Mostre Maggio 2019

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Le ricche proposte di maggio hanno inizio da Milano.
Nelle sale del Museo Archeologico è allestita la mostra Il viaggio della chimera dedicata al rapporto tra Milano e gli Etruschi. Il progetto espositivo mette in luce il legame fra Milano e la civiltà degli Etruschi nato dalla metà dell’Ottocento con la costituzione del nucleo più antico delle Raccolte Archeologiche milanesi e rinsaldato nel dopoguerra, quando Palazzo Reale ospitò la grande mostra nel 1955. Questa data segna l’avvio di una feconda stagione per l’etruscologia a Milano: dalla Fondazione Lerici del Politecnico di Milano alle campagne condotte dall’Università degli Studi di Milano a Tarquinia e nell’Etruria padana al Forcello di Bagnolo S. Vito. Un legame solido e virtuoso che è continuato con i recenti scavi condotti a Populonia e che proseguirà con l’imminente apertura al pubblico del Museo Etrusco della Fondazione Luigi Rovati in Corso Venezia 52.

A Palazzo Reale quella che a nostro avviso è la mostra più importante di quest’anno: Antonello da Messina. Dentro la pittura. Si tratta di una occasione unica e speciale per entrare nel mondo di un artista eccelso e inconfondibile, considerato il più grande ritrattista del Quattrocento, autore di una traccia indelebile nella storia della pittura italiana. Questa mostra storica vede riuniti per la prima volta a Milano ben diciannove opere di Antonello da Messina, proponendo al pubblico il racconto affascinante di un artista innovatore dei suoi tempi, il cui carisma è giunto intatto sino a noi. In effetti in mostra troviamo diciannove opere del grande Maestro, su 35 che ne conta la sua autografia: a cominciare dall’Annunciata (1475 circa), autentica icona, sintesi dell’arte di Antonello, con lo sguardo e il gesto della Vergine rivolti alla presenza misteriosa che si è manifestata, uno dei più alti capolavori del Quattrocento italiano in grado di sollecitare in ogni spettatore emozioni e sentimenti; e le eleganti figure di Sant’Agostino (1472-1473), San Girolamo (1472-1473) e San Gregorio Magno (1470-1475) forse appartenenti al Polittico dei Dottori della Chiesa, tutti provenienti da Palazzo Abatellis di Palermo; ma anche il celeberrimo Ritratto d’uomo (1465-1476) dall’enigmatico sorriso proveniente dalla Fondazione Culturale Mandralisca di Cefalù, utilizzato originariamente come sportello di un mobiletto da farmacia, oggetto di vari restauri e conosciuto nella tradizione locale come “ignoto marinaio”.
Chiude la parte relativa al grande Maestro, la dolcissima Madonna con il Bambino (1480) dall’Accademia Carrara di Bergamo, opera del figlio Jacobello di Antonello, eseguita l’anno seguente la morte del padre: nella inusuale firma indica, come struggente offerta di devozione filiale, di essere il figlio di “pittore non umano” quindi divino. Jacobello faceva parte della bottega del padre e si fece carico di completare quanto la morte aveva impedito di terminare.
Viene poi dedicata una sezione a ricostruire le vicende della pala di San Cassiano, testo capitale per la storia dell’arte italiana. Mentre consacrata al mito di Antonello nell’Ottocento viene esposta la tela di Roberto Venturi Giovanni Bellini apprende i segreti della pittura a olio spiando Antonello(1870) dalla Pinacoteca di Brera: la tela, conservata al tribunale di Milano, è stata restaurata in onore dell’esposizione.

Lasciamo i maestri antichi per arrivare ad alcuni protagonisti dell’arte contemporanea.
Con la mostra Giuliano Vangi. Dalla matita allo scalpello, la galleria Bottegantica apre un suo nuovo spazio espositivo in quello che fu uno dei luoghi dove si è fatta la storia dell’arte italiana del secondo Novecento. Qui, in via Manzoni 45, dal 1946 ebbe infatti sede la Galleria del Naviglio, diretta sino al 2001 da Carlo Cardazzo. Con questa mostra, Bottegantica prosegue il suo progetto Contemporary / Lab, format con cui intende rendere omaggio alle principali personalità artistiche del nostro tempo. In mostra una selezione di venti sculture e una serie di disegni realizzati da Vangi (1931) tra 1960 e i primi anni 2000, fondamentali per comprendere la poetica del maestro toscano, al cui centro vi è l’uomo di oggi: con la sua solitudine, la sua violenza, la sua rassegnazione, il suo bisogno di speranza. Uomo che cammina (1967), opera con cui la mostra prende avvio, esprime pienamente la centralità dell’arte di Vangi e la sua innata curiosità verso le culture del passato. Interesse che lo ha portato nel tempo a dialogare con la tradizione assiro-babilonese (Beatrice del 1997), con quella egizia (Donna e poesia del 2002) e del primo rinascimento, a cui l’artista rivolge sempre un occhio di riguardo, specie all’opera dell’amato Donatello. Parallelamente Vangi si pone in continuità con i grandi maestri della Scultura italiana del XIX e XX secolo: da Medardo Rosso a Adolfo Wildt, da Arturo Martini a Marino Marini.

