Sulla «Lettera aperta ai membri del Consiglio Centrale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani»

51 Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. 52 D'ora innanzi in una casa di cinque persone 53 si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera». 54 Diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. 55 E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. 56 Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? 57 E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?
[Luca 12,51-57]
Autore:
Mondinelli, Andrea
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Cari amici,
voi sapete quanti attacchi alla vita umana ed alla famiglia sono in atto oggi nel mondo! Purtroppo, i più subdoli e pericolosi provengono da coloro che si definiscono credenti cattolici e che hanno un posto di massimo rilievo nei media cattolici, come Avvenire. Sto parlando di Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani giurista e membro della Consulta nazionale di bioetica, che giusto poco tempo fa rilasciò un’intervista molto ambigua a Famiglia Cristiana in cui sosteneva (http://www.famigliacristiana.it/articolo/unioni-civili-ed-eutanasia-rinviare-non-serve-cattolici-fate-proposte-alternative.aspx) la liceità della sedazione terminale. In tale intervista dice: «Sui temi eticamente sensibili, dall’eutanasia alle unioni civili, i cattolici presenti in Parlamento non possono lavorare per il rinvio all’infinito o per l’insabbiamento dei disegni di legge dei laici ma devono presentare una soluzione innovativa, forte e chiara da sottoporre all’opinione pubblica».
Quali sono le basi teoriche delle soluzioni innovative? Bene, anzi, male! Il nuovo paradigma ce lo fornisce direttamente D’Agostino nella sua “Lettera aperta ai membri del Consiglio Centrale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani” (http://www.pensareildiritto.it/wp-content/uploads/2016/01/lettera-aperta-ai-membri-del-Consiglio-centrale.pdf). Di che si tratta, in sostanza? Di una cosa molto semplice: si tratta di buttare nella spazzatura la legge morale naturale, perché antiquata ed ormai inutile. Per rendervene conto, ecco alcuni stralci del “pensiero” di D’Agostino:

A tal fine, esso (ossia il documento magisteriale “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali) elabora “argomenti razionali contro il riconoscimento legale delle unioni omosessuali”. Questi argomenti razionali si condensano nell’affermazione secondo la quale “ogni legge posta dagli uomini in tanto ha ragione di legge in quando è conforme alla legge morale naturale (questo è l’esplicito titolo della parte III delle Considerazioni). Ora, questo richiamo alla legge naturale era teoreticamente già sterile nel 2003 e lo è diventato ancora di più nel mondo d’oggi.


La cosa più ridicola è la spiegazione di D’Agostino sul motivo della sterilità del documento firmato dal Card. Ratzinger. Ci sarebbe veramente da sbellicarsi dalle risate, se questa non fosse la tragedia dei nostri giorni! Leggete e trasecolate:

Bisogna prendere atto che il paradigma del diritto naturale (nelle sue diverse e anche ben diversificate varianti) non è più in grado oggi di fronteggiare l’offensiva attivata da una cultura laica sempre più aggressiva e pervasiva per riformulare dalle radici il principio stesso dell’unione coniugale. […] 6. Se le considerazioni appena fatte sono consistenti, ogni battaglia politico-culturale a favore della “famiglia” e del “matrimonio” tradizionali appare di principio votata alla sconfitta, non per la carenza o per l’insufficienza di argomenti razionali in merito, ma per l’incapacità della cultura giusnaturalistica (e di quella cattolica in particolare) di ottenere ascolto nel mondo secolarizzato.


Avrete notato che, come qualsiasi giornalista laicista di Repubblica, defenisce la famiglia ed il matrimonio come tradizionali, anziché usare naturali, che è il termine corretto. E, già che ci siamo, si comporta come il più bieco laicista inserendo delle imprecisioni: nella lista dei Paesi con legislazione gay-friendly inserisce pure la Croazia e la Slovenia, ma in tali Paesi il matrimonio omosex è stato abrogato dal referendum popolare. Ed ecco il lato comico espresso dal seguente sillogismo d’agostiniano: siccome usiamo la ragione, ma gli altri non ascoltano ragione allora la ragione è sterile. Suvvia, Presidente, ho capito che non riesce a sopportare San Tommaso, però eviti simili castronerie! Ho più che un semplice sospetto che tali castronerie siano sparate proprio perché Ella ha abbandonato la legge morale naturale.
In sostanza D’Agostino dice che, poiché una certa forma di pensiero è rifiutata dai contemporanei, occorre proporne un’altra. Dove la certa forma di pensiero è l’utilizzo della ragione. Allora cosa propone D’Agostino? Niente, vende solamente fumo. Fumo molto acre che ricorda quello entrato nel Tempio, citato dal beato Paolo VI: «Questo, secondo me, è strano. […] Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all'interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia». (A Jean Guitton 8 settembre 1977).
Caro D’Agostino, chi abbondona la legge morale naturale, abbondona Dio stesso, indebolendo quasi mortalmente la propria coscienza. Abbandonare la legge morale naturale significa abbandonare l’unico criterio di discernimento in definitiva utile: distinguere il vero dal falso, il male dal bene. Cosa che inevitabilmente porta l’uomo a decidere autonomamente ciò che è bene e ciò che è male: decido io chi vive e chi muore! Puro ritorno al peccato originale, è lo spalancarsi dell’abisso infernale.
L’attacco alla legge naturale non è cosa nuova. Veritatis splendor di San Giovanni Paolo II:

