Come lasciai la Fraternità di CL

L’amico Jacopo Parravicini mi ha mandato questa lettera con cui racconta la sua esperienza di qualche tempo fa. La pubblico ora perché mi pare un contributo di riflessione rispetto a quanto accade nel Movimento di CL. Abbiamo appreso da fonti esterne rispetto a CL stessa (che non pare avere dato notizia di questo avvenimento) che i vertici della Chiesa hanno posto questioni importanti ai Memores Domini, sottolineando, tra le altre questioni sul tappeto, che “due altri devono essere i punti di riferimento in questo cammino. Certamente un punto di riferimento non può che essere il fondatore, ma l’altro, ugualmente fondamentale, è l’esperienza spirituale che i membri dell’associazione hanno vissuto e stanno vivendo. Infatti, è questo ciò che rende vivo il carisma e lo fa capace di rispondere alle variate situazioni della società e della Chiesa. Ed è soltanto attraverso i membri che il carisma continua a vivere nel tempo”. “Il fondatore – ha detto ancora Ghirlanda – è stato lo strumento attraverso il quale è passata l’azione dello Spirito, ma lo Spirito ha continuato e continua ad agire ancora attraverso i membri dell’associazione, per cui depositari del carisma non sono solo il fondatore o solo alcuni membri dell’associazione, ma sono tutti i membri di essa”. [Duc in Altum]
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Da metà del 2012 ero divenuto molto, molto critico nei confronti dell’attuale “politica” del Movimento dettata da Carrón. Da un annetto, comunque, meditavo la possibilità di uscire dalla Fraternità di CL.

In merito ne parlai grandemente con tutti i miei amici. Poi, a fine febbraio del 2014, andai a parlare con Don Pino e con Cesana (oltre che a Roma con Carras). Detto molto, MOLTO sinteticamente, Pino e Carras difesero la “linea ufficiale”, mentre Cesana si trovò d’accordo con me (salvo sul punto di abbandonare la Fraternità). Fondamentalmente, mi disse Don Pino, l’attuale arretramento del Movimento dalle battaglie pubbliche sortisce da una strategia precisa, perché “con il gesto misterioso della rinuncia di Benedetto una fase della storia della Chiesa si è conclusa” (testuale), per cui “consideriamo ormai perduta” la battaglia per la civiltà a livello pubblico, e “ci concentriamo soltanto su una battaglia educativa esclusivamente personale”; ci concentriamo solo ed esclusivamente a risvegliare le coscienze e a risvegliare Cristo nelle persone “da zero”, abbandonando l’impegno pubblico. Io gli chiesi perché mai non potremmo fare le due cose - portare Cristo nel personale della vita e batterci per difendere la civiltà e i nostri figli nel pubblico (come del resto faceva Gesù, che predicava e aiutava “sul personale”, la samaritana, i suoi amici, gli apostoli, e tuttavia, dice il Vangelo, “predicava alle folle”) - ma Pino mi disse che questo è demandato soltanto all’iniziativa del singolo, non del Movimento. Sottoponendo poi la questione a Cesana, lui disse che è proprio questo che egli non capisce: lavorare su ENTRAMBI questi fronti il Movimento lo ha sempre fatto, come negli anni ’70 “...e negli anni ’80, e negli anni ’90, e fino al 2005” (testuale da Cesana). Tanta altra gente, e tanti altri che a suo tempo costruirono il Movimento fianco a fianco del Giuss sono sulla linea di Cesana, e ai ferri corti con Carrón. C’è un grosso, un grossissimo problema.
Dai colloqui con Carras, Pino e Cesana, in ogni caso, sono uscito preoccupato, ma non in collera. Perché, anche chi ha voluto difendere la “linea ufficiale”, mi ha preso sul serio, mi ha trattato veramente da uomo. Pino, in particolare, forse la persona intellettualmente più prossima a Carrón, ha subito ribadito che se c’era di mezzo la mia coscienza lui rispettava questo terreno “sacro”, che meditassi bene la decisione di uscire dalla Fraternità perché è una decisione sulla vita, che gli scrivessi (“non riesco a rispondere, ma leggo tutto”), e che tornassi a parlargli. Per tutto ciò, la stima umana che ho nei suoi confronti è rimasta intatta.

