Francesco d’Assisi e l’islam

Fonte:
CulturaCattolica.it
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In questo articolo parliamo di Francesco come uomo di pace in contrapposizione alla vulgata moderna di Francesco visto come pacifista. Oggi, Francesco è stato catturato dall’ideologia marxista-ambientalista come si riscontra nella famosa Marcia della pace di Assisi. È assolutamente ridicolo e blasfemo che le associazioni che la organizzano parlino di Francesco pacifista, quando quelle stesse associazioni propugnano l’ideologia dell’uccisione dei bambini non ancora nati, la distruzione della famiglia naturale con la valorizzazione delle famiglie omosessuali.
Francesco non è un pacifista. Non bisogna fare confusione tra chi predica la pace e chi fa le sfilate fomentando l’odio contro sistemi sociali e legislazioni di ispirazione cristiana.
Francesco non ha mai predicato l’odio contro nessuno.
Questa precisazione e distinzione tra francescanesimo e pacifismo è strategica perché quando si va ad analizzare la storia delle Crociate è indispensabile che la storia sia conosciuta.
Infatti la storiografia di ispirazione marxista e buona parte degli intellettuali cattolici disinformati danno la croce addosso alla Chiesa quando si parla delle Crociate. Si fanno affermazioni tanto pericolose quanto prive di fondamento, quando si afferma che oggi l’islam è incattivito con l’Occidente cristiano perché ci sono state le Crociate.
Perché sono nate le Crociate? Questa è la domanda che prima di tutte ha bisogno di risposte.
Dall’anno 638 dopo Cristo e dopo sei anni dalla morte di Maometto, i musulmani avevano già conquistato e occupato militarmente e politicamente la Terra di Gesù, e poi la Siria, il Libano e tutto il Nord Africa. Gli invasori musulmani mica sono andati a conquistare le terre cristiane con l’intento di predicare il Corano. Sono andati con la determinazione degli eserciti che devastano e uccidono e con l’idea fissa di convertire tutto il mondo all’Islam.
Allora, perché sono nate le Crociate? Cerchiamo di dare qualche informazione storicamente fondata. Intanto gli abitanti di quelle terre, conquistate con la guerra, potevano ancora praticare la religione cristiana a patto di pagare una tassa onerosa (Al Dhimma) alla moschea. Ma nel 1009, il sultano Al Hakim rase al suolo il Santo Sepolcro, la meravigliosa ed enorme basilica costantiniana voluta da Elena, la madre dell’imperatore Costantino, subito dopo il famoso editto di Milano del 313 dopo Cristo.
I pellegrini cristiani che andavano nei luoghi di Gesù dovevano pagare un pedaggio consistente per potervi accedere. Quando Al Hakim fa radere al suolo il Santo Sepolcro, la situazione, per i pellegrini, diventa ancora più drammatica, vengono assassinati e depredati ancor prima di arrivare alle rovine della tomba di Cristo. Questo evento così rivoltante e tragico ha dato luogo in Europa, a un movimento di opinione politica e militare teso a riconquistare alla cristianità i luoghi della passione di Cristo.
Questo fatto è importante per rendere comprensibile la situazione attuale in quelle terre.
L’Islam non è mai stata una religione di pace, non esiste nell’Islam la cultura del dialogo. Noi cristiani abbiamo la cultura del dialogo, la cultura della pace. Dall’altra parte c’è il desiderio di sopraffazione.
Quando Francesco nel 1210 va dal Papa Innocenzo III a farsi autorizzare a raccogliere attorno a sé degli amici che condividano la scelta radicale evangelica, ha in mente un obiettivo strategico per il suo Ordine, che è la missione. Il Francescanesimo nasce missionario.
Il desiderio più grande di Francesco viene realizzato nel 1217 con il capitolo della Porziuncola dove Francesco divide i territori da evangelizzare in Province, e tra queste c’è anche la Provincia d’Oltremare per portare la parola di Cristo ai saraceni, ben sapendo che i frati rischiavano la vita andando in quei territori. Anzi, al riguardo l’auspicio di Francesco era quello di morire martire a causa del Vangelo. La Provincia d’Oltremare è quella che Francesco ama di più. Il suo anelito profondo di portare Cristo ai saraceni lo fa arrivare nel 1219 a Damietta al seguito della V Crociata.
