Il «Passio» per le strade di San Marino

La testimonianza di una giapponese: “Sono dieci anni che vivo a Milano ma non ho mai visto una cosa del genere in vita mia”
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Ultime news"

È iniziato l’anno scorso, un po’ in sordina, questo tentativo di rendere presente, attraverso una sacra rappresentazione, la Passione di Gesù, per le strade della nostra Repubblica, tra la chiesa dei Cappuccini e quella di san Francesco, alle porte della città. Per indicare che Gesù è una presenza con cui fare i conti, ogni giorno, nella quotidianità, dove si lavora, si traffica, si creano rapporti. È stata una sfida che le Monache dell’Adorazione Eucaristica, presenti in città e in Diocesi da qualche anno, hanno lanciato, e che è stata raccolta e vissuta come seme e promessa. Così quest’anno al Venerdì santo, alla sera, con la Parrocchia di Murata e con gli scout, guidati dal bravo regista Giovanni Moleri e con la sua compagnia del Teatro dell’Aleph, si è mantenuta la promessa, con una partecipazione numerosa e commossa.
Abbiamo chiesto a Suor Maria Gloria Riva di raccontarci quello che è stato per lei proporre e vivere questo momento. Ecco il suo racconto: «L’esperienza del pellegrinaggio è ancestrale. Camminare pregando, o cantando, o rievocando gesti e parole fondanti la propria fede e la propria appartenenza a un popolo, è qualcosa di proprio a molte culture e religioni. Il cammino appartiene all’esperienza dell’uomo. Noi cristiani, che affondiamo le radici entro la cultura ebraica, abbiamo fatto del pellegrinaggio, del cammino, un metodo di conversione e di cambiamento (la sequela appunto). Luca, l’evangelista che ci accompagna in questo anno liturgico, inserisce la passione di Cristo nel contesto di tre grandi processioni: l’ingresso trionfale di Gesù nella città di Gerusalemme (Domenica delle Palme); la piccola processione cantando l’Hallel dei discepoli verso il Getsemani e la drammatica processione con concorso di popolo e di soldati verso il Calvario.
Con gli occhi affissi verso questo muoversi di Dio verso l’Uomo, il fedele medievale non esitava a com-muoversi rievocando la Passione con Sacre Rappresentazioni che rendevano il Mistero vivo e presente nelle loro città. Non si trattava di mera finzione scenica e nemmeno di evocazioni folcloristiche atte ad attirare lo sguardo di curiosi e distratti, si trattava invece di grandi processioni di preghiera. Dove il credente veniva confortato nella sua fede e il non credente o il lontano da Dio per costume di vita veniva toccato dalla misericordia divina manifestata in Gesù.
Così riproporre, a Pietrarubbia prima e a San Marino poi, la Sacra Rappresentazione della Passione, chiamata semplicemente Passio, è per noi una forma forte di preghiera, un modo per riportare il nostro mondo disincantato e, come direbbe Victor Hugo, dallo sguardo abituato, alla verità di un’offerta e di un perdono che stanno al cuore della nostra fede.
Benché il gesto sia sempre più o meno uguale, il luogo e la gente che vi concorrono rendono ogni volta l’esperienza come nuova. Quest’anno grazie all’iniziativa della Parrocchia di Murata, alla disponibilità di don Marco e alla collaborazione del Coro parrocchiale e degli Scout è stato possibile ridare vita e corpo a un’antica usanza sammarinese quella , appunto, di percorrere tutta la città (dai Cappuccini alla Pieve) dietro al Signore Gesù, seguendo una via crucis che si è caricata, di stazione in stazione, di presenze diverse e nuove: commercianti che sostavano davanti ai loro negozi ancora aperti, oppure turisti che, da distratti e lontani, si facevano sempre più vicini. Ci ha colpito una famiglia di russi, probabilmente di fede ortodossa, la quale mentre allestivamo la scena di Pilato ha fermato il regista, in mia presenza, chiedendo il senso di quella scenografia. All’invito di Giovanni Moleri a partecipare all’evento (una sorta di venite e vedete) si sono fermati, senza andare a cenare, ma aspettando vicini alla Chiesa dei cappuccini l’ora prestabilita, con una fedeltà che a volte noi stentiamo ad avere.
