Wojtyla e il «genio delle donne»

«Il Papa, alzando gli occhi dal volume, che teneva davanti a sé, mi indirizzò queste parole stupefacenti: "Credo nel genio delle donne". Mi sembrava di non aver capito bene, lo guardai interrogativa e lui ripetè con fermezza, quasi fosse una frase di sfida, martellando le parole con la sua voce profonda: "Credo nel genio delle donne".
Davanti alla mia meraviglia, continuò: "Anche nei periodi più oscuri della storia si trova questo genio che è la leva del progresso umano e della storia". Voleva farmi una confidenza? Affidarmi una nuova intuizione? Ma queste parole dette a una donna, ritornata da tutto e anche da se stessa, furono così sorprendenti per il mio spirito che non si cancellarono più. Le ritrovai, il 30 settembre dello stesso anno, nella lettera apostolica "Mulieris Dignitatem"» Maria Antonietta Macciocchi
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Di sciocchezze se ne possono dire tante, sembra che l'imbecillità non abbia confini, e spesso la presunzione fa anche brutti scherzi.
Non basta scrivere sull'Osservatore Romano per avere il dono della chiarezza nei giudizi e dell'intelligenza.
Quello che Christine Pedotti e Anne Soupa, cofondatrici della Conferenza cattolica delle battezzate francofone, hanno scritto su Le Monde, cioè di annullare il riconoscimento della santità di Giovanni Paolo II, esprime quell'odio antico che ha da sempre segnato il rapporto con questo grande papa da parte di un mondo cattolico (autoproclamatosi tale) incapace di riconoscere la profondità e bellezza della fede comunicata «sine glossa».

E certo queste autrici sono in buona compagnia con i cosiddetti «63 teologi» che hanno scritto un libello (pubblicato, mi pare, anche da Famiglia Cristiana) in cui prendevano le distanze dall'insegnamento di Giovanni Paolo II. Inutile ricordare che molti di quei firmatari (spicca il nome dell'attuale Vescovo di Novara, Brambilla, come quello di Enzo Bianchi, che ha recentemente affermato che Maria SS. non può essere considerata un modello attuale e valido per le giovani) molti di loro - dicevo - hanno ricoperto e ricoprono tuttora importanti responsabilità nel mondo cattolico.

Anni fa lessi il libro di Maria Antonietta Macciocchi "Di là dalle porte di bronzo": fu da parte laica, laicissima, il riconoscimento del valore straordinario del pensiero di Papa Wojtyla a proposito di quello che chiamò «il genio femminile».
Credo che di fronte alle parole inconsistenti di quelle due scrittrici basterà rileggere l'intervista della Macciocchi sul Corriere della Sera, oltre a quanto scritto dal Papa stesso. Con l'appendice di alcune lettere tra Wojtyla e Wanda Poltawska. Si respira aria fresca e affascinante.