Cristo, Re dell’universo

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Domenica celebriamo la festa liturgica di Cristo Re dell’universo. Una regalità unica quella di Gesù, incomparabile poiché affermata sulla croce, nel sangue versato per riconciliare l’uomo e l’universo intero con Dio, il Padre, cui gli uomini voltano continuamente le spalle. Gesù, il Verbo fatto carne, è “il vero firmamento che orienta il pensiero e il cammino dell’uomo sulla terra”. Egli è il “nuovo centro della storia”, Colui che “collega il presente e il futuro”, è Lui “il vero avvenimento che, in mezzo agli sconvolgimenti del mondo, rimane il punto fermo e stabile. A conferma di questo sta un’altra espressione del Vangelo: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. E Gesù è il Verbo incarnato. Come ha commentato il Papa all’Angelus scorso, Cristo “vuole sottrarre i suoi discepoli di ogni epoca alla curiosità per le date, le previsioni, e vuole invece dare loro una chiave di lettura profonda, essenziale, e soprattutto indicare la via giusta su cui camminare, oggi e domani, per entrare nella vita eterna. Tutto passa, ma la Parola di Dio non muta, e di fronte ad essa ciascuno di noi è responsabile del proprio comportamento. In base a questo saremo giudicati”. Quanto queste parole siano attuali è facilmente documentabile. L’incertezza e la fragilità, morale e culturale, oggi dominanti, rendono l’uomo vulnerabile e facile preda di “veggenti” che pretendono di leggere il futuro, di parolai che illudono e finiscono per legare l’uomo a degli idoli. Questo comporta un prezzo alto da pagare: lo smarrimento dell’uomo. “Se Dio perde la centralità, l’uomo perde il suo posto giusto, non trova più la sua collocazione nel creato, nelle relazioni con gli altri”. Viene in mente la bella e originale poesia “La fontana malata” di Palazzeschi. Il poeta umanizza il rumore della fontana che lascia scorrere l’acqua ma sembra tossire, malata, procurando sgomento al poeta che si sente minacciato della stessa malattia e soffre fino a pensare di morirne. “Clof, clop, cloch, cloffete, cloppete, clocchette, chchch… E’ giù, / nel cortile, / la povera / fontana / malata; / che spasimo! / sentirla / tossire./ Tossisce, / tossisce, / un poco / si tace..../ di nuovo. / tossisce. / Mia povera / fontana, / il male / che hai / il cuore / mi preme. / Si tace, / non getta / più nulla. / Si tace, non s’ode / rumore / di sorta / che forse... / che forse / sia morta? / Orrore / … La tisi / l’uccide. / Dio santo, / quel suo / eterno / tossire / mi fa / morire, …” Se attribuiamo all’acqua un valore simbolico, siamo portati a pensare alla fonte di acqua viva che è Gesù, acqua di cui l’uomo è perennemente assetato. Il forte processo di relativismo e di “secolarismo all’insegna dell’autonomia assoluta dell’uomo, considerato come misura e artefice della realtà”, ha diffuso una forma di ateismo “pratico” per cui “le verità della fede o i riti religiosi, si ritengono irrilevanti per l’esistenza quotidiana, staccati dalla vita, inutili”. L’indifferenza è un male radicato nel nostro tempo, non solo riguardo all’aspetto religioso, ma anche all’ambito della vita sociale in genere. Sembra che l’uomo non abbia più sete, ma l’immagine del divino che è iscritta nel suo cuore, per quanto soffocata e sepolta, resta, non si può cancellare. “Non andare fuori di te, rientra in te stesso: nell’uomo interiore abita la verità”, diceva Agostino. Il mondo - con la sua bellezza -; l’uomo – con la sua aspirazione all’infinito -; la fede - che è coinvolgimento di tutta la vita ed è annuncio - sono “alcune vie che conducono a Dio; esse derivano sia dalla riflessione naturale che dalla stessa forza della fede”. È la fede che vince l’indifferenza ed “esprime profonda amicizia per il cammino di ogni uomo”. In questo Cristo ci dimostra oggi la Sua regalità: nell’Amore incondizionato con cui si volge a chiunque lo cerchi con cuore sincero.