Gay, cartellino giallo del parroco

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Ha destato scalpore, ad Este (Padova), la vicenda di un ragazzo escluso dal coro parrocchiale perché gay. Anche se la faccenda, a ben guardare, è un pochino meno complessa di quel che la si vuol fare apparire. Eccola.
Alberto Ruggin è quello che si può definire "un buon cattolico". Messa tutte le domeniche in Santa Maria delle Grazie, tenore nel coro della parrocchia, attività da scout, insegnante di catechismo da cinque anni e animatore del Grest oratoriale dai tempi del liceo. Lo stesso liceo delle Scienze sociali da cui è uscito, lo scorso anno, con la votazione di 66/100. Tra le altre cose, è pure tra i fondatori della sezione cittadina dei Circoli della Libertà. Un bravo ragazzo.
Poi capita che questo impeccabile figliolo si faccia prendere dalla smania di partecipare alla trasmissione "Ciao Darwin" condotta da Paolo Bonolis e Luca Laurenti, su Canale 5. Sorpresa delle sorprese, nella sfida tra etero ed omosessuali, l'ex chierichetto si schiera con questi ultimi. Di più. Decide di fare outing, dall'alto dei suoi 21 anni e opta per una linea soft: rilasciare un'intervista al Mattino di Padova. Poi, come se niente fosse, la domenica si palesa alla Santa Messa per cantare nel coro. Pare che il parroco, con piglio guareschiano, gli abbia fatto notare che forse era il caso di rifletterci un po' su e gli abbia chiesto di seguire la messa tra i banchi, come tutti gli altri fedeli.
Ed è qui che scatta la bagarre. Don Paolino, che saggiamente si rifiuta di rilasciare commenti, viene tacciato di bigottismo, discriminazione, oscurantismo, falsa democrazia. Antonio Ruggin, invece, diventa una star: «Non bisogna vergognarsi di essere quello che si è», dichiara, «una persona non si giudica per quello che fa sotto le coperte». Ancora, «la vera democrazia si vede quando si ha rispetto delle minoranze. Credo di dar voce a molti omosessuali, ce ne sono anche ad Este». Poi, con devozione, non manca di sottolineare: «Conosco anche sacerdoti omosessuali, che vivono relazioni nascoste ed è ora che se ne parli».
La vicenda, intanto, desta scalpore nella perbenista Este, bianca per tradizione. Nella piazza, tra gli amici e i conoscenti di Alberto, i pareri sono discordanti. Qualcuno è solidale con il ragazzo, ma sono in molti a non condividere la modalità utilizzata dal giovane per rendere note le sue preferenze sessuali. Parecchi tra i conoscenti e i colleghi di partito, prendono le distanze dalla decisione di sbandierare ai quattro venti la propria omosessualità, ma Alberto si difende: «Mi sembrava doveroso far sapere che avrei partecipato alla trasmissione di Bonolis». Sulle prime pagine di un quotidiano, con umiltà. Proprio come insegna il catechismo.