Il riposo delle vacanze

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Anche quest’anno per i mesi di luglio ed agosto vogliamo segnalare una serie di mostre che potrebbero diventare mete per le nostre vacanze.

A Ravenna, a pochi passi dai centri balneari romagnoli, troviamo un’interessante mostra archeologica dedicata al teatro. Il visitatore può ammirare un notevole corpus di maschere legate ai generi teatrali: oggetti che provengono, in particolare, dagli scavi delle antiche città sepolte dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e destinati alla decorazione architettonica di edifici pubblici e di domus. La mostra si articola in cinque sezioni principali: i soggetti teatrali che arredavano la casa romana; la bottega dell’arte, ovvero i modelli originali per la produzione di maschere teatrali; gli edifici teatrali; il teatro romano: la commedia, la tragedia ed i vari personaggi stereotipati protagonisti delle opere; infine, una quinta sezione è dedicata alle origini del teatro, partendo dal mito di Dioniso. Questi temi sono presentati con statue, mosaici, affreschi, maschere, vasi e lucerne, purtroppo non si sono conservate maschere originali antiche, realizzate in materiali deperibili come la stoffa gessata, il legno o la pelle, corredate da parrucche di lino o di pelo, dotate di un elemento a forma di imbuto posto in corrispondenza della bocca per amplificare la voce. Le maschere che raffiguravano donne e vecchi avevano un colore pallido, mentre gli schiavi portavano maschere dipinte di rosso e gli uomini maschere di colorito bruno. Ma un’ampia documentazione di tutto questo proviene dalle produzioni antiche su marmo e terracotta che saranno esposte in San Nicolò. In particolare, il visitatore potrà anche vedere la bottega dell’arte di un artigiano di Pompei e osservare da vicino un gruppo di quindici maschere in gesso di duemila anni fa, probabilmente erano i modelli di cui un artigiano si serviva per la realizzazione di esemplari destinati agli attori.

La carrellata archeologica continua a Roma , presso la Cura Iulia del Foro Romano con la mostra dal titolo Memorie di Roma. Gli Aemilii e la Basilica nel Foro. La mostra si articola in due sezioni ed intende presentare l’uso “politico” della Basilica Aemilia e delle altre basiliche erette nei fori di ogni città romana come spazio della memoria civica. In origine le basiliche risposero all’esigenza, avvertita nella Roma repubblicana a partire dal II sec. a.C., di avere a disposizione un ampio edificio coperto dove svolgere attività economiche e giudiziarie. Proprio la Basilica Aemilia, fondata nel 179 a.C., si trasformò per prima in un edificio anche “politico”, perché la famiglia degli Aemilii la usò come monumento familiare, facendovi collocare le immagini dei suoi esponenti più illustri. Come tutte le grandi famiglie romane gli Aemilii vantavano infatti progenitori illustri, tra cui il re Numa Pompilio, del quale si potrà vedere nella prima sezione della mostra l’unica statua che lo raffigura, trovata nella vicina Casa delle Vestali. Insieme a Numa, oltre ad una serie di immagini che rappresentano le monete in cui erano celebrati i grandi personaggi della gens Aemilia, viene esposto un bellissimo ritratto attribuito a M. Emilio Lepido, il collega di Ottaviano e Marco Antonio nel secondo triumvirato. In questa sezione, i rilievi provenienti dalla Basilica mostrano l’intreccio esistente tra le memorie familiari e la storia di Roma. La seconda sezione è dedicata a uno degli aspetti più importanti della trasformazione delle basiliche in edifici politici: la creazione di veri e propri cicli di statue raffiguranti spesso famiglie locali ma soprattutto la famiglia imperiale. Vengono così presentate una serie di statue tutte provenienti da basiliche per ricreare l’impressione destata da queste schiere di ritratti che, disposti l’uno di fianco all’altro occupavano la basilica, alternando uomini, donne e bambini, raffigurati in tipi statuari diversi (la toga però, costume simbolo dell’identità romana, prevaleva nelle statue maschili).