ICA, Istituto Contemporaneo per le Arti Milano ospita la prima mostra personale in Italia di Hans Josephsohn, uno dei grandi scultori della seconda metà del ‘900. La mostra rappresenta il primo episodio di un programma di monografie dedicate alla riscoperta di grandi autori del secondo Novecento. Si tratta della prima personale di Hans Josephsohn (Königsberg, 1920 – Zurigo, 2012) realizzata in Italia: benché la vita e la poetica dello scultore siano strettamente legate a questo paese, la sua opera è stata presentata in passato solo in occasione della 55. Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia del 2013.
Il percorso espositivo comprende un considerevole numero di opere e abbraccia le diverse fasi attraversate dalla produzione dell’artista a partire dagli anni ‘50 fino ai primi anni 2000. La preziosa selezione include opere in ottone, creta e cemento appartenenti alle diverse tipologie in cui lo stesso Josephsohn classificò il proprio lavoro: teste, mezze figure, figure in piedi, figure distese e rilievi. In mostra anche una raccolta di disegni preparatori e un docufilm che indaga la ricerca dell’artista e il processo creativo del suo lavoro.
Nato in Prussia Orientale nel 1920 da famiglia ebrea, nel 1937 Hans Josephsohn lascia la Germania e si stabilisce a Firenze con l’intenzione di studiare arte; poco dopo viene però costretto dalle leggi razziali fasciste a spostarsi nuovamente e si trasferisce in Svizzera che diverrà la sua patria adottiva. Il legame con l’Italia rimarrà tuttavia saldo e dopo la guerra Josephsohn vi farà spesso ritorno, soprattutto in quei luoghi tra la bassa Maremma e l’alto Lazio, in cui era avvenuto il suo determinante incontro con l’arte etrusca. L’opera di Josephsohn è stata definita “plastica esistenziale”, in un’epoca fortemente connotata dalla devastazione fisica e morale causata dalla Seconda guerra mondiale, lo scultore ha infatti elaborato un linguaggio in grado di raccontare la fragile relazione tra l’essere umano e il mondo che lo circonda. Le sue sculture appaiono come assemblaggi di diversi punti di vista del medesimo soggetto, mappe mentali che, senza alcuno scopo illusionistico, riuniscono differenti visioni della figura umana sedimentate nella memoria. Le parti del corpo non sono rese nel loro ordine di grandezza anatomico, ma vengono spesso enfatizzate per potenziare la carica espressiva del soggetto, spesso al punto tale sa rendere difficile definire la frontalità dell’opera: molte figure invitano lo spettatore a osservarle in un processo circolare, senza che ci sia un punto di osservazione privilegiato.

Da ultimo arriviamo allo spazio espositivo M77 Gallery dove è presentata la mostra Veduta, nuova personale dell’artista Velasco Vitali (Bellano, 1960). La mostra, sviluppata su ambo i piani della galleria, è concepita come un unico grande progetto espositivo ed è un omaggio alla città di Milano e alla storia che intreccia tra loro i luoghi cari all’artista. Al piano terra la scena è interamente occupata da una grande tela, raffigurante un paesaggio alpino: sono le Prealpi lombarde, al centro delle quali si ergono la Grigna e il Resegone

