“Dimmi che non mi ucciderai, mai”

Il germe del male è entrato nelle nostre teste, nel nostro modo di giudicare la vita, il bene è solo quello che rende felici noi, anche solo per un attimo
Fonte:
CulturaCattolica.it
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La nostra vita, poco o tanto passa per i social, clicchi un nome e sei partecipe di briciole di vita di altri esseri umani, li chiamiamo “amici”, ma spesso sono degli sconosciuti come quelli che ci siedono accanto in metropolitana. Poi accade qualcosa, e guardiamo quelle briciole, come le ultime di una vita al capolinea.
Briciole di esistenza, come quella di Maria Cristina Omes, raggiante il giorno del suo matrimonio con Carlo Lissi. Piccole cose, il giardino “finalmente in ordine”, la torta “grazie maritino mio”, a maggio “Non trattarla male, Mai! (…) Quando una donna è stata ferita, cambia.” Chissà, coincidenze, o forse qualcosa l’aveva ferita, non lo sapremo mai. Quello che è accaduto è così terribile, che avremmo preferito trovare un mostro, uno squilibrato, un drogato, qualcuno contro il quale gridare “non poteva che essere lui”. Ma anche questa volta, il “mostro” ha il volto buono del papà di Giulia e Gabriele, quel papà a cui Giulia all’asilo scriveva “papà ti voglio bene”, la stessa piccola che lui chiamava “il mio tesoro”.
Penso alla mamma di Cristina, ma anche ai genitori di Carlo, una tragedia nella tragedia, quello che è chiesto loro di vivere.
L’assassino, ha il volto di un marito sorridente, eppure, lo stesso sorriso ha saputo trasformarsi in ghigno. Dicono abbia dichiarato che la sua famiglia era divenuta un ostacolo ad una relazione amorosa nemmeno condivisa. Viene da chiedersi, ma vale così poco la vita umana? Ma vale così poco l’amore per una donna, il cammino fatto insieme, l’amore per i figli, carne della tua carne, possibile che nemmeno una volta gli sia tremata la mano mentre si accaniva sui bambini addormentati, che non sia fuggito di fronte agli occhi increduli della moglie, quegli stessi occhi che nelle foto del loro matrimonio erano allegri e innamorati?
Cosa ci rende disumani?
O proprio perché siamo umani, siamo capaci di grandi gesti di bene e di altrettanto terrificanti gesti malvagi?
Nei prossimi giorni, tra una partita e l’altra del mondiale di calcio, esperti cercheranno risposte, metteranno sotto la lente la vita di questa famiglia alla ricerca di un perché. Ma forse una vera risposta non c’è. Vogliamo tutto, subito, gettiamo quello che non va, che non ci piace, eliminiamo le cose vecchie e usurate che ci sono di intralcio, abbiamo finito per trattare gli esseri umani allo stesso modo. Un figlio indesiderato è di intralcio e si elimina, un amore che si incrina, si sostituisce, come un paio di scarpe consumate che non sono più come quelle di una volta. Il germe del male è entrato nelle nostre teste, nel nostro modo di giudicare la vita, il bene è solo quello che rende felici noi, anche solo per un attimo, ogni ostacolo, ogni fatica non vanno affrontati, vissuti come un gradino di un lungo cammino, ma spianati.
Queste tragedie sono alla portata di tutte le orecchie innocenti, e qualche tempo fa di fronte all’omicidio di un bambino per mano della madre, una bimba svegliandosi la mattina ha guardato negli occhi la madre e le ha detto: “mamma, promettimi che non mi ucciderai mai!” Un abbraccio ha dissipato la paura.
Ci penso spesso a quel timore innocente, perché un bambino dovrebbe crescere con la certezza che una madre e un padre sono il porto più sicuro dove approdare. Che da qualunque tempesta potrà trovare riparo tra le loro braccia. Invece, molte volte chiediamo alla loro infanzia di sostenere le nostre fragilità di adulti, e quando accadono queste tragedie, ci troviamo a doverli rassicurare che il mostro non avrà il volto della loro madre e del loro padre.
Che dite esagero? Vorrei tanto che aveste ragione.