Mastrocola, Paola - Leone

Einaudi 2018, € 18,50.
Un giorno Leone, in attesa che la mamma finisca il suo turno di cassiera nel supermercato, si mette in ginocchio sul marciapiede e si mette a pregare. Compie lo stesso gesto dovunque: a casa, a scuola, nelle pause del gioco, in camera, destando stupore, imbarazzo, curiosità, risate e perplessità nelle persone che lo vedono.
Autore:
Mocchetti, Giovanni
Curatore:
Leonardi, Enrico
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Scaffali"

“… ci credevi … a cosa?... ma non so, a Dio… e tu?... non mi ricordo… non è che non credevamo in Dio. Ci credevamo. Ma non ci pensavamo… cioè non pensavamo di crederci o di non crederci, non ci ponevamo il problema…” E questa fu tutta la chiarezza che le due amiche riuscirono ad avere quella notte. Leone, con quella storia che lui pregava, le aveva costrette a tornare indietro a porsi certe domande… (pagg. 89-90)
E’ lo stralcio di un dialogo tra Katia e un’amica. Katia è la madre di Leone, bambino di 6 anni, protagonista del romanzo. Un giorno Leone, in attesa che la mamma finisca il suo turno di cassiera nel supermercato, si mette in ginocchio sul marciapiede e si mette a pregare. Compie lo stesso gesto dovunque: a casa, a scuola, nelle pause del gioco, in camera, destando stupore, imbarazzo, curiosità, risate e perplessità nelle persone che lo vedono. Katia è preoccupata e non sa come comportarsi con lui, chiede aiuto alle sue amiche, a Oscar, il marito da cui si è separata; viene chiamata dalla maestra (buddista, vegana, multiculturale) e dalla direttrice della scuola che suggeriscono di far vedere Leone da uno psicologo.
Quando gli chiedono da dove nasca questa strana mania, il bambino si rinchiude in un mutismo difensivo, perché una ragione ce l’ha. E’ troppo timido e non ha parole per dirla: “… Leone era convinto che Gesù lo aspettasse tutti i giorni… lui s’immaginava Gesù triste dentro la nicchia buia e anche un gran vento che si metteva a soffiare nella chiesa e Gesù era contento quando lui arrivava…” (pag. 113) . Mentre la mamma era al lavoro, Leone era affidato alla nonna: lei lo aveva educato, sin da quando aveva tre anni, a pregare. Leone si è arrabbiato molto quando la nonna è morta e, allora, immagina di parlare con Gesù che lo attende su una panchina del bosco, perché la nonna non può più portarlo in chiesa, così resta in contatto anche con lei. Leone “pregava per i vivi”: per Katia, per la mamma di una compagna di classe ammalata, per una bambina da cui era infantilmente attirato, perché sua madre gli allestisse il Presepe a Natale come lo faceva con la sua nonna. Fino a quando, dopo quindici giorni di pioggia persistente in tutta la città , qualcuno inizia a bussare discretamente alla porta di Katia e di Leone: poi arriva un altro, e poi così tanta gente che non ci stanno più nella casa e le persone si mettono sul balcone. Arrivano persone da tutte le parti della città, stanno in silenzio. Giungono anche le colleghe cassiere di Katia e il direttore della scuola, anche Oscar… Cosa sta succedendo? Cosa spinge tutte queste persone a frequentare la casa di Leone? “… perché si era tanto preoccupata? Era una cosa così piccola quel pregare di Leone, adesso che tutti, lei compresa, avevano pregato a quel modo, senza quasi nemmeno accorgersene, era stato lui, il suo Leone a causare tutto questo? Non le sembrava possibile. Ma lei gli era stranamente grata” (pag.221).