Le nostre proposte ci portano ora a Brescia presso la pinacoteca Martinengo per una mostra dal titolo Gli animali nell’arte dal Rinascimento a Ceruti dedicata alla rappresentazione dei nostri amici animali nella pittura rinascimentale e barocca italiana. Per la prima volta in assoluto a livello europeo, grazie alla selezione di un centinaio di opere di altissima qualità provenienti da prestigiosi musei, pinacoteche e collezioni private italiane ed estere, sarà possibile dar vita ad un vero e proprio “zoo artistico”, che consente al pubblico di comprendere come l’animale abbia da sempre avuto un ruolo fondamentale nella Storia dell’Arte. Infatti, i più grandi maestri del Rinascimento, del Barocco e dell’Età dei Lumi, da Raffaello a Caravaggio, da Guercino a Tiepolo fino a Ceruti, hanno spesso dipinto animali sia in rappresentazioni autonome – alla stregua di veri e propri ritratti caratterizzati anche psicologicamente – che in compagnia dell’uomo, soprattutto in occasione di commissioni ufficiali da parte di nobili e aristocratici. Inoltre, traendo ispirazione dai testi biblici e dalla letteratura classica greca e latina, gli artisti hanno licenziato tele nelle quali l’animale è l’assoluto protagonista – come, ad esempio, nell’episodio dell’Arca di Noè – oppure comprimario, divenendo attributo iconografico dei santi più venerati – Girolamo con il leone, Giorgio con il drago, Giovanni Battista con l’agnello -, o parte essenziale del racconto mitologico. Basti citare, ad esempio, le storie di Diana cacciatrice accompagnata dal suo fedele cane, Ganimede e l’aquila, Leda e il cigno e il ratto di Europa escogitato da Zeus tramutato toro. Senza dimenticare gli affascinanti personaggi della maga Circe – che aveva il potere di trasformare i suoi nemici in animali – e di Orfeo che, suonando la lira con impareggiabile maestria, incantò gli animali e la natura.

La Città di Vercelli, a 800 anni dalla fondazione dell’Abbazia di Sant’Andrea, espone per la prima volta in Italia il manoscritto della Magna Charta Libertatum, nella sua redazione del 1217, che proviene dal Capitolo della Cattedrale di Hereford nel Regno Unito. La mostra è un omaggio al Cardinale Guala Bicchieri che, con la posa della prima pietra alla data convenzionale del 19 febbraio 1219, diede avvio alla costruzione dell’abbazia, dando vita nel corso dei sette anni successivi a uno dei primi esempi di costruzione gotica in Italia. Ma la storia ci consegna l’importanza e il peso politico internazionale del Cardinale Guala Bicchieri, insieme alle sue grandi doti diplomatiche, soprattutto perché la sua figura è legata alla vicenda della Magna Charta Libertatum, documento scritto in latino che il re d’Inghilterra Giovanni Senzaterra fu costretto a concedere ai baroni del Regno, suoi diretti feudatari, presso Runnymede, il 15 giugno 1215. Per la prima volta nella storia un documento di natura giuridica elenca i diritti fondamentali del popolo (o di una parte del popolo) e riconosce che nessuno, sovrano compreso, è al di sopra della legge e che chiunque ha diritto ad un processo equo. Per queste ragioni la Magna Charta viene ancora oggi ritenuta da molti studiosi il primo documento fondamentale per il riconoscimento universale dei diritti del popolo, nonostante fosse inscritta nel quadro di una giurisprudenza di tipo feudale, nonché il documento che ha decretato la nascita del moderno stato di diritto o per certi versi della forma moderna della democrazia. Guala Bicchieri, legato pontificio presso la corte inglese e tutore del giovane re inglese Enrico III fece da “supervisore” al documento ponendo il proprio sigillo sia nella versione revisionata del 1216, sia nella riconferma della carta qui esposta, redatta nel 1217.
Le doti diplomatiche del Cardinale fecero sì che questa seconda versione della Carta avesse miglior sorte della precedente. Ma l’importanza delle missioni affidategli dal Pontefice e il ruolo che giocò sullo scacchiere internazionale, non fecero dimenticare al prelato l’amore per la sua città e due anni dopo finanziò con le sue rendite la realizzazione dell’Abbazia di Sant’Andrea di Vercelli. Completano il percorso espositivo due ritratti del XVII e del XIX secolo, del cardinale Guala Bicchieri, e un nucleo di documenti inediti: codici, carte e pergamene della Biblioteca diocesana Agnesiana di Vercelli, oltre a una pergamena e a uno dei due codici detti “dei Biscioni” della Biblioteca Civica di Vercelli.

