I Principi degli Apostoli: la Festa dei ss. Pietro e Paolo

Fin dalle origini, l’iconografia cristiana ha associato i due apostoli, cercando di presentare i loro temperamenti caratterizzandone i volti
Autore:
Roda, Anna
Vai a "Mostre"

Fin dalle origini, l’iconografia cristiana ha associato i due apostoli, cercando di presentare i loro temperamenti caratterizzandone i volti: Pietro con capelli ricciuti e barba corta brizzolata, Paolo stempiato e lunga barba da filosofo. (Immagine 1/2).

Il sarcofago di San Celso
Una delle più antiche raffigurazioni dei due santi in terra lombarda è certamente quella che si trova sul sarcofago di San Celso un tempo custodito nell’omonima chiesa, ora invece conservato in una cappella della basilica di Santa Maria presso San Celso. (Immagine 3/4)
Il sarcofago è assegnabile alla seconda metà del IV secolo; un tempo era collocato sotto l’altare della chiesa di San Celso per conservare, secondo antiche testimonianze, le reliquie dell’omonimo martire ucciso con san Nazaro. Sulla fronte appare, a segnare la sequenza senza soluzione di continuità di altri episodi evangelici ( a sinistra Natività e i Magi, a destra le donne al sepolcro vuoto e Cristo che appare a Tommaso incredulo), la Traditio legis: Cristo è in posizione frontale e regge con la mano un libro, ai suoi fianchi si trovano: alla sua destra Paolo, a sinistra Pietro, ben riconoscibili grazie alle tradizionali iconografie. Si è dimostrata la connessione tra la raffigurazione della traditio legis e la catechesi prebattesimale nella antica Chiesa ambrosiana. Ancora oggi in quaresima, la liturgia ambrosiana propone la lettura continua, nei giorni feriali, del Discorso della Montagna inteso come legge per la vita morale del fedele e piena attuazione della legge mosaica; adesso la nuova legge del nuovo popolo di Dio, cioè la Chiesa, proviene da Gesù.

Il ciborio della basilica di S.Ambrogio
Nella basilica ambrosiana abbiamo probabilmente una delle più antiche raffigurazioni dei SS.Pietro e Paolo. A custodia dell’altare d’oro, campeggia l’imponente ciborio (Immagine 5), costituito da quattro colonne in porfido egiziano rosso poggianti su basi quadrangolari di granito e sormontate da capitelli in marmo bianco che sostengono una struttura in mattoni a cupola rinforzata da costoloni, nascosta all’esterno da quattro frontoni triangolari decorati con stucchi ad altorilievo. Nonostante l’impressione generale di grande unità compositiva che lo caratterizza, il ciborio fu eseguito sostanzialmente in due epoche successive, collocabili tra il IV e il VI secolo e il IX e il X secolo. Le colonne si associano ad altre quattro presenti in Milano già nel IV secolo, probabilmente provenienti dalla basilica di San Lorenzo, mentre i capitelli e le basi risalgono al V-VI secolo e la loro provenienza dovrebbe essere riconducibile ai lavori di ristrutturazione effettuati nella zona presbiterale della basilica ambrosiana dal vescovo Lorenzo. Posteriore al VI secolo è anche la realizzazione della prima versione della cupola, di cui diventa difficile ricostruire l’aspetto esterno. Al IX secolo risale, invece, il fastigio in stucco, aggiunto più o meno in concomitanza con la realizzazione del sottostante altare d’oro. Dalla parte della navata centrale è raffigurata una scena di Traditio Legis, ovvero la trasmissione del messaggio evangelico a san Pietro e san Paolo da parte di Cristo seduto in trono (Immagine 6). Sulla faccia rivolta verso il coro, è invece raffigurato Sant’Ambrogio, mentre i Santi martiri Gervasio e Protasio gli presentano un diacono e un vescovo, che si inchinano verso di lui. Verso la navata sinistra è modellata la figura della Vergine, in piedi con la corona in mano, mentre il suo capo è sormontato dalla colomba dello Spirito Santo. Ai lati di Maria due donne si inchinano in preghiera con le mani giunte sollevate davanti al viso. Sul lato della navata destra è infine raffigurato un imponente vescovo incoronato da una mano celeste: verso di lui si stanno inchinando due personaggi che in capo portano una corona, forse due imperatori.

