L’Humana pictura di Trento Longaretti

Il Centro Culturale di Milano, in collaborazione con l’Associazione Longaretti,
TRENTO LONGARETTI VIVE
Mostra di opere a olio sulla figura della madre
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Forse Trento Longaretti è stato il pittore contemporaneo più longevo, infatti la sua lunga carriera, e ancora più la sua lunga esistenza (1916-2017), hanno percorso gran parte del Novecento e uno spicchio del Duemila. (Immagine 1/2/3)
In occasione della presentazione del secondo volume del Catalogo generale delle opere a olio, a Milano, presso il Centro Culturale di Milano, fino al 25 maggio è possibile visitare una piccola, ma suggestiva mostra monografica costituita da una decina di quadri.
Promotrice dell’evento è, al suo ufficiale debutto, l’Associazione Longaretti, sorta nel 2007 per volere dell’artista e dei figli e, ora, l’ente che vuole raccogliere l’eredità del Maestro e promuoverne una più conoscenza più approfondita.
“Longaretti vive” è il significativo titolo dato alla rassegna che comprende anche la proiezione di due film documentari: Trento Longaretti 90 di Claudio Spini e Il Concerto di Alberto Nacci. (Immagine 4)

Tra le numerose tematiche che il pittore ha esplorato nella sua lunga carriera non possiamo non individuare un elemento ricorrente e comune: l’attenzione all’uomo. Così scrive Enzo Bianchi nel catalogo della mostra realizzata nel 2017 a Bergamo per festeggiare i cento anni di Longaretti: “…sua scelta di mettere al centro l’uomo e, in una serie di opere, nella peculiare situazione dell’andar via, dell’abbandonare un luogo, di chi se ne va senza nient’altro che questo movimento di esodo, di partenza. (…) Una figura che è un movimento sulle strade del mondo, su terre diverse, con cieli che mutano e seguono il cammino…”

