Cappuccetto Rosso e il lupo, ovvero come non farsi imbrogliare dalle parole

“Oh, nonna, che orecchie grandi!” - “Per sentirti meglio.” - “Oh, nonna, che occhi grossi!” - “Per vederti meglio.” - “Oh, nonna, che mani grandi!” - “Per afferrarti meglio.” - “Ma, nonna, che bocca spaventosa!” - “Per divorarti meglio!”

«È giusto assumere un sicario per uccidere una vita umana? Scientificamente è una vita umana»
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Abbiamo tutti letto la storia di Cappuccetto Rosso, e del suo incontro con il lupo. E, nel racconto dei fratelli Grimm, abbiamo notato le parole del lupo: apparentemente suasive, ma cariche di un progetto malvagio. E, se non fosse giunto il cacciatore a salvare lei e la nonna, la favola si sarebbe ridotta a tragedia.
Ho ripensato a questa favola ascoltando i discorsi di questi giorni a proposito del Referendum che vuole introdurre l’aborto in Repubblica. Sembra che coloro che lo ritengono un diritto siano armati della più tenace volontà di realizzare un bene per le donne, evitando lo stigma della prigione per chi abortisce, facendo intravvedere – attraverso le loro parole – un futuro roseo (che solo i cattivi odiatori pro vita vorrebbero impedire). In questo tempo in cui «laico è bello» ecco individuato il futuro in cui tutte le donne, liberamente, potranno godere di quella condizione di raggiunta serenità che la Chiesa «oscurantista e talebana» fa di tutto per ostacolare. Ahi, che tristezza questa invidia dei clericali!

Ecco il cuore della favola: «Quando Cappuccetto Rosso giunse nel bosco, incontrò il lupo, ma non sapeva che fosse una bestia tanto cattiva e non ebbe paura. “Buon giorno, Cappuccetto Rosso,” disse questo. “Grazie, lupo.” - “Dove vai così presto, Cappuccetto Rosso?” - “Dalla nonna.” - “Che cos’hai sotto il grembiule?” - “Vino e focaccia per la nonna debole e vecchia; ieri abbiamo cotto il pane, così la rinforzerà!” - “Dove abita la tua nonna, Cappuccetto Rosso?” - “A un buon quarto d’ora da qui, nel bosco, sotto le tre grosse querce; là c’è la sua casa, è sotto la macchia di noccioli, lo saprai già,” disse Cappuccetto Rosso. Il lupo pensò fra sé: Questa bimba tenerella è un buon boccone prelibato per te, devi far in modo di acchiapparla. Fece un pezzetto di strada con Cappuccetto Rosso, poi disse: “Guarda un po’ quanti bei fiori ci sono nel bosco, Cappuccetto Rosso; perché‚ non ti guardi attorno? Credo che tu non senta neppure come cantano dolcemente gli uccellini! Te ne stai tutta seria come se andassi a scuola, ed è così allegro nel bosco!”
… Il lupo andò dritto alla casa della nonna e bussò alla porta. “Chi è?” - “Cappuccetto Rosso, ti porto vino e focaccia; aprimi.” - “Non hai che da alzare il saliscendi,” gridò la nonna, “io sono troppo debole e non posso alzarmi.” Il lupo alzò il saliscendi, entrò, e senza dir motto andò dritto al letto della nonna e la inghiottì. Poi indossò i suoi vestiti e la cuffia, si coricò nel letto, e tirò le cortine.
Ma Cappuccetto Rosso aveva girato in cerca di fiori, e quando ne ebbe raccolti tanti che più non ne poteva portare, si ricordò della nonna e si mise in cammino per andare da lei. Quando giunse si meravigliò che la porta fosse spalancata, ed entrando nella stanza ebbe un’impressione così strana che pensò: “Oh, Dio mio, che paura oggi! e dire che di solito sto così volentieri con la nonna!” Allora si avvicinò al letto e scostò le cortine: la nonna era coricata con la cuffia abbassata sulla faccia, e aveva un aspetto strano. “Oh, nonna, che orecchie grandi!” - “Per sentirti meglio.” - “Oh, nonna, che occhi grossi!” - “Per vederti meglio.” - “Oh, nonna, che mani grandi!” - “Per afferrarti meglio.” - “Ma, nonna, che bocca spaventosa!” - “Per divorarti meglio!” E come ebbe detto queste parole, il lupo balzò dal letto e ingoiò la povera Cappuccetto Rosso.»



C’è però quasi sempre un «ma», c’è, spesso, il cacciatore che con la sua presenza cambia la situazione, e rende possibile che la nebbia della menzogna svanisca.
In questi giorni è stato Papa Francesco a dire quella parola che speriamo sveli l’inganno a cui la mentalità diffusa vorrebbe tenerci legati.


Queste le sue parole, certamente ragionevoli, ma per un cattolico indiscutibili: «Secondo problema, quello dell’aborto: è più di un problema, è un omicidio, chi fa un aborto uccide, senza mezze parole. Prendete voi un qualsiasi libro di embriologia per studenti di medicina. La terza settimana dal concepimento, tutti gli organi stanno già lì, tutti, anche il Dna... È una vita umana! Questa vita umana va rispettata, questo principio è così chiaro! A chi non può capire, farei questa domanda: è giusto uccidere una vita umana per risolvere un problema? È giusto assumere un sicario per uccidere una vita umana? Scientificamente è una vita umana. È giusto farla fuori per risolvere un problema? È per questo la Chiesa è così dura su questo argomento, perché se accettasse questo è come se accettasse l’omicidio quotidiano. Mi diceva un capo di Stato che il calo demografico è cominciato perché in quegli anni c’è stata una legge sull’aborto così forte che hanno fatto sei milioni di aborti e questo ha lasciato un calo di nascite nella società di quel Paese.»

Omicidio quotidiano, sicario, scienza, vita umana, calo demografico…: parole oramai desuete presso quei cattolici ammaliati dal mondo che pensano di essere moderni e dialoganti, ma parole che non si possono cancellare e che aprono a quella autentica responsabilità che sola potrà realizzare quella «civiltà della verità e dell’amore» che la nostra «antica terra della libertà» si merita.