Florenskji, Pavel - Non dimenticatemi

Arnoldo Mondadori

Milano, 2000

Pagine: 420

Prezzo: €15,80
Fonte:
CulturaCattolica.it ©
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In questo testo pubblicato da Mondadori con il titolo "Non dimenticatemi" è confluita un'ampia scelta delle lettere che Pavel Florenskij (1882-1937) scrisse durante la sua prigionia nei gulag staliniani dopo che il regime gli aveva inflitto una condanna a 10 anni per propaganda controrivoluzionaria. Esse vanno dal maggio 1933, poco dopo l'arresto, quando ancora egli si trovava nel carcere della Lubjanka, fino al giugno 1937, pochi mesi prima di morire fucilato. La maggior parte è stata scritta nel periodo trascorso alle isole Solovki, nel monastero trasformato in luogo di martirio per migliaia di credenti.
Pavel Florenskij fu sacerdote della Chiesa russa ortodossa e al tempo stesso matematico e filosofo; un uomo dal sapere vastissimo, la cui cultura spaziava in ogni campo e nei settori più disparati che di solito appartengono invece a studiosi specialisti della singola disciplina : teologia, scienza, filosofia, letteratura, matematica, elettrotecnica...
Quelle qui raccolte sono lettere destinate ai famigliari, in maggior parte alla moglie e ai figli, dunque a carattere esclusivamente privato, senza ambizioni letterarie, ma ottima è stata la scelta della casa editrice milanese di pubblicarle perché permettono di incontrare e apprezzare un personaggio di grande levatura intellettuale e morale, della cui opera in occidente il grande pubblico conosce ancora poco.
Il fatto che si tratti di scritti legati all'esperienza del gulag potrebbe indurre a pensare di trovarsi di fronte a lettere cariche di orrore, lacrime, pessimismo, a una scrittura segnata e forse in qualche modo contaminata dal male e dal buio di quell'universo in cui improvvisamente Florenskij fu precipitato: in realtà esse risplendono di una luce superiore perché esprimono un'origine diversa, nascono da un centro emotivo, affettivo ma anche razionale che trova altrove la sua ragion d'essere. Florenskij non vuole anzitutto gridare al mondo l'ingiustizia subita, non gli interessa condannare i suoi persecutori né descrivere le condizioni disumanizzanti in cui si trova.
Certo la censura non avrebbe permesso accuse esplicite, riferimenti precisi alle violenze e agli orrori patiti e visti, ma ciò che dà il tono particolare alle sue pagine viene da altrove: l'atmosfera infernale in cui si trova a vivere non è annullata e traspare sullo sfondo, ma non è quella al primo posto: il suo cuore, pur gravato dal peso delle circostanze, ha un altro alimento: è l'amore per la famiglia, per i figli ["Dico soltanto che il mio punto d'appoggio interiore nei confronti del mondo già da tempo si è spostato da me a voi, o piuttosto in voi. Perciò l'unica cosa che desidero sul serio è che voi e la mamma siate felici, che godiate della vita e abbiate coscienza della sua pienezza e del suo valore. Vi bacio tutti con tanto affetto" (pag.367)], ma anche amore alla vita in quanto tale che sempre, per chi crede, anche nei momenti più oscuri, è degna di essere vissuta con totale disponibilità e gratuità pur dentro un disegno misterioso. Giustamente il prefatore sottolinea che " le Lettere si configurano come uno dei primi ed estremi tentativi di riflessione teologica che esclude la possibilità di far ricorso alle sue categorie e al suo linguaggio, a partire dalla stessa nominazione di Dio. Un'esperienza esistenziale e linguistica al limite del paradosso del dire Dio lasciandolo non detto".
Florenskij lascia trasparire ad ogni pagina questo profonda consapevolezza:
Pag.359: " ...l'obiettivo della vita non è quello di vivere senza ansie, ma quello di vivere decorosamente e non essere una nullità e la zavorra del proprio paese. Se nasci in periodo burrascoso della vita storica del tuo paese e anche di tutto il mondo, se sono in gioco problemi mondiali, ciò, certamente, è difficile, richiede sforzi e sofferenze; ma proprio allora devi dimostrare che sei un uomo e manifestare la tua dignità".
Non si può non restare colpiti dalla forza morale e spirituale di quest'uomo che porta sì sulle sue spalle un peso tremendo ma senza farsene schiacciare, senza mai perdere la freschezza, la capacità di attenzione , di giudizio, la forza di un amore che non riesce a spegnersi anzi si riaccende con maggior vigore , quasi purificato dalle circostanze.
Una chiave di lettura ci viene da questo passo in cui scrivendo ad uno dei figli egli esalta "l'approccio simbolico, goethiano della vita: quello che consiste nel saper vedere e apprezzare le profondità di ciò che ti circonda, saper trovare il trascendente nel "qui" e "ora" e non bramare di cercarlo soltanto in quel che non c'è o è lontano.
Questa passione è dannosa proprio per il fatto che, a nome di ciò che non esiste, l'uomo passa davanti a ciò che esiste e che, in realtà ,è molto più valido. La passione acceca l'uomo: egli fissa un unico punto, e si mette ad arrampicarsi su di esso, senza accorgersi della bellezza delle cose vicine.
"Voglio questo", e perciò trascuro tutto il resto. E dopo qualche tempo, quando ciò non c'è più, "Voglio quello", senza usare ciò che volevo prima e che ho già ottenuto." (pag. 205).
F. nelle sue lettere testimonia proprio come la tensione a trovare il "trascendente qui e ora" corrisponda al suo stile, al suo modo di affrontare la vita in tutte le sue circostanze, prigionia compresa.
Egli non chiude gli occhi di fronte alla nuova realtà per quanto ripugnante essa sia: ne vede la miseria e tuttavia riesce persino a guardare la natura che lo circonda con lo stupore di un bambino capace di gustare la bellezza del creato e assieme con la sguardo curioso e indagatore dello scienziato teso a capire i fenomeni che osserva. Pur nella fatica cui lo costringono coloro che da lui come dagli altri prigionieri esigono puro lavoro schiavile, resiste all'abbrutimento e riesce a vivere con dignità le mansioni che gli sono affidate; nei pochi momenti liberi non rinuncia a cercare delle letture che alimentino il suo spirito, cerca persino di comporre un poema.
Benché sradicato dalla famiglia continua a vivere la vocazione paterna occupandosi dell'educazione dei figli, alla cui crescita guarda con preoccupazione e attenzione offrendo a ciascuno consigli che rispondano alle loro precise necessità, stimolandoli a precise letture, insegnando loro sull'uso del tempo; ed è lui imprigionato che sostiene con accenti di tenerezza la fatica della moglie rimasta sola.
Un vero maestro dell'arte del vivere.
(F.B.)