Sesta Domenica anno B

15 Febbraio 2009
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Preghiera dei fedeli

Introduzione del celebrante

Facciamo nostro il grido del lebbroso e presentiamolo al Signore in comunione con i fratelli uniti a noi in questa celebrazione…

1. Signore Gesù, con umiltà e fiducia come il lebbroso del Vangelo ti domandiamo: “Se vuoi, puoi guarirci: donaci la grazia vincere quanto ci allontana da te e ci divide dai fratelli”
Noi ti preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

2. Donaci o Signore di desiderare la vita e di accoglierla e proteggerla anche nei nostri fratelli deboli e malati; donaci il coraggio della speranza e della carità,
Noi ti preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

3. Preghiamo per i genitori e per tutti coloro che hanno un compito nell’educazione dei giovani e dei ragazzi: possano testimoniare la positività della vita e la bellezza della fede,
Noi ti preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

4. “Sia che mangiamo sia che beviamo, sia che facciamo qualsiasi altra cosa, fa o Signore che sia tutto per la tua gloria, senza cercare il nostro utile ma quello di molti, perché giungano alla salvezza”,
Noi ti preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

Conclusione del celebrante:
Senza di te o Signore, cadiamo nel nulla e perdiamo ogni speranza; sostieni il nostro cammino di uomini…

Spunto della domenica


Ci sono delle situazioni che gli uomini respingono; un tempo era la lebbra ed erano i lebbrosi. Adesso possono essere un certo tipo di malati, o gli stranieri, o chi non è ancora nato, o le persone deboli in una scuola, in un luogo di lavoro, perfino in una famiglia. Il problema vero nasce dal nostro cuore, dallo spessore della nostra umanità. Di fronte alla morte di Eluana e a quello che essa implica: «L’esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque» (Enzo Jannacci, Corriere d. Sera, 6 febbraio 2009). Ma una vita come quella di Eluana si può riempire di senso? Ha ancora significato? “La morte di Eluana non ha chiuso la porta a queste domande. Non è tutto finito, come un fallimento della speranza per chi la voleva ancora in vita, o come una liberazione per chi non riteneva più sopportabile quella situazione. La presenza di Cristo è l’unico fatto che può dare senso al dolore e all’ingiustizia. Riconoscere la positività che vince ogni solitudine e violenza è possibile solo grazie all’incontro con persone che testimoniano che la vita vale più della malattia e della morte. Questo sono state per Eluana le suore che l’hanno accudita per tanti anni, perché, come ha detto Jannacci, anche oggi «ci vorrebbe una carezza del Nazareno, avremmo così tanto bisogno di una sua carezza», di quell’uomo che duemila anni fa ha detto, rivolgendosi alla vedova di Nain: «Donna, non piangere!». Come Gesù col lebbroso…