20 novembre 2004: Attentato con bomba in Venezuela

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Caracas, 19 Novembre 2004

Ieri sera, alle 23 circa, il Procuratore della Repubblica, Danilo Anderson, è stato assassinato, vittima di una potente bomba, installata nella sua vettura. Secondo le prime dichiarazioni, della polizia criminale, e della polizia politica locale, il funzionario, all’uscita dell’Università Bolivariana di Caracas, dove, presso il Centro di Studi, egli frequentava un corso di aggiornamento, si apprestava a ritornare a casa, quando l’esplosione convertiva, sia la vettura, che il corpo dello stesso, letteralmente, in parti carbonizzate.

Chi era Danilo Anderson? Da Procuratore dell’Ambientale aggregato, appena entrato nella magistratura, l’avvocato Anderson balzava, nell’Aprile 2002, alla notorietà quando, il 13 dello stesso mese, partecipò, come funzionario del ripristinato regime di Hugo Chavez, alla supervisione per la restituzione, alle autorità rivoluzionarie, del canale televisivo di Stato, in mano di coloro che, ingenuamente, credettero alle parole dell’allora Ministro della Difesa, Lucas Rincón, il quale, diede alla Nazione, il famoso annunzio delle dimissioni del Capo di Stato e, pertanto, il vuoto assoluto di potere, colmato poi, temporalmente, da Pedro Carmona Estanga.

Tale azione lo avvicinò alla sfera del potere, e a Hugo Chavez, il quale, attraverso la Procura Generale della Repubblica lo utilizzò, successivamente, in quasi tutti i processi, e persecuzioni politiche, che da allora, si sono tenute in Venezuela.
Fra le più eclatanti, quella a Capriles Radonsky, sindaco della città, incarcerato per 4 mesi, poi rilasciato per non esistere il delitto imputato; quella all’ex generale Alfonso Martinez, incarcerato per 2 anni, poi liberato per non esistere il delitto imputato. I crimini di Ponte Llaguno, avvenuti durante la manifestazione dell’11 Aprile 2002, dove 19 cittadini furono trucidati, coloro che spararono furono assolti, e dichiarati, poi, eroi della Rivoluzione. Già in tale occasione, secondo il regime, difendevano i valori della Patria. Di tale orrendo crimine furono, in seguito, imputati il sindaco principale della Capitale, Alfredo Peña, dissidente del regime, e i commissari direttori della Polizia Metropolitana.

Attualmente, Anderson, era incaricato delle indagini su tutti i militari che si pronunziarono, pubblicamente, contro il regime rivoluzionario, nella piazza Altamira di Caracas, poi ribattezzata in Piazza della Libertà. Non solo, si occupava, anche, di incriminare tutti coloro che, ingannati la notte dell’11 Aprile 2002, dalla comunicazione sulle dimissioni, furono presenti al palazzo presidenziale, per firmare il Decreto che nominava Carmona Estanga come Presidente Provvisorio della Repubblica.

Veramente difficile il compito assegnato al procuratore Danilo Anderson, soprattutto perché, era incaricato per far luce su quei tragici giorni, in cui tanti cittadini perdettero la vita. Oggi, a poche ore dalla sua morte, orribile crimine al quale tutti ci opponiamo, il comune cittadino si fa numerose domande, e le risposte, sino ad ora, sono, in verità, vaghe e profondamente ambigue.

Perché un semplice Procuratore dell’Ambiente era il depositario di tante, e così difficili cause, che potevano portare la Nazione a situazioni terribili di instabilità politica?

Perché ieri, la notte dell’attentato, aveva rinunciato, in apparenza, e per sua volontà, alla scorta armata che sempre lo accompagnava, soprattutto dopo alcune piccole aggressioni e minacce ricevute in passato?

Quali sono i segreti che aveva scoperto Danilo Anderson, segreti che la famosa Commissione della Verità aveva lasciato ben coperti dopo il “Colpo di Stato”, denunziato dallo stesso Hugo Chavez, trasformatosi poi, in una pantomima di stato, o meglio, in uno strumento di propaganda politica, facendo circolare versioni filmiche attraverso le Ambasciate Venezuelane in tutto il mondo?

Perché Danilo Anderson aveva scartato, secondo sue dichiarazioni pubbliche, di interrogare il Ministro della Difesa Lucas Rincón, causante diretto dei tragici giorni successivi alla rinuncia del Presidente?

Perché, solo poche ore dopo l’attentato, il Ministro delle Comunicazioni, dichiarava alla stampa, nazionale e internazionale, che si trattava di un atto terroristico, e che i colpevoli, erano da ricercarsi nei profughi venezuelani, rifugiati negli Stati Uniti, dove esistono campi di preparazione per terroristi, tanto cubani come venezuelani?

Perché lo Stato Venezuelano, o meglio, il regime, condotto dal suo leader Hugo Chavez, ha organizzato, oggi, un funerale di Stato, in pompa magna, a un oscuro Procuratore sostituto, creando così un mito dell’orribile crimine?

E infine, l’ultima, e più dolorosa domanda, che si pone il cittadino: A chi conviene la morte di un funzionario del regime, che ha avuto, nelle sue mani, molti segreti e troppo potere?

Molte domande, difficili domande, alle quali il regime dovrà rispondere e il più rapidamente possibile.

Maria Luz FdC
(SALVIAMO VENEZUELA)