Scendiamo ancora ed arriviamo a Napoli per la mostra Napoli, la città e il mare. Piazza Bovio tra Romani e Bizantini. Grazie a recenti scoperte archeologiche effettuate in occasione dei lavori di scavo condotti per la realizzazione delle stazioni della Linea 1 della Metropolitana, si sono ritrovati eccezionali ritrovamenti che illustrano al grande pubblico un capitolo tra i meno noti della storia della città: la fase della Napoli bizantina, caratterizzata da un considerevole processo di trasformazione urbanistica del fronte a mare. L’esposizione presenta due nuclei di reperti architettonici marmorei, rinvenuti a distanza di poco più di cento anni uno dall’altro, a Napoli nell’area del Rettifilo: uno durante gli scavi per la realizzazione della Stazione Università in piazza G. Bovio, l’altro nel fondaco Marramarra in via Benvenuto Cellini, alla fine dell’800, nel corso delle opere di ristrutturazione dei quartieri bassi della città. Ai resti della fortificazione cittadina di età bizantina rinvenuti a Piazza Bovio appartiene una torre, il cui scavo ha rivelato il reimpiego di marmi antichi nei paramenti e nel nucleo interno. Tali elementi architettonici, di eccezionale interesse storico e artistico, erano pertinenti ad un arco onorario dell’epoca degli imperatori Severi, spogliato tra il VI e il VII sec. d.C. per recuperare pietra di buona qualità. L’arco doveva essere ubicato poco lontano dal luogo di rinvenimento, sul litorale antistante l’insenatura portuale antica. Completa l’esposizione un video che racconta l’evento archeologico, dal ritrovamento nell’area della fortificazione con la torre, al recupero dei marmi, fino al loro restauro.

Inoltriamoci ora nell’arte medioevale con una mostra ad Assisi (Pg) dedicata al genio di Giotto, dal titolo I colori di Giotto . Nell’VIII Centenario della fondazione dell’Ordine Francescano, la città di Assisi ha voluto promuovere uno straordinario evento dedicato a Giotto e agli affreschi della Basilica di San Francesco. Aspetti finora ignoti della sua pittura, sono messi in evidenza, anche grazie alle più moderne tecnologie, che consentono di recuperare con il restauro le opere originali e, dove non è possibile, di restituirle in forma virtuale. In realtà la presenza di Giotto, documentata nel 1309, lascia ancora aperti alcuni interrogativi, ad esempio sui suoi aiuti o sul tempo in cui è rimasto ad Assisi, che gli esiti del restauro potrebbero contribuire a sciogliere, dato che siamo in presenza di una pittura di qualità altissima e di un committente particolarmente importante. Il cantiere di restauro è aperto ai visitatori, che possono salire sui ponteggi per ammirare da vicino “i colori di Giotto” e la sapiente attività dei restauratori. Dopo la visita alla Cappella di San Nicola e la salita alla Basilica Superiore i visitatori possono raggiungere, a pochi passi, il trecentesco Palazzo del Monte Frumentario, da poco restaurato, per approfondire la conoscenza di quelle 28 scene che compongono uno dei cicli pittorici più importanti di tutta la storia dell’arte. Nelle sue suggestive sale è allestita una mostra virtuale su “Giotto com’era”, che offre la possibilità di conoscere l’aspetto originale delle Storie di San Francesco della Basilica Superiore, ricostruite grazie agli studi di un’équipe dell’Istituto Centrale del Restauro. In un unico spazio che ricorda, seppure in dimensioni ridotte, la navata unica della Basilica, gli affreschi sono presentati nel loro aspetto originario prima delle alterazioni che il tempo e le vicende storiche hanno fatalmente favorito.

Rimaniamo ancora nell’Italia centrale per approfondire la conoscenza di un maestro scultore senese vissuto tra Duecento e Trecento dal nome Marco Romano, di cui è noto: il Monumento al Porrina , la più importante testimonianza artistica presente a Casole d’Elsa (Si), e una straordinaria Testa di Profeta marmorea. L’esposizione quindi presenta alcuni tra i principali capolavori di Marco Romano e tende a ricostruire il contesto artistico senese fra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento, quando lo scultore operò producendo opere di straordinaria importanza a Siena, Casole d’Elsa, Cremona, Venezia. Inoltre sappiamo che l’artista scolpì tre grandi statue per la cattedrale di Cremona quando era vescovo della città Ranieri Albertini, fratello del Porrina. Il girovago scultore potrebbe aver avuto una fase di attività pure a Siena nel cantiere del Duomo, forse in competizione con la figura dominante di Giovanni Pisano tra i maggiori scultori gotici italiani. In mostra si può anche ammirare il Crocifisso in legno dipinto, le due sculture in marmo dell’Angelo Annunciante e della Vergine Annunciata , che provengono dall’altar maggiore della Basilica di San Marco a Venezia. Per ricostruire il contesto senese in cui lavorò Marco Romano, sono state raccolte alcune opere scultoree e pittoriche degli artisti del XIII-XIV secolo: tra queste, alcune tavole di Simone Martini e di pittori culturalmente legati a Duccio di Boninsegna.

