Laicità positiva

La laicità positiva è aperta alla religione e si pone in dialogo con chi la professa; la laicità negativa la esclude, l’avversa, in quanto la ritiene causa di mali.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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"La laicità serve a rispettare, unire e non a escludere o denunciare. Sarebbe folle, anche per una moderna democrazia, privarsi della religione".
Con queste parole, poco più di dieci giorni fa, Nicolas Sarkozy accoglieva il Papa, pellegrino in terra francese. Il premier ha anche coniato un'espressione molto efficace, per sintetizzare il proprio pensiero, "laicità positiva".

E Benedetto XVI, nel suo discorso all'Eliseo, ha detto che "in questo momento storico in cui le culture si incrociano tra loro sempre di più, una nuova riflessione sul vero significato e sull'importanza della laicità è divenuta necessaria. E' fondamentale infatti, da una parte, insistere sulla distinzione tra l'ambito politico e quello religioso, e, dall'altra parte, prendere una più chiara coscienza della funzione insostituibile della religione per la formazione delle coscienze e del contributo che essa può apportare alla creazione di un consenso etico di fondo nella società".
Mi piace questa sottolineatura sulla "laicità positiva".
Perché in effetti non vi è una laicità univoca e monolitica. Ci sono tanti laici che vivono un confronto sereno, disponibile al dialogo e sinceramente interessato con la religione. Ve ne sono altri, invece, che partono da un pregiudizio del tutto negativo e si chiudono a riccio. E' un atteggiamento di vera e propria debolezza, che manifesta un complesso d'inferiorità o una dannata paura. E' la posizione maggioritaria tra i capoccioni pensanti della nuova Europa, che non vogliono assolutamente citare le radici cristiane nella costituzione europea.

La laicità positiva è aperta alla religione e si pone in dialogo con chi la professa; la laicità negativa la esclude, l’avversa, in quanto la ritiene causa di mali.

In una discussione accesasi sul nostro blog, il mio amico Stefano ha citato dei passi del filosofo Jürgen Habermas. Alle sue citazioni ne aggiungo un'altra: "L'universalismo egualitario - da cui sono derivate le idee di libertà e convivenza solidale, coscienza morale individuale, diritti dell'uomo e democrazia - è una diretta eredità dell'etica ebraica della giustizia e dell'etica cristiana dell'amore. A tutt'oggi non disponiamo di opzioni alternative. Continuiamo ad alimentarci a questa sorgente. Tutto il resto sono chiacchiere postmoderne".

Evviva la sincerità! Ecco, questa è quella che si può definire una posizione laica positiva. Questa è una posizione che senza tanti complessi riesce a fotografare correttamente la realtà. Perché se l’Occidente è riuscito a teorizzare l’universalità dei diritti è solo perché alle radici della sua identità c’è il Decalogo e il comandamento dell’amore di Gesù. Il Cristianesimo ha dato il suo fondamentale contributo, propagando attraverso i secoli queste leggi, finchè l’Occidente non le ha maturate e codificate. Sbaglia chi sostiene che tali diritti si sono affermati “nonostante la Chiesa”. Dovrebbe piuttosto constatare che oggi solo dove è presente la Chiesa essi vengono affermati, o si cerca di affermarli, contro l’opposizione di altre culture informate da altre religioni.

Se andiamo a scavare, a grattar via tutto il superfluo, dovremo onestamente riconoscere che l'Illuminismo non ha proclamato niente di nuovo che non fosse già scritto nel Vangelo. Perché è con Gesù che la dignità radicale dell'uomo (uomo, donna, giudeo o greco, ricco o povero che sia) viene affermata. E' Gesù che proclama la liberazione radicale dell'uomo, l'uguaglianza, la fraternità, la solidarietà, l'amore nei confronti di tutti, anche del nemico.

L'universalismo egualitario è già tutto nel Nuovo Testamento.

C'è qualcosa di veramente alto, grande e sublime che possiamo ascrivere all'Illuminismo? Gli daremo, forse, alcuni meriti storici, per aver condotto un'effettiva lotta politica che ha fatto sì che quei principi fossero meglio attuati nella società. Ma dovremo assegnargli anche molti demeriti, perché certi suoi presupposti sono sfociati inevitabilmente nella violenza ideologica. In altre parole, i meriti dell'Illuminismo sono misurabili in termini di conquiste politiche, sulla base di principi che però non erano suoi. Quando l'Illuminismo ha teorizzato, ha dato la stura a dei veri e propri disastri.

Al contrario, l'operato degli uomini di Chiesa, nella storia, non sempre è stato esemplare. Ma è chiaro che in quelle occasioni gli uomini stavano tradendo i principi, che restavano, e restano, sacrosanti. Ed era confrontandosi con la luce di Gesù che si trovava la forza e la capacità di rimettersi sulla strada giusta, giudicando i propri errori e valorizzando e accogliendo ciò che di buono veniva da altri. Questa grande capacità di apertura e di autocritica, di riconoscimento delle proprie colpe, ha aiutato la Chiesa cattolica ad attraversare i marosi della storia e ne fa ancor oggi un caposaldo dell'umanità.

Occorre dunque una laicità positiva, che sappia guardare con simpatia e direi con ammirazione questa storia cristiana. Che sappia riconoscere qual è la fonte storica di quell'universalismo dei diritti che tanto ci sta a cuore e che cerchi continuamente di abbeverarsi a quella sorgente.

Ha ragione Sarkozy: è folle una democrazia moderna senza la religione. Ma dobbiamo essere ancora più precisi: è folle senza Gesù Cristo.

Questa è una semplice, ma sconvolgente verità per tutti, laici "positivi" o "negativi" che siano.