L’INGINOCCHIATO - Poesia natalizia 2019

Liberamente tratto dal racconto “Natale: che invidia!” di Agnese Simonetto
Autore:
Curto, Gregorio
Curatore:
Leonardi, Enrico
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Apro la scatola, prendo i pastori
ora che tacciono tutti i rumori
e, come sempre, per l’Immacolata
dedico al mio presepio la serata.
Le statuine – è vero – son le stesse
ma le modifiche son sempre ammesse,
anzi cercate, desiate, dovute
perché in famiglia da tutti volute.
Cambia ogni anno l’intero paesaggio:
dove si situi lo stretto passaggio
del ponticello che sopra il torrente
fa transitar prudente tanta gente;
anche il castello del perfido Erode,
che per l’invidia e la rabbia si rode,
voglio disporlo non più in primo piano
ma sullo sfondo, lontano lontano.
Indietro, a destra, sia pure la grotta
da illuminare bene quando annotta,
mentre davanti, su tutto il terreno,
porrò pecore e buoi con paglia e fieno.
Anche le statue sian rimescolate:
le lavandare un poco più isolate
presso il torrente, non al lavatoio,
e in piazza l’uomo che lavora il cuoio…
col maniscalco, il cuoco, l’arrotino
e il locandiere intento a vender vino.
Ma ognor dovranno dentro la capanna
stare Maria e Giuseppe e, ad una spanna
dal Bambino deposto nella paglia,
il bue robusto e l’asino che raglia.
Parimenti starà l’Inginocchiato
nel luogo che da sempre gli è assegnato:
della capanna sulla mite soglia,
che lo voglia lui stesso o non lo voglia,
perché soltanto al Dio Bambino è ammesso
chinarsi e rimanere genuflesso.
Vecchio è l’Inginocchiato, ha barba bianca
né della posa sua giammai si stanca:
tiene con sé, adorando, un agnellino
che par voglia lui pur fare un inchino.
È un uomo anziano, ancora vigoroso,
che tiene stretto un bastone nodoso.
“Ma perché mai – pensa l’Inginocchiato,
da tempo insofferente del suo stato –
mi tocca di anno in anno senza fallo
restarmene così in perenne stallo?
Le lavandare, all’opra loro intente,
quest’anno son laggiù presso il torrente
e l’anno scorso, per offrir da bere,
andò fin presso Erode il locandiere”.
Poi, non frenando più l’insofferenza,
serio, con ferma implorante insistenza,
col solo sguardo rivolto a Maria
chiede d’aver per sé una nuova via:
potersi dalla grotta allontanare,
per incontrar la gente, ed ammirare
torrenti e prati, viuzze affollate,
uomini esperti, donne indaffarate
a tessere, filare e cucinare
pietanze saporite, a volte rare.
E accade ciò che mai non credereste.
Rimosso il braccio dalla propria veste,
con un piccolo cenno della mano
significa Maria: “Va’ pur lontano!”.
Levasi allora in piedi il pastorello
e, benché anziano, con un fare snello
volge alla grotta fiero il proprio dorso
e del girovagar comincia il corso.
Al ponticello trova gran scompiglio,
gli par bene perciò dare un consiglio:
“Andate piano, fate con prudenza;
vi dirò io chi ha la precedenza!”.
Raggiunge quindi un caro villaggetto
di case di cartone, con il tetto
di un rosso acceso tutto colorato,
e a contemplarle si ferma estasiato.
Non ci son donne presso il lavatoio,
mentre si muovon dal vecchio frantoio
giovani lieti con passo spedito
come cedendo a un gradevole invito.
Di Erode nel palazzo gran baldoria
trova l’Inginocchiato. “Brutta storia –
pensa tra sé – di certo a quel banchetto
d’esser chiamato proprio non m’aspetto”.
Difatti dalla soglia del palazzo
si allontana veloce come un razzo
cacciato dai domestici: “Pezzente,
va’ altrove, perché qui siam brava gente!”.
Lo prende allora una gran nostalgia
di ritornar sulla percorsa via:
“Le zuffe del palazzo mi dan noia,
bello era il Bimbo nella mangiatoia!”.
Piange l’Inginocchiato, vuol tornare,
ma ormai si è perso, non sa come fare;
la strada per la grotta l’ha smarrita
con l’infelice audace sua sortita.
Cammina a zonzo, procede a casaccio,
e dice in lacrime: “Ahimè, come faccio?”;
si sente affranto, prostrato e impaurito
e per il gelo tutto infreddolito.
Ma lo scuote e – gran dono – lo rincuora
calda e suadente una voce sonora:
“Abbiate gioia, è nato il Salvatore,
del mondo un Bimbo Creatore e Signore!”.
Poi dall’angelica voce riscosso
vede ciascun che curioso si è mosso:
per le stradine di tutto il paese
va una fiumana composta, cortese.
Prende a seguirla l’Inginocchiato
e, sollevato, può tirare il fiato,
giungendo presto al rapido ruscello
ed allo stretto ligneo ponticello,
dove con sconcertante sua sorpresa
vede Giuseppe con la mano tesa
che gli si volge tutto premuroso:
“Stai bene? Lode a Dio! Trova riposo
ritornando alla grotta, dove ansiosa
ti attende con il bimbo la mia sposa”.
Ed ivi giunto poggia giù i ginocchi
e tutto può guardar con nuovi occhi:
nella riassunta posa consueta
il cuore scoppia, l’anima si allieta;
Maria gli fa un sorriso e lo accarezza,
lo sguardo mite, colmo di dolcezza.