Maria Laura Rodotà parla di donne che non conosce

Maria Laura Rodotà, che diresse Donna e scrisse per La Stampa mentre ora firma articoli sul Corriere, di donne ha capito ben poco. Di donne cattoliche, almeno.
Autore:
Simi, Maria Acqua
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Maria Laura Rodotà, che diresse Donna e scrisse per La Stampa mentre ora firma articoli sul Corriere, di donne ha capito ben poco. Di donne cattoliche, almeno.

Si figura un mondo femminile dove le donne (cattoliche) applaudono con ipocrisia alle parole del Papa, dove solo “donne molto cattoliche (una minoranza in Italia, ormai)” non abortirebbero mai.
Quasi che le donne di fede cristiana fossero divise da una parte in ferventi e patetiche matrone che danno aria alla bocca mentre dall’altra le più moderne si confrontano sul serio con la quotidianità.
Quotidianità che la Rodotà non manca di sottolineare: “ (visto che non hanno abortito) hanno tre figli, un mutuo, e scuole di zona che funzionano sempre peggio.
Esatto.
Non hanno abortito, e non la trovano una cosa eccezionale.
Le donne cattoliche poi, non esistono da sole, essendo accompagnate dagli uomini cattolici, i mariti.
Insieme a loro vivono il compimento più grande che nella vita ci possa essere: la paternità e la maternità.
Paternità e maternità che, non sono dovute solo ad un legame fisico, ma ad un legame ben più grande, e cioè quello della carità (o dell’amore, in ottica cristiana).
E in virtù di quell’amore ci si è impegnati con l’astensionismo, durante la campagna referendaria, avendo oltretutto successo, a dimostrazione che l’assunto
“alla maggior parte degli italiani/e quel referendum non interessava” era quantomeno inesatto.
Interessava eccome, tanto è vero che per la ru486 si muovono oggi donne cattoliche e non cattoliche, esempio ne siano gli articoli apparsi nelle scorse settimane di Assuntina Morresi, Annalena Benini, Eugenia Roccella…solo per citare alcuni nomi “rosa”.

Maria Laura Rodotà prosegue ricordando il referendum per l’abolizione della legge 194 nel 1981, referendum nel quale le donne dissero no e lo fecero in nome del “diritto delle donne”.
Questo diritto delle donne diventa però un paravento per non guardare, non ascoltare e non discutere del diritto del feto, del bambino, specie se si considera che la legge 194 sì voleva tutelare dall’aborto clandestino (e come ha ben sottolineato Giuliano Ferrara pochi mesi fa, non è detto che ci sia riuscita) ma voleva essere anche una legge che favorisse la prevenzione dell’aborto.

Una legge che quindi non andasse semplicemente a tappare i buchi, ma che andasse ad evitare che queste situazioni si creassero.
Perchè poi accade che una madre decida di far nascere il suo bambino, magari di tenerlo e non si è mai vista cosa più bella.
In Cina il termine “bene”/”buono” è dato da due simboli uniti tra loro: la madre e il figlio.
In Italia questo si concretizza con le case-famiglia, dove normalissimi genitori decidono di accogliere altri figli che non siano i propri, come Damiano e Laura di Cremona; due figli, lavoro, casetta in periferia.
Un bel giorno un amico prete chiede loro di comprare una casa più grande, si fidano e lo fanno. E d’improvviso la loro maternità e paternità diventa enormemente più bella e grande, trovandosi ad amare ed accogliere altri bambini non generati da loro ma ugualmente figli.
Sono i casi descritti nel bellissimo articolo di Assuntina Morresi, pubblicato su Il Foglio.

Nessuno chiede alle donne cattoliche cosa pensano.
Non è un dramma,e non si sentono date per scontate:
le donne cattoliche ciò che pensano lo vivono e lo mettono in pratica tutti i giorni, in sintonia col Papa e con la Chiesa, senza bisogno di polemizzare (e politicizzare) tutto sulla prima pagina di un quotidiano a tiratura nazionale una volta l’anno.