I Simpson

Se la fede è “un’esperienza entusiastica della verità” (“Certi di alcune grandi cose”, BUR, Luigi Giussani, pag. 258) allora non solo è vero, ma anche possibile: davvero si può, si deve sperare di meglio, al contrario del sincero conformismo disarmante di Homer Simpson.
Autore:
Rossana, Kaminsky
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Un nostro collega ci racconta della propria figlia di sei anni che lo tormenta chiedendogli che cosa sia la morte, che cosa c’è dopo, come è fatto Dio.
Si confida: “Che le racconto? Di Wahlalla? No, quello era il paradiso dei guerrieri e io non lo sono. Io stesso sono pieno di dubbi…” .“Inutile raccontare belle storie ai bambini. Ti sbugiardano subito.
Vedono quello che sei direttamente, al di là delle parole.”. In sintesi, gli spieghiamo la convinzione che un certo tipo di educazione con i bambini e con gli adolescenti si trasmetta per lo più in modo non verbale, ovvero attraverso la trasmissione del proprio essere. Per cui la questione religiosa dovrebbe essere risolta dagli adulti in primis con se stessi e comunque proporsi con la massima sincerità.
L’altra sera abbiamo visto in tv una puntata dei Simpson, che ci sono simpatici per lo stesso motivo per cui ci è sempre più piaciuto Paperino rispetto a Topolino, ovvero per i loro grandi difetti.
L’episodio (la numero DABF02 per i cultori, intitolata “Lei di poca fede”) descrive la ricerca spirituale della figlia Lisa, otto anni, spiccata intelligenza, la quale si stacca dalla chiesa protestante, dopo uno scandalo commerciale, per incontrare il buddismo (incoraggiata da un Richard Gere in versione cartoon). I genitori, Homer e Marge cercano di dissuaderla, cogliendo l’occasione del Natale per operare una sorta di ricatto con i regali. Lisa resiste, scappa di casa e si rifugia nel tempio dove le viene detto che comunque il buddismo non impedisce il poter festeggiare una festa con i propri cari. Lisa torna a casa e questo è il dialogo:

Marge (la madre): Sei tornata!
Lisa (la figlia): Sì, volevo passare il Natale con voi.
Homer (il padre): Così rientri nel team vincente?
Lisa: No, resto buddista, ma posso festeggiare anche con la mia famiglia.
Marge: Così avrai una appartenenza formale alla nostra chiesa?
Lisa: Sì.
Homer: Non potevo sperare di meglio!

(Per i cultori, in lingua originale:
Marge: You came back!
Lisa: Yeah, I wanted to spend Christmas with you guys.
Homer: So you're back on the winning team?
Lisa: No, I'm still Buddhist, but I can worship with my family,
too.
Marge: So you're just going to pay lip service to our church?
Lisa: Uh-huh.
Homer: That's all I ever asked).

La fede non va data per scontata, mai. Soprattutto incomincia da sé: se non l’abbiamo noi, come trasmetterla, o meglio, come proporla?