Ciononostante, ho infine deciso di andarmene dalla Fraternità. Il motivo per cui ho affrontato Carrón come l’ho affrontato è stato detto da Negri qualche tempo fa: non saprei trovare parole migliori!
“Essa è una dittatura del massmediatico, del politicamente e del culturalmente corretto, che trova una tradizione cattolica ignorata dalla maggior parte dei giovani, [...]; trova una trama di vita sociale debolissima [...] sul piano della consapevolezza dei valori etici fondamentali; insomma trova un popolo disintegrato, che rischia di subire una dittatura senza neanche la nobiltà dell’opposizione. [...] una speranza sul presente e sul futuro, se non una sola: quella di non demordere quotidianamente dal mio impegno di essere educatore del popolo cristiano alla fede, e del popolo umano con l’esperienza del fascino del vero, del bene, del bello e del giusto. Ma l’amarezza è che forse si riducono ogni giorno di più le fila di coloro che si assumono questa responsabilità. E anche qui tanto silenzio incomprensibile non potrà che essere giudicato anch’esso a suo tempo se non come un tradimento.” (Sua Ecc.za Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Abate di Pomposa in data 1/2/2014, da: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-avanza-la-dittatura-nel-silenzio-8339.htm)

Dunque il 10 marzo 2014 Carrón in persona venne a Roma, dove lavoravo, per un’assemblea aperta, perciò decisi di intervenire. Salii sul palco davanti agli ottocento adulti della Comunità di Roma e subito entrai nel vivo.
“Ciao, sono qui per dirti che dopo un anno di lunga e tormentata riflessione ho deciso di lasciare la Fraternità”.
“Bravo! E perché sei qui, allora?”
“Per dirti le mie ragioni” e gli lessi l’intervento che mi ero preparato.


Julián, dopo un anno di tormentata riflessione, la mia coscienza ha infine maturato la decisione di uscire dalla Fraternità.
Ho percepito con crescente preoccupazione come le principali posizioni pubbliche del Movimento sono state da un po’ un crescendo di “calabraghismo” e politicamente corretto. Non è un problema politico, ma un problema di ideale. “È se cambia”. Una delle frasi del Giuss che più ho in mente. Vedo che nel Movimento, ormai, c’è di fatto un giudizio uguale a quello “di tutti”. Non siamo cambiati. Quindi non siamo più.
Dei tanti episodi ti cito solo i due più gravi.
Il primo è stato quando ti sei preso la mia libertà per esercitare, al termine degli Esercizi della Fraternità, la peggior piaggeria verso la persona di Napolitano, lo scristianizzatore Napolitano, il complice nell’assassinio della Englaro... Julian, se la Fraternità è un luogo in cui ci si sostituisce alla mia coscienza, se la Fraternità è un luogo in cui si ammirano scristianizzatori potenti, allora non è un luogo per me! Perché a queste condizioni dovrei rimanerci?
Secondo episodio. Stanno cercando di corrompere i nostri bambini, di distruggere la loro innocenza nelle scuole fin da piccoli, di imprimere un’accelerata alla devastazione dell’educazione, e il Movimento (e tu) ufficialmente che cosa dice? NIENTE. Proprio sull’educazione, proprio riguardo il Precetto Evangelico sui bambini. Ne ho parlato con altri responsabili, e mi è stato detto che questa è una vera e propria strategia. Siccome tutta la civiltà è ormai perduta, noi ci ritiriamo dalla battaglia pubblica e ci concentriamo solo all’educazione personale, a portare Cristo nella coscienza. Julian, non era questo ciò che diceva il Giuss (“Vita di Don Giussani”, pag. 523):
«Loro obiettano: “Ma la fede non guarda il potere… così se siamo perseguitati è meglio!” Come “se siamo perseguitati è meglio?”. È una frase da intellettuali! Perché nella persecuzione chi ci lascia le penne sono i più deboli, i più poveri! Nelle catacombe, se Dio ci manda, noi invocheremo lo Spirito, ma andarci senza cercare di difendersi, è cretino!».
Per quale motivo non potremmo lavorare su entrambi i fronti, SIA sulla ricostruzione di una coscienza di Cristo SIA sulla lotta pubblica? Tu non fai altro che frenarci continuamente, “sì, si potrebbe fare, ma attenti a non essere ideologici, attenti a non dimenticare Cristo, attenti di qua, attenti di là”. Non metto in dubbio che l’importante è Cristo, ma a furia di dire “attenti”, casomai non te ne fossi accorto, siamo ASSOLUTAMENTE IMMOBILI.
Io faccio qualcosa (perché nel Movimento ero stato educato così): con la gente in giro, per esempio alla Manif pour tous, vedo il rischio di parzialità se propongo una morale senza Cristo, ma se il Movimento non si impegna ANCHE PUBBLICAMENTE (e dico “pubblicamente”, non “politicamente”) A FERMARE LE LEGGI INGIUSTE CHE MASSACRANO L’UOMO, ne diventerà connivente. E tanti altri del Movimento, Julian, la pensano come me!
Avete un bel dire, tu, Pino, Carras, che si può solo sperare di ricostruire l’educazione da zero! Siamo nella Germania del ’33, Julian, vengono a prendere i nostri figli e tu non hai altro da dire che “guardate che i nazisti si sconfiggono solo con la conversione personale a Cristo”. Non mi venire a dire “ma puoi fare tu singolarmente”, io parlo di azioni, posizioni PUBBLICHE di tutto il Movimento, che tu e la linea ufficiale non fate altro che fre-na-re!
Uno scampato ebreo disse ad Annah Arendt “i nostri figli […] hanno vergogna dei loro genitori che non fecero nulla per opporsi al nazismo che avanzava”. Poiché non voglio dover ripetere domani io questa frase, la mia coscienza mi impone di lasciare la Fraternità.