Dal Piemonte al Veneto; arriviamo ora a Treviso presso la Casa dei Carraresi che accoglie la prima grande retrospettiva italiana di Inge Morath (1923-2002), la prima donna ad essere inserita nel cenacolo, all’epoca tutto maschile, della celebra agenzia fotografica Magnum Photos.
Impropriamente nota alle cronache più per aver sostituito la mitica Marilyn Monroe nel cuore dello scrittore Arthur Miller, divenendone moglie e compagna di vita, è stata in realtà soprattutto una straordinaria fotografa ed una fine intellettuale. Il suo rapporto con la fotografia è stato un crescendo graduale: dopo aver lavorato come traduttrice e scrittrice in Austria, inizia a scattare nel 1952, e dall’anno successivo, grazie ad Ernst Haas inizia a lavorare per Magnum Photos a Parigi.
Le celebri fotografie realizzate durante i suoi viaggi, o gli intensi ritratti in grado di catturare le intimità più profonde dei suoi soggetti, si accompagnano ad un’intensa attività intellettuale che si alimentava di amicizie con celebri scrittori, artisti, grafici e musicisti. Per questa ampia retrospettiva sono in visione una selezione di oltre 150 fotografie e decine di documenti riferiti al lavoro di Inge Morath in un percorso che analizza tutte le principali fasi del lavoro della Morath, ma al contempo cerca di far emergere l’umanità che incarna tutta la sua produzione. Una sensibilità segnata dell’esperienza tragica della Seconda guerra mondiale, che con gli anni si rafforzerà e diventerà documentazione della resistenza dello spirito umano alle estreme difficoltà e consapevolezza del valore della vita.

Monfalcone (Go) vuole diventare polo espositivo a partire da questa mostra dedicata a Crali & il Futurismo. Avanguardia culturale. Per la parte pittorica, l’esposizione presenta oltre ottanta opere di Tullio Crali (Igalo 1910 - Milano 2000), noto in Italia e nel mondo soprattutto per la sua bravura di aeropittore, ultimo, coerente e irriducibile futurista. Sono esposti soprattutto dipinti, ma pure disegni a matita, penna e flowmaster e litografie, provenienti per la maggior parte dal fondo personale dell’artista, che documentano 70 anni di creatività: dai primi acquerelli e tempere a soggetto aereo ai brillanti dipinti sulle esibizioni delle Frecce Tricolori; dal dinamismo plastico delle Forze della curva (1930) alla breve ma fertile esperienza espressionista sul tema dei Fiori del male di Baudelaire; dai dipinti a soggetto cosmico riferibili al linguaggio di Prampolini alle visioni in terra di Francia e ancora alla splendida, originale lettura e rappresentazione della modernità spaziale. Un’antologia di arte e vita di un grande artista, nato in Dalmazia e a lungo vissuto a Gorizia. Tra le opere esposte brilla l’unica opera di provenienza pubblica, Prima che s’apra il paracadute (1939). Nel 1940 Marinetti aveva pubblicamente attestato alla radio “Crali tratta poeticamente acciaio, alluminio, cromatismi e vernici entrando nella trasfigurazione propugnata dall’aeropittura e trova la soavità dei toni turchini, verdolini e madreperlacei che garantiscono l’autenticità dell’altezza, sospesa, volante”. In mostra troviamo anche un dipinto inedito di Giacomo Balla, acquistato da Crali direttamente dall’autore, “il solo quadro che io abbia mai comperato, sia perché non sono un collezionista sia perché mai ho chiesto un dono agli amici pittori”, come racconta Crali stesso in “Una vita per il Futurismo. Tra scossoni e vuoti alla ricerca di quota”.