Francesco va in missione portando con sé la croce di Cristo e nello stesso periodo in cui è a Damietta gli arriva la notizia drammatica che cinque suoi frati erano stati assassinati in Marocco per ordine del sultano di quei territori. Francesco dirà che finalmente poteva dire di aver avuto cinque frati minori. Dove sta la minorità francescana? Sta nell’umiltà e nella donazione di sé, nella negazione di sé per farsi servi di tutti.
Francesco aveva a cuore che i suoi frati fossero proprio così. I cinque protomartiri francescani davano la rappresentazione efficace dell’idea francescana di servizio, della sacralità del dono della vita per testimoniare Cristo. Non erano andati con la spada a convertire i musulmani, ma con la croce, come è ben figurato nel quadro “Cristiani senz’armi” del nostro Amico pittore Eugenio Bertin.
Francesco ha un ruolo straordinario nella storia della Chiesa di Roma. Insieme a san Benedetto, Francesco è tra i fondatori dell’Europa cristiana. Francesco ha mandato i suoi frati a predicare Cristo in giro per il mondo senza possedere nulla. Erano testimoni originari di Cristo: servite, non fatevi servire. Questo ha rivoluzionato la storia della Chiesa. San Francesco insieme a san Benedetto è tra i patroni dell’Europa e tra i promotori della rinascita cristiana dell’Europa.
Il ruolo del movimento francescano nella salvaguardia dell’Europa è stato straordinario. L’Islam non si è fermato alla conquista dei luoghi santi, l’Islam voleva sottomettere tutta l’Europa, e per secoli con invasioni successive ha tentato di farlo.
Noi come europei e come cristiani abbiamo un debito di riconoscenza enorme nei riguardi dei confratelli di san Francesco. Se l’Europa, oggi, è ancora cristiana lo dobbiamo ai Santi francescani che hanno animato spiritualmente gli eserciti cristiani andando in prima fila con la croce a sostenere la difesa dalle aggressioni degli eserciti turchi.
Ricordiamo san Giovanni da Capestrano, san Lorenzo da Brindisi, san Giacomo della Marca e il beato Marco d’Aviano.
Ecco perché è importante il ruolo del movimento francescano nella difesa dell’Europa cristiana, ancora oggi.
Oggi, le guerre tradizionali non ci sono più, prendendo il sopravvento il terrorismo dei kamikaze. Però il ruolo di san Francesco ancora oggi è strategico. Ricordiamo, ancora, che Francesco non è un pacifista come inteso oggi, è un uomo di pace. L’uomo di pace non ha paura di professare la propria fede, è un uomo coraggioso perché annuncia Cristo in un mondo che gli è ostile. Francesco è un uomo straordinariamente coraggioso perché va dal Sultano a parlargli di Cristo, intanto che i suoi frati vengono assassinati dai musulmani.
Il sultano lo ha ascoltato perché Francesco è andato con la croce a parlargli di Cristo, un uomo fatto martire crocifisso come tanti altri martiri.
Cristo è il primo martire della Chiesa, ecco perché è importante che noi acquisiamo consapevolezza del nostro ruolo nella storia. Ecco perché Francesco è importante. Ci insegna la forza del dialogo con la croce in mano, forti della consapevolezza della nostra storia. Ma la nostra storia è la storia di Cristo, noi dobbiamo testimoniare Cristo. È lui che ci dà la forza. Ed è vincente la croce di Cristo, anche se ci uccidono, anche se diventiamo martiri.
In Cristo è la nostra forza, questo ci fa capire san Francesco.
Francesco nella sua regola invita i suoi frati, quando vanno tra i musulmani, a mettersi a servizio nella carità, a non litigare, e solo quando capiscono che l’altro è un credente, parlargli di Gesù e della sua Parola.
Un credente in Dio non può essere un credente in un dio che vuole la morte degli altri. Emblematici sono i due accadimenti storici citati in precedenza, il martirio in Marocco dei cinque frati rappresenta lo scontro di due sistemi, sembra un vicolo cieco; Damietta, invece, rappresenta l’incontro tra due veri credenti. Ne consegue che un vero credente in Dio non può volere la morte di nessuno, non usa la violenza per far prevalere la propria posizione.
Francesco, ancora oggi ci insegna come si va tra i musulmani, nel servizio della carità e solo quando si capisce che l’altro è un credente gli si può parlare di Gesù e della sua Parola.
Ancora oggi noi siamo chiamati a osservare questa regola, a interpretare il nostro ruolo, proprio per consentire la salvaguardia dei nostri fratelli cristiani di Terra Santa.