Il «Costruttore» e il numero 4

Ora San Marino ha anch'esso la sua brava legge sulle Unioni civili. Ho espresso su Repubblica.sm le mie considerazioni critiche
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Ed ecco che, d’improvviso, anche San Marino si è allineata alle grandi conquiste civili, superando medievali oscurantismi e antichi retaggi ecclesiastici. Abbiamo anche noi una legge che consente l’introduzione delle unioni civili, come forma di convivenza che da un lato sembra affiancarsi al matrimonio civile e dall’altro dà diritto di cittadinanza alle convivenze omosessuali.
Così, con toni francamente sproporzionati rispetto alle questioni in gioco in questo momento storico, la televisione di San Marino riporta la notizia: «Il popolo della rete festeggia. L’entusiasmo rimbalza di bacheca in bacheca, di maggioranza e di opposizione. L’ascia di guerra seppellita dall’entusiasmo di un risultato storico. Una rivoluzione per un paese come San Marino, fino a ieri culturalmente chiuso su certi temi e in cui l’omosessualità – ricorda il presidente di Arcigay Rimini – era criminalizzata fino al 2004.
Le Unioni Civili sono legge con 40 sì, 4 contrari e 4 astenuti. Per chi crede nei numeri che segnano il destino, secondo i Pitagorici il 4 rappresenta la giustizia. Il suo archetipo è il Costruttore».
Chissà se poi il numero 4 darà ragione ai favorevoli, o ai contrari o agli astenuti! Chissà da che parte starà il «Costruttore», vista proprio la coincidenza dei numeri? Un entusiasmo che sfiora, in questa citazione, il ridicolo.

A me pare che questa legge non sia un servizio alla famiglia, da un lato perché il fare rientrare il matrimonio in questa forma di «contratto» è quanto meno riduttivo. Se è vero che la famiglia ha un valore sociale, questa riduzione privatistica fa fare un passo indietro di civiltà, se così possiamo esprimerci. Il testo della proposta affermava che «Due persone maggiorenni costituiscono un’unione civile mediante dichiarazione congiunta resa di fronte all’Ufficiale di Stato Civile o suo delegato alla presenza di due testimoni». Se tale è rimasto, mi pare non troppo differente dai matrimoni di Las Vegas!
D’altra parte la questione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso forse chiederebbe una maggiore attenzione. Sarebbe interessante mostrare la differenza tra questo istituto e la famiglia fondata sul matrimonio, e la esclusione in termini assoluti di potere accedere a forme di genitorialità impossibili da costituirsi a partire dalla identità di sesso dei contraenti.

Il ricordare poi atteggiamenti discriminatori del passato rende evidente che ora questa non è la situazione attuale. Questo semmai è il dato umano che richiede una autentica educazione, e in questo tutte le agenzie educative, se pure avranno da fare un bel mea culpa per quanto riguarda il passato, oggi hanno davanti un compito irrinunciabile. Pensiamo al grido di San Giovanni Paolo II quando a Natale del suo primo anno di pontificato ricordava al mondo intero: «Natale è la festa dell’uomo. Nasce l’Uomo. Uno dei miliardi di uomini che sono nati, nascono e nasceranno sulla terra. L’uomo, un elemento componente della grande statistica. Non a caso Gesù è venuto al mondo nel periodo del censimento; quando un imperatore romano voleva sapere quanti sudditi contasse il suo paese. L’uomo, oggetto del calcolo, considerato sotto la categoria della quantità; uno fra miliardi. E nello stesso tempo, uno, unico e irripetibile. Se noi celebriamo così solennemente la nascita di Gesù, lo facciamo per testimoniare che ogni uomo è qualcuno, unico e irripetibile. Se le nostre statistiche umane, le catalogazioni umane, gli umani sistemi politici, economici e sociali, le semplici umane possibilità non riescono ad assicurare all’uomo che egli possa nascere, esistere e operare come un unico e irripetibile, allora tutto ciò glielo assicura Iddio. Per lui e di fronte a lui, l’uomo è sempre unico e irripetibile; qualcuno eternamente ideato ed eternamente prescelto; qualcuno chiamato e denominato con il proprio nome». Ora siamo qui tutti a testimoniare il valore infinito di ogni uomo, in qualunque momento della sua esistenza. E mi ha molto impressionato, leggendo alcuni degli interventi a favore di questa legge, che alcuni si spingevano ad augurarsi che questo fosse un inizio di quella stagione dei diritti che avrebbe poi anche portato all’aborto (e immagino anche alla eutanasia legalizzata).
Allora forse la grande esultanza, questo coro entusiasta di adesioni alla nuova legislazione («ieri notte qualcosa di importante sul fronte dei diritti è cambiato») dovrebbe spogliarsi di ogni retorica e interrogarsi sul tipo di futuro che vogliamo per gli uomini e per la nostra convivenza civile. La libertà che deve albergare in questa «antica terra» è un bene prezioso e certamente impegnativo, non sarà difeso dalle leggi (come visto fonte anche di forti equivoci) né da proclami altisonanti, ma da un lavoro quotidiano e costante, che metterà a tema della convivenza civile la verità (quella che il Signore Gesù indicava come sorgente di autentica libertà).

Il mio articolo su Repubblica.sm