullati con il pubblico già in sala.
Le stranezze e originalità del suo carattere non devono indurre a pensare che egli non fosse un artista umile: sul palco, manteneva sempre un'assoluta compostezza durante l'esecuzione e non rispondeva quasi mai agli applausi, perché riteneva che questi non dovessero esser diretti a lui ma ai compositori dei brani eseguiti. Fuggiva dalla popolarità, concedendosi rarissimamente ai giornalisti e alla stampa. Uno dei suoi frequenti ritorni in Italia fu per recarsi a Maranello da Enzo Ferrari per comprarsi una Ferrari usata, a coronamento di uno dei sogni della sua vita.
È sepolto a Pura, in Svizzera. Sulla sua tomba, adorna da una semplice croce di legno secondo le sue volontà, sono sempre presenti fiori freschi.

▪ 2003 - Gregory Peck, nome completo Eldred Gregory Peck (La Jolla, 5 aprile 1916 – Los Angeles, 12 giugno 2003), è stato un attore statunitense.
Vincitore del premio Premio Oscar per la sua interpretazione dell'avvocato Atticus Finch nel film Il buio oltre la siepe (1962), nel corso della sua carriera ha spesso incarnato personaggi idealisti e di elevata statura morale.
Il 20 gennaio 1969 il Presidente Lyndon B. Johnson ha onorato con la Medaglia presidenziale della libertà il suo impegno umanitario.