Giungiamo ora a Ferrara per una mostra dedicata a Boldini (1842-1931) e alla sua attenzione alla moda. Affermatosi nella Parigi tra Otto e Novecento, baricentro di ogni tendenza dell’eleganza e della modernità, Boldini ha dato vita ad una formula ritrattistica chic e “alla moda” con la quale ha immortalato i protagonisti e le celebrities di un’epoca mitica, da Robert de Montesquiou a Cléo de Mérode, da Lina Cavalieri alla marchesa Casati. Nella sua opera la moda ha rivestito un ruolo essenziale: colta inizialmente per quel suo essere quintessenza della vita moderna, elemento che ancòra l’opera alla contemporaneità, la moda – intesa come abito, accessorio, ma anche sofisticata espressione che trasfigura il corpo in luogo del desiderio – diviene ben presto un attributo essenziale e distintivo della sua ritrattistica. Grazie ad una pittura accattivante, che unisce una pennellata nervosa e dinamica all’enfatizzazione di pose manierate e sensuali volte ad esaltare tanto le silhouette dei modelli quanto le linee dei loro abiti, e con la complicità delle creazioni dei grandi couturier come Worth, Doucet, Poiret e le Sorelle Callot, Boldini afferma una personale declinazione del ritratto di società che diviene un vero e proprio canone, modello di stile e tendenza che anticipa formule e linguaggi del cinema e della fotografia glamour del Novecento.
La mostra indaga dunque, per la prima volta, il lungo e fecondo rapporto tra Boldini e il sistema dell’alta moda parigina e il riverbero che questo ebbe sulla sua opera di ritrattista oltre che su quella di pittori come Degas, Sargent, Whistler e Paul Helleu. Ordinata in sezioni tematiche, ciascuna patrocinata da letterati che hanno cantato la grandezza della moda come forma d’arte, da Baudelaire a Wilde, da Proust a D’Annunzio, la rassegna propone un percorso avvincente tra dipinti, meravigliosi abiti d’epoca e preziosi oggetti dalla valenza iconica che racconteranno i rapporti tra arte, moda e letteratura nella Belle Époque e immergeranno il visitatore nelle atmosfere raffinate e luccicanti della metropoli francese e in tutto il suo elegante edonismo.
Il mestiere delle arti. Seduzione e bellezza nella contemporaneità è il titolo della rassegna che troviamo a Ravenna. In mostra, l’esercizio delle arti “maggiori”, scultura e pittura, è affiancato alle produzioni di oreficeria, in vetro e resina o in ceramica. La mostra propone infatti una selezione di artisti della contemporaneità che, ignorando il confine tra arti maggiori e arti minori, hanno conferito alle loro opere un valore universale per stile e sapienza tecnica. Sono riunite più di cento opere di Igor Mitoraj, Mimmo Paladino, Paolo Staccioli, Cordelia von den Steinen, Ivan Theimer, Paolo Marcolongo, Stefano Alinari, Jean-Michel Folon, Giacomo Manzù, Giuliano Vangi, Mario Ceroli, Paola Staccioli, Luigi Ontani, Gigi Guadagnucci, Giovanni Corvaja, Daniela Banci, Marzia Banci, Orlando Orlandini, Angela De Nozza, Ornella Aprosio, Angela Caputi, Tristano di Robilant, Sauro Cavallini, Sophia Vari, Kan Yasuda, Pietro Cascella, Fernando Cucci, Pasquale (Ninì) Santoro. Non vi sono materie che si possono considerare più adatte di altre a produrre risultati artistici, come non vi sono materie a priori inadatte a produrli: ogni materiale vale soltanto in quanto è stato prescelto dall’artista che lo fa vivere e lo esalta con le sue mani. Talvolta, l’apparente spontaneità e l’immediatezza del risultato creativo, che presuppone una matura esperienza, possono generalmente essere considerate come prodotto di una eccellente bravura e perfino di raffinato virtuosismo. Il processo artistico, benché sempre legato alla tecnica, non è mai riducibile a qualcosa di appreso o ripetuto meccanicamente, ma impegna tutto l’essere dell’autore e non solo le facoltà intellettive ed esecutive.

A Bologna presso Palazzo Pallavicini abbiamo la rassegna Surrealist Lee Miller, la prima italiana della retrospettiva dedicata ad una delle fotografe più importanti del Novecento. La mostra si compone di 101 immagini che ripercorrono l’intera carriera artistica della fotografa, attraverso quelli che sono i suoi scatti più famosi ed iconici. Lanciata da Condé Nast sulla copertina di “Vogue” nel 1927, Lee Miller (1907-1977) è da subito diventata una delle modelle più apprezzate nel mondo della moda. Inizia a viaggiare per realizzare storici servizi fotografici, fino a quando, due anni più tardi, non decide di passare dall’altra parte dell’obiettivo. Colpita dalle immagini di Man Ray, uno dei più importanti fotografi surrealisti, riesce ad incontrarlo, diventandone musa ispiratrice ma soprattutto collaboratrice e sviluppando con lui la tecnica della solarizzazione. Amica di Picasso, di Ernst, Cocteau, Miró e di tutta la cerchia dei surrealisti, dopo il periodo parigino, Lee Miller decide di tornare a New York per aprire il proprio studio fotografico.