«Si è determinata, infatti, una nuova situazione entro la stessa comunità cristiana, che ha conosciuto il diffondersi di molteplici dubbi ed obiezioni, di ordine umano e psicologico, sociale e culturale, religioso ed anche propriamente teologico, in merito agli insegnamenti morali della Chiesa. Non si tratta più di contestazioni parziali e occasionali, ma di una messa in discussione globale e sistematica del patrimonio morale, basata su determinate concezioni antropologiche ed etiche. (…) si respinge la dottrina tradizionale sulla legge naturale, sull'universalità e sulla permanente validità dei suoi precetti; (…)»


Cari amici, ricordate la definizione di legge morale naturale? Ecco una bellissima pagina del Beato Card. J.H. Newman:

«La legge Eterna», scrive Sant’Agostino, «è la ragione divina o volontà di Dio, la quale comanda l’osservanza e vieta di turbare l’ordine naturale delle cose». «La legge naturale», osserva san Tommaso, «è un’impronta della luce divina in noi, una partecipazione della legge eterna fatta alla creatura ragionevole». Questa legge, in quanto percepita dalla mente dei singoli uomini, si chiama «coscienza» e benchè possa subire rifrazioni diverse passando attraverso l’intelligenza di ogni essere umano, non ne viene per questo intaccata al punto da perdere il suo carattere di legge divina. […] So bene che questo concetto della coscienza è assai diverso da quello che ne ha ordinariamente la scienza e la letteratura o l’opinione pubblica corrente. […] La coscienza non è egoismo lungimirante, né il desiderio di essere coerenti con se stessi, bensì la messaggera di Colui, il quale, sia nel mondo della natura sia in quello della grazia, ci parla dietro un velo e ci ammaestra e ci governa per mezzo dei suoi rappresentanti. La coscienza è l'originario vicario di Cristo, profetica nelle sue parole, sovrana nella sua perentorietà, sacerdotale nelle sue benedizioni e nei suoi anatemi. E se mai potesse venir meno nella chiesa l'eterno sacerdozio, nella coscienza rimarrebbe il principio sacerdotale ed essa ne avrebbe il dominio.” (cap. 5 della “Lettera al Duca di Norfolk”)


D’Agostino, penna di punta di Avvenire, sta contribuendo alla congiura contro la coscienza, iniziata più di 150 anni fa. È impressionante quello che scrisse nel 1875 il Beato Card. Newman, nella Lettera al Duca di Norfolk:

Durante tutto il mio tempo c’è stata una guerra decisiva, stavo quasi per dire una cospirazione, contro i diritti della coscienza quale io l’ho descritta. Letteratura e scienza si sono organizzate in grandi istituti per abbatterla. Sono stati innalzati stupendi palazzi, quasi altrettanti fortilizi, contro il suo influsso spirituale, invisibile, troppo sottile per la scienza, troppo profondo per la letteratura. Cattedre universitarie sono state costituite centri di tradizione ostile. Giorno, dopo giorno, noti scrittori hanno infarcito le menti di innumerevoli lettori con teorie sovversive. Come ai tempi degli antichi romani e del medioevo la sua supremazia fu attaccata con le armi della forza fisica, così ora si mette in azione l’intelligenza per minare le fondamenta di un potere che la spada non ha potuto distruggere (cap. 5 della “Lettera al Duca di Norfolk”).


Nel mio impegno culturale nel movimento per la vita, ho capito che l’attacco decisivo della cultura della morte riguardo contraccezione, divorzio, aborto, fecondazione extracorporea, utero in affitto, esperimenti sugli embrioni umani, ecc. ecc., è stato possibile solo dopo avere anestetizzato le coscienze dei cittadini. Questo vale anche per le “novità”, per il “nuovo vangelo” che si vuole spacciare e sostituire al vero, vecchio di 2000 anni. Naturalmente è quanto mai attuale Gal. 1, 6-10!

