Contributo al dibattito sulla Comunione ai politici favorevoli all'aborto

Di fronte al problema della Comunione ai politici favorevoli all'aborto, la Chiesa ha preso una decisione chiara, che vale la pena ricordare, per evitare un cattolicesimo «fai da te» e per garantire la fedeltà all'ideale cristiano.
Nota: il seguente memorandum è stato inviato dal Cardinale Ratzinger al Cardinale McCarrick ed è stato reso pubblico nella prima settimana di luglio 2004
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Essere degni di ricevere la Santa Comunione: principi generali

1. Presentarsi per ricevere la Santa Comunione dovrebbe essere una decisione consapevole, basata su un giudizio ragionato sulla propria dignità a farlo, secondo i criteri oggettivi della Chiesa, ponendosi domande del tipo: ‘Sono in piena comunione con la Chiesa cattolica? Sono colpevole di peccato grave? Ho subito una pena (es. scomunica, interdetto) che mi vieta di ricevere la Santa Comunione? Mi sono preparato digiunando per almeno un’ora?’ La pratica di presentarsi indiscriminatamente per ricevere la Santa Comunione, semplicemente come conseguenza della presenza alla Messa, è un abuso che deve essere corretto (cfr Istruzione ‘Redemptionis Sacramentum’, nn. 81, 83).

2. La Chiesa insegna che l’aborto o l’eutanasia sono un peccato grave. L’Enciclica Evangelium vitae, con riferimento alle decisioni giudiziarie o alle leggi civili che autorizzano o promuovono l’aborto o l’eutanasia, afferma che esiste “un obbligo grave e chiaro di opporsi ad esse mediante obiezione di coscienza. [...] Nel caso di una legge ingiusta, come una legge che consente l’aborto o l’eutanasia, non è mai lecito quindi obbedirle, o ‘prendere parte a una campagna di propaganda a favore di tale legge o votarla’ “(n. 73). I cristiani hanno “un grave obbligo di coscienza di non cooperare formalmente a pratiche che, anche se consentite dalla legislazione civile, sono contrarie alla legge di Dio. Infatti, dal punto di vista morale, non è mai lecito cooperare formalmente al male. [...] Questa cooperazione non può mai essere giustificata né invocando il rispetto per la libertà altrui né facendo appello al fatto che il diritto civile lo consente o lo richiede” (n. 74).

3. Non tutte le questioni morali hanno lo stesso peso morale dell’aborto e dell’eutanasia. Ad esempio, se un cattolico fosse in contrasto con il Santo Padre sull’applicazione della pena capitale o sulla decisione di fare la guerra, non sarebbe per questo considerato indegno di presentarsi per ricevere la Santa Comunione. Mentre la Chiesa esorta le autorità civili a cercare la pace, non la guerra, e ad esercitare discrezione e misericordia nell’imporre la punizione ai criminali, può ancora essere consentito imbracciare le armi per respingere un aggressore o ricorrere alla pena capitale. Può esserci una legittima diversità di opinioni anche tra i cattolici sul fare la guerra e applicare la pena di morte, ma non per quanto riguarda l’aborto e l’eutanasia.

4. A parte il giudizio di un individuo sulla sua dignità di presentarsi per ricevere la Santa Eucaristia, il ministro della Santa Comunione può trovarsi nella situazione in cui deve rifiutare di distribuire la Santa Comunione a qualcuno, come nei casi di una scomunica dichiarata, interdetto dichiarato, o ostinata persistenza nel peccato grave manifesto (cf. can. 915).

5. Riguardo al grave peccato dell’aborto o dell’eutanasia, quando si manifesta la cooperazione formale di una persona (intesa, nel caso di un politico cattolico, come la sua costante campagna elettorale e votazione per le leggi sull’aborto permissivo e sull’eutanasia), il suo Pastore dovrebbe incontrarlo, istruendolo sull’insegnamento della Chiesa, informandolo che non si presenterà alla Santa Comunione finché non avrà posto fine alla situazione oggettiva del peccato, e avvertendolo che altrimenti gli sarebbe negata l’Eucaristia.

6. Quando “queste misure cautelari non hanno avuto effetto o in cui non erano possibili”, e la persona in questione, con ostinata tenacia, si presenta ancora a ricevere la Santa Eucaristia, “il ministro della Santa Comunione deve rifiutarsi di distribuirla” (cfr. Dichiarazione del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi “Santa Comunione e Cattolici Divorziati Civilmente Risposati” [2002], nn. 3-4). Questa decisione, propriamente parlando, non è una sanzione o una pena.
Né il ministro della Santa Comunione sta giudicando la colpa soggettiva della persona, ma piuttosto sta reagendo alla pubblica indegnità della persona a ricevere la Santa Comunione a causa di una situazione oggettiva di peccato.

[N.B. Un cattolico sarebbe colpevole di cooperazione formale al male, e quindi indegno di presentarsi per la Santa Comunione, se votasse deliberatamente per un candidato proprio a causa della posizione permissiva del candidato sull’aborto e / o sull’eutanasia. Quando un cattolico non condivide la posizione di un candidato a favore dell’aborto e / o dell’eutanasia, ma vota per quel candidato per altri motivi, è considerata cooperazione materiale remota, che può essere consentita in presenza di ragioni proporzionate.]


Cardinale Joseph Ratzinger
Prefetto, Congregazione per la Dottrina della Fede