Pinelli, Giorgia - "Nulla di più arduo che amarsi". Eros, affetti, educazione al tempo dei social.

Marcianum Press, € 26.00.

Fondazione Incendo nasce nel 2002 con la missione di promuovere e sostenere attività ed iniziative di carattere culturale per l'integrazione sociale e la formazione dei cittadini in continuità con la presenza dei cattolici nella società. Le esigenze fondamentali alle quali la Fondazione Incendo intende rispondere, riguardano i contenuti, i percorsi e gli strumenti educativi che la comunità educante deve rivolgere ai giovani per promuoverne la crescita sociale, culturale e spirituale.
Autore:
Sr Vera Mazzotti
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Quando don Gabriele mi ha dato da leggere questo volume temevo, vista la mole, che non sarebbe stata facile la lettura, per quanto interessante il tema: Eros, affetti, educazione al tempo dei social. Invece devo asserire che lo stile semplice, sobrio e puntuale dell’autrice, Giorgia Pinelli, professoressa di Filosofia e educatrice appassionata, rende il libro scorrevole e leggibile da chiunque, adulti in primis, impegnati nell’educazione dei giovani.
Questa sorta di manuale raduna in sé magistralmente l’esperienza sul campo fatta dall’autrice, con un primo capitolo che aggiorna quanti non siano in stretto contatto con la fascia più giovane, sulle modalità di vivere e pensare l’amore, dei ragazzi d’oggi. Oltre le definizioni e gli assunti teorici sono portate esperienze e frasi dei ragazzi stessi: il clima che ne emerge, con grande chiarezza, è che la pornografia imperante, ha prima strumentalizzato l’amore, e poi lo ha disincarnato. Mi ha molto colpito il fenomeno, per me finora sconosciuto, del cybersex, ossia del sesso virtuale praticato da molti ragazzi adolescenti con i vari partner: penso che in questa crisi pandemica si stia a maggior ragione acutizzando, visto che tutti passano le ore su internet.
Dopo questa presentazione oggettiva dell’argomento, che mostra un quadro piuttosto sconfortante sulla situazione affettiva e globale della gioventù odierna, l’autrice va alle radici del fenomeno, con grande capacità di sintesi e completezza, prima facendo un excursus sull’iter delle politiche internazionali e nazionali, smascherando la concezione umana che sottintendono, strumentalista e utilitarista, della persona e delle sue funzioni.
Poi fa un ancor più interessante percorso sugli archetipi, miti e leggende, e sui pensatori che hanno portato ad una simile concezione dell’uomo e dell’amore. Mi ha colpito in particolare l’affondo che viene riservato alla poesia trobadorica in generale, e al mito di Tristano e Isotta, in particolare, ricondotti alla concezione catara e dualista della vita, che fonda le basi alla moderna considerazione del matrimonio come tomba dell’amore e dell’amore adultero, ostacolato ed impossibile, come il vero amore.
In seguito c’è un commuovente tributo all’etica personalistica di Karol Wojtyla, definito “autore paradigmatico che esprime la sintesi tra tomismo e fenomenologia”: riflettere sull’imprescindibilità del suo magistero nel trattare di un simile argomento apre il tema della sua originalità e del grande dono che è stato questo Papa per la Chiesa e per il mondo.
Da ultimo il nostro libro chiude con una proposta formativa a partire dall’esperienza personale dell’autrice, che ha generato nel tempo anche iniziative concrete: l’educatore appassionato non può rimanere nella teoria, ma scende nel campo della vita e chiede ai lettori di portare il proprio contributo.
Proprio su quest’ultimo punto esprimo la mia preoccupazione in merito al libro: è un lavoro degno di essere letto da quanti sono coinvolti nell’educazione dei giovani a prescindere dal loro credo. È scritto da una persona credente, ma non è un libro confessionale.
Desidero invitare tutte le persone, libere da preconcetti e seriamente preoccupate al futuro dei nostri ragazzi, a leggere questo manuale per prendere contatto con una realtà che riassumo in questa frase di un ragazzo di 17 anni, raccolta nel 2019 dall’autrice:

«Sono stufo di persone che mi dicono cosa devo fare, come devo fare, eccetera eccetera. Cioè, vengono a dire a me come devo fare sesso? Se a me va bene di fare in un certo modo, se va bene anche a quelle che stanno con me, cosa gliene deve fregare agli altri? Il “perché” nessuno me lo dice mai, neanche gli adulti. Se uno riesce a dirmi perché, poi forse ne riparliamo, anche di tutto il resto. Se no, ciao.»