Tappa a Genova presso il Palazzo della Meridiana per una mostra ricca di suggestioni e capolavori. I primi trent’anni del Seicento sono indiscutibilmente un momento magico per la città: il potere economico e finanziario delle famiglie leader della Repubblica Aristocratica Ligure, un numero assi più cospicuo di quante se ne possano immaginare, rendono Genova e il suo porto baricentrici per l’Europa del tempo. Qui si sono accumulati decenni di benessere, ricchezze, argenti, opere d’arte. Quello che gli storici dell’economia definiscono Il secolo dei genovesi, un centinaio d’anni a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento, è per la storia dell’arte genovese un glorioso periodo aureo. Chi sono i protagonisti, insieme alle famiglie con i lori condottieri, dogi, mercanti e finanzieri?
Gli artisti locali e “forestieri” sono coloro che ci consentono ancora oggi di visualizzare tanta ricchezza. E tanta bellezza. Caravaggio e i suoi seguaci costituiscono un capitolo importante della storia dell’arte genovese, che in questo momento può dirsi a tutti gli effetti europea.

La Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia affronta per la prima volta in una mostra dedicata, la tematica delle bolle di sapone, tradizionalmente correlata al genere artistico della natura morta e della vanitas. Simbolo della fragilità, della caducità delle ambizioni umane, della vita stessa, fin dal Cinquecento, le bolle di sapone hanno affascinato generazioni di artisti per quei giochi di colore che si muovono sulle superfici saponose, per la loro lucentezza, per la loro leggerezza. L’esposizione si presenta come un’iniziativa interdisciplinare che, parallelamente al percorso storico artistico, racconta la nascita dell’interesse scientifico, fisico e matematico delle lamine saponate, modelli di una geometria delle forme molto stabili. Il percorso si compone di circa 60 opere che coprono un lungo arco di tempo che va dal Cinquecento alla contemporaneità, di autori quali Jean Siméon Chardin, Fra Galgario, Jan Bruegel il Giovane, Gerrit Dou, Karel Dujardin, e si apre con alcune opere allegoriche legate al tema della Vanitas. La prima sezione racconta inoltre della nascita di questa iconografia, sottolineando l’influenza che i lavori di Hendrick Goltzius hanno avuto nell’arte olandese del XVI e XVII secolo. La rassegna continua proponendo una panoramica esaustiva del tema che arriva fino al Novecento con lavori di artisti quali Man Ray, Max Beckmann, Giulio Paolini, fino a giungere alla sua trattazione nell’ambito dell’architettura contemporanea, con la maquette del Water Cube, la piscina olimpionica di Pechino progettata dallo studio australianonPTW Architects, con il quale hanno collaborato China State Construction Engineering Corp e Arup Ltd.

La Fondazione Ragghianti a Lucca ospita la grande mostra L’artista bambino. Infanzia e primitivismi nell’arte italiana del primo Novecento. L’esposizione esplora la “regressione” verso il disegno infantile e la volontà di recuperare un linguaggio di stampo primitivista da parte di importanti artisti dei primi decenni del XX secolo. Partendo dagli arcaismi di pittori toscani votati allo studio dei maestri del Duecento e del Trecento, la mostra sviluppa un appassionante percorso attraverso le opere di artisti affascinati dal mondo infantile, di cui riprendono – in varie forme e stili – la semplicità, la poesia e la soavità dei colori e dei soggetti rappresentati. Nelle sale della Fondazione Ragghianti sono esposti, divisi in sei sezioni, oltre cento pezzi (dipinti, grafiche, sculture, fotografie, riviste d’epoca, documenti) di artisti come Giorgio Morandi, Giacomo Balla, Pablo Picasso, Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Mario Sironi, Ardengo Soffici, Alberto Magri, Lorenzo Viani, Ottone Rosai, Renato Birolli e Alberto Salietti.