Ora spostiamoci verso nord e in tema quattrocentesco con la mostra Rinascimento tra Veneto e Friuli (1450 – 1550) a Portogruaro (Ve). Nel 1420 Portogruaro e il suo territorio passarono alla Repubblica di Venezia che investì molte risorse nel polo commerciale appena acquisito (Portogruaro era il fulcro del commercio fluviale dall’Adriatico verso il Nord). In pochi anni al borgo medioevale si sostituì una nuova città rinascimentale con eleganti palazzi dalle facciate affrescate. Un radicale voltar pagina che coinvolse anche gli edifici religiosi, nel capoluogo ma non solo: dalla magnifica cattedrale romanica di Concordia alle chiese della città, ad ogni convento, monastero e chiesa parrocchiale. Non è un caso se qui si sviluppò una singolare congiuntura artistica. Tanta vitalità richiamò e mise a contatto, spesso intorno alla medesima committenza, artisti diversi. Personalità di primo piano e comprimari. da Andrea Bellunello, a Pietro di San Vito e Gianfrancesco da Tolmezzo. Un confronto tra culture figurative che culminò al principio del XVI secolo con la realizzazione da parte di Cima da Conegliano e dell’udinese Giovanni Martini di due importanti pale per le maggiori chiese cittadine, Sant’Andrea e San Francesco. Il loro interagire diede vita grande Rinascimento tra Veneto e Friuli. Un secolo dopo, il Concilio di Trento sconvolgerà ciò che nelle chiese si era appena assestato; poi, in secoli più recenti, le soppressioni prima veneziane e poi napoleoniche. Così molte delle opere qui nate hanno preso la via di musei e collezioni italiane e europee. Questo progetto ha il merito di aver restituito la ricchezza del patrimonio territoriale che la mostra ripropone nelle sue linee essenziali. Riuscendo anche in alcuni piccoli miracoli, come il riunire tutte le Madonne lignee di Andrea Bellunello o il rintracciare molte delle le opere dell’esigua ma importante produzione pittorica di Giovanni Martini.

Ed ora due mostre su uno degli artisti più amati dal grande pubblico, Caravaggio. A Genova e Firenze due rassegne che vogliono ancora sondare il genio di Michelangelo Merisi. In occasione della riapertura degli interni restaurati e dei giardini di Villa del Principe a Genova , viene presentata la mostra “Caravaggio e la fuga. La pittura di paesaggio nelle Ville Doria Pamphilj ”. Circa ottanta opere, di cui molte inedite, che documentano il mecenatismo della celebre dinastia genovese-romana, caratterizzato dalla costruzione e allestimento di magnifiche ville extraurbane, divenute oggi monumenti nazionali. I quadri esposti in mostra sono quindi elaborati cicli pittorici commissionati per ornare queste splendide ville e costituiscono una tra le più straordinarie collezioni di paesaggi al mondo, comprendente opere di Momper, Bril, Grimaldi, Anesi, Swanevelt, Van Bloemen e molti altri maestri. Ad introdurre le opere presenti troviamo però il celeberrimo capolavoro giovanile di Caravaggio, la Fuga in Egitto , unica opera dell’artista lombardo che comprenda un brano significativo di paesaggio, originariamente parte dell’arredo di uno dei Casini della villa al Gianicolo. Non sappiamo se Caravaggio sia stato a Firenze. È certo che frequentò a Roma il palazzo Firenze, da dove l’ambasciatore cardinal Del Monte intratteneva rapporti col granduca Ferdinando I de’ Medici. Se gli interrogativi restano per ora senza risposta, si sa che già intorno alla fine del Cinquecento giunsero agli Uffizi splendidi dipinti del Caravaggio, il Bacco e la Medusa ; e altri i Granduchi, ne acquisirono nel tempo, rivelandosi precoci e convinti estimatori - soprattutto Cosimo II - del controverso pittore lombardo e dei suoi seguaci e imitatori. La presenza in città di importanti artisti come Artemisia Gentileschi, Battistello Caracciolo, Theodor Rombouts, i diretti rapporti con artisti come Gerrit Honthorst, Bartolomeo Manfredi e Jusepe Ribera diedero luogo a un’intensa “stagione” caravaggesca che sedimentò un numero straordinario di dipinti alla corte e nella città che ancora oggi vanta, dopo Roma, la più cospicua raccolta di quadri caravaggeschi al mondo. Proprio Gerrit Honthorst insieme a Cecco del Caravaggio e allo Spadarino, è il protagonista di un episodio tra i più importanti di ricezione della pittura caravaggesca al di fuori di Roma, ovvero la decorazione della Cappella Guicciardini di Santa Felicita - progettata ma mai completata - della quale si intende offrire per la prima volta una ricostruzione virtuale. Grazie dunque al cospicuo patrimonio fiorentino di opere del Caravaggio e al nucleo di pittura caravaggesca e grazie ai numerosi prestiti la Galleria degli Uffizi e la Galleria Palatina di Palazzo Pitti, ospiteranno, in occasione delle celebrazioni per il IV centenario della morte del Caravaggio.

