Educare alla legalità. Per una cultura della legalità

«La Commissione ecclesiale della C.E.I. “Giustizia e Pace”, dopo aver affrontato il crescente fenomeno della convivenza in Italia tra persone di culture diverse con la Nota pastorale Uomini di culture diverse: dal conflitto alla solidarietà (25 marzo 1990), vuole ora ricordare un altro fattore che mette in rischio la giustizia e la pace nel nostro Paese: la caduta del senso della moralità e della legalità nelle coscienze e nei comportamenti di molti italiani.»
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Se ripassassimo il Catechismo?

Sarà la dottrina del “caso per caso”? Sta di fatto che il furto, compiuto da un cardinale di Santa Romana Chiesa, sembra derubricato dalla categoria di peccato, anzi presentato, persino dai mezzi di comunicazione legati alla Chiesa (per esempio Vatican News), come atto moralmente lecito. Nessun accenno alla sua gravità intrinseca, e nessuna valutazione della esemplarità del gesto, che può dare innesco alle più svariate scelte comportamentali.
Ora, chi potrà avere da dire sulla evasione fiscale, sul non pagare le tasse? Certo, non da parte dei ricconi, i vari “paperoni” della società, che è giusto che vengano spennati, ma da parte di ogni capofamiglia, che vede con preoccupazione aumentare i prezzi e diminuire le entrate.
E perché poi pretendere che i vari professionisti e i negozianti emettano regolari fatture? Certo, loro ci guadagnano ed è giusto che paghino, ma a noi, poveri mortali in necessità viene un vantaggio indiscutibile e i figli potranno trarre notevoli benefici.
E la pirateria informatica? Perché fare crescere gli introiti delle multinazionali del software, se a noi i programmi – sempre troppo costosi – servono e ci consentono di mantenere la famiglia? E se poi per caso scarichiamo qualche film (ovviamente, non porno, anche se, viste alcune notizie riguardanti certi seminari non saremmo molto sicuri *) chi ci potrà accusare di aver fatto un’azione disonesta quando l’intento era solo di procurare un po’ di divertimento ai più piccoli?
E se i 10 comandamenti si possono trasgredire secondo la logica del “caso per caso”, perché insistere con tanto accanimento sulla loro fedele osservanza? Ogni aspetto della legge morale può tranquillamente essere eluso, si può sempre trovare una consolante giustificazione, pensando che la regola è buona soprattutto per gli altri, ma non per noi. Ora che finalmente la Chiesa fa notizia per un’azione buona, invece che per la schifosa pedofilia, perché cavillare tanto?

No, se i gesti, così importanti in questo tempo di ponti da costruire e di muri da abbattere, sono compiuti e proposti da chi è così in alto nella gerarchia della Chiesa cattolica, bisogna proprio pensare che mai si era caduti così in basso.
E se in tanti pennivendoli vogliono convincerci della particolare bontà di una azione, con la scusa che non tutto ciò che è illegale è immorale, significa che la coscienza di quello che il Catechismo ci ha insegnato è oramai scomparsa.
Allora un ripasso di ciò che afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica sarebbe molto opportuno, sia per chi comanda che per chi obbedisce, come queste affermazioni ci ricordano:


«1753 Un’intenzione buona (per esempio, aiutare il prossimo) non rende né buono né giusto un comportamento in se stesso scorretto (come la menzogna e la maldicenza). Il fine non giustifica i mezzi… Al contrario, la presenza di un’intenzione cattiva (quale la vanagloria) rende cattivo un atto che, in sé, può essere buono (quale l’elemosina).
1755 L’atto moralmente buono suppone, ad un tempo, la bontà dell’oggetto, del fine e delle circostanze. Un fine cattivo corrompe l’azione, anche se il suo oggetto, in sé, è buono (come il pregare e il digiunare per essere visti dagli uomini).
L’oggetto della scelta può da solo viziare tutta un’azione. Ci sono comportamenti concreti – come la fornicazione – che è sempre sbagliato scegliere, perché la loro scelta comporta un disordine della volontà, cioè un male morale.
1756 È quindi sbagliato giudicare la moralità degli atti umani considerando soltanto l’intenzione che li ispira, o le circostanze (ambiente, pressione sociale, costrizione o necessità di agire, ecc.) che ne costituiscono la cornice. Ci sono atti che per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze e dalle intenzioni, sono sempre gravemente illeciti a motivo del loro oggetto; tali la bestemmia e lo spergiuro, l’omicidio e l’adulterio. Non è lecito compiere il male perché ne derivi un bene».


* Così ha scritto Papa Benedetto XVI nella recente lettera sulla pedofilia: «Un vescovo, che in precedenza era stato rettore del seminario, aveva fatto in modo che ai seminaristi fossero proiettati film pornografici, presumibilmente con l’intenzione di renderli così resistenti a comportamenti contrari alla fede»