Riscoprire il Presepe, farlo in case, scuole, piazze

"Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia. Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura". (Papa Francesco)
Curatore:
Leonardi, Enrico
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Papa Francesco si è recato a Greccio, il paese dove San Francesco nel 1223 realizzò la prima rappresentazione della Natività. "San Francesco, con la semplicità di quel segno, realizzò una grande opera di evangelizzazione", ha detto il Papa.
In occasione di questa visita Papa Francesco ha anche firmato la lettera Apostolica ‘Admirabile signum’ sul significato e il valore del Presepe. Questa lettera inizia così: "il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia. Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura".

Il Papa ha scritto nella lettera e ripetuto a Greccio, come auspichi che il segno del Presepe venga riscoperto e continuato ad essere tramandato nelle famiglie, ed esposto pubblicamente. "Con questa Lettera vorrei sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze... È davvero un esercizio di fantasia creativa, che impiega i materiali più disparati per dare vita a piccoli capolavori di bellezza. Si impara da bambini: quando papà e mamma, insieme ai nonni, trasmettono questa gioiosa abitudine, che racchiude in sé una ricca spiritualità popolare. Mi auguro che questa pratica non venga mai meno; anzi, spero che, là dove fosse caduta in disuso, possa essere riscoperta e rivitalizzata".

Ricordando la nostra esperienza personale, per noi è stato nostro papà che ci ha sempre insegnato a fare il Presepe: quando eravamo piccoli costruiva una struttura sulla quale oltre alla capanna c'erano il villaggio e il castello di Erode e a noi piaceva posizionare le statuine. Ora noi continuiamo nelle nostre case a ripetere questo gesto. Oggi nostro papà è aiutato dai nipotini e continua a trasmettere questa tradizione e il significato del Natale che questo gesto rappresenta. Ha realizzato anche diverse installazioni per rendere il Presepe pubblico proprio secondo l'appello del Papa di oggi. Secondo noi in Italia questo discorso del Papa dovrebbe suscitare una riflessione vera e libera da letture ideologiche e da strumentalizzazioni politiche, che possa far riscoprire non solo una tradizione ma riportare al centro il vero significato del Natale, e per onestà intellettuale dovrebbe essere permesso di essere esposto, come auspica il Papa, nei luoghi pubblici.

Il Papa ha ricordato come l'unica vera rivoluzione della storia è rappresentata proprio dall'Incarnazione: "Nascendo nel presepe, Dio stesso inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati: la rivoluzione dell’amore, la rivoluzione della tenerezza. Dal presepe, Gesù proclama, con mite potenza, l’appello alla condivisione con gli ultimi quale strada verso un mondo più umano e fraterno, dove nessuno sia escluso ed emarginato". Papa Francesco nella lettera scrive come l'Incarnazione e il presepe ci aiutino a riscoprire il dono di ogni vita umana e la scelta di umiltà e povertà fatta da Dio: "Perché il presepe suscita tanto stupore e ci commuove? Anzitutto perché manifesta la tenerezza di Dio. Lui, il Creatore dell’universo, si abbassa alla nostra piccolezza. Il dono della vita, già misterioso ogni volta per noi, ci affascina ancora di più vedendo che Colui che è nato da Maria è la fonte e il sostegno di ogni vita. In Gesù, il Padre ci ha dato un fratello che viene a cercarci quando siamo disorientati e perdiamo la direzione; un amico fedele che ci sta sempre vicino; ci ha dato il suo Figlio che ci perdona e ci risolleva dal peccato. Comporre il presepe nelle nostre case ci aiuta a rivivere la storia che si è vissuta a Betlemme. Naturalmente, i Vangeli rimangono sempre la fonte che permette di conoscere e meditare quell'Avvenimento; tuttavia, la sua rappresentazione nel presepe aiuta ad immaginare le scene, stimola gli affetti, invita a sentirsi coinvolti nella storia della salvezza, contemporanei dell’evento che è vivo e attuale nei più diversi contesti storici e culturali. In modo particolare, fin dall'origine francescana il presepe è un invito a “sentire”, a “toccare” la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sé nella sua Incarnazione. E così, implicitamente, è un appello a seguirlo sulla via dell’umiltà, della povertà, della spogliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme conduce alla Croce. È un appello a incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi (cfr Mt 25,31-46)".

La lettera apostolica si conclude così: "Cari fratelli e sorelle, il presepe fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede. A partire dall'infanzia e poi in ogni età della vita, ci educa a contemplare Gesù, a sentire l’amore di Dio per noi, a sentire e credere che Dio è con noi e noi siamo con Lui, tutti figli e fratelli grazie a quel Bambino Figlio di Dio e della Vergine Maria".