Con un balzo eccoci ora sul mare, a Viareggio (Lu), per una mostra sull’arte moderna dal titolo Da Fattori a Casorati. Capolavori della collezione Ojetti. I risultati del lungo scavo negli archivi privati del critico Ojetti consentono di tracciare la fisionomia di una delle più prestigiose e rappresentative raccolte d’arte italiana della prima metà del Novecento. Rivelando un’esperienza collezionistica unica, non solo perché puntuale riflesso di quei principi del classicismo neo-tradizionalista che guidavano la disposizione critica di Ojetti, ma soprattutto perché proiezione del suo rapporto elettivo con gli artisti prediletti, conseguenza dell’alta e assolutamente nuova concezione del ruolo del critico d’arte. La storia delle opere selezionate offre così l’occasione per ricostruire la vera portata, le dinamiche e le implicazioni del ruolo di mecenate, di protettore, di guida teorica e committente svolto da Ojetti anche attraverso l’attività pubblica. Ripercorrere da vicino la genesi e gli svolgimenti di rapporti intensi e, spesso, assai controversi, come quelli con Ghiglia e Andreotti; tessere la rete articolata delle relazioni intrattenute con i colleghi giornalisti e critici, con galleristi, antiquari e collezionisti, per meglio valutarne la sua funzione di guida. La mostra pone, dunque, all’attenzione e alla memoria storica una vicenda culturale e umana che non trova termini di confronto nel panorama del tempo, aggiungendo un contributo importante all’arte e al collezionismo italiano del primo Novecento. L’esposizione è costruita intorno a tre nuclei fondamentali: dipinti di Giovanni Fattori, di cui sono presenti una serie di capolavori, dalle tavolette macchiaiole ai grandi paesaggi più tardi, e dipinti (ritratti e nature morte) di Oscar Ghiglia e sculture di Libero Andreotti, i due artisti che più furono vicini a Ojetti nei primi decenni del Novecento, decenni che videro il formarsi di questa splendida collezione. Questi tre nuclei si stagliavano su un insieme vastissimo di altre opere significative del tempo: dai pittori di quell’Ottocento anti-accademico che Ojetti fu tra i primi a sostenere criticamente e a collezionare, fino a quel Novecento “classico” che Ojetti sostenne e promosse, e che qui è esemplificato con nomi che sono stati protagonisti del tempo: come ad esempio Antonio Donghi.