Quest’anno le Gallerie degli Uffizi di Firenze hanno celebrato l’8 marzo con una mostra dedicata all’impegno professionale e al talento delle donne in Italia, tra Ottocento e Novecento. I termini cronologici si riferiscono a due eventi precisi: l’iscrizione di alcune lavoratrici alla Fratellanza Artigiana nel 1861, e il premio Nobel conferito a Grazia Deledda nel 1926 per il romanzo Canne al Vento. Sono due date simboliche, che tuttavia segnano la storia di un riscatto dell’immagine femminile e del ruolo pubblico delle donne nel periodo post-unitario. Opere d’arte, fotografie ed oggetti illustrano le diverse forme di operosità dell’universo muliebre, descrivendo energie e risorse spesso non riconosciute. Le contadine ad esempio, dedite alle pratiche agricole collegate al ciclo delle stagioni dovevano anche occuparsi degli animali nella fattoria. E nei momenti di sosta dal lavoro più duro, rammendavano, lavoravano a maglia o intrecciavano la paglia, come si può vedere in numerosi dipinti di Silvestro Lega esposti in galleria. Altro futuro attendeva le donne borghesi, che potevano studiare e intraprendere una carriera scolastica, diventare artiste e perfino scrittrici. In quest’ultimo caso, tuttavia, venivano limitate a generi e argomenti considerati specificamente femminili: la scrittura per l’infanzia o per libri di scuola, o articoli in periodici per le giovinette sulle ultime novità della moda, sull’economia domestica, sull’etichetta e le buone maniere.
La quiete apparente dei salotti offrì spesso copertura, invece, a pensieri rivoluzionari e patriottici, e fu terreno per una fervida vita intellettuale. In quel periodo Firenze fu meta prediletta e luogo di incontro per figure di spicco nel mondo femminile non solo della letteratura e dell’arte, ma anche dell’impegno sociale e politico, su scala internazionale: qui vissero donne formidabili quali, tra le altre, Elizabeth Barrett Browning, Jessie White Mario, Theodosia Garrow Trollope, Margaret Fuller.

Concludiamo con una mostra a Nuoro, presso il MAN dal titolo Allori senza fronde che presenta per la prima volta al pubblico italiano un affascinante esplorazione del laboratorio artistico di Pierre Puvis de Chavannes (1824-1898), artista protagonista dell’arte francese tra Otto e Novecento e la cui attività ha influenzato con forza lo sviluppo artistico delle generazioni che lo hanno seguito, come testimonia la continua ammirazione tributatagli da Paul Cézanne, Paul Gauguin, Vincent Van Gogh, George Seurat e Henry Matisse. Pierre Puvis de Chavannes nacque a Lione, in Francia, nel 1824, il più giovane di quattro figli di una famiglia discendente dalla nobiltà della Borgogna. Interrotti gli studi in ingegneria in seguito alla morte della madre e a una lunga malattia, Puvis trascorse un lungo soggiorno in Italia per ritrovare la salute. Quest’esperienza italiana, assieme all’incontro con le opere di Giotto e Piero della Francesca, ebbe una profonda impressione su Puvis, che decise di dedicarsi interamente all’arte dopo il suo ritorno a Parigi nel 1848. Puvis cominciò a lavorare negli studi di Henri Scheffer, Eugène Delacroix e Thomas Couture, rifuggendo la formazione artistica convenzionale e dipingendo da solo nel suo studio. Il suo interesse per i grandi temi eroici e l’immaginario classico portò Puvis a intraprendere la pittura murale, considerata a quel tempo la suprema ambizione per tutti i pittori realisti più ambiziosi. Durante la sua carriera di quattro decenni, Puvis cercò costantemente di perfezionare un’estetica classica e altamente decorativa. L’artista francese sviluppò un’originale palette di tonalità opache e sbiancate, dipinte in modo da infondere alle sue figure solidità e carattere. La sua padronanza emerge in composizioni finemente calibrate che accrescono ulteriormente il suo realismo etereo e prestano alle sue figure una solitudine essenziale. Svincolato da movimenti e categorie condivise, Puvis, come emerge dalla mostra, si muove tra simbolismo e verismo, disegni e olii su tela, schizzi e bozzetti, alla ricerca di un riscatto della dignità umana che affonda le sue radici nella cultura umanistica del Rinascimento italiano. È proprio a partire da quello straordinario capitolo della storia italiana che meglio si può comprendere l’opera di Puvis de Chavannes, un artista che ci invita a guardare al nostro tempo attraverso il filtro della lenta sedimentazione della cultura nei secoli.

Il viaggio della chimera. Immagini etrusche tra archeologia e collezionismo
Milano – Museo Archeologico
13 dicembre 2018 – 12 maggio 2019
Orari: martedì – domenica 9.00 -17.30.
Biglietti: 5€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.museoarcheologicomilano.it


Antonello da Messina. Dentro la pittura
Milano – Palazzo Reale
2 giugno 2019
Orari: lunedì 14.30 – 19.30 (9.00 - 14.30 solo scuole); martedì - mercoledì - venerdì – domenica 9.30 – 19.30; giovedì e sabato 9.30 – 22.30
Biglietti: 14€ intero, 12€ ridotto
Informazioni: www.mostraantonello.it

Giuliano Vangi. Dalla matita allo scalpello
Milano – Bottegantica (Via Manzoni 45)
12 aprile 2019 – 12 maggio 2019
Orari: martedì - sabato 10.00-13.00/ 15.00-19.00
Ingresso libero
Informazioni: www.bottegantica.com

