Hanno compiuto un delitto e l’hanno chiamato diritto

Quando i malati, gli anziani o i moribondi sono abbandonati, noi ci alzeremo in piedi proclamando che essi sono degni di amore, di sollecitudine e di rispetto
Autore:
Mondinelli, Andrea - Mangiarotti don Gabriele
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Quello che il Parlamento italiano ha appena legiferato a proposito del «fine vita», e che la stampa di regime ha definito una novità che finalmente riconosce i diritti di tutti gli uomini, è segno del degrado culturale, morale e civile di una nazione, la nostra cara Italia.
È stata approvata una legge che conduce alla eutanasia, senza se e senza ma, con la consueta ipocrisia di applicarle un nome che pare accettabile, quell’acronimo DAT che, come la IVG, nasconde la sua natura assassina sotto sigle apparentemente neutrali (e misteriose).
E questo è accaduto nel silenzio imbarazzato (quando non complice) di tanto apparato cattolico. Forse questo è potuto addirittura accadere ispirandosi a quanto Papa Francesco affermava in questa intervista concessa alla Civiltà Cattolica tempo fa: «Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione. Gli insegnamenti, tanto dogmatici quanto morali, non sono tutti equivalenti. Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza.»
Francesco è Papa in quanto Vescovo di Roma ed in quanto Papa è Primate d’Italia. Italia in cui da poche ore l’eutanasia è legge dello Stato. È questo - ritengo - il contesto giusto per parlare di difesa della vita, perché, se questo non è il contesto opportuno, significa che mai ci sarà un momento opportuno.

Non possiamo allora che ricordare quanto San Giovanni Paolo II ha affermato nella Evangelium Vitae nel numero 82 e la terribile preghiera rivolta a San Michele Arcangelo composta da Leone XIII, che riportiamo nella sua integralità.

82. Per essere veramente un popolo al servizio della vita dobbiamo, con costanza e coraggio, proporre questi contenuti fin dal primo annuncio del Vangelo e, in seguito, nella catechesi e nelle diverse forme di predicazione, nel dialogo personale e in ogni azione educativa. Agli educatori, insegnanti, catechisti e teologi, spetta il compito di mettere in risalto le ragioni antropologiche che fondano e sostengono il rispetto di ogni vita umana. In tal modo, mentre faremo risplendere l’originale novità del Vangelo della vita, potremo aiutare tutti a scoprire anche alla luce della ragione e dell’esperienza, come il messaggio cristiano illumini pienamente l’uomo e il significato del suo essere ed esistere; troveremo preziosi punti di incontro e di dialogo anche con i non credenti, tutti insieme impegnati a far sorgere una nuova cultura della vita.
Circondati dalle voci più contrastanti, mentre molti rigettano la sana dottrina intorno alla vita dell’uomo, sentiamo rivolta anche a noi la supplica indirizzata da Paolo a Timoteo: «Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina» (2 Tm 4, 2). Questa esortazione deve risuonare con particolare vigore nel cuore di quanti, nella Chiesa, partecipano più direttamente, a diverso titolo, alla sua missione di «maestra» della verità. Risuoni innanzitutto per noi Vescovi: a noi per primi è chiesto di farci annunciatori instancabili del Vangelo della vita; a noi è pure affidato il compito di vigilare sulla trasmissione integra e fedele dell’insegnamento riproposto in questa Enciclica e di ricorrere alle misure più opportune perché i fedeli siano preservati da ogni dottrina ad esso contraria. Una speciale attenzione dobbiamo porre perché nelle facoltà teologiche, nei seminari e nelle diverse istituzioni cattoliche venga diffusa, illustrata e approfondita la conoscenza della sana dottrina. L’esortazione di Paolo risuoni per tutti i teologi, per i pastori e per quanti altri svolgono compiti di insegnamento, catechesi e formazione delle coscienze: consapevoli del ruolo ad essi spettante, non si assumano mai la grave responsabilità di tradire la verità e la loro stessa missione esponendo idee personali contrarie al Vangelo della vita quale il Magistero fedelmente ripropone e interpreta.
Nell’annunciare questo Vangelo, non dobbiamo temere l’ostilità e l’impopolarità, rifiutando ogni compromesso ed ambiguità, che ci conformerebbero alla mentalità di questo mondo (cf. Rm 12, 2). Dobbiamo essere nel mondo ma non del mondo (cf. Gv 15, 19; 17, 16), con la forza che ci viene da Cristo, che con la sua morte e risurrezione ha vinto il mondo (cf. Gv 16, 33).

