Dagli amici mi guardi Dio, ché dai nemici mi guardo io

Fonte:
CulturaCattolica.it
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L’esperienza più comune di questi tempi è quella del «fuoco amico». Non abbiamo ancora finito di criticare le esternazioni del ministro «tecnico» della Pubblica Istruzione sull’insegnamento della religione e/o delle religioni nella scuola italiana, ed ecco che ti salta fuori questa notizia dei preti di Brescia, che cambiano le carte in tavola, pretendendo che la scuola diventi palestra delle religioni.
Ad ascoltare questi «sapienti» viene da invocare Marx, il diserbante dell’«oppio dei popoli». O Robespierre, il «livellatore». Perché tanti che dovrebbero essere «missionari di Gesù» dimenticano quello che proprio Gesù ha insegnato, dando a Pietro le chiavi, e al Papa il dono della assistenza speciale dello Spirito Santo?

Si dà il caso che proprio il Papa abbia parlato, il 25 aprile del 2009, dell’insegnamento della religione nella scuola. Perché non partire da lì, almeno come ipotesi da verificare? Oh, non chiedo di essere d’accordo: per questi cristiani «adulti» forse sarebbe troppo, ma dare almeno una sbirciatina alle parole di Benedetto XVI? Un rimando in una noticina?
Riporto quanto ha detto: «Il vostro servizio, cari amici, si colloca proprio in questo fondamentale crocevia, nel quale – senza improprie invasioni o confusione di ruoli – si incontrano l’universale tensione verso la verità e la bimillenaria testimonianza offerta dai credenti nella luce della fede, le straordinarie vette di conoscenza e di arte guadagnate dallo spirito umano e la fecondità del messaggio cristiano che così profondamente innerva la cultura e la vita del popolo italiano. Con la piena e riconosciuta dignità scolastica del vostro insegnamento, voi contribuite, da una parte, a dare un’anima alla scuola e, dall’altra, ad assicurare alla fede cristiana piena cittadinanza nei luoghi dell’educazione e della cultura in generale. Grazie all’insegnamento della religione cattolica, dunque, la scuola e la società si arricchiscono di veri laboratori di cultura e di umanità, nei quali, decifrando l’apporto significativo del cristianesimo, si abilita la persona a scoprire il bene e a crescere nella responsabilità, a ricercare il confronto ed a raffinare il senso critico, ad attingere dai doni del passato per meglio comprendere il presente e proiettarsi consapevolmente verso il futuro.»
No, che farsene delle parole del successore di Pietro? Quello che «pare giusto» diventa «la verità». Anche, drammaticamente, dentro la Chiesa.

E allora lasciamo ai pedanti il ricordare le ragioni dell’insegnamento della religione CATTOLICA nella scuola! Ai nostalgici di un passato che non potrà più ritornare, il riferimento al Concordato (segno, si sa, di un’epoca di alleanza tra trono e altare che va dimenticato e sorpassato…).
Per fare che? Una volta si parlava della religione cattolica come «fondamento e coronamento di tutto l’insegnamento». Se giustamente (secondo loro) questa concezione è stata superata, cambiamo la dizione «religione cattolica» con «il pensiero politically correct» e, voilà, le cose si aggiusteranno, finalmente!
No, fratelli. «Dagli amici mi guardi Dio, ché dai nemici mi guardo io»!

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P.S.: Per chi non avesse potuto leggere la nota dei preti di Brescia, eccovi il loro testo:
CEM Mondialità – il mensile dell’intercultura edito dai padri saveriani di Brescia – ha da tempo affrontato il problema, partendo dalla considerazione che l’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC), facoltativo, non riesce a esaudire il crescente bisogno di informazione e di formazione sul religioso di cui da tempo si avverte la mancanza in Italia, come ha testimoniato il successo del convegno promosso da CEM a proposito dei rapporti tra religioni e scuola tenutosi presso lo CSAM di Brescia il 9 aprile 2011 con il titolo “Perché le religioni a scuola?”, i cui atti sono stati pubblicati dall’editrice EMI di Bologna.
Il pluralismo che ci attraversa è destinato a porre a dura prova la tradizionale ignoranza degli italiani in campo religioso ed invita l’universo della scuola e della formazione permanente a un impegno più serio e approfondito. Sarà impossibile, in ogni caso, continuare a considerare il fatto religioso come un elemento individualistico o folkloristico, privo d’influssi culturali, economici e sociali. Come ogni novità, un quadro simile potrà provocare paure e indurre a chiusure identitarie (e lo sta facendo!), ma potrà anche stimolare a un autentico salto di qualità, se sarà vissuta con la necessaria laicità (poiché la laicità aperta è il presupposto di ogni sano pluralismo). La conoscenza delle religioni è un dato di base, per acquisire una buona cultura e per capire le dinamiche del tempo che stiamo vivendo. La presenza crescente delle seconde generazioni nelle scuole italiane mostra con l’evidenza dei numeri che il mosaico delle fedi richiede il passaggio dall’ora di religione cattolica o di analoghe altre ore di religione (ebraica, musulmana, buddhista, induista, ortodossa, valdese, sikh ecc...) a una situazione nuova. Il dibattito che si è riacceso in questi giorni dopo le parole del ministro induce CEM Mondialità a ribadire la sua proposta denominata Ora delle religioni. Perché ogni bambino ha il diritto di leggere il Libro sacro degli altri bambini, ha affermato Amos Luzzatto, leader storico delle comunità ebraiche, “poiché fino a quando i cattolici leggeranno solo il Vangelo, gli ebrei solo la Torah e i musulmani solo il Corano sarà impossibile realizzare una vera integrazione a scuola e nella società”. Mentre, stando ad Andrea Canevaro, “l’educazione interculturale non può non fare i conti con le religioni” (al plurale).
[CEM Mondialità]