Da ultimo arriviamo a Milano per una mostra di un’artista contemporanea, Nicoletta Frigerio dal titolo Struttura: oltre. Un blocco di alabastro -sezionato- produce un limitato numero di lastre dello spessore di qualche centimetro. I dischi irregolari così ottenuti, diversi nella trasparenza e nelle venature, diventano la base per un lavoro di scavo orchestrato su più livelli di profondità. Nicoletta Frigerio, cercando di -rubare-il disegno del ghiaccio, incide i piani bianchi e con pazienza porta alla luce delle strutture che sembrano racchiuse nella materia e che vanno ben oltre l’idea originaria della cristallizzazione dell’acqua. Riflettendo sul concetto di positivo e negativo, procede in un secondo momento alla realizzazione di calchi in carta che, a seconda del verso, possono essere letti come interni con relative depressioni, oppure come esterni con elementi in rilievo. -Mi piace inoltre ritrovare in questo suo recente lavoro-, scrive Angela Madesani nella presentazione in catalogo, -il concetto di unità e frammento sul quale ricerca da anni: il sasso e le singole lastre. (-) Si e’ dovuta porre di fronte ad esso con una certa delicatezza. L’alabastro e’ un materiale complesso, che deve essere protetto dalla luce, che necessita di tempo per essere colto in tutta la sua ricchezza e in tutte le sue potenzialità. Anche qui si va oltre la lettura immediata delle cose-.

Histrionica. Teatri, maschere e spettacoli nel mondo antico
Ravenna – Complesso San Nicolò
20 marzo 2010 – 12 settembre 2010
Orari: tutti i giorni 10.00-18.30
Biglietti: 4€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.histrionica.it

Memorie di Roma. Gli Aemilii e la Basilica nel Foro
Roma – Curia Iulia, Foro Romano
21 aprile 2010 – 26 settembre 2010
Orari: tutti i giorni 8.30 – 19.00
Biglietti: 12€ intero, 7,5€ ridotto
Informazioni: www.beniculturali.it

Napoli, la città e il mare. Piazza Bovio tra Romani e Bizantini
Napoli – Museo Archeologico
22 maggio 2010 – 20 settembre 2010
Orari: tutti i giorni 9.00-19.30, chiuso il martedì
Biglietti: 10€ intero, 6,75€ ridotto
Informazioni: www.campaniartecard.it

I colori di Giotto
Assisi (Pg) – Basilica, Cappella di San Nicola e Palazzo del Monte Frumentario
10 aprile 2010 – 5 settembre 2010
Palazzo del Monte Frumentario
Orari: lunedì – domenica 10.00-19.30
Cappella di San Nicola
Orari: lunedì – venerdì 9.30-18.30; sabato 9.30-16.30; domenica 13.30-16.30
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.icoloridigiotto.it

Marco Romano e il contesto artistico senese fra Duecento e Trecento
Casole d’Elsa (Si) – Museo Archeologico e della Collegiata
27 marzo 2010 – 3 ottobre 2010
Orari: tutti i giorni 11.00-19.00
Informazioni: tel. 0577 94 87 05

Rinascimento tra Veneto e Friuli (1450 – 1550)
Portogruaro(Ve) – Collegio Marconi
7 agosto 2010 – 17 ottobre 2010
Orari: martedì – domenica 10.00-19.00, chiuso il lunedì
Informazioni: tel. 0421 27 72 31

Caravaggio e la fuga. La pittura di paesaggio nelle Ville Doria Pamphilj
Genova – Villa del Principe
26 marzo 2010 – 26 settembre 2010-06-08
Orari: lunedì – domenica 10.00-17.00; chiuso il giovedì
Biglietti: 12€ intero, 9€ ridotto
Informazioni: www.dopart.it/genova

Caravaggio e i caravaggeschi
Firenze – Palazzo Pitti (Galleria Palatina)
22 maggio 2010 – 10 ottobre 2010
Orari: martedì – domenica 8.15 – 18.50, chiusura il lunedì
Biglietti: 6,5€ intero, 3,25€ ridotto
Informazioni: www.polomuseale.firenze.it

Da Fattori a Casorati. Capolavori della collezione Ojetti
Viareggio(Lu) – Centro Matteucci per l’Arte Moderna (Via d’Annunzio 28)
25 giugno 2010 – 12 settembre 2010
Orari: martedì – domenica 10.00-13.00/17.00-23.00, chiuso il lunedì
Informazioni: tel 0584 4306 14

Nicoletta Frigerio. Struttura: oltre
Milano – Spaziotemporaneo (Via Solferino 56)
8 giugno 2010 – 10 luglio 2010
Orari: martedì – sabato 16.00-19.30
Informazioni: www.galleriaspaziotemporaneo.it
Ingresso libero