Preghiera a San Michele Arcangelo, composta da papa Leone XIII
«Gloriosissimo Principe delle celesti milizie, Arcangelo San Michele, diféndici nella battaglia e nel combattimento contro i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre e contro gli spiriti maligni delle zone celesti.
Vieni in aiuto degli uomini, da Dio creati per l’immortalità e fatti a sua immagine e somiglianza e riscattati a caro prezzo dalla tirannia del diavolo.

Combatti oggi, con l’esercito dei beati Angeli, la battaglia di Dio, come combattesti un tempo contro il caporione della superbia, Lucifero, e i suoi angeli apostati; che non prevalsero, né si trovò più posto per essi in cielo: e il grande drago, il serpente antico che è chiamato diavolo e Satana e seduce il mondo intero, fu precipitato nella terra, e con lui tutti i suoi angeli. Ma questo antico nemico e omicida si è eretto veemente, e trasfigurato in angelo di luce, con tutta la moltitudine degli spiriti maligni, percorre e invade la terra al fine di cancellare il nome di Dio e del Suo Cristo e di ghermire, di perdere e di gettare nella perdizione eterna le anime destinate per la corona dell’eterna gloria.

E questo drago malefico, negli uomini depravati nella mente e corrotti nel cuore, trasfonde come un fiume pestifero il veleno della sua nequizia: il suo spirito di menzogna, di empietà e di blasfemia, il suo alito mortifero di lussuria e di ogni vizio e iniquità.

E la Chiesa, sposa dell’Agnello immacolato, da molto astuti nemici è stata riempita di amarezza e abbeverata di fiele; essi hanno messo le loro empie mani su tutto ciò che c’è di più sacro; e lì dove fu istituita la sede del beatissimo Pietro e la cattedra della verità, hanno posto il trono della loro abominazione ed empietà, così che colpito il pastore, il gregge possa essere disperso.


O invincibile condottiero, appalésati dunque al popolo di Dio, contro gli irrompenti spiriti di nequizia, e dai la vittoria. Tu, venerato custode e patrono della santa Chiesa, tu glorioso difensore contro le empie potestà terrene e infernali, a te il Signore ha affidato le anime dei redenti destinate alla suprema felicità.
Prega, dunque, il Dio della Pace perché tenga schiacciato Satana sotto i nostri piedi e non possa continuare a tenere schiavi gli uomini e a danneggiare la Chiesa.
Presenta al cospetto dell’Altissimo le nostre preghiere, perché discendano tosto su di noi le misericordie del Signore, e tu possa arrestare il dragone, il serpente antico, che è il diavolo e Satana, e incatenato possa ricacciarlo negli abissi, così che non possa più sedurre le anime.»


Che ci resta da fare? Dobbiamo riprendere quanto già il beato cardinal Newman scriveva a proposito della storia della Chiesa, quando riconosceva che, in certe epoche storiche, sono stati proprio i laici a salvarla, confidando nella grazia del Signore. E dobbiamo anche ricordare quanto, nei loro interventi, alcune importanti personalità del mondo pro-life, che si riconoscono «fedeli alla Chiesa, ma non ai pastori che sbagliano», hanno appena pubblicato e che possiamo leggere qui: https://www.fidelitypledge.com/it/

Quello che ci è chiesto è di continuare a testimoniare quella fede che diventa cultura, consapevoli di quell’invito che papa Francesco faceva ai politici, quando affermava che compito del politico è anche quello di abrogare le leggi ingiuste (e domandiamoci se non sono ingiuste le leggi sull’aborto, sulle coppie omosessuali e questa sul fine vita). Certo è che in questo tempo drammatico la nostra forza sta solo nel Signore. Non possiamo illuderci di avere sponde politiche che ci possano sostenere. Almeno tra coloro che in questi anni ci hanno governato.