In questi anni queste processioni hanno prodotto il miracolo di conversioni, di cammini di fede più profonda, ma soprattutto hanno avuto il pregio di far ritrovare a un popolo, in questo caso al popolo sammarinese, le sue proprie radici, rimotivandolo entro le sfide del presente. Sfide non facili e, spesso, in controtendenza rispetto a pratiche di pietà come queste.»
Abbiamo chiesto poi al nostro amico giornalista Serafino Drudi di comunicarci l’incontro con chi, quasi per caso, si è trovata a vivere questi momenti intensi del Passio. Ecco quello che è accaduto, nelle sue parole: «Sono arrivato alla Via Crucis che era già iniziata e mi sono accodato al corteo cercando di non disturbare i presenti iniziando a seguire il corteo ad un certo punto una signora giapponese, Tomoko, che si trovava a San Marino insieme alle figlie, alla madre e ad altri parenti mi si avvicina e con uno sguardo meravigliato e sorpreso dice: “Ma questo corteo cos’è?” Alla mia risposta della rappresentazione della Via Crucis nel ricordo degli eventi drammatici degli ultimi giorni di vita di Gesù riprende: “Sono dieci anni che vivo a Milano ma non ho mai visto una cosa del genere in vita mia”. Sentendo che la mia interlocutrice parla un buon italiano e mi incalza con tante domande io a mia volta scopro che si tratta di una signora giapponese e quindi scintoista di nascita, ma lei stessa alla mia domanda se fosse religiosa risponde: “sono atea”. Intanto mentre cerco di seguire il momento con discrezione ma non mi sottraggo al gentile incalzare di questa signora che scopro essere una interprete commerciale. Le domande che mi fa sono davvero tutte a tono e mi costringono a ricordare e ridire le verità della mia fede, che spesso do per scontate. A cominciare dalla data della Pasqua e del motivo per cui questa cambia ogni anno. La Pasqua infatti, dal Concilio di Nicea nel 325, secondo criteri dedotti da uno scritto paolino cade nel primo giorno di luna piena dopo l’equinozio di Primavera e cioè quindi dal 22 marzo al 25 aprile. Ma la conversazione più interessante è venuta durante la rappresentazione sul sagrato della cattedrale, dov’è stata rappresentata la crocifissione, Gesù al centro coi due ladroni al suo fianco. La signora mi chiede chi fossero i due. Alla mia risposta che erano dei banditi, legati ad una setta di patrioti che cospiravano contro i romani che ai tempi di Gesù erano i “padroni” invasori della Giudea e che per questo erano stati condannati alla pena della crocifissione, la signora mi chiede: “Ma qual è allora il motivo per cui Gesù è stato condannato?”. “Perché, per i maggiorenti del suo popolo, per gli scribi e i sacerdoti, aveva bestemmiato, dicendo di essere Dio e quindi lo avevano consegnato (meglio sarebbe dire venduto) al governatore romano Pilato perché lo condannasse alla pena della crocifissione”. Sempre la signora mi dice: “Ma poi Gesù è risuscitato, non è vero?”. “Si, è così” le rispondo e “noi tutti gli anni ricordiamo questi momenti non solo come una memoria storica ma per rivivere con Gesù la sua vittoria sul nostro peccato e sulla morte. E’ questa la Pasqua che per noi cristiani è la festa più importante dell’anno”. La stessa cosa poi ripetuta all’interno della basilica a conclusione della Via Crucis da don Marco Mazzanti, Parroco di Murata.
Il giorno dopo, il sabato santo, mi è arrivata una mail di questa signora in cui mi scrive: “La ringrazio moltissimo per le sue spiegazioni; anche se vivo in Italia da tanti anni non avevo mai avuto l’occasione di vivere la Pasqua in questo modo e soprattutto mi ha permesso di spiegare a mia madre e ai miei parenti che mi chiedevano spiegazioni di quanto accadeva. Lei mi ha dato molte idee e mi ha aiutato tanto!”»
La promessa di un incontro ha generato dei semi che speriamo diventino frutti maturi anche per tutti noi.

Passio 2019