Gesù, dono dei doni

Poesia sul Natale, liberamente tratta da una leggenda popolare
Autore:
Curto, Gregorio
Curatore:
Leonardi, Enrico
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GESÙ, DONO DEI DONI
Poesia sul Natale, liberamente tratta da una leggenda popolare


Un fulgore inatteso li ha destati
e, dal canto degli angeli estasiati,
i pastori, sapendo chi li aspetta,
verso il bimbo son corsi in tutta fretta.

Il Salvatore in una grotta nasce,
deposto in una greppia, avvolto in fasce,
siccome l’angelo da Dio mandato
agli umili pastori avea annunciato.

Né arrivano per altro a mani vuote,
ché un giovane dal flauto dolci note
trae per placare del bimbo il vagito
con gesto da Giuseppe assai gradito.

Quindi il flauto depone come dono
perché dello strumento il dolce suono
possa altre volte del bimbo sul viso
suscitare gioioso un bel sorriso.

Poi si fa avanti un secondo pastore
nel qual l’età non ha spento il vigore;
reca con sé ricotta e del formaggio
che consegna alla mamma in dolce omaggio.

Un altro porta in dono una lanterna;
si prostra ed agli sposi: “ben governa
- dice - dei propri cari il focolare,
chi può l’ambiente un poco rischiarare”.

Giuseppe allora, che è prudente e saggio,
vuol ringraziar per il cortese omaggio
e, presa la lanterna con la mano,
la appende a una parete non lontano.

Con degli agrumi ed altre cose buone
la bianca, calda pelle di un montone
porge un altro dicendo, e fa un inchino:
“vi sia gradita, scalderà il bambino”.

Altri pastori con doni preziosi
in fila se ne stanno giudiziosi;
non pesa loro dover aspettare
perché il regalo possan consegnare.

Uno soltanto se ne sta appartato
e appare vergognoso e sconsolato;
è proprio povero, povero in canna,
potrebbe forse sol la ninna nanna

Cantare al bimbo, ma non ha regali:
né flauto, né cibarie, né animali;
è triste, ché agli sposi ed al neonato
non ha come mostrare di esser grato.

Maria lo osserva con gran compassione
e solerte gli affida una missione,
immenso dono e provvida carezza
elargita con grande tenerezza.

Gli porge, ché l’ha in braccio, il suo Gesù:
“di grazia - dice a lui - tienilo tu
soltanto fino a quando i tuoi compari
avranno porto a me i lor doni cari”.

Prende il pastore il bimbo tra le braccia
e subito si rende la sua faccia
lieta, radiosa; e trepidante è il cuore
perché investito del più grande onore.

“Da regalare non ho proprio nulla”
- pensa, mentre commosso il bimbo culla;-
ma sono amato. che potrei mai dare?
dei doni il dono mi appaga accettare”.

SANTO NATALE 2020
(testo di Gregorio Curto)