Uomo nel senso di essere umano, così come dice la Bibbia; Dio creò l'uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.
Ed è proprio in questo costante filo rosso che si inserisce la scelta dei curatori di presentare un tema molto caro al Maestro: il tema della madre. Lo stesso Longaretti ha detto: La figura della madre l’ho fatta in tutti i tempi. All’inizio era statica, quasi gotica, poi a un certo punto ha iniziato a muoversi nello spazio. Sono madri che fuggono, tenendo stretti i loro bambini.
Nei quattordici quadri proposti, le cui datazioni spaziano dal 1950 al 2005, il Maestro esplora il complesso e vario mondo della maternità, presentandoci figure che rispecchiano i drammi di oggi e le culture di tutto il mondo.
Maternità in grigio (1950) è la più lontana nel tempo. In un povero ed essenziale interno, seduta su un letto, vediamo una figura femminile dolente. Il grembo è gonfio, segno di una prossima maternità; la donna tiene una mano in grembo e l’altra abbandonata lungo il corpo. Quali sono i cupi e dolorosi pensieri che le piegano così il capo? Forse nella maternità una donna non può che riflettere sul senso della vita. I colori opachi, quasi monocromi, sottolineano ulteriormente questa situazione di mestizia.
Grande mendicante in verde (1952). Di altro tono questo secondo quadro di due anni dopo. Longaretti presenta una situazione che un tempo era piuttosto comune: mendicanti girovaghi con l’organetto di Barberia, il cui suono metallico creava atmosfere di precaria felicità. La donna tiene stretto al seno un piccolo bambino, aggrappato al suo collo. La donna, a piedi nudi, sta girando la manovella dell’organetto dipinto in una prospettiva che apre la bidimensionalità rendendoci protagonisti della scena. Sul fondo verde di una casa spiccano gli abiti dai toni rossi della madre e del figlioletto, mentre in alto una luna pallida assiste impassibile alla scena.
Madre in riva al mare (1962). Con un salto temporale di dieci anni eccoci davanti ad un quadro tra i più noti del Maestro. L’impostazione suggestiva ci mostra i tre protagonisti di spalle, tesi nella contemplazione dell’orizzonte infinito del mare e del cielo in un lieve movimento di sbilanciamento verso sinistra. Il cielo è color ocra; la scelta espressionistica e non realistica carica la tavola di tesa drammaticità. La madre veste un lungo abito ed ha il capo avvolto in un ampio fazzoletto, cosa che crea un effetto di atemporalità. Anche i due figli, il piccolo in braccio, l’altra accanto, guardano in lontananza. (Immagine 5)
Madre con bambina che grida (1968). Da metà anni Sessanta si accentua l’inclinazione dei personaggi. Queste madri sono ora riflesso dei tanti drammi sparsi nel mondo, di cui loro e i loro figli sono le prime vittime innocenti. Il fondo della tela è caratterizzato da un bagliore improvviso, forse uno scoppio che spaventa la bambina. La piccola ha la bocca spalancata, lo sguardo allucinato dal terrore, le braccia aperte. Accanto a lei la donna, in abito scuro, si piega verso l’esterno del margine cercando di difendere l’infante ignaro che tiene tra le braccia.
Madre in Bretagna (1973). Siamo ora negli anni Settanta, anni che in Italia videro i dibattiti per la legge sull’aborto. Le madri non hanno patria, ovunque ci si trovi una madre è sempre tale, aldilà dell’abito che porta, del paesaggio in cui è collocata. La pittura è essenziale, suggerisce più che descrivere. A sinistra si notano casette bianche dai tetti di pietra, in prima piano l’elegante figura di una donna dal tipico copricapo bretone che tiene un bimbo in braccio.
Madre e ragazza (1974). L’essenzialità continua anche in questo quadro: le due figure femminili, caratterizzate da una particolare vivacità coloristica di rossi, rosa bianchi, sono avvicinate in una posa che ricorda un tenersi per le braccia, ma sempre, accanto al volto della madre, notiamo il volto di un bambino.
Maternità in azzurro e ragazzo (1976/77). Il peso della maternità fa ondeggiare la figura femminile che si staglia su un fondo azzurro estremamente elaborato, tanto da sembrare una tappezzeria. La maternità è un compito, un destino oneroso e il bambino sembra un pesante batuffolo che si abbandona sul petto della donna. Accanto si trova un altro figlio, così attaccato alla madre da formare un unico blocco con lei. (Immagine 6)
Madre con strano cappello (1977). L’amore materno è come la scia infuocata che lascia questa figura femminile, il cui sbilanciamento da l’idea di una corsa precipitosa. Da dove scappa questa donna? Verso cosa sta correndo? Il cappello a larghe falde sottolinea l’aerodinamicità della figura tra le cui braccia riposa tranquillo un ignaro bambino. (Immagine 7)
Madre gotica (1979). Il titolo evidenzia l’eleganza e l’essenzialità di questa donna. Alle sue spalle notiamo un colore scuro, denso, mentre al suo lento avanzare il colore schiarisce: la madre porta la luce nel mondo, anzi è il diaframma tra le tenebre e la luce. (Immagine 8)
Madre liberty (2000). Madre liberty è pura linea e colore: l’essenzialità e l’astrazione sembrano arrivare al culmine in questo quadro; la stessa presenza del bambino è pura luce.
Madrenera – Humana pictura 13 (2004). Gli ultimi quattro quadri sono un inno alla maternità in zone di grandi tragedie umanitarie. Lunga, esile, drappeggiata in una veste a fiori è la madre nera. Il fondo a scacchi, dalle diverse tonalità di rosso, fa risaltare l’abito e le tre figure dalla pelle scura. I grandi occhi della donna ci guardano intensamente mentre le sue mani serrano al petto il bimbo più piccolo, anche l’altro figlio alzando le manine cerca anche lui un rifugio. (Immagine 9)
Madre dell’Iraq e Iran (2005). Cosa dire di questi due paesi così tormentati dalla guerra? Cosa dire delle madri che vi abitano? In questa tela vediamo ravvicinato il volto di una donna completamente velata di nero: certo questo è il costume comune delle donne di questi paesi, ma è anche un segno di lutto per tutte le morti innocenti di cui loro sono inermi testimoni. Le bellissime mani giunte in atto di supplica e preghiera sono l’unico bagliore luminoso dell’insieme. (Immagine 10)
Madre d’Africa (2005). Ancora l’Africa: sempre con taglio ravvicinato vediamo il profilo di una madre con un ampio copricapo e un vivace abito verde dai fiori aranciati. Le sue mani lunghe e affusolate sorreggono con delicatezza il figlio. Gli sguardi di entrambi sono tesi, il bambino pare lamentarsi, la donna ha la bocca aperta forse in un richiamo di aiuto. (Immagine 11)
Madre indiana – Hamana pictura 18 (2005). Da ultimo l’opera che è stata scelta come locandina della mostra. Su fondo dalle diverse tonalità rosse si staglia verticale, come asse del mondo, una donna dal capo coperto che tiene sulle spalle in un telo bianco il figlio. Se la madre ci guarda con intensità e con una muta domanda, il volto del piccolo esprime innocenza e lieve serenità. (Immagine 13)
Vogliamo chiudere questa breve carrellata con alcune parole tratte dal catalogo della mostra del 2017. Al centro del mondo espressivo di Trento Longaretti c’è l’uomo. L’intera parabola del suo percorso si muove intorno alla commedia umana. Questo teatro di figure è abitato da maschere ricorrenti e quelle più rappresentate sono le madri. Donne che stringono al petto i loro figli, nel tentativo di proteggerli da qualcosa che sta per accadere. All’osservatore non è chiara l’origine del pericolo che incombe, come nella Madre con bambina che grida (1968). Sono personaggi che spingono ad avere compassione, a immedesimarsi nei sentimenti che le immagini cercano di esprimere. Questa percezione diventa più forte e concreta nelle madri monumentali dipinte negli anni settanta, animate da una corrente di nuovo espressionismo.

Il Centro Culturale di Milano, in collaborazione con l’Associazione Longaretti,
TRENTO LONGARETTI VIVE
Mostra di opere a olio sulla figura della madre
2 – 29 maggio 2019Orari di visita della mostra

Lunedì – venerdì 10.00 – 13.00 / 14.30 – 18.00
Sabato 15.00 – 18.30