La chiesa dei SS. Pietro e Paolo ai tre Ronchetti
Spostiamoci alla periferia sud di Milano, un tempo territorio fuori dalle mura urbane: ecco la chiesa dedicata proprio a loro: la chiesa dei SS. Pietro e Paolo ai tre Ronchetti (Immagine 7), anticamente chiesa parrocchiale di tre piccoli borghi a sud di Milano: Ronchettino, Ronchettone e Ronchetto delle Rane ( con ronchetto si intendeva una volta un campo coltivabile strappato alla boscaglia).
Le origini dell’edificio sono molto antiche, infatti è già citata già in documenti del quattordicesimo secolo eppure le informazioni riguardo ai periodi più antichi sono scarse. È documentata la visita pastorale del cardinale Carlo Borromeo il 9 Aprile 1567, il quale ordinò modifiche e miglioramenti al fine di elevarla a chiesa parrocchiale. (Immagine 8)
Esternamente (Immagine 9) risulta poco vistosa: le uniche decorazioni sono le due statue dei santi cui la chiesa è dedicata all’interno di due nicchie e un pronao all’ingresso. L’interno si presenta ad aula unica, caratterizzata da un’impronta chiaramente barocca, con tre cappelle su ogni lato. L’elemento più prezioso si trova però nell’abside (Immagine 10) ed è rappresentato da un ciclo di affreschi dedicati alla vita di San Pietro, l’unico in tutta Milano. Esso venne dipinto nel 1657 da Ercole Procaccini il Giovane. Il ciclo si estende attraverso cinque composizioni che vedono raffigurati fra l’altro la caduta di Simon Mago (Immagine 11), la resurrezione di Tabita (Immagine 12), la consegna delle chiavi a Pietro e la sua crocifissione (Immagine 13). Le cappelle hanno tutte uguale struttura, con soffitto a volta decorato e simulare la presenza di stucchi.

L’abbazia dei SS. Pietro e Paolo a Viboldone
L’abbazia (Immagine 14) fu fondata nel 1176 e completata nel 1348 dagli Umiliati, un ordine religioso formato da monaci, monache e laici che, attorno all’attuale chiesa, conducevano vita di preghiera e di lavoro, in particolare fabbricando panni di lana e coltivando i campi con sistemi di lavorazione assolutamente innovativi. Dopo la soppressione degli Umiliati a opera di Carlo Borromeo, l’abbazia passò ai Benedettini Olivetani, successivamente soppressi dal governo austriaco e costretti ad abbandonare l’abbazia. La chiesa si presenta con caratteri sia romanici che gotici. La facciata, a capanna, della tipologia “a vento”, è, come il resto dell’edificio, in cotto, ed è scandita in tre campi da due robusti salienti (Immagine 15). Il portale è in marmo bianco e nella lunetta sovrastante si trovano sculture marmoree della Madonna con bambino fra i santi Ambrogio e Giovanni da Meda dello scultore genericamente indicato con il nome di Maestro delle sculture di Viboldone (Immagine 16). Ai lati, due nicchie gotiche racchiudono le statue dei santi Pietro e Paolo. (Immagine 17)

Il monastero di San Vittore a Meda
Ci spostiamo ora in Brianza, nella cittadina di Meda per scoprire un monumento di particolare pregio ed importanza: il monastero di San Vittore (Immagine 18). La chiesa del monastero fu costruita attorno all’anno 1520 sotto la Badessa Maria Cleofe Carcano, nelle vicinanze di un precedente edificio dedicato a San Vittore (X secolo), la chiesa fu consacrata nel 1536 da monsignor Giovanni Melegnano, vescovo di Laodicea. La facciata risale, invece, all’anno 1730 e segue i dettami del barocchetto lombardo.
L’intero complesso architettonico presenta una struttura analoga a molte altre chiese monastiche femminili edificate in quegli anni, tra cui la chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore a Milano. L’edificio è dotato di pianta a navata unica suddivisa da un tramezzo in prossimità dell’altare in due diverse aule: l’una riservata alle monache, l’altra riservata ai fedeli, entrambe con copertura a botte.
Ciò che più colpisce è la ricca decorazione pittorica che contraddistingue gli interni della chiesa (Immagine 19) e che coinvolge gli spazi della volta, delle cappelle laterali, della controfacciata e della zona dell’altare. Gli artisti coinvolti nel cantiere decorativo sono diversi: Bernardino Luini e la sua bottega, Giovanni Paolo Lomazzo, Giovan Battista Crespi detto il Cerano e i fratelli Campi.
L’ultima cappella sul lato destro è dedicata ai Santi Pietro e Paolo (Immagine 20), rappresentati all’interno dell’affresco, l’uno con le chiavi del Regno, l’altro con la spada. Nell’arcata della cappella, suddivisi attraverso formelle, sono narrati alcuni episodi tratti dagli Atti degli Apostoli, tra cui i rispettivi martirii. Seguono le Virtù Cardinali e le Virtù Teologali nell’estradosso dell’arcata, mentre nella chiave di volta viene messo in scena l’episodio di Pietro e Simon mago. Nella parte destinata al cielo trova spazio la rappresentazione di un nimbo, denso di figure angeliche ed elementi fitomorfi, alla cui sommità è posta la colomba bianca, chiara allusione allo Spirito Santo.