Alla fine posai la tessera della Fraternità sul tavolo davanti a lui, tra il brusio generale, e mi sono andato a sedere al mio posto in prima fila.
Carrón iniziò a rivolgersi a me dandomi del “lei”, dal “tu” da cui era partito. Disse che io volevo sostenere una battaglia per i “valori” (parola da me non usata) senza Cristo, che volevo sostituire al Movimento un progetto politico (e chi mai l’ha detto? Io dissi “perché non possiamo ANCHE”), che nonostante tanto tempo nel Movimento c’era ancora gente che non aveva capito, che gente come me voleva dimenticare Cristo per lottare per dei valori svuotati da Cristo; disse che io affermavo che avevamo una posizione culturale debole “ma da chi dovremmo farcela dare la posizione culturale, da Ferrara?” Proseguì poi con un pippone sulla Dottrina della Libertà religiosa della Chiesa, concludendo che noi non possiamo far battaglie per imporre niente a nessuno (e chi mai ha detto questo?) ma solo per proporre Cristo (tutto dandomi del “lei”). Aggiunse un paio di chicche del tipo “per te che te ne vai, ci sono tanti altri che entrano” e, ciliegina, “sono CONTENTO [sic!] che gente come LEI se ne vada”. Infine concluse con un coup de téathre retorico affermando, accalorandosi, che se nel Movimento avesse dovuto prevalere la posizione di gente come me, lui sarebbe stato il primo ad andarsene (eh già il Movimento è lui, vero? Lui coincide col movimento, eh? Il re sole, l’état c’est moi, le mouvement c’est moi).
Se vi fossero dubbi sulla veridicità di quanto riporto, ho saputo che c’era gente che stava registrando per sbobinare, quindi esistono delle registrazioni che possono confermare quanto ho riportato.
Dopo tutto ciò vi fu qualche sparuto applauso… Poi altri tre o quattro interventi, commentando i quali il reverendissimo mi mandava frecciate guardandomi “eh, vedete, non possiamo fare come ci chiedono... vedete che cosa può succedere se si hanno le posizioni che abbiamo sentito...” ecc. Insomma, mi additava come esempio negativo, come personaggio esemplare da non seguire. Al termine di tutto, all’uscita dall’assemblea, tre o quattro persone mi fermarono dicendomi “guarda, io non sono d’accordo con quanto hai detto, ma non mi è piaciuto come ti ha risposto Carrón” e simili. A casa trovai una lettera di alcuni amici presenti, che non avevo incrociato, con tono simile (che mi diceva anche che erano d’accordo su molti punti).

Jacopo Parravicini