Hans Josephsohn
Milano – ICA Istituto Contemporaneo per le Arti
24 marzo 2019 – 2 giugno 2019
Orari: giovedì – domenica 12.00-20-00
Ingresso gratuito
Informazioni: www.icamilano.it


Velasco Vitali/Veduta
Milano – M 77 Gallery (Via Mecenate 77)
5 marzo 2019 – 25 maggio 2019
Orari: martedì-sabato 11.00 – 19.00
Ingresso libero
Informazioni: www.m77gallery.com

Gli animali nell’arte dal Rinascimento a Ceruti
Brescia – Palazzo Martinengo
19 gennaio 2019 – 9 giugno 2019
Orari: mercoledì, giovedì, venerdì 9.00 -17.30; sabato, domenica 10.00-20.00; lunedì e martedì chiuso
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.amicimartinengo.it

Magna Charta: Guala Bicchieri e il suo lascito. L’Europa a Vercelli nel Duecento
Vercelli – Polo espositivo Arca
23 marzo 2019 – 9 giugno 2019
Orari: martedì- domenica 10.00-19.00
Biglietti: 5€
Informazioni: www.santandreavercelli.com

Inge Morath. La vita, la fotografia
Treviso – Casa dei Carraresi
28 febbraio 2019 - 9 giugno 2019
Orari: martedì- venerdì 10.00-19.00; sabato, domenica 10.00-20.00
Biglietti: 11€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.mostramorathtreviso.it

Crali & il Futurismo. Avanguardia culturale
Monfalcone (Go) – Galleria Comunale
22 febbraio 2019 - 12 maggio 2019
Orari: mercoledì 10.00 – 13.00, venerdì, sabato e domenica 10.00 – 13.00 / 16.00 – 19.00
Ingresso libero
Informazioni: www.comune.monfalcone.go.it

Boldini e la moda
Ferrara – Palazzo dei Diamanti
16 febbraio 2019 – 2 giugno 2019
Orari: tutti i giorni 9.00– 19.00
Biglietti: 13€ intero, 11€ ridotto
Informazioni: www.palazzodiamanti.it

Il mestiere delle arti. Seduzione e bellezza nella contemporaneità
Ravenna – Museo Nazionale
16 febbraio 2019 – 26 maggio 2019
Orari: martedì -domenica 8.30 - 19.30; lunedì chiuso
Biglietti: 7€ intero, 2€ ridotto
Informazioni: www.polomusealeemiliaromagna.beniculturali.it

Surrealist Lee Miller
Bologna – Palazzo Pallavicini
14 marzo 2019 - 9 giugno 2019
Orari: giovedì -domenica 11.00- 20.00; lunedì, martedì e mercoledì chiuso
Biglietti: 14€ intero, 12€ ridotto
Informazioni: www.palazzopallavicini.com

Caravaggio e i genovesi. Committenti, collezionisti, pittori
Genova – Palazzo della Meridiana
14 febbraio 2019 – 6 giugno 2019
Orari: martedì- venerdì 12.00-19.00; sabato, domenica 11.00-19.00; lunedì chiuso.
Biglietti:10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.palazzodellameridiana.it

Bolle di sapone. Forme dell’utopia tra Vanitas, arte e scienza
Perugia – GNU
16 marzo 2019 – 9 giugno 2019
Orari: lunedì 12.00-19.30; martedì - domenica 8.30-19.30
Biglietti: 8€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: https://gallerianazionaledellumbria.it

L’artista bambino. Infanzia e primitivismi nell’arte italiana del primo Novecento
Lucca – Fondazione Ragghianti
17 marzo 2019 - 2 giugno 2019
Orari: martedì - domenica 10.00-13.00/ 15.00-19.00: lunedì chiuso
Biglietti: 5€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.fondazioneragghianti.it

Lessico femminile. Le donne tra impegno e talento 1861-1926
Firenze – Palazzo Pitti
7 marzo 2019 - 26 maggio 2019
Orari: martedì – domenica 8.15 - 18.50; lunedì chiuso
Biglietti: 16€ intero, 10€ ridotto
Informazioni: www.uffizi.it

Allori senza fronde
Nuoro – MAN
15 marzo 2019 - 9 giugno 2019
Orari: tutti i giorni 10.00-1.00 lunedì chiuso
Biglietti: 5€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.museo-man.it