Il Sudan si spacca in due: quali conseguenze?

Autore:
Puttinato, padre Beppino
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Scrivo dal Nord Sudan, dove mi trovo dal 1959. Le mie riflessioni, mentre la votazione per la separazione è ancora in corso, sono sulle conseguenze per la società, la Chiesa e le scuole cattoliche nel Nord Sudan. Spero che qualcuno che si trova al Sud ci ricordi le buone ragioni per la separazione e ci descriva la situazione che agli inizi – a parte le gioiose e interminabili danze per l’indipendenza ormai sicura – non sarà certo rosea.

Quando arrivai a Khartoum nel Nord Sudan, 52 anni fa, i Sudanesi del Sud si contavano sulle dita di una mano al Collegio Comboni. Non si vedeva una ragazza del Sud nella capitale. Molti giovani sudisti venivano al Nord a lavorare e quando avevano messo da parte una certa somma di denaro tornavano al Sud a sposarsi.

La guerra civile degli anni Ottanta e Novanta portò al Nord, al riparo dai bombardamenti, migliaia di famiglie che si stabilirono alla periferia delle città. Le parrocchie della capitale, che erano soltanto tre negli anni sessanta, sono arrivate in questi ultimi anni a tredici. Per i bambini degli sfollati la Chiesa aprì oltre sessanta scuolette alla periferia di Khartoum, che si aggiunsero alle 9 scuole Comboni di lunga data al centro della città.

Il Natale 2010 è stato triste a Khartoum. La gente in chiesa era metà di quella degli ultimi anni. Alcune affermazioni di autorità governative musulmane crearono il panico tra i sudisti, e migliaia di donne e bambini, invece di celebrare la nascita di Gesù, si misero in viaggio per il Sud nel timore che un altro Erode non ripetesse la strage del primo Natale. Nelle scuole primarie della Chiesa alla periferia di Khartoum, dopo le feste natalizie, gli alunni presenti alle lezioni erano cinquemila sugli undicimila registrati nel giugno scorso.

Ho chiesto alla direttrice di una delle scuole Comboni per ragazze al centro della città se molte delle sue studentesse avessero lasciato la scuola. “Non molte”, mi ha detto, “e quelle che sono partite sono andate in Kenya o in Uganda, non nel Sud Sudan”. Allora, i poveri sono andati al Sud, mentre chi aveva soldi è andato all’estero? Lascio a qualcuno del Sud la verifica di questo. Anche al collegio universitario del quale sono direttore non sono molti gli studenti che hanno lasciato. La ragione è che le scuole Comboni di lunga data e il collegio universitario non furono mai e non sono tuttora soltanto per sudisti, ma per tutti, sia per nordisti che per sudisti, sia per cristiani che per musulmani.

Ora resta la grande incognita sul futuro della Chiesa nel Nord Sudan e sulle sue istituzioni dopo la dichiarazione dell’indipendenza. I musulmani – inclusi quelli che il governo considera tali – erano circa l’80% della popolazione del Nord due o tre settimane fa. Oggi i musulmani sono circa il 90%; ma molti di loro – a quanto sembra - sono contrari ad un governo estremista. I sudisti prossimamente resteranno meno del 10%, dei quali il 2,5 o 3% cristiani...
Dio ha tutti nelle sue mani, e speriamo il bene per tutti!

Padre Beppe