6 Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo. 7 In realtà, però, non ce n'è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. 8 Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! 9 L'abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! 10 Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo!


Mi ha sempre molto colpito una frase di Chesterton, contenuta nel suo San Tommaso d’Aquino, “la falsità mai è tanto falsa quanto più è vicina alla stessa verità. Quando il dardo colpisce vicino al nervo della verità, la coscienza cristiana grida alto per il dolore”. È sintomatico che non si sentano grandi grida levarsi alte al Cielo! Al riguardo penso che sia ormai tragicamente evidente, come segno dei tempi, quanto affermò il 9 novembre 1976, alcuni mesi prima dell’elezione a papa, San Giovanni Paolo II: “Ci troviamo oggi di fronte al più grande combattimento che l’umanità abbia mai visto. Non penso che la comunità cristiana l’abbia compreso totalmente. Siamo oggi davanti alla lotta finale tra la Chiesa e l’anti-Chiesa, tra il Vangelo e gli anti-Vangelo”.
Attenzione, cari amici, che è sempre possibile passare dalla Chiesa all’Antichiesa: basta un semplice cambio di paradigma, è sufficiente abbandonare la legge naturale. Chiediamo nella preghiera la perseveranza fino alla fine.
Rimane aperta la domanda: “In che modo si deve arginare il male?”. Il Beato Paolo VI lo spiega nell’omelia della Domenica, 8 novembre 1964:

“Qualunque sia l’esperienza, il quadro che abbiamo davanti agli occhi, delle condizioni morali del nostro tempo, della società, degli esempi che ci si offrono, giammai dobbiamo perdere il senso del bene e del male; né devono esistere confusioni nella nostra anima; il nostro giudizio sia sempre preciso, nettissimo: sì, si; no, no. Il bene è una cosa, il male è un’altra. Non si possono mescolare; anche se la realtà li mostra come in convivenza, frammisti l’uno all’altro. Il giudizio morale, per un cristiano, ha da essere severo, rettilineo, costante, limpido e, in un certo senso, intransigente. Bisogna dare alle cose il loro proprio nome: questo si chiama bene, quello si chiama male. E cioè: la coscienza non dev’essere mai indebolita e alterata, o resa indifferente, impassibile, poiché non è lecito applicare indistintamente i criteri del bene e del male alla realtà sociale che ci circonda. […] Accresciamo in ogni momento la sostanza e il vigore del bene. Tutte le storture che vediamo intorno a noi e che lamentiamo, dipendono, in realtà, a guardarle bene, da una certa viltà dei buoni, dalla loro debolezza. Il Pontefice Pio XII di v.m. asseriva che la fiacchezza dei buoni è la grande causa o almeno la grande occasione delle cose cattive che sono nella nostra società, nel nostro tempo. Con questa inefficienza il giusto può tramutarsi in individuo imbelle, inerte, codardo, egoista, incapace di agire: in tal modo lascia trionfare il male nel mondo”. https://w2.vatican.va/content/paul-vi/it/homilies/1964/documents/hf_p-vi_hom_19641108.html


Parole chiarissime! Oltre alle leggi giuste, necessarie ad arginare il male, serve il giudizio morale, severo, rettilineo, costante, limpido e, in un certo senso, intransigente! Perché altrimenti possiamo tramutarci in imbelli che lasciano trionfare il male nel mondo.

Per quanto riguarda il successo, la questione non è di nostra pertinenza, ma appartiene a Dio. Dal Catechismo della Chiesa Cattolica sappiamo solamente che la Chiesa, prima o poi, dovrà passare l’ultima prova:

675 Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il « mistero di iniquità » sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne.
677 La Chiesa non entrerà nella gloria del Regno che attraverso quest’ultima pasqua, nella quale seguirà il suo Signore nella sua morte e risurrezione. Il Regno non si compirà dunque attraverso un trionfo storico della Chiesa secondo un progresso ascendente, ma attraverso una vittoria di Dio sullo scatenarsi ultimo del male che farà discendere dal cielo la sua Sposa. Il trionfo di Dio sulla rivolta del male prenderà la forma dell’ultimo giudizio dopo l’ultimo sommovimento cosmico di questo mondo che passa.


San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia!

P.S. per fortuna esistono anche giuristi cattolici con gli attributi. Al sottostante link la risposta di Marco Ferrari a D’Agostino

http://www.pensareildiritto.it/wp-content/uploads/2016/02/Risposta-aperta-Ferraresi-alla-Lettera-aperta-ai-membri-del